MIGRANTI in trappola sulle isole della Grecia

L'odissea dei migranti siriani che fuggono dalla guerra si ferma sulle isole della Grecia di fronte alla Turchia. 

 

Per ordine del governo greco le migliaia di profughi resteranno bloccati sulle isole, anziché imbarcati per essere trasferiti sul continente, come da accordi comunitari. I traghetti che finora hanno trasportato le famiglie in fuga non partiranno.

L'Austria ha chiuso le frontiere, i paesi balcanici altrettanto e quindi il flusso umano che la Turchia continua a produrre si blocca sulla terraferma greca. Il governo Tsipras protesta e convoca l'ambasciatore austriaco ad Atene, come si fa quando ci si prepara ad una crisi diplomatica.

Se la situazione non si risolve entro pochi giorni, le isole greche diventeranno delle vere e proprie trappole per migranti, creando le premesse per una tragedia umanitaria senza precedenti in un paese europeo. Mancanza di cibo e acqua, condizioni climatiche ed igieniche disastrose, rischio di scontri e violenze. 

Qualcuno sta forse pensando di "scoraggiare" i migranti ad intraprendere il viaggio verso l'Europa alzando il livello di rischio a cui andranno incontro?

Chi avrà la responsabilità di tutto questo?

Tsipras senza trattore

Migliaia di contadini con trattori e attrezzi di lavoro hanno invaso il centro di Atene fino a Piazza Syntagma accolti da altri cittadini che li acclamavano come un esercito di liberazione.

 

All'inizio sembrava la solita manifestazione che da mesi i diversi gruppi sociali, dai marittimi agli avvocati, dai pescatori ai dentisti, colpiti dalle manovre del governo Tsipras, svolgono per protesta. E per l'ennesima volta sarebbe stato il caso di commentare "Ve lo siete eletto, cosa andate cercando adesso ?".

Dalle ultime elezioni in poi si è verificato quello che tutti, tranne i greci, sapevano: Tsipras aveva chiesto una investitura elettorale anticipata, illudendo la popolazione di averla salvata dal baratro dell'uscita dall'euro, per poi presentare il vero conto sociale della resa di luglio. Altri tagli alle pensioni, altre tasse, altra disoccupazione, con l'aggravante "imprevista" dell'afflusso di migranti in fuga dalla Turchia.

La manifestazione di ieri è stata percepita in Grecia come una vittoria di popolo contro Tsipras. Gli scontri tra contadini armati di bastone e polizia hanno avuto un effetto diverso da quello scatenato dai "soliti anarchici" black-block.

Dopo appena pochi mesi, la vittoria elettorale di Tsipras si sta tramutando nella sua definitiva sconfitta. Anche la Troika ormai è stanca. Ancora più stanchi sono i cittadini degli altri paesi europei, ai quali le pensioni sono già state tagliate o negate.

Grecia al voto, vince la Troika

OXI Tsipras

 

Previsioni di sabato 19 settembre. Le elezioni più inutili e scontate, volute da Tsipras per suggellare il suo "pasokkio", si concluderanno come voleva la Troika: la destra di Nuova Democrazia prevale sui resti dell'exSyriza, ma non ha la maggioranza per governare da sola. 

Tsipras, ben contento di aver perso, ribalta le dichiarazioni preelettorali e si dice disposto ad un governo di "unità nazionale" con Meimarakis per completare il programma da lui sottoscritto a luglio. Cambiando l'ordine dei fattori (prevale di poco exSyr su ND) il risultato non cambia.

A completare il quadro favorevole alla Troika, cioè al governo di unità nazionale,  c'è anche l'avanzata delle ali estreme, la crescita della frammentazione e dell'astensione, tutti elementi che giustificano l'ultimo voltafaccia di Tsipras, diventato ormai il miglior discepolo di Junker.

Quando i 90 miliardi regalati dall'EU per salvare le banche e ripagare  i creditori (Troika) saranno finiti, per chi voteranno i greci ?

 

Il 79% dei Greci è contro la proposta del governo sul terzo programma di aiuti

 

Secondo un sondaggio pubblicato da Bridging Europe la stragrande maggioranza dei greci è contrario alla proposta presentata dal governo e approvata dal Parlamento per la richiesta di un terzo programma di aiuti sulla base del memorandum della Troika.

