MIGRANTI in trappola sulle isole della Grecia

L'odissea dei migranti siriani che fuggono dalla guerra si ferma sulle isole della Grecia di fronte alla Turchia. 

 

Per ordine del governo greco le migliaia di profughi resteranno bloccati sulle isole, anziché imbarcati per essere trasferiti sul continente, come da accordi comunitari. I traghetti che finora hanno trasportato le famiglie in fuga non partiranno.

L'Austria ha chiuso le frontiere, i paesi balcanici altrettanto e quindi il flusso umano che la Turchia continua a produrre si blocca sulla terraferma greca. Il governo Tsipras protesta e convoca l'ambasciatore austriaco ad Atene, come si fa quando ci si prepara ad una crisi diplomatica.

Se la situazione non si risolve entro pochi giorni, le isole greche diventeranno delle vere e proprie trappole per migranti, creando le premesse per una tragedia umanitaria senza precedenti in un paese europeo. Mancanza di cibo e acqua, condizioni climatiche ed igieniche disastrose, rischio di scontri e violenze. 

Qualcuno sta forse pensando di "scoraggiare" i migranti ad intraprendere il viaggio verso l'Europa alzando il livello di rischio a cui andranno incontro?

Chi avrà la responsabilità di tutto questo?

Tsipras senza trattore

Migliaia di contadini con trattori e attrezzi di lavoro hanno invaso il centro di Atene fino a Piazza Syntagma accolti da altri cittadini che li acclamavano come un esercito di liberazione.

 

All'inizio sembrava la solita manifestazione che da mesi i diversi gruppi sociali, dai marittimi agli avvocati, dai pescatori ai dentisti, colpiti dalle manovre del governo Tsipras, svolgono per protesta. E per l'ennesima volta sarebbe stato il caso di commentare "Ve lo siete eletto, cosa andate cercando adesso ?".

Dalle ultime elezioni in poi si è verificato quello che tutti, tranne i greci, sapevano: Tsipras aveva chiesto una investitura elettorale anticipata, illudendo la popolazione di averla salvata dal baratro dell'uscita dall'euro, per poi presentare il vero conto sociale della resa di luglio. Altri tagli alle pensioni, altre tasse, altra disoccupazione, con l'aggravante "imprevista" dell'afflusso di migranti in fuga dalla Turchia.

La manifestazione di ieri è stata percepita in Grecia come una vittoria di popolo contro Tsipras. Gli scontri tra contadini armati di bastone e polizia hanno avuto un effetto diverso da quello scatenato dai "soliti anarchici" black-block.

Dopo appena pochi mesi, la vittoria elettorale di Tsipras si sta tramutando nella sua definitiva sconfitta. Anche la Troika ormai è stanca. Ancora più stanchi sono i cittadini degli altri paesi europei, ai quali le pensioni sono già state tagliate o negate.

In Grecia vince il modello Troika

 Per ogni paese dell'unione europea il modello Troika prevede :

1) che al governo ci sia un partito saldamente compatibile con i vincoli imposti

oppure

2) se un solo partito non ce la dovesse fare, è prevista una coalizione di unità nazionale

in entrambi i casi è preferibile che il maggior numero possibile di elettori NON vada a votare, perché è stato preavvisato dell'esito 1 o 2 e quindi riconosce l'inutilità della partecipazione al voto. E' ammessa la possibilità, entro certi limiti, di votare partiti "populisti" di destra o sinistra, pieni di rabbia e vuoti di idee: servono a creare interesse per l'evento elettorale.

In Grecia si sono astenuti più del 50%, gli altri si sono recati alle urne con lo scampanellio dei denari promessi. A conti fatti, 18 greci su 100 hanno votato Tsipras.

Il voto flash (meno di un mese di campagna elettorale) ha premiato Tsipras, perchè l'applicazione del terzo memorandum avrà effetto dal 2016 in poi, e molti sperano che finisca come in passato, con altri aiuti, altri debiti per ripagare i debiti, e altre imposizioni da eludere.

La formazione del governo è un dettaglio secondario, perché il programma era già stato scritto da Bruxelles a luglio. 

Ora Tsipras potrà presentarsi alla Troika per riscuotere il premio della sua arrendevolezza: un allungamento dei debiti fino al 2100, quando tutti quelli che oggi lo hanno votato potrebbero non esserci, perché altrimenti gli 86 miliardi ricevuti finiranno entro pochi mesi.

https://www.menoopiu.it/post/Grecia-al-voto-vince-la-Troika

 

Grecia al voto, vince la Troika

OXI Tsipras

 

Previsioni di sabato 19 settembre. Le elezioni più inutili e scontate, volute da Tsipras per suggellare il suo "pasokkio", si concluderanno come voleva la Troika: la destra di Nuova Democrazia prevale sui resti dell'exSyriza, ma non ha la maggioranza per governare da sola. 

Tsipras, ben contento di aver perso, ribalta le dichiarazioni preelettorali e si dice disposto ad un governo di "unità nazionale" con Meimarakis per completare il programma da lui sottoscritto a luglio. Cambiando l'ordine dei fattori (prevale di poco exSyr su ND) il risultato non cambia.

A completare il quadro favorevole alla Troika, cioè al governo di unità nazionale,  c'è anche l'avanzata delle ali estreme, la crescita della frammentazione e dell'astensione, tutti elementi che giustificano l'ultimo voltafaccia di Tsipras, diventato ormai il miglior discepolo di Junker.

Quando i 90 miliardi regalati dall'EU per salvare le banche e ripagare  i creditori (Troika) saranno finiti, per chi voteranno i greci ?

 

Se tutte le bolle scoppiano insieme...

L'esplosione di Tianjin una settimana fa era un segno premonitore ? una sciagura accidentale come ne accadono spesso ? oppure era l'inizio di una esplosione globale, frutto di situazioni a lungo covate ? la corruzione politica, la presunzione di un modello di sviluppo inarrestabile, la compiacenza e l'avidità dei potenti, la speranza di facili guadagni per i più poveri, l'indebitamento perpetuo, la manipolazione delle coscienze e delle aspettative, la noncuranza dei rischi.

Scelte, comportamenti, sopraffazioni che si concentrano ed esplodono improvvisamente. Una regia occulta ma prevedibile sta facendo esplodere le "bolle" gonfiate negli ultimi anni in settori diversi: dall'ambiente alla finanza il filo conduttore è sempre lo stesso.

La bolla cinese

La bolla dei mercati finanziari

La bolla della corruzione politica

La bolla della distruzione dell'ambiente

La bolla della manipolazione dell'informazione

La bolla della tecnocrazia

La bolla del debito

La bolla delle menzogne ..... 

Oχι για να Τσίπρας

Tutte le bolle si tengono assieme se c'è qualcuno da un lato  che si adopera per gonfiarle e renderle credibili e dall'altro qualcuno che ha convenienza o ingenuità per crederci.

La bolla delle menzogne politiche è la più diffusa e importante, perchè è quella che consente ( in sistemi che si definiscono democratici) di tenere assieme tutte le altre, senza l'uso apparente della forza ma con l'illusione del consenso.

Un esempio recente lo ha fornito Tsipras con l'incredibile ribaltone pochi giorni dopo che un referendum popolare (a conferma di un voto massiccio nelle elezioni di 5 mesi prima) gli aveva conferito un mandato pieno e chiaro per non accettare le imposizioni della TROIKA.

Dopo aver fatto rientrare la Troika ad Atene, Tsipras ha ribaltato la maggioranza di governo per far passare surrettiziamente il memorandum e poi ha sciolto il Parlamento per indire nuove elezioni a fine settembre.

In questa sequenza di eventi è sintetizzata l'arte e il metodo della manipolazione politica. Tutti sapevano o prevedevano che Tsipras si sarebbe dimesso, sulla base del disegno predisposto a metà luglio. Votare subito, perché tra qualche mese i greci si accorgeranno che i sacrifici richiesti saranno serviti solo a ripagare i debiti con la BCE e il FMI e a ricapitalizzare le banche, e non a creare più lavoro.

