Anche i ricchi principi sauditi piangono

Undici principi arrestati, tra i quali Alwaleed bin Talal ricchissimo e potente uomo d'affari internazionale, decine di ministri e funzionari del regno licenziati, tutti con l'accusa di corruzione.

Ma in Arabia Saudita la corruzione non era mai stata considerata un reato bensì una virtù su cui costruire splendide carriere. Se il re Salman bin Abdulaziz Al Saud  scatena la guerra ai corrotti vuol dire che c'è uno scontro di potere di dimensioni inaudite, che qualcuno ha cercato di farlo fuori con una specie di colpo di stato e lui ha reagito con un contro-golpe. 

Da Al Jazeera

"There have been signs over the last two and a half years that more of this is coming. [Crown Prince Mohammed bin Salman] is raising the leverage of power in Saudi Arabia. He certainly has the blessings of his father King Salman and he's determined to make all kinds of changes in Saudi Arabia itself and in Saudi foreign policy, which led to the war in Yemen and the Gulf crisis.
 
But internally this is new. Not only do we have a new chapter opening up in Saudi Arabia, we have a whole new book, a whole new political alphabet with one exception: it's still all done in secrecy. Why those 11 princes, why those four standing ministers? Is it really just to consolidate power or is there more to it?
 
Why isn't there more transparency and sharing of evidence about the setting up of the committee? We really are on the brink of dramatic changes.

Quattro schiaffoni a Donald Trump

In un solo giorno il Presidente USA riceve quattro schiaffoni su altrettante questioni di vitale importanza:


1) l'ex capo FBI Comey rivela che Trump gli chiese di NON indagare sul suo principale consigliere Flynn (poi costretto alle dimissioni);

2) il parlamento della Corea del Sud ha approvato la richiesta di ritiro dei missili americani THAAD, schierati in funzione anti-Nord sul suo territorio;

3) il dittatore di Pyongyang, Kim Yong-un lancia una scarica di missili balistici capaci di colpire le navi da guerra USA al largo della penisola coreana;

4) l'ISIS, su ordine dell'Arabia Saudita, attacca due luoghi simbolo dell'Iran - Parlamento e mausoleo di Khomeini - provocando morti e feriti e dimostrando che il terrorismo, che Trump dichiara di combattere, in realtà è schierato con il suo amico-alleato saudita.

Ecco l'Islam che piace a Trump

Dicono che sia pazzo, bugiardo, infantile, ma Donald Trump nei momenti importanti dimostra la sua vera inclinazione, quella del biscazziere e del televenditore.
E' riuscito a vendere 100 miliardi di dollari di nuove armi all'Arabia Saudita, il paese che ha finanziato i mandanti della strage dell'11 Settembre e i tagliagole dell'ISIS, l'unico guarda caso ad essere rimasto fuori dal gruppi di paesi islamici inclusi nel divieto di ingresso negli Stati Uniti di tre mesi fa.


In questo caso, la parte dell'ingenuo sprovveduto teleimbonito la fa il popolo americano che lo aveva eletto presidente per fare "America First" e che aveva "comprato" le sue promesse elettorali prima e il suo staff paramilitare dopo.


I trumpiani ribattono che l'America ci guadagna due volte nel vendere le armi prodotte dai "suoi lavoratori" agli indigeni arabi che le usano per controllare la situazione geopolitica del medio oriente nell'interesse degli Stati Uniti. E in fondo in fondo, l'Arabia Saudita è una monarchia amorevole verso i suoi sudditi di sesso maschile, come dovrebbe essere anche negli USA, e quanto alle donne ... è il male minore.
Business is business, come direbbe Macron, il quale invece si trova costretto a dover vendere le armi all'Iran per controbilanciare quelle americane vendute ai sauditi.
Il tutto nel nome della "pace" in medio oriente, quella che i siriani hanno conosciuto negli ultimi cinque anni, e che gli egiziani e i turchi apprezzano dentro le galere di Al Sisi ed Erdogan.

Se ne parlerà nei prossimi giorni al G7 dei mercanti d'armi nello scenario di Taormina che si affaccia sul medio oriente. Ma prima Donald Trump avrà fatto visita a Papa Francesco per comprare le indulgenze necessarie ad accedere in Paradiso.

Obama in cerca di un nuovo lavoro

Obama si avvia a chiudere - mancano sei mesi alle elezioni del successore - senza suscitare  rimpianti, con un livello di consenso interno inferiore al 50%.

 

E' probabile che negli ultimi sei mesi cercherà di rimettere in sesto la sua immagine di presidente che ha suscitato tante speranze e altrettante delusioni, non fosse altro perché uscire a testa alta gli gioverebbe nella ricerca di un nuovo lavoro.

Per non smentirsi è andato a fare visita al maggiordomo Cameron, a meno di due mesi dal referendum sull'uscita della Gran Bretagna dall'unione europea - Brexit, pensando di dargli una mano ma scatenando invece un gran putiferio.