Un sondaggio di Bridging Europe prima del 5 luglio aveva previsto la vittoria del NO con un largo margine.

http://www.bridgingeurope.net/uploads/8/1/7/1/8171506/poll_no15_bref_(en).png

Brava signora Merkel !

Quando si recita senza copione, i protagonisti si distinguono dalle comparse. La crisi greca, dopo lo sparigliamento da parte di Tsipras con la decisione di indire il referendum, ha cancellato il prevedibile copione degli ultimi mesi, lasciando ciascuno alle sue responsabilità. Allo scadere del tempo, qualcuno, Junker, Tsipras, Draghi, Hollande, Renzi speravano di poter continuare la stessa recita.

Angela Merkel si oppone all'ennesima farsa: per far saltare il referendum, Junker e Tsipras sono disposti alla trattativa no stop, che non porterebbe a nulla se non al rinvio / cancellazione del referendum. Merkel è stata categorica: se ne parla dopo il 5 luglio. La cancelliera tedesca dimostra di essere una protagonista. Comunque vada, la strada della decisione popolare non può essere invocata solo come un trucco tattico della fase negoziale.

Ormai il referendum greco è un punto di svolta decisivo del processo di costruzione / distruzione dell'Europa. Se l'esito sarà a favore del Sì la posizione egemonica della Germania sarà rafforzata nel breve periodo, ma si manifesteranno altre spinte centrifughe a medio - lungo termine. Se prevarrà il NO, la Germania potrà comunque invocare un percorso diverso rispetto a quello finora "subito" e non potrà essere incolpata di aver ostacolato una scelta di chiarezza voluta dal popolo greco.

Brava, signora Merkel. Gut, Frau Merkel !

Draghi sta a guardare, la stampa europea si organizza contro il referendum in Grecia

 

Il titolo di Repubblica.it lascia intravedere la posizione dei mass media sul referendum indetto da Tsipras e approvato dal parlamento greco.

La BCE (Mario Draghi) è buona, il governo greco (Syriza) è confusionario e populista.

Tecnicamente il titolo di Repubblica è un abbaglio e uno sbaglio allo stesso tempo. 

Il fatto che la BCE abbia lasciato invariato il livello dei fondi ELA alle banche greche è un atto dovuto: ciò che è stato erogato (tramite la Banca centrale greca) è già stato prelevato dai bancomat o trasferito via internet dai cittadini greci. Draghi non ha alcun mezzo, seppure volesse, di riprendersi quei soldi.

Il comunicato BCE : ... "Given the current circumstances, the Governing Council decided to maintain the ceiling to the provision of emergency liquidity assistance (ELA) to Greek banks at the level decided on Friday (26 June 2015). (...)"

D'altra parte Draghi non può continuare ad aumentare quei fondi, altrimenti verrebbe messo sotto accusa, perché mancano le condizioni tecniche (e mancavano anche prima, da almeno due mesi).

Quindi la notizia che "Draghi garantisce la liquidità alle banche" è fuorviante, ma serve per attaccare il governo greco che invece (cattivo) le potrebbe chiudere.

La chiusura delle banche è una scelta obbligata: i soldi non ci sono, le transazioni per far emigrare i capitali nel Lussemburgo di Junker sono bloccate, quindi le banche non hanno motivo di "essere aperte".

In realtà quello che fa più paura è cio che accadrà sui mercati finanziari: l'inizio delle contrattazioni futures per la giornata di lunedì delle piazze europee indicano ribassi del 2 - 4%.

Il temuto panico per effetto del Grexit colpirà le borse ma soprattutto i titoli di Stato dei paesi più esposti: Spagna, Italia e Portogallo. 

Repubblica.it ci informerà che, per evirae il contagio, è già pronto il piano di Draghi:con i soldi che non darà alla Grecia (e triplicando la moneta stampata) potrà acquistare più titoli e difendere l'onore dell'Europa.

