Turchia arrivederci al 2030

Nonostante tutto il SI non va oltre il 51%; il NO prevale ad Ankara e Istanbul. Brogli elettorali a man bassa. Il colpo di Stato di Erdogan è ancora più evidente.

 

Il farsesco referendum a cui sono chiamati oggi i turchi ufficializzerà la dittatura di Erdogan fino al 2029.

Decine di migliaia di oppositori in carcere; tutti i giornali critici chiusi o imbavagliati; magistrati, insegnanti, militari, avvocati minacciati ed epurati; la minoranza curda massacrata.


Il voto dei turchi è un voto "sotto dettatura", ininfluente e scontato. Sarebbe una vera sorpresa se Erdogan non dovesse ottenere più del 60% dei voti .

Il vero obiettivo del sultano palazzinaro è di ottenere un cambiamento costituzionale con cui mettere la parola fine ad ogni parvenza di pluralismo interno e dedicarsi alla ricerca della consacrazione internazionale, il sogno dell'ottomano moderno che con minacce e tangenti aspira a riaffacciarsi tra i potenti della Terra, tra i quali sono in molti ad aspettarlo a braccia aperte.

#Matteostaiantipatico a molti

Renzi é andato in televisione domenica pomeriggio per spiegarci come votare al referendum.
Scontato che lui è per il SI, ha rimproverato quelli che voteranno NO perché mossi solo da un sentimento di antipatia nei suoi confronti, e "quando uno vota per antipatia dimostra scarso interesse per il bene del Paese".

Dobbiamo essere grati a Renzi per questa sintesi semplice ed efficace sui problemi dell'Italia.
Dobbiamo essere grati a Renzi che, sacrificandosi per la causa del SI, fa di tutto per diventare sempre più antipatico.


Pare che negli ultimi giorni sia molto aumentato il numero delle persone a cui Matteo sta antipatico.

Quando uno vota per antipatia dimostra scarso interesse per il Paese. Agli italiani dico: per una volta lasciate da parte me, ci sono altre occasioni per mandarmi a casa

Matteo ! lasciaci almeno la libertà di sceglierci quando mandarti a casa !

#Matteostaiantipatico

IGNAZIO MARINO e lo sgomento dell'elettore

Come cittadino romano elettore di Ignazio Marino a sindaco di Roma nel 2013, ho provato soddisfazione e sgomento alla notizia della sua assoluzione per le accuse di "peculato gastronomico" e di "parcheggio abusivo".
La soddisfazione nasce dal fatto di essermi riscattato dal dubbio di essere totalmente incapace di riconoscere un malfattore da un normale cittadino, avendolo considerato tale quando l'ho votato.

Anche se, con il senno di poi, penso che i normali cittadini, riconoscendo i propri limiti, non dovrebbero aspirare a diventare sindaci di una metropoli capitale di un paese indebitato, corrotto e decadente. Ci vogliono altri personaggi per quell'impresa. Ma all'epoca della sua elezione la scelta era obbligata, perché dall'altra parte c'era la schiera che da lì a poco sarebbe stata incorniciata nell'inchiesta su Mafia Capitale.

Ignazio Marino

 

Ignazio Marino era stato scelto per fare la foglia di fico su un grande immondezzaio indifferenziato dall'estrema destra alla sinistra, di cui il suo stesso partito era una componente fondamentale, e probabilmente se ne è accorto quasi subito dopo aver vinto. Ha retto per un paio di anni, con le indecisioni tipiche dei normali cittadini molto ambiziosi, poi lo hanno accoltellato con il metodo degli esposti e delle dimissioni dal notaio, che ormai è diventato l'unico sistema di "dibattito" politico in assenza di altri. Abbiamo un "non eletto" a Palazzo Chigi che in tre anni ha raffinato la tecnica, iniziata con #Enricostaisereno.

