Banca d'Italia ha già dimenticato la truffa di Banca Etruria ma l'inchiesta giudiziaria è a un passo dalla verità

Il governatore della Banca d'Italia il 31 maggio di ogni anno presenta la relazione sulle attività svolte nell'anno precedente, accompagnata dalle "considerazioni finali", un documento che riassume le analisi e le politiche su cui l'istituzione di vigilanza accende i riflettori del mondo finanziario e politico.

La Relazione presentata da Ignazio Visco quest'anno (2016) è stata scritta in realtà nel 2013 ma lui pensava che nessuno se ne accorgesse. Nella relazione manca qualsiasi riferimento esplicito alla vicenda della truffa di Banca Etruria e delle altre banche che hanno azzerato i risparmi di migliaia di cittadini, creando una situazione di crisi senza precedenti.

A chi gli faceva notare l'imbarazzante omissione, l'ineffabile Visco ha risposto che il riferimento alle banche in questione era assolto nelle "Considerazioni finali" da un link che rinviava a sua volta al documento presentato dallo stesso Visco nell'audizione del 19 aprile in commissione parlamentare. Documento in cui ovviamente Visco aveva ripetuto il ritornello già noto: la Banca d'Italia ha fatto tutto quello che era previsto nei suoi poteri "limitati".

L'affermazione fa il paio con quella del presidente della CONSOB Vegas di qualche settimana fa: CONSOB ha fatto quello che poteva, sulla base di quello che poteva e sapeva ...

Sia i vertici di Banca d'Italia che della CONSOB hanno evitato le domande più imbarazzanti: come si faceva a non sapere quello che stava accadendo nelle banche e non solo in Banca Etruria ?  

Sia Visco che Vegas ignorano che le loro rispettive istituzioni avevano firmato il 21 maggio 2012 un "Protocollo d'intesa tra la Banca d'Italia e la CONSOB in materia di scambio di informazioni sulle banche che effettuano offerte al pubblico aventi ad oggetto titoli di debito" .ProtocolloBI-Consob_21-5-2012.pdf (108,21 kb)

Dal 2012 in poi quali sono state le informazioni che la Banca d'Italia e la CONSOB si sono scambiate sulla situazione di Banca Etruria in occasione delle emissioni di Obbligazioni Subordinate ? Chi dei due ha nascosto all'altro ? Quali responsabilità potranno emergere dall'inchiesta sul "suicidio provocato" del pensionato Luigino D'Angelo ?

La ricostruzione degli eventi consente di individuare le responsabilità ... (in aggiornamento)

 

Banche, giornali e conflitti di interesse

salva banche - banca d'italia

Luigi Zingales è un economista, docente e collaboratore del Sole24Ore e di numerose pubblicazioni internazionali. Mi chiedo cosa gli può essere capitato da spingerlo a scrivere una analisi/denuncia sul condizionamento delle banche nei confronti dei giornali e, guarda caso, di quelli italiani in particolare. https://promarket.org/are-newspapers-captured-by-banks/

Zingales ipotizza che i giornali sono condizionati dalle banche a causa delle pessime condizioni economiche in cui versano e dalla necessità di chiedere/utilizzare sempre più prestiti dalle banche.

Secondo l'economista il rapporto di sudditanza dei mass media è tanto più forte quanto il debito complessivo verso le grandi banche, e coinvolge maggiormente i grandi gruppi editoriali, esposti direttamente o indirettamente (quando l'editore è indebitato con le banche anche per le aziende non media)

Analizza due casi, quello del decreto di trasformazione delle Banche popolari (2015) e quello recente del fondo Atlante, inventato per acquistare i crediti in sofferenza del sistema bancario, liberandolo dsal peso di decine di miliardi di euro.

In entrambi i casi i giornali hanno evitato o addomesticato le analisi tecniche dei provvedimenti, sostenendo di fatto gli interessi delle banche coinvolte.

How can this occur? While it is plausible that banks can put some pressure on newspapers’ editors, it is hard to imagine that any serious journalist would change her opinion according to what the editor says. Yet, capture can be obtained in much more subtle ways. 

