Il patto Renzi - Draghi dietro il siluro a Banca d'Italia

Che Renzi scalpitasse per non riconfermare Ignazio Visco a governatore della Banca d'Italia era risaputo da prima dell'estate. La testa di Visco doveva servire a smarcare le sue responsabilità e quelle del PD dalla gestione scandalosa di Banca Etruria e a dare all'opinione pubblica quello che la gente chiedeva, la punizione dei responsabili dell'organo di vigilanza.

Nello stile renziano non esiste la gratitudine e quando i servitori diventano scomodi si licenziano.

Ma la Banca d'Italia, ancorché privata di molte delle funzioni di un tempo, è pur sempre un santuario del sistema di potere, sia interno che internazionale, e quindi occorre pensarci molte volte prima di scuoterla come ha fatto Renzi con la mossa di ieri.

Tutti hanno "apprezzato" il carattere elettoralistico della mozione PD, sottolineando lo sgarbo a Gentiloni-Mattarella, anch'essi trattati come maggiordomi un po' lenti di riflessi, ma a molti è sfuggito un particolare: la mano di Draghi dietro l'intera vicenda a sugello di un patto che dovrebbe portare il pescecane del PD di nuovo al governo e l'ineffabile Mario ai vertici delle istituzioni politiche europee, anche prima, se necessario, della scadenza del suo mandato in BCE.

In poche parole, Renzi ha chiesto e ottenuto il via libera di Draghi per lanciare il suo attacco a Visco, e lo ha ottenuto in cambio di un appoggio incondizionato del futuro governo italiano a guida Renzi a sostenere la candidatura del banchiere ad una posizione di potere creata ad hoc per lui, quale ad esempio il futuro Ministro delle Finanze di tutta Europa, come vagheggiato da molti tecnocrati.

Il mediatore dell'accordo Draghi - Renzi nelle scorse settimane sarebbe stato Eugenio Scalfari, il quale da tempo propugna un ruolo politico rilevante per il "suo amico Mario" e si è rassegnato a sostenere in ogni caso Matteo Renzi, al quale chiede in cambio solo di non fare troppe stupidaggini e di imbarcare il Pisapia per salvare le apparenze.

Scalfari nei giorni scorsi si era speso a favore della fiducia sulla legge elettorale messa dal governo su diktat di Renzi, scontrandosi con la redazione politica di Repubblica e con l'ex direttore Ezio Mauro che quella mossa l'avevano criticata.

 

La BCE di Draghi salva il MONTE DEI PASCHI di Draghi

Non fatevi ingannare dal nome, decreto "salvarisparmio", perchè il trucco è lo stesso giù usato con la "buonascuola": confezionare un pacco con un bel nome per nasconderci dentro qualcosa di maleodorante.

mario draghi


Il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena non è ancora noto nei dettagli - quelli in cui sempre si nasconde il diavolo - ma nelle linee generali si intuisce che :


1) i cittadini contribuenti si accollano un ulteriore aumento di debito pubblico per 20 miliardi


2) Il fondo di 20 miliardi viene coperto con emissione di titoli di Stato che saranno acquistati dalla BCE di Mario Draghi, impacchettati nel mucchio chiamato Quantitative Easing. Di fatto si tratta di un'operazione incestuosa da un punto di vista finanziario.


3) Non sono noti i termini di rimborso / conversione dei titoli subordinati del Monte dei Paschi nelle mani dei risparmiatori, ma è molto probabile che verranno utilizzati i sotterfugi ben noti al mondo della finanza per accollargli maggiori rischi futuri in cambio di apparenti vantaggi immediati.


4) Il Monte dei Paschi è di fatto "nazionalizzato" con fondi pubblici, e quindi si apre un capitolo importantissimo su chi e come andrà a gestire la futura banca.
Il partito che ha amministrato e distrutto il Monte dei Paschi negli ultimi decenni è al governo (abusivo) del Paese: sarebbe l'ennesimo insulto alla ragione pensare che la gestione della banca salvata con i soldi dei cittadini venga affidata ai giochi di potere dei renziani, verdiniani, alfaniani, bersaniani, ecc ecc.


