Make GOLDMAN SACHS Great Again

Se qualcuno pensava che la sconfitta di Hillary Clinton - principale beneficiaria dei contributi delle banche di Wall Street - segnasse anche la sconfitta dei banchieri "nemici" di Donald Trump si sbagliava di grosso (compreso il sottoscritto).

 

Steven Mnuchin, nuovo ministro del Tesoro americano scelto da Trump, ha il solo merito di essere stato un brillante dirigente di Goldman Sachs, prima di mettersi in proprio e prendersi la sua parte di onori truffando semplici cittadini.

da Marketwatch

President-elect Donald Trump will name longtime banker and former Goldman Sachs executive Steven Mnuchin as Treasury secretary, turning to a campaign loyalist and fundraiser for the incoming administration’s top economic cabinet post, a transition official said Tuesday.

Mnuchin built his career sniffing out undervalued assets and converting them into massive profits. But perhaps his greatest trade just came in the political arena.

Il SI ha già vinto la guerra del terrore e si appresta a vincere il referendum con i voti di milioni di risparmiatori ricattati per il crollo delle banche italiane

 

Ultimi giorni di fuoco per la campagna referendaria prima del voto del 4 dicembre e il governo Renzi cala la bomba finale: se vincono i NO le banche italiane andranno in default, a cominciare ovviamente dal suo MontePaschi, ma anche Unicredit non riuscirà a sopravvivere.

La "previsione" catastrofica viene fatta filtrare dai giornali finanziari ben informati e autorevoli, soprattutto se sono stranieri, e tocca gli interessi di milioni di piccoli risparmiatori, che un anno fa scoprivano Banca Etruria, il bail-in e la truffa del decreto salva-banche e ora hanno paura - chi non ne avrebbe - di perdere tutti i risparmi di una vita, se Renzi perde.

L'autorevole Financial Times ha sopraffatto il suo rivale Economist  - che aveva invece escluso le conseguenze catastrofiche in caso di vittoria del NO - e non gli si può dare torto: le banche italiane sono state di fatto "cullate" negli ultimi tre anni dal duo Padoan - Renzi con la promessa di soluzioni "politiche proposte" da JP Morgan.

Le banche hanno rinviato le scelte più gravose (una ristrutturazione vera del sistema che mettesse fine alle clientele finanziarie che hanno affossato i bilanci bancari e hanno messo a rischio i risparmiatori) in attesa del rafforzamento del potere politico renziano, in un gioco di legami che adesso, se Renzi perdesse, trascinerebbe tutti.

Ma, come in tutti i giochi truccati, il banco non può perdere, il Grillo è servito e  i mercati finanziari anche questa volta festeggeranno.

L'Italia non è la Gran Bretagna e la matematica non è un'opinione.

Se si sommano:

i voti manipolati degli italiani all'estero +

gli indecisi di sinistra sommersi dalle propaganda renziana sui giornali del gruppo L'Espresso, da tutte le reti RAI e dalla bufala "Cuperlo" +

gli indecisi di destra convinti da Berlusconi e dalle sue reti televisive +

il luccichio dei soldi regalati alle regioni e ai comuni che porteranno voti al SI +

una montagna di soldi spesi dal PD per la campagna del SI +

il sicuro disastro del sistema bancario, cioè perdita dei risparmi  =


UNA SCHIACCIANTE VITTORIA DEL SI' e la nascita del Renzime (Renziregime).

Fidel Castro è morto

La TV di Stato cubana ha annunciato la morte di Fidel Castro, l'uomo che sconfisse gli Stati Uniti

Fidel Castro

L'ultimo mito dello scorso millennio è morto all'età di 90 anni. 

 

fidel castro e che guevara

Insieme a Che Guevara, Fidel Castro fu il simbolo delle rivoluzioni anti-coloniali e anti-americane della seconda metà del'900 al grido di "Hasta la victoria, siempre!". La fallita invasione del 1961 nella Baia dei Porci, la crisi dei missili - quando il mondo fu ad un passo dalla guerra atomica - e il successivo embargo-assedio degli USA spinsero definitivamente la rivoluzione cubana nella sfera di influenza dell'URSS.

comizio-fidel-castro

I comizi oceanici e interminabili diventarono un elemento del modello di consenso repressivo e retorico che alienarono progressivamente in tutto il mondo le simpatie per l'esperienza rivoluzionaria cubana.

 

fidel castro e papa francesco

Un anno prima della morte, Fidel Castro ha suggellato, con la mediazione di Papa Francesco, la fine del castrismo e la riapertura delle relazioni diplomatiche con gli USA.

 

La strage di lavoratori in Cina non fa notizia, mentre Xi Jinping si autocelebra

 

Oggi 68 lavoratori cinesi sono morti per un "fatal accident" nella costruzione di una centrale elettrica a Fengcheng, nella regione orientale di Jiangxi. Sono stati schiacciati dal crollo dell'enorme struttura, collassata come un castello di carte.

ll sito ufficiale del Partito http://www.xinhuanet.com/ relega la notizia in un trafiletto e le immagini del disastro nello slider di prima pagina compaiono al sesto posto, dopo una serie di foto che esaltano l'ennesimo tour diplomatico di Xi Jinping.


Le frasi di rito sullo "sforzo dei soccorsi", sulle "necessarie indagini" ecc ecc fanno da contorno alla notizia sull'ennesimo disastro sul lavoro.
Non bisogna essere indovini per immaginare le vere cause della strage.