The most pervasive way is capture by sources. Often journalists are not experts on the topic they write about and thus they rely on the opinions of sources, whether they admit it explicitly or not. When the usual sources are all on one side of an issue, the newspapers will inevitably follow that bias. This possibility, however, cannot explain the difference between Italian newspapers and foreign ones. If anything, foreign correspondents have to rely more on sources, because they are less knowledgeable of the Italian situation. But they appear less biased. 

The second possibility is that newspapers’ editors select the opinion to publish under explicit or implicit pressure from banks. To explore this possibility I look at the main Italian newspaper, which is also one of the more indebted ones: Il Corriere della Sera. I find that two regular economic commentators expressed negative opinions about the Atlante Fund elsewhere (in a foreign newspaper and in an online magazine) but did not publish any article in Il Corriere della Sera on the issue of the Atlante fund. This is consistent with the newspaper selecting commentators to write about an issue in order to project a pro-bank spin. 

 

La conclusione a cui arriva Zingales è molto chiara e dura: 

The data are clearly too limited to draw a strong conclusion. Yet, there is some circumstantial evidence that Italian newspapers are captured by banks, enough to call into question the Panglossian view of the media shared by most people in the economic profession, and enough to call for an investigation by the Italian antitrust authority.

Ai casi esaminati da Zingales, aggiungerei anche quello della truffa "salvabanche" e in particolare dell'inchiesta sui vertici di Banca Etruria, delle responsabilità di Banca d'Italia e Consob. Anche in questo caso, che ha avuto un risvolto sociale e politico di enorme rilievo, i giornali principali si sono mostrati cauti oltremisura, a rimorchio delle indagini ufficiali, e soprattutto cercando di spegnere l'incendio attorno al "sistema" banche, comprese le istituzioni di vigilanza. 

Il caso di Banca Etruria ha messo in evidenza la sudditanza di molta parte della stampa - di qualsiasi orientamento - di fronte al rischio "sistemico" rappresentato dal "discreditare" oltremodo le banche e i banchieri.

Molti particolari sfuggono al lettore comune, ma per chi conosce il sistema, bancario, le implicazioni e i risvolti politici, basta poco per accorgersi della sudditanza degli editori ai diktat che vengono da chi ha i cordoni della borsa. Si enfatizza la "scoperta" da parte del commissario di Banca d'Italia di 100 milioni di fido elargiti agli amici dei vertici di Banca Etruria, ma si omette dal dire che era impossibile non accorgersene e semmai il vero quesito è perché non sia andato subito dal magistrato.

Quando si parla di banche, il giornalismo di inchiesta è sempre in vacanza.

Renzi lancia l'allarme sulle Deutsche Banks

Renzi: "Non cambio le banche italiane con quelle tedesche". Potrebbe sembrare una frase ad effetto, buttata là per spavalderia, oppure è un avvertimento esplicito: risparmiatori italiani state attenti, le banche tedesche sono più inguaiate di Banca Etruria ?

La più grande e famosa, la Deutsche Bank, è da tempo al centro dell'attenzione per:

1) malefatte, è stata implicata in tutti gli scandali più importanti, dalla manipolazione del LIBOR ai trucchi sul fixing dei cambi valutari e sui prezzi dell'oro, assieme alle altre big banche internazionali.

2) speculazioni finanziarie, è la banca più esposta ai derivati, una montagna di circa 75 trilioni di dollari che se frana si trascina dietro tutta la Germania.

3) modello di business elefantiaco e poco redditizio per supportare le necessità di adeguatezza patrimoniale.

Però non basta a spiegare la frase di Renzi, che ha ovviamente un sottofondo politico. Il capo del governo italiano ha forse delle notizie riservate in merito alle banche tedesche? tali da giustificare l'allarme lanciato nella conferenza stampa di fine anno?

 Perchè dalle relazioni ufficiali delle istituzioni bancarie europee emerge un quadro ben diverso da quello rappresentato da Renzi. Secondo un recente rapporto del SSM (Single Supervisory Mechanism in capo alla BCE di Draghi) i paesi con le banche più esposte ai crediti deteriorati (Non Performing Loans, NPL), cioè quelli che minacciano l'esistenza di una banca, sarebbero: Grecia, Portogallo, Italia, Austria e Cipro. Non c'è la Germania. Quindi, o la BCE nasconde e manipola i dati, oppure Renzi ha detto una bufala. Oppure entrambe.

