L'incubo di Draghi si chiama Kuroda

Mentre gli opinionisti commentano l'ultima intervista di Mario Draghi alla Bild cercando di interpretarne le implicazioni nello scontro con il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, la vera minaccia alla credibilità della BCE viene dal Giappone.salva banche what ever it takes

Il collega giapponese  di Draghi, Haruhiko Kuroda, ha toccato con mano cosa significa fare promesse e non mantenerle, in particolare quelle che interessano gli squali finanziari assetati di "manovre" che gli permettano di speculare su tutto.

E' bastato che Kuroda lasciasse immutato il quadro di misure monetarie - già oltre livelli mai visti - e i "mercati" delusi dalla mancata pioggia di denaro lo hanno messo sotto pressione.

Non c'è più nessuno tra gli analisti economici che dubiti della incompetenza del giapponese, che da tre anni promette -  a suon di trilioni di dollari - di risolvere la crisi deflattiva senza riuscirci. Non ci crede più nemmeno il suo padrino Abe, che ora dovrà sostituirlo con qualcuno meno imbarazzante.  

L'ultima trovata di Kuroda era stata quella di copiare Mario Draghi con i tassi negativi sui depositi (chi risparmia deve pagare chi si indebita) ma tutto continua come prima. 

Per un banchiere centrale è come ricevere una lettera di licenziamento per giusta causa.

MarketWatch: "Bank of Japan boss Kuroda shocked markets by not launching more stimulus.

“It is hard not to feel sorry for the Bank of Japan,” said IG’s Chris Beauchamp in a note. “It has tried unconventional policy once this year, and it didn’t work. Now it has tried to be unconventionally conventional, sitting on its hands, and this hasn’t worked either.”

Ed ecco allora che sorge il dubbio:  Draghi, che ha fatto le stesse inutili e rischiose manovre di Kuroda, farà la stessa fine del giapponese ?

Fin quando si tratta di rispondere alle melense domande dei giornalisti, Draghi ha vita facile e può persino permettersi di raccontare la favola che lui non fa politica, ma obbedisce alle leggi - e si permette di minacciare gli inglesi in caso di Brexit ! 

Ma ad un certo punto gli squali gli chiederanno di più, come lo hanno chiesto a Kuroda, pronti ad azzannarlo se dovessero rimanere delusi.

 

TPP, e sapete di non sapere

 

L'immagine che vedete sopra è tratta dal sito del senatore americano Bernie Sanders, candidato democratico alle primarie per le elezioni presidenziali USA del 2016.

Il repubblicano Donald Trump è ancora più categorico e greve. In conclusione, l'accordo storico chiamato TPP per il "libero scambio" tra 12 paesi - 40% del commercio internazionale - firmato in pompa magna, in America sono in pochi a volerlo, a parte Obama che pur di passare alla storia firmerebbe qualunque cosa.

Tutta la stampa ha usato iperboli e illustrazioni per parlare di una cosa di cui nessuno sa ancora nulla (perchè NON si deve sapere nulla).

Qual'é il vero contenuto del TPP ?

Secondo WIRED sarebbero 10 le cose da sapere http://www.wired.it/economia/2015/10/06/trattato-scambio-tpp/

Secondo l'Internazionale invece sarebbero sette: http://www.internazionale.it/notizie/2015/10/05/trans-pacific-partnership-scheda

Allargando la panoramica si può spaziare da un minimo di tre ad un massimo di 15 cose da sapere su TPP.

I più informati mi sembrano quelli della Electronic Frontier Foundation : https://www.eff.org/deeplinks/2015/10/trade-officials-announce-conclusion-tpp-now-real-fight-begins

Nel frattempo i soliti antagonisti che sanno di sapere organizzano una protesta contro il gemello europeo TTIP:

A cominciare da sabato 10 ottobre, le campagne internazionali Stop TTIP organizzeranno eventi, mobilitazioni, presidi in centinaia di città, tutti con un intento preciso: fermare il Trattato transatlantico fra USA e Ue, bloccare il negoziato TiSA sulla liberalizzazione di tutti i servizi e impedire la ratifica del CETA, l’accordo di libero scambio fra Ue e Canada.
«I movimenti tornano in piazza per affermare che serve una netta inversione di rotta – dichiara Marco Bersani, fra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Il TTIP dev’essere fermato subito per riaprire la strada ad un nuovo modello sociale, fatto di beni comuni, diritti e democrazia, in Italia e in Europa».
La più grande manifestazione è attesa a Berlino, e ad essa parteciperà anche una parte della campagna italiana.

