RENZI é a ZERO

Il PIL del secondo trimestre dell'Italia di Renzi resta fermo a zero, il debito pubblico supera ogni record.

Le previsioni sbagliate del governo dovrebbero avere come conseguenza una correzione profonda delle politiche economiche fin qui raccontate, che invece non ci sarà.

Renzi ha già iniziato a cercare scuse: Brexit, terrorismo, calo petrolio, migranti ecc.

Gli ostacoli alla "crescita" sarebbero stati superiori agli sforzi del governo (e di Draghi) tali da annullarne gli effetti.

Con questi dati del PIL (che nel terzo trimestre potrebbero addirittura peggiorare) Renzi dovrà spostare ulteriormente la data del referendum costituzionale a non prima del 2018 ... 

Ma come è stato possibile sbagliare così clamorosamente le previsioni economiche ? è sempre colpa di qualche accidente imprevedibile ? perchè Francia e Italia sono ferme e la Spagna cresce ? forse perchè da otto mesi non ha un governo ? chiedetelo a Draghi e al suo QE.

Qualche economista comincia a dubitare di ciò che fanno i banchieri centrali: Roberto Sommella (Direttore Relazioni Esterne Antitrust, fondatore de La Nuova Europa) scrive:

I tassi zero stanno ingrippando il motore dell'economia

 

 

 Muovendosi lungo l'asse delle ascisse (tassi verso zero) l'inflazione decresce, e con essa anche il PIL soprattutto nei paesi con un alto debito pubblico e bassa produttività come l'Italia e il Giappone, con la differenza che il primo resta ingabbiato dall'euro mentre il secondo sopravvive svalutando pesantemente lo yen.

 

Anche il New York Times - giornale notoriamente keynesiano e krugmaniano - è costretto a constatare che le manovre di Draghi sono deludenti e pericolose : 

What Two Years of Negative Interest Rates in Europe Tell Us

It hasn’t worked very well. As many experts predicted at the time, the policy has had only a modest impact on growth. It is also increasingly clear that pushing rates down further wouldn’t help much and could, in fact, increase risks to the global financial system.

 

 

 

SUBPRIME alla Padoan

La soluzione alla crisi delle banche italiane non sarà una bad bank ma una "cartolarizzazione assistita" dalla garanzia dello Stato Italiano (cioè dei cittadini contribuenti).

La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria per impacchettare asset tossici (come i crediti in sofferenza delle banche) e rivenderli a qualcun altro sotto forma di titoli obbligazionari che pagano cedole. Se gli asset sottostanti sono crediti di difficile solvibilità, vengono definiti "subprime", perchè hanno un valore inferiore. Dalle ipotesi filtrate sembrerebbe che la proposta di Padoan sarebbe di offrire a questi titoli la garanzia dello Stato  nel caso in cui l'emittente dovesse fallire (come la storia dei subprime ha dimostrato). In tal modo verrebbero aggirati gli ostacoli relativi al divieto di aiuti di Stato e alla mancanza di copertura del bilancio pubblico.

Anche le controindicazioni legate al prezzo / costo dell'operazione sembrano superate. Si tratterà di un buon regalo alle banche che con un piccolo sforzo - un aumento di capitale da far pagare agli azionisti pensionati - si apriranno la porta per fare molti profitti nei prossimi anni, grazie alla possibilità di fare nuovi prestiti senza troppo preoccuparsi della loro qualità.

Per un paio d'anni ci sarà da fare tutti felici: banchieri, speculatori, risparmiatori e governo. Quest'ultimo in particolare avrà il vento in poppa verso le elezioni del 2018 grazie al giro di denari creato dai vecchi e nuovi debiti. Poi, tra due - tre anni - qualcuno (i risparmiatori) si accorgerà che sotto la vernice c'è la solita spazzatura, ma sarà troppo tardi. 

Nel frattempo qualcuno (banchieri/speculatori) avrà fatto molti guadagni e li avrà messi al sicuro, ma non dite di averlo visto a cena con Renzi o con la Boschi.