La sequenza di "fatal accident" che si protrae ininterrotta in ogni zona industriale della Cina è fortemente correlata con il modello di sviluppo drogato con il quale il regime cerca di nascondere la grave crisi economica e sociale che grava sul paese e di cui ne fanno le spese i lavoratori e gli abitanti delle trappole-metropoli.

Commentando il disastro di Fengcheng, il South China Morning Post di Hong Kong scrive: "On September 13, the company launched a campaign called Work Hard Together for 100 Days, urging workers at the station to speed up construction while heeding safety rules.

... Construction accidents are frequent occurrences in China, sparking criticism that the central and local governments are ignoring safety violations in their haste to complete projects.

... A series of major industrial accidents across the nation in recent months have also been blamed on corruption, disregard for safety and pressure to boost production amid a slowing economy.

La disinformazione con cui gli organi di stampa ufficiali trattano l'argomento della sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche ha raggiunto livelli insopportabili, di pari passo con l'idolatria permanente ed esagerata di Xi Jinping.

Negli ultimi due anni nel silenzio della stampa occidentale in Cina si sta realizzando una trasformazione strisciante del regime comunista in una dittatura personale.
Il ferreo controllo sui mass media, la repressione di qualsiasi forma - anche la più blanda ed innocua - di critica, l'uso spregiudicato delle indagini sulla corruzione per eliminare gli apparati interni diffidenti, il culto della personalità, sono i tratti essenziali della silenziosa marcia di Xi Jinping verso la dittatura assoluta.
Sessantotto lavoratori morti non devono fare notizia.

Renzi Berlusconi Erdogan Trump Xi-Jinping Putin, il potere non si accontenta di informazioni addomesticate

 

Hanno destato sorpresa, ma non indignazione, le dichiarazioni di Berlusconi che in tv da Vespa ha spiegato che lui è per votare NO al referendum del 4 dicembre, mentre il suo fido Confalonieri, in rappresentanza del gruppo Mediaset, voterà Si.


«Hanno paura - spiega il leader FI dallo studio di Porta a Porta - di una possibile ritorsione di chi ha il potere». «Ho avuto discussioni a questo livello - ha detto a Bruno Vespa che si è riferito alle interviste per il Sì di Fedele Confalonieri - e ho dovuto accettare, essendoci una maggioranza di risparmiatori e di investitori, che certe dichiarazioni del presidente di Mediaset, eccetera, sono attribuibili alla difesa dei risparmiatori».


Le dichiarazioni di Berlusconi sono state ampiamente ridimensionate dalla stampa nazionale, che le ha riportate alla stregua di esternazioni di un ex imprenditore vecchio e ormai privo di potere persino sulle aziende di famiglia. E invece dovrebbero essere oggetto di una denuncia ben più forte e convinta, se in questo paese, come nel resto del mondo, esistesse ancora un'idea vaga di cosa sia la libertà di stampa e di opinione.

Il gruppo Mediaset - televisioni, giornali e affari - si schiera con il SI non perchè convinto dalla solidità delle argomentazioni ma solo per paura di una possibile ritorsione di chi ha il potere. E perchè ha paura, forse qualcuno ha lanciato oscure minacce, o ha fatto intendere che i possibili scambi di favori prenderebbero un'altra direzione ?

Le dichiarazioni di Berlusconi avrebbero dovuto suscitare denuncia e indignazione anche da parte di coloro che in passato sono state vittime delle "possibili ritorsioni" dell'ex presidente del consiglio; e dovrebbero interessare anche la magistratura, perchè il ricatto o la ritorsione da parte di qualcuno contro un'azienda è pur sempre un'ipotesi di reato. C'era un tempo in cui le rivelazioni su "possibili ritorsioni" di gruppi di potere verso soggetti privati o pubblici venivano catalogate come "mafiose" o "piduiste". Nell'era di Renzi, sono normali metodi di persuasione esplicita.

Qualcuno si potrà consolare affermando che siamo nella media dello standard internazionale per quanto riguarda la libertà di stampa: anche in Turchia avevano inziato con "possibili ritorsioni" contro i mass media che si opponevano ad Erdogan, ed ora non c'è più imbarazzo nel chiudere i giornali e incarcerare i giornalisti. Per non parlare della Cina di Xi Jinping, che senza tanto clamore sta accentuando la repressione su chiunque faccia circolare idee non in linea con il suo pensiero, chiudendo addirittura giornali e siti internet vicini al partito comunista che un tempo servivano a testimoniare un qualche grado di tolleranza. O della Russia di Putin, dove i giornalisti vengono eliminati fisicamente.
E Trump, appena eletto, ha radunato gli editori e direttori delle principali catene di informazione che avevano appoggiato la Clinton per sbeffeggiarli e minacciarli. Anche negli USA qualcuno deciderà di "votare SI a Trump" per paura di "possibili ritorsioni".

Il Potere non si accontenta più dell'informazione addomesticata, ha bisogno della totale sudditanza, e i grandi network non chiedono di meglio. 

Cronache Trumpiane

Se Brandon Victor Dixon fosse Presidente

 

"There's nothing to boo here, we're all here sharing a story of love," Dixon said. "We have a message for you, sir."