 

 

Renzi salva banche, la truffa di tre banche per quattro

Un risparmiatore a cui sono state vendute con raggiri di ogni genere - facilmente documentabili - le obbligazioni subordinate di una delle quattro banche "salvate" dal decreto del governo Renzi di fine novembre, possiede un titolo di credito che alla scadenza dovrebbe essere esercitato nei confronti del soggetto giuridico che lo ha emesso (o di colui a cui è stato ceduto). Se il debitore fallisce, il credito entra a far parte della massa fallimentare che un curatore dovrà gestire nel rispetto delle norme di legge.

Nel caso delle quattro banche, di cui Banca Etruria è la più tristemente famosa, come si applica questa regola ?

Ciascuna delle quattro banche è stata divisa in tre: una fallita e completamente vuota, una "bad" cioè cattiva a cui sono stati conferiti i crediti in default, una buona, cioè in grado di continuare l'opera di quella fallita. Verso quale di queste tre entità può essere esercitato il credito derivante dal possesso di un'obbligazione subordinata? Nessuna delle tre, secondo l'interpretazione corrente, e questo creerebbe un precedente senza precedenti nel diritto societario e bancario.

Prima di Natale i nuovi amministratori delle quattro banche "buone" partorite dal salva banche hanno dichiarato che gli obbligazionisti delle vecchie banche non potranno rivalersi su di loro. Anche le bad bank create artificialmente con la cessione di 8,5 miliardi di crediti in sofferenza delle vecchie (pagati solo per 1,8 miliardi) hanno dichiarato che loro non sono coinvolgibili. Restano le quattro vecchie banche fallite, che però sono scatole vuote perché private di qualsiasi cespite.

Se l'imprenditore di un'azienda in crisi aliena il patrimonio prima del fallimento, scatta il reato di bancarotta fraudolenta e l'azione revocatoria degli atti di alienazione posti in essere, perché la legge tutela i creditori. Nel caso delle quattro banche, il patrimonio è stato alienato con un decreto di cessione dei beni a favore sia delle banche nuove che delle bad banks che lascia i creditori senza la possibilità di rifarsi. In qualsiasi paese in cui esista un principio di legalità a tutela del risparmio e della proprietà un atto del genere sarebbe illegittimo e incostituzionale, mentre in Italia diventa legge dello Stato, emanata dal Governo con firma del Presidente della Repubblica.

Ad aggravare la truffa concorre il fatto che i risparmiatori, espropriati del diritto di rivalersi verso un soggetto giuridico, sono stati palesemente truffati dalle quattro banche e dai soggetti che le amministravano, compresi i commissari della Banca d'Italia.

Se un magistrato darà ragione ai risparmiatori riconoscendo che la vendita delle obbligazioni è nulla perché attuata con raggiri, a chi dovranno rivolgersi per riavere i loro soldi?

Alle quattro bad bank sono stati conferiti crediti per un valore di 8,5 miliardi di euro. I fondi speculativi che si apprestano ad entrare nell'affare ne pagheranno solo 1,8 e secondo le stime degli esperti potranno ricavarne almeno 3 miliardi, di cui però nemmeno un centesimo sarà disponibile per risarcire gli obbligazionisti truffati.

La truffa si complica.

 

Dall'Etruria al Veneto, come si salva una banca

L'epilogo di Banca Etruria poteva essere diverso da come è stato scritto per colpa di Padoan e Banca d'Italia.

Lo ha dimostrato l'amministratore Cristiano Carrus di Veneto Banca, la popolare di Montebelluna che si trova nelle stesse condizioni di quella di Arezzo ma con una consapevolezza diversa.

Veneto Banca è sull'orlo del fallimento, dopo anni di malagestio degli amministratori e dei manager, di compiacenze e incapacità di chi doveva accorgersi di quanto accadeva. Storie di clienti truffati e azzerati i risparmi di una vita di lavoro.

Da anni Veneto Banca languiva allo stesso modo dell'Etruria, ma messa di fronte alla scelta di chiudere o rilanciare, l'amministratore si è presentato agli azionisti con la sua faccia e le sue proposte, convincendoli a rischiare altri soldi sulla base di un progetto credibile piuttosto che chiudere l'azienda perdendo tutto.

E' quello che gli amministratori dell'Etruria non hanno saputo o voluto fare, in compagnia dei commissari mandati dalla Banca d'Italia.

Le buone intenzioni di Carrus forse non basteranno a risolvere i problemi della ex popolare veneta trasformata in spa (la montagna di crediti in sofferenza ha bisogno di ben altro per essere spalata e i risparmiatori truffati dovranno essere risarciti) e d'altra parte gli azionisti non avevano altra scelta tra la certezza di perdere tutto e la probabilità (non grande) di salvare qualcosa, ma almeno hanno preso atto della realtà e hanno capito cosa rischiano.

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Perchè solo ora si parla di banche italiane in crisi ?

Il grafico di Bloomberg è eloquente: il problema dei crediti "non performing" (cioè non restituiti) era evidente da tempo ma qualcuno quando era a capo della Banca d'Italia non se ne è accorto.

 

Scandalo salva-banche, Renzi cerca Cantone per salvare la faccia

Il Governo Renzi cerca di correre ai ripari, tra mozioni di sfiducia alla Boschi e indagini della magistratura che coinvolgono anche Banca d'Italia e Consob, mentre Padoan comincia a traballare.Renzi salva-banche

Al TG5 Renzi dichiara che "a fare da arbitro sulle richieste di risarcimento dei piccoli risparmiatori" truffati dalle quattro banche "salvate" sarà Raffaele Cantone, capo dell'Anticorruzione, e non gli organi previsti per legge, cioè Consob e Banca d'Italia.

E' ovviamente una mossa politica, che cerca di nascondere i problemi dietro la faccia del ex magistrato "competente e integerrimo" che ormai fa da guardiaspalle di Renzi nelle situazioni difficili.

Secondo Renzi la mossa di Cantone dimostrerà la determinazione del governo a fare chiarezza, "caso per caso".

L'uscita di Renzi sembra la mossa della disperazione, piuttosto che la soluzione del problema.

1) Il "caso per caso" dei risparmiatori truffati ormai è nelle mani della magistratura ordinaria. Renzi non può bloccare le indagini che stanno già facendo luce sulle responsabilità dei vertici delle banche, di Bankitalia e Consob.

2) Per nominare Cantone come "arbitro" dei risarcimenti, il Governo dovrà varare un decreto monstre per cancellare o modificare una quantità incredibile di norme già esistenti in materia di responsabilità degli amministratori delle banche, di conflitti di interesse, di negligenze, ecc riportate nel Testo Unico della Finanza, nel Testo Unico Bancario, nei regolamenti operativi di Banca d'Italia e Consob. 

3) Se Renzi ritiene inaffidabili gli attuali vertici di Banca d'Italia e Consob può chiedere a Padoan di avviare le procedure per la loro sostituzione, lasciando ai magistrati il compito di indagare e risarcire.

Fonti bene informate dicono che Draghi è molto "arrabbiato" per quanto è accaduto e sta accadendo nel sistema bancario italiano.

Non solo per la prova di incompetenza e collusione che sta minando la credibilità dei vigilantes, ma soprattutto perchè cominciano a scoprirsi le radici lontane del marasma del sistema bancario italiano di cui lui è stato conoscitore e controllore dal 2005 al 2011 in qualità di Governatore della Banca d'Italia.

Inizia a consolidarsi un vecchio sospetto circa il suo ruolo negli anni della crisi 2008-2010: Draghi avrebbe mantenuto sotto traccia le vere dimensioni della crisi bancaria in Italia per potersi accreditare presso i governi e le tecnocrazie europee durante la corsa alla nomination di Presidente della BCE del 2011.

