Inferno Turchia ultimo girone, Erdogan fa arrestare i leader di HDP eletti dal popolo

Arrestati nella notte i leader del partito HDP, espressione democratica del popolo curdo e della Turchia laica. E' l'ultima tappa della trasformazione della Turchia in una dittatura ufficiale, il Sultanato di Erdogan.

 

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A finire in manette, questa notte, non sono solo persone. E’ un partito. Ma si sa che quando la patria arde, i partiti si spengono. E la Turchia uscita dal fallito golpe è un paese in fiamme. Ardono le streghe del complotto contro lo stato, ardono i nemici della patria inviolabile, immaginati, presunti, colpevoli di reati abominevoli, e si aprono le galere per giornalisti e politici, e della democrazia resta la cenere.

Quale che sia l’accusa nei loro confronti, sarà una finzione. L’arresto è politico. Non c’entrano terrorismo, corruzione, complotto o ladrocinio, nessuna accusa sarà veritiera, ma inganno a coprire la barbarie di un potere definitivamente approdato all’autoritarismo. Nessuno nasconde gli errori del partito, l’eccessiva vicinanza con il PKK, l’appoggio morale dato alla guerriglia. Ma non è questo il punto. Il punto è che un partito è stato fisicamente, arbitrariamente, arrestato per ragioni che non hanno nulla a che vedere con il crimine, ma con la politica. Il fatto è che fare politica, in modo democratico, in opposizione al governo, è nella Turchia di Erdogan il più grave dei reati.

Come si è giunti fin qui?

L’HDP aveva saputo raccogliere consensi al di fuori dell’abituale bacino elettorale dei partiti filo-curdi, intercettando quella fetta di società erede dell’esperienza di Gezi Park, arrivando così a superare il quorum – che in Turchia è fissato al 10% – ed entrando in parlamento nel 2015. Tuttavia, invece di svolgere una funzione di mediazione tra istituzioni dello stato e ragioni della guerriglia curda, l’HDP ha presto aderito supinamente alle posizioni del PKK, alienandosi le simpatie dei moderati ed entrando in rotta di collisione con Erdogan.

Scriveva, alcuni mesi fa su queste colonne, Lorenzo Marinone: “Come partito rappresentato in parlamento, l’HDP è nella condizione di mediare tra le parti. Da un lato dialogare con il PKK, dall’altro portare lo scontro sul piano politico costringendo il governo a trattare. È pur vero che Erdoğan ha fatto carte false per non riprendere il processo di pace. D’altronde nessuno poteva aspettarsi che il compito dell’HDP sarebbe stato facile. Tuttavia – prosegue Marinone – se le posizioni dell’HDP si appiattiscono su quelle di chi resiste con la lotta armata, gli equilibri saltano. Salta il suo ruolo di unico interlocutore politico, il solo grimaldello con cui poteva scardinare i piani di Erdoğan. Che avrà buon gioco a legare richiesta d’autonomia a terrorismo, delegittimando così l’intera agenda politica del partito filo curdo. Senza compiere il passo eclatante di dichiararlo fuorilegge, bensì svuotandolo dall’interno pezzo dopo pezzo”.

Parole profetiche, che spiegano almeno in parte le cause che hanno portato l’HDP dal parlamento alla galera. Ma si è aggiunto un elemento, quello del golpe di luglio, che ha spinto Erdogan ad accelerare il passo nella direzione intrapresa, approfittando della situazione per eliminare i nemici politici, curdi compresi.

La TURCHIA non incorona Erdogan

Le elezioni in Turchia ruotavano attorno ad un quesito: riuscirà il partito di Erdogan a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e quindi consentire al suo capo di cambiare l'assetto istituzionale del Paese ?

Gli unici che potevano impedire il progetto "monarchico" di Erdogan erano i curdi dell'HDP, il partito rinato attorno alla figura di Demirtas con un chiaro accento progressista e popolare. Superando la soglia del 10 % (sbarramento per partecipare alla divisione dei seggi) l'HDP ha tolto la maggioranza numerica al partito di Erdogan, che potrà formare un governo di minoranza ma non cambiare la costituzione.

Il successo dei Curdi è strepitoso, perché ottenuto contro le pesanti intimidazioni che hanno provocato morte e paura, con le bombe ai comizi e l'arresto dei giornalisti. Sono lontani i tempi in cui il potere politico turco poteva emarginare e perseguire milioni di Curdi perché "terroristi". La legittimazione politica ed etnica di HDP è un salto di qualità da cui non si torna indietro.

Forse gli alberi potranno ricrescere a Gezj Park, a meno che Erdogan, come tutti i dittatori sul viale del tramonto, non voglia cercare la soluzione di forza ... con altra benzina ad alimentare le fiamme che già bruciano dalla Siria all'Ucraina.