Chi brucia i vivi a Centocelle?

 

Dopo l'orrenda morte di tre "zingare", due bambine ed una giovane, bruciate vive dentro un camper in cui "vivevano" in 13, la loro casa sul tetto-parcheggio di un centro commerciale del quartiere Centocelle a Roma, tra palazzine residenziali e a pochi metri da scuole materne ed elementari, l'Italia "riscopre" l'esistenza dei Rom.
E' stato il gesto criminale di qualche esaltato razzista?, oppure un regolamento di conti, i conti della miseria e dell'emarginazione, di una banda di immigrati orientali clandestini e criminali?.
Come se la risposta facesse la differenza e salvasse la coscienza di qualcuno o di tutti.


"Non è la prima volta che piangiamo la morte di bambini in un rogo di un camper o di un accampamento di fortuna. A febbraio 2011 quattro bambini erano morti in un rogo dentro un campo Rom, oggi ci troviamo a commentare un'ennesima tragedia dove hanno perso la vita tre sorelle di quattro, otto e venti anni. A Roma, come in tante altre parti d'Italia, si continua a morire di esclusione sociale e di stigma" dichiara il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca. "Invece di versare lacrime amare dopo - aggiunge Rocca -, le istituzioni dovrebbero moltiplicare gli sforzi per arrivare nelle troppe zone grigie della nostra società, dove vivono gli ultimi, gli esclusi, i vulnerabili, gli invisibili"


Un anonimo "Nicola" lascia una risposta scritta con tre rose rosse: Carissime amiche, mi sento in colpa pure io. Che Dio vi sia vicino.
E' l'unica frase sincera in questo giorno di deplorazioni e condanne.

Le indagini di polizia dovranno cercare di scoprire gli autori del triplice omicidio, ma c'è un'indagine che dovrebbe invece essere aperta per rispondere alla domanda: come è possibile che 13 esseri umani vivano ammassati in un camper parcheggiato in un centro abitato senza che le istituzioni politiche e sociali si sentano in dovere di toglierli dalla strada e sottrarli ad un destino di emarginazione e violenza? come è possibile che la "questione Rom" nel 2017 non sia stata ancora risolta nel rispetto della dignità umana e della sicurezza? con quale faccia qualcuno continua a fare affari sulla gestione dei campi nomadi? e qualcun altro ci costruisce sopra campagne elettorali?

IGNAZIO MARINO e lo sgomento dell'elettore

Come cittadino romano elettore di Ignazio Marino a sindaco di Roma nel 2013, ho provato soddisfazione e sgomento alla notizia della sua assoluzione per le accuse di "peculato gastronomico" e di "parcheggio abusivo".
La soddisfazione nasce dal fatto di essermi riscattato dal dubbio di essere totalmente incapace di riconoscere un malfattore da un normale cittadino, avendolo considerato tale quando l'ho votato.

Anche se, con il senno di poi, penso che i normali cittadini, riconoscendo i propri limiti, non dovrebbero aspirare a diventare sindaci di una metropoli capitale di un paese indebitato, corrotto e decadente. Ci vogliono altri personaggi per quell'impresa. Ma all'epoca della sua elezione la scelta era obbligata, perché dall'altra parte c'era la schiera che da lì a poco sarebbe stata incorniciata nell'inchiesta su Mafia Capitale.

Ignazio Marino

 

Ignazio Marino era stato scelto per fare la foglia di fico su un grande immondezzaio indifferenziato dall'estrema destra alla sinistra, di cui il suo stesso partito era una componente fondamentale, e probabilmente se ne è accorto quasi subito dopo aver vinto. Ha retto per un paio di anni, con le indecisioni tipiche dei normali cittadini molto ambiziosi, poi lo hanno accoltellato con il metodo degli esposti e delle dimissioni dal notaio, che ormai è diventato l'unico sistema di "dibattito" politico in assenza di altri. Abbiamo un "non eletto" a Palazzo Chigi che in tre anni ha raffinato la tecnica, iniziata con #Enricostaisereno.