 

Mr Draghi, se tu fai QE noi facciamo ....BYE

Immaginate una zona dell'Africa devastata dalle carestie e dalla povertà. Immaginate che qualcuno prometta di inviare un grande quantitativo di generi alimentari alle popolazioni di quelle zone. Immaginate la carovana di camion stracolmi di pacchi e sacchi.

Immaginate l'arrivo della carovana nel piazzale polveroso dell'accampamento dove decine di migliaia attendono i viveri. Immaginate che dai camion iniziano le operazioni di scarico  e una moltitudine di persone si spinge, si picchia, si travolge per guadagnare le posizioni più favorevoli vicino ai camion e afferrare i sacchi di farina e quant'altro. Dopo pochi attimi vi rendete conto che un manipolo di energumeni armati si accaparra la quasi totalità degli aiuti scaricati. Gli energumeni si fanno strada con la forza (non hanno sofferto la fame e gli stenti) e non lesinano bastonate a chi cerca di ricevere il tanto desiderato aiuto alimentare.

Questa è la metafora del QE - già sperimentato da Bernanke (lui lanciava i soldi dall'elicottero), dalla Yellen, da Carney e dal banchiere di Abe (si chiama Kuroda ma è insignificante e nessuno ne conosce il nome). Ora tocca a Mr Draghi lanciare i soldi ad una moltitudine bisognosa, ma i posti migliori per arraffare tutto li hanno già prenotati i soliti potenti.

Come difendersi dall'ennesimo sopruso, mascherato da intenti nobili e salvifici ?

Nel solo modo che la dignità umana ci consente: non partecipare, non prestarsi al ricatto.

Per questo, Mr Draghi, più voi iniettate denaro fasullo nel sistema e più noi ridurremo le spese e i consumi, preferiremo tenere i risparmi sotto il mattone anzichè comprare titoli di stato di paesi ultraindebitati che non pagano più interessi (anzi, per acquistare la loro monnezza pretendono di essere pagati). Gli esperti finanziari diranno che un simile atteggiamento è stupido e improduttivo, ma non presteremo ascolto.

Con le debite proporzioni, più Draghi regala denaro ai soliti sopraffattori e speculatori, più noi ci defileremo dalla ressa.

 Good bye, Mr QE. 

Forse un giorno anche gli economisti di corte si accorgeranno che la cattiva depressione è figlia di pessimi banchieri.

Draghi non è un politico?

Mario Draghi, che si dice pronto ad inondare l'Europa di denaro facile (per i pochi fortunati), afferma di non essere un "politico" e pertanto non è interessato alla carica di Presidente della Repubblica italiana che Napolitano lascerà vacante tra poco.

Mario Draghi ha ragione: i politici in Europa non contano quasi nulla, perché le vere scelte oggi le fanno i tecnocrati, nazionali e sovranazionali, che non partecipano alla farsa delle elezioni manipolate e delle battaglie in bicchieri d'acqua.

Mario Draghi non ha bisogno di chiedere il consenso elettorale per decidere le sorti della moneta europea (e quindi delle economie e dei rapporti sociali nei paesi euro): si sente investito ed illuminato dall'alto e tuttalpiù può chiedere l'opinione di altri banchieri, anch'essi liberi dai condizionamenti della "politica".

Mario Draghi tra meno di un mese deve iniziare la sua missione salvifica (QE) che consiste nel CREARE INFLAZIONE per "STIMOLARE la CRESCITA", cioè aumentare la tassazione reale a carico dei cittadini a favore degli Stati indebitati che utilizzeranno il denaro stampato dalla BCE per aumentare i loro debiti e perpetuare le politiche economiche nazionali dimostratesi inutili, improduttive ma funzionali al mantenimento del potere.