Il caso Montepaschi era l'ostacolo maggiore e per questa sarebbe stato fatto esplodere solo dopo l'incarico a Draghi in BCE, così come altre situazioni incancrenite da tempo come la Popolare di Vicenza, la stessa Banca Etruria, Veneto Banca ecc.

Lo scandalo salva banche darà fiato a quanti, soprattutto in Germania, accusano la politica attuale "della BCE di Draghi" di essere più favorevole alla speculazione e all'azzardo morale anzichè salvaguardare e valorizzare il risparmio dei cittadini.

Per Draghi, che ha sempre fondato la sua carriera sull'immagine del tecnico preparato e super partes, la truffa italiana è quantomeno "pericolosa". 

C'è poi il problema non da poco che riguarda il futuro delle banche italiane, assediate dai risparmiatori che cercano di vendere obbligazioni e titoli strani, e si stanno rapidamente dissanguando per fronteggiare le richieste di rimborso. Nel giro di qualche settimana il fenomeno potrebbe non essere più circoscritto ma allargarsi: cosa farà la BCE governata  da un Draghi su cui pende il sospetto di aver nascosto il disastro italiano?

In questo scenario, Renzi fa finta di non aver capito che la crisi scatenata dal decreto salva banche non si risolverà con pochi spiccioli "caso per caso".

Salva banche, chi frena la corsa a vendere i titoli rischiosi?

Vietato vendere alle banche i titoli rischiosisalva banche

L'incendio provocato dal decreto salva-banche, che ha portato alla disperazione migliaia di piccoli risparmiatori e all'omicidio del pensionato Luigino, si sta allargando ad altre decine di banche, "sospettate" di essere nelle condizioni di criticità simili alle quattro "salvate" a scapito di azionisti e obbligazionisti.

Il sito della Banca d'Italia in cui sono esposti i provvedimenti sanzionatori a carico delle banche - per quanto non sia aggiornato e facilmente reperibile - è stato visitato da migliaia di cittadini in cerca di informazioni.

Moltissimi altri invece di perdere tempo hanno chiesto direttamente alle loro banche di vendere i titoli subordinati (ma non solo) che hanno in portafoglio, e che magari gli erano stati venduti con lo stesso trucco usato da Banca Etruria e le altre.

Le banche hanno eretto un muro per fronteggiare la corsa a vendere, e sarebbe utile e interessante che i cittadini possano documentare e denunciare gli ostacoli che le banche stanno frapponendo alla vendita dei titoli rischiosi, a pochi giorni dall'entrata in vigore del "bail-in".

"Le nostre obbligazioni sono sicure, non dovete temere nulla", "se vendete ora, rischiate di perdere una parte del capitale e degli interessi", "le obbligazioni subordinate non si possono vendere prima della scadenza" ...

 I risparmiatori vengono trattati come topi in trappola: ormai siete dentro e ci rimanete, se uscite fate la fine di quelli di Banca Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche.

I mass media nazionali fanno a gara per capovolgere la realtà. "la UE approva il piano del governo" dopo che il commissario  Hill aveva bocciato le proposte di Padoan-Renzi, costringendo il governo ad accettare l'impostazione della commissione europea.

Anche Banca d'Italia ci ripensa e si accorge che la vendita dei titoli rischiosi ai piccoli risparmiatori dovrebbe essere vietata, perchè altrimenti le banche ci riprovano.

Peccato che la vendita delle obbligazioni subordinate era di fatto già vietata, ma che i suoi commissari e ispettori non se ne siano accorti. Il ripensamento tardivo della Banca d'Italia è un'ammissione di colpa e di impotenza.

L'unico rimasto in trincea a difendere l'operato delle banche è il ministro Padoan che da un lato ammette e dall'altro nega:"Non si può escludere che i 4 istituti abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento ma questo è quanto andrebbe accertato con un'analisi di ogni singola posizione". Padoan non ha ancora capito che il trucco della MIFID non era un fenomeno sporadico ma un comportamento di massa di tutte le banche (non solo le 4 "salvate") e non ha ancora capito che sarà la magistratura ad occuparsi di "ogni singola posizione". Lui come ministro in questa vicenda è alquanto inutile.