La soddisfazione nel constatare che non avevo commesso un atto di imbecillità nel votare Marino cede però subito il posto allo sgomento, perchè chiunque si rende ormai conto che il mestiere dell'elettore onesto e disinteressato, possibilmente documentato, in questo paese (come nel resto del mondo) sta ormai definitivamente tramontando, lasciando il posto agli elettori robot, sistemi di algoritmi computerizzati che reagiscono alle notizie diffuse dopo essere state create da altri "algoritmi", determinando reazioni in direzioni opposte in poche frazioni di secondo.

 

Il mercato della politica è identico ai mercati finanziari, dominati anch'essi dagli algoritmi che "scelgono" sulla base di "rumors" e così via, tutti governati da intrecci di potere mediatico, finanziario, corruttivo. 

Anche coloro che decidono di diventare "non elettori" cioè astensionisti, nella speranza di sfuggire al sistema di manipolazione, sono una parte controllata di questo gioco che ci ostiniamo impropriamente a chiamare democrazia.

Dovremo abituarci a vivere nello "sgomento dell'elettore", a convivere con il dubbio costante di essere degli imbecilli manipolati, e nel dubbio cercare di trovare nuovi "algoritmi" non ancora robotizzati.

Fino a prova contraria, che non tarderà ad arrivare perché tra due mesi di vota per il referendum sulla "truffa costituzionale": il mio algoritmo mi dice di votare NO.

 

referendum vota NO

 

RAGGI RENZI ROMA

Con una mossa a sorpresa la sindaca di Roma Virginia Raggi, telecomandata da Beppe Grillo, ha sparigliato il campo avversario telecomandato dal PdC Renzi, nominando Andrea Mazzillo assessore al Bilancio e Massimo Colomban assessore alle Partecipate. Il primo è un ex PD, esperto di finanza locale, il secondo è un ex Centro-Lega, imprenditore di successo internazionale, fuori dai salotti del potere e dentro quelli dove si realizzano soluzioni innovative.
Allo stato attuale non si sa se entrambi, o uno dei due, sarà sottoposto al rito degli avvisi di garanzia presentati dalle truppe del PdC per screditare chiunque non la pensi come l'aspirante statista. Ma è certo che le due nomine hanno già scatenato i tentativi di gossip politico da parte dei giornali vicini al governo.

piazza di spagna 5 stelle
Mazzillo è un ex PD veltroniano (Veltroni ex sindaco di Roma è uno dei rottamati illustri del PD) e la sua nomina al Bilancio suscita reazioni isteriche perchè fa riaffiorare alla mente - per chi se ne fosse dimenticato - che molti elettori del PD, a Roma e nel resto d'Italia, hanno votato M5S.

Mentre Colomban è uno stimato imprenditore del Nord, rappresentante di quella parte di Italia che lavora, innova e produce lavoro, a cui Renzi fa apertamente la corte per portarla dalla sua parte e contrapporla alla "incompetenza" dei CinqueStelle che sanno dire solo NO alle Olimpiadi e al ponte sullo stretto di Messina.


Da due mesi l'Italia è stata costretta suo malgrado a sorbirsi la overdose quotidiana di Raggi = Roma nel caos, con la grancassa di tutti i media dei gruppi De Benedetti - Caltagirone, una sovraesposizione molto utile per la campagna elettorale in vista del referendum di dicembre (quello in cui Renzi si gioca tutto senza però ammetterlo). Con le due nomine di oggi - se durano fino a dicembre - sarà necessario trovare qualche altro tormentone.


Restano intatti i veri problemi in attesa di soluzione, cioè un buco nero di 13 miliardi di debiti, una giungla di affari e affaristi stratificata da decenni, un ceto politico trasversalmente corrotto e incapace. Speriamo - senza illudersi - che da domani a Roma si parli di questo e non dei gossip sui 5Stelle. Nel frattempo qualcuno potrà godersi il rosicamento di Renzi, che ora dovrà trovare un piano B per far fallire la giunta Raggi.


