Post Brexit, in Austria una scelta di civiltà

Hanno fatto bene i giudici austriaci ad annullare i risultati delle elezioni presidenziali che avevano dato la vittoria al Verde Van Der Bellen sull'estrema destra di Hofer per pochi ma truffaldini voti ?

Oppure avrebbero fatto meglio a chiudere un occhio, vista la posta in gioco per l'Austria e l'Unione Europea ?
La Corte Costituzionale non ha avuto dubbi: meglio andare di nuovo a votare, con la quasi certezza che vincerà Hofer, piuttosto che lasciare dubbi e ombre sul sistema democratico, in un momento storico così importante.
"Le elezioni sono il fondamento della nostra democrazia e il nostro compito è di garantirne la regolarità. La sentenza deve rafforzare il nostro stato di diritto", ha detto il presidente della Corte costituzionale Gehrart Holzinger prima di leggere il dispositivo con cui è stato accolto il ricorso dell'estrema destra.
Una scelta lungimirante di civiltà, nel pieno della polemica sul referendum in Gran Bretagna che secondo molti NON doveva esserci, perchè il popolo non sempre ha il diritto e la capacità di scegliere secondo "ragione".

Un'altra tegola per gli eurotecnocrati, che adesso dovranno fare i conti anche con il pericolo OXIT (Osterreiche exit)

In Austria regge la stampella Van der Bellen

 In Austria per fermare il pericolo della "giovane estrema destra" di Hofer c'è voluto il vecchio Van der Bellen, oppositore della politica tradizionale richiamato in servizio . 

1) I partiti di governo, socialdemocratici e centristi, che fanno parte dello schieramento che sta governando/manipolando anche le istituzioni europee, sono stati palesemente sconfitti e sfiduciati dalla quasi totalità dell'elettorato.

2) Socialisti e Popolari, cioè gli sconfitti in Austria, cercano di appropriarsi della vittoria di Van der Bellen per nascondere la loro crisi, e anzi farla apparire come una loro vittoria.

3) Il voto austriaco è stato rappresentato come un referendum pro o contro le politiche sull'immigrazione, offuscando i motivi principali del voto di protesta: il peso della crisi economica sul ceto medio tradizionale, la rabbia contro il livello di tassazione crescente, lo scontro tra i ceti meno assistiti dal welfare - come gli anziani pensionati, una parte dei piccoli agricoltori - e quelli che invece vivono di solo welfare, soprattutto nei centri urbani più grandi come Vienna.

4) La destra xenofoba non avrebbe una così larga presa se la classe politica al governo fosse più competente, meno corrotta, più trasparente. Ma purtroppo accade il contrario, in quasi tutti i paesi con sistemi di "democrazia matura", dove i centri di potere  sono  stati occupati in permanenza da apparati sempre più autoreferenziali, voraci e impermeabili alla società esterna, al punto da far credere a molti cittadini che una destra autoritaria e stupida è preferibile ad un centro e/o sinistra bugiardi e disonesti.

5) L'ultranazionalismo è il contraltare dell'ultraeuropeismo, il modo sbagliato di rispondere alla perdità di identità delle comunità locali e alla omologazione forzata, la paura di essere "invasi" contrapposta alla mercificazione della solidarietà e dei diritti. I problemi restano, così come le strumentalizzazioni. Sono ultranazionalisti i giovani francesi che si oppongono alla "riforma del lavoro" imposta in tutta Europa come ricetta alla disoccupazione?

6) Il copione austriaco si era già visto in Grecia o in Francia e si vedrà tra breve anche in Gran Bretagna, dove il referendum sul "brexit" ripropone metodi e schieramenti molto simili. 

7) Il voto austriaco ha un risvolto evidente: i partiti che governavano dal dopoguerra non servono più nè ad amministrare nè a garantire le istituzioni democratiche. In Austria i cittadini hanno fatto emergere nuove forze e nuove idee che, se non vengono imbrigliate e piegate alle logiche di sopravvivenza degli apparati, possono essere utili non solo a fermare l'estrema destra ma anche a far ripartire un idea diversa di democrazia.

 

L'Austria è già fuori Schengen

La carica di Presidente della Repubblica in Austria conta quasi nulla sul piano dei poteri istituzionali,

ma il voto del 24 aprile ha comunque un significato politico inequivocabile: il cuore benestante e moderato dell'Europa cerca soluzioni estreme o comunque diverse da quelle tradizionali offerte da socialdemocratici e popolari, blocco dominante del Parlamento Europeo e della politica in generale.

Norbert Hofer del FPOE di destra riceve il 36% dei voti, al secondo posto il candidato indipendente - ex Verdi  - Alexander Van der Bellen prende la metà dei suoi voti, e  l'altra candidata indipendente Irmegard Griss - ex socialdemocratica -  arriva terza. E' probabile che al secondo turno di ballottaggio del 20 maggio si creerà un ampio fronte anti-Hofer a favore di Van der Bellen, ma in ogni caso sarà un voto contro i partiti tradizionali, nella scia di molti altri paesi europei, con al centro il problema dei flussi di migranti ( chiusura delle frontiere, fine di Schengen, blocco del Brennero) e la crisi economica che si fa beffe dei soldi fasulli di Draghi.

Il voto austriaco dimostra che la svendita dei diritti dei migranti, come l'accordo UE-Turchia, non solo non serve a placare la paura di essere invasi ma  rafforza chi chiede barriere e muri sempre più alti.

Tra qualche settimana si vota in Gran Bretagna, e il prossimo anno in Germania, senza dimenticare che la Spagna e l'Irlanda, che hanno già votato, sono ancora senza governo.

L'Austria non è di destra, è soltanto molto esasperata, come tutto il resto dell'Europa.