La soddisfazione nel constatare che non avevo commesso un atto di imbecillità nel votare Marino cede però subito il posto allo sgomento, perchè chiunque si rende ormai conto che il mestiere dell'elettore onesto e disinteressato, possibilmente documentato, in questo paese (come nel resto del mondo) sta ormai definitivamente tramontando, lasciando il posto agli elettori robot, sistemi di algoritmi computerizzati che reagiscono alle notizie diffuse dopo essere state create da altri "algoritmi", determinando reazioni in direzioni opposte in poche frazioni di secondo.

 

Il mercato della politica è identico ai mercati finanziari, dominati anch'essi dagli algoritmi che "scelgono" sulla base di "rumors" e così via, tutti governati da intrecci di potere mediatico, finanziario, corruttivo. 

Anche coloro che decidono di diventare "non elettori" cioè astensionisti, nella speranza di sfuggire al sistema di manipolazione, sono una parte controllata di questo gioco che ci ostiniamo impropriamente a chiamare democrazia.

Dovremo abituarci a vivere nello "sgomento dell'elettore", a convivere con il dubbio costante di essere degli imbecilli manipolati, e nel dubbio cercare di trovare nuovi "algoritmi" non ancora robotizzati.

Fino a prova contraria, che non tarderà ad arrivare perché tra due mesi di vota per il referendum sulla "truffa costituzionale": il mio algoritmo mi dice di votare NO.

 

referendum vota NO

 

RENZI MURARO JP MORGAN

Che cosa accomuna lo scandalo dell'assessora Paola Muraro della giunta 5Stelle di Roma al colosso bancario americano Jp Morgan ?

 

1) La monnezza, che nel caso della Muraro è quella prodotta in maniera tangibile dai comuni cittadini e dall'attività umana in genere, come anche nella vicenda Jp Morgan - Monte dei Paschi di Siena, dove ci sono da sistemare i crediti deteriorati - "non performing loans" nel gentile termine bancario - che gravano sulla banca senese da oltre un decennio.

2) La consulenza, che entrambi hanno svolto per i loro rispettivi clienti, anche se quella di Jp Morgan ha dimensioni non paragonabili con l'attività dell'assessora. Si potrà dimostrare che entrambi sono stati scelti per le competenze specifiche nel loro settore, ma quello che mi preme sottolineare è che in entrambi i casi hanno assolto ad un ruolo di "supplenza" per riempire vuoti di conoscenze e responsabilità che accomuna le amministrazioni pubbliche e i carrozzoni bancari.
Quando c'è da svolgere compiti difficili e prendere decisioni rischiose, sia le prime che le seconde si rivolgono a consulenze esterne, anziché avvalersi delle professionalità interne. Nella migliore delle ipotesi, nessuno più si fida delle competenze che ha a disposizione e preferisce pagare somme ingenti per farsi consigliare o coadiuvare nelle scelte più difficili. Gli amministratori si mettono così al riparo dalle possibili critiche, tanto la responsabilità è del consulente le cui parcelle si fanno sempre più pesanti perchè includono anche i rischi imprevedibili della politica.
In sintesi, la Muraro e Jp Morgan possono considerarsi un effetto del moderno fenomeno della de-responsabilizzazione della classe dirigente, al netto delle considerazioni sulle probabilità di corruzione, malaffare, interessi privati che ruotano attorno al mondo delle consulenze nella pubblica amministrazione come nella grandi banche.

3) Anche il tritovagliatore è un elemento comune ai due casi. Quello di Rocca Cencia, per cui è indagata la Muraro, è abbastanza evidente e comprensibile, mentre quello di Jp Morgan appartiene al mondo virtuale della moderna finanza che prende i crediti "monnezza" e li tritura infilandoli in strumenti finanziari (subprime, mezzanine, ABS, CLO ecc) da rivendere a ignari investitori e risparmiatori sotto altre sembianze. Accadrà così anche con i crediti del Monte dei Paschi di Siena, grazie alla consulenza di Jp Morgan.

