DI MAIO e SALVINI SONO PROPRIO AL CAPOLINEA

24/04/2019

Non ho mai nutrito simpatie per Macron, anzi, ma quest'ultima polemica tra il più impopolare Presidente di Francia e i due boss del governo italiano Di Maio e Salvini, culminata con la mossa eclatante del richiamo dell'ambasciatore francese da roma, non mi vede schierato a difesa della Patria italica contro l'arroganza bonapartista.

In ogni epoca e luogo, quando un sistema, un governo o un regime ha difficoltà a governare e a spiegare all'opinione pubblica le ragioni delle proprie azioni, la scorciatoia diventa quella del "nemico esterno", il richiamo patriottico acritico, l'alterco con battute di facile presa sull'opinione pubblica, uno sport in cui primeggia Matteo Salvini.

Il governo italiano di "unità populista" è arrivato al capolinea, Di Maio odia Salvini e viene ricambiato, il M5S sa che la Lega ha il progetto di sbarazzarsi del governo Conte subito dopo le elezioni europee e cerca di arginare il calo dei consensi, soprattutto verso sinistra.

Si fa finta di litigare sulla TAVSI o TAVNO, o sulla richiesta di mandare a processo il leghista per la Diciotti, o sul riconoscimento del Venezuela di Juan Guaidò  ma la verità è che lo spirito di "unità populista" è morto e sepolto, perché Salvini persegue una sua strategia di potere che è incompatibile con una collaborazione con chicchessia.

Per nascondere l'imbarazzante immobilismo e la crisi del governo, a Di Maio e Salvini non resta che utilizzare l'argomento del "nemico esterno" che se si chiama Macron calza a pennello.

Ma forse così facendo i due italiani stanno facendo un favore al francese, che per risollevare le proprie compromesse sorti punta a far leva sul tradizionale sciovinismo d'oltralpe. Anche per questo non mi sembra il caso di appoggiare le sparate del duo italiano.