Dopo Renzi, inizia la ricerca di un accordo PD-Berlusconi

Gli italiani hanno bocciato il tentativo di costruire un nuovo blocco di Potere basato sul narcisismo dinamico di Renzi e il continuismo dell'era Napolitano.

 

 

Dopo l'inequivocabile voto del 4/12 Renzi si dimette - come avrebbe potuto non farlo ? - da presidente del consiglio, ma resta segretario del partito di maggioranza nel parlamento, posizione che cercherà di sfruttare per provocare di fatto una paralisi istituzionale con la quale screditare le opposizioni - in particolare i 5 Stelle - per poi negoziare un accordo di potere con Berlusconi che eviti di qualche mese il necessario ricorso alle elezioni anticipate.

Mattarella è chiamato a scegliere tra due opzioni: assecondare il tentativo Renzi-Berlusconi di arrivare al voto non prima della fine del 2017, caricandosi di una responsabilità notevole rispetto ai desiderata espressi dal voto del 4 dicembre; oppure forzare il parlamento a votare una legge elettorale minima ma organica (Camera e Senato) per andare a votare prima dell'estate del 2017. Quale delle due scelte, lo si capirà da come e a chi darà l'incarico per la formazione del nuovo governo.

Il Movimento 5 Stelle è il vincitore principale del 4 dicembre: è stato suo l'apporto di voti maggiore al fronte del NO, e sulla scia della vittoria ha l'obbligo di indicare un'alternativa al tentativo di Renzi-Berlusconi di ritardare il voto. Senza però cadere nella trappola di utilizzare l'Italicum come scorciatoia per andare al potere.

La stampa di apparato - con il gruppo De Benedetti in testa - esce pesantemente sconfitto dal referendum. Il direttore di "Repubblica" dovrebbe dimettersi?

Anche Mario Draghi esce indebolito dalla sconfitta di Renzi: nell'immediato dopo-referendum ha dato ordini di comprare BTP e azioni delle banche italiane, per dare l'impressione che i mercati non temono la crisi italiana e che la vita (dell'euro) continua. Ma è solo un bluff, anche per lui la resa dei conti è vicina. Non può passare sotto silenzio il fatto che Renzi ha utilizzato il Quantitative Easing della BCE per aumentare il debito pubblico di altri 100 miliardi, quasi tutti spesi in mance elettorali, e che Draghi ha favorito oggettivamente il "moral hazard" di Renzi, permettendogli anche di rinviare le soluzioni possibili per le banche in crisi, Montepaschi in primis.

 

DEUTSCHE BANK tracolla, RENZI gufa e DRAGHI sta a guardare

Da mesi il valore della Deutsche Bank (capitalizzazione di Borsa) scende inesorabilmente, toccando i minimi storici. La più grande banca europea sta crollando sotto il peso di quanto è stato nascosto negli ultimi anni, delle bugie raccontate ai risparmiatori e ai cittadini, anche se le cronache finanziarie preferiscono parlare di volta in volta di cause diverse e ora scoprono che DB è al centro dello scontro politico commerciale USA - Europa, con i primi che reclamano una multa di 14 miliardi di dollari per i disastri dei subprime del 2008, e i secondi che contrattaccano per l'evasione fiscale di Apple, Google e company.

 

Per la banca tedesca sta arrivando il redde rationem, si vocifera di salvataggi a carico dei contribuenti, in barba alle norme sul bail in, la Merkel smentisce (forse) e gli altri guardano o tacciono (come la BCE, che aveva il compito di vigilare e intervenire).