"Vice President-elect Pence, welcome. Thank you for joining us at Hamilton - An American Musical. We, sir, are the diverse America who are alarmed and anxious that your new administration will not protect us, our planet, our children, our parents, or defend us and uphold our inalienable rights, sir. But we hope this show has inspired you to uphold our American values, and work on behalf of ALL of us," Dixon said.

___________________________________

La "squadra" di Trump

 

Mike Pompeo, nuovo capo della CIA - famoso per aver sostenuto (e praticato) la legittimità della tortura nei confronti dei sospettati di terrorismo e per aver chiesto la condanna a morte di Edward Snowden.

 

Mike Flynn, ex-generale, nuovo consigliere per la Sicurezza Nazionale (ministro degli Interni) - famoso per aver twittato "la paura nei confronti dei musulmani è razionale" e per l'amicizia verso Putin.


Jeff Sessions, senatore dell'Alabama, nuovo ministro della Giustizia - famoso per aver espresso dubbi sul fatto che gli afro-americani siano americani.

(prosegui )

 

REFERENDUM 4 dicembre, lo strano sondaggio che assegna la vittoria al NO per mobilitare quelli del SI

 

Gli ultimi fuochi d'artificio della campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre - sotto forma di sondaggi e pronostici - danno il NO nettamente avanti, ma sembrano fatti più per sollecitare un rush finale del fronte del SI piuttosto che rispecchiare verosimilmente le volontà di voto.

Il NO sarebbe avanti di 6 o 7 punti percentuali, ma per stessa ammissione dei sondaggisti, i numeri sono inaffidabili per almeno tre motivi:

  • I sondaggi non tengono conto del voto degli italiani all'estero, un'incognita che riguarda sia il numero di coloro che andrà a votare sia il come voteranno. E' probabile che ci sarà un'ondata di voti per il SI, determinata dalle iniziative messe in campo come le lettere del PD che stranamente arrivano assieme alle schede elettorali, e le "sollecitazioni" di gruppi e circoli di opinione filogovernativi. Il voto all'estero potrebbe portare nelle casse del SI tra l'1 e il 2 per cento su scala nazionale e quindi ridurre o ribaltare le previsioni dei sondaggi.
  • C'è poi l'incognita degli indecisi, almeno il 20% del totale che, secondo l'opinione degli analisti, alla fine si orienterebbero più per il NO ma che invece potrebbero comportarsi in maniera opposta quando si troveranno di fronte la scheda con il quesito referendario ("vuoi ridurre i costi della politica ?") costruito apposta per "spostare" il voto degli indecisi verso il SI. 
  • E infine l'escalation della drammatizzazione per gli effetti di una vittoria del NO: se all'inizio c'era solo il rischio di un vuoto di governo per le dimissioni di #Matteostaiantipatico in caso di sua sconfitta, ora c'è anche lo spauracchio dello spread, l'aumento dei tassi di interesse che si traduce in nuove tasse per colmare i buchi di bilancio, che alle orecchie degli italiani suona come un ricatto efficace. Vagli a spiegare che per la speculazione finanziaria si tratta di una doppia opportunità perchè, comunque vada il referendum, chi vende ora i titoli di Stato italiani incassa le plusvalenze pagate da Draghi e se dovesse vincere il SI comprerebbe subito dopo a prezzi più bassi per sfruttare il rialzo.

 

A conti fatti, i sondaggi che danno vincente il NO sono molto aleatori ma sono utili a mobilitare tutte le (tante) risorse mediatiche di quelli del SI a pochi giorni dal voto. A che serve l'establishment se non riesce ad esercitare alcun potere persuasivo sui sudditi?

PS:  Ho elaborato l'ultimo sondaggio dei sondaggi, da cui si deduce (40,75 contro 39) che a mio avviso il NO non ha quel gran vantaggio che i sondaggisti gli attribuiscono.

RENZI e la riforma dell'ITALICUM, che fine ha fatto la bozza che nessuno ha ancora visto?

Renzi-Leopolda-Italicum

 

Il 5 novembre - Leopolda in corso - la stampa nazionale annuncia che è stato raggiunto l'accordo sulle modifiche alla legge elettorale "ITALICUM" tra il PD renziano e Gianni Cuperlo della minoranza. Il 6 novembre Renzi chiude la Leopolda in un grande tripudio mediatico senza spendere nemmeno due parole sull'ipotesi di accordo.
La maggioranza del PD e Gianni Cuperlo occupano telegiornali e web per spiegare che adesso - trovato l'accordo sull'Italicum - non c'è più motivo di votare NO al referendum costituzionale del 4 dicembre. La Ditta Bersani e C. è servita, deve arrendersi e sbaraccare, perchè non ci sono più pretesti per opporsi alla riforma.
Chi prova a dubitare sulla buonafede dell'accordo renziani-Cuperlo è solo un ostinato retrogrado populista. Anche Carlo De Benedetti annuncia ufficialmente che dopo la bozza Cuperlo ha capito che bisogna votare per Renzi, schierando il suo giornale e i suoi opinionisti a favore della causa del SI.
Ma che fine ha fatto la promessa di modificare l'ITALICUM ?
La bozza "Cuperlo, Guerini, Orfini, Zanda, Rosato" verrà presentata prima del 4 dicembre all'Assemblea nazionale/Direzione/Gruppi Parlamentari del PD per essere poi sottoposta alle opposizioni e iniziare l'iter parlamentare dopo il voto del 4 dicembre? Oppure se ne comincerà a parlare, forse, solo dopo aver visto l'esito del referendum, e se dovessero vincere i SI chi si azzarderà a parlare di modifiche della legge elettorale ? oppure si attenderà il verdetto della Corte Costituzionale per iniziare a discutere di cosa fare ?

