Chi si illude di Al Sisi e perché ?

Quale sia il livello di considerazione che il dittatore egiziano Al Sisi ha nei confronti del governo italiano lo dimostra l'arresto di  Ibrahim Metwally Hegazy, padre di un ragazzo ucciso dai servizi segreti, avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani in Egitto e legale della famiglia Regeni per l'accertamento della verità sull'omicidio di Giulio.

omicidio Regeni

 

Metwally era "scomparso" poco prima di partire per un convegno dell'ONU sui diritti umani, e la sua prigionia è stata "oscurata" per due giorni (in chissà quali condizioni) per essere poi resa pubblica con i soliti capi di imputazione che sono previsti quando si cerca di eliminare un rappresentante dei diritti umani: attività contro lo Stato.

L'arresto di Metwally è la smentità più evidente e violenta alle improvvide dichiarazioni di Alfano-Gentiloni sull'opportunità di inviare un ambasciatore italiano al Cairo: la ripresa dei rapporti diplomatici sarebbe tornata utile per l'accertamento della verità sull'omicidio di Giulio Regeni, come vuole farci credere il ministro degli esteri.

E per dimostrare la collaborazione tra autorità egiziane e italiane viene arrestato l'avvocato Metwally !! 

E' questa la collaborazione che ci si può aspettare dal regime di Al Sisi !? E' questo che il ritorno di un ambasciatore al Cairo dovrà agevolare, oltre alla riapertura dei fiumi di tangenti per il traffico di armi e petrolio?

Gentiloni si è affrettato, dopo la notizia dello "schiaffo" ricevuto con l'arresto del rappresentante del Egyptian Commission For Rights and Freedom, a fare l'ennesimo ipocrita proclamo : "trovare la verità sull'uccisione di Giulio Regeni è un dovere di Stato".

Come era un dovere di Stato accertare la verità sulla strage di Ustica di 37 anni fa, depistata e oscurata da interessi diplomatici e militari.

Sull'omicidio Regeni ci sono stati finora molti proclami e molte atroci prese in giro, e neanche un pezzetto minuscolo di verità.

 

La verità' per Giulio Regeni può attendere

Alfano si è stancato di non avere un ambasciatore in Egitto per colpa di quelli che chiedono sia fatta piena luce sul terribile omicidio di Giulio Regeni

 

Il ministro degli esteri si è accorto che il regime egiziano continua a coprire mandanti ed esecutori, cioè se stesso, e nonostante le promesse di "collaborazione" i tempi delle indagini si allungano artatamente.

Ma d'altra parte al ministro degli esteri italiano, per conto del governo e di chi lo sostiene, interessa che prima delle prossime elezioni (italiane) i rapporti diplomatici con il regime di Al Sisi tornino alla normalità, perché ci sono in ballo affari miliardari da portare a termine (prima delle elezioni).

E per non perdere tempo si lavora anche a Ferragosto, pur di trovare un nuovo ambasciatore da inviare al Cairo per ricucire i "rapporti".

La Famiglia di Giulio protesta ed esprime la sua "indignazione per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano di rimandare l'ambasciatore al Cairo. Ad oggi, dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l'uccisione di Giulio. Solo quando avremo la verità l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità. La decisione di rimandare ora, nell'obnubilamento di ferragosto, l'ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte".

https://www.amnesty.it/veritapergiulioregeni-grave-ritorno-dellambasciatore-italiano-egitto/

 

https://www.menoopiu.it/post/omicidio-regeni-un-altra-finta-verita-per-coprire-il-regime-al-sisi

 

Omicidio Regeni e la mezza verità da far accettare ai genitori

AGGIORNAMENTO: 

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla partenza degli inquirenti egiziani che già si scopre come i tabulati telefonici siano stati manipolati e cancellati di alcuni SMS scambiati da Giulio poco prima di essere sequestrato.

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La verità sulle spaventose torture subite da Giulio Regeni e sulla sua morte è ancora lontana, anche dopo il recente incontro tra il magistrato egiziano e quello italiano che si occupa del caso.
L'unico elemento di "novità" è dato dall'ammissione degli inquirenti egiziani che Giulio sarebbe stato indagato e pedinato per alcuni giorni dalla polizia del Cairo sulla base di una segnalazione - denuncia fatta dal capo del sindacato degli ambulanti, con il quale il giovane ricercatore aveva avuto contatti e contrasti per una presunta promessa di soldi in cambio di informazioni al lavoro di ricerca sui sindacati in Egitto.