Tutto questo non fa che aumentare il tracollo in Borsa, la fuga degli investitori e dei risparmiatori, e rende molto più difficile e problematico arginare la caduta. Molti rivedono il film di Lehman Brother, quando non si pensava che l'irreparabile potesse accadere, e invece accadde trascinandosi dietro il sistema bancario ed economico del pianeta.
Del "rischio Deutsche Bank" e di ciò che significa per l'Europa e la finanza mondiale non si parla, per paura di dover ammettere che non si sa cosa fare e che forse la tedesca è "Too Big To Bail".
Anzi qualcuno, in modo abbastanza irresponsabile (altro che quei dilettanti di Beppe Grillo), utilizza la vicenda per regolare altri conti. E' il caso di Renzi, che ha gufato a lungo contro DB per far apparire meno gravi le sue richieste di salvataggio del Montepaschi e delle banche italiane malmesse. Quello che al PdC sfugge è che il tracollo di DB si trascinerebbe dietro anche Unicredit, oltre che MPS e qualche altra dozzina di banche italiane, francesi, spagnole, tedesche ecc. E siccome l'Europa è una confederazione di Stati fondata sulle banche e sulla moneta, anche il castello della UE e della BCE sarebbe a rischio, con effetti inimmaginabili (anche per lui).
Stupisce che queste banali evidenze siano sottaciute dai politici, dagli economisti e dai banchieri. Mario Draghi preferisce parlare d'altro, va al Parlamento Europeo per ripetere ovvie constatazioni sulla "ripresa debole", sulle divisioni politiche, sul mezzo vuoto che appare mezzo pieno e così via. Non ha dimenticato che la vigilanza per le banche grandi in Europa è compito della BCE, ma si trova nella impossibilità di parlare e agire.
Forse tra le decine di TRILIONI di euro di DERIVATI che pesano sulla Deutsche Bank ce n'è qualcuno che proviene dall'epoca goldmaniana dell'attuale capo BCE? oppure Draghi si trova nella condizione di sapere ma non potere dire o fare nulla? oppure per la BCE non esiste un "rischio Deutsche Bank" ?

Crisi Monte dei Paschi anticamera della crisi del governo Renzi ?

I miliardi finora messi sul piatto della crisi del Monte dei Paschi di Siena non sono bastati, anzi sono evaporati . Ne servono ancora altri, tanti, troppi, per evitare il fallimento della banca senese con le pesanti ricadute sul già traballante governo italiano, magari proprio prima del referendum di ottobre.

E' l'ulteriore macigno di una vicenda che da 10 anni corre parallela al sistema di potere politico e finanziario, dopo l'acquisto dell'Antonveneta, i derivati nascosti, la gestione clientelare dei crediti e la montagna di sofferenze, i personaggi che l'hanno gestita e la morte misteriosa di un suo dirigente ...
Il Montepaschi è stato il crocevia di tanti e diversi percorsi di potere.
Uno dei quali chiama in causa le istituzioni europee, con Draghi al vertice della BCE dopo essere stato governatore della Banca d'Italia che "vigilava" sulla banca di Siena.
Una settimana prima del referendum su Brexit, la BCE recapita a Siena una lettera in cui gli si chiede di monetizzare entro il 2017 almeno metà dei quasi 50 miliardi di sofferenze accumulate. L'operazione deve servire a ricapitalizzare la banca, perchè è ormai chiaro che nessuno è più disposto a mettere soldi dentro MPS. Quindi l'unica soluzione, prima del fallimento è di vendere i crediti inesigibili. Ma non è così facile e la BCE lo sa benissimo.
Cedere le sofferenze iscritte a bilancio con percentuale di recupero del 40-50% contro un mercato che è disposto a pagarne 15, massimo 20, significa accusare una perdita secca di trenta punti percentuali, cioè 10-15 miliardi che qualcuno deve trovare per salvare MPS.
Nessuno è disposto ad una follia del genere, a meno che non riceva qualcosa di molto importante in cambio. Cosa e chi può garantire il salvatore del montepaschi ?
Il potere politico e quello finanziario, uniti in un patto d'acciaio.
Prima 15, poi 40, le ultime cifre indicano in 150 i miliardi necessari per salvare le banche italiane.
A questo punto, con l'aggravarsi della situazione del MPS, è chiaro che il problema non è più tecnico-finanziario ma politico e chiama in causa tutti coloro che da 10 anni ad oggi hanno gestito, e continuano a gestire, la crisi della banca nascondendone la reale portata, distruttiva per il sistema politico italiano.