Ho fatto una ricerca su Google da cui emerge che dopo il 6 novembre non c'è più alcuna traccia della famosa bozza annunciata il 5 novembre, neppure sul sito del PD.

RAINEWS 03 novembre 2016 22.34
Italicum, Pd presenta bozza di riforma

Presentata nella Commissione del Pd incaricata di studiare le modifiche alla legge elettorale, riunita al Nazareno,la bozza di riforma dell'Italicum. Lo ha annunciato in una nota diffusa al termine della riunione, Gianni Cuperlo che presiede la Commissione, precisando che a proporre il documento è stato il vicesegretario Pd, Guerini."Mi sono riservato un giudizio politico e di merito sul testo e lo sottoporrò alla valuazione delle minoranze" dem,ha spiegato Cuperlo. "I tempi della verifica saranno necessariamente rapidi".

Sole24Ore 4 novembre 2016
Italicum, Cuperlo: modifiche subito in Parlamento o voto in direzione Pd

L'UnitàTV 6 novembre 2016
Accordo sull’Italicum, minoranza spaccata. Cuperlo: “Non sono io l’incoerente”


Il testo autentico - con le firme - non è stato mai pubblicato. Quello pubblicato da La Repubblica sono poche righe di citazioni non virgolettate o interpretazioni generiche di "indicazioni" su tre "aspetti".

 


La Repubblica 5/11/2016
"A seguito delle conclusioni assunte dalla Direzione nazionale del Partito nella riunione del 10 ottobre la commissione incaricata di specificare contenuti, percorso e tempi per la possibile modifica della legge elettorale per la Camera dei deputati ha definito i seguenti punti che sottopone alla Direzione e alle assemblee dei gruppi parlamentari". E' quanto si legge nel documento che porta la firma di tutti i membri della commissione Pd sulle modifiche all'Italicum: Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Luigi Zanda, Ettore Rosato e Gianni Cuperlo.
Ecco il testo integrale del documento:
La commissione ha impostato il lavoro sulla base delle indicazioni contenute nella relazione del segretario Matteo Renzi e delle valutazioni emerse dalla discussione.
In particolare con una verifica su tre aspetti:
1. Premio di lista / premio di coalizione
2. Ballottaggio / turno unico
3. Modalità di espressione della volontà degli elettori nella scelta degli eletti.
In merito alla futura elezione dei senatori è confermata l'indicazione espressa dal segretario per assumere la proposta di legge a firma Fornaro Chiti quale riferimento del Pd per il varo della disciplina ordinaria in materia.
La commissione ha tenuto tre riunioni ed è stata avviata una prima ricognizione con le altre forze e gruppi parlamentari sia in merito ai contenuti che ai tempi di eventuali modifiche della legge attuale. La maggioranza dei gruppi interpellati - e nello specifico, la totalità delle opposizioni che si sono espresse anche con dichiarazioni pubbliche in tal senso - si è dichiarata indisponibile a una verifica parlamentare prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.
Sul piano dei contenuti si è riaffermato il perno di un sistema elettorale fondato sull'equilibrio tra i due principi della governabilità e della rappresentanza.
A tale scopo le verifiche realizzate rendono possibile:
* La preferenza per un sistema di collegi inteso come il più adatto a ricostruire un rapporto di conoscenza e fiducia tra eletti ed elettori.
* la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta ai cittadini, oltre alla scelta su chi li deve rappresentare, la chiara indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo del Paese attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio.
La commissione sottopone questo documento all'Assemblea nazionale, alla Direzione e ai gruppi parlamentari del Partito Democratico di Camera e Senato per le relative valutazioni e conseguentemente tradurne l'impianto nei testi di legge (elezione dei senatori secondo il Ddl Fornaro-Chiti e legge elettorale) da portare al confronto con le altre forze politiche e gruppi parlamentari.
http://www.repubblica.it/politica/2016/11/05/news/accordo_italicum_testo_integrale-151398975/

 

Non c'è alcuna traccia -fino ad oggi 13 novembre - di convocazioni degli organi di partito o dei gruppi parlamentari per avviare la discussione sulle proposte di modifica dell'Italicum.

A 20 giorni dal voto, quella che dovrebbe essere la solenne promessa di cambiamento della legge elettorale per superare i legittimi dubbi sulla natura autoritaria della riforma costituzionale è soltanto una trovata propagandistica.

Se il PD impiega così tanto tempo per elaborare e discutere una "bozza" di riforma al suo interno, perchè cambiare la Costituzione per velocizzare i tempi di approvazione delle leggi nei due rami del Parlamento?
Dopo aver ottenuto lo scalpo di Cuperlo, e quello ben più pesante di Carlo De Benedetti, che motivo c'è per Renzi di cambiare l'Italicum ? Qualcuno sente odore di imbroglio?