L'indagine della polizia egiziana sarebbe durata tre giorni e poi sospesa per mancanza di fatti sostanziali e quindi non ha alcun collegamento con l'uccisione del giovane.

Questa notizia - che dal punto di vista delle indagini è priva di utilità - è invece molto importante nella costruzione di una "mezza verità" che possa accontentare sia l'apparato di regime di Al Sisi sia la parte italiana, il governo, la famiglia di Giulio e il vasto movimento che si è creato attorno alla richiesta di "VERITA' PER GIULIO REGENI".

Si cerca in tal modo di aprire una pista in cui incanalare l'indagine verso soggetti collegati al sindacato degli ambulanti, che notoriamente è una struttura infiltrata dagli apparati di sicurezza interna che li usano come "telecamere viventi" e capillari per scopi repressivi, che possa far intuire senza però ammettere che pezzi impazziti dei servizi abbiano rapito e ucciso Giulio per motivi personali.

Si ritorna in pratica a 7 mesi fa, quando dopo il ritrovamento del corpo di Giulio iniziarono i depistaggi con la costruzione di indizi incredibilmente inverosimili che portarono all'uccisione di cinque egiziani presunti rapitori, che poi si scoprì erano estranei e vittime sacrificali nel tentativo di costruire una "verità" di comodo.

Quello che stupisce, anzi preoccupa, è che questa volta sia la magistratura ma soprattutto i politici italiani abbiano espresso "cauto ottimismo" di fronte alla disponibilità degli egiziani, i quali hanno aggiunto di voler incontrare i genitori di Giulio per esprimere il loro cordoglio.

Leggendo tra le righe, se ne deduce che :
1) La verità vera non potrà mai essere accertata, perchè chiama in causa direttamente Al Sisi e i suoi aguzzini più in vista;
2) Le relazioni diplomatiche e di affari tra Italia ed Egitto (ENI, aerei militari, infrastrutture, presenza in Libia, ecc) impongono di trovare una soluzione rapida e accettabile per entrambi;
3) L'ostacolo principale alla soluzione di compromesso è rappresentato dalla famiglia di Giulio e dal movimento di opinione che pretende una "verità vera" sulla terribile morte del giovane.
4) Le prove utili a costruire la "mezza verità" non sono quelle raccolte dalle autorità egiziane, bensì quelle richieste dagli inquirenti italiani (tabulati telefonici e videoregistrazioni).

Solo quando tutti questi elementi saranno combinati e incastrati l'uno con l'altro, non importa se la verità sarà parziale, si potrà chiudere il caso Regeni, con grande soddisfazione di Renzi e di Al Sisi. 

L'importante ora è accreditare l'immagine di un Egitto che "finalmente collabora" alla ricerca della verità, perchè questo consente agli affari(sti) di rimettersi subito in moto, prima ancora che l'inchiesta sia conclusa.

Gli ostacoli che riguardano solo i rispettivi governi sono già superati o superabili: a bloccare tutto resta l'ostinata volontà dei genitori e di quanti non si accontentano delle bugie di Stato.

 

AGGIORNAMENTO: 

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla partenza degli inquirenti egiziani che già si scopre come i tabulati telefonici siano stati manipolati e cancellati di alcuni SMS scambiati da Giulio poco prima di essere sequestrato.

 

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-trattativa-sulla-versione-ufficiale

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-Anonimo-rilancia-laccusa-ai-servizi-segreti-mentre-lENI-annuncia-aver-trovato-altro-gas-in-Egitto

https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni

Omicidio Regeni, Anonimo rilancia l'accusa ai servizi segreti mentre ENI annuncia di aver trovato altro gas in Egitto

 Una casuale coincidenza ha voluto che nello stesso giorno in cui  l'ENI annunciava la scoperta di un altro grande giacimento di gas  a 12 chilometri dalla costa dell'Egitto, la Repubblica ha diffuso    un'inchiesta sull'omicidio di Giulio Regeni condotta sulla base di  un dossier inviato da un Anonimo  che conferma e dettaglia  la  precedente lettera di un altro (o medesimo ?) Anonimo  (https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni)  e avvicina ulteriormente la scoperta della verità.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/09/news/la_faida_tra_servizi_dietro_la_fine_di_regeni_accanto_al_corpo_una_coperta_militare-141606948

 Nel dossier presentato dai giornalisti Carlo Bonini, Giuliano Foschini e Fabio Tonacci  si consolidano alcune verità:

1) Giulio Regeni sarebbe stato spiato fin dal suo arrivo al Cairo (settembre 2015). Qualcuno dall'Inghilterra aveva avvisato i servizi egiziani ?