 

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2016/09/26/news/mps_il_soccorso_della_finanza_globale_vince_jp_morgan_la_banca_dei_governi-148600889/

... La discesa in campo è stata preceduta, come spesso accade quando in gioco ci sono banche di rilevanza mondiale, da un incontro a quattr'occhi tra il numero uno globale, Jamie Dimon, e il premier italiano Matteo Renzi, propiziata, si dice, da un altro banchiere di standing internazionale, Claudio Costamagna, presidente della Cassa Depositi e Prestiti.
....
Il legame con il governo Renzi è talmente forte che su suggerimento di JP Morgan non solo è stato licenziato Fabrizio Viola ma è stato insediato al suo posto Marco Morelli. Tuttavia per mandare in porto l'operazione occorre fare filotto, a partire dal referendum costituzionale sul quale Renzi rischia la poltrona. E il rischio di insuccesso, questa volta, è molto elevato.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/monte-paschi-jp-morgan-e-una-tassa-da-17-miliardi/
di Massimo Mucchetti, giornalista, senatore del Pd, presidente commissione Industria
Di solito i consigli di amministrazione esplorano le alternative. Se non lo fanno, lo devono spiegare. In questo caso, sorge il dubbio che a Dimon sia stata concessa l’esclusiva. Se fosse, il consiglio dovrebbe chiarire quando, come e a quali condizioni. Oppure l’esclusiva è stata concessa de facto dall’azionista di riferimento di Mps, e cioè dal Tesoro? O forse ancora da palazzo Chigi?

Al mercato Mps ha presentato un piano targato Jp Morgan che non è stato realizzato. E ora cambia il vertice, su richiesta della stessa Jp Morgan (non di Mediobanca), e cambia pure il “suo” piano, ma tenendone ben fermi i costi sensazionali.
Due parole sui costi by Jp Morgan. Le commissioni per l’aumento di capitale da 5 miliardi peserebbero per 230 milioni. La progettazione e la costruzione del veicolo che compra le sofferenze ne prenderebbe altri 45. Il prestito ponte di 5 miliardi, studiato per 18 mesi ma che, essendo ottimisti, verrà usato per soli 6 mesi, assorbirebbe altri 150 milioni tra interessi e commissione upfront.
L’uomo “nuovo” del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo è Marco Morelli, il capo italiano della banca americana Merrill Lynch. Oggi a Rocca Salimbeni si terrà il consiglio di amministrazione che dovrà dare l’ok definitivo alla nomina di Morelli al posto di Fabrizio Viola.
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http://www.wallstreetitalia.com/mps-nelle-mani-di-jp-morgan-banca-usa-dietro-addio-viola-e-ingresso-ad-morelli/

Dimissioni quelle di Viola che sono state spinte dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Secondo varie fonti, il titolare di via XX Settembre avrebbe telefonato allo stesso ad di Mps, Viola chiedendogli di farsi da parte “d’accordo con la Presidenza del Consiglio”. Lo stesso Padoan, per volere di Renzi, inoltre avrebbe comunicato al presidente della banca senese, Massimo Tononi, il nome del nuovo ad, ossia Marco Morelli. Dietro di tutto la lunga mano della Jp Morgan, la banca d’affari americana, consulente di Mps dallo scorso giugno che, secondo quanto rivelano stretti collaboratori dell’ex ad Fabrizio Viola “è entrata in banca senza bussare” imponendo il nome di Morelli.

 

http://www.corriere.it/opinioni/16_ottobre_03/opaca-vicenda-bancaria-ce60bb2c-88d7-11e6-b4f3-799d61076f6b.shtml
di Ferruccio De Bortoli
.... Tra i tanti dubbi che questo caso solleva, ci rimane da capire quali consigli darà Jp Morgan alla sua clientela nello scegliere tra i titoli dei due istituti, Mps e Unicredit. E se poi, nello sbrogliare la matassa di Siena, non avrà alcun ruolo chi confezionò, in Jp Morgan, ai tempi di Mussari e Vigni, il famoso, o meglio famigerato, strumento finanziario «Fresh» per l’acquisto da parte di Mps di Antonveneta. Uno strumento complicatissimo che permise alla Fondazione Monte Paschi di mantenere il controllo a Siena, però con soldi a debito. Operazione che ottenne l’avallo dello stesso Grilli, allora direttore generale del Tesoro con supervisione delle Fondazioni. I guai cominciarono lì. La memoria del Paese è corta. Quella di risparmiatori, azionisti e lavoratori delle tante banche coinvolte un po’ meno. Rinfrescarla fa bene a tutti.