5) Il problema della gestione del futuro "Monte dei Paschi d'Italia" non può essere separato da una rigorosa ricostruzione delle responsabilità amministrative e penali che hanno devastato il risparmio di milioni di cittadini: sia la magistratura che il Parlamento (attraverso un'apposita commissione d'inchiesta) hanno l'obbligo di fare chiarezza sui comportamenti delinquenziali dei banchieri e degli organi Banca d'Italia e Consob che dovevano controllarli.
Senza questa minima chiarezza, tra qualche anno i contribuenti si troveranno ad avere più tasse da pagare (per aver "salvato" il Monte dei Paschi) e con gli stessi amministratori responsabili del dissesto bancario, più voraci e arroganti di prima.

Da Libero.it  : Mps, i misteri di Draghi e il giallo sulla commissione Jp Morgan


PS . Noto con piacere che anche il giornale più fiancheggiatore di Draghi non può fare a meno di citare il benemerito governatore della BCE nella ricostruzione delle responsabilità sul dissesto del MPS. Da La Repubblica 


"Non lievi sono le responsabilità di Consob e Banca d'Italia, che vigilando hanno approvato acquisizioni e emissioni di titoli per circa 20 miliardi, già in cenere o ben avviati. ...
E Banca d'Italia? Autorizza, governante Mario Draghi, l'acquisto lampo di Antonveneta senza neppure una perizia contabile e a una cifra eccessiva per il Monte. "

Sono i miracoli del post 4 dicembre?

Attenti alla TRUFFA del salvataggio pubblico di MPS

Draghi nella terra dei tassi negativi

Mario Draghi whateverittakes prosegue dritto nella wasteland dei tassi negativi, nel mondo rovesciato dai banchieri in cerca dell'inflazione che non c'è.

 

Tutti ormai hanno capito che QE e NIRP non solo non funzionano per riportare l'economia sui binari della crescita ma addirittura sono dannosi e gli effetti collaterali della terapia sono peggiori della malattia stessa

Gli interventi delle Banche Centrali stanno accentuando le dinamiche deflazionistiche, hanno scatenato la guerra valutaria, hanno favorito solo la speculazione fimanziaria, l'aumento dell'indebitamento e il moral hazard dei politici.

Anche l'ultima tesi a sostegno delle politiche  dei tassi negativi, quella che sostiene i presunti benefici per i bilanci statali dei paesi indebitati come l'Italia, crolla sotto l'evidenza dei numeri: i risparmi derivanti dai minori interessi sul debito pubblico si sono trasformati in un aumento dello stock di debito, che avrà conseguenze catastrofiche nel futuro a breve termine, l'economia non riparte perché tutti producono, a debito, quello di cui la gente non ha bisogno.

Ma Draghi va dritto per la sua strada, whateverittakes, perché a nessuno conviene fermarlo.

Draghi contro Draghi

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Mario Draghi sembra aver cambiato idea: disegna scenari e lancia minacce sul destino della moneta unica. Sono passati i tempi del "whatever it takes", la difesa dell'euro a qualunque costo. Adesso - con un po' di ritardo - Mario Draghi ammette che "In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive", vanificando le politiche monetarie (QE) messe in atto dalla Banca Centrale.

Draghi ha la memoria corta oppure recita la commedia di chi sta al potere senza ammettere le proprie responsabilità. Quando lanciò il famoso "whatever it takes" che lo fece acclamare come salvatore delle sorti europee, gli fu fatto notare da più parti che molti governi dai bilanci incerti e in procinto di campagne elettorali avrebbero usato il suo scudo per allentare i cordoni della borsa e garantirsi  facili promesse elettorali, aumentando le spese improduttive e rinviando le scelte di riduzione del debito : "tanto c'è lo scudo di Draghi".

Se ne accorge solo ora, e lancia moniti e reprimende verso i governi che "non fanno le riforme" e quindi "rischiano di vanificare" gli sforzi della Banca Centrale !!

Il senso di onnipotenza lo spinge a scagliarsi - non troppo velatamente - contro "un paese che approva la riforma del sistema pensionistico e poi cambia idea ogni anno, non ottiene alcun beneficio a breve termine".L'allusione alla Grecia di Syriza e alla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il blocco delle pensioni in Italia è evidente.

1) E' molto grave che il capo della BCE si permetta di attaccare le istituzioni di paesi membri, addossando loro la colpa del fallimento delle politiche economiche.

2) E' altrettanto grave che lo stesso Draghi, pur di difendere il proprio operato, lasci intravedere la possibilità di una rottura dell'area euro, dopo averla solennemente negata anche a  costo di favorire "l'azzardo morale" dei politici di qualsiasi schieramento. La fiducia in una moneta non può dipendere dalle affermazioni ondivaghe del suo banchiere.