2) La gestione del dossier su Giulio Regeni sarebbe statta al centro di una faida interna ai servizi di sicurezza - polizia contro militari, con questi ultimi nella parte dei duri che alla fine avrebbero assassinato il giovane ricercatore.

3) Il ritrovamento del corpo martoriato di Giulio con vicina una coperta militare (particolare inedito finora taciuto ) sarebbe stato un avvertimento/denuncia ad al Sisi da parte del servizio di sicurezza "civile"e un segno di accusa per quello militare.

4) nel reportage di Repubblica  il ruolo di al Sisi sembra quello della bella statuina, in balia dei suoi apparati e delle loro faide interne, un'ipotesi che già circola da mesi nelle stanze del potere al Cairo. E' un tentativo di decolpevolizzare il dittatore e in qualche modo riabilitarlo come interlocutore bisognoso di assistenza da parte dei paesi occidentali?

A lato dell'inchiesta di Repubblica si sviluppa l'ipotesi inquietante che Giulio Regeni sarebbe stato mandato allo sbaraglio - più o meno consapevolmente - dai servizi inglesi ;  perchè i docenti universitari di Cambridge che lo avevano accreditato per la ricerca a il Cairo si sono rifiutati di rispondere alle domande dei magistrati italiani?

Alcuni passi dell'inchiesta di Repubblica: 

 "Subito dopo il suo ingresso nel Paese - si legge nell'incarto recapitato alla nostra ambasciata in Svizzera - la Sicurezza Nazionale (il Servizio segreto civile, ndr) apre il fascicolo numero "333//01 intelligence anno 2015", il cui supervisore è l'allora Capo del Servizio, il generale Salah Hegazy (...)"

 "Spionaggio per conto di Italia e Gran Bretagna. Istigazione ad assassinare il presidente della Repubblica e autorevoli personalità dello Stato. Istigazione al sabotaggio e lo sciopero al fine di bloccare il ciclo produttivo. Manipolazione dell'immagine e dell'azione operaia in Egitto. Perpetrazione di azioni specifiche al fine di suscitare conflitti tra le fila operaie, creare disordine all'interno del Paese nonché calunniare l'Egitto con l'accusa di guidare il terrorismo. Istigazione degli operai a manifestare contro la legge e le istituzioni al fine di sovvertire il governo". Una costruzione paranoica che conosce il suo culmine quando Giulio entra in contatto con un ragazzo....

Il 19 dicembre del 2015, il generale Salah Hegazi viene rimosso dall'incarico di Capo della Sicurezza Nazionale e sostituito dal generale Mohammed Shaarawi. Pagherebbe due colpe. La pigrizia con cui ha gestito il fascicolo Regeni, ma soprattutto la decisione di sollevare dall'incarico il maggiore che ha scoperto il contatto tra Giulio e Whalid, il ragazzo che del generale è parente. L'ufficiale defenestrato si lamenta infatti con il generale Abbas Kamil, uno degli uomini più potenti del Regime, capo dello staff di Al Sisi e suo potente braccio destro. E Kamil reagisce. "Dispone - si legge nel dossier - che il fascicolo Regeni venga trasferito dalla Sicurezza Nazionale alla direzione dei Servizi segreti Militari, sotto il controllo del generale Mahmud Farj al Shihat" ... 

Il Boia si mette a lavoro su Giulio che, ignaro, è in Italia per le vacanze di Natale. Al Cairo, scoppia l'inferno tra la Sicurezza Nazionale e i Servizi Militari, che ormai si contendono il giovane ricercatore italiano come un trofeo che dà corpo a tutte le paranoie del regime. Lo Spionaggio esterno e il Nemico interno. Il ministro dell'Interno Abdel Ghaffar entra nella contesa. Con una lettera inviata ad Al Sisi (di cui il dossier riporta quello che ne sarebbe il testo), denuncia il "trasferimento illegale della pratica", l'"umiliazione" della Sicurezza Nazionale e del suo lavoro che "ha consentito di sollevare il coperchio sul ragazzo italiano e sulla rete cospiratrice a cui era collegato" e chiede che il caso venga restituito alla Sicurezza Nazionale.