Anche EL PAIS non scherza e scende in campo

"El BCE mantiene la liquidez de emergencia para los bancos griegos Atenas se precipita al abismo de salir del euro tras el referéndum"

 

Bravo TSIPRAS, l'hai fatta grossa, hai riportato la GRECIA al centro della civiltà, o almeno ci hai provato

 

Un referendum tra sette giorni per decidere il destino della Grecia e dell'Europa.

La scelta di Tsipras non è un azzardo né una mossa disperata: è il punto di arrivo e di ripartenza di una crisi della democrazia e della politica, prima ancora che dell'economia.

Il referendum, per quanto drammatizzato e affrettato, (ma sono mesi che se ne discute !) restituisce l'onere e la dignità della democrazia alle piazze in cui è nata e di cui l'Europa dei politicanti e tecnocrati se ne ricorda solo nei musei.

Non so se Tsipras abbia calcolato tutti gli effetti della sua decisione -  non credo - ma sono sicuro che se ne parlerà a lungo, non solo per gli effetti "economici".

Il referendum in Scozia, il referendum in Irlanda e ora quello in Grecia: la straordinaria compressione dei diritti e delle voci causata dall'infinita emergenza finanziaria inizia a rivoltarsi contro il ceto tecnocratico e il modello di Europa dei banchieri.

Comunque vada il referendum in Grecia, di cui ancora non si conosce il quesito, bravo Tsipras, grazie Syriza, per aver rimesso al centro la democrazia.

Il default di SYRIZA

Issione torturato, olio su tela di Jusepe de Ribera, 1634 ca, Madrid, Museo del Prado.

 

Se la Grecia eviterà, formalmente, il default sul debito con la Troika, Syriza andrà in default di credibilità verso una parte consistente dei suoi elettori.

Il punto di "equilibrio" al tavolo della trattativa europea (pensioni, tasse, vincoli di spesa e nessuna cancellazione di parte del debito) è fuori dagli equilibri interni al movimento che governa la Grecia. Un accordo sottoscritto a Bruxelles, potrebbe essere bocciato ad Atene, perché Tsipras ha una maggioranza di 11 deputati e da 15 ai 30 non voterebbero l'ipotesi di accordo che emerge in queste ore. E se in Parlamento Tsipras dovesse ricorrere ai voti del Pasok o addirittura di Samaras, rischierebbe di mandare in default Syriza ... 

 http://www.zerohedge.com/news/2015-06-23/unspoken-tragedy-upcoming-third-greek-bailout

Su Ekathimerini, Alexis Papachelas scrive:" .. Prime Minister Alexis Tsipras has been caught in a trap of his own making for a while now. Even if he truly wanted a deal, it’s hard for anyone to see how he could achieve it. Finance Minister Yanis Varoufakis is not willing to negotiate, but instead is doing everything in his power to prevent a deal. The minister is burning bridges, developing rivals and raising the bar extremely high. While Tsipras didn’t always follow him in the past, the premier now appears to fully embrace the Varoufakis dogma. The game theory will be put to the test until the very end. It’s difficult for Tsipras to back down and accept a deal without his minister’s seal of approval. "

Da Wikipedia :

"Contrariamente ai patti, Issione non fece a Deioneo i doni che gli aveva promessi per le nozze, anzi la uccise in modo particolarmente crudele, facendolo cadere in una fossa piena di carboni ardenti. Zeus lo perdonò, ma Issione, invitato ad un suo banchetto, cercò di sfruttare l'occasione per concupire Era; accortosene, il dio gli inviò una donna che aveva creato con le sembianze di Era da una nuvola, chiamata Nefele. Issione provò a toccarla e fu colto in flagrante nel tentativo di amplesso.

Zeus, irato, lo consegnò ad Ermes perché lo torturasse, e il dio messaggero obbedì ben volentieri, legando strettamente il re e flagellandolo senza pietà, fino a quando non avesse ripetuto: "I benefattori devono essere onorati". Poi lo legò ad una ruota di fuoco che girava senza sosta nel cielo."

 

La Grecia é in DEFAULT - 2

 

Doveva essere il D-Day (Deal Day) dell'accordo Grecia-Troika, e invece si sta rivelando il D-Day (Default Day) 2.