Scenderanno in campo i carri armati veri, cioè le banche creditrici a cui i romani devono rimborsare i debiti con gli interessi, e tra queste c'è la Cassa Depositi e Prestiti il cui azionista di maggioranza è il PdC. L'assedio di Roma non è affatto finito.

 

P.S.

L'imprenditore Massimo Colomban, fondatore di Permasteelisa, fino a ieri sarebbe stato citato dai giornali di qualsiasi tendenza come una "eccellenza italiana" nel mondo, l'esempio positivo a cui ispirarsi per fare sviluppo e creare lavoro. Da oggi invece, nei titoli dei giornali di regime,  è "l'amico di Casaleggio" con trascorsi leghisti , ovviamente ...

 

Le Olimpiadi sono state sempre un disastro e Roma non farebbe eccezione

Ho parafrasato il titolo di un articolo pubblicato un mese fa su Huffington Post che in originale era : Le Olimpiadi sono sempre un disastro per la povera gente. E Rio non fa eccezione.


Gli autori Travis Waldron e Edgar Maciel documentano gli effetti sulle popolazioni delle città ospitanti le Olimpiadi e in particolare sulle fasce più povere e deboli.


"Ecco che cosa succederà a partire da domenica, quando le Olimpiadi di Rio si concluderanno: i giornalisti se ne andranno, e i mezzi d’informazione internazionali dimenticheranno la gente di Vila Autódromo. Il loro trasferimento coatto non si ridurrà ad altro che a una nota a piè di pagina nella storia di questa tornata di giochi olimpici, mentre l’attenzione del resto del mondo andrà a concentrarsi su quali problemi esistano nella città che ospiterà le prossime Olimpiadi."

Insomma con tutta probabilità i Giochi di Rio si concluderanno come tanti altri in precedenza, con case rase a zero, promesse infrante e poveri abitanti la cui unica vera risorsa ormai è pregare i futuri ospiti delle Olimpiadi di non imporre ancora una volta a gente come loro la stessa situazione.
“Alle città che fanno richiesta per ospitare le Olimpiadi, io chiedo di riconsiderare la propria posizione”, dice Luiz Cláudio Silva, l’abitante dell’Autódromo che nel marzo scorso ha perso la propria casa. “Non lasciate che questi eventi distruggano così tante storie di vita”.

 

A Roma la Giunta Raggi ha deciso di dire NO alle Olimpiadi 2024.

La Raggi chiama Marcello Minenna al Bilancio di Roma

Marcello Minenna, dalla CONSOB all'assessorato Bilancio di Roma, è uno dei tecnici più competenti e anticonformisti nel panorama internazionale. Dovrà affrontare il buco nero delle finanze comunali, devastate da decenni di incompetenza, corruzione e privilegi, laboratorio delle politiche di bilancio fatte con i derivati.

 

Se Minenna riesce nella difficile impresa romana sarà un benefico trampolino per tutta l'Italia.

La sua recente intervista a L'Espresso. 

Minenna-Espresso-07072016.pdf (1,63 mb)

Dinnergate Marino, psicopatologia della politica

Il caso del sindaco di Roma Ignazio Marino, ancorché poco rilevante sul piano delle conseguenze pratiche, dovrebbe invece essere oggetto di interessanti analisi in quel laboratorio sempre più affollato in cui si studiano i modelli di gestione del potere e creazione del consenso.

8) E' più "marziano" Marino che spera di ridiventare sindaco tra 20 giorni oppure Renzi che vuole continuare a governare con Verdini per altri tre anni ?

Il caso Marino (peculato "gastronomico") di questi giorni è ben poca cosa se lo si confronta con lo scandalo che divampa in Brasile sulla figura del capo del governo Wilma Youssef che è ad un passo dal impeachment, o con quello della FIFA di Blatter e Platini (più popolari di Marino), o con quello della Volkswagen  o quello più oscuro di Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit, una delle maggiori banche europee.

Ma per molti aspetti il dinnergate di Marino presenta risvolti molto più interessanti degli altri.

