Crimini di guerra della coppia Assad - Putin

Un attacco aereo siriano lancia bombe chimiche su Khan Sheikhoun in una zona presidiata dai ribelli, facendo strage di civili e bambini. Poi un altro attacco aereo russo sull'ospedale dove erano stati ricoverati i feriti del primo bombardamento.
E' un crimine di guerra che porta il marchio inequivocabile della coppia Assad - Putin, con la complice inerzia delle diplomazie internazionali e della nuova "strategia" mediorientale di Donald Trump.

 

da Al Jazeera

At least 58 people, including 11 children, have been killed in a "toxic gas" bombing raid on a rebel-held Syrian town, doctors and a monitor said, in an attack the United Nations quickly said it would investigate as a possible war crime.
The Syrian Observatory for Human Rights said the attack on Khan Sheikhoun in Idlib province caused many people to choke or faint, and some to foam from the mouth, citing medical sources who described the symptoms as possible signs that gas was used.
The Edlib Media Centre (EMC), a pro-opposition group, posted images that were widely shared on social media, showing people being treated by medics and what appeared to be dead bodies, many of them children.
It would mark the deadliest chemical attack in Syria since sarin gas killed hundreds of civilians in Ghouta near the capital in August 2013. Western states said the Syrian government was responsible for the 2013 attack. Damascus blamed rebels.

 

dalla BBC

http://www.bbc.com/news/world-middle-east-39488539

Human Rights Watch also recently accused government helicopters of dropping bombs containing chlorine on rebel-held areas of Aleppo on at least eight occasions between 17 November and 13 December, during the final stages of the battle for the city.
And last week, two suspected chemical attacks were reported in Hama province, in a rebel-held area not far from Khan Sheikhoun.

 

 

TRUMP consegna a PUTIN le chiavi del cimitero di ALEPPO

Quello che resta di Aleppo, un enorme cumulo di morti, macerie e affamati, sta per finire nelle mani di Assad, cioè di Putin. Da quando Trump ha vinto le elezioni negli USA, i ribelli asserragliati nel cuore della seconda città siriana hanno iniziato a cercare una via di fuga dall'assedio infinito.

Ormai è solo questione di ore, e non si sa ancora se ci sarà l'ennesima carneficina o se sarà contrattata una tregua umanitaria.

Sul piano pratico la caduta definitiva di Aleppo non aggiunge nulla di nuovo allo scenario militare in Siria, dove il macellaio Assad si appresta a riaprire la bottega russa, ma le conseguenze geopolitiche consentiranno a Trump di insediarsi a gennaio avendo chiuso il contenzioso più duro con Putin, aperto e gestito in maniera catastrofica da Obama, dando la possibilità ai due amici di tornare a parlare di affari.

PS. Per non far perdere l'allenamento ai soldati russi, Putin sta iniziando ad aprire un nuovo fronte di intervento in Libia, dove nessuno è ancora riuscito a prendere il sopravvento. Grazie ai buoni rapporti con Trump, il dittatore russo potrebbe mettere i piedi sulla sponda mediterranea del nordafrica, magari con il "nobile" intento di fermare il flusso di migranti.

 

TURCHIA, una strage per suggellare il nuovo patto Putin-Erdogan-Assad

 

Un bambino kamikaze viene fatto esplodere a Gaziantep, città turca vicina ad Aleppo in Siria, durante una festa curda di matrimonio. 54 morti - oltre la metà bambini - e decine di feriti, per l'ennesimo attentato "ad opera dell'Isis" in una Turchia completamente militarizzata e controllata dagli apparati governativi, che arrestano decine di migliaia di "gulenisti" ma non i terroristi dell'ISIS che organizzano stragi su commissione.

 

 

E dall'altra parte del confine turco-siriano gli aerei di Putin bombardano i curdi del YPG, quelli che hanno combattuto contro l'ISIS a Kobane, e che occupano una striscia di terra diventata strategica.

Nei giorni scorsi i vertici politici turchi avevano ammesso l’esistenza di colloqui diplomatici con il “nemico” Assad, che ora potrebbe trasformarsi in alleato prezioso.

Una sorte di “fronte unito” dei regimi più o meno dittatoriali dal Mediterraneo agli Urali.

La strage di Gaziantep è un messaggio violento e cinico che segnala una nuova svolta nella guerra siriana e in tutto lo scacchiere.

Putin Assad e i boia di Madaya

Madaya è assediata da sei mesi e 40.000 abitanti sono ridotti alla fame e ostaggio del regime siriano.

A Madaya non ci sono milizie di oppositori o terroristi e gli abitanti non nascondono armi: sono tenuti in ostaggio e ridotti alla fame dall'esercito governativo per "costringere" i ribelli che occupano alcuni villaggi vicini ad arrendersi. E' un ricatto sullo stile dei modelli nazisti, che qualifica - se ce ne fosse stato ancora bisogno - il regime di Assad e coinvolge l'amico Putin in una strage di innocenti di portata enorme.

Migliaia di bambini sono ridotti a pelle ed ossa, e vengono cibati da mesi con erba bollita in acqua salata. I traumi e le conseguenze del campo di concentramento di Madaya sono già irreversibili per il resto della vita.

Il governo di Assad, sotto la pressione internazionale, consentirà l'ingresso di aiuti alimentari da parte dell'ONU, ma non ha alcuna intenzione di togliere l'assedio.

Il campo di concentramento di Madaya è un lugubre simbolo della guerra siriana e dei suoi boia, compresi i mandanti.

