Il mistero di Tsipras: Draghi gli avrebbe imposto la cacciata di Varoufakis ? e la rinuncia a GREXIT

Poco alla volta si compone il quadro che ha portato in pochi giorni dalla vittoria dell'OXI all'annessione della Grecia.

Un tassello importante e misterioso è rappresentato dalle dimissioni di Varoufakis poche ore dopo l'esito del referendum. Le motivazioni ufficiali appaiono subito lacunose e rituali: "Le dimissioni servono a facilitare il compito di Tsipras" perchè Varoufakis è inviso ai ministri finanziari europei, che lo considerano un provocatore incompetente. Ma perchè dare prova di sottomissione da parte di Tsipras dopo una vittoria schiacciante e mentre tutto il mondo simpatizza per la lezione di democrazia e trasparenza?

Si inizia a intravedere un disegno preparato PRIMA dell'esito del referendum, ma tra chi e perchè ?

Un secondo indizio si manifesta il giorno dopo, quando l'Eurogruppo dei 18 dà l'ultimatum a Tsipras con scadenza domenica 11 luglio: o accetti le condizioni (nuove) che saranno presentate oppure vai fuori dall'eurozona. Tutti si aspetterebbero una sonora pernacchia ad una tale minaccia, e invece il leader di Syriza reagisce con incertezza e timore, e fa capire di essere in difficoltà.

Qualcuno ha avvisato i 18 (ma soprattutto Hollande e Junker) che le carte sotto il tavolo sono cambiate Presentarsi allo scontro finale facendo intuire la propria debolezza è già una mezza sconfitta; l'altra metà si aggiunge quando Tsipras si priva di una delle due opzioni, quella del GREXIT, e rimane solo con una: trattare o trattare.

Ci vuol poco a capire che nella partita Tsipras ha un unico esito possibile (l'accordo a qualsiasi costo) mentre la Troika a trazione tedesca ha due esiti possibili, l'accordo o la cacciata, e quindi è avvantaggiata nella trattativa. Quando Schaeuble fa il duro e chiede di inserire nel documento finale dell'Eurogruppo la richiesta di una uscita a tempo determinato, Tsipras si trova spiazzato e non può che PERDERE anzi CAPITOLARE in modo umiliante.

Ma perchè Tsipras non ha utilizzato l'opzione GREXIT a suo vantaggio, come in precedenza aveva fatto Varoufakis quando dichiarava che L'Europa aveva molto più da perdere con l'uscita della Grecia dall'euro di quanto si potesse immaginare ? La risposta è che la rinuncia del Grexit come elemento tattico negoziale era una condizione imprescindibile chiesta a Tsipras da una "istituzione amica" per aiutarlo a condurre in porto la trattativa difficile per ottenere la rinegoziazione del debito, il sostegno ELA alle banche e soldi per ripagare i debiti con FMI e BCE.

L'istituzione amica che si era impegnata (e in contropartita chiedeva la rinuncia a prendere in considerazione l'uscita dall'eurozona) era il Presidente della BCE Mario Draghi ?. Tutto potrebbe aver avuto inizio da un incontro a Washington il 17 aprile tra Mario Draghi e Varoufakis al margine di una riunione internazionale.

Siamo nel pieno dello scontro tra governo Syriza e altri paesi, le casse di Atene si assottigliano, e Varoufakis fa "il bullo" nelle riunioni dei ministri finanziari, agitando la possibilità di non pagare i debiti, con la conseguente uscita dall'euro, se i creditori non rinunciavano ad una parte dei soldi prestati. Nell'incontro di Washington Draghi ascolta Varoufakis, lo lascia parlare, pone domande tecniche su come il ministro pensava di risolvere i problemi dei pagamenti e di una eventuale "carenza" di euro nelle banche greche. Varoufakis si fa prendere dallo slancio bullesco e lancia l'ipotesi di emettere i cosiddetti IOU (quelli che ora Schaeuble vorrebbe far emettere per ripagare la BCE !), dei pagherò sostitutivi delle banconote, apparentemente espressi in euro ma in realtà "svalutabili" rispetto all'euro: una vera e propria moneta alternativa, la "nuova dracma". Draghi non concede opinioni o repliche, ma comincia a capire che il piano Varoufakis avrebbe potuto "affascinare" altre teste calde, e forse perfino funzionare. E' da quel momento che il sommo sacerdote dell'Euro, whatever it takes, percepisce con maggiore chiarezza il reale pericolo della nuova variabile e inizia a prendere le contromisure ... (1 - segue) https://www.menoopiu.it/page/Il-mistero-di-Tsipras

Schaeuble sfiducia Draghi

 

Volano gli stracci in quella che doveva essere la riunione decisiva per decidere il terzo piano di aiuti alla Grecia.  

Sono stracci pesanti perchè coinvolgono Mario Draghi, presidente-paladino dell'Euro "whatever it takes", e Wolfgang Schaeuble, rappresentante dell'azionista di maggioranza della BCE.  

Nel corso delle riunioni interminabili prima dell'elastica deadline, Draghi avrebbe apostrofato Schaeuble con un "forse non hai capito", al quale il ragioniere ministro avrebbe risposto con "Non pensare che sono stupido". Gelo e fine delle trasmissioni.  

E' il segno che le fratture del quadretto idilliaco dell'Europa sono a livello di guardia e che gli schieramenti vanno alla conta finale.  

Da un lato Draghi, dietro le sembianze impresentabili di Renzie, Hollande e Junker, dall'altro la Germania di Schaeuble, la Finlandia, l'Olanda, i Balcani e persino il Portogallo.  

L'oggetto è apparentemente una questione di carattere metafisico, che riguarda il concetto di fede e fiducia, da riporre nelle capacità della Grecia di mantenere le promesse, dopo che Tsipras ha dato prova di grande spregiudicatezza e voltafaccia.  

In realtà si tratta di capire chi e come tira fuori un centinaio di miliardi di euro (a fondo perduto) da mettere sul tavolo del piano di aiuti, oltre a quelli a cui bisognerà rinunciare per ristrutturare il debito insostenibile. 

Schaeuble, da testardo ragioniere, anzichè chiedere altri soldi ai contribuenti tedeschi preferisce un GREXIT a tempo determinato - almeno 5 anni .  

Draghi dice che i soldi alla fine ce li mette lui, con un pò di QE ed ELA in più, facendo finta che le banche greche siano ancora solvibili, ma soprattutto grazie alla sua tassa, l'inflazione "stimolata" che grava su tutti i cittadini dell'Eurozona.  

La Merkel si pronuncerà questa notte, ma ancora non ha deciso cosa dire. Non potrà dare torto al suo ministro (che ormai è più popolare di lei nella CDU) ma non vuole passare alla Storia come quella che rovinò il sogno di Kohl.

Tecnicamente la mediazione viene trovata imponendo alla Grecia l'approvazione in Parlamento delle misure promesse entro pochi giorni, e il macigno torna di nuovo sui piedi di Tsipras.