"Fuori dall'europa sarete back of the queue - in fondo alla coda - per fare affari con gli Stati Uniti" : in queste poche parole Obama ha riassunto la concezione servile alla base dei trattati economici USA Europa - il TTIP,  in cui gli europei sono visti come dei questuanti ai piedi dell'impero, e Londra deve decidere che posizione occupare nella coda, in testa, in mezzo o in coda alla coda.

Le parole di Obama sono suonate come una minaccia, uno schiaffo alla maestà anglosassone, piuttosto che un aiuto a Cameron, anche se dall'altra parte non mancano gli imbec.... come il sindaco di Londra Boris Johnson, per riequilibrare il gioco di chi le spara più grosse.

President Obama’s Brexit intervention insults the British people, scrive Nile Gardiner , Direttrice del Margaret Thatcher Center for Freedom at the Heritage Foundation in Washington, DC.

"President Obama has been no friend to Britain. His presidency has overseen the weakening of the Special Relationship, a byproduct of Obama’s general lack of respect for America’s allies. In many respects, Barack Obama has been the most anti-British US president of modern times, siding with Argentina over the Falklands, removing a bust of Sir Winston Churchill from the Oval Office, calling France America’s “strongest ally”, and even snubbing the funeral of Margaret Thatcher. .."

In ogni caso Obama ha messo in chiaro, anche ai più ciechi laburisti europeisti, che l'unico interesse che gli USA hanno verso l'Unione Europea con dentro la Gran Bretagna, è il TTIP, il trattato economico che consentirebbe alle aziende multinazionali USA di fare più di quanto stanno già facendo.

La  gran bretagna come base e avamposto USA per occupare l'Europa, ovvero lo sbarco in Normandia del TTIP.Demonstranten versammeln sich auf dem Opernplatz in Hannover und halten Anti-TTIP-Schriftzüge in die Höhe. © dpa - Bildfunk Fotograf: Christian Charisius

 

Prima dello scacchiere europeo, l'imperatore al capolinea aveva fatto tappa in Arabia Saudita, per cercare di mettere una pezza alla disastrosa evoluzione dei rapporti politici ed economici con i tiranni locali. 

Il risultato della visita è stato riassunto nella minaccia degli arabi in merito alla richiesta del congresso USA di desecretare i documenti che proverebbero la complicità saudita nell'attentato delle Torri Gemelle del 11 settembre 2001.

"Se vi azzardate a scoperchiare la verità, metteremo in vendita 750 miliardi di titoli di Stato americani", ovvero, caro Obama, ricordati che non solo abbiamo finanziato Al Qaeda ma tuttora siamo vostri finanziatori/creditori per una montagna di soldi", quindi attento a quello che fai...

Cosa credete che farà Obama, sapendo che tra qualche mese dovrà cercarsi un nuovo lavoro ?

 

Chi vuole la guerra tra Iran e Arabia Saudita

Dopo l'uccisione di Nimr al-Nimr e l'assalto sciita all'ambasciata a Teheran, la rottura delle relazioni diplomatiche sarà il preludio di una guerra  tra Iran e Arabia Saudita ?

Fino a due anni fa la risposta sarebbe stata negativa, perchè gli interessi globali facevano pendere la bilancia a favore di soluzioni "pacifiche". 
Il buon esito della trattativa sul "nucleare iraniano" faceva comodo sia agli Stati Uniti che alla Russia e soprattutto all'Europa e alla Cina. Il prezzo del petrolio si manteneva attorno ai 90 dollari a barile e consentiva ai governi dei paesi produttori di accordarsi su tutto.

Lo scenario attuale è ben diverso: l'Iran, dopo la firma dell'accordo sul nucleare, non ha più bisogno di tenersi a freno per far valere i suoi interessi politici ed economici; la Russia ha un interesse evidente ad incassare più valuta possibile e può farlo solo se il prezzo del petrolio sale. 

Persino gli Stati Uniti sarebbero ben contenti di una guerra "controllata" che riportasse il petrolio sopra i 60-70 dollari, permettendo alle sue aziende estrattive di riprendersi i margini persi. E anche i paesi che apparentemente avrebbero tutto da perdere da un aumento dei costi energetici, come l'Europa o la Cina, vedrebbero di buon occhio una soluzione militare dei conflitti mediorientali, perchè la crisi dei paesi produttori di petrolio e materie prime si traduce in minori scambi commerciali e minori possibilità di commesse per le aziende occidentali.

L'uccisione dell'imam Nimr al-Nimr per mano del regime saudita ha riacceso i conflitti secolari tra sciiti e sunniti in una parte del mondo in cui ogni scintilla si trasforma in incendio. La polveriera Yemen è a pochi chilometri, tanto per cominciare. Non è detto che questa volta arrivino i pompieri, anzi ... 

La rabbia sciita per l'uccisione di Nimr al-Nimr

L'ayatollah Khamenei proclama martire l'imam sciita Nimr al-Nimr, ucciso dal regime saudita nell'esecuzione di massa di 47 persone.