Invece Tsipras va in televisione per annunciare le dimissioni e le nuove elezioni con il pretesto che intende "dare ai Greci l'opportunità di decidere dopo l'accordo sottoscritto con la Troika", come se i Greci fossero andati il 5 luglio a votare OXI solo per divertimento !

Se questa non è menzogna e manipolazione ...

Che differenza c'è tra Tsipras che scioglie il Parlamento in un paese sotto ricatto e stremato, ed Erdogan che convoca nuove elezioni in Turchia a tre mesi dalle precedenti - vinte dai Curdi - sotto la minaccia di attentati, svalutazione della moneta, repressione della libertà di stampa.

Se una BOLLA è un fenomeno portato all'eccesso, la manipolazione e la farsa della "democrazia sospesa" quando deflagreranno ?

 

SYRIZA non c'é più

 NUOVE ELEZIONI ANTICIPATE

dopo le dimissioni del governo Tsipras a fine agosto

 

L'esperienza politica di Syriza è finita, Tsipras riporta l'orologio della politica greca a due anni fa, azzerando gli entusiasmi per un esperienza che prometteva di agire diversamente.

Il memorandum imposto da Tsipras al Parlamento ellenico è una schifezza, inutile a risolvere i problemi concreti ma subdola nell'affermare che in qualsiasi paese di Europa non c'è altra scelta che la sottomissione e l'inganno.

Syriza non c'è più, Tsipras si prepara a nuovi ribaltoni e l'umiliazione dei greci continua, Schauble li tiene sulla corda prima di concedere il prestito e la beffa viene completata dall'annuncio che il PIL del secondo trimestre (prima della terza umiliazione) è cresciuto di uno sbalorditivo 0,8% - cosa che se fosse accaduta in Italia il governo Renzi avrebbe chiesto la beatificazione immediata in vita.

La notizia del PIL è una umiliazione anche per il governo greco, che ha costretto alle dimissioni Varoufakis, ministro delle Finanze durante quel periodo. Come ammettere che

in Grecia se lavori bene vieni cacciato dalla Troika

 che sta imponendo un memorandum che provocherà un calo del 2,5% di PIL quest'anno e forse un misero 0,5 il prossimo. Le misure "tecniche" contenute nel memorandum sono in gran parte recessive (quelle ad effetto immediato)  o velleitarie (incassare soldi dalle privatizzazioni) mentre la verità è che gran parte degli 86 Mld saranno impiegati per ricapitalizzare le banche - la cui proprietà sarà posta sotto sequestro dalla BCE - e per pagare le rate dei prestiti precedenti della Troika.

Il discepolo Tsipras ha superato il maestro Junker.

 

The sound of tanks

Rodi 20/7/2015 

 

Le banche greche hanno riaperto, la missione è compiuta, grazie ai 25 miliardi regalati prestati dai contribuenti europei. All'Alpha Bank di Arhangelos qualcuno aspetta il proprio turno fuori, al bancomat non c'è fila e mi viene da pensare che per dare quei miliardi hanno fatto tanto rumore per nulla. In verità anche nei giorni scorsi ho ritirato banconote senza problemi o limiti dai bancomat dell'isola. Entro questa sera anche BCE e FMI saranno ripagati di quanto loro dovuto dalla Grecia, ma i soldi (circa 8 miliardi) sono sempre quelli dei contribuenti europei.

 Questa mattina il rumore dei carri armati ("the sound track of tanks" http://www.kathimerini.gr/824253/article/epikairothta/politikh/ti-apokalyptei-h-mayrh--vivlos-toy-grexit) echeggia da un report "segreto" pubblicato da Kathimerini, in cui si tratteggiano gli scenari previsti da un gruppo di analisti incaricati dalla Commissione Junker di studiare gli effetti del Grexit.

 The sound of tanks - chiamo così il report segreto - fa parte di quegli argomenti con i quali Junker/Draghi/Lagarde avrebbero convinto Tsipras a recedere dalle posizioni di Varoufakis /Schaeuble e ingoiare il terzo bailout, quello più umiliante e truffaldino.

 Il documento pubblicato da Kathimerini sembra fatto apposta per avvalorare la tesi del "cedimento" di Tsipras di fronte ai soverchianti argomenti della Troika, un sacrificio fatto per evitare il peggio.

 In realtà non è altro che la prova del percorso predisposto nei mesi precedenti e che il referendum del 5 luglio rischiava di deviare, per far precipitare la crisi nella direzione più favorevole alla Troika, con la drammatizzazione delle banche chiuse e il collasso dell'economia.

 The sound of tanks è la giustificazione del realismo dei capi di Syriza, garantendogli l'onore delle armi e l'onere di trovare una soluzione "istituzionale" alla crisi politica che si è aperta.

 Rimpasto e poi voto ad ottobre ? per far fuori gli estremisti e governare al centro, magari facendosi aiutare nella campagna elettorale dalla Troika che taglia un pò di debiti, o con una dilazione a 99 anni e tasso zero.

 La capitolazione di Syriza è un successo troppo importante per i tecnocrati europei che non si faranno sfuggire l'occasione per amplificarne gli effetti in tutti gli altri paesi "a rischio" - Spagna, Portogallo, Italia e Francia - e ridimensionare sia i movimenti populisti anti-euro che i rigoristi tedeschi.

 Non è un caso che Renzi abbia anticipato tutti: la soluzione greca dimostra che si può tornare a fare debiti con il placet di Draghi e Junker, quindi pronti-via con le promesse elettorali, abolizione delle tasse sulla casa in primis, ma bisognerà fare presto, prima che la Grecia si risvegli, e votare ad ottobre anche in Italia.

 

 

Il mistero di Tsipras: Draghi gli avrebbe imposto la cacciata di Varoufakis ? e la rinuncia a GREXIT

Poco alla volta si compone il quadro che ha portato in pochi giorni dalla vittoria dell'OXI all'annessione della Grecia.

Un tassello importante e misterioso è rappresentato dalle dimissioni di Varoufakis poche ore dopo l'esito del referendum. Le motivazioni ufficiali appaiono subito lacunose e rituali: "Le dimissioni servono a facilitare il compito di Tsipras" perchè Varoufakis è inviso ai ministri finanziari europei, che lo considerano un provocatore incompetente. Ma perchè dare prova di sottomissione da parte di Tsipras dopo una vittoria schiacciante e mentre tutto il mondo simpatizza per la lezione di democrazia e trasparenza?

Si inizia a intravedere un disegno preparato PRIMA dell'esito del referendum, ma tra chi e perchè ?

Un secondo indizio si manifesta il giorno dopo, quando l'Eurogruppo dei 18 dà l'ultimatum a Tsipras con scadenza domenica 11 luglio: o accetti le condizioni (nuove) che saranno presentate oppure vai fuori dall'eurozona. Tutti si aspetterebbero una sonora pernacchia ad una tale minaccia, e invece il leader di Syriza reagisce con incertezza e timore, e fa capire di essere in difficoltà.

Qualcuno ha avvisato i 18 (ma soprattutto Hollande e Junker) che le carte sotto il tavolo sono cambiate Presentarsi allo scontro finale facendo intuire la propria debolezza è già una mezza sconfitta; l'altra metà si aggiunge quando Tsipras si priva di una delle due opzioni, quella del GREXIT, e rimane solo con una: trattare o trattare.

Ci vuol poco a capire che nella partita Tsipras ha un unico esito possibile (l'accordo a qualsiasi costo) mentre la Troika a trazione tedesca ha due esiti possibili, l'accordo o la cacciata, e quindi è avvantaggiata nella trattativa. Quando Schaeuble fa il duro e chiede di inserire nel documento finale dell'Eurogruppo la richiesta di una uscita a tempo determinato, Tsipras si trova spiazzato e non può che PERDERE anzi CAPITOLARE in modo umiliante.