I Greci hanno inviato a Bruxelles (per errore !?) una vecchia versione del piano di "riforme", se ne sarebbero accorti la mattina, inviandone una nuova (tra le tante), che i tecnici dei paesi creditori non faranno a tempo a valutare rinviando di altri giorni il D-Day. I capi di Stato europei convenuti per il summit liberatorio, dovranno aspettare anche loro, per rispetto del cerimoniale più che della sostanza. La Grecia è in default da due settimane, ma nessuno lo vuole ufficializzare, perché c'è la possibilità di dare a Tsipras i soldi che servivano ad evitare il default. Male che vada si tratterà di dichiarare un default post-datato.

I mercati speculatori finanziari ringraziano.

Nel frattempo i greci si sono adeguati e hanno smesso di pagare tasse, bollette, contributi e debiti di qualsiasi genere, e pertanto le previsioni di entrate e uscite alla base delle "trattative" con la troika sono completamente prive di fondamento. Chi potrà mai rilevare le tasse aggiuntive sui redditi sopra i 30.000 euro o quelle sui profitti (?!) delle imprese ? Se la Troika si accontenta di essere ripagata dei suoi crediti con i soldi che il giorno prima ha prestato al debitore, perché altrettanto non dovrebbero fare i cittadini e le aziende ?. I debiti non si pagano, a meno che il vostro creditore non vi presti il denaro per ripagarli.

Si potrebbe definire "swap", il gioco preferito di Draghi e Junker.

La Grecia è in DEFAULT

La Grecia non ha pagato al Fondo Monetario Internazionale la rata del prestito che scadeva il 5 giugno. Tecnicamente ha sfruttato un escamotage che finora era stato utilizzato solo dallo Zambia nel 1984, che consiste nel "promettere" di ripagare le rate di debito scadenti nel mese in un unica soluzione a fine mese.

Questo sotterfugio consente di prendere tempo nella trattativa con la Troika e di far digerire al Parlamento Greco il memorandum dei creditori, che una volta approvato consentirà alla Troika di elargire il prestito.

In questo modo la Grecia potrà ripagare il Fondo Monetario con i soldi che lo stesso Fondo gli presterà.

Di fatto la Grecia è in default.

C'è un memorabile film di Totò che illustra il modo in cui Tsipras  vorrebbe accordarsi con la Troika. https://www.youtube.com/watch?v=yZqYueQfCyU&feature=youtu.be

Non si accettano scommesse sulla GRECIA

 

 

Perché i bookmakers non accettano più scommesse ? Forse perché l'esito è scontato ... oppure perché sanno quello che altri non sanno ?

No More Bets On Grexit

Bookmakers William Hill have closed their markets on whether Greece will leave the Eurozone during 2015 and on which country would be first to leave the Eurozone.

'Greece had been heavily backed down ro 1/5 to be the first to quit the Eurozone, and we'd also been shortening the odds for Greece to leave during 2015. They'd come down from 5/1 to 3/1.' said William Hill spokesman Graham Sharpe, 'It is now looking increasingly likely that they could begin the process of departing very shortly'

'Noone is interested in backing Greece to stay in the Eurozone until the end of the year, so we decided to pull the plug on the markets until either the decision to leave is taken, or the crisis point passes and a plan is put in place enabling the country to remain in' added Sharpe.

 

Grecia, un rinvio mascherato da accordo

 

Perché il vertice che doveva essere risolutivo per concedere tempo alla Grecia ha partorito un finto accordo di 4 mesi che in realtà sono solo 2 giorni ?

Cosa potranno cambiare due giorni in più di tempo ? Quali miracolose "riforme" potranno essere inventate nel week end in modo tale che il lunedì la Commissione Europea dia il suo assenso alle nuove proposte di Tsipras ? Quali indicibili minacce o lusinghe saranno messe sul tavolo dove, in teoria, si giocano i destini dell'Europa ?

Nel braccio di ferro tra Troika e Grecia finora hanno perso coloro che nutrivano speranze di verità e trasparenza, con buona pace di Varoufakis. Le sceneggiate del passato vanno ancora di moda a Bruxelles.  