1) Marino è un personaggio eletto sindaco di Roma senza alcun merito pregresso. Il tema della ricerca potrebbe essere: come si costruisce dal nulla un personaggio politico di potere. E' un argomento che da anni é oggetto di studi nella Francia di Hollande e nella Germania di Sigmar Gabriel (la ricerca su Miliband si è già conclusa)

2) Poco dopo essere stato eletto sindaco di Roma, Ignazio Marino si trova dalla parte sbagliata della corrente politica, perchè non è un renziano di ferro, e spera che l'apparato di potere del PD che lo ha scelto come faccia meno imbarazzante gliene renda merito.

3) Marino si trova catapultato in una realtà molto più complessa, corrotta, ingovernabile, imbalsamata di quello che un umano potrebbe immaginare. Il comune di Roma è il concentrato di tutte le peggiori prassi amministrative e consociative degli ultimi 20 anni. Anzichè fare appello alle risorse politiche e sociali estranee al sistema di corruzione dilagante, Marino si illude di poterlo cavalcare senza riconoscere che è lui stesso una variante "diversa" della gestione del consenso.

4) Marino si oppone alla normalizzazione di Renzi perchè crede di essere diventato Napoleone o perchè crede di essere credibile?

5) Perchè Marino crede di poter fare in televisione la sceneggiata della "trasparenza" (le copie degli scontrini dei ristoranti pagati con la carta di credito del Comune) pensando che nessuno andrà a leggere le carte che lui stesso ha portato?

6) Perchè il Partito Democratico pensa di potersela cavare con le dimissioni di Marino, senza dover spiegare i motivi che lo hanno portato a sceglierlo ed eleggerlo sindaco della Capitale?

7) Perché tante persone si sono fatte ingannare da Ignazio Marino sperando che fosse diverso?

 

Verità e Misteri di Mafia Capitale

La frase intercettata nella telefonata tra Salvatore Buzzi, protagonista di Mafia Capitale, e un suo sodale " ...  sono tutti corrotti, non so se l'hai capito ...  " sembra l'accusa di un leader dell'opposizione populista scagliata contro il potere politico che governa.

L'intenzione di Buzzi è invece proprio quella di descrivere, in maniera grezza ma efficace, l'ambiente in cui si muove a suo agio, un mondo di amministratori e politici che aspettano solo di essere corrotti.

1) L'aspetto più impressionante dell'inchiesta è la semplicità con cui i politici potevano farsi corrompere. Segno di un'abitudine antica, profonda e vasta.

2) L'inchiesta sembrava essere nata per denunciare le abitudini della destra romana (Carminati) e la gestione Alemanno. In realtà il principale partito coinvolto è il PD e la sua rete di "cooperative".

3) Almeno due generazioni di politici della sinistra romana hanno partecipato alle prassi corruttive e di malagestione, dall'epoca di Rutelli a quella di Veltroni. L'ideologia della "solidarietà" a servizio della corruzione.

4) Il PD romano è stato un laboratorio permanente, la scuola-quadri erede di quella delle Frattocchie. Anche le pietre del Campidoglio conoscevano le abitudini dei propri amministratori.

5) La parentesi di Alemanno è servita solo ad alzare il livello di competizione destra-sinistra nell'arena della corruzione.

6) Il mistero non ancora chiarito è perché il PD romano si sia dovuto "attaccare" a Marino per la poltrona di sindaco. Ci sono argomenti pro e contro questa scelta, che ovviamente sono speculari rispetto al livello di un possibile coinvolgimento del sindaco Marino nell'inchiesta. Per il momento sembra prevalere l'ipotesi che la piovra romana del PD era talmente sicura della propria capacità di gestione del potere municipale da sottovalutare l'arrivo di un personaggio spaesato a tal punto da muoversi alla cieca.

7) Renzi non sa che pesce prendere: se brandire la spada del giustiziere per rimarcare la propria distanza dal PD romano (ma poi finirebbe con il tagliare la testa anche a De Luca) o se far finta di nulla in attesa che le acque si plachino. Certo che dopo aver visto sbandare il progetto di Partito della Nazione, anche quelli più modesto di "Partito del Sindaco" va a farsi benedire.