Strage ad Ankara, la Turchia sprofonda

strage ankara

 

Giovani che si tengono per mano, mentre alle loro spalle qualcuno cerca di spezzare la forza che li unisce, ammazzandone più di 100.

Tenersi per mano, contro il terrore. E' la sfida di questo tempo

"This is an attack by our nation against our people"  Da Hurryet Daily News: Selahattin Demirtaş, the co-chair of the People’s Democratic Party (HDP) whose members are among the victims of the Oct. 10 Ankara attack, harshly criticized both government and President Erdogan for poor inspection on recent similar attacks

“We have lost almost 150 of our people before and after the elections,” he said in Ankara, referring to the June 7 elections that failed to produce a one-party or coalition government but brought the HDP to the parliament as a party group as it surpassed the 10 percent election threshold. “There is nobody who has been designated as ‘responsible’ around. There is no effective investigation. There will be none regarding today's attack either. This is not an attack against unity of our state and nation. This is an attack by our nation against our people" he said. 

Un'altra strage in Turchia, più di 100 morti e centinaia di feriti, un'altro colpo durissimo in un paese schiacciato dalla repressione interna del regime di Erdogan e dalla implosione degli equilibri precari del Medio Oriente con l'aggressione dei terroristi isis

Una pacifica manifestazione di giovani pacifisti trasformata in tragedia, il più grave attentato nella storia della Turchia.

Qualcuno sta cercando di esportare in Turchia i modelli di crisi tipo Egitto, Libia o Siria. Mancano solo 20 giorni alle nuove elezioni dopo che le precedenti avevano segnato una sconfitta per Erdogan e la vittoria del partito curdo di Demirtas. 

La TURCHIA non incorona Erdogan

Le elezioni in Turchia ruotavano attorno ad un quesito: riuscirà il partito di Erdogan a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e quindi consentire al suo capo di cambiare l'assetto istituzionale del Paese ?

Gli unici che potevano impedire il progetto "monarchico" di Erdogan erano i curdi dell'HDP, il partito rinato attorno alla figura di Demirtas con un chiaro accento progressista e popolare. Superando la soglia del 10 % (sbarramento per partecipare alla divisione dei seggi) l'HDP ha tolto la maggioranza numerica al partito di Erdogan, che potrà formare un governo di minoranza ma non cambiare la costituzione.

Il successo dei Curdi è strepitoso, perché ottenuto contro le pesanti intimidazioni che hanno provocato morte e paura, con le bombe ai comizi e l'arresto dei giornalisti. Sono lontani i tempi in cui il potere politico turco poteva emarginare e perseguire milioni di Curdi perché "terroristi". La legittimazione politica ed etnica di HDP è un salto di qualità da cui non si torna indietro.

Forse gli alberi potranno ricrescere a Gezj Park, a meno che Erdogan, come tutti i dittatori sul viale del tramonto, non voglia cercare la soluzione di forza ... con altra benzina ad alimentare le fiamme che già bruciano dalla Siria all'Ucraina.