Chi vota NO uccide i bambini

In una trasmissione televisiva che lo vedeva contrapposto al giornalista Marco Travaglio, il PdC Matteo Renzi ha chiarito in modo efficace perchè bisogna votare "si" al referendum costituzionale. Il suo ragionamento non fa una piega:

1) Bisogna mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici d'Italia, per evitare che il prossimo terremoto uccida i nostri figli 2) per raggiungere l'obbiettivo occorrono soldi che l'Italia non ha, e che dovranno quindi essere spesi a debito 3) la Merkel si oppone alla maggiore "flessibilità" chiesta dal nostro PdC per salvare la vita dei nostri figli 4) per sconfiggere l'austerity della Merkel è necessario che in Italia ci sia un PdC "forte" con un ampio consenso popolare 5) se il PdC perde il referendum, in caso di vittoria del NO, l'esercito anti-Merkel si indebolisce e viene sconfitto, quindi niente soldi per rifare le scuole, quindi i nostri figli moriranno sotto le macerie del prossimo sicuro terremoto.

In conclusione, chi vota NO uccide i bambini, così come chi denigra il fertility day  della LoRenzin e le buone abitudini, favorisce i cattivi "compagni" (comunisti, negri, drogati, omosessuali?) e impedisce ai bambini di nascere.

Renzi preso a schiaffi (flessibili) a Bratislava

Renzi pensava di respirare a Bratislava la stessa brezza marina di Ventotene e i profumi del Mediterraneo, che da 500 anni inebriano i tedeschi in vacanza in Italia. Ha trovato invece le prime avvisaglie dell'inverno europeo, il freddo diniego della Merkel alle sue richieste di "flessibilità".

Poi lo schiaffo del "non invito" all'incontro di "quelli che contano" (la coppia franco-tedesca). Questa è la rappresentazione che i media hanno dato della clamorosa rottura del "direttorio" Merkel-Hollande-Renzi, dalle cui gesta sarebbero venute le soluzioni ai mali del continente, che invece si è già dissolto con tanto di conferenze stampa separate e dichiarazioni di fuoco del fiorentino.
E allora a Ventotene era tutta una messa in scena ? con buona pace di quanti avevano già intravisto la crescita della statura europea di Renzi grazie al quale l'Italia cancellava i giorni bui di Berlusconi e tornava alla pari dignità con Francia e Germania?.


Oppure - versione più probabile - Renzi aveva sperato che sulla scia della Brexit si aprisse un varco per le sue richieste di " flessibilità" per ottenere più margini di spesa a debito (prima del referendum) e aveva provato a mascherare l'elemosina con i progetti sul contenimento della migrazione dall'Africa e da ultimo per la ricostruzione delle zone terremotate.

Di fronte all'ennesimo diniego della Merkel - reduce dalla sconfitta elettorale in Pomerania, e più sensibile alle minacce del AfD e della Polonia - Renzi ha accusato lo schiaffo e ha provato a mettere in scena il piano B - che prevede di fare la parte sdegnata, la voce grossa e qualche gesto clamoroso per piegare la resistenza dei tedeschi. Del resto era un copione già utilizzato con successo da Cameron, che però aveva fatto male i conti con le possibilità di vittoria del Leave.


Il fallito vertice di Bratislava ha fatto capire ai cittadini europei che la gestione del post Brexit affidata ai politicanti del pre Brexit non esiste: tutti in ordine sparso, più di prima, peggio di prima.

Post scriptum: ironia ha voluto che alle richieste di maggiore flessibilità di Renzi e Tsipras in tema di spesa pubblica (debito) si sia ispirato anche il gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Rep Ceca, Slovacchia) il quale ha chiesto una "solidarietà flessibile" in tema di immigrazione, in modo da poter evitare la regola delle quote di accoglienza, con la minaccia di respingere i Trattati Europei: la parola flessibilità (tradotta in: ognuno fa come gli pare) è diventata l'unica colla dei 27 paesi dell'unione europea. C'è da scommettere che Renzi farà buon uso dello schiaffo di Bratislava, facendo più "populismo" di Salvini e Grillo messi insieme in vista del referendum. A questo punto, se fosse sincero, Renzi inviterebbe a votare per il NO, anziché continuare a fare il doppio gioco.