 

http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-07-04/monte-paschi-leads-italy-banks-lower-amid-fresh-capital-worries
Cited by Bloomberg, Vincenzo Longo, a strategist at IG Markets in Milan said that selling such a large stock of soured loans “could lead the bank to seek additional capital that investors are not available to provide. The government’s moves to seek easier rules to support Italian banks underscores the difficulty of the weakest ones, adding pressure to the industry.”

Italian Prime Minister Matteo Renzi is weighing injecting capital into the nation’s banks after Britain’s vote to leave the European Union jolted stock markets, aggravating the decline in Italy’s lenders. The plan has drawn opposition from Germany and is pitting Renzi against the EU amid concern government funding would violate the region’s state-aid rules.

Monte Paschi, which has dropped 70% this year, has sold 2 billion euros of bad loans since 2015, toward a goal of 5.5 billion euros in such disposals by 2018. Chief Executive Officer Fabrizio Viola said in May that he is considering accelerating the effort. Clearly, the ECB's insistence that the bank offload more than €9 billion over this time period is not doing well with the company's shareholders, as well as those of other Italian banks who are looking at Italy's bad debt load of €360 billion and wondering who is next.

Ma perchè la BCE, che per diversi anni aveva fatto solo qualche "sussurro" sulla crisi delle banche italiane, all'improvviso decide di mettere nero su bianco un ordine tanto perentorio quanto difficile da eseguire ?
La risposta è nello scontro di potere che attraversa la BCE fin dalla nomina di Draghi ma accentuatosi in modo esponenziale dopo la decisione di whateverittakes di imporre tassi negativi ai bond gevernativi e aumentare l'immssione di liquidità nel sistema, iniziative che non solo non hanno portato a significativi miglioramenti nell'economia reale, ma hanno anche messo in tensione il mondo delle banche e delle assicurazioni, penalizzate dal dover tenere in bilancio centinaia di miliardi di titoli che rendono meno di zero e presentano rischi sempre più elevati e quindi richiedono maggiori coperture di capitale, cioè soldi veri.
Proprio quello che scarseggia in tutta Europa ma in particolare in Italia e nel Monte dei Paschi di Siena.

Mario Draghi è sotto pressione e molti iniziano a ricordarsi che la crisi del Monte dei Paschi ha avuto origine quando in Banca d'Italia c'era lui a dare priorità e indicazioni, e che forse l'andazzo di Siena sia stato sottovalutato.
Per non dare fiato alle voci, la BCE accelera le richieste alle banche italiane e al MPS in particolare e gli dà l'ultimatum sulla vendita delle sofferenze.
Entro luglio ci saranno i risultati dei nuovi stress test dell'EBA e il Monte Paschi ne uscirà più che stressato (molto più dei precedenti test, chissà perché). La BCE è stata ovviamente preavvisata e per non fare la parte di chi interviene sempre in ritardo ha mandato (e pubblicizzato) la lettera al Monte dei Paschi, negli stessi giorni in cui Renzi chiedeva soldi, Merkel non li concedeva e Junker suggeriva di come farli uscire dal cilindro, cioè dalle tasche dei contribuenti, e Schauble per tutta risposta ha annunciato il licenziamento di Junker.
Renzi se la prende con Draghi

Italian Prime Minister Matteo Renzi criticized European Central Bank Governor Mario Draghi for not having done more to resolve Italy's banking woes when he held a key Treasury job in Rome in the 1990s.

Renzi's rare public criticism of Draghi came on the day Italy's third-largest lender, Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS.MI), said that the ECB had asked it to cut its bad debts by 40 percent within three years, heaping more pressure on Rome to stabilize its banking system.

Se questo non è scontro di potere ... sulle ceneri dell'Unione Europea.
Qualcuno almeno avvisi i 60.000 risparmiatori che hanno investito nelle azioni e nelle obbligazioni subordinate di MPS.

Post BREXIT resurgo la truffa salvabanche

Non bisognava essere particolarmente informati per immaginare cosa Renzi andava a discutere con Hollande e Merkel dopo il voto pro Brexit

 

soldi, soldi all'Italia per sostenere il governo e le banche entrambi minacciati dall'ondata populista, soldi da far apparire miracolosamente dal nulla e farli scomparire dal debito pubblico, e riapparire nei bilanci delle banche.