 

Dall'Etruria al Veneto, come si salva una banca

L'epilogo di Banca Etruria poteva essere diverso da come è stato scritto per colpa di Padoan e Banca d'Italia.

Lo ha dimostrato l'amministratore Cristiano Carrus di Veneto Banca, la popolare di Montebelluna che si trova nelle stesse condizioni di quella di Arezzo ma con una consapevolezza diversa.

Veneto Banca è sull'orlo del fallimento, dopo anni di malagestio degli amministratori e dei manager, di compiacenze e incapacità di chi doveva accorgersi di quanto accadeva. Storie di clienti truffati e azzerati i risparmi di una vita di lavoro.

Da anni Veneto Banca languiva allo stesso modo dell'Etruria, ma messa di fronte alla scelta di chiudere o rilanciare, l'amministratore si è presentato agli azionisti con la sua faccia e le sue proposte, convincendoli a rischiare altri soldi sulla base di un progetto credibile piuttosto che chiudere l'azienda perdendo tutto.

E' quello che gli amministratori dell'Etruria non hanno saputo o voluto fare, in compagnia dei commissari mandati dalla Banca d'Italia.

Le buone intenzioni di Carrus forse non basteranno a risolvere i problemi della ex popolare veneta trasformata in spa (la montagna di crediti in sofferenza ha bisogno di ben altro per essere spalata e i risparmiatori truffati dovranno essere risarciti) e d'altra parte gli azionisti non avevano altra scelta tra la certezza di perdere tutto e la probabilità (non grande) di salvare qualcosa, ma almeno hanno preso atto della realtà e hanno capito cosa rischiano.

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Perchè solo ora si parla di banche italiane in crisi ?

Il grafico di Bloomberg è eloquente: il problema dei crediti "non performing" (cioè non restituiti) era evidente da tempo ma qualcuno quando era a capo della Banca d'Italia non se ne è accorto.

 

Scandalo salva-banche, Renzi cerca Cantone per salvare la faccia

Il Governo Renzi cerca di correre ai ripari, tra mozioni di sfiducia alla Boschi e indagini della magistratura che coinvolgono anche Banca d'Italia e Consob, mentre Padoan comincia a traballare.Renzi salva-banche

Al TG5 Renzi dichiara che "a fare da arbitro sulle richieste di risarcimento dei piccoli risparmiatori" truffati dalle quattro banche "salvate" sarà Raffaele Cantone, capo dell'Anticorruzione, e non gli organi previsti per legge, cioè Consob e Banca d'Italia.

E' ovviamente una mossa politica, che cerca di nascondere i problemi dietro la faccia del ex magistrato "competente e integerrimo" che ormai fa da guardiaspalle di Renzi nelle situazioni difficili.

Secondo Renzi la mossa di Cantone dimostrerà la determinazione del governo a fare chiarezza, "caso per caso".

L'uscita di Renzi sembra la mossa della disperazione, piuttosto che la soluzione del problema.

1) Il "caso per caso" dei risparmiatori truffati ormai è nelle mani della magistratura ordinaria. Renzi non può bloccare le indagini che stanno già facendo luce sulle responsabilità dei vertici delle banche, di Bankitalia e Consob.

2) Per nominare Cantone come "arbitro" dei risarcimenti, il Governo dovrà varare un decreto monstre per cancellare o modificare una quantità incredibile di norme già esistenti in materia di responsabilità degli amministratori delle banche, di conflitti di interesse, di negligenze, ecc riportate nel Testo Unico della Finanza, nel Testo Unico Bancario, nei regolamenti operativi di Banca d'Italia e Consob. 

3) Se Renzi ritiene inaffidabili gli attuali vertici di Banca d'Italia e Consob può chiedere a Padoan di avviare le procedure per la loro sostituzione, lasciando ai magistrati il compito di indagare e risarcire.

Fonti bene informate dicono che Draghi è molto "arrabbiato" per quanto è accaduto e sta accadendo nel sistema bancario italiano.