Draghi dovrebbe prendersela con se stesso, e con il suo eccesso di protagonismo politico - che non poggia su alcun mandato popolare - ma non ne ha il coraggio né la convenienza. Da un lato incita a fare più debiti (e più inflazione) dall'altro se la prende con chi i debiti non può pagarli.

E nel frattempo in Grecia " .. what will happen? Athens will agree to pseudo-reforms, Europe will accept them, these will never be implemented, we will get tiny cash injections and then we’ll wait and see. Behind this plan lies a profound lack of trust in Greece’s politicians and its so-called elite. They believe that no one is really championing reforms and society is unprepared for big changes. What they’re probably thinking is that they should just let Greece stay in the eurozone, barely surviving, sending a cash injection every now and then to keep us going and avoid even worse problems.

While this should come as a relief, it is also infuriating because I know what my country and its people are capable of when not dragging their feet in self-destructive introversion. I cannot bear the idea of Greece being treated as a small problematic state living on charity and fear. This is not to say that I would rather see Greece coming to a rift. There is another way and we Greeks will find it when the time comes." (Alexis Papachelas - Ekathimerini 24/5/2015)

 

 

 

Draghi non è un politico?

Mario Draghi, che si dice pronto ad inondare l'Europa di denaro facile (per i pochi fortunati), afferma di non essere un "politico" e pertanto non è interessato alla carica di Presidente della Repubblica italiana che Napolitano lascerà vacante tra poco.

Mario Draghi ha ragione: i politici in Europa non contano quasi nulla, perché le vere scelte oggi le fanno i tecnocrati, nazionali e sovranazionali, che non partecipano alla farsa delle elezioni manipolate e delle battaglie in bicchieri d'acqua.

Mario Draghi non ha bisogno di chiedere il consenso elettorale per decidere le sorti della moneta europea (e quindi delle economie e dei rapporti sociali nei paesi euro): si sente investito ed illuminato dall'alto e tuttalpiù può chiedere l'opinione di altri banchieri, anch'essi liberi dai condizionamenti della "politica".

Mario Draghi tra meno di un mese deve iniziare la sua missione salvifica (QE) che consiste nel CREARE INFLAZIONE per "STIMOLARE la CRESCITA", cioè aumentare la tassazione reale a carico dei cittadini a favore degli Stati indebitati che utilizzeranno il denaro stampato dalla BCE per aumentare i loro debiti e perpetuare le politiche economiche nazionali dimostratesi inutili, improduttive ma funzionali al mantenimento del potere.

Mario Draghi ha scelto di pronunciare il suo "rifiuto" alla Presidenza italiana a tre settimane dal voto in Grecia: in tal modo Draghi avvisa i politici che quel voto è inutile, chiunque vinca e che la BCE accoglierebbe con favore anche una eventuale vittoria di Syriza, anzi ...

Mario Draghi non deve spiegare a nessuno (e non spiega) perché i duemila miliardi di euro stampati e regalati alle banche per comprare titoli di debito italiano o spagnolo o francese non hanno prodotto alcun cambiamento nelle economie di quei paesi, anzi ...

Mario Draghi non deve chiedersi (e spiegare) per quale motivo in Giappone il QE ultras di Abe ha fallito, e il QE di Bernanke-Yellen in USA altrettanto (se si depura la favola dalla realtà di un debito pubblico USA cresciuto fino a 18 trilioni di dollari, di una working class scomparsa e di un tasso di ineguaglianza sociale malcelato).

Mario Draghi non deve chiedersi perché l'economia europea non chiede prestiti a tasso zero, e come sia possibile che lo stato italiano (il cui debito pubblico viaggia al 150% del PIL) paga interessi inferiori a quelli degli Stati Uniti o della Gran Bretagna, o che le banche europee nascondano ancora buona parte dei loro bilanci, anche grazie a quegli ABS che lui vorrebbe comprare ...

Mario Draghi, in compagnia degli altri banchieri centrali, non verrà mai sfiorato dal dubbio che l'economia mondiale soffra delle scelte monetarie delle ultimi 20 anni e che la DEFLAZIONE sia l'effetto combinato di un indebitamento elevato e di tassi di interesse sottozero.

Mario Draghi non sa che il denaro lanciato dall'elicottero non finisce mai nelle tasche di chi ne avrebbe bisogno ma in quelle di chi è più potente, violento e ricco per accaparrarsi la manna che scende dal cielo.

Mario Draghi non è un "politico": lui i politici li tiene in pugno.