Dietro lo scudo dell'europaura, i responsabili del disastro si accingono a farsi applaudire ed incensare come salvatori delle patrie, mentre dietro le quinte regolano i conti rimasti in sospeso. L'Italia ne ha diversi, e primo tra tutti il conto delle banche decotte e saccheggiate, sommerse da 360 miliardi di euro di prestiti andati in fumo (e qualcuno nelle tasche di amici).

Grazie al Brexit, sarà possibile fare con Banca Popolare di Vicenza o Veneto Banca quello che per motivi tecnici non si era potuto con Banca Etruria: salvare banche e banchieri senza troppi fronzoli, senza che lo si dica, senza che nessuno se ne accorga, anche tra i risparmiatori.

Ma il conto chi lo paga ?

E qui entrano in gioco i prestigiatori della finanza, i creatori di Panama Papers, gli inventori di "teste di legno" che fanno girare i soldi facendone perdere tracce e provenienze.

I soldi non necessariamente devono essere "veri", cioè esistere ed essere nelle disponibilità di qualcuno: c'è la BCE che li stampa per chi ne faccia motivata richiesta.

la nuova truffa salvabanche funzionerà così: un soggetto parapubblico (CDP o equivalente) si compra con 40 o 50 miliardi i crediti in sofferenza delle banche, non con il proprio denaro ma emettendo obbligazioni che vengono acquistate dalla BCE, la quale ovviamente non ha quel denaro ma può "stamparlo" cioè farlo figuare nel proprio bilancio come "prestito" concesso a CDP a fronte delle obbligazioni emesse.

La forma è salva, come le banche, perchè il debito pubblico non aumenta, nonc'è intervento dello Stato (se non con qualche marginale garanzia), la proprietà delle banche resta nelle "mani amiche" di un ente controllato dal potere politico, i risparmiatori non vengono penalizzati, anzi vengono "salvati".

Renzi ha già pronti gli slogan da agitare nella campagna referendaria di ottobre. Ci sono dettagli" tecnici" da mettere a punto e ostacoli legali da rimuovere, ma nell'emergenza tutto sarà consentito, tanto ormai nessuno se ne accorge. Poi tra qualche anno verrà presentato il conto ai soliti imbecilli.

Lo schema potrà essere ripetuto anche in Germania, in Francia o in Spagna, laddove qualche banca ( o tante) ne avessero bisogno. Sarebbe lecito chiedersi : "ma la BCE nel 2015 non aveva fatto gli stress test alle banche europee per verificare se erano in grado di superare una turbolenza molto forte ?" ed eventualmente apportare dei correttivi ? O gli stress test della BCE erano una bufala o chi li ha fatti aveva altri scopi.

Ma intanto post BREXIT resurgo.

https://www.menoopiu.it/post/Renzi-salva-banche-la-truffa-si-complica1

 

Grazie a Draghi il denaro fugge via dall'Italia

Un recente studio di Marcello Minenna dimostra che il denaro stampato dalla BCE di Draghi negli ultimi anni non è stato utilizzato per far crescere l'economia reale e l'occupazione 

 

ma è andato ad ingrossare i bilanci delle società finanziarie del centro-nord europa, Lussemburgo in testa. Nei primi 4 mesi del 2016 dall'Italia sono usciti 180 miliardi di euro!!

La favola di Draghi, che promuove crescita e sviluppo con i tassi negativi e l'acquisto di titoli di debito degli Stati e di grandi aziende, non incanta nessuno: la disoccupazione non cala, i consumatori non consumano, il denaro stampato finisce nei portafogli dei ricchi che lo investono nelle piazze finanziarie più speculative e incentiva l'aumento dei debiti di chi è già molto indebitato.