Non solo per la prova di incompetenza e collusione che sta minando la credibilità dei vigilantes, ma soprattutto perchè cominciano a scoprirsi le radici lontane del marasma del sistema bancario italiano di cui lui è stato conoscitore e controllore dal 2005 al 2011 in qualità di Governatore della Banca d'Italia.

Inizia a consolidarsi un vecchio sospetto circa il suo ruolo negli anni della crisi 2008-2010: Draghi avrebbe mantenuto sotto traccia le vere dimensioni della crisi bancaria in Italia per potersi accreditare presso i governi e le tecnocrazie europee durante la corsa alla nomination di Presidente della BCE del 2011.

Il caso Montepaschi era l'ostacolo maggiore e per questa sarebbe stato fatto esplodere solo dopo l'incarico a Draghi in BCE, così come altre situazioni incancrenite da tempo come la Popolare di Vicenza, la stessa Banca Etruria, Veneto Banca ecc.

Lo scandalo salva banche darà fiato a quanti, soprattutto in Germania, accusano la politica attuale "della BCE di Draghi" di essere più favorevole alla speculazione e all'azzardo morale anzichè salvaguardare e valorizzare il risparmio dei cittadini.

Per Draghi, che ha sempre fondato la sua carriera sull'immagine del tecnico preparato e super partes, la truffa italiana è quantomeno "pericolosa". 

C'è poi il problema non da poco che riguarda il futuro delle banche italiane, assediate dai risparmiatori che cercano di vendere obbligazioni e titoli strani, e si stanno rapidamente dissanguando per fronteggiare le richieste di rimborso. Nel giro di qualche settimana il fenomeno potrebbe non essere più circoscritto ma allargarsi: cosa farà la BCE governata  da un Draghi su cui pende il sospetto di aver nascosto il disastro italiano?

In questo scenario, Renzi fa finta di non aver capito che la crisi scatenata dal decreto salva banche non si risolverà con pochi spiccioli "caso per caso".

truffa salva-banche dove sono i soldi dei risparmiatori ?

 Si inizia a intravedere la vera dimensione della truffa salvabanche: truffa salva banche dove sono i soldi?

 

acclarato che il metodo con cui le obbligazioni subordinate sono state vendute da tutte le banche - non solo le 4 incriminate - è illegale (perchè aggira le leggi sulla tutela del risparmio / Mifid), si tratta ora di capire come le altre centinaia di migliaia di "vittime" possano essere immediatamente tutelate. 

Per quelle "quotate" in teoria basterebbe venderle e intascare il ricavato, ma c'è il particolare tecnico di capire su quale mercato sono valorizzate o se le quotazioni sono fissate direttamente dalla banca che appena si accorge della vostra intenzione di vendere fa scendere il prezzo per scoraggiarvi.

Per quelle non quotate l'unico modo sarebbe quello di presentarsi alla propria banca e farsi ridare il denaro investito, restituendo l'obbligazione. La banca si rifiuta sulla base di quello voi avete sottoscritto, perchè quasi tutti sono titoli non rimborsabili prima della scadenza, e dovrete quindi iniziare il braccio di ferro con gli uffici legali della banca stessa.

Avendo però in entrambi i casi un punto di vantaggio molto importante: il trucco con cui i risparmiatori sono stati intrappolati nelle obbligazioni subordinate è stato ormai ampiamente riconosciuto (persino Padoan ha dovuto ammetterlo) e quindi le banche dovranno pensarci due volte prima di rifiutarsi di riacquistare le vostre obbligazioni.

E' una valanga di soldi - oltre 60 miliardi di euro - che già sta scivolando rovinosamente sotto i piedi del sistema bancario.

L'ANSA del 11/12 riporta:

"BOND SUBORDINATI, MINE VAGANTI? In circolazione c'e' una massa di oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche italiane, più o meno redditizie, nelle mani di piccoli e piccolissimi risparmiatori o di grandi investitori, scambiabili o meno sul mercato. In un'elenco stilato dagli analisti indipendenti di Consultique, fra le circa 370 emissioni la parte del leone per decine di miliardi la fanno i big (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca ecc. con rischio basso o quasi nullo) ma figurano anche, per importi anche non disprezzabili, titoli di banche medie o piccole e Bcc. Scorrendo i titoli si nota come la gran parte delle obbligazioni subordinate, oltre due terzi, sia sprovvista di rating. Di quelle con rating circa una cinquantina non arriva a un giudizio di 'investment grade'. Altro elemento da considerare e' che oltre un terzo delle emissioni e' potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati quando la situazione inizia a farsi difficile seppure alle volte questo comporti una perdita del valore evitando comunque l'azzeramento totale in caso di perdita."