Ma perchè Tsipras non ha utilizzato l'opzione GREXIT a suo vantaggio, come in precedenza aveva fatto Varoufakis quando dichiarava che L'Europa aveva molto più da perdere con l'uscita della Grecia dall'euro di quanto si potesse immaginare ? La risposta è che la rinuncia del Grexit come elemento tattico negoziale era una condizione imprescindibile chiesta a Tsipras da una "istituzione amica" per aiutarlo a condurre in porto la trattativa difficile per ottenere la rinegoziazione del debito, il sostegno ELA alle banche e soldi per ripagare i debiti con FMI e BCE.

L'istituzione amica che si era impegnata (e in contropartita chiedeva la rinuncia a prendere in considerazione l'uscita dall'eurozona) era il Presidente della BCE Mario Draghi ?. Tutto potrebbe aver avuto inizio da un incontro a Washington il 17 aprile tra Mario Draghi e Varoufakis al margine di una riunione internazionale.

Siamo nel pieno dello scontro tra governo Syriza e altri paesi, le casse di Atene si assottigliano, e Varoufakis fa "il bullo" nelle riunioni dei ministri finanziari, agitando la possibilità di non pagare i debiti, con la conseguente uscita dall'euro, se i creditori non rinunciavano ad una parte dei soldi prestati. Nell'incontro di Washington Draghi ascolta Varoufakis, lo lascia parlare, pone domande tecniche su come il ministro pensava di risolvere i problemi dei pagamenti e di una eventuale "carenza" di euro nelle banche greche. Varoufakis si fa prendere dallo slancio bullesco e lancia l'ipotesi di emettere i cosiddetti IOU (quelli che ora Schaeuble vorrebbe far emettere per ripagare la BCE !), dei pagherò sostitutivi delle banconote, apparentemente espressi in euro ma in realtà "svalutabili" rispetto all'euro: una vera e propria moneta alternativa, la "nuova dracma". Draghi non concede opinioni o repliche, ma comincia a capire che il piano Varoufakis avrebbe potuto "affascinare" altre teste calde, e forse perfino funzionare. E' da quel momento che il sommo sacerdote dell'Euro, whatever it takes, percepisce con maggiore chiarezza il reale pericolo della nuova variabile e inizia a prendere le contromisure ... (1 - segue) https://www.menoopiu.it/page/Il-mistero-di-Tsipras

Tsipras vende la Grecia al Lussemburgo

 

 

Quello che avevo paventato nel post di qualche giorno fa è accaduto : 

https://www.menoopiu.it/post/Tsipras-il-Mendicante-non-caccera-la-Troika-da-Atene

Tsipras ha venduto la Grecia, con tutti i Greci, al Lussemburgo che così avrà uno sbocco sul mare per farvi attraccare navi russe e cinesi con cui entrare in affari ed evadere tasse.

L'umiliazione subita dal popolo greco è inimmaginabile, il suicidio politico di Syriza è certo. I soldi "prestati" serviranno a pagare gli azionisti delle banche greche che saranno poi fatte confluire nel Fondo da 50 miliardi in mano alla Troika, e a ripagare i crediti di FMI e BCE.

Draghi ha dato una prova concreta di cosa significa difendere l'Euro "whatever it takes". Le misure capestro approvate sono recessive e toglieranno altro lavoro alle imprese e ai cittadini. Tra non molto si tornerà a parlare di altri aiuti, altre umiliazioni ...

Il Parlamento Greco dovrà ratificare l'annessione e la perdita della sovranità nazionale. Tsipras lo ha già fatto. Per questo riceverà il benservito con un governo di "tecnici" di sorveglianza.

i Greci si ritroveranno senza libertà politiche, senza diritti sociali, senza banche e senza porti, ma in cambio avranno più debiti da ripagare e più disoccupati. L'Euroincubo continua.

 

 

Schaeuble sfiducia Draghi

 

Volano gli stracci in quella che doveva essere la riunione decisiva per decidere il terzo piano di aiuti alla Grecia.  

Sono stracci pesanti perchè coinvolgono Mario Draghi, presidente-paladino dell'Euro "whatever it takes", e Wolfgang Schaeuble, rappresentante dell'azionista di maggioranza della BCE.  

Nel corso delle riunioni interminabili prima dell'elastica deadline, Draghi avrebbe apostrofato Schaeuble con un "forse non hai capito", al quale il ragioniere ministro avrebbe risposto con "Non pensare che sono stupido". Gelo e fine delle trasmissioni.  

E' il segno che le fratture del quadretto idilliaco dell'Europa sono a livello di guardia e che gli schieramenti vanno alla conta finale.  

Da un lato Draghi, dietro le sembianze impresentabili di Renzie, Hollande e Junker, dall'altro la Germania di Schaeuble, la Finlandia, l'Olanda, i Balcani e persino il Portogallo.  

L'oggetto è apparentemente una questione di carattere metafisico, che riguarda il concetto di fede e fiducia, da riporre nelle capacità della Grecia di mantenere le promesse, dopo che Tsipras ha dato prova di grande spregiudicatezza e voltafaccia.  

In realtà si tratta di capire chi e come tira fuori un centinaio di miliardi di euro (a fondo perduto) da mettere sul tavolo del piano di aiuti, oltre a quelli a cui bisognerà rinunciare per ristrutturare il debito insostenibile. 

Schaeuble, da testardo ragioniere, anzichè chiedere altri soldi ai contribuenti tedeschi preferisce un GREXIT a tempo determinato - almeno 5 anni .  

Draghi dice che i soldi alla fine ce li mette lui, con un pò di QE ed ELA in più, facendo finta che le banche greche siano ancora solvibili, ma soprattutto grazie alla sua tassa, l'inflazione "stimolata" che grava su tutti i cittadini dell'Eurozona.  

La Merkel si pronuncerà questa notte, ma ancora non ha deciso cosa dire. Non potrà dare torto al suo ministro (che ormai è più popolare di lei nella CDU) ma non vuole passare alla Storia come quella che rovinò il sogno di Kohl.

Tecnicamente la mediazione viene trovata imponendo alla Grecia l'approvazione in Parlamento delle misure promesse entro pochi giorni, e il macigno torna di nuovo sui piedi di Tsipras. 

 

 

Riflessioni sulla scelta di Tsipras di dire Si alla Troika dopo il No dei greci

 

1) L'ipotesi che la scelta di Tsipras di indire il referendum del 5 luglio fosse dettata dalla speranza di perderlo è realistica, ma convalidarla o meno è un esercizio inutile allo stato attuale per capire gli scenari che si sono aperti dopo la vittoria del SI in Parlamento contro quella del NO nelle urne.

 2) Il ridimensionamento dell'esito referendario fatto da Tsipras - secondo il quale il voto dei Greci NON era a favore del Grexit ma solo per negoziare un accordo migliore - è un tatticismo inutile quanto opinabile per ovvie ragioni.

 3) La forza disvelatrice e contagiosa dell'OXI, nel quadro di un malessere generale, sociale e istituzionale dell'intera Europa, determina scenari nuovi e sconosciuti, che non saranno ricomposti dall'accordo Troika-Tsipras.

 4) E' molto probabile un'escalation di effetti e reazioni nel braccio di ferro tra tentativi di normalizzazione da parte dei governi e spinte "populiste" dei movimenti popolari trasversali.

 5) I margini di manovra per tenere in piedi l'architettura "dell'Unione dell'Euro" con politiche macroeconomiche e monetarie determinate dalle tecnocrazie europee si sono ridotti, e l'accordo sottoscritto da Tsipras è il paradigma di scelte recessive improntate all'aumento della tassazione sul lavoro - sia delle imprese che dei cittadini.

 L'aumento del 2% delle imposte sulle aziende e dell'età pensionabile a 67 anni dei (pochi rimasti) lavoratori non favorisce nè l'insediamento di nuove imprese nè l'ingresso di giovani nel mondo del lavoro. Le privatizzazioni sono scadenzate con tempi immediati e quindi saranno fatte con l'acqua alla gola e in svendita.