Donald TRUMP e i tanti incubi che diventeranno presto realtà - capitolo 1

incubo Trump

Nove novembre, a Roma è mattino e mia figlia da Berlino mi chiede "e adesso"? gli rispondo "è finito un ciclo iniziato 25 anni fa. Se stasera non mi addormento sul pc, scrivo qualcosa, tu mandami le tue opinioni."
E' passato qualche giorno dalla notte in cui Trump ha avuto inizio, e qualcosa si intravede.
Sì, sta finendo un'epoca, quella che ha attraversato la fine del "secolo breve" per proseguire fino a questa decade del terzo millennio, ma sarebbe sbagliato attribuirne le cause alla vittoria di Trump che, al più, è la manifestazione della fine.


Scoprendo l'acqua calda e con il senno di poi, tutti si sono resi conto che la Clinton Foundation ha rappresentato l'apice della crisi politica americana, l'orgia dell'establishment, la scomparsa della stampa libera, il trionfo della manipolazione al servizio del potere, la gestione dell'economia al servizio della finanza. Il sistema politico, e in particolare l'apparato del partito democratico, hanno consentito che la reazione alla crisi prendesse i tratti e il volto di Trump, con tutto l'armamentario ideologico e culturale che ne consegue. Punto.

E adesso ? Per capire cosa succederà nel futuro immediato è necessario separare due aspetti:
quello che accadrà per moto inerziale, cioè gli eventi che già erano prevedibili o determinati nel recente passato, e che però si manifesteranno in un nuovo "ambiente" con risultati imprevedibili e quelli che invece saranno effettivamente il frutto di scelte della gestione Trump.

Un esempio per capire: la serie spaventosa di omicidi dei blacks da parte della polizia americana è un fenomeno in continua crescita nel corso degli ultimi dieci anni, e quindi non può essere attribuito a Trump, ma certamente il prossimo omicidio, con tanto di video a riprova della brutalità poliziesca, farà divampare rivolte ben più vaste e violente di quelle viste nel recente passato, perchè ci sarà una miscela di sentimenti e condizioni diverse, non ci sarà un presidente nero e il mondo della cultura e della politica a cercare di spegnere gli incendi. La prossima "esecuzione" di un ragazzo di colore sarà la manifestazione evidente dell'anima razzista alla base della vittoria di Trump e sarà il detonatore di rabbia e scontri che nessuno dei blacks moderati avrà la forza o la voglia di spegnere.

Il Ku Klux Klan ha già promesso di accendere la miccia tra poche settimane.

Molti analisti politici stanno iniziando a fare marcia indietro rispetto alle previsioni catastrofiche sulle conseguenze di una vittoria di Trump. Tuttosommato, dicono, il cettolaqualunque presidente si circonderà di uomini dell'apparato repubblicano tradizionale, magari quelli più estremi ma pur sempre politici esperti, banchieri e imprenditori che sanno come mediare e trattare. Una volta vinto, a Trump basterà lasciare la gestione ordinaria al business as usual per realizzare le promesse elettorali nel solco della tradizione di una politica consociativa. Niente traumi quindi, niente cambiamenti e Wall Street che festeggia.

Non credo a questa visione ottimistica, perché le condizioni attuali, di cui pure Trump si è avvantaggiato per attaccare la gestione buffettiana di Obama, non consentono un proseguimento senza scossoni. Il vero problema degli americani non sono le tasse, bensì i debiti, sia quelli privati che quelli pubblici. I giovani che escono da un college, con la prospettiva di fare i barman a part time, sono indebitati per i prossimi trent'anni, la metà dei cittadini ha risparmi per far fronte alle emergenze inferiori ai duemila dollari. I consumi duraturi, dalle auto alle case, sono sostenuti solo dai debiti. Chi li paga questi debiti ? saranno cancellati con un'inflazione a due cifre, oppure da un'ulteriore stampa di dollari a gratis ? E gli altri paesi staranno a guardare ?

Trump-not-my-president


Anche in politica estera molti sono convinti che alla fine Trump si troverà nella necessità di lasciare questa materia ai professionisti del passato, magari qualcuno dell'epoca di Bush con l'aiuto di qualche tecnico di Obama, e quindi opterà per un approccio morbido con le questioni più dirompenti, dalla Siria al mare del Sud della Cina, dall'Ucraina all'Iran.

Azzardo un pronostico, sperando di essere smentito date le implicazioni oscure che ne deriverebbero: gli USA attaccheranno la Corea del Nord entro la primavera prossima, con l'obbiettivo apparente di distruggerne l'arsenale nucleare e quello vero di dare un segnale di inizio forte dell'era Trump.
La Corea del Nord, tra i tanti pretesti possibili per "battere un colpo", è quello a costo minore con il massimo dei risultati: un dittatore con la bomba atomica da eliminare, un'america great again da riecheggiare, la forza da ostentare in un'area in cui la Cina piano piano sta costruendo una notevole influenza militare e politica. Xi Jinping farà la voce grossa, ma alla fine forse anche a lui farà comodo disfarsi del pazzo coreano in cambio del pazzo filippino.
La "liberazione della Corea del Nord" con la destituzione di Kim Jong-un sarebbe per Trump un evento incontrovertibile per far entrare l'america nel futuro degli anni '50. 

Siamo solo al primo paragrafo del primo capitolo dell'incubo Trump.

L'incubo TRUMP è appena all'inizio

Donald J. Trump via TWITTER
 
@realDonaldTrumpNightmare

Just had a very open and successful presidential election. Now professional protesters, incited by the media, are protesting. Very unfair!

