Cosa dovrebbe fare Obama

Obama è andato al G20 con l'obbiettivo di strappare un accordo dietro le quinte che prevedeva il via libera di Russia e Cina ad un attacco dimostrativo alla Siria: "spariamo qualche missile, contro bersagli molto secondari, voi protestate energicamente ma senza superare il limite di guardia, e poi chiudiamo la partita". Gli USA avrebbero salvato la faccia, ma senza fare troppi sconquassi, Putin avrebbe alzato la voce ma senza spaventare nessuno.

Ma la situazione non ha consentito nemmeno questo "onorevole" accordo sottobanco, almeno fino a questo momento.

Allo stato delle cose, Obama deve scegliere tra due strategie perdenti:

1) colpire la Siria da solo (con i francesi fare da maggiordomi) ed esporsi alla reazione di gran parte dell'opinione pubblica mondiale e al rischio ancora più grave di un conflitto senza controllo in medio oriente e di una escalation mondiale;

2) rinunciare all'azione militare esponendosi al rischio di perdita di credibilità e peso politico, segnando di fatto l'inizio di un'era di decadenza dell'Impero.

Questa seconda opzione per molti analisti è ancora più grave della prima, perchè scatenerebbe reazioni di medio lungo periodo che accrescerebbero il rischio di guerre, in particolare nel medio oriente. Se il "gendarme" dimostra di essere impotente, tutti si sentirebbero autorizzati e incoraggiati a regolare i conti in proprio. I primi a cambiare alleanze sarebbero i Sauditi, e Putin avrebbe la possibilità di giocare un ruolo ancora più grande in medio oriente, in Afghanistan, nel Nord Africa.

Se non riesce a convincere Putin, Obama la prossima settimana dovrà porre il Congresso (un Congresso sempre più discreditato ed isolato nell'opinione pubblica) di fronte ad un quesito diverso da quello originario. Non si tratta di scegliere tra attaccare o meno la Siria, ma di delineare un modo nuovo, incerto e drammatico di esercitare il potere politico-militare degli USA nei prossimi anni. E prima di trovare una risposta, annullare l'attacco alla Siria. E' un film di fantascienza.


Bye Bye U.N.

La decisione di Obama di sottoporre al Congresso la valutazione sull'attacco alla Siria ha suscitato note di ammirazione e consenso tra i demoliberal di ogni paese. Pochi hanno notato che le mosse di Cameron ed Obama rappresentano una ulteriore e quasi definitiva "estromissione" dell'ONU dalle decisioni importanti. L'alternativa sembra essersi ridotta tra appoggiare una decisione presa solo dall'Imperatore o chiedere il parere dl parlamento nazionale. Non serve nemmeno più il paravento della "coalizione" internazionale. Il Congresso USA avrà il potere di valutare se scatenare o meno la guerra. L'Assemblea delle Nazioni Unite viene presa in considerazione solo da quei paesi che non possono / non vogliono seguire la decisione dell'imperatore e anziché dire NO, dicono ONU.

Obama, solo, lose-lose

 

Obama Nobel per la PaceSolo, Obama è solo, dopo il voto inglese. E se già prima era in un vicolo cieco, ora lo è ancora di più. Si è infilato in una situazione che nella teoria dei giochi viene definita lose-lose, cioè qualunque scelta porta ad una perdita. Si tratta solo di capire qual'é la perdita minore, ma non è facile, soprattutto se si usano gli stessi schemi che hanno portato nella situazione lose-lose.

Cameron il primo sconfitto nella guerra siriana

Il voto del Parlamento inglese che ha negato il via libera all'intervento militare in Siria chiesto da Cameron è un evento di portata storica.

Su una materia fondamentale e "sensibile", soprattutto nella storia millenaria inglese, il Parlamento si divide, il Primo Ministro viene delegittimato, gli alleati storici degli ultimi settant'anni sono abbandonati. Se non  un cigno nero, é certamente grigio scuro.

Cameron è il primo sconfitto di una guerra che sta per essere dichiarata.

La sua figura ne esce ridicolizzata e avrebbe dovuto già dimettersi. 

Ma consoliamoci constatando un evento positivo: la cappa di conformismo succube e acefalo che aveva contraddistinto lo scenario politico inglese degli ultimi decenni inizia ad incrinarsi, e un fremito d'orgoglio attraversa le masse semisolide dei parlamentari facendogli scoprire l'ebbrezza di tornare ad essere individui pensanti.

Potrebbe essere un segnale anche per altri paesi, al di là della Manica.

Le verità nascoste dai missili

 

miisili su damasco

La pioggia di missili che americani e inglesi si apprestano a scaricare sulla Siria non servirà ad indebolire in modo significativo il regime di Assad, ma servirà, almeno nelle intenzioni, a far dimenticare per qualche giorno i fallimenti della politica occidentale nei confronti della situazione mediorientale, 


dalla Siria all'Egitto, ma anche in Tunisia o in Libano.

Servirà a far dimenticare l'Iran e l'Iraq, e lo spionaggio abusivo della NSA in tutto il mondo. 

Servirà a far dimenticare che, nonostante l'Iraq e l'Afghanistan, gli Stati Uniti di Obama non sono ancora riusciti ad elaborare una strategia che faccia pagare ai tiranni quanto è dovuto e risparmi alle popolazioni civili gli orrori dei bombardamenti e delle sanzioni.


Possibile che l'unica soluzione che riescono (vogliono) ad immaginare è la pioggia di missili ? Altro che "ingerenza umanitaria" ! E le conseguenze "collaterali" ?

Siria: Obama abbaia ma non morde, secondo i cinesi

 "Amid reports about a possible U.S. military intervention in Syria, observers debate on whether Washington is serious about launching a war that could burn the entire region, or it is just exerting utmost pressure on Damascus ahead of a political settlement."

Il quotidiano cinese Xinhua -  molto ben informato sul ciò che pensano i politici cinesi -  pone la domanda e trova la risposta:

"Issam Khalil, a Syrian lawmaker, told Xinhua a U.S. military intervention is "unrealistic" because the situation in Syria is " different."

"In my opinion, the threats and this media frenzy about Syria's chemical weapons are mere political pressure after the abject loses of the rebels in Syria and the United States is trying to create balance ahead of the planned peace conference in Geneva," Khalil said.

Di diverso parere sembrano essere i Russi.

da RT: "US president Barack Obama is repeating the pattern of actions of his predecessor, George W. Bush, in his push for a military solution in Syria, Foreign Affairs Committee chairman of the Russian Duma, Aleksey Pushkov said.“Obama is fiercely moving towards war in Syria, just like Bush moved towards war in Iraq. Just like in Iraq, this war won’t be legit and Obama will become Bush’s clone,” Pushkov wrote on his Twitter page on Sunday".

Le opinioni russe sono influenzate dalla "stretta amicizia" con il macellaio siriano Assad e dalla preoccupazione di perdere un avamposto storico  nel risiko mediorientale.

Ma l'ostacolo principale ad un intervento USA in Siria è rappresentato dall'opinione pubblica americana, a cui Obama è molto sensibile: meno del 10% si dichiara favorevole ad un intervento militare in Siria, anche se per fini umanitari. La maggioranza non capisce perchè gli USA debbano intervenire in un paese che non ha petrolio.

Qualcuno avanza il dubbio che anche in Siria possa finire come in Libia: sulle macerie del regime, gli unici ad avvantaggiarsi potrebbero essere le bande di alquaedisti e simili. L'ennesimo schiaffo alla politica estera USA.