Sappiamo che Giulio muore nelle 48 ore precedenti il suo ritrovamento, nella tarda mattinata del 3 febbraio. Ma perché far ritrovare il corpo? È ancora il dossier - ma non solo, come vedremo - a fornire ora una risposta plausibile. "All'alba del 3 febbraio, i Servizi segreti Militari consegnano il cadavere di Regeni alla Sicurezza Nazionale, ordinando di affrettarsi a seppellirlo con i suoi effetti personali in un'area del quartiere 6 Ottobre utilizzata dalla Polizia per far scomparire i sequestrati illegalmente e gli ignoti". Ma l'ordine non viene eseguito come i Servizi Militari vorrebbero. "Quella mattina, all'alba, il responsabile della struttura della Sicurezza Nazionale nella zona 6 ottobre raggiunge telefonicamente il generale Shaarawy. Lo informa dell'accaduto e dell'ordine ricevuto. Il generale Sharaawy si oppone e ordina al suo ufficiale di liberarsi rapidamente del corpo abbandonandolo in un luogo allo scoperto, in una delle strade desertiche vicine alla struttura in cui era stato consegnato dai Servizi Militari, di conservarne gli effetti personali e di recarsi personalmente nel suo ufficio per consegnarglieli. Lo stesso Sharaawy riferirà poi al ministro dell'Interno Ghaffar, informandolo di aver disposto la custodia degli effetti personali di Regeni in una cassaforte della Sicurezza Nazionale".

...Lo spaccato della resa dei conti interna al Regime si sovrappone come un calco a quanto, proprio in quei giorni, si legge nell'analisi ("The Egyptian media, the Conflict of Agencies and the President") di un autorevole think-tank come il "Washington Institute for near Policy". "Con la presa del Potere da parte di Al Sisi è ripreso il conflitto tra i Servizi segreti del Paese. La Sicurezza Nazionale tenta di recuperare il dominio che ha avuto nell'era di Mubarak. Il Servizio Militare, di cui Al Sisi è stato direttore e con cui ha stretti legami, lotta per evitare che non si pongano le condizioni per un nuovo Mubarak e una nuova Rivoluzione (...) È un conflitto non più nascosto. Bisognerà capire quanto in profondità si spingerà".

È in quella settimana di marzo, dunque, che, al Cairo, la verità su Regeni diventa un lusso che nessuno può più in alcun modo permettersi. "Shaarawy - scrive l'Anonimo - ha ora in mano anche la registrazione della riunione con il ministro e con Abbas Kamil". Ricatto chiama ricatto. Tutti colpevoli e dunque nessun colpevole. .."

Come presentare questa verità al governo e all'opinione pubblica italiana ? senza pregiudicare gli equilibri interni al sistema di potere egiziano ?  Ecco che si fa strada un'ipotesi che consentirebbe di superare lo stallo diplomatico senza togliere quasi nulla alla verità vera.

L'annuncio della scoperta del giacimento dell'ENI, che in teoria avrebbe dovuto sospendere le sue attività fino a quando l'Egitto non avesse fatto piena luce sull'omicidio di Giulio Regeni, sembra essere un messaggio trasversale ad Al Sisi: "nella faida tra i tuoi servizi ti conviene far emergere la verità, fare la parte di quello che è stato messo in mezzo suo malgrado, sacrificare la testa di qualche vertice dell'apparato militare, riconoscendone la responsabilità dell'omicidio, e consentire quindi di ripristinare le relazione d'affari precedenti. Noi siamo pronti, ce n'è in abbondanza per tutti ". La coincidenza è casuale.

 

Foreign Office, i servizi segreti egiziani hanno ucciso Regeni

Il Foreign Office della Gran Bretagna ha chiesto ufficialmente al governo egiziano di indagare sulle responsabilità dei servizi segreti per l'omicidio di Giulio Regeni.

"Following consultation with the Italian government, we raised the investigation into Regeni’s murder with the Egyptian authorities on a number of occasions. In these conversations, we called for a full and transparent investigation and full cooperation with the Italian investigators"

"We are aware of allegations that the Egyptian security forces were responsible for the murder of Regeni. These are unproven, but we urge the Egyptian authorities to consider every possible scenario as they investigate"

Per tutta risposta il regime di Al Sisi ha lanciato una campagna di repressione ancora più feroce: è stato arrestato Ahmed Abdallah, Regeni, arrestato in Egitto consulente della famiglia: "Liberatelo"presidente del consiglio d'amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, ong che offre consulenza ai legali della famiglia Regeni. L'accusa è promozione del terrorismo.