Berkeley's News | The Daily Californian

Thursday, November 10, 2016

Thousands attend fiery anti-Trump protest in Oakland

 

 http://fusion.net/

Earlier on Friday, high schools across the country experience walkoutsas students rebelled against the idea of a Donald Trump presidency.

The protests even extended overseas.

 

#NotMyPresident: Protesters take to the street in cities across the country in defiance of President-elect Trump

 

Nobody south on Fairbanks

(post in aggiornamento)

Cigno Nero Donald TRUMP è il nuovo Presidente degli Stati Uniti

Non è ancora l'alba in Italia ma si sta prospettando l'evento impossibile : la vittoria di Donald Trump nella corsa a Presidente degli Stati Uniti d'America. Ascolto in televisione gli opinionisti che solo ora scoprono l'acqua calda.

Se Trump vince non significa che hanno vinto gli americani, ha perso l'establishment mediatico-finanziario della Clinton Foundation, ha perso Obama, ha perso Yellen e Wall Street, ha perso Bloomberg, ha perso il partito repubblicano, ha perso Goldman Sachs e JP Morgan. 

Ha vinto USEXIT, il Cigno Nero è tornato.

Bernie Sanders avrebbe vinto, ma non gli è stato consentito di partecipare. 

Ha vinto Julian Assange e WikiLeaks.

 

Ha perso il New York Times : 

Donald Trump Is Elected President in Stunning Repudiation of the Establishment

The triumph for Mr. Trump, 70, a real estate developer-turned-reality television star with no government experience, was a powerful rejection of the establishment forces that had assembled against him, from the world of business to government, and the consensus they had forged on everything from trade to immigration.

The results amounted to a repudiation, not only of Mrs. Clinton, but of President Obama, whose legacy is suddenly imperiled.

Hpaytoplay CLINTON è il nuovo Presidente degli Stati Uniti

H PaytoPlay Clinton President

E' mercoledì mattina del 9 novembre 2016. Hillary Rodham Clinton è il 45° Presidente degli Stati Uniti d'America, prima donna eletta in questa carica, prima moglie di un ex Presidente, prima personalità politica eletta con un'inchiesta del FBI in corso.

Hillary Clinton se la sono scelta gli americani, e saranno affari loro. A noi che stiamo dall'altra parte dell'Atlantico, sulle coste del mare interno dove si affacciano e si scontrano le minacce più grandi alla sopravvivenza dei popoli, alla vita delle persone, alle speranze di un futuro dignitoso, cosa potrà venirne di più o di meno dalla vittoria della Clinton Foundation?

Per noi si prospettano tempi duri e pericolosi, se non saremo in grado di avviare subito una scelta di forte e vera autonomia dalle direttive di politica estera degli USA e dalle imposizioni delle grandi banche e corporation sponsor della Presidenza Clinton.

Il modello politico di Hillary Clinton, il famigerato "pay to play" (se vuoi giocare, paga) sarà globalizzato e incorporato nei modelli politici dei paesi alleati, diventerà la normale filosofia di gestione della rappresentanza politica e della diplomazia. Purtroppo ne vedremo presto alcune anticipazioni, perché sull'onda della vittoria di Clinton, anche Renzi, ad esempio, riceverà la spinta necessaria per vincere il referendum e far passare la nuova e la futura costituzione reale: paytoplay, by JP Morgan.

 

PS
So che oggi è domenica 6 novembre, ma siccome il risultato è scontato - ameno che i sondaggi non siano truccati - e mercoledì non avrò tempo per scrivere, ho anticipato la mia opinione "a caldo" senza timore di essere smentito.

Ecco chi vince e chi perde tra tre giorni nelle Presidenziali degli Stati Uniti d'America

USA 2016immagine in basso: Adbusters - http://www.adbusters.org/article/punditry-by-other-means/

 

Sono state le elezioni presidenziali più interessanti a memoria d'uomo, non so in America ma nel resto del mondo si. Hanno consentito di svelare personaggi e situazioni che altrimenti sarebbero rimaste nascoste chissà per quanto tempo. Hanno mostrato anche ai più reticenti i volti e i meccanismi della manipolazione e della corruzione, dai politicanti, ai banchieri e agli intoccabili poteri della comunicazione.


Queste elezioni presidenziali hanno consentito ad un oscuro gruppo di hacker, con la regia remota di un "ospite" dell'ambasciata di una paese il cui PIL è inferiore a quello di New York, di diventare il punto di riferimento indiscusso e attendibile dell'informazione mondiale.
Grazie a WikiLeaks, chiunque vincerà nella notte di martedì tra Hillary Clinton e Donald Trump dovrà sapere che c'è qualcuno che riesce a sapere e a diffondere quello che loro vorrebbero nascondere.
La gigantesca e costosissima macchina propagandistica di HRClinton non ha potuto fare nulla contro lo stillicidio di email diffuse durante i mesi cruciali della campagna elettorale. E se l'FBI è stata costretta a riaprire gli occhi sotto il diluvio di email, è stato grazie al gruppo di Julian Assange, e non per le simpatie di Comey verso Trump.

Le elezioni Presidenziali USA hanno disvelato una classe politica impensabile, neanche all'epoca oscura di Bush. Il prodotto più evidente e maleodorante della crisi sociale e morale degli Stati Uniti è sicuramente Donald Trump, il tycoon cettolaqualunque, che però deve ringraziare sia Obama che il Partito Repubblicano, per averlo reso possibile e preferibile agli occhi della gente, trasformandolo da affarista-razzista-sessista a leader politico "alternativo" all'establishment.