As of the beginning of 2016, over € 180 billion has shifted from Italy towards mutual funds located in Luxembourg, Netherlands and Germany. Only 20% of them can be traced back to Italian entities (i.e. round trip funds). The hunt for yield in a unprecedently low-interest-rate environment can only explain part of this sustained capital flight towards Northern Europe. Subtle but persistent redenomination risk (the risk that a euro asset will be redenominated into a devalued legacy currency after a partial or total Euro break-up) affecting Italian assets. Moreover, the fear of adverse effects of the bail-in regulation that came into effect in January 2016 may have had a meaningful role in explaining this massive portfolio readjustment by the private non-banking sector.

 The ECB T-LTROs and the QE efforts are fueling significant outflows toward the core countries, driven by the non-banking sector. 

 Marcello Minenna http://soberlook.com/2016/05/disentangling-nature-of-italys-capital.html

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 New money flows (TLTROs loans and revenues from the selling of government bonds) reached Eurozone banks but only partially were employed to increase the exposure on national government bonds. A new source of capital flows has emerged and become the primary driver of Italy Target2 negative net balance: a shift in Italy’s private non-banking sector from government and banking bonds to foreign shares and mutual funds.  Looking closer at Figure 6, one can infer that the Target2 net balance (blue line) was only affected by the sell-off and the subsequent repurchase of Italian government bonds (green line) until June 2014. Afterward, foreign investment by the non-banking sector (red line) played a larger role in dragging down the Target2 balance.

L'incubo di Draghi si chiama Kuroda

Mentre gli opinionisti commentano l'ultima intervista di Mario Draghi alla Bild cercando di interpretarne le implicazioni nello scontro con il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, la vera minaccia alla credibilità della BCE viene dal Giappone.salva banche what ever it takes

Il collega giapponese  di Draghi, Haruhiko Kuroda, ha toccato con mano cosa significa fare promesse e non mantenerle, in particolare quelle che interessano gli squali finanziari assetati di "manovre" che gli permettano di speculare su tutto.

E' bastato che Kuroda lasciasse immutato il quadro di misure monetarie - già oltre livelli mai visti - e i "mercati" delusi dalla mancata pioggia di denaro lo hanno messo sotto pressione.

Non c'è più nessuno tra gli analisti economici che dubiti della incompetenza del giapponese, che da tre anni promette -  a suon di trilioni di dollari - di risolvere la crisi deflattiva senza riuscirci. Non ci crede più nemmeno il suo padrino Abe, che ora dovrà sostituirlo con qualcuno meno imbarazzante.  

L'ultima trovata di Kuroda era stata quella di copiare Mario Draghi con i tassi negativi sui depositi (chi risparmia deve pagare chi si indebita) ma tutto continua come prima. 

Per un banchiere centrale è come ricevere una lettera di licenziamento per giusta causa.

MarketWatch: "Bank of Japan boss Kuroda shocked markets by not launching more stimulus.

“It is hard not to feel sorry for the Bank of Japan,” said IG’s Chris Beauchamp in a note. “It has tried unconventional policy once this year, and it didn’t work. Now it has tried to be unconventionally conventional, sitting on its hands, and this hasn’t worked either.”

Ed ecco allora che sorge il dubbio:  Draghi, che ha fatto le stesse inutili e rischiose manovre di Kuroda, farà la stessa fine del giapponese ?

Fin quando si tratta di rispondere alle melense domande dei giornalisti, Draghi ha vita facile e può persino permettersi di raccontare la favola che lui non fa politica, ma obbedisce alle leggi - e si permette di minacciare gli inglesi in caso di Brexit ! 

Ma ad un certo punto gli squali gli chiederanno di più, come lo hanno chiesto a Kuroda, pronti ad azzannarlo se dovessero rimanere delusi.

 

Draghi nella terra dei tassi negativi

Mario Draghi whateverittakes prosegue dritto nella wasteland dei tassi negativi, nel mondo rovesciato dai banchieri in cerca dell'inflazione che non c'è.

 

Tutti ormai hanno capito che QE e NIRP non solo non funzionano per riportare l'economia sui binari della crescita ma addirittura sono dannosi e gli effetti collaterali della terapia sono peggiori della malattia stessa

Gli interventi delle Banche Centrali stanno accentuando le dinamiche deflazionistiche, hanno scatenato la guerra valutaria, hanno favorito solo la speculazione fimanziaria, l'aumento dell'indebitamento e il moral hazard dei politici.