Come darla vinta alla Grecia senza farlo sapere agli altri

http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite1_1_15/02/2015_547280

 

Il vero nodo della questione è come far sembrare che la cancellazione - di fatto - di gran parte del debito greco (60%) sia una "dilazione" anziché un taglio.

Perché in un mondo ormai chiuso nella trappola del debito, se dovesse passare l'idea che i debiti si possono NON pagare, fosse anche sulla base di motivi eccezionali, ogni debitore - privato, pubblico o impresa - si accorgerebbe di avere un potere contrattuale maggiore di prima, e sarebbe ben contento di farlo valere verso i creditori.

La differenza tra il caso Grecia di oggi e quello della Germania postbellica sta nel fatto che nel sistema attuale la cancellazione del debito non è sufficiente a garantire la ripresa dell'economia, se non è accompagnato anche dal governo della moneta e del sistema giuridico. Tsipras mente quando dice che in sei mesi il governo di Syriza può cambiare il corso della Grecia, restando nella gabbia UE.

Draghi e la Merkel mentono quando dicono che un accordo di allungamento del debito può consentire alla Grecia di uscire dalla crisi. Entrambi sanno che se alla Grecia dovesse essere concesso il taglio dei debiti, anche gli altri paesi seguiranno l'esempio, e non solo in Europa ma in tutto il resto del Mondo.

Ormai i debitori sono la maggioranza, e Tsipras è il loro profeta. Un'economia fondata sui debiti può accettare che non si paghino più ? Del resto, non sono proprio i banchieri centrali - Yellen, Draghi e C. - ad aver capovolto i rapporti di forza tra creditori e debitori ?, garantendo tassi a zero o negativi a favore degli Stati indebitati e l'allungamento perpetuo delle scadenze.

 https://www.menoopiu.it/blog/page/Perche-la-GRECIA-conta

GRECIA compatta con Syriza

"Da oggi, la TROIKA è roba del passato"

19.00 - Results of opinion poll conducted by University of Macedonia for Skai TV:

SYRIZA: 39-36 %

New Democracy: 27-24 %

To Potami: 8.5-6.5 %

Golden Dawn: 8-6 %

Communist Party (KKE): 7-5 %

PASOK: 6-4 %

Independent Greeks: 4.5-2.5 %

 

Grecia, Ucraina, Medio Oriente

Grecia, Ucraina e Medio Oriente non hanno fattori comuni diretti, ma simboleggiano tre epicentri di altrettante crisi internazionali che rischiano di implodere contemporaneamente.

La GRECIA è il simbolo della crisi europea.

Il voto di domenica dovrebbe sancire la vittoria di Tsipras e del movimento Syriza. I greci diranno che i debiti non sono disposti a pagarli, che sotto il tallone della Troika non hanno futuro e che sono pronti a sfidare la Germania e la BCE, "vediamo chi cede per primo".

 

L'Ucraina è il terreno di battaglia dello scontro USA - Russia.

Putin deve cercare di forzare i tempi, perchè il tempo gli gioca a sfavore e la crisi economica interna, aggravata dal calo del prezzo del petrolio, rischia di indebolirlo sul fronte interno. L'Ucraina non sta messa meglio, l'escalation è inevitabile e imprevedibile. 

 

Il Medio Oriente è una faglia tellurica in movimento.

La morte del re saudita, a pochi giorni dal ribaltone sciita in Yemen e lo scontro Iran Israele in Siria si combinano con l'improvviso crollo del prezzo del petrolio. In molti, ad iniziare dagli USA e dalla Russia, avrebbero interesse ad una guerra in Medio Oriente che faccia risalire il prezzo dell'oro nero. 

DRAGHI affonda l'Euro e la Svizzera esce dal gioco

La mossa della banca centrale svizzera di abbandonare il legame di cambio franco/euro ha fatto tremare i mercati finanziari, con conseguenze ancora tutte da valutare.