Il vero vincitore martedì prossimo è Julian Assange: sei mesi fa non era sicuro di arrivare alla fine della campagna elettorale, qualcuno ha provato ad eliminarlo o a limitarne l'agibilità, ma Assange è stato capace di arrivare fino in fondo. I suoi avversari, per denigrarlo, danno il merito a Putin, senza il quale il capo di WikiLeaks sarebbe già in fondo ad un pozzo o galera. E' probabile che i russi abbiano accolto la sua richiesta di autostop, così come in passato hanno accolto quella di Snowden. Ma questo è solo la conferma del fallimento della diplomazia di Obama, che per alcuni anni è stata affidata a HRClinton, la deriva di un paese che un tempo si vantava di essere un bastione delle libertà e oggi è la centrale dello spionaggio di massa. 

Il vero sconfitto di queste elezioni è il Partito Democratico, quello che una volta campava di rendita sulla memoria di J F Kennedy e Martin Luther King e che oggi esce dalla campagna elettorale con una reputazione degna di una cosca mafiosa, la cosiddetta Clinton Foundation, dedita al traffico internazionale di armi, denari, interessi, il pizzo chiamato "pay to play".

Per completare il lato tragicomico delle prossime elezioni, è arrivato anche Guccifer 2.0, di professione hacker internazionale, che ha fatto sapere che se qualcuno prova a truccare il voto, ci penserà lui a scovarlo perchè si è già registrato tra gli osservatori che vigilano sulla regolarità elettorale.
Peccato che il divertimento stia per finire, da mercoledì prossimo ci aspettano solo brutte notizie.

Inferno Turchia ultimo girone, Erdogan fa arrestare i leader di HDP eletti dal popolo

Arrestati nella notte i leader del partito HDP, espressione democratica del popolo curdo e della Turchia laica. E' l'ultima tappa della trasformazione della Turchia in una dittatura ufficiale, il Sultanato di Erdogan.

 

http://www.eastjournal.net/archives/77863

A finire in manette, questa notte, non sono solo persone. E’ un partito. Ma si sa che quando la patria arde, i partiti si spengono. E la Turchia uscita dal fallito golpe è un paese in fiamme. Ardono le streghe del complotto contro lo stato, ardono i nemici della patria inviolabile, immaginati, presunti, colpevoli di reati abominevoli, e si aprono le galere per giornalisti e politici, e della democrazia resta la cenere.

Quale che sia l’accusa nei loro confronti, sarà una finzione. L’arresto è politico. Non c’entrano terrorismo, corruzione, complotto o ladrocinio, nessuna accusa sarà veritiera, ma inganno a coprire la barbarie di un potere definitivamente approdato all’autoritarismo. Nessuno nasconde gli errori del partito, l’eccessiva vicinanza con il PKK, l’appoggio morale dato alla guerriglia. Ma non è questo il punto. Il punto è che un partito è stato fisicamente, arbitrariamente, arrestato per ragioni che non hanno nulla a che vedere con il crimine, ma con la politica. Il fatto è che fare politica, in modo democratico, in opposizione al governo, è nella Turchia di Erdogan il più grave dei reati.

Come si è giunti fin qui?

L’HDP aveva saputo raccogliere consensi al di fuori dell’abituale bacino elettorale dei partiti filo-curdi, intercettando quella fetta di società erede dell’esperienza di Gezi Park, arrivando così a superare il quorum – che in Turchia è fissato al 10% – ed entrando in parlamento nel 2015. Tuttavia, invece di svolgere una funzione di mediazione tra istituzioni dello stato e ragioni della guerriglia curda, l’HDP ha presto aderito supinamente alle posizioni del PKK, alienandosi le simpatie dei moderati ed entrando in rotta di collisione con Erdogan.

Scriveva, alcuni mesi fa su queste colonne, Lorenzo Marinone: “Come partito rappresentato in parlamento, l’HDP è nella condizione di mediare tra le parti. Da un lato dialogare con il PKK, dall’altro portare lo scontro sul piano politico costringendo il governo a trattare. È pur vero che Erdoğan ha fatto carte false per non riprendere il processo di pace. D’altronde nessuno poteva aspettarsi che il compito dell’HDP sarebbe stato facile. Tuttavia – prosegue Marinone – se le posizioni dell’HDP si appiattiscono su quelle di chi resiste con la lotta armata, gli equilibri saltano. Salta il suo ruolo di unico interlocutore politico, il solo grimaldello con cui poteva scardinare i piani di Erdoğan. Che avrà buon gioco a legare richiesta d’autonomia a terrorismo, delegittimando così l’intera agenda politica del partito filo curdo. Senza compiere il passo eclatante di dichiararlo fuorilegge, bensì svuotandolo dall’interno pezzo dopo pezzo”.

Parole profetiche, che spiegano almeno in parte le cause che hanno portato l’HDP dal parlamento alla galera. Ma si è aggiunto un elemento, quello del golpe di luglio, che ha spinto Erdogan ad accelerare il passo nella direzione intrapresa, approfittando della situazione per eliminare i nemici politici, curdi compresi.

