Propagande di GUERRA

si consiglia la visione contemporanea dei due video

 

in attesa di una breaking news 

 

2 Maggio:

Trump fa le carezze al boss della Corea del Nord, perché i dittatori gli sono sempre piaciuti: "sarei onorato di poter incontrare Kim Jong-Un". Imbarazzo e precisazioni dello staff della Casa Bianca. Gli psichiatri gioiscono.

http://edition.cnn.com/2017/05/01/politics/donald-trump-meet-north-korea-kim-jong-un/index.html

1 Maggio:

il capo della CIA Mike Pompeo (quello che "Assange è un terrorista") "visita" la Corea del Sud.

Dura reazione della stampa sudcoreana alla richiesta di Trump di far pagare all'alleato i costi del THAAD - sistema di difesa antimissilistico.

http://www.koreaherald.com/view.php?ud=20170430000153, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/05/205_228586.html  

 

Trump peggiora

Alla vigilia del possibile attacco militare alla Corea del Nord, il Presidente USA chiede i soldi alla Corea del Sud per l'uso dei missili THAAD e minaccia la cancellazione dei trattati commerciali con Seul.  

Intervistato dalla Reuter in occasione dei 100 giorni dall'inizio della Presidenza, Donald Trump accentua i segnali di squilibrio già manifestati in altre situazioni con capi di Stato, giornalisti o personaggi dello spettacolo. 

Chiede soldi in modo ossessivo e continua a parlare della campagna elettorale dello scorso autunno. I presenti annuiscono in silenzio, imbarazzati ... qualcuno pensa - senza dirlo - toglietegli la valigetta ...

 

Siamo in guerra ?

 Francois Hollande, il presidente francese più sbeffeggiato degli ultimi 50 anni, 

dopo la strage di Parigi ha dichiarato guerra all'ISIS/Daesh/Califfato/Islam e ha messo gli altri paesi di fronte alla scelta se schierarsi con lui oppure no.

Il più entusiasta e tempestivo è stato Putin, mentre Obama ha nicchiato. Le 28 nazioni dell'Unione Europea hanno unanimemente affermato il loro sostegno alla guerra che la Francia ha dichiarato, ma  resta un mistero in cosa consista il sostegno. Appoggio logistico, contributo economico oppure un vero e proprio coinvolgimento nelle azioni militari che l'esercito francese sta lanciando in Siria? E' una questione di rilievo, perchè comporta passaggi istituzionali e conseguenze sostanziali.

Si può essere d'accordo o contrari all'ipotesi di mandare un esercito in territorio siriano per combattere i terroristi dell'ISIS, purchè se ne valutino le implicazioni e le prospettive: se si dovesse giudicare dall'esperienza recente in Libia, in Iraq o Afghanistan, la risposta unanime sarebbe quella di non ripetere le stesse scelte perchè hanno avuto conseguenze ancora più destabilizzanti e distruttive.

Si potrebbe osservare che quando i curdi di Kobane avevano chiesto un aiuto militare contro l'attacco dell'Isis, gli stessi che oggi proclamano la guerra, allora avevano opposto ragioni geopolitiche e di opportunità ad un coinvolgimento aperto.

La tragedia delle popolazioni del Kurdistan, della Siria e dell'Iraq è sempre passata in secondo piano rispetto alle ragioni della diplomazia / convenienza.

I morti di Parigi pesano quanto quelli di Kobane, di Homs, di Aleppo o di Mosul e tutti chiedono che i terroristi siano sconfitti e neutralizzati. Ma soprattutto è necessario sconfiggere le ragioni del loro successo, che si fonda non solo sul terrore ma anche sulle ipocrisie e convenienze di molti governi e gruppi di potere.

Il G20 in Turchia è stato un esempio. Putin, che ha impiegato 15 giorni per ammettere l'abbattimento del A321 da parte dell'Isis, ha chiesto di essere "riabilitato", dimenticando Crimea e Ucraina (oltre che il sostegno ad Assad, concedendo di sostituire il macellaio siriano con un suo clone, con finte elezioni.

Molti paesi, tra cui la Francia, si sono dichiarati disposti a chiudere 3 occhi pur di appoggiare la proposta di Putin. 

Per non parlare di Erdogan, che ha utilizzato l'Isis per scatenare terrore e repressione pur di riprendersi il potere in Turchia.

E' comprensibile che la Francia voglia vendicare le vittime degli attentati di Parigi mandando aerei e soldati in Siria contro l'Isis. E' comprensibile che Hollande cerchi di risollevare le sue sorti politiche dimostrando di saper fronteggiare la minaccia terroristica, ma non si capisce ancora con chi e come voglia fare la guerra.