Mario Draghi ha scelto di pronunciare il suo "rifiuto" alla Presidenza italiana a tre settimane dal voto in Grecia: in tal modo Draghi avvisa i politici che quel voto è inutile, chiunque vinca e che la BCE accoglierebbe con favore anche una eventuale vittoria di Syriza, anzi ...

Mario Draghi non deve spiegare a nessuno (e non spiega) perché i duemila miliardi di euro stampati e regalati alle banche per comprare titoli di debito italiano o spagnolo o francese non hanno prodotto alcun cambiamento nelle economie di quei paesi, anzi ...

Mario Draghi non deve chiedersi (e spiegare) per quale motivo in Giappone il QE ultras di Abe ha fallito, e il QE di Bernanke-Yellen in USA altrettanto (se si depura la favola dalla realtà di un debito pubblico USA cresciuto fino a 18 trilioni di dollari, di una working class scomparsa e di un tasso di ineguaglianza sociale malcelato).

Mario Draghi non deve chiedersi perché l'economia europea non chiede prestiti a tasso zero, e come sia possibile che lo stato italiano (il cui debito pubblico viaggia al 150% del PIL) paga interessi inferiori a quelli degli Stati Uniti o della Gran Bretagna, o che le banche europee nascondano ancora buona parte dei loro bilanci, anche grazie a quegli ABS che lui vorrebbe comprare ...

Mario Draghi, in compagnia degli altri banchieri centrali, non verrà mai sfiorato dal dubbio che l'economia mondiale soffra delle scelte monetarie delle ultimi 20 anni e che la DEFLAZIONE sia l'effetto combinato di un indebitamento elevato e di tassi di interesse sottozero.

Mario Draghi non sa che il denaro lanciato dall'elicottero non finisce mai nelle tasche di chi ne avrebbe bisogno ma in quelle di chi è più potente, violento e ricco per accaparrarsi la manna che scende dal cielo.

Mario Draghi non è un "politico": lui i politici li tiene in pugno.

ABE, la farsa della democrazia

Il Giappone vota per incoronare il metodo ABE - ABENOMICS - in quelle che saranno le elezioni con il minor afflusso di elettori nella storia giapponese.

La Camera Bassa è stata sciolta un mese fa da Abe per consentirgli di chiedere ai giapponesi : "se volete che NON vi aumento le tasse sul consumo (IVA) votatemi".

I giapponesi risponderanno alla chiamata di Abe in modo scontato, ma con una astensione record, che potrebbe sfiorare il 45%. Già nelle elezioni vinte da Abe nel 2012 si era verificato un forte calo di votanti (da circa 70 milioni a 58).

Il voto giapponese sarà una ulteriore dimostrazione della divergenza tra politica e società, che riguarda tutti i continenti dall'Europa all'Asia passando per l'America.

Il fenomeno della "inutilità" della democrazia, cioè della partecipazione e della scelta, in un sistema globalizzato ed uniforme di manipolazione, imposizione del consenso, controllo e repressione poliziesca, scelte economiche improntate alla distruzione del lavoro, al sequestro del risparmio, alla massimizzazione dei profitti e delle rendite.

L'astensione non è certo un fenomeno consapevole ed organizzato, ma la risposta crescente ed inconsapevole ad una domanda banale: "perché chiedermi di votare, se le decisioni sono state già prese ed imposte ?".

Come ha fatto Abe in Giappone, prima rinviando l'aumento delle tasse (necessario a limitare la crescita del gigantesco debito pubblico giapponese sotto il 250% del PIL) e poi chiamando gli elettori a rafforzare la sua decisione. E in ogni caso, prima che fossero evidenti i segni del fallimento della ABENOMICS: dopo due anni di "stimoli" (quelli che Draghi vorrebbe importare in Europa) l'economia è in recessione, le aziende chiudono ad un ritmo crescente, la corruzione e l'apatia dilagano.

Meglio votare subito, anche se in pochi, prima che anche questi se ne accorgano.