Io, Daniel Blake, condannato a morte perchè non sono utente, nè cliente, nè consumatore

I Daniel Blake

Ho visto anch'io, come altri milioni di "cittadini", "I Daniel Blake" l'ultimo capolavoro di Ken Loach, Palma d'Oro a Cannes, e l'ho trovato molto bello, mi chiedo perchè e, avendo letto la recensione di Goffredo Fofi su l'Internazionale , mi permetto di scrivere qualche opinione, da un punto di vista "non cinematografico", per dissentire in parte con l'interpretazione di molti, compreso Fofi secondo il quale "C’è molto di avvocatesco in questo film e nell’opera di Loach, e più di un sospetto di una tradizione retorica appunto avvocatesca, e la regia di Loach è tradizionale, ben fatta, il risultato una confezione senza grinze. Loach non contribuisce certamente a far procedere, chiamiamola così, l’arte cinematografica, ma averne, di questi avvocati, in Italia! Tiene duro abilmente sulla sua strada, e non possiamo, in definitiva che essergliene grati, molto grati."

La vicenda narrata da Loach e dal suo sceneggiatore Paul Laverty non riguarda solo il sistema sociale della Gran Bretagna - qualcuno vi ha visto addirittura una critica alla Brexit - ma tutti i sistemi di welfare dell'occidente attuale, in apparenza cresciuti a dismisura ma la cui funzione non è di assistere e di solidarizzare bensì di omologare al livello più basso, di  creare apparati burocratici e autoreferenziali, una macchina fondamentale del business economico globale.
Da Parigi a Berlino, da Roma a New York, da Tokyo a Pechino, il volto kafkiano del welfare moderno si è imposto dovunque, spinto da un modello economico che ha trasformato i "cittadini", compresi quelli più poveri e disgraziati, in "utenti" della macchina amministrativa, "clienti" di innumerevoli strutture preposte alla loro apparente cura, "consumatori" obbligati a perpetuare il ciclo economico che altrimenti si inceppa a loro discapito. Non sono utente, cliente o consumatore, sono un cittadino, dirà Blake nella sua lettera postuma.
Questi tratti del "welfare moderno" sono espressi nelle regole assurde con cui si scontra Daniel Blake, dichiarato inabile al lavoro da un cardiochirurgo ma non dal funzionario dell'ufficio che si occupa dei sussidi di malattia, il quale applica alla lettera il prontuario di regole che gli è stato ordinato di applicare. Ma la macchina della burocrazia che gli nega l'evidente malattia, si prende "cura" del suo caso - Blake rimarrebbe senza reddito e senza consumi - e gli consiglia di chiedere il sussidio di disoccupazione, a patto però di cercare un lavoro che lo porterebbe all'infarto sicuro. E se Blake prova a sottrarsi al meccanismo bugiardo ed umiliante dei burocrati statali, ci pensa la polizia a farlo tornare sulla strada giusta prevista dal welfare moderno.
Qualcuno dovrebbe ricordarsi la vicenda degli esodati italiani, troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per continuare a lavorare, o dei giovani che non hanno un sussidio di disoccupazione perchè non sono mai stati occupati, o dei neri negli USA a cui si somministra l'esecuzione sommaria preventiva, o dei profughi che devono dimostrare di fuggire dagli orrori della guerra e della fame ...

 

http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2016/10/24/io-daniel-blake-ken-loach-recensione


Alle vicende di Daniel Blake, in malattia per un infarto che ha avuto, ma a cui non si dà aiuto perché non cerca lavoro e perché non conosce le assurde regole e trafile di una schiacciante burocrazia (cui si aggiunge una persecuzione in più, la modernizzazione tecnologica, si aggiunge la digitalizzazione delle domande e dei documenti, si aggiungono le diavolerie dei computer), alla sua quotidianità di vicinato, all’amicizia con chi cerca d’arrangiarsi sfuggendo alla legge e facendosi più furbo della legge o all’inimicizia con i prepotenti, si assommano quelle di Katie, oppressa da altre burocratiche assurdità e che giunge a prostituirsi per poter sfamare i propri figli. Ma è l’amicizia tra Daniel e Katie il cuore del film, e questo cuore è né più né meno che amore del prossimo, interesse per i dolori del prossimo, è solidarietà tra le vittime, tra gli oppressi, tra i poveri come nel lontano ottocento: un punto da cui Loach sa bene che si deve e si può ripartire, ricominciare.

 

In questa umiliante dimensione, Dan Blake ha dalla sua parte solo un'altra disgraziata come lui, la giovane Katie disoccupata madre di due figli, - ricorda Fantine nei Miserabili di Hugo - anch'essa vittima di cavilli burocratici che la costringono prima alla fame e poi alla prostituzione, per amore dei suoi figli. Nel film di Loach, come nella realtà delle società moderne, dove sono le schiere di quelli che un tempo erano i combattivi sindacalisti che patrocinavano i diritti dei lavoratori e dei più deboli? Sono stati tutti inglobati nel sistema assistenziale, sono diventati gli integerrrimi ispettori degli uffici del lavoro, più odiosi degli agenti penitenziari.

Il finale disegnato da Loach è disperato: Daniel muore d’infarto poco prima che si ridiscuta il suo caso e viene pianto da pochi proletari come lui, soprattutto da Katie che ne legge le ultime parole, quelle di un cittadino non rispettato dallo Stato perchè non rientra in nessuna delle moderne categorie di assistiti: non è un utente, non è un cliente, non è un consumatore.