L'Ansa si è dimenticata del Montepaschi, che secondo alcune stime ne avrebbe emessi circa 5 miliardi.

Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni, prima dell'entrata in vigore delle nuove regole chiamate bail-in: chi ha in portafoglio i titoli rischiosi cercherà di venderli prima possibile.

Ma le banche non hanno né i soldi né le condizioni tecniche per soddisfare le richieste dei risparmiatori. Bisogna infatti tener conto che le subordinate concorrono ad accrescere il patrimonio di vigilanza della banca, che per sostituirle avrebbe bisogno subito di altro capitale.

Il sistema si troverebbe senza liquidità e senza basi patrimoniali contemporaneamente, con il rischio di una crisi di dimensioni notevoli.

Per questo motivo le banche chiuderanno la porta ai risparmiatori che cercano di disfarsi dei titoli subordinati acquistati inconsapevolmente, e inizierà un lungo periodo di controversie legali.

Così facendo le banche avranno rinviato il problema solo di qualche mese: le cause legali a cui andranno incontro le costringeranno in ogni caso ad accantonare da subito in bilancio una quota per la copertura del rischio. 

Senza tenere conto dell'aumento dei costi di raccolta, perchè i risparmiatori si guarderanno bene dal sottoscrivere obbligazioni (anche non subordinate) ai tassi ridicoli imposti da Draghi.

Il circolo vizioso è appena iniziato, per spezzarlo c'è un'unica soluzione (illustrata in un prossimo post)

Salva banche, chi frena la corsa a vendere i titoli rischiosi?

Vietato vendere alle banche i titoli rischiosisalva banche

L'incendio provocato dal decreto salva-banche, che ha portato alla disperazione migliaia di piccoli risparmiatori e all'omicidio del pensionato Luigino, si sta allargando ad altre decine di banche, "sospettate" di essere nelle condizioni di criticità simili alle quattro "salvate" a scapito di azionisti e obbligazionisti.

Il sito della Banca d'Italia in cui sono esposti i provvedimenti sanzionatori a carico delle banche - per quanto non sia aggiornato e facilmente reperibile - è stato visitato da migliaia di cittadini in cerca di informazioni.

Moltissimi altri invece di perdere tempo hanno chiesto direttamente alle loro banche di vendere i titoli subordinati (ma non solo) che hanno in portafoglio, e che magari gli erano stati venduti con lo stesso trucco usato da Banca Etruria e le altre.

Le banche hanno eretto un muro per fronteggiare la corsa a vendere, e sarebbe utile e interessante che i cittadini possano documentare e denunciare gli ostacoli che le banche stanno frapponendo alla vendita dei titoli rischiosi, a pochi giorni dall'entrata in vigore del "bail-in".

"Le nostre obbligazioni sono sicure, non dovete temere nulla", "se vendete ora, rischiate di perdere una parte del capitale e degli interessi", "le obbligazioni subordinate non si possono vendere prima della scadenza" ...

 I risparmiatori vengono trattati come topi in trappola: ormai siete dentro e ci rimanete, se uscite fate la fine di quelli di Banca Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche.

I mass media nazionali fanno a gara per capovolgere la realtà. "la UE approva il piano del governo" dopo che il commissario  Hill aveva bocciato le proposte di Padoan-Renzi, costringendo il governo ad accettare l'impostazione della commissione europea.

Anche Banca d'Italia ci ripensa e si accorge che la vendita dei titoli rischiosi ai piccoli risparmiatori dovrebbe essere vietata, perchè altrimenti le banche ci riprovano.