 

Assieme a lui, sono stati arrestate decine di persone, giornalisti e attivisti per i diritti civili, tra cui Sanaa Seif e l'avvocato Malek Adly.

 

Omicidio Regeni, la verità nebulizzata

La notizia diffusa dalla  Reuters sull'omicidio di Giulio Regeni (Egitto, Regeni detenuto da polizia prima di omicidio, http://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN0XI20J) va letta tra le righe.

Sarebbero 6 le fonti egiziane ufficiose che hanno ricostruito le prime fasi del sequestro di Regeni da parte della polizia e del successivo trasferimento in un luogo gestito dai servizi segreti di sicurezza.

Le sei fonti sono di diversa provenienza: servizi segreti egiziani e polizia interna, come a dire che non si tratta di una sola versione, e pertanto le nuove rivelazioni sono ancor più attendibili e provate di quelle trapelate alcune settimane fa (https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni).

" ... tre agenti dell'intellingence e tre fonti investigative hanno confermato in maniera indipendente a Reuters che la polizia aveva preso in custodia Regeni prima della sua morte. Alla domanda se sia stato portato alla stazione di polizia di Izbakiya al Cairo, come riferito da alcune fonti, un funzionario del ministero dell'Interno ha detto di non voler rispondere .."

Significa che una parte dei servizi egiziani ha mantenuto aperto un canale di comunicazione con le autorità italiane ? che è in atto uno scontro interno agli apparati di regime di Al-Sisi ? 

Oppure, più semplicemente, da entrambe le parti si prende atto dei rispettivi vincoli e si cerca una via di uscita : si sta cercando di "nebulizzare la verità" in modo da farla "intravedere" senza però materializzarla in un unica immagine, in un unico corpo di procedimenti e atti ufficiali. E' una verità frazionata in tante piccole parti, che si negano e si ammettono senza approdare a nulla di definitivo,  per far passare il tempo necessario a decantare la situazione e riprendere gli affari come prima. 

Il governo Renzi ha già mandato segnali in tal senso, tramite le sue avanguardie verdiniane: gli interessi economici tra Italia ed Egitto sarebbero troppo grandi ed importanti per poterli piegare alle ragioni della verità sui diritti umani. E poi, se gli italiani non chiudono un occhio, ci sono sempre i francesi che ne chiudono due, come ha dimostrato la recente visita di Hollande ad al-Sisi.

 

Omicidio Regeni, richiamato l'ambasciatore dal Cairo

Un comunicato del Ministero degli Esteri italiano annuncia il richiamo dell'ambasciatore al Cairo, prendendo atto che gli egiziani inviati a Roma da Al Sisi continuavano a raccontare infami bugie sull'omicidio di Giulio Regeni, torturato e assassinato  dagli apparati polizieschi del dittatore.

"Il Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell'Ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. La decisione fa seguito agli sviluppi delle indagini sul caso Regeni e in particolare alle riunioni svoltesi a Roma ieri e oggi tra i team investigativi italiano ed egiziano. In base a tali sviluppi si rende necessaria una valutazione urgente delle iniziative più opportune per rilanciare l'impegno volto ad accertare la verità sul barbaro omicidio di Giulio Regeni."

 Ma l'Egitto afferma di non aver ricevuto notifiche sul richiamo dell'ambasciatore italiano, secondo Ahramonline:

 Egyptian foreign ministry's spokesman, Ahmed Abu Zeid, said the ministry hadn't been notified officially about the recall, and did not know the reasons for the decision, "particularly as no statement has been issued yet regarding the results of the meeting between the Egyptian and Italian investigation teams looking into the case of the murder of Italian student Giulio Regeni."