Anche l'ultima tesi a sostegno delle politiche  dei tassi negativi, quella che sostiene i presunti benefici per i bilanci statali dei paesi indebitati come l'Italia, crolla sotto l'evidenza dei numeri: i risparmi derivanti dai minori interessi sul debito pubblico si sono trasformati in un aumento dello stock di debito, che avrà conseguenze catastrofiche nel futuro a breve termine, l'economia non riparte perché tutti producono, a debito, quello di cui la gente non ha bisogno.

Ma Draghi va dritto per la sua strada, whateverittakes, perché a nessuno conviene fermarlo.

SUBPRIME alla Padoan

La soluzione alla crisi delle banche italiane non sarà una bad bank ma una "cartolarizzazione assistita" dalla garanzia dello Stato Italiano (cioè dei cittadini contribuenti).

La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria per impacchettare asset tossici (come i crediti in sofferenza delle banche) e rivenderli a qualcun altro sotto forma di titoli obbligazionari che pagano cedole. Se gli asset sottostanti sono crediti di difficile solvibilità, vengono definiti "subprime", perchè hanno un valore inferiore. Dalle ipotesi filtrate sembrerebbe che la proposta di Padoan sarebbe di offrire a questi titoli la garanzia dello Stato  nel caso in cui l'emittente dovesse fallire (come la storia dei subprime ha dimostrato). In tal modo verrebbero aggirati gli ostacoli relativi al divieto di aiuti di Stato e alla mancanza di copertura del bilancio pubblico.

Anche le controindicazioni legate al prezzo / costo dell'operazione sembrano superate. Si tratterà di un buon regalo alle banche che con un piccolo sforzo - un aumento di capitale da far pagare agli azionisti pensionati - si apriranno la porta per fare molti profitti nei prossimi anni, grazie alla possibilità di fare nuovi prestiti senza troppo preoccuparsi della loro qualità.

Per un paio d'anni ci sarà da fare tutti felici: banchieri, speculatori, risparmiatori e governo. Quest'ultimo in particolare avrà il vento in poppa verso le elezioni del 2018 grazie al giro di denari creato dai vecchi e nuovi debiti. Poi, tra due - tre anni - qualcuno (i risparmiatori) si accorgerà che sotto la vernice c'è la solita spazzatura, ma sarà troppo tardi. 

Nel frattempo qualcuno (banchieri/speculatori) avrà fatto molti guadagni e li avrà messi al sicuro, ma non dite di averlo visto a cena con Renzi o con la Boschi.

 

Truffa Banca Etruria e la lettera segreta di Draghi

Sono ormai evidenti le responsabilità di Banca d'Italia, Consob e Ministero dell'Economia nella tragica vicenda del salva-banche che ha fatto emergere la truffa a danno di migliaia di risparmiatori, salva banche what ever it takesnon solo delle quattro banche fallite ma anche di decine di altri casi in cui i clienti hanno dovuto vendere in perdita le obbligazioni acquistate o le azioni sottoscritte negli aumenti di capitale.

Persino il taciturno Presidente Mattarella è intervenuto per deplorare gli organi di vigilanza che non tutelano il risparmio dei cittadini e ha di fatto dato il via libera a quella commissione di inchiesta parlamentare che il governo Renzi cercava di evitare o annacquare. 

Si capirà subito se la commissione d'inchiesta sarà una cosa seria o un fumo negli occhi, non solo per la sua composizione ma soprattutto per i poteri che le saranno conferiti, primi tra tutti quelli di desecretare la documentazione presso banche, organi di vigilanza, ministeri ecc.

Tra i documenti da desecretare ci sarà anche la lettera segreta che Mario Draghi scrisse nell'autunno del 2013 alle istituzioni europee in merito ai rischi di togliere in parte la rete di protezione statale alle banche fallite (bail in) ?

