Squadre della morte in Turchia

 

L'assassinio di Tahir Elci, avvocato e leader del HDP, da parte di killer sbucati all'improvviso durante un comizio a Diyarbakir in Turchia, si aggiunge all'escalation di repressione, censura, e atti di intimidazione contro qualsiasi opposizione al regime di Erdogan. 

Tahir Elci è stato giustiziato per aver difeso la causa dei curdi e per aver sostenuto, assieme a tanti altri, le ragioni di un riconoscimento del PKK come interlocutore politico non equiparabile ai terroristi.

L'assassinio di Tahir Elci segue di pochi giorni l'arresto di due giornalisti di Cumhuriyet, giornale indipendente e in prima linea nella denuncia dei metodi autoritari del regime turco.

Il "sultano turco", in affari con l'Isis, è diventato ormai un problema internazionale di enorme rilevanza.

Erdogan deve essere condannato e isolato dall'opinione pubblica mondiale, prima che possa scatenare altre stragi e guerre dalle dimensioni catastrofiche.

Dalla Turchia la prossima ondata di rifugiati politici

Dopo il "voto" con cui Erdogan si è ripreso il controllo del Parlamento (già previsto questa mattina), la Turchia si appresta a vivere un periodo ancora più cupo ed incerto. Erdogan potrà imporre il suo disegno costituzionale di stato islamico presidenziale, alleandosi con l'estrema destra e andando allo scontro con la parte del paese, sia turco che curdo, che vuole autonomia e democrazia. 

Inizierà la resa dei conti finale con gli oppositori, un'ondata di repressione contro ogni forma di dissenso.

Il PKK troverà legittimazione ancora più forte alla sua guerra per l'indipendenza, e l'Isis cercherà di approfittarne per giocare la sua partita del terrore in una prateria aperta alle sue infiltrazioni. Chi pensa che la vittoria di Erdogan chiuda la lunga fase di instabilità si illude. Il patto sociale con cui Erdogan ha costruito il suo potere non ha più le condizioni oggettive per esistere, per la crisi economica e per l'incertezza geopolitica.

I turchi hanno votato Erdogan perché stremati e impauriti, non perché  credano di poter ripetere il boom dello scorso decennio. L'impero Ottomano che gli viene prospettato è una tragica bufala, e quando si accorgeranno di essere al centro di uno scontro internazionale senza precedenti, le reazioni potrebbero essere imprevedibili.

Prepariamoci alla prossima ondata di migliaia di migranti turchi.

Le responsabilità della Merkel, che ha apertamente fiancheggiato Erdogan fino a pochi giorni prima del voto, sono enormi.

Strage ad Ankara, la Turchia sprofonda

strage ankara

 

Giovani che si tengono per mano, mentre alle loro spalle qualcuno cerca di spezzare la forza che li unisce, ammazzandone più di 100.

Tenersi per mano, contro il terrore. E' la sfida di questo tempo

"This is an attack by our nation against our people"  Da Hurryet Daily News: Selahattin Demirtaş, the co-chair of the People’s Democratic Party (HDP) whose members are among the victims of the Oct. 10 Ankara attack, harshly criticized both government and President Erdogan for poor inspection on recent similar attacks

“We have lost almost 150 of our people before and after the elections,” he said in Ankara, referring to the June 7 elections that failed to produce a one-party or coalition government but brought the HDP to the parliament as a party group as it surpassed the 10 percent election threshold. “There is nobody who has been designated as ‘responsible’ around. There is no effective investigation. There will be none regarding today's attack either. This is not an attack against unity of our state and nation. This is an attack by our nation against our people" he said. 

Un'altra strage in Turchia, più di 100 morti e centinaia di feriti, un'altro colpo durissimo in un paese schiacciato dalla repressione interna del regime di Erdogan e dalla implosione degli equilibri precari del Medio Oriente con l'aggressione dei terroristi isis

Una pacifica manifestazione di giovani pacifisti trasformata in tragedia, il più grave attentato nella storia della Turchia.

Qualcuno sta cercando di esportare in Turchia i modelli di crisi tipo Egitto, Libia o Siria. Mancano solo 20 giorni alle nuove elezioni dopo che le precedenti avevano segnato una sconfitta per Erdogan e la vittoria del partito curdo di Demirtas.