Assaltata e bruciata l'ambasciata dell'Arabia a Teheran, mentre in tutto il mondo islamico si organizzano manifestazioni di protesta, dall'India al Libano, dal Bahrain allo Yemen.

Le diplomazie occidentali non sanno che fare, imbarazzate dalla decisione dell'alleato saudita che viola i diritti umani elementari e scatena una spirale di odio nello scacchiere più caotico e pericoloso del mondo. 

Dei 47 giustiziati, 43 appartenevano alla parte sunnita e 4, tra cui l'imam Nir al-Nimr, a quella sciita. Il regime saudita ha voluto dare una prova di forza, oppure è un tragico segnale di debolezza che avrà un effetto boomerang sia all'interno del paese che negli equilibri mediorientali?

Dalle piazze la parola passerà alle armi ?

Ucciso Nimr al-Nimr

Il governo saudita annuncia l'esecuzione della sentenza di morte per Nimr al-Nimr, il leader religioso sciita che si era opposto alla repressione interna all'Arabia Saudita. La figura di Nimr Al-Nimr è diventata un simbolo di libertà per gli sciiti in tutto il Medio Oriente. L'uccisione di Nimr al-Nimr scatenerà una ondata di proteste e aumenterà il livello di scontro, già altissimo, tra Iran e Sauditi. 

Nel variegato mondo dei gruppi religiosi in medio oriente, il ruolo di Nimr al-Nimr si collocava in uno sparuto fronte di "opposizione non violenta" al regime sunnita, rivendicando l'autonomia politica per una porzione di territorio a prevalenza sciita.

Questo non è bastato a salvargli la vita, ma lo ha fatto emergere nella popolarità di fasce molto ampie della popolazione di origine sciita in Arabia. Uccidendo Nimr al-Nimr, i sauditi hanno scelto di accentuare lo stato di repressione interna, dichiarando di fatto la guerra all'Iran.

In una simbolica "simultanea" con l'uccisione di Nimr al-Nimr e di altri 46 tra oppositori e presunti terroristi, il capo del governo iraniano Rouhani ha disposto l'accelerazione del piano di costruzione di missili per l'esercito di Tehran, sfidando la minaccia di sanzioni da parte di un sempre più balbettante Obama.

YEMEN, inizia la guerra Iran vs Arabia Saudita

 

Non fatevi ingannare dall'immagine: quanto sta accadendo in Yemen ha una enorme importanza sugli equilibri del Medio Oriente e quindi del resto del Mondo. Lo Yemen è il terreno di scontro tra gli interessi dell'Arabia Saudita - che appoggia il Presidente Hadi in carica - e l'Iran che ha armato e organizzato il ribelli sciiti del gruppo Houthi.

Il presidente Hadi è in fuga, mentre i ribelli avanzano, ma l'Arabia Saudita ammassa truppe ai confini e altrettanto si appresta a fare l'Iran, con la prospettiva di uno scontro militare di proporzioni notevoli.

Tutto il Medio Oriente si prepara ad assistere ad una guerra dagli esiti (e confini) imprevedibili. Il prezzo del petrolio registra con grande rapidità l'evolversi della situazione. Anche le trattative sul nucleare iraniano potrebbero trovare nuovi ostacoli.

Gli Stati Uniti, che in teoria sono alleati dell'Arabia e interessati a contenere l'influenza dell'Iran (alleato della Siria), in realtà non sanno cosa fare. Nell'incertezza hanno pensato bene di "perdere" 500 milioni di dollari di finanziamenti per acquisto di armi USA, che sarebbero finiti nelle mani dei ribelli filo al Quaeda (un replay di quanto accaduto con l'Isis).

Grecia, Ucraina, Medio Oriente

Grecia, Ucraina e Medio Oriente non hanno fattori comuni diretti, ma simboleggiano tre epicentri di altrettante crisi internazionali che rischiano di implodere contemporaneamente.

La GRECIA è il simbolo della crisi europea.

Il voto di domenica dovrebbe sancire la vittoria di Tsipras e del movimento Syriza. I greci diranno che i debiti non sono disposti a pagarli, che sotto il tallone della Troika non hanno futuro e che sono pronti a sfidare la Germania e la BCE, "vediamo chi cede per primo".

 

L'Ucraina è il terreno di battaglia dello scontro USA - Russia.

Putin deve cercare di forzare i tempi, perchè il tempo gli gioca a sfavore e la crisi economica interna, aggravata dal calo del prezzo del petrolio, rischia di indebolirlo sul fronte interno. L'Ucraina non sta messa meglio, l'escalation è inevitabile e imprevedibile. 

 

Il Medio Oriente è una faglia tellurica in movimento.

La morte del re saudita, a pochi giorni dal ribaltone sciita in Yemen e lo scontro Iran Israele in Siria si combinano con l'improvviso crollo del prezzo del petrolio. In molti, ad iniziare dagli USA e dalla Russia, avrebbero interesse ad una guerra in Medio Oriente che faccia risalire il prezzo dell'oro nero.