 La permanenza nell'euro non favorirà la competizione dei servizi e prodotti greci nei confronti dei paesi concorrenti limitrofi (Balcani e Turchia).

 6) Il debito accumulato - più di 300 miliardi - non viene tagliato (era una delle richieste fondamentali del "popolo dell'OXI") e pertanto i nuovi fondi messi a disposizione dalla Troika , circa 75 miliardi, serviranno essenzialmente a ripagare le tranche insolute del FMI, le prossime della BCE e soprattutto la ricapitalizzazione delle banche greche (circa 20 mld), che rimarranno in mano agli azionisti privati i quali beneficeranno degli aiuti elargiti. Tra 12 mesi i soldi saranno finiti e le uscite prevedibili supereranno ancora le entrate (incerte), determinando un nuovo strozzamento delle finanze statali e il riaprirsi di tutte le questioni ora eluse.

6 BIS) Gira voce che il taglio del debito sarà ottenuto da Tsipras subito dopo la firma dell'accordo, come "ricompensa" per la buona volontà dimostrata, oltre che sulla base delle necessità riconosciute da tutti. La Germania ed altri fanno già sapere che non se ne parla, anzi. Quello che va rilevato è il meccanismo imperante dei sotterfugi e del "non detto", tipico del modo mafioso-burocratico di condurre le trattative fuori dalla comprensione/controllo dei cittadini.

 7) La Germania capeggia il fronte di coloro che chiederanno che l'accordo definitivo in discussione tra sabato 11 e domenica 12 contenga clausole ancora più punitive per la Grecia, con l'obbiettivo politico di rendere più pesante ed esemplare la resa di Tsipras. Si sta verificando puntualmente quello che avevo paventato ieri: "Immaginatevi se ora la Merkel respingesse l'accordo per scarsa affidabilità della controparte. Un leader che mente al suo popolo, come può essere creduto dai suoi nemici?"

 8) L'esperienza politica di Syriza esce devastata ed incerta, al di là dei primi pronunciamenti, avviandosi a replicare quella del defunto Pasok tra scissioni e opportunismi. Il nuovo governo di unità nazionale che si profila all'orizzonte creerà più spazi per la destra nazista e i veterocomunisti, oltre ovviamente ad un'ampia fascia di astensionisti delusi e rabbiosi.

 9) Quella che era stata salutata, anche dagli scettici moderati, come una grande prova di democrazia e partecipazione di popolo, precipita di nuovo nella valle della delusione e della delega incondizionata, come nell'eterno supplizio di Sisifo.

 PS: propongo questa citazione, sul tema assediati - assedianti, a cui Tsipras avrebbe potuto ispirarsi, se ne avesse avuto la conoscenza. Il popolo greco, scegliendo OXI-NO, aveva invece interpretato alla lettera l'esempio del castello di Hochosterwitz.

"Quando Margareta Maultasch, duchessa del Tirolo, fece accerchiare nel 1334 il castello di Hochosterwitz, in Carinzia, sapeva benissimo che la fortezza, situata su una rupe fortemente scoscesa che si ergeva alta sulla valle, era inespugnabile con un assalto diretto e avrebbe ceduto soltanto dopo un lungo assedio. Giunse il giorno in cui la situazione dei difensori si fece critica: tutto ciò che restava delle loro provviste era un bue e due sacchi di orzo. Ugualmente pressante, anche se per ragioni diverse, stava però diventando pure la situazione di Margareta: sembrava che l’assedio non dovesse finire mai e le sue truppe, di cui aveva urgente bisogno per impiegarle altrove, cominciavano a essere indisciplinate. A questo punto il comandante del castello decise un’azione disperata: fece macellare l’ultimo bue, con l’orzo che restava gli fece riempire la cavità addominale, e ordinò che la carcassa fosse gettata lungo i ripidi pendii della rupe in un prato antistante al campo nemico.

Dopo aver ricevuto questo beffardo messaggio, la duchessa si scoraggiò e tolse l’assedio, allontanandosi con le sue truppe." da CHANGE, di Paul Watzlawick

Tsipras il Mendicante non caccerà la Troika da Atene

Ulisse si travestì da mendicante per cacciare i Proci dalla sua isola. 

Tsipras si comporta da mendicante per trattenere la Troika ad Atene.

Immaginatevi se ora la Merkel respingesse l'accordo per scarsa affidabilità della controparte. Un leader che mente al suo popolo, come può essere creduto dai suoi nemici?

REFERENDUM per caso ? il mistero di Tsipras dopo la vittoria di OXI

Mi associo a quanti iniziano a credere nelle divinità dell'Ellade che assumono sembianze di uomini per compiere azioni altrimenti impossibili, cambiando il corso degli eventi.

Un'ipotesi che potrebbe spiegare il mistero di Tsipras. Girano voci che abbia scelto di andare al referendum del 5 luglio convinto di perderlo, in modo da spianare la strada ad un rimpasto di governo e accettare il memorandum imposto dalla Troika.

Questa supposizione, forse fatta trapelare da V., potrebbe spiegare l'atteggiamento strano e paradossale di Tispras dopo la vittoria referendaria: perchè ha accettato di negoziare un compromesso molto simile a quanto richiesto dai creditori proprio dopo che il popolo ellenico gli ha conferito un mandato politico forte e chiaro?

Forse bisognerebbe conoscere dettagli ancora ignoti, ma il senso politico del discorso al Parlamento Europeo è inequivocabile.

Il peso di scelte difficili è ancora più pesante per coloro che mettono passione e disinteresse nel fare politica, e Tsipras è certamente uno di questi, ma dovrebbe rendersi conto che l'esito inaspettato e sorprendente del referendum ha segnato un solco anche per lui.

Il contagio dell'OXI è ormai inarrestabile. e non c'è più modo di diluirlo o deviarlo.

Il contagio si manifesta soprattutto in soggetti insospettabili, oltre che in quelli naturalmente predisposti. Ho assistito a dibattiti televisivi in cui gli imbalsamati partecipanti, abbrutiti da decenni di talk show soporiferi, improvvisamente confessavano la loro simpatia per gli eventi che hanno portato a rompere il dogma "ce lo chiede l'Europa", ma quale Europa! Perfino D'Alema, in ritardo di qualche anno, si è sfogato contro le banche francesi e tedesche che si sono spartite i prestiti concessi per "aiutare" la Grecia. Un'ondata liberatoria irrefrenabile, contro l'oppressione politica e culturale degli ultimi anni, attraversa la maggioranza dei cittadini dell'Unione Europea.

La vittoria di OXI ha improvvisamente cambiato la prospettiva: tanti di coloro che fino a qualche giorno fa ascoltavano e subivano le litanie razionali e dogmatiche dell'europeismo acritico, hanno improvvisamente avuto un sussulto, un'onda emotiva e rivelatrice.

Si sono sentiti felici di sentirsi felici e non più incupiti dalla minacciosa accusa di "populista" ! Si può dire di NO e diventare maggioranza, trasformarsi da assediati in assedianti. E questa sensazione sta diventando contagiosa, carica di tanti significati, ancora disarticolati ma in una direzione sicura, verso quello che fino a ieri neanche ci si immaginava che potesse succedere ed esistere: ribaltare il dogma dell'Europa che si costruisce attorno all'Euro.

La Grecia / Tsipras potrà anche cedere ai ricatti della Troika e rifugiarsi in un accordo "conveniente": ci sarebbe forse un'ondata di delusione e di riflusso dell'OXI? Non credo, perchè quello che si è messo in moto è una valanga che aspettava solo un pretesto, un bisbiglio, per liberarsi e sommergere il tecnocratismo imperante e subdolo.

Qualunque sia stata la divinità mandata dall'Olimpo.

 

PS: Schäuble non è tipo da barzellette, e allora perché ha offeso Ellenici e Portoricani, considerandoli merce di scambio con il suo collega americano Lew ? anche lui è una divinità sotto altre spoglie?