Post-post scriptum: domenica 18 settembre si vota nel Land di Berlino, SPD e CDU che governano assieme sono in netto calo, cresce l'AfD ... la Deutsche Bank si rifiuta di pagare la multa di 14 miliardi imposta dagli Stati Uniti ... nel nome della flessibilità.

RENZI 6-1-0 chiede aiuto alla TROIKA

In Italia la campagna elettorale per il referendum inizia a scaldarsi e a mostrarsi per quello che sarà: uno scontro i cui contenuti non avranno nulla a che fare con la riforma della Costituzione ma un voto pro o contro lo status quo, ovvero il salto nel buio se vincessero i NO contro le speranze di ripresa se vincono i SI. Almeno questa è la tesi del governo Renzi e degli organi di informazione a lui vicini o "avvicinati" per l'occasione.


I pessimi dati economici (PIL a zero) paradossalmente aiuteranno Renzi a drammatizzare la situazione e a battere cassa per farsi dare da Bruxelles quei margini che gli consentano di elargire bonus e ottimismo alla vigilia del voto.


Lo schema è abbastanza semplice e quindi funzionale: se Renzi perde il referendum, in Italia ci sarà crisi politica, nuove elezioni nel pieno della crisi economica con alte probabilità di successo per il Movimento 5 Stelle e quindi con il rischio di uscita dall'euro, spinte populistiche ecc ecc.


Conviene quindi a Merkel, Hollande e C. sostenere Renzi, anche con qualche decina di miliardi di debiti in più, senza badare troppo al sottile o mettendo da parte altre motivazioni: c'è in gioco il futuro dell'Italia e addirittura dell'intera Europa e della civiltà moderna.
La TROIKA è stata già allertata: come nel caso della Grecia e del recente Brexit, tutti i membri della superstruttura tecnocratica sono chiamati in prima fila a combattere il rischio mortale di una vittoria dello schieramento anti-euro.


La stampa internazionale fa la sua parte: l'Italia di Renzi che affonda e disintegra l'Europa più di Brexit è un argomento che tira e che promette di riscaldare dibattiti e speculazioni (soprattutto finanziarie) per tutto l'autunno. E' la progressione inarrestabile con cui la grande manipolazione tecnocratica cerca di stravolgere ogni manifestazione di residua democrazia: c'è sempre un motivo di ordine superiore per tapparsi il naso e chinare la testa.


L'unico dubbio di Renzi prima di comporre il telefono della Troika riguarda il proprio destino personale, se si guarda agli esempi del passato: Tsipras è un ectoplasma tenuto in vita dalle flebo tedesche, Cameron ha perso quando Junker, Draghi e Lagarde sono intervenuti in suo favore.

Quando si chiama la Troika, il numero da comporre è 6-1-0.


http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-08-16/traders-brace-for-more-turmoil-in-world-s-worst-equity-market
.... Investors in the Mediterranean nation, already suffering the world’s biggest losses this year, are bracing for a vote on political reform expected in November that could decide the fate of Prime Minister Matteo Renzi. They have pushed the price of options protecting against volatility in Italian equities for the next three months to the highest since 2013 versus shorter-term contracts, according to data compiled by Bloomberg. ....
Ratings company DBRS Ltd., which is used by the European Central Bank for grading collateral for its liquidity operations, said on Aug. 5 that it was reviewing Italy’s credit score, citing political risks and the “fragile recovery.”
“There’s the banking issue and then the referendum issue,” said Thomas Haerter, chief investment officer at Zurich-based consultancy firm Wellershoff & Partners Ltd. “It’s difficult to see why stocks should perform without earnings normalization -- we have sluggish growth and low interest rates, so even if you have a credible bank bailout you are still left with a profitability problem. It’s a mess, and it’s difficult to see the way out.”