In Siria Putin inizia la guerra totale con obbiettivo tutto il Medio Oriente

 

La Russia utilizza gli stessi metodi di propaganda degli USA che per anni hanno "illustrato" gli obbiettivi delle loro azioni militari con i video dei bombardamenti su "target selezionati", che servono a dare in pasto all'opinione pubblica l'illusione della precisione "chirurgica" e della razionalità degli attacchi aerei.

Il mondo ha imparato invece a conoscere e decifrare la realtà macabra che si intravede dietro le immagini, a prescindere da chi le diffonde.

Dietro la propaganda di questi giorni sta prendendo forma l'epicentro di un uragano geopolitico che coinvolge tutto il medio oriente ed oltre.

Putin affonda ogni speranza di risoluzione diplomatica della crisi siriana, con il solo metodo che conosce: prima colpisci poi, forse, discuti.

In Siria ha trovato l'ambiente ideale per la sua tattica. L'amico di Assad ha da tempo capito che Stati Uniti sono impantanati nelle loro contraddizioni, soprattutto quella più grande: aver trasformato la speranza della rivolta popolare contro il macellaio siriano in una guerra di mercenari da cui è nata la setta dell'ISIS.

Nessuno crede davvero che Putin abbia intenzione di combattere i terroristi, a meno di considerare tali tutti gli oppositori, soprattutto quelli non mercenari.

Obama sembra essere messo in un angolo, sia sul piano tattico - la presenza massiccia di forze militari russe sul terreno di scontro - sia su quello strategico, perchè le alleanze / divergenze tra i paesi arabi si stanno modificando molto rapidamente.

Cresce il rischio di guerra, perché nel caos può succedere di tutto.

Cresce l'emergenza dei profughi, perché i russi sparano e bombardano i civili.

Cresce la sensazione che un tavolo di trattativa vero potrà arrivare solo dopo che l'intero scenario medio orientale, già drammatico, sia stato completamente ribaltato e messo in discussione. 

http://www.aljazeera.com/news/2015/09/analysis-plan-save-syria-150930083231637.html

 

Farewell Obama

Dopo essersi infilato in un cul de sac, Obama è stato costretto a scegliere la soluzione 2: nessun attacco alla Siria, abbracciare il salvagente di Putin, lasciare Assad al suo posto, o al massimo sostituirlo con qualcuno che abbia il pieno gradimento della Russia.

Lo smantellamento degli arsenali di armi chimiche non è più un requisito immediato - entro la prima metà del 2014 - e in Medio Oriente, di fronte alle coste israeliane e siriane, la flotta russa potrà stazionare fino a quando vuole, in compagnia di quella cinese che sta per arrivare nelle tiepide acque del Mediterraneo.

Per Obama si tratta di una sconfitta, le cui conseguenze geopolitiche dal Medio Oriente fino al sudest asiatico sono imprevedibili. Assad inneggia alla vittoria e ringrazia i Russi.

Putin non poteva aspettarsi miglior regalo da Obama.

Scrive Leon Aron sul Wall Street Journal del 14/9: "Fin dall'inizio, l'obiettivo del Cremlino nel conflitto siriano è stato quello di rafforzare la sua legittimità interna e il suo prestigio internazionale, di uno che tratta "in piedi con gli Stati Uniti." Questo avviene in un momento in cui la popolarità del regime è cadente sotto il peso della corruzione, l'economia è al limite della recessione, la fiducia in Vladimir Putin sta precipitando, e una grande sfida politica è stata lanciata dal carismatico avvocato (e veemente anti-Putin) Alexei Navalny, che ha raccolto quasi un terzo dei voti nelle elezioni del sindaco di Mosca domenica scorsa.

L'imperativo generale della politica estera di Putin è stato quello di impedire il cambiamento di regime in Russia o in qualsiasi altro luogo. Questo obiettivo assume particolare urgenza, quando una minaccia per un regime autoritario si verifica sul territorio ex sovietico, che la Russia considera la sua sfera di influenza, o tra gli stati "clienti".

In questo contesto, il discorso del Presidente Obama e la politica degli Stati Uniti, che sembra emergere da esso possono essere interpretati solo da Putin come eccedente le sue speranze più rosee.

Sul piano nazionale, questo stato di cose ha rafforzato l'immagine di Putin come qualcuno che non solo ha affrontato senza batter ciglio gli Stati Uniti - che sono ancora la nazione più temuta e rispettata dai russi, ma ha costretto Obama a cambiare il suo corso. A livello internazionale, si è stabilito il signor Putin come una sorta di go-to broker che ha affondato un attacco militare apparentemente imminente dagli USA.

Ancora più importante, dal punto di vista di Mosca, la mossa di Obama ha ritardato o forse eliminato ciò che la Russia vede come il peggior risultato possibile: il cambiamento di regime in un cliente fedele e importante in una regione cruciale punto di vista geostrategico. O con vodka o con champagne,  al Cremlino stanno festeggiando." -Leon Aron è il direttore di studi russi presso l'American Enterprise Institute.

 

Gli israeliani potrebbero essere i primi a trarne le conseguenze: la perdita di peso degli USA potrebbe indurli a non rinviare più l'attacco ai laboratori nucleari iraniani, così come il timore che le armi chimiche siriane possano solo cambiare di mano, finendo in quelle degli hezbollah, potrebbe spingerli a cercare una loro autonoma soluzione al casino siriano. Oppure anch'essi dovranno cambiare alleanze, "fidandosi" che la presenza Russo-Cinese nello scacchiere possa portare più ordine e stabilità di quella realizzata dagli USA dalla guerra irachena in poi.

Quello che si è iniziato ad intravedere in questi giorni è un ribaltamento di rapporti di forza senza uguali dalla caduta del Muro di Berlino in poi.