La lettera segreta di Draghi appare nelle cronache dei giornali a fine ottobre 2013, dopo che La Repubblica ne aveva fatto filtrare il contenuto; il 19 ottobre 2013 Federico Fubini scrive:

"Lettera segreta di Draghi alla Ue: "No al giro di vite sui bond bancari" - Bce contro la Bundesbank: pericolose le nuove regole europee sui bilanci degli istituti di credito. La missiva inviata il mese scorso alla Commissione europea . Il mese scorso, Mario Draghi ha scritto alla Commissione di Bruxelles prendendo precauzioni perché l'esistenza stessa della sua lettera restasse un segreto. Solo pochissimi dovevano saperlo, perché l'iniziativa del presidente della Banca centrale europea tocca il tema oggi più sensibile per l'area euro: come far fronte alle esigenze di capitale delle banche, che potrebbero rivelarsi molto forti, quando l'esame della nascente vigilanza europea le avrà messe a nudo. Si tratta di un tema apparentemente tecnico, ma la sua importanza per interi Paesi sta diventando sempre più evidente. In questo, a ragione o a torto, l'Italia è al centro dell'attenzione. (...)

Secondo varie persone con una conoscenza diretta, la lettera di Draghi a Bruxelles contiene un messaggio di fondo: bisogna evitare di imporre perdite a chi ha investito in obbligazioni delle banche, almeno per il momento, se ciò può destabilizzare il sistema finanziario in Europa. (...)

  la Bce potrebbe impartire agli istituti l'obbligo di rafforzare il capitale anche di decine di miliardi di euro. Il problema è come farlo, perché in Italia, in Spagna o nella stessa Francia ormai è quasi impossibile trovare privati pronti a mettere capitale in banche che rendono così poco.(...)

 Draghi però teme che imporre ora perdite sui bond, potenzialmente per decine di banche europee allo stesso tempo, può destabilizzare i mercati. In Italia ci sono 2,7 miliardi di bond bancari subordinati in scadenza nel 2014 e 4,6 nel 2015. Gli investitori reagirebbero al timore di essere colpiti vendendo i bond, dunque aumentando i costi di finanziamento delle banche; ciò aggraverebbe la stretta al credito per le imprese. In più, gli obbligazionisti potrebbero trascinare le banche e la Bce in una serie infinita di ricorsi in tribunale.

A Bruxelles qualcuno osserva che, con la sua lettera, Draghi ha abbandonato la sua neutralità in difesa interessi italiani. Di certo il presidente della Bce non la vede così, ma conosceva questo rischio e anche per questo voleva mantenere il segreto. Il fatto che abbia agito lo stesso, dà la misura delle sue preoccupazioni.  

Dunque nel 2013 Draghi era a conoscenza che le banche italiane, ma non solo, si stavano patrimonializzando a scapito dei risparmiatori, ma anzichè chiedere agli organi di vigilanza di tutelare i cittadini, scrive segretamente alla commissione UE per perorare uno slittamento o modifica delle norme sul bail in. Il suo ragionamento è che non bisognava creare intralci all'operato delle banche che avevano bisogno disperato di capitali. "What ever it takes" era già allora il suo motto, e Draghi riteneva quindi di vitale importanza che il gioco dei salvataggi rimanesse ancora a carico degli Stati: far emergere il rischio delle obbligazioni bancarie significava impedire alle banche di capitalizzarsi.

Del resto Draghi era ancora in Banca d'Italia quando nel 2011 arrivò Vegas alla Consob e dopo pochi giorni eliminò l'indicatore di rischio dai prospetti di collocamento dei titoli bancari, e prima ancora aveva gestito alcune delle più misteriose vicende del sistema italiano tra cui spicca quella del Montepaschi e dei suoi derivati.

Draghi in BCE sta continuando a fare quello che dagli anni '90 in poi ha sempre fatto, in tutti i suoi passaggi di carriera: risolvere a qualsiasi costo i problemi di oggi scaricandoli su chi li dovrà gestire in futuro: dai derivati che servirono per mascherare il deficit statale prima dell'ingresso nell'euro (di cui ancora paghiamo miliardi senza sapere quanti saranno, perchè la materia è stata secretata) alle crisi bancarie nascoste per convenienze politiche, fino all'azzardo morale creato con le manovre monetarie LTRO, QE e via dicendo, con cui le banche sono tornate all'arrogante baldanza predatoria, whateverittakes.

