SCHULZ condanna la SPD alla scomparsa

Trecentosessantadue dei seicentoquarantadue delegati al congresso straordinario della SPD hanno votato a favore della GroKo - GrosseKoalition - con CDU-CSU di Angela Merkel, a quattro mesi dalle elezioni che avevano sancito la sconfitta del modello di governo che ora si propone di riesumare.

 

Il risultato del congresso era scontato, dato che il leader socialdemocratico Schulz e gli esponenti del partito avevano già dato il via libera alla terza riedizione dell'accordo di governo, ma questa volta l'approvazione dei delegati rappresenta in realtà la presa d'atto dell'impotenza politica in cui versa la socialdemocrazia tedesca dopo la disfatta delle elezioni politiche del settembre 2017.

Condannati a dover appoggiare un governo dominato dagli avversari tradizionali, a doversi accontentare di qualche impegno generico e diluito, a doversi umiliare prendendo ordini da Macron, i delegati socialdemocratici hanno ascoltato con freddezza e sarcasmo le parole del loro triste capo.
La SPD si aggrappa al pragmatismo del Potere, agli apparati che governano le regioni e amministrano i centri nevralgici del Paese,  e a chi critica la scelta di subalternità ripete l'italico ritornello "ce lo chiede l'Europa".

Il quaranta per cento dei delegati ha votato contro la GroKo e si è schierato con Kevin Kunhert,  il leader dei giovani Juso, che difficilmente riuscirà a ribaltare il risultato nel voto degli iscritti a cui spetta l'ultima parola sulla scelta di tornare ad appoggiare un governo a guida Merkel.
Il 40% non è poco, a dimostrazione del diffuso e aperto malcontento che serpeggia tra i "sopravvissuti" alla crisi della SPD, ma non è sufficiente a scalzare l'establishment o a condizionarne le scelte.
Il copione futuro della SPD tedesca rassomiglia molto a quello del PD italiano.

Anche in Austria la GROSSE KOALITION va in soffitta

Exit Poll: OVP 31% , FPO 26%, SPO 26,5%, Grune 4,2 %

Il partito di Kurz (OVP) guadagna il 7%, l'estrema destra (FPO) +6%; stabili i socialdemocratici SPO e tracollo dei Verdi -8% che non entrano in Parlamento . I socialdemocratici restano il secondo partito ma l'estrema destra potrebbe andare al governo.

 

Le elezioni austriache per gran parte della stampa europea sono un avvenimento quasi-mondano, con al centro i 31 anni del leader conservatore Sebastian Kurz, probabile vincitore che così scalza Trudeau e Macron nella classifica di vanityfair , e il suo look molto gradito sia negli ambienti popolari che in quelli della classe media.

Sebastian Kurz ha ribaltato i rapporti tra la sua OVP (centrodestra) e la SPO, il partito socialdemocratico detentore della quota di maggioranza nella Grosse Koalition che ha governato l'Austria.
Se i pronostici saranno rispettati la OVP avrà la maggioranza relativa e potrà cambiare coalizione aleandosi con l'estrema destra FPO, quella che un anno fa perse di poco l'elezione del Presidente della Repubblica con il verde Van der Bellen.
Come nel caso delle elezioni tedesche, gli osservatori politici attribuiscono l'avanzata di Kurz principalmente alle sue posizioni anti-immigrati, in un paese in cui tutti, compresi i socialdemocratici, si sono comunque dichiarati contrari alle politiche dei flussi migratori.


La motivazione dello spostamento a destra dell'elettorato non è così semplicistica e soprattutto fa finta di non vedere le cause profonde dell'ulteriore sconfitta del modello di governo di Grande Coalizione, già perdente nelle elezioni tedesche.

 

https://www.internazionale.it/opinione/carl-henrik-fredriksson/2017/10/14/elezioni-austriache-europa

http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/austria-problem-party-171013082418684.html

Merkel addio alla GROSSE KOALITION

Il voto regionale nel Meclemburgo-Pomerania segna il tracollo dei partiti tradizionali e il successo degli anti-euro di destra del AfD. Perdono i socialdemocratici (-5%, anche se restano il primo partito non hanno più il sostegno dei Verdi e di Linke) e la CDU di Angela Merkel (-4%, sorpassati dal AfD), i Verdi non superano la soglia e non hanno seggi, come i neonazisti), la sinistra Linke perde il 5,5%.

E' una campana, anzi un campanile, d'allarme per il governo centrale, per la Grosse Koalition e per il modello di governo europeo.

 

Tutti i partiti, di ogni collocazione, sono stati "puniti" dagli elettori.

Ma sarebbe riduttivo e sbagliato pensare che l'avanzata di AfD sia solo il frutto delle paure suscitate dai "migranti" e dal terrorismo islamico che serpeggiano in tutti gli strati sociali.

Ci sono almeno altre due ragioni che spingono molti elettori tradizionali di centro e di sinistra verso il cosiddetto "populismo".

1) La politica economica tedesca viene vista come succube della BCE e causa  malumori e ansie tra i pensionati e i piccoli risparmiatori, penalizzati dai tassi negativi e dal "sequestro" dei risparmi.

2) L'esito del referendum sulla BREXIT ha fatto crescere la sensazione che è possibile sconfiggere l'ineluttabile "gabbia" imposta dalla tecnocrazia, dando argomenti e slancio a quanti sostengono i temi dell'identità nazionale (non solo in chiave reazionaria) prima di quella europea.

Non basterà quindi al Cancelliere tedesco annunciare qualche ripiegamento sulle politiche dell'accoglienza dei migranti per riprendersi i voti ceduti a AfD, ma dovrà agire a tutto tondo per riaffermare  i valori tradizionali dei conservatori in vista delle elezioni politiche genearali del 2017.

La Grande Coalizione con l'SPD, ponte strategico verso Bruxelles e la BCE di Draghi sarà la prima vittima del tentativo di riscossa della Merkel.