VENEZUELA, TRA PRIMAVERA ARABA e OPERAZIONE CONTRAS

20/04/2019

04-Feb-2019

GRAN BRETAGNA, SPAGNA, GERMANIA, AUSTRIA, SVEZIA, DANIMARCA e FRANCIA riconoscono Juan Guaidò come Presidente ad interim del Venezuela. L'ITALIA NO.

L'Europa va in ordine sparso.

Nicolas Maduro ha respinto, come era ovvio, la richiesta dei paesi europei di indire nuove elezioni presidenziali.

I vertici militari, nonostante alcune defezioni, restano ancora al fianco del dittatore venezuelano.

Gli Stati Uniti rischiano di finire in un vicolo cieco se Guaidò non riesce nel tentativo di ribaltare il regime.

Nella crisi del Venezuela, dopo l'autoproclamazione dello sconosciuto Guaidò a Presidente e liberatore dalla dittatura di Maduro, è spuntato improvvisamente un brutto fantasma del passato, di nome Elliott Abrams, nominato dal maggiordomo di Trump Mike Pompeo (ex CIA) come "inviato speciale" degli USA nella crisi del Venezuela.

Elliott Abrams è un vecchio ultrasettantenne, una carriera da criminale di guerra negli anni '80, su incarico dell'amministrazione Reagan, per "risolvere" le rivolte che in Salvador, Honduras, Guatemala ecc minacciavano le dittature amiche degli Stati Uniti.

da Wikipedia:

During this time, Abrams clashed regularly with church groups and human rights organizations, including Human Rights Watch. According to the Washington Post article, in a 1984 appearance on the program Nightline, Abrams clashed with Aryeh Neier, the Executive Director of Human Rights Watch and with the leader of Amnesty International, over the Reagan administration's foreign policies. They accused him of covering up atrocities committed by the military forces of U.S.-backed governments, such as those in El Salvador, Honduras, and Guatemala, and the rebel Contras in Nicaragua.

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In early 1982, when reports of the El Mozote massacre of hundreds of civilians by the military in El Salvador began appearing in U.S. media, Abrams told a Senate committee that the reports of hundreds of deaths at El Mozote "were not credible," and that "it appears to be an incident that is at least being significantly misused, at the very best, by the guerrillas." The massacre had come at a time when the Reagan administration was attempting to bolster the human rights image of the Salvadoran military. Abrams implied that reports of a massacre were simply FMLN propaganda and denounced U.S. investigative reports of the massacre as misleading. In March 1993, the Salvadoran Truth Commission reported that over 500 civilians were "deliberately and systematically" executed in El Mozote in December 1981 by forces affiliated with the Salvadoran government.

Il massacro di El Mozote è stato uno dei crimini più atroci del '900, per le violenze inaudite contro una popolazione inerme di donne e bambini.

Aver nascosto e travisato le responsabilità degli apparati segreti degli Stati Uniti, come fece Abrams nelle sue dichiarazioni pubbliche, equivale ad una responsabilità fattiva e morale nella organizzazione e conduzione di quei crimini.

Riproporre Adams ad un ruolo diplomatico speciale, in una crisi profonda e drammatica come quella in cui è sprofondata il Venezuela di Maduro, è come se si chiedesse di gestire le controversie tra Unione Europea e Gran Bretagna sulla Brexit ad un vecchio generale nazista.

L'incarico che Trump-Bolton-Pompeo hanno dato ad Abrams rappresenta una volontà di riedizione del ruolo statunitense in America Latina negli anni '70 - la dittatura di Pinochet, gli squadroni della morte, la povertà estrema - che da un lato discredita chiunque venga associato a quel passato - è questo è il rischio che corre Guaidò - e dall'altro rafforza la propaganda del regime di Maduro sul ruolo golpista di Trump nella crisi venezuelana.

Ma c'è una considerazione geopolitica ancora più evidente che denuncia il ruolo che gli USA hanno avuto in Venezuela.

Negli anni della presidenza Reagan e del ruolo "speciale" di Abrams in America Latina, il Venezuela iniziava un percorso di corruzione e violenza che lo avrebbe trasformato da paese modello - sia economico che sociale - degli anni '70 a regime tipo Zimbabwe.

Negli anni '90 erano evidenti i segnali di crisi del sistema venezuelano che di lì a poco si rivoltò contro un ceto politico-militare corrotto e distruttivo, dando il potere a Chavez, che avrebbe trascinato il Venezuela in un impresentabile "socialismo" filocastrista, e poi nel 2013 nel regime Maduro. 

I partiti di opposizione, sia quelli di centro-destra che di centro-sinistra, troppo compromessi con il sistema pre-Chavez, con gli affaristi del petrolio legati agli Stati Uniti e con i narcotrafficanti, sono stati emarginati e sostituiti da nuovi interessi, sempre nell'orbita del traffico di petrolio e di droga, in un quadro di iperinflazione e povertà che ha costretto milioni di venezualani a rifugiarsi all'estero o a patire fame e malessere in patria.

Negli ultimi venti anni sia gli Stati Uniti che l'Europa non sono stati capaci di gestire la crisi venezuelana con metodi diversi da quelli della retorica diplomatica, delle sanzioni economiche e del disinteresse generale. Mentre la globalizzazione sembrava aver risolto i problemi del Brasile o del Messico, il Venezuela sprofondava, quasi come se l'unica "politica" occidentale fosse quella di punire i venezuelani per aver dato il voto a Chavez, in attesa che si ravvedessero e tornassero ai partiti tradizionali. Ma la crisi del Venezuela si è avvitata su se stessa, e l'ultima mossa di Maduro nelle elezioni truffa del 2018 è stata quella di dichiarare esplicitamente lo stato di dittatura, avendo dalla sua parte i vertici militari ben attenti a gestire i propri affari nel petrolio e nella droga.

Improvvisamente, pochi giorni dopo l'autoproclamazione di Nicolas Maduro a dittatore unico, arriva l'autoproclamazione di Juan Guaidò, giovane di centro progressista, presentabile perchè senza storia pregressa, coraggioso nel chiamare le folle a manifestare pacificamente a suo favore per ridare speranza al Venezuela...

(segue)