C'è un filo rosso che lega il fallimento di Banca Etruria alla mancata vigilanza sui rischi bancari e alla gestione delle emergenze degli ultimi 10 anni. La lettera segreta di Draghi sarebbe un tassello molto utile che la futura Commissione d'inchiesta sulla truffa del salvabanche dovrebbe acquisire.

(segue)

 

Truffa salva-banche, il ruolo di draghi whateverittakes

salva banche what ever it takesDopo il suicidio del pensionato Luigino D'Angelo di Civitavecchia, indotto al gesto estremo dopo aver perso soldi e dignità a causa del salva-banche, un coro unanime punta il dito dell'accusa nei confronti di chi doveva vigilare e tutelare i piccoli risparmiatori.

E' ormai evidente che c'è stato un concorso di irresponsabilità, colpe e reati che riguardano i vertici delle banche - non solo le quattro fallite ma molte altre - e gli apparati degli organi di vigilanza, Banca d'Italia e Consob in primis.

Ma c'è qualcosa o qualcuno che ha generato il contesto in cui il malaffare degli amministratori bancari si è nascosto dietro le "necessità" dello stato di crisi al punto da giustificare le prassi truffaldine se servivano a nascondere la realtà.

Dal 2008 in poi le banche di ogni paese e dimensione hanno goduto di una "sospensione della legalità" in virtù dello stato di crisi. Le autorità internazionali e locali hanno fatto a gara per evitare dispiaceri ai banchieri con controlli troppo rigorosi: "C'è la crisi" e "dobbiamo salvare il sistema bancario per far ripartire l'economia" sono diventati il motivo conduttore delle politiche monetarie di tutti i governi. Per convincere gli incerti (Tsipras) è bastato chiudere le banche per qualche giorno.

Lo "stato di necessità" ha aumentato l'arroganza e il senso di impunità dei banchieri. I politici hanno fatto a gara per evitargli dispiaceri, chiedendo in cambio la solita merce, favori e consenso.

Nei racconti dei truffati dalle banche emergono le prove di questa supponenza: per convincere i più scettici ad acquistare azioni o obbligazioni, i "consulenti" delle banche sfoderavano l'arma nucleare, il whateverittakes di Mario Draghi.

"Le banche non corrono rischi, non possono fallire perché c'é Draghi che farà qualsiasi cosa per salvarle"

Il whateverittakes è diventato lo scudo del sistema bancario, non solo da un punto di vista tecnico ma soprattutto perchè ha fornito la cornice politica alle strategie finanziarie. Grazie a Draghi le banche sono percepite come più sicure, al punto da potersi permettere il lusso di "risolverne" qualcuna, per poi "salvarla" dimostrando che il sistema è forte e sano.

Il QE di Draghi non ha risollevato l'economia reale dell'Europa ma ha consentito alle banche europee di tornare  fare i soliti affari, come dimostra la vicenda del salva-banche. "Grazie a Draghi, comprare i titoli delle banche è un affare. Ottimi interessi e rischio zero." E' stato questo, fino a pochi giorni fa, il ritornello che le banche hanno raccontato ai risparmiatori. Se l'ostacolo ad un così facile guadagno era rappresentato da un banale questionario MIFID, in pochi minuti lo si poteva superare.

Il QE di Draghi crea un clima di "fiducia" apparente che in realtà maschera l'azzardo morale sia delle banche che dei governi, all'ombra del quale fioriscono le truffe.

La vicenda del salva-banche sta squarciando l'omertà che da molti anni ha garantito il sistema bancario e mette a rischio sia il quadro politico che quello finanziario.

La conseguenza infatti è che Renzi viene visto come l'amico delle banche truffaldine (anche senza scomodare la Boschi)e le banche vengono prese d'assalto dai risparmiatori che voglio disinvestire i titoli "strani". E' una miscela esplosiva in un magazzino di polvere da sparo.