truffa salva-banche dove sono i soldi dei risparmiatori ?

 Si inizia a intravedere la vera dimensione della truffa salvabanche: truffa salva banche dove sono i soldi?

 

acclarato che il metodo con cui le obbligazioni subordinate sono state vendute da tutte le banche - non solo le 4 incriminate - è illegale (perchè aggira le leggi sulla tutela del risparmio / Mifid), si tratta ora di capire come le altre centinaia di migliaia di "vittime" possano essere immediatamente tutelate. 

Per quelle "quotate" in teoria basterebbe venderle e intascare il ricavato, ma c'è il particolare tecnico di capire su quale mercato sono valorizzate o se le quotazioni sono fissate direttamente dalla banca che appena si accorge della vostra intenzione di vendere fa scendere il prezzo per scoraggiarvi.

Per quelle non quotate l'unico modo sarebbe quello di presentarsi alla propria banca e farsi ridare il denaro investito, restituendo l'obbligazione. La banca si rifiuta sulla base di quello voi avete sottoscritto, perchè quasi tutti sono titoli non rimborsabili prima della scadenza, e dovrete quindi iniziare il braccio di ferro con gli uffici legali della banca stessa.

Avendo però in entrambi i casi un punto di vantaggio molto importante: il trucco con cui i risparmiatori sono stati intrappolati nelle obbligazioni subordinate è stato ormai ampiamente riconosciuto (persino Padoan ha dovuto ammetterlo) e quindi le banche dovranno pensarci due volte prima di rifiutarsi di riacquistare le vostre obbligazioni.

E' una valanga di soldi - oltre 60 miliardi di euro - che già sta scivolando rovinosamente sotto i piedi del sistema bancario.

L'ANSA del 11/12 riporta:

"BOND SUBORDINATI, MINE VAGANTI? In circolazione c'e' una massa di oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche italiane, più o meno redditizie, nelle mani di piccoli e piccolissimi risparmiatori o di grandi investitori, scambiabili o meno sul mercato. In un'elenco stilato dagli analisti indipendenti di Consultique, fra le circa 370 emissioni la parte del leone per decine di miliardi la fanno i big (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca ecc. con rischio basso o quasi nullo) ma figurano anche, per importi anche non disprezzabili, titoli di banche medie o piccole e Bcc. Scorrendo i titoli si nota come la gran parte delle obbligazioni subordinate, oltre due terzi, sia sprovvista di rating. Di quelle con rating circa una cinquantina non arriva a un giudizio di 'investment grade'. Altro elemento da considerare e' che oltre un terzo delle emissioni e' potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati quando la situazione inizia a farsi difficile seppure alle volte questo comporti una perdita del valore evitando comunque l'azzeramento totale in caso di perdita."

L'Ansa si è dimenticata del Montepaschi, che secondo alcune stime ne avrebbe emessi circa 5 miliardi.

Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni, prima dell'entrata in vigore delle nuove regole chiamate bail-in: chi ha in portafoglio i titoli rischiosi cercherà di venderli prima possibile.

Ma le banche non hanno né i soldi né le condizioni tecniche per soddisfare le richieste dei risparmiatori. Bisogna infatti tener conto che le subordinate concorrono ad accrescere il patrimonio di vigilanza della banca, che per sostituirle avrebbe bisogno subito di altro capitale.

Il sistema si troverebbe senza liquidità e senza basi patrimoniali contemporaneamente, con il rischio di una crisi di dimensioni notevoli.

Per questo motivo le banche chiuderanno la porta ai risparmiatori che cercano di disfarsi dei titoli subordinati acquistati inconsapevolmente, e inizierà un lungo periodo di controversie legali.

Così facendo le banche avranno rinviato il problema solo di qualche mese: le cause legali a cui andranno incontro le costringeranno in ogni caso ad accantonare da subito in bilancio una quota per la copertura del rischio. 

Senza tenere conto dell'aumento dei costi di raccolta, perchè i risparmiatori si guarderanno bene dal sottoscrivere obbligazioni (anche non subordinate) ai tassi ridicoli imposti da Draghi.

Il circolo vizioso è appena iniziato, per spezzarlo c'è un'unica soluzione (illustrata in un prossimo post)

La bufala dell'Unione Bancaria Europea

Dopo i primi toni enfatici che hanno salutato la nascita dell'Unione Bancaria Europea, inizia a farsi strada la verità: si tratta dell'ennesima prova di ipocrisia e indecisione da parte del governo burocratico europeo, quell'apparato multiforme di primi ministri, ministri finanziari e associazioni lobbistiche che prende decisioni di vitale importanza per l'economia reale.

L'Unione Bancaria Europea, sotto la guida della BCE, dovrebbe sorvegliare le banche più grandi - quelle che creano rischi sistemici - e pilotare una eventuale crisi di insolvenza di una banca.

Un ottimo banco di prova potrebbe, a titolo di esempio, essere rappresentato da una banca spagnola o dal Montepaschi di turno.

Chi volesse approfondire l'argomento può impegnare le proprie letture dei prossimi 12 mesi.

Chi vuole andare al sodo, dovrebbe porsi le seguenti domande:

1) Perchè un organismo accentrato dovrebbe sorvegliare meglio di tanti organismi decentrati ? Se è vero che il Montepaschi ha nascosto i derivati alla Banca d'Italia, perchè avrebbe dovuto metterli in mostra agli ispettori della BCE?

2) Il Fondo di risoluzione ha tempi molto lunghi per dotarsi dei mezzi finanziari necessari (a carico dei clienti delle banche che ne pagheranno i costi). Se nel frattempo un Montepaschi qualsiasi avesse bisogno di essere salvato, chi ci mette le risorse ?

3) Il cosiddetto bail-in, cioè il salvataggio di una banca insolvente a carico degli azionisti e obbligazionisti, è un principio giusto ... in apparenza. Pagano coloro che hanno interessi e depositi nella banca fallita, piuttosto che lo Stato, cioè i cittadini contribuenti. Ma a ben vedere pagheranno i clienti più sprovveduti e indifesi, piuttosto che i veri cointeressati, artefici del dissesto. I membri del consiglio di amministrazione di una banca insolvente avranno tempo e modo per dileguarsi, avvisando anche i propri amici, prima che il dissesto venga reso pubblico. Il cerino acceso rimarrà in mano ai piccoli azionisti e tutti quelli che non hanno accesso alle informazioni sul vero stato dei conti. 

 Nessun amministratore di banca è in carcere per i dissesti provocati dalla malagestio. Montepaschi incluso.