La Germania come l'Italia di 30 anni fa

Il voto tedesco consegna alla Germania un parlamento con sei partiti senza una chiara e stabile maggioranza politica, come accadeva nell'Italia della Prima Repubblica.

Per la vincitrice (apparente) Angela Merkel si tratta in realtà di una vera sconfitta.

Il crollo simultaneo di SPD e CDU/CSU rende impraticabile la Grosse Koalition (a meno di un suicidio politico di uno dei due o di entrambi).

La cosiddetta "coalizione Giamaica", l'unica numericamente praticabile sulla carta, è uno scenario di alta instabilità.

L'estrema destra AfD farà di tutto per capitalizzare il successo e cercare di arrivare a nuove elezioni entro il prossimo anno.

La crisi del modello Merkel -stabilità, sicurezza, crescita - di cui il risultato elettorale rappresenta un primo annuncio,  è un colpo durissimo alla politica della BCE di Draghi, bersaglio di gran parte dell'ondata di indignazione degli strati sociali meno protetti o danneggiati dalla politica monetaria della BCE, come i pensionati e i lavoratori marginali.

E se d'ora in poi Draghi avrà meno spazi per le politiche monetarie accomodanti a vantaggio dei paesi più indebitati, Italia ma anche Francia ecc, le ricadute si faranno sentire ben presto, e gli argini costruiti da Bruxelles negli ultimi tre anni per arginare le fratture e le spinte centrifughe populiste rischiano di crollare.

Sia la CDU-CSU sia il neoalleato FDP non faranno sconti alla Merkel.

 

Sarà Pisapia il nuovo maggiordomo di Renzi?

L'aspetto più incredibile e rivelatore dei retroscena del farsesco accordo per la nuova legge elettorale non sono le modalità del fallimento, franchi tiratori e lingue biforcute, ma il modo stizzito e repentino con cui Renzi ha annunciato che l'Italia non merita una legge elettorale dignitosa e che lui (non Mattarella) non scioglierà le Camere per votare a ottobre ma aspetterà la fine naturale della legislatura (febbraio 2018) e che, udite udite, il suo prossimo maggiordomo dovrà essere Giuliano Pisapia, in sostituzione del licenziato Alfano.

Pisapia non è stato nemmeno avvertito di essere stato imbarcato da Renzi per le prossime elezioni, e ha timidamente fatto presente che il posto di lavoro gli interessa purché sia un contratto a tempo indeterminato e non a voucher, come Renzi vorrebbe.
Perchè anche le pietre hanno capito che a Renzi interessa un patto con Berlusconi, ma che per poterlo concludere ha bisogno di vincere le elezioni, con qualsiasi mezzo, purché sia opaco e non vincolante.

Un accordo elettorale Renzi- Pisapia, propugnato e pianificato da un ampio schieramento di interessi politici a cominciare dal gruppo De Benedetti e con la benedizione di Napolitano, ha senso però solo se l'ex sindaco di Milano si porta dietro gli ex di Bersani e D'Alema, cioè un pugno nello stomaco per Renzi, e se gli vengono garantiti un sufficiente numero di parlamentari.

Avendo ormai conosciuto la spregiudicatezza del bullo fiorentino, c'è da scommettere che farà un grosso sforzo per ingoiare il rospo - voto a marzo 2018 e coalizione con i rottamati - pur di vincere le elezioni, per vomitarlo subito dopo e fare un accordo con un altro maggiordomo designato da Berlusconi.
Questa è la "svolta" di Renzi.

PS: Dimenticavo Gentiloni, al quale Renzi non ha fatto sconti quanto a umiliazioni. Pochi giorni fa gli aveva dato il benservito, senza nemmeno ringraziarlo per avergli tenuta calda la poltrona, ora ha dovuto richiamarlo in servizio, purchè non gli venga in mente di rimanerci anche dopo le prossime elezioni,

IGNAZIO MARINO e lo sgomento dell'elettore

Come cittadino romano elettore di Ignazio Marino a sindaco di Roma nel 2013, ho provato soddisfazione e sgomento alla notizia della sua assoluzione per le accuse di "peculato gastronomico" e di "parcheggio abusivo".
La soddisfazione nasce dal fatto di essermi riscattato dal dubbio di essere totalmente incapace di riconoscere un malfattore da un normale cittadino, avendolo considerato tale quando l'ho votato.