 

 

ABE è il modello: i debiti non si pagano

La Banca del Giappone, abbandonando le ultime parvenze di indipendenza dal potere politico ha deciso di "raddoppiare all'infinito" la stampa di yen, con l'obiettivo di "sconfiggere la deflazione".

In termini tecnici significa che chi è creditore verso lo Stato giapponese - il cui debito pubblico è pari al 250% del Prodotto Interno Lordo - si vedrà svalutare ulteriormente i suoi crediti. Il governo ABE, in crisi di consenso e senza aver risolto i problemi strutturali dell'economia giapponese dopo 2 anni di "abenomics", tenta la mossa della disperazione: dichiarare al mondo intero che i debiti si fanno ma non si pagano (o si ripagano con carta svalutata). Ma i creditori dello Stato giapponese sono in gran parte i giapponesi stessi, i quali non hanno scelta che aggrapparsi ad Abe, perché altrimenti dovrebbero coprire i debiti dello Stato con soldi veri, cioè tasse.

 

I Cinesi chiedono il boicottaggio anti-Giappone

La reazione cinese alla provocazione giapponese sarà molto dura. E' quanto promettono i più alti livelli del governo e delle forze armate cinesi, dopo la visita di Abe al santuario dei caduti in guerra giapponesi, compresi alcuni condannati per crimini di guerra contro le popolazioni inermi della Corea e della Cina.

L'opinione pubblica cinese chiede ai propri governanti di non tollerare più l'arroganza di Abe, definito pubblicamente come un "ipocrita e senza scrupoli".

La misura più richiesta è il boicottaggio delle merci giapponesi, facile a dirsi ma rischioso sia da un punto di vista politico (sarebbe un ulteriore gradino verso l'escalation totale) sia sotto l'aspetto economico, perché entrambi i paesi hanno interessi bilaterali che generano contraccolpi sociali.

Ma questa volta i cinesi sembrano aver perso davvero la pazienza. Alcuni prevedono addirittura l'invio di navi nelle acque del mare orientale (vicino alle isole contese) per sfidare i giapponesi e cercare lo scontro fisico.

 

A Fukushima niente più errori umani

 Il Presidente della Tokyo Electric Power Company (TEPCO) ha assicurato che a Fukushima non si verificheranno più "errori umani", come quello che pochi giorni fa ha causato un altro riversamento di tonnellate di acqua radioattiva da uno dei serbatoi di stoccaggio.

Molti vorrebbero dar credito alle parole del signor Naomi Hirose (il Presidente) ma il caso ha voluto che mentre pronunciava il solenne impegno, alla centrale di Fukushima è mancata per qualche minuto l'energia elettrica, bloccando l'impianto di raffreddamento di uno dei reattori. Errore umano, qualcuno avrà pigiato l'interruttore sbagliato.

L'unico a credere alle parole di Hirose è il Primo Ministro Abe, quello che ha garantito che a Fukushima è tutto sotto controllo, e i Giochi Olimpici del 2020 non saranno turbati da alcunchè.

In mezzo a tanto ottimismo, si affacciano dubbi sul futuro economico della TEPCO. L'azienda è di fatto al collasso e si regge solo grazie alle iniezioni di soldi pubblici. Ma sono in molti ormai a chiedere di fare chiarezza: se TEPCO è un'azienda privata, dovrebbe far fronte con i propri mezzi agli impegni economici - tra cui il rimborso alle popolazioni costrette all'evacuazione dalle zone inquinate dalla centrale. Ma TEPCO non ha i mezzi per pagare i debiti presenti e futuri, le sue entrate si sono ridotte dopo il fermo delle centrali nucleari, mentre i costi di gestione dell'emergenza sono saliti alle stelle. Occorrono decine di miliardi di dollari, che TEPCO non ha, e nemmeno il governo Abe.

Fukushima dal punto di vista economico è un pozzo senza fondo, e assorbirà risorse finanziarie per decine di anni. L'alternativa non esiste, perchè significherebbe non finanziare più la TEPCO che sarebbe costretta al fallimento e ad abbandonare i reattori al loro destino, cioè una enorme devastante esplosione.

Quello che Abe non ha ancora detto ai suoi cittadini e al mondo interno: o il disastro nucleare oppure quello economico.