http://www.repubblica.it/politica/2016/08/17/news/referendum_costituzionale_allarme_usa_ue-146115431
Il referendum italiano è "più importante di Brexit". Lo sostiente il Wall Street Journal nell'edizione di ferragosto. Mette l'Italia al centro della crisi europea: per ragioni di stagnazione economica, e non solo. L'analisi preoccupata del quotidiano Usa s'inserisce in un crescendo di attenzione sulla scadenza d'autunno: anche il New York Times e il Financial Times hanno lanciato segnali simili, additando nell'Italia l'anello debole della crescita europea
...
Un po' di elasticità sulle manovre pubbliche a sostegno della crescita, sarebbe un segnale di rinsavimento per fermare in extremis l'onda anti-europea di tante opinioni pubbliche.
Le esortazioni a Renzi perché prima del referendum si svincoli dalla soggezione verso Bruxelles, si spiegano anche con la delusione per l'operato della Banca centrale europea. I dati di venerdì sulla crescita dell'eurozona, sempre fiacca se paragonata a quella americana (o a maggior ragione se confrontata con gli anni d'oro, dai Sessanta ai Novanta), hanno innescato nuove bordate di giudizi negativi sul "quantitative easing" in versione Bce. Quegli acquisti di titoli, pur mantenendo ai minimi storici i tassi d'interesse, non stanno rianimando la crescita come invece era avvenuto nella prima versione (made in Usa) del "quantitative easing" applicato dalla Federal Reserve tra il 2009 e il 2015. È la conferma di quanto sostengono da tempo gli economisti della sinistra neokeynesiana, da Paul Krugman a Joseph Stiglitz: la politica monetaria da sola non basta, ci vuole anche una manovra di bilancio per rianimare un'economia così malata. Meno tasse, più investimenti pubblici. Renzi dia l'esempio, se non vuol perdere il referendum d'autunno e scatenare un effetto Brexit al quadrato: il messaggio è corale, dagli osservatori stranieri.

Benigni, la nostra Costituzione è la più bella del mondo, ma si può cambiare per avere le riforme

 

"La nostra Costituzione è la più bella del mondo, ma si può cambiare per avere le riforme" NON lo ha detto per primo Roberto Benigni in una surreale intervista al quotidiano Repubblica (chi lo intervistava - Ezio Mauro - è l'ex direttore, licenziato da Renzi, stessa sorte di Belpietro di Libero).

La frase ha il copyright di Erdogan l'Ottomano, coniata per convincere i sostenitori della costituzione laica turca ad accettare una "riforma" in senso religioso - musulmano. Per sostenere i suoi concetti, il turco non ha lesinato licenziamenti, arresti e incidenti mortali per i giornalisti più critici increduli.

La profondità del pensiero benigniano, ormai abituato a confrontarsi direttamente con Sant'Agostino, Hegel, Popper e compagni da cui trae le indiscutibili verità costituzionali - la frase "la sua forza è che la puoi cambiare" merita di essere suggerita ad Al Sisi, o a un concessionario di automobili - che poi offre ai comuni mortali televisivi, si manifesta al termine dell'intervista nell'invito a votare il Giachetti di Renzi alle prossime elezioni comunali di Roma. Bella la vita, e Benigni !.

Referendum in Gran Bretagna, il governo spiega come votare senza trucco e senza inganno

Al referendum del 23 giugno sull'uscita o permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea si può votare per posta, e l'organizzazione elettorale (del Governo Cameron) ti spiega come fare. Milioni di lettere sono state inviate ai cittadini per illustrare le modalità del voto per posta. Ma nelle istruzioni c'è scritto anche CHE COSA VOTARE, cioè quello che il governo vuole. 

Il voto è libero, ma se segui le indicazioni del governo ricevute per posta certamente non puoi sbagliare.  La punta della matita si ferma sul riquadro REMAIN.