 

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-la-versione-ufficiale

La verità vera sull'omicidio Regeni

Le lettere di un anonimo alto funzionario del regime di Al Sisi consegnano ai magistrati e ai vertici politici italiani la vera verità sull'assassinio di Giulio Regeni.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/04/06/news/_ecco_chi_ha_ucciso_giulio_l_accusa_anonima_ai_vertici_che_svela_tre_dettagli_segreti-136996781

Il racconto circostanziato degli ultimi terribili giorni di Giulio, ricostruito da Carlo Bonini su Repubblica, indica i mandanti e gli esecutori dell'infame assassinio:

"L'ordine di sequestrare Giulio Regeni - scrive l'Anonimo - è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza"

Quindi, tra il 26 e il 27 gennaio, "per ordine del Ministero dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar", viene trasferito "in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City". Di fronte ai suoi nuovi aguzzini, Giulio continua a ripetere di non avere alcuna intenzione di parlare se non di fronte a un rappresentante della nostra ambasciata. "Viene avvertito il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, che chiede e ottiene direttive dal ministro dell'Interno su come sciogliergli la lingua.

Tre giorni di torture non vincono la resistenza di Giulio. Ed è allora - ricostruisce l'Anonimo - che il ministro dell'Interno decide di investire della questione "il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l'ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perché venga interrogato da loro". È una decisione che segna la sorte di Giulio. "Perché i Servizi militari vogliono dimostrare al Presidente che sono più forti e duri della Sicurezza Nazionale  ...

in attesa che si decida che farne". La "decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell'Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja ", nelle stesse ore in cui il ministro Guidi arriva al Cairo chiedendo conto della scomparsa di Regeni. "Nella riunione venne deciso di far apparire la questione come un reato a scopo di rapina a sfondo omosessuale e di gettare il corpo sul ciglio di una strada denudandone la parte inferiore. Il corpo fu quindi trasferito di notte dall'ospedale militare di Kobri a bordo di un'ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria".

 

Nomi, luoghi e fatti circostanziati che indicano in Abd al-Fattah al-Sisi, capo della dittatura militare egiziana, il responsabile numero 1 dell'assassinio di Giulio.

Al Sisi sapeva del sequestro del giovane italiano e poteva intervenire per salvarlo; non solo non lo ha fatto, ma ha ordinato di proseguire le sevizie e torture fino alla morte.

Questa è la conferma della verità che tutti intuivamo fin dall'inizio. https://www.menoopiu.it/post/Giulio-Regeni-ucciso-dalla-polizia-egiziana

Va dato atto al team di investigatori italiani di aver compiuto una impresa notevole per accertare la verità.

Va dato atto al governo Renzi, dopo le incertezze iniziali, di aver fatto un salto di qualità nel braccio di ferro diplomatico con la cricca di Al Sisi. Ora si tratta di far seguire atti coerenti alle responsabilità che stanno emergendo. Il regime di Al Sisi ovviamente negherà le accuse e proporrà una versione addomesticata, ma ormai è troppo tardi per smentire le lettere dell'Anonimo.

La verità vera sul martirio di Giulio non servirà solo a ridargli dignità e giustizia, ma è una grande vittoria per chi in Egitto combatte a rischio della vita contro una dittatura feroce e arrogante.

 

Le parole di Paola, madre di Giulio Regeni

"Sono la mamma di Giulio, non è facile essere qui. E' il dolore necessario, ce lo diciamo ogni giorno a casa, ma ora dobbiamo dircelo tutti insieme. 

Perché non è un caso isolato, come dicono gli egiziani. Questo caso "isolato" lo analizzerei da due prospettive. Se pensiamo a quello che è successo a un cittadino italiano, forse è un caso isolato.

Ripenso a un amico e a una professoressa con cui ho discusso: è dal nazifascismo che non viviamo una morte sotto tortura, ma noi non siamo in guerra. Giulio faceva ricerca, era un ragazzo di oggi. 

E' morto sotto tortura. Poi mi riferisco a quanto hanno detto gli egiziani, la parte amica degli egiziani: lo hanno ucciso come un egiziano. 

Noi abbiamo educato i nostri figli ad aprirsi al mondo. E adesso siamo qui. Ma volevo dirvi delle cose di Giulio. 

Non era un giornalista, non era una spia, era un ragazzo del futuro, perché se non è stato capito è del futuro, non di oggi. 

Voi avete visto le sue foto. Quel bel viso, sempre sorridente, sguardo aperto, postura aperta. L'ultima foto, 15 gennaio, compiva 28 anni, e il 25 è sparito. In quella foto, una foto felice, era con gli amici al Cairo, mangiavano pesce. Si divertiva. Amici di tutto il mondo. 

A quella immagine sovrapponiamo un'altra immagine. Quella del suo volto come ci è stato restituito dall'Egitto. Era diventato piccolo piccolo. Non vi dico cosa hanno fatto a quel viso. Vi ho visto tutto il male del mondo. L'unica cosa che vi ho ritrovato era la punta del suo naso. Lo abbiamo rivisto a Roma, in Egitto ci consigliarono di non vederlo. 

A Roma trovammo il coraggio. Nella sala dell'obitorio, l'ho riconosciuto dalla punta del naso. Non era più il nostro Giulio. 

Non possiamo dire: è un caso isolato: Giulio poteva aiutare l'Egitto, il Medio Oriente, studiava il sindacato, l'emarginazione. 

Un italiano che poteva fare tanto e non avremo più. Ma credo che sia accaduto anche ad altri, egiziani e non solo. E io continuerò a dire: verità per Giulio. Il 5 aprile aspettiamo gli egiziani: che cosa porteranno?"

Dalla conferenza stampa della famiglia Regeni al Senato 29/3/2016

Omicidio Regeni: la nuova versione non ufficiale

Il Ministro degli Interni egiziano Magdy Abdel Ghaffer ha messo in dubbio la versione ufficiale sulla morte di Giulio Regeni, versione da lui stesso fornita 24 ore prima, che attribuiva ad una "banda di sequestratori travestiti da poliziotti" l'uccisione del giovane italiano.

La nuova versione, per bocca del portavoce del ministro, è che la dinamica dell'omicidio "non è ancora del tutto chiara" e il ritrovamento dei documenti personali di Giulio "non significa che i membri della banda (5 uccisi dalla polizia) fossero i sequestratori e assassini del ricercatore italiano".

In sintesi, l'incapace ministro di Al-Sisi ha dovuto prendere atto che la menzogna con cui si é cercato di chiudere il caso è troppo grossolana, incredibile e umiliante e quindi è meglio cambiarla con un'altra.

Ma a questo punto ci sono due ulteriori bugie da spiegare: chi sono i 5 egiziani uccisi dalla polizia ? Dove sono stati trovati i documenti di Giulio e chi li aveva occultati / conservati ?

La nuova versione deve partire da queste due domande e dovrebbe essere più accettabile per il governo Renzi.

Proviamo a comporla: i cinque uccisi non erano una banda di delinquenti ma erano il gruppo al servizio di apparati di polizia, che ha ucciso Giulio Regeni, e i documenti ritrovati erano custoditi dai loro committenti. I cinque sono stati giustiziati sommariamente, per far sparire le prove / testimonianze e per trasformare la loro esecuzione in gesto "riparatorio" per il crimine commesso: il ministro Ghaffer potrà affermare che erano "violenti e incontrollabili", magari anche al servizio di forze contrarie al governo.

Erano uomini dell'apparato di terrore di al-Sisi, sono stati giustiziati per ordine del loro stesso capo, il caso è chiuso.

Questa macabra verità potrebbe essere più "gestibile", ma non è detto che gli egiziani siano disposti ad ammetterla.

 P.S. : Anche il giornale La Repubblica (nuovo corso renziano) ha collezionato una brutta figura, dopo che il suo direttore Mario Calabresi si era speso in prima persona per concordare un'intervista che serviva ad accreditare l'immagine di un Al-Sisi addolorato per la morte di Giulio e deciso a trovare la verità sull'omicidio.  

 

Giulio Regeni ucciso da Al-Sisi

La "verità" sull'omicidio di Giulio Regeni promessa da Al-Sisi è arrivata, ed è più infame di ogni prevedibile "verità" manipolata. Ad uccidere il giovane italiano sarebbero stati 5 cadaveri di 5 delinquenti comuni.

 

A riprova della loro colpevolezza sono stati fatti ritrovare gli effetti personali di Giulio, compreso il passaporto. Nessuno potrà smentire la verità di Al Sisi. 

Come faranno Renzi, l'intelligence italiana e l'apparato affaristico che ruota attorno al suo alleato Al Sisi a dare credito alla beffarda "verità" sull'omicidio di Giulio ?

Indagheranno sulla morte degli indagati per l'omicidio di Giulio Regeni. Solo per chi non è dotato di intelligence, la nuova "verità" di Al Sisi sembra essere un'ammissione di colpa.

https://www.menoopiu.it/post/Omicio-Regeni-al-Sisi-propone-una-versione

Shaimaa e la licenza di uccidere in Egitto

Shaimaa el-Sabbagh era un'attivista politica,uccisa da un poliziotto durante una manifestazione a Il Cairo il 24 gennaio 2015.

