Iran, Trump abbaia ma non morde

L'annuncio di Trump che non "certificherà" l'accordo sul nucleare iraniano, voluto da Obama due anni fa, rappresenta un'iniziativa roboante ma dagli scarsi effetti immediati, se non quelli che costringono  i giornalisti ad occuparsi della sua ennesima sbruffonata.
La "non certificazione" non equivale alla disdetta dell'accordo, [Prosegue]

Quattro schiaffoni a Donald Trump

In un solo giorno il Presidente USA riceve quattro schiaffoni su altrettante questioni di vitale importanza:

1) l'ex capo FBI Comey rivela che Trump gli chiese di NON indagare sul suo principale consigliere Flynn (poi costretto alle dimissioni); [Prosegue]

In IRAN inizia la vera primavera

L'Iran ha votato per dare inizio alla sua primavera.    L'obbiettivo principale del voto era di mettersi alle spalle gli anni bui di Ahmadinejad e della repressione di ogni libertà di espressione, ed è stato centrato, perchè la maggioranza assoluta di giovani e donne ha votato per l'alleanza Rohuani-Rafsajani, sia nella scelta dei parlamentari che in quella dei membri dell'Assemblea degli Esperti che dovrà scegliere il successore dell'Ayatollah Khamenei. La vittoria di Rouhani segna anche il successo della diplomazia di Obama, forse l'unico nella gestione dello scacchiere medio-orientale. La primavera iraniana dovrà fare i conti con l'aggravarsi della crisi tra i paesi dell'area, Arabia Saudita, Yemen, Iraq, con il rischio di scontro militare e con il calo del prezzo del petrolio che riduce notevolmente le speranze di ripresa economica dell'Iran. 

Caso ROUHANI, non è scandalo coprire i nudi ma i diritti civili

Non mi sembra scandaloso coprire le statue dei musei capitolini durante la visita del Presidente iraniano Rouhani. E' una forma di "sensibilità" verso culture e religioni che sono diverse dalla nostra e considerano diversamente le rappresentazioni artistiche del corpo umano. Mentre mi sembra più scandaloso non aver chiesto all'ospite Rouhani di modificare il comportamento del suo regime nei confronti delle opposizioni democratiche, dei prigionieri politici, dei diritti delle donne. Rouhani è venuto a promuovere e scambiare affari, l'occasione era ottima per parlare anche di libertà civili e religiose. Le opinioni sui nudi sono importanti ma secondarie.

Chi vuole la guerra tra Iran e Arabia Saudita

Dopo l'uccisione di Nimr al-Nimr e l'assalto sciita all'ambasciata a Teheran, la rottura delle relazioni diplomatiche sarà il preludio di una guerra  tra Iran e Arabia Saudita ? Fino a due anni fa la risposta sarebbe stata negativa, perchè gli interessi globali facevano pendere la bilancia a favore di soluzioni "pacifiche". Il buon esito della trattativa sul "nucleare iraniano" faceva comodo sia agli Stati Uniti che alla Russia e soprattutto all'Europa e alla Cina. Il prezzo del petrolio si manteneva attorno ai 90 dollari a barile e consentiva ai governi dei paesi produttori di accordarsi su tutto. Lo scenario attuale è ben diverso: l'Iran, dopo la firma dell'accordo sul nucleare, non ha più bisogno di tenersi a freno per far valere i suoi interessi politici ed economici; la Russia ha un interesse evidente ad incassare più valuta possibile e può farlo solo se il prezzo del petrolio sale.  Persino gli Stati Uniti sarebbero ben contenti di una guerra "controllata" che riportasse il petrolio sopra i 60-70 dollari, permettendo alle sue aziende estrattive di riprendersi i margini persi. E anche i paesi che apparentemente avrebbero tutto da perdere da un aumento dei costi energetici, come l'Europa o la Cina, vedrebbero di buon occhio una soluzione militare dei conflitti mediorientali, perchè la crisi dei paesi produttori di petrolio e materie prime si traduce in minori scambi commerciali e minori possibilità di commesse per le aziende occidentali. L'uccisione dell'imam Nimr al-Nimr per mano del regime saudita ha riacceso i conflitti secolari tra sciiti e sunniti in una parte del mondo in cui ogni scintilla si trasforma in incendio. La polveriera Yemen è a pochi chilometri, tanto per cominciare. Non è detto che questa volta arrivino i pompieri, anzi ... 

La rabbia sciita per l'uccisione di Nimr al-Nimr

L'ayatollah Khamenei proclama martire l'imam sciita Nimr al-Nimr, ucciso dal regime saudita nell'esecuzione di massa di 47 persone. Assaltata e bruciata l'ambasciata dell'Arabia a Teheran, mentre in tutto il mondo islamico si organizzano manifestazioni di protesta, dall'India al Libano, dal Bahrain allo Yemen. Le diplomazie occidentali non sanno che fare, imbarazzate dalla decisione dell'alleato saudita che viola i diritti umani elementari e scatena una spirale di odio nello scacchiere più caotico e pericoloso del mondo.  Dei 47 giustiziati, 43 appartenevano alla parte sunnita e 4, tra cui l'imam Nir al-Nimr, a quella sciita. Il regime saudita ha voluto dare una prova di forza, oppure è un tragico segnale di debolezza che avrà un effetto boomerang sia all'interno del paese che negli equilibri mediorientali? Dalle piazze la parola passerà alle armi ?