Lo stato di emergenza prolungato, la revisione della Costituzione per sopprimere "alcune" libertà individuali, la militarizzazione della società, la proclamazione dello stato di guerra sono davvero necessari per sconfiggere quelle decine di terroristi che hanno organizzato la strage di Parigi via playstation?

Un quesito per i partiti politici italiani: il sostegno alla guerra dichiarata da un paese equivale ad una entrata in guerra ?

TRE MILIONI di profughi in marcia verso il Nord Europa

1) La tragedia dei profughi che cercano salvezza e speranza in Europa, fuggendo con tutti i mezzi possibili, è solo all'inizio. 

2) Chi si illude che il fenomeno migratorio possa essere "governato" con il controllo o la chiusura delle frontiere - come chiedono i socialisti francesi e i conservatori inglesi- o addirittura con gli affondamenti e i campi di concentramento secondo la tradizione liquidatoria dell'estrema destra, sbaglia o mente sapendo di mentire.

3)Sbaglia o mente anche chi è favorevole ad accogliere quote di profughi predefinite a tavolino, o sulla base delle regole del trattato di Dublino: i numeri sono talmente grandi e le situazioni talmente tragiche da spazzare via qualsiasi architettura burocratica, come hanno dimostrato le migliaia di persone che hanno "sfondato" i confini macedoni.

4) Si sta verificando un'accelerazione dei flussi migratori dai paesi teatro di guerre e repressioni. In parte l'accelerazione è legata all'ampliarsi delle zone interessate - il conflitto siriano si sta allargando al Libano e alla Giordania, l'Iraq è diventato ormai il teatro di scontro tra Arabia Saudita e Iran, la Libia esporta il caos nei paesi vicini come la Tunisia, e poi l'Afghanistan, il Pakistan, l'Africa subsahariana.

Ma una gran parte dell'aumento dei flussi è dovuta alla percezione ormai diffusa e trasmessa dai tam tam locali che l'Europa, e in particolare il Nord dell'Europa, alla fine sarà costretta ad aprire le porte a tutti, e questa "quasi certezza" accelera ed amplifica il flusso di persone che si stanno mettendo in marcia verso il traguardo della salvezza.

5) basta fare un calcolo approssimativo delle zone coinvolte e delle popolazioni che ci vivono (sopravvivono) per capire di quali numeri veri sarà composto il problema da affrontare: non meno di tre milioni di persone nei prossimi 12 mesi si metteranno in movimento con tutti i mezzi possibili (e tragici).

6) Una marea umana che DEVE essere trattata con dignità, solidarietà e lungimiranza. L'Europa deve pianificare l'ingresso di queste centinaia di migliaia di persone secondo principi pratici e morali. Andranno stanziate risorse economiche adeguate (non meno di 100 miliardi di euro); le nazioni più ricche dovranno accogliere il maggior numero di famiglie in modo stabile e dignitoso. Quei soldi dovranno metterli in primis i cittadini, ma anche il signor Draghi deve contribuire "what ever it takes": quale più nobile occasione per stampare moneta.

7) L'Europa dovrebbe darsi una politica estera orientata a far cessare immediatamente gli interventi militari e a garantire corridoi di transito controllabili nei paesi di provenienza,  in modo da garantire ai profughi la possibilità di non cadere nelle mani dei trafficanti di morte.

8) Qualunque "muro" o limite non realistico sarà spazzato via dagli eventi. L'onda lunga degli squilibri creatisi dal 2001 in poi non è destinata ad esaurirsi, anzi ...

Se l'Europa pensava che le guerre non l'avrebbero coinvolta sul proprio territorio, ha sbagliato i calcoli.

La tragedia dei profughi deve entrare nell'agenda politica e diplomatica di chi ha l'ambizione di governare nei prossimi anni, non per fare campagna elettorale ma per dimostrare che l'evoluzione del genere umano esiste davvero.

 

Cameron il primo sconfitto nella guerra siriana

Il voto del Parlamento inglese che ha negato il via libera all'intervento militare in Siria chiesto da Cameron è un evento di portata storica.

Su una materia fondamentale e "sensibile", soprattutto nella storia millenaria inglese, il Parlamento si divide, il Primo Ministro viene delegittimato, gli alleati storici degli ultimi settant'anni sono abbandonati. Se non  un cigno nero, é certamente grigio scuro.

Cameron è il primo sconfitto di una guerra che sta per essere dichiarata.

La sua figura ne esce ridicolizzata e avrebbe dovuto già dimettersi. 

Ma consoliamoci constatando un evento positivo: la cappa di conformismo succube e acefalo che aveva contraddistinto lo scenario politico inglese degli ultimi decenni inizia ad incrinarsi, e un fremito d'orgoglio attraversa le masse semisolide dei parlamentari facendogli scoprire l'ebbrezza di tornare ad essere individui pensanti.

Potrebbe essere un segnale anche per altri paesi, al di là della Manica.