Peccato che la vendita delle obbligazioni subordinate era di fatto già vietata, ma che i suoi commissari e ispettori non se ne siano accorti. Il ripensamento tardivo della Banca d'Italia è un'ammissione di colpa e di impotenza.

L'unico rimasto in trincea a difendere l'operato delle banche è il ministro Padoan che da un lato ammette e dall'altro nega:"Non si può escludere che i 4 istituti abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento ma questo è quanto andrebbe accertato con un'analisi di ogni singola posizione". Padoan non ha ancora capito che il trucco della MIFID non era un fenomeno sporadico ma un comportamento di massa di tutte le banche (non solo le 4 "salvate") e non ha ancora capito che sarà la magistratura ad occuparsi di "ogni singola posizione". Lui come ministro in questa vicenda è alquanto inutile.

Salva banche, dalla truffa alla beffa

Pensionato di 68 anni suicida. Aveva perso 110 mila euro: “Colpa del salva-banche” Spariti i risparmi investiti in obbligazioni emesse da Banca Etruria

I politici sono stati colti di sorpresa dalla reazione popolare nei confronti dello scandalo salva-banche. Cosa si aspettavano ? applausi e ringraziamenti ?

Il ministro Padoan, a riprova della sua impreparazione, ha chiesto una "soluzione umanitaria" al dramma dei piccoli risparmiatori gettati sul lastrico dal suo decreto. L'enfasi lo ha travolto anche nel linguaggio.

In realtà lo slancio di solidarietà che accomuna politici e banchieri italiani a favore delle vittime del salva-banche, nasconde un tentativo goffo e subdolo: scaricarsi di ogni responsabilità, magari gettandola sui burocrati di Bruxelles, colpevoli di non voler autorizzare il salvataggio dei risparmiatori truffati. Il tentativo è di creare confusione nell'opinione pubblica, su una materia tecnicamente complessa, per nascondere la verità su chi ha truffato e chi ha consentito la truffa.

Perchè di truffa si tratta, essendo state infrante leggi e regole. I titoli, sia azionari che subordinati, venduti ai risparmiatori non erano adeguati al loro profilo di rischio, che è stato manipolato e modificato per consentire alle banche di incassare denaro che serviva a creare patrimonio di vigilanza.

Nascondere la realtà dietro la necessità di "salvare le banche per evitare il peggio" è una scelta disastrosa, sia nei confronti di coloro che hanno perso i soldi messi da parte in tutta la vita, sia verso coloro che rischiano in futuro di ritrovarsi nella stessa situazione, se le vere responsabilità non saranno perseguite con chiarezza.

I risparmiatori delle quattro banche, azionisti o subordinati che siano, potranno riavere i loro soldi se individueranno le vere responsabilità e saranno capaci di far emergere il meccanismo truffaldino che li ha indotti ad acquistare i titoli rischiosi. 

Renzi e Padoan, d'accordo con le istituzioni bancarie, pensano invece di cavarsela con qualche milione di euro e con la sceneggiata dell'Europa "che non ci permette di fare quello che vorremmo", cioè lasciare impuniti i colpevoli e scaricare i costi sulla collettività.

Le leggi a tutela dei risparmiatori c'erano e ci sono: farle rispettare è non solo un obbligo ma anche una scelta politica. 

In questi giorni migliaia di piccoli investitori chiedono la restituzione dei soldi investiti in titoli delle banche, che si rifiutano o temporeggiano, perché non sanno cosa fare. Il salva-banche sta diventando lo schiaccia-banche.

 Da il SOLE24ORE del 8/12 :" i casi Popolare Vicenza e Veneto Banca fanno caso a sè nel panorama bancario italiano. I due istituti sono banche non quotate, condizione che ha reso scarsa o impossibile la partecipazione di investitori istituzionali - che per natura cercano investimenti facilmente liquidabili - agli aumenti di capitale. In assenza di grandi investitori, gli aumenti giocoforza sono stati interamente “caricati” sui piccoli soci, ingenerando così comportamenti illeciti da parte delle banche. di Luca Davi - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/aCjS5t".