La farfalla Tsipras farà crollare la Grande Muraglia Cinese ?

Il Tsipras-Perseo che ha scompaginato i piani della Troika (e anche i suoi stessi) e sta contagiando tutta l'Europa rassomiglia alla farfalla di Renè Thom. Un battito d'ali nella foresta amazzonica può collassare una remota galassia dell'universo.

"Altro che Grecia, Shanghai rischia di diventare una bolla mondiale", titolano (dopo lo scoppio) i giornali.

Prima del referendum greco c'erano già tutti gli elementi per presagire quello che stava accadendo a milioni di "investitori" cinesi. Solo la dissennata arroganza dei banchieri e politicanti del partito comunista poteva non vedere gli effetti delle scelte fatte, senza scomodare Renè Thom e le farfalle greche.

https://www.menoopiu.it/post/il-CIGNO-NERO-cinese

https://www.menoopiu.it/post/Xi-Jinping-ha-messo-milioni-di-cinesi-nelle-mani-degli-speculatori

 Speriamo che il contagio greco arrivi anche a Shanghai, aspettando Wall Street.

 

This chart shows U.S. stocks dependent on China

Wall Street chiama Obama per risolvere la crisi greca

 

Il Patriarca di Wall Street Warren Buffett, conosciuto anche come "oracolo di Omaha", dopo la vittoria del NO nel referendum in Grecia ha iniziato ad avere davvero paura, assalito da brutti presentimenti. Quella che sembrava una crisi addomesticabile, utile per creare qualche buona occasione per comprare i ribassi di Borsa sfruttando l'altalena mediatica, sta prendendo una piega imprevedibile e pericolosa.

Buffett oggi ha avuto altri segni premonitori - un sondaggio su un campione di popolazione in tutti i paesi rivela che il 55% dei cittadini europei ha "simpatia" per Tsipras -  e non ha perso tempo: ha chiamato il Presidente USA Obama e gli ha chiesto di intervenire, subito e con decisione, prima che Wall Street cominci a perdere la baldanzosa sicurezza di onnipotenza degli ultimi anni. Prima che il contagio greco si diffonda ...

Obama non si è fatto pregare due volte e ha chiamato l'EuroMerkel e per telefono, intercettato dalla NSA, gli ha detto di sbrigarsi a dare a quel ragazzotto di Tsipras quello che chiede, tanto i conti saranno regolati dopo, ma Wall Street non può attendere.

Poi Obama ha chiamato anche Tsipras e gli ha ripetuto l'ordine: sbrigatevi a scrivere quella pagina di bugie che quei quattro incapaci di Bruxelles vi chiedono da tempo, poi ci metteremo d'accordo tra di noi sul prezzo dell'affitto.

Wall Street, dopo aver ricevuto i nastri delle telefonate dalla NSA, ha capito e nel giro di un paio d'ore ha dimostrato la sua gratitudine. L'Europa dei maggiordomi attende di capire meglio.

L'oracolo di Omaha è più potente di quello di Delphi ? 

 

Perché alla Grecia conviene uscire dall’euro e rimanere in Europa

 https://www.economicvoice.com/elgin-marbles-targeted-in-greek-solidarity-protest-in-british-museum/

 

A poche ore dal referendum di domenica si moltiplicano le pressioni, gli appelli e i colpi bassi per “convincere” i greci. Si prospettano giorni drammatici per la gente, e molti ancora ce ne saranno, sia se vinceranno i No – perché la Troika non accetterà il verdetto - sia se prevarranno i SI, perché Syriza subirà una rottura difficile da risolvere in tempi brevi.

Un primo effetto importante il referendum lo ha già prodotto: il tavolo della discussione è stato sgombrato dalle ipocrisie ed astuzie dei mesi scorsi, portando il centro dell’attenzione sul taglio del debito complessivo (quanto e come) e su quanto “prestare” (nuovi crediti) per i prossimi due anni. IL FMI ha fatto una proposta di almeno 50 miliardi di euro freschi per far sopravvivere la Grecia dentro l’eurozona. il governo greco chiede in aggiunta almeno il 30% di haircut. Se queste proposte fossero state esplicitate qualche mese fa, si sarebbe risparmiato tempo, denaro e sofferenze per i greci.

Anche Tsipras ha la sua parte di responsabilità nel non avere posto prima, subito e in modo trasparente sia la discriminante della cancellazione del debito (quando lo ha fatto ha evocato l’esempio della Germania post bellica e quindi si è dato la zappa sui piedi) che l’ipotesi del referendum. A marzo l'esito del referendum non sarebbe stato ricattato con le scene della banche chiuse e dei pensionati svenuti, perché c'erano più soldi in cassa. Ora sembra che tutti siano d’accordo - tranne la Merkel -che DOPO il 5 luglio si parlerà solo di quanto alleggerire il debito, e si potrà trovare rapidamente un compromesso. Anche la speculazione internazionale spinge per questo sbocco. Ma in realtà si prospetta un’altra finta soluzione, come nel 2010 e 2012, che rinvia di due anni ciò che è evidente già ora: la Grecia, allo stato attuale delle cose, se vuole risollevarsi NON deve rimanere nella trappola dell’euro, il taglio del debito poteva bastare 3 anni fa, ora è un palliativo.

La Grecia non ha bisogno di altri sussidi gratuiti, bensì di ritrovare un percorso economico che possa davvero darle rapidamente le gambe per camminare con dignità e sicurezza. Questa possibilità può essere trovata solo attraverso una forte competizione con i paesi che le fanno concorrenza negli stessi segmenti di mercato (prodotti e servizi). La Turchia ad esempio ha notevolmente svalutato la sua moneta negli ultimi mesi: per un turista tedesco diventa più conveniente andare in vacanza sulla costa turca anziché su quella dei dirimpettai greci.

La Grecia è circondata, sia geograficamente che economicamente, da paesi che non hanno vincoli, costo del lavoro, tassazione, che possono svalutare per rendere competitive merci e servizi. Perché un’azienda dovrebbe investire in Grecia, quando al confine ovest ci sono la Macedonia o l’Albania e ad est c’è la Turchia ? senza tener conto di Bulgaria ecc. Qualcuno ha fatto notare come il salvataggio dell’Irlanda abbia avuto un esito positivo (sia sul piano finanziario che economico), a differenza di quello greco, pur applicando le regole di "austerity". Il motivo sta nel fatto che l’Irlanda ha mantenuto l’impalcatura della propria fiscalità (come sostituto del controllo della moneta) senza cedere alle pressioni della Troika, facendo concorrenza alla vicina Gran Bretagna grazie al deprezzamento dell'euro contro la sterlina. Sovvenzionare la Grecia con altre decine di miliardi, in aggiunta al taglio dei 300 miliardi di prestiti già concessi, senza però ridarle i margini e la responsabilità delle proprie azioni, significa mantenerla in uno stato claudicante e mendicante ancora per i prossimi anni, aggravando la rabbia sociale già ora elevata. Significa inoltre gettare le basi per far si che alle prossime elezioni, tra due o tre anni, vada al potere Alba Dorata facendo rimpiangere “l’estremismo” di Tsipras.

La Grecia deve uscire dall’euro, senza uscire dall’Unione, se vuole davvero iniziare a risolvere i suoi problemi economici, ritrovare la serenità e la dignità di popolo. Lungo questo percorso dovrebbe mantenere vivi i legami culturali e di solidarietà con il resto dei paesi europei, per non essere risucchiata dalla sponda mediorientale o da quella russa. Questa opzione le sarà negata dalla Troika, che da 5 anni preferisce scelte miopi, dispendiose e non condivise pur di non infrangere il totem della moneta unica sul quale è stato costruito l’attuale modello di Europa, e dal sistema zombiebancario aggrappato al metadone della BCE.

Se non verrà attivata l'opzione "uscita dall'euro", qualsiasi esito del referendum sarà ininfluente e inutilizzabile per risolvere i veri problemi, perché tutti, compreso Tsipras, già ora sperano che sia il punto finale della tormentata crisi, anziché il punto di inizio della possibile soluzione e della riscossa greca.

In ogni caso spero che vinca il NO.

PostScriptum: se volete sapere la verità su ciò che pensa la Troika dovete ringraziare la NSA (che spia) e Wikileaks (che pubblica)

 

 

Brava signora Merkel !

Quando si recita senza copione, i protagonisti si distinguono dalle comparse. La crisi greca, dopo lo sparigliamento da parte di Tsipras con la decisione di indire il referendum, ha cancellato il prevedibile copione degli ultimi mesi, lasciando ciascuno alle sue responsabilità. Allo scadere del tempo, qualcuno, Junker, Tsipras, Draghi, Hollande, Renzi speravano di poter continuare la stessa recita.

Angela Merkel si oppone all'ennesima farsa: per far saltare il referendum, Junker e Tsipras sono disposti alla trattativa no stop, che non porterebbe a nulla se non al rinvio / cancellazione del referendum. Merkel è stata categorica: se ne parla dopo il 5 luglio. La cancelliera tedesca dimostra di essere una protagonista. Comunque vada, la strada della decisione popolare non può essere invocata solo come un trucco tattico della fase negoziale.

Ormai il referendum greco è un punto di svolta decisivo del processo di costruzione / distruzione dell'Europa. Se l'esito sarà a favore del Sì la posizione egemonica della Germania sarà rafforzata nel breve periodo, ma si manifesteranno altre spinte centrifughe a medio - lungo termine. Se prevarrà il NO, la Germania potrà comunque invocare un percorso diverso rispetto a quello finora "subito" e non potrà essere incolpata di aver ostacolato una scelta di chiarezza voluta dal popolo greco.

Brava, signora Merkel. Gut, Frau Merkel !

L'Europa è in DEFAULT

La Grecia è in DEFAULT - 3

Precedenti puntate

https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT

https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT-2

 

 Juncker ha deciso di scendere in campo nel referendum greco. Lo ha fatto a modo suo, con lo stile che già in passato gli è stato riconosciuto dalla stampa internazionale, quando ebbe a dire "when it's serious you have to lie".

L'Europa dei 18 (19 - 1) si è divisa i compiti e i ruoli, tra chi fa la voce dura e minaccia ritorsioni contro la Grecia, e chi lascia le porte aperte a ulteriori trattative dopo il referendum ( a maggior ragione se vincerà il SI al memorandum del 25 giugno).

La Germania è incerta tra chi più o meno esplicitamente vorrebbe che prevalesse il NO (una quasi maggioranza trasversale) e chi preferisce il Si solo per convenienza, per le centinaia di miliardi di euro di crediti che rischiano di andare in fumo e che potrebbero avere qualche ripercussione anche sulle banche tedesche (la Deutsche Bank in prima fila). La Merkel, per non sbagliarsi, pacatamente drammatizza i toni, dichiarando di non voler influenzare il voto di domenica, purchè gli elettori sappiano che si sceglie tra stare dentro o fuori l'Europa, e che se l'euro fallisce anche l'Europa va in default.

Renzi e Padoan, per quello che contano, hanno fatto sapere che l'esposizione diretta al rischio Grecia è di 36 miliardi, come a dire: "italiani, se avete qualche amico greco convincetelo a votare Sì, altrimenti ce li rimettete voi ...". Ci aspetteremmo altrettanta trasparenza sui derivati sottoscritti dall'amico goldman.

Intanto il Portogallo viene indicato come il primo tra i paesi papabili a seguire la via della Grecia: i titoli di stato portoghesi sono venduti a valanga nonostante l'intervento della BCE. 

 Mancano 5 giorni al referendum, ed è ancora possibile leggere qualche opinione sensata, come quella di Joseph Stiglitz

http://www.project-syndicate.org/commentary/greece-referendum-troika-eurozone-by-joseph-e--stiglitz-2015-06

Nel frattempo anche Portorico ha dichiarato default su una tranche del proprio debito di circa 70 miliardi di dollari, ma nessuno gli ha dato un gran peso (sbagliando, perché è sintomo di un fenomeno che si allargherà ben presto a macchia d'olio) 

La TROIKA proclama il divieto di voto, nega il referendum ai Greci, invoca il CAOS

La reazione della Troika  - sotto le sembianze del "Eurogruppo" - al referendum chiesto da Tsipras è stata violenta e coerente: la Grecia non può votare e decidere sulle condizioni poste per il suo "salvataggio", deve accettarle oppure uscire. L'Europa dei tecnocrati non eletti non può permettere che vengano messi in discussione i principii e il metodo finora imposto. Meglio correre il rischio di un default finanziario (Draghi stamperà più soldi) piuttosto che quello di un default della propria autorità.

Ma la risposta dell'Eurogruppo al referendum greco è un boomerang che avrà ripercussioni enormi sui precari equilibri della costruzione europea.

Da lunedì prossimo le banche greche smetteranno di erogare euro ? e la Troika quando smetterà di ricattare la democrazia ?

 

 

Bravo TSIPRAS, l'hai fatta grossa, hai riportato la GRECIA al centro della civiltà, o almeno ci hai provato

 

Un referendum tra sette giorni per decidere il destino della Grecia e dell'Europa.

La scelta di Tsipras non è un azzardo né una mossa disperata: è il punto di arrivo e di ripartenza di una crisi della democrazia e della politica, prima ancora che dell'economia.

Il referendum, per quanto drammatizzato e affrettato, (ma sono mesi che se ne discute !) restituisce l'onere e la dignità della democrazia alle piazze in cui è nata e di cui l'Europa dei politicanti e tecnocrati se ne ricorda solo nei musei.

Non so se Tsipras abbia calcolato tutti gli effetti della sua decisione -  non credo - ma sono sicuro che se ne parlerà a lungo, non solo per gli effetti "economici".

Il referendum in Scozia, il referendum in Irlanda e ora quello in Grecia: la straordinaria compressione dei diritti e delle voci causata dall'infinita emergenza finanziaria inizia a rivoltarsi contro il ceto tecnocratico e il modello di Europa dei banchieri.

Comunque vada il referendum in Grecia, di cui ancora non si conosce il quesito, bravo Tsipras, grazie Syriza, per aver rimesso al centro la democrazia.

La Grecia é in DEFAULT - 2

 

Doveva essere il D-Day (Deal Day) dell'accordo Grecia-Troika, e invece si sta rivelando il D-Day (Default Day) 2.

I Greci hanno inviato a Bruxelles (per errore !?) una vecchia versione del piano di "riforme", se ne sarebbero accorti la mattina, inviandone una nuova (tra le tante), che i tecnici dei paesi creditori non faranno a tempo a valutare rinviando di altri giorni il D-Day. I capi di Stato europei convenuti per il summit liberatorio, dovranno aspettare anche loro, per rispetto del cerimoniale più che della sostanza. La Grecia è in default da due settimane, ma nessuno lo vuole ufficializzare, perché c'è la possibilità di dare a Tsipras i soldi che servivano ad evitare il default. Male che vada si tratterà di dichiarare un default post-datato.

I mercati speculatori finanziari ringraziano.

Nel frattempo i greci si sono adeguati e hanno smesso di pagare tasse, bollette, contributi e debiti di qualsiasi genere, e pertanto le previsioni di entrate e uscite alla base delle "trattative" con la troika sono completamente prive di fondamento. Chi potrà mai rilevare le tasse aggiuntive sui redditi sopra i 30.000 euro o quelle sui profitti (?!) delle imprese ? Se la Troika si accontenta di essere ripagata dei suoi crediti con i soldi che il giorno prima ha prestato al debitore, perché altrettanto non dovrebbero fare i cittadini e le aziende ?. I debiti non si pagano, a meno che il vostro creditore non vi presti il denaro per ripagarli.

Si potrebbe definire "swap", il gioco preferito di Draghi e Junker.

Più tasse meno pensioni, la ricetta di Tsipras per campare qualche altro mese

Sul filo di lana imposto dai creditori della Troika, Tsipras sforna una bozza di accordo dove quello che conta sono le parole e non i numeri. I tecnocrati chiedevano alla Grecia di rinunciare alla prosopopea anti austerità, a prescindere dai numeri che, tutti sanno, sono il problema minore e più manipolabile della vicenda.

Sembra che nella bozza di accordo il governo greco abbia accettato di aumentare l'IVA, introdurre altre tasse, eliminare agevolazioni e cambiare il sistema pensionistico. Domanda banale: era necessario cambiare governo e votare Syriza per fare un accordo del genere ? La risposta si potrà dare solo dopo aver conosciuto e valutato sia il contenuto che i retroscena dell'accordo.

L'impressione è che si tratti più dell'ennesimo sotterfugio - conveniente a tutte le parti -  per rinviare i tempi di una decisione sul nodo vero della questione greca: tagliare i debiti (verso BCE, FMI e paesi euro) del 30-50% garantendo ai creditori un vero programma "lacrime e sangue", oppure dichiarare default,  uscire dall'euro e provare a riprendersi il proprio destino.

Tsipras propende per la prima ipotesi, il cui corollario però spaccherebbe Syriza e lo costringerebbe a nuove elezioni con probabile sconfitta, ma in suo soccorso ha due alleati formidabili: il segretario al Tesoro USA Lew (e quindi Obama) e Mario Draghi, che sta tenendo in vita il governo greco grazie ai prestiti (a fondo perduto) che la BCE  concede alle banche greche.

Entrambi hanno fatto capire che la soluzione greca deve passare necessariamente per un taglio dei debiti, o in conto capitale o con un ulteriore allungamento della durata dei prestiti (che già ora arrivano al 2050). Per i creditori sarebbe una soluzione migliore del default, ma politicamente aprirebbe una voragine nella costruzione politica europea, per come è stata costruita e gestita.

La Germania ne pagherebbe le conseguenze finanziarie e politiche maggiori e i vantaggi che finora ha tratto dalla gabbia europea andrebbero a ridursi. Meglio accontentarsi di tirare a campare qualche altro mese.

 

Draghi contro Draghi

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Mario Draghi sembra aver cambiato idea: disegna scenari e lancia minacce sul destino della moneta unica. Sono passati i tempi del "whatever it takes", la difesa dell'euro a qualunque costo. Adesso - con un po' di ritardo - Mario Draghi ammette che "In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive", vanificando le politiche monetarie (QE) messe in atto dalla Banca Centrale.

Draghi ha la memoria corta oppure recita la commedia di chi sta al potere senza ammettere le proprie responsabilità. Quando lanciò il famoso "whatever it takes" che lo fece acclamare come salvatore delle sorti europee, gli fu fatto notare da più parti che molti governi dai bilanci incerti e in procinto di campagne elettorali avrebbero usato il suo scudo per allentare i cordoni della borsa e garantirsi  facili promesse elettorali, aumentando le spese improduttive e rinviando le scelte di riduzione del debito : "tanto c'è lo scudo di Draghi".

Se ne accorge solo ora, e lancia moniti e reprimende verso i governi che "non fanno le riforme" e quindi "rischiano di vanificare" gli sforzi della Banca Centrale !!

Il senso di onnipotenza lo spinge a scagliarsi - non troppo velatamente - contro "un paese che approva la riforma del sistema pensionistico e poi cambia idea ogni anno, non ottiene alcun beneficio a breve termine".L'allusione alla Grecia di Syriza e alla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il blocco delle pensioni in Italia è evidente.

1) E' molto grave che il capo della BCE si permetta di attaccare le istituzioni di paesi membri, addossando loro la colpa del fallimento delle politiche economiche.

2) E' altrettanto grave che lo stesso Draghi, pur di difendere il proprio operato, lasci intravedere la possibilità di una rottura dell'area euro, dopo averla solennemente negata anche a  costo di favorire "l'azzardo morale" dei politici di qualsiasi schieramento. La fiducia in una moneta non può dipendere dalle affermazioni ondivaghe del suo banchiere.

Draghi dovrebbe prendersela con se stesso, e con il suo eccesso di protagonismo politico - che non poggia su alcun mandato popolare - ma non ne ha il coraggio né la convenienza. Da un lato incita a fare più debiti (e più inflazione) dall'altro se la prende con chi i debiti non può pagarli.

E nel frattempo in Grecia " .. what will happen? Athens will agree to pseudo-reforms, Europe will accept them, these will never be implemented, we will get tiny cash injections and then we’ll wait and see. Behind this plan lies a profound lack of trust in Greece’s politicians and its so-called elite. They believe that no one is really championing reforms and society is unprepared for big changes. What they’re probably thinking is that they should just let Greece stay in the eurozone, barely surviving, sending a cash injection every now and then to keep us going and avoid even worse problems.

While this should come as a relief, it is also infuriating because I know what my country and its people are capable of when not dragging their feet in self-destructive introversion. I cannot bear the idea of Greece being treated as a small problematic state living on charity and fear. This is not to say that I would rather see Greece coming to a rift. There is another way and we Greeks will find it when the time comes." (Alexis Papachelas - Ekathimerini 24/5/2015)

 

 

 

Dalla TROIKA al DIRETTORIO

Il principale sponsor di Draghi presso l'opinione pubblica italiana, Eugenio Scalfari, ci informa su La Repubblica del 22 marzo in merito alla nascita della ennesima "istituzione" europea: Il DIRETTORIO. Si tratta di una creatura non ancora battezzata e nata in modo clandestino, come lo stesso Scalfari racconta: "... A quel punto i membri che non appartenevano all’Eurozona se ne andarono e i diciannove Paesi che condividono la stessa moneta affrontarono il caso greco. Prima però il presidente del Consiglio europeo propose e tutti accettarono la nomina di un comitato ristretto che si incontrasse con il premier greco che già attendeva in un’altra sala. Il comitato ristretto fu nominato e di esso fanno parte il presidente del Consiglio europeo, la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese François Hollande, il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente dell’Eurogruppo e il presidente della Commissione Juncker.L'Europa con un improvviso salto nella procedura ha dunque eletto un direttorio che resterà in carica in permanenza fino a quando il caso greco non sarà interamente risolto e anche dopo, provocando però un palese malcontento in alcuni stati che pensavano di farne parte e ne sono invece esclusi. Il più irritato è il nostro Renzi, che mira ad avere un forte peso sulla politica economica europea. Quel peso non c'è, anche perché è Mario Draghi a tenere i cordoni della borsa ed è Draghi che, attraverso lo strumento monetario, è in grado di indicare le riforme da portare avanti, la politica del debito pubblico di vari Paesi e la flessibilità che l'Europa concede a certe condizioni agli stati che la richiedono. " 

Il presidente del Consiglio europeo è colui che presiede e coordina i lavori del Consiglio europeo. L'attuale presidente è il polacco Donald Tusk (scade a giugno :). La Cancelliera Merkel, si sa chi è (!); Il presidente francese F. Hollande, sia sa chi è (?); Il presidente della BCE M. Draghi, si sa chi è (!!); Il presidente dell'Eurogruppo: Jeroen Dijsselbloem è un politico olandese del Partito del Lavoro (PvdA) (??) ; il presidente della Commissione Juncker, si sa chi è (!?) 
Le funzioni del neonato DIRETTORIO (che nessuno ha eletto, come erroneamente pensa Scalfari) non sono ancora chiare, ma si possono immaginare come quelle di un "comitato sovranazionale", "extraparlamentare" ed "extraognicosa", da utilizzare a piacimento in qualsiasi situazione. 

Con evidente compiacimento, Scalfari ci informa che il vero boss del Direttorio è Draghi, perché è quello che stampa i soldi e decide a chi darli, e soprattutto non ha elettori che possano mandarlo a casa prima del termine - lontano - del 2019.