Il poliziotto fu riconosciuto colpevole della morte e condannato a 15 anni di reclusione. Ora una sentenza della Corte egiziana ha annullato la condanna e ha stabilito che l'uccisione di manifestanti ed oppositori in Egitto non è perseguibile. Come non saranno perseguiti, se mai venissero individuati, gli assassini di Giulio Regeni. Perché era "sospettato di essere una spia" e chi lo ha torturato e ucciso lo ha fatto per "legittima prevenzione", secondo i criteri del regime di al-Sisi.

Omicidio Regeni trattativa sulla versione ufficiale

Il governo Renzi sta trattando con l'Egitto per  trovare una versione "credibile" dell'assassinio di Giulio Regeni, ora che tutti sanno che è stato vittima degli apparati di terrore di Al Sisi.

 

Ma come ha precisato il ministro degli esteri Gentiloni, l'accordo sulla versione da far digerire all'opinione pubblica italiana è ancora lontano.

L'Italia si accontenterebbe di una verità che scarica le colpe su un settore deviato della polizia segreta che avrebbe agito all'insaputa di Al Sisi, che quindi non avrebbe responsabilità sull'omicidio.

La versione viene fornita dai media del gruppo De Benedetti, Huffington Post in testa, che titola: "Giulio Regeni arrestato con 40 oppositori e torturato per due giorni all'insaputa di Al Sisi"

Leggendo l'articolo si capisce che il titolo è una forzatura, banale tecnica per diffondere veline. Gli squadroni della morte di Al Sisi eseguono centinaia di torture e violenze, figurarsi se ogni volta si premurano di avvisare il loro boss dei delitti che compiono, o di chiedere il permesso. E' altrettanto evidente che agiscono sulla base di un mandato politico e di direttive organizzate da parte dei vertici militari al potere.

Il titolo del HuffPost è la sintesi della mediazione possibile tra il governo italiano e il regime egiziano, la linea sottile per continuare a mantenere i rapporti diplomatici e di affari con l'Egitto: salvare l'immagine di Al Sisi come capo di Stato e in cambio ottenere l'ammissione delle responsabilità dei corpi di polizia deviati, che consenta di dire "giustizia è fatta".  Al di sotto di questa soglia, L'Italia sarebbe umiliata nel sentimento e nell'intelligenza collettiva, e impedita a continuare gli affari commerciali, ma l'Egitto non sembra disposto a concedere nemmeno questa sottile bugia.

E poi c'è l'opinione pubblica italiana, scossa dal racconto delle atrocità subite da Giulio, che pretende una verità vera. L'Egitto è diventato un lager a cielo aperto per volontà di Al Sisi e dell'apparato militare, protetto dal consenso delle diplomazie internazionali. Nessuno può immaginare di fare turismo su quella terra insanguinata dal sangue di Giulio Regeni e di migliaia di egiziani.

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-REGENI-il-silenzio-di-GENTILONI 

Leggi il report di Amnesty International

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-REGENI-e-il-regime-Al-SISI1

https://www.menoopiu.it/post/Giulio-Regeni-ucciso-dalla-polizia-egiziana

 

Omicidio REGENI e il regime Al SISI

Amnesty International ha denunciato la pratica della tortura e dell'omicidio sotto il regime di Abdel Fattah al-Sisi nel suo report sull'Egitto.

 Sembra di leggere il resoconto dell'omicidio di Giulio Regeni da parte dei servizi di polizia, ovvero gli squadroni della morte al servizio di al-Sisi.

... The year saw a continued dramatic deterioration in human rights following the ousting of President Mohamed Morsi in July 2013. The government severely restricted freedoms of expression, association and assembly. Thousands were arrested and detained as part of a sweeping crackdown on dissent, with some detainees subjected to enforced disappearance. The Muslim Brotherhood remained banned and its leaders were detained and jailed. Torture and other ill-treatment of detainees remained routine and was committed with impunity. Hundreds were sentenced to prison terms or to death after grossly unfair trials. Security forces used excessive force against protesters and committed unlawful killings with impunity. Women faced discrimination and violence. Some refugees were forcibly returned. Forced evictions continued. Dozens of people faced arrest and prosecution for their sexual orientation or identity. Courts imposed hundreds of death sentences; the first executions since 2011 were carried out in June. (...)

Leggi il report di Amnesty International

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