Anche se, con il senno di poi, penso che i normali cittadini, riconoscendo i propri limiti, non dovrebbero aspirare a diventare sindaci di una metropoli capitale di un paese indebitato, corrotto e decadente. Ci vogliono altri personaggi per quell'impresa. Ma all'epoca della sua elezione la scelta era obbligata, perché dall'altra parte c'era la schiera che da lì a poco sarebbe stata incorniciata nell'inchiesta su Mafia Capitale.

Ignazio Marino

 

Ignazio Marino era stato scelto per fare la foglia di fico su un grande immondezzaio indifferenziato dall'estrema destra alla sinistra, di cui il suo stesso partito era una componente fondamentale, e probabilmente se ne è accorto quasi subito dopo aver vinto. Ha retto per un paio di anni, con le indecisioni tipiche dei normali cittadini molto ambiziosi, poi lo hanno accoltellato con il metodo degli esposti e delle dimissioni dal notaio, che ormai è diventato l'unico sistema di "dibattito" politico in assenza di altri. Abbiamo un "non eletto" a Palazzo Chigi che in tre anni ha raffinato la tecnica, iniziata con #Enricostaisereno.

La soddisfazione nel constatare che non avevo commesso un atto di imbecillità nel votare Marino cede però subito il posto allo sgomento, perchè chiunque si rende ormai conto che il mestiere dell'elettore onesto e disinteressato, possibilmente documentato, in questo paese (come nel resto del mondo) sta ormai definitivamente tramontando, lasciando il posto agli elettori robot, sistemi di algoritmi computerizzati che reagiscono alle notizie diffuse dopo essere state create da altri "algoritmi", determinando reazioni in direzioni opposte in poche frazioni di secondo.

 

Il mercato della politica è identico ai mercati finanziari, dominati anch'essi dagli algoritmi che "scelgono" sulla base di "rumors" e così via, tutti governati da intrecci di potere mediatico, finanziario, corruttivo. 

Anche coloro che decidono di diventare "non elettori" cioè astensionisti, nella speranza di sfuggire al sistema di manipolazione, sono una parte controllata di questo gioco che ci ostiniamo impropriamente a chiamare democrazia.

Dovremo abituarci a vivere nello "sgomento dell'elettore", a convivere con il dubbio costante di essere degli imbecilli manipolati, e nel dubbio cercare di trovare nuovi "algoritmi" non ancora robotizzati.

Fino a prova contraria, che non tarderà ad arrivare perché tra due mesi di vota per il referendum sulla "truffa costituzionale": il mio algoritmo mi dice di votare NO.

 

referendum vota NO

 

SYRIZA non c'é più

 NUOVE ELEZIONI ANTICIPATE

dopo le dimissioni del governo Tsipras a fine agosto

 

L'esperienza politica di Syriza è finita, Tsipras riporta l'orologio della politica greca a due anni fa, azzerando gli entusiasmi per un esperienza che prometteva di agire diversamente.

Il memorandum imposto da Tsipras al Parlamento ellenico è una schifezza, inutile a risolvere i problemi concreti ma subdola nell'affermare che in qualsiasi paese di Europa non c'è altra scelta che la sottomissione e l'inganno.

Syriza non c'è più, Tsipras si prepara a nuovi ribaltoni e l'umiliazione dei greci continua, Schauble li tiene sulla corda prima di concedere il prestito e la beffa viene completata dall'annuncio che il PIL del secondo trimestre (prima della terza umiliazione) è cresciuto di uno sbalorditivo 0,8% - cosa che se fosse accaduta in Italia il governo Renzi avrebbe chiesto la beatificazione immediata in vita.

La notizia del PIL è una umiliazione anche per il governo greco, che ha costretto alle dimissioni Varoufakis, ministro delle Finanze durante quel periodo. Come ammettere che

in Grecia se lavori bene vieni cacciato dalla Troika

 che sta imponendo un memorandum che provocherà un calo del 2,5% di PIL quest'anno e forse un misero 0,5 il prossimo. Le misure "tecniche" contenute nel memorandum sono in gran parte recessive (quelle ad effetto immediato)  o velleitarie (incassare soldi dalle privatizzazioni) mentre la verità è che gran parte degli 86 Mld saranno impiegati per ricapitalizzare le banche - la cui proprietà sarà posta sotto sequestro dalla BCE - e per pagare le rate dei prestiti precedenti della Troika.

Il discepolo Tsipras ha superato il maestro Junker.

 

Governo Balneare

Cercare di resistere fino a settembre: questo è l'obbiettivo del Governo Napolitano Bis, a meno che qualcuno non voglia rovinarci le vacanze estive.