Ucciso Nimr al-Nimr

Il governo saudita annuncia l'esecuzione della sentenza di morte per Nimr al-Nimr, il leader religioso sciita che si era opposto alla repressione interna all'Arabia Saudita. La figura di Nimr Al-Nimr è diventata un simbolo di libertà per gli sciiti in tutto il Medio Oriente. L'uccisione di Nimr al-Nimr scatenerà una ondata di proteste e aumenterà il livello di scontro, già altissimo, tra Iran e Sauditi.  Nel variegato mondo dei gruppi religiosi in medio oriente, il ruolo di Nimr al-Nimr si collocava in uno sparuto fronte di "opposizione non violenta" al regime sunnita, rivendicando l'autonomia politica per una porzione di territorio a prevalenza sciita. Questo non è bastato a salvargli la vita, ma lo ha fatto emergere nella popolarità di fasce molto ampie della popolazione di origine sciita in Arabia. Uccidendo Nimr al-Nimr, i sauditi hanno scelto di accentuare lo stato di repressione interna, dichiarando di fatto la guerra all'Iran. In una simbolica "simultanea" con l'uccisione di Nimr al-Nimr e di altri 46 tra oppositori e presunti terroristi, il capo del governo iraniano Rouhani ha disposto l'accelerazione del piano di costruzione di missili per l'esercito di Tehran, sfidando la minaccia di sanzioni da parte di un sempre più balbettante Obama.

YEMEN, inizia la guerra Iran vs Arabia Saudita

  Non fatevi ingannare dall'immagine: quanto sta accadendo in Yemen ha una enorme importanza sugli equilibri del Medio Oriente e quindi del resto del Mondo. Lo Yemen è il terreno di scontro tra gli interessi dell'Arabia Saudita - che appoggia il Presidente Hadi in carica - e l'Iran che ha armato e organizzato il ribelli sciiti del gruppo Houthi. Il presidente Hadi è in fuga, mentre i ribelli avanzano, ma l'Arabia Saudita ammassa truppe ai confini e altrettanto si appresta a fare l'Iran, con la prospettiva di uno scontro militare di proporzioni notevoli. Tutto il Medio Oriente si prepara ad assistere ad una guerra dagli esiti (e confini) imprevedibili. Il prezzo del petrolio registra con grande rapidità l'evolversi della situazione. Anche le trattative sul nucleare iraniano potrebbero trovare nuovi ostacoli. Gli Stati Uniti, che in teoria sono alleati dell'Arabia e interessati a contenere l'influenza dell'Iran (alleato della Siria), in realtà non sanno cosa fare. Nell'incertezza hanno pensato bene di "perdere" 500 milioni di dollari di finanziamenti per acquisto di armi USA, che sarebbero finiti nelle mani dei ribelli filo al Quaeda (un replay di quanto accaduto con l'Isis).

Il suk della bomba atomica

L'accordo sulla limitazione del nucleare iraniano è stato considerato dalla stampa come un successo della politica internazionale di Obama. Ma a distanza di pochi giorni iniziano a sorgere dubbi e critiche ad un accordo che presenta margini di ambiguità sul nodo principale, quello riguardante il diritto dell'Iran a continuare il programma di arricchimento dell'uranio.  Secondo gli iraniani, dal Presidente Rouhani agli ayatollah, il diritto viene riconosciuto dall'accordo, anche se limitato tra una soglia dal 5% al 20% (arricchimento per uso "pacifico"), mentre gli americani e i negoziatori occidentali sostengono che tale diritto non è sancito nell'accordo, e che il 5% è solo uno step verso lo smantellamento del programma. Il "successo" diplomatico americano svanisce nel nulla se poi si considerano le reazioni del paese arabo più importante nello scacchiere mediorientale: l'Arabia Saudita, da sempre nemica del regime iraniano e preoccupata dal suo rafforzamento militare, ha criticato aspramente l'accordo e come contromisura sta considerando l'acquisto di armi nucleari direttamente dal produttore, in questo caso il Pakistan. In pratica l'accordo USA-Iran sul nucleare anziché allontanare il pericolo di un conflitto nel medio oriente, lo avvicina, scatenando una corsa all'acquisto di armi atomiche da parte dei regimi arabi più ricchi. Senza considerare la reazione israeliana, che considera l'accordo un "gigantesco errore" strategico. Altro che "successo" diplomatico USA, probabilmente si tratta di un altro capitolo del "c'era una volta l'America".