I motivi sono molteplici:

  1.  I cambi tra le monete “più importanti” sono un elemento di equilibrio delicatissimo, per le quantità di denaro enormi scambiate (5 trilioni di dollari al giorno) e per le conseguenze sulle economie dei singoli paesi (ricadute sulle importazioni ed esportazioni di merci e servizi, e sui guadagni / perdite delle speculazioni finanziarie).
  2. L'oscillazione violenta del cambio euro / franco svizzero equivale ad una scossa tellurica dell'ottavo grado.Draghi aveva basato una buona parte della sua strategia QE sul fatto che gli svizzeri avrebbero continuato a comprare euro per difendere il cambio ad 1,20. Era come se la Svizzera avesse adottato l'euro come propria moneta nazionale, mentre ora ne è uscita e può fare quello che vuole.
  3. Per Draghi si tratta di uno smacco politico notevole, una quasi rottura dell'euro: se gli svizzeri non sono più disposti a sopportare i costi della difesa della moneta unica (60 miliardi di euro), perchè dovrebbero esserlo i tedeschi ?
  4. La campagna elettorale in Grecia si gioca sulla paura di “essere cacciati dall'euro”. I tecnocrati europei usano questa carta a favore di Samaras contro Syriza, ma l'uscita della Svizzera dimostra che dopotutto “si può fare”, se i costi della permanenza nell'euro superano i vantaggi.
  5. Tra pochi giorni Draghi dovrebbe annunciare l'avvio del QE (acquisto di titoli di Stato dei paesi europei pagati con moneta stampata dalla BCE) come manovra salvifica dell'economia europea e dell'euro. Ora circolano voci sul fatto che a comprare i titoli non sarebbe la BCE bensì le banche nazionali, nella misura che ciascuna di esse riterrà possibile. Se la voce è vera si tratta di un ulteriore passo verso il disconoscimento dell'euro e l'inizio di una divergenza tra le politiche monetarie dei singoli paesi. In altre parole si prefigura un ritorno a “prima della BCE”.
  6. Sembra che nel programma QE i titoli di stato della Grecia non saranno acquistabili dalla BCE (troppo rischiosi): se questa voce sarà confermata si tratta di una ulteriore ammissione dell'uscita della Grecia dall'Euro.

Draghi ha salvato l'euro o lo ha messo in trappola ?

https://www.bancafucino.it/Carta-conto-famili/

  

La Grecia NON vuole pagare i debiti

Le elezioni in Grecia hanno preso il sopravvento, dopo che la Merkel ha ventilato la possibilità di una uscita della Grecia dall'euro, e sono diventate una battaglia all'ultimo azzardo: "dall'Euro non si esce", proclamano i burocrati di Bruxelles, esasperando la rabbia di chi si sente in trappola e privato della possibilità di scegliere in democrazia.

"Vi cacceremo dall'euro, se non pagate i debiti" tuona la Germania della Merkel, ma molti pensano che sia un bluff per spaventare i greci e spingerli a votare il filotedesco Samaras.

I banchieri non stanno a guardare, e mandano giù i mercati finanziari per avvisare sia una parte che l'altra che non si scherza con loro, che gli speculatori amano i "rischi calcolati" (grazie ai soldi stampati da Yellen e Draghi) ma non i salti nel buio tipo Lehman Brothers.

I Greci che voteranno Tsipras e compagni hanno idee più pragmatiche: "restiamo nell'euro, ma senza debiti da pagare". E' quello che Mario Draghi aveva indirettamente promesso tre anni fa, ed è quello che va ripetendo nella stanze della BCE: il debito greco è insostenibile, a prescindere dai tassi di interesse. O i creditori rinunciano alla loro parte a favore di un abbattimento del debito greco o saranno guai per tutti.

Questa posizione è il risultato di quello che si palesava dietro l'azione dei Banchieri Centrali (Bernanke-Yellen, Kuroda, Carney e Draghi): il rischio che tassi a zero e denaro facile potesse far salire l'asticella dell'azzardo. Perché pagare i debiti ? Chi pagherebbe di più le conseguenze di crisi finanziarie al buio ? Chi ha più da perdere, i banchieri di Wall Street e Francoforte o i tassisti e gli agricoltori greci ?

Se i greci non pagano i debiti, perché dovrebbero farlo gli spagnoli, i portoghesi, i francesi o gli italiani? Come verrebbero ripartite le perdite del debito greco sui cittadini del resto dell'area euro? Da cosa è garantito il debito greco nei confronti dei suoi creditori?