In un paese civile non sarebbe potuto accadere ma nella Gran Bretagna del PanamaPapersCameron succede questo ed altro ...

http://www.telegraph.co.uk/news/2016/05/29/voters-in-the-eu-referendum-told-to-vote-for-remain-in-postal-vo

Brava signora Merkel !

Quando si recita senza copione, i protagonisti si distinguono dalle comparse. La crisi greca, dopo lo sparigliamento da parte di Tsipras con la decisione di indire il referendum, ha cancellato il prevedibile copione degli ultimi mesi, lasciando ciascuno alle sue responsabilità. Allo scadere del tempo, qualcuno, Junker, Tsipras, Draghi, Hollande, Renzi speravano di poter continuare la stessa recita.

Angela Merkel si oppone all'ennesima farsa: per far saltare il referendum, Junker e Tsipras sono disposti alla trattativa no stop, che non porterebbe a nulla se non al rinvio / cancellazione del referendum. Merkel è stata categorica: se ne parla dopo il 5 luglio. La cancelliera tedesca dimostra di essere una protagonista. Comunque vada, la strada della decisione popolare non può essere invocata solo come un trucco tattico della fase negoziale.

Ormai il referendum greco è un punto di svolta decisivo del processo di costruzione / distruzione dell'Europa. Se l'esito sarà a favore del Sì la posizione egemonica della Germania sarà rafforzata nel breve periodo, ma si manifesteranno altre spinte centrifughe a medio - lungo termine. Se prevarrà il NO, la Germania potrà comunque invocare un percorso diverso rispetto a quello finora "subito" e non potrà essere incolpata di aver ostacolato una scelta di chiarezza voluta dal popolo greco.

Brava, signora Merkel. Gut, Frau Merkel !

Draghi sta a guardare, la stampa europea si organizza contro il referendum in Grecia

 

Il titolo di Repubblica.it lascia intravedere la posizione dei mass media sul referendum indetto da Tsipras e approvato dal parlamento greco.

La BCE (Mario Draghi) è buona, il governo greco (Syriza) è confusionario e populista.

Tecnicamente il titolo di Repubblica è un abbaglio e uno sbaglio allo stesso tempo. 

Il fatto che la BCE abbia lasciato invariato il livello dei fondi ELA alle banche greche è un atto dovuto: ciò che è stato erogato (tramite la Banca centrale greca) è già stato prelevato dai bancomat o trasferito via internet dai cittadini greci. Draghi non ha alcun mezzo, seppure volesse, di riprendersi quei soldi.

Il comunicato BCE : ... "Given the current circumstances, the Governing Council decided to maintain the ceiling to the provision of emergency liquidity assistance (ELA) to Greek banks at the level decided on Friday (26 June 2015). (...)"

D'altra parte Draghi non può continuare ad aumentare quei fondi, altrimenti verrebbe messo sotto accusa, perché mancano le condizioni tecniche (e mancavano anche prima, da almeno due mesi).

Quindi la notizia che "Draghi garantisce la liquidità alle banche" è fuorviante, ma serve per attaccare il governo greco che invece (cattivo) le potrebbe chiudere.

La chiusura delle banche è una scelta obbligata: i soldi non ci sono, le transazioni per far emigrare i capitali nel Lussemburgo di Junker sono bloccate, quindi le banche non hanno motivo di "essere aperte".

In realtà quello che fa più paura è cio che accadrà sui mercati finanziari: l'inizio delle contrattazioni futures per la giornata di lunedì delle piazze europee indicano ribassi del 2 - 4%.

Il temuto panico per effetto del Grexit colpirà le borse ma soprattutto i titoli di Stato dei paesi più esposti: Spagna, Italia e Portogallo. 

Repubblica.it ci informerà che, per evirae il contagio, è già pronto il piano di Draghi:con i soldi che non darà alla Grecia (e triplicando la moneta stampata) potrà acquistare più titoli e difendere l'onore dell'Europa.

Anche EL PAIS non scherza e scende in campo

"El BCE mantiene la liquidez de emergencia para los bancos griegos Atenas se precipita al abismo de salir del euro tras el referéndum"

 

La TROIKA proