Il voto olandese apre la strada dell'Europa a più velocità

Il voto olandese dice che il centro-destra di Rutte perde ma non troppo, la destra xenofoba di Wilders vince ma non troppo, la sinistra laburista perde di parecchio, anzi tracolla, la sinistra verde avanza e diventa la vera sinistra. Il governo sarà formato da quelli di prima e questo è quanto basta per far esultare tutti tranne che Wilders, Le Pen, Salvini e Petry. 

Dietro l'apparente "nulla cambia" in realtà si intravede una nuova strategia del fronte di centrodestra europeo, che trova consenziente anche quello socialista, i quali hanno deciso di fare harakiri pur di difendere la fonte delle loro sconfitte. 

La strategia consiste in due punti: un pò di "estremismo" sia verbale che pratico, sulle questioni che toccano da vicino le corde degli elettori conservatori ed impauriti dall'immigrazione al terrorismo, passando per la difesa della identità nazionale.

Gli insulti di Erdogan all'Olanda hanno finito per avvantaggiare Rutte piuttosto che Wilders, compattando molti olandesi attorno alla difesa della dignità nazionale.

Ma il vero nodo della nuova strategia consiste soprattutto nell'abbandono della difesa a tutti i costi del dogma europeo: non c'è un unica Europa, l'Europa può essere diversa, può marciare "a più velocità", e marciando marciando chissà dove si arriva. 

Il riconoscimento di questo principio, affiorato quasi casualmente ed ora invece propagandato nei vertici ufficiali dalla Merkel e a cui gli altri si sono prontamente adeguati, smussa gli argomenti degli euroscettici e strizza l'occhio alle critiche moderate, da qualunque parte provengano. 

Il nuovo format "a più velocità" dei tecnocrati di Bruxelles consentirà anche in Francia e poi in Germania di ottenere lo stesso risultato olandese ?

E' molto probabile.

E servirà per delineare un'Europa più unita e attraente ?

E' molto improbabile.

 

 

Perché il regime autoritario di Erdogan non ha diritto di fare propaganda in Europa

In Olanda la destra xenofoba di Wilders ha chiesto e ottenuto che fossero vietati i comizi dei ministri di Erdogan sul territorio europeo in occasione del referendum costituzionale che formalizzerà la nascita del regime islamista turco.

In Francia il governo socialista ha invece respinto una analoga richiesta di Marine Le Pen.
La Germania aveva già negato l'agibilità politica ai comizianti turchi, mentre altri paesi si barcamenano indecisi sul da farsi.

Si contrappongono due posizioni: la prima è formale e si attesta nell'enunciare un principio di libertà di opinione ed espressione sul suolo europeo da parte di legittimi rappresentanti di Stati legalmente riconosciuti, come è il caso della Turchia.
La seconda è sostanziale e variegata, e a mio avviso giustificata, perché parte dalla considerazione di quanto è successo e sta per succedere in Turchia, dove Erdogan ha progressivamente e metodicamente eliminato le libertà democratiche, il diritto di informazione, ha arrestato i militanti e i leader dei partiti di opposizione, ha incarcerato centinaia di migliaia di oppositori, ha licenziato dalle scuole e dai tribunali migliaia di persone colpevoli di non ossequiare il potere, ha militarizzato l'intera nazione.
La Turchia di Erdogan ha perso ogni parvenza di legalità. Come non rendersi conto che i ministri del Sultano che vengono a comiziare in Europa per accaparrarsi il voto delle comunità turche sparse e disinformate, sono un affronto ai principii di legalità e libertà ? Come è possibile che i partiti di tradizione progressista e laica abbiano potuto lasciare nelle mani della destra anti-islamista le bandiere dei diritti di espressione e di agibilità?
Se da un lato i bizantinismi della diplomazia internazionale consentono ad Erdogan di avere ancora formalmente voce in capitolo in molte questioni e situazioni, dalla NATO alla crisi dei profughi siriani, dall'altro è innegabile che c'è una soglia che non può essere oltrepassata.

I rappresentanti del governo turco che vogliono avere accesso alle piazze delle città europee per parlare ai loro connazionali di questioni politiche importanti, hanno un modo molto semplice per ottenerlo: revocare le misure repressive, liberare tutti gli oppositori incarcerati, ridare voce e libertà alla stampa, smetterla di perseguitare e assassinare le minoranze, ripristinare le basi minime di uno Stato di diritto.
I progressisti in Europa hanno avuto una grande occasione per manifestare la solidarietà verso chi in Turchia si oppone alla svolta autoritaria. Purtroppo la miopia congenita di molta parte delle sinistre di governo porta ormai a non vedere neppure i macigni.
Se Renzi avesse avuto davvero la statura di uno statista, avrebbe speso qualche parola al Lingotto per non lasciare una battaglia di civiltà nelle mani di Wilders Le Pen Salvini.