Repressione in Catalogna

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Il più corrotto dei capi di governo europei Mariano Rajoy ha tuonato “Nos van a obligar a llegar donde no queremos llegar”, una frase dal significato oscuro e minaccioso, che riporta la Spagna indietro di decenni. 

Puigdemont gli risponde: "Non sottovalutare la forza del popolo di Catalogna, che ha deciso di decidere"

 

Nel pomeriggio di sabato, più di 700 sindaci di altrettante città della Catalogna hanno manifestato pubblicamente a Barcellona la volontà di far svolgere il referendum nei locali pubblici, sfidando il divieto e le minacce di arresti del governo di Madrid. Anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha partecipato all'evento e ha dato il pieno sostegno della sua comunità allo svolgimento del referendum 1-O.

Nel silenzio e con la complicità dei burocrati europei, il governo Rajoy ha iniziato le manovre "militari" per impedire il referendum del 1 Ottobre in Catalogna.
La polizia di Madrid è intervenuta a Barcellona per bloccare la diffusione di 100.000 volantini per la propaganda del SI.

Bloccato il sito .cat con le informazioni su come votare. Aggirato l'ostacolo e riaperto come .eu : Snippet

https://www.ref1oct.eu/

E inoltre sono state approvate misure di strozzamento economico con il blocco del pagamento degli stipendi pubblici e dei rimborsi fiscali, l'ordine alle banche di denunciare i movimenti di denaro di cittadini e aziende che finanziano la campagna referendaria a favore dell'indipendenza catalana.

 

Madrid ha deciso di reagire con lo scontro frontale al grido di "quel referendum non si deve tenere" ed é disposta anche ad usare l'esercito per bloccarlo. 


Nel resto d'Europa i grandi organi di comunicazione hanno adottato la strategia del silenzio, oscurando completamente le notizie e il dibattito sul referendum in Catalogna. Meglio non svegliare il cane che dorme.

Da La Vanguardia:

A fin de cuentas, no hubo negociación, ni atisbo de la misma. Represión pura y dura. Judicializada y personalizada, como en los modernos regímenes autoritarios que cubren sus vergüenzas con las hojas de parra de los tribunales. Y a una escala nunca vista en la Europa contemporánea, amenazando a cientos de cargos electos y, potencialmente, a miles de personas si se concreta la intimidación genérica a los voluntarios inscritos para ayudar al referéndum. Recordemos que no se trata de reprimir la independencia de Catalunya sino la mera celebración de una consulta en la que los ciudadanos puedan votar libremente cual es su proyecto de país. No es una distinción baladí puesto que, según encuestas fiables, menos de la mitad de los catalanes estarían a favor de la independencia mientras que tres cuartas partes de la población apoyan el derecho a decidir. Es difícilmente comprensible, en esas condiciones, la obstinación del PP y de su Gobierno en bloquear cualquier movimiento que implique un voto libre y con garantías.

La Spagna chiede un governo a Barcellona

Rajoy ha mollato, rinunciando al tentativo di formare un governo. A un mese dalle elezioni la situazione evolve verso lo scenario che avevo previsto: un possibile governo PSOE-PODEMOS con l'appoggio delle formazioni minori e in particolare con gli indipendentisti catalani e baschi, oppure un ritorno al voto in aprile.

Iglesias (PODEMOS) ha spiazzato tutti, proponendo ufficialmente un'alleanza di governo al PSOE di Sanchez sulla base di alcune proposte, tra le quali un ministero delle "diverse cittadinanze", che fa prevedere un'apertura alle istanze catalane. Il PSOE è profondamente diviso sulla proposta di Iglesias. I catalani non si sono ancora espressi sulla incerta apertura. A loro serve una dichiarazione chiara sul referendum per l'autonomia, cosa che Iglesias non può concedere in questo momento per non pregiudicare la trattativa con Sanchez.

Se il prossimo governo non passa da Barcellona, tra due mesi si torna alle elezioni, a meno di inciuci stile Renzi-Verdini.

In Spagna si vota con tristezza

Perchè nessuno si interessa al voto spagnolo? Se non fosse stato per il pugno affibiato a Rajoy da un parente della moglie, se ne sarebbe parlato ancora meno.

Eppure ci sarebbero tanti elementi per seguire l'esito incerto delle elezioni di oggi:

1) Fine del bipartitismo PP - PSOE che dura dall'inizio dell'era post franchista  e divisione in 4 forze quasi-equivalenti

2) La reazione alla minaccia di secessione della Catalogna

3) Prime elezioni in un clima di "solo semi-emergenza" economica, con la disoccupazione "solo" al 21%

4) Irrilevanza dei socialisti spagnoli, sulla scia delle sorti socialiste in Grecia, in Francia, in Gran Bretagna, in Germania ecc ecc

5) Podemos pagherà il prezzo del tradimento di Tsipras ?

6) Sarà facile il lavoro della Troika per trovare una soluzione governativa, oppure c'è il rischio di ripetere il Portogallo ?

Tutte queste domande non riescono a scuotere l'opinione pubblica spagnola, figuriamoci quella internazionale.

Dopo le elezioni in Francia nessuno crede più ai cambiamenti elettorali.

A cinque giorni dal Natale, la cattolicissima Spagna sa cosa votare.

Catalogna, sconfitto il modello Troika

Grande affluenza alle urne. Primi exit poll attribuiscono la vittoria allo schieramento indipendentista, Junts pel SI e CUP, con 76 seggi su 135.

Catalogna elezioni 2015Le elezioni per il rinnovo del Parlamento catalano si sono trasformate in una verifica cruciale per la Troika, che aveva appena finito di festeggiare la vittoria in Grecia.

A Barcellona c'è il rischio - anzi la quasi certezza - che vincerà il fronte per l'indipendenza della Catalogna, avviando un processo di scontro con Madrid che potrebbe portare alla secessione nel 2016.

 La Troika è molto preoccupata - a tal punto che molti suoi sostenitori, dalla Merkel a Sarkozy (!!?) a Obama a Cameron e numerosi banchieri, si sono spesi nella campagna elettorale. 

Rajoy ha minacciato sciagure in caso di vittoria del SI (all'indipendenza), facendo ricorso all'armamentario classico della Troika: la Catalogna verrebbe espulsa dall'Euro (espulsione =disastro) e dalla Champions di calcio (Barcellona senza dioPallone).

La vera sconfitta del "modello Troika" che si preannuncia nelle elezioni di oggi consiste in due elementi chiave:

1) ci sarà una forte partecipazione popolare al voto (oltre il 70%) mentre la Troika impone l'astensione

2) ci sarà la vittoria di un solo schieramento - quello del SI - mentre il modello prevede ampie alleanze al centro, senza contorni troppo marcati, per poter trattare soluzioni opache e annacquate.

Come se non bastasse, il modello Troika prevede che dopo una tornata elettorale ci sia un lungo periodo di "astinenza democratica" per consentire ai tecnocrati di realizzare i programmi. E invece, dopo la Catalogna, a dicembre si vota in tutta la Spagna, con il rischio/certezza che le turbolenze create dal voto di oggi vengano amplificate tra due mesi.

Cosa molto fastidiosa per la Troika, i catalani rivendicano la "libertad y la dignidad".

e non sono poveri indebitati come i Greci ma ricchi e dinamici come i Tedeschi. Per Mario sarà più difficile fare waterboarding in una vasca di euro stampati.