Il Direttorio ha già minacciato risolto i dubbi di Tsipras e Varoufakis, rendendo non necessario il lavoro della TROIKA.

 

 

 

 

GRECIA compatta con Syriza

"Da oggi, la TROIKA è roba del passato"

19.00 - Results of opinion poll conducted by University of Macedonia for Skai TV:

SYRIZA: 39-36 %

New Democracy: 27-24 %

To Potami: 8.5-6.5 %

Golden Dawn: 8-6 %

Communist Party (KKE): 7-5 %

PASOK: 6-4 %

Independent Greeks: 4.5-2.5 %

 

La Grecia NON vuole pagare i debiti

Le elezioni in Grecia hanno preso il sopravvento, dopo che la Merkel ha ventilato la possibilità di una uscita della Grecia dall'euro, e sono diventate una battaglia all'ultimo azzardo: "dall'Euro non si esce", proclamano i burocrati di Bruxelles, esasperando la rabbia di chi si sente in trappola e privato della possibilità di scegliere in democrazia.

"Vi cacceremo dall'euro, se non pagate i debiti" tuona la Germania della Merkel, ma molti pensano che sia un bluff per spaventare i greci e spingerli a votare il filotedesco Samaras.

I banchieri non stanno a guardare, e mandano giù i mercati finanziari per avvisare sia una parte che l'altra che non si scherza con loro, che gli speculatori amano i "rischi calcolati" (grazie ai soldi stampati da Yellen e Draghi) ma non i salti nel buio tipo Lehman Brothers.

I Greci che voteranno Tsipras e compagni hanno idee più pragmatiche: "restiamo nell'euro, ma senza debiti da pagare". E' quello che Mario Draghi aveva indirettamente promesso tre anni fa, ed è quello che va ripetendo nella stanze della BCE: il debito greco è insostenibile, a prescindere dai tassi di interesse. O i creditori rinunciano alla loro parte a favore di un abbattimento del debito greco o saranno guai per tutti.

Questa posizione è il risultato di quello che si palesava dietro l'azione dei Banchieri Centrali (Bernanke-Yellen, Kuroda, Carney e Draghi): il rischio che tassi a zero e denaro facile potesse far salire l'asticella dell'azzardo. Perché pagare i debiti ? Chi pagherebbe di più le conseguenze di crisi finanziarie al buio ? Chi ha più da perdere, i banchieri di Wall Street e Francoforte o i tassisti e gli agricoltori greci ?

Se i greci non pagano i debiti, perché dovrebbero farlo gli spagnoli, i portoghesi, i francesi o gli italiani? Come verrebbero ripartite le perdite del debito greco sui cittadini del resto dell'area euro? Da cosa è garantito il debito greco nei confronti dei suoi creditori?

 

 

 

 

La MERKEL inizia la campagna elettorale in GRECIA

Come era prevedibile la Merkel ha dato il via alla vera campagna per le prossime elezioni in Grecia.

Lo ha fatto senza retorica e perifrasi, con la pragmaticità teutonica che la contraddistingue: l'uscita della Grecia dall'Euro non è più un tabù e l'unione a tutti i costi non è un valore vincolante.

Quindi se i Greci scelgono Syriza, che chiede la rinegoziazione del debito, avranno come risposta la cacciata dall'euro, sprofonderanno nelle fiamme dell'inferno dei FALLITI e i loro debiti rimarranno ESIGIBILI, ovviamente ancorati al cambio dell'euro-marco.

L'uscita della Merkel, sostenuta dall'intera opinione pubblica tedesca, punta a togliere a Syriza l'arma principale di ricatto verso l'Europa: la cancellazione di gran parte del debito nominale greco è necessario per salvare l'Europa e la moneta unica.

Fino ad oggi quest'arma, la paura della dissoluzione dell'euro, ha funzionato creando un precario equilibrio di richieste di "rigore" e di allentamenti progressivi.

La campagna politica di Tsipras è basata su questo equilibrio precario: non siamo noi greci a voler uscire dall'euro, ma se ci costringete ...

Questa tattica aveva il suo presupposto che dall'altra parte il fronte dell'Euro a tutti i costi (che ha Mario Draghi come leader indiscusso) avrebbe finito con il concedere qualcosa.

Se invece viene meno la paura del salto nel buio del GREXIT, le armi di Syriza si spuntano a favore dello schieramento dell'attuale governo Samaras.

Ora si gioca a carte scoperte. Se la Grecia può uscire dall'euro, perché altri Stati non potrebbero fare altrettanto ?

La risposta di Tsipras potrebbe essere: se la Grecia non paga i debiti e viene cacciata dall'euro, troverà Putin e l'Unione Eurasiatica pronti ad accoglierla ...

Il porto del Pireo sarebbe affollato di navi russe e cinesi ...

Draghi non è un politico?

Mario Draghi, che si dice pronto ad inondare l'Europa di denaro facile (per i pochi fortunati), afferma di non essere un "politico" e pertanto non è interessato alla carica di Presidente della Repubblica italiana che Napolitano lascerà vacante tra poco.

Mario Draghi ha ragione: i politici in Europa non contano quasi nulla, perché le vere scelte oggi le fanno i tecnocrati, nazionali e sovranazionali, che non partecipano alla farsa delle elezioni manipolate e delle battaglie in bicchieri d'acqua.

Mario Draghi non ha bisogno di chiedere il consenso elettorale per decidere le sorti della moneta europea (e quindi delle economie e dei rapporti sociali nei paesi euro): si sente investito ed illuminato dall'alto e tuttalpiù può chiedere l'opinione di altri banchieri, anch'essi liberi dai condizionamenti della "politica".

Mario Draghi tra meno di un mese deve iniziare la sua missione salvifica (QE) che consiste nel CREARE INFLAZIONE per "STIMOLARE la CRESCITA", cioè aumentare la tassazione reale a carico dei cittadini a favore degli Stati indebitati che utilizzeranno il denaro stampato dalla BCE per aumentare i loro debiti e perpetuare le politiche economiche nazionali dimostratesi inutili, improduttive ma funzionali al mantenimento del potere.

Mario Draghi ha scelto di pronunciare il suo "rifiuto" alla Presidenza italiana a tre settimane dal voto in Grecia: in tal modo Draghi avvisa i politici che quel voto è inutile, chiunque vinca e che la BCE accoglierebbe con favore anche una eventuale vittoria di Syriza, anzi ...

Mario Draghi non deve spiegare a nessuno (e non spiega) perché i duemila miliardi di euro stampati e regalati alle banche per comprare titoli di debito italiano o spagnolo o francese non hanno prodotto alcun cambiamento nelle economie di quei paesi, anzi ...

Mario Draghi non deve chiedersi (e spiegare) per quale motivo in Giappone il QE ultras di Abe ha fallito, e il QE di Bernanke-Yellen in USA altrettanto (se si depura la favola dalla realtà di un debito pubblico USA cresciuto fino a 18 trilioni di dollari, di una working class scomparsa e di un tasso di ineguaglianza sociale malcelato).

Mario Draghi non deve chiedersi perché l'economia europea non chiede prestiti a tasso zero, e come sia possibile che lo stato italiano (il cui debito pubblico viaggia al 150% del PIL) paga interessi inferiori a quelli degli Stati Uniti o della Gran Bretagna, o che le banche europee nascondano ancora buona parte dei loro bilanci, anche grazie a quegli ABS che lui vorrebbe comprare ...

Mario Draghi, in compagnia degli altri banchieri centrali, non verrà mai sfiorato dal dubbio che l'economia mondiale soffra delle scelte monetarie delle ultimi 20 anni e che la DEFLAZIONE sia l'effetto combinato di un indebitamento elevato e di tassi di interesse sottozero.

Mario Draghi non sa che il denaro lanciato dall'elicottero non finisce mai nelle tasche di chi ne avrebbe bisogno ma in quelle di chi è più potente, violento e ricco per accaparrarsi la manna che scende dal cielo.

Mario Draghi non è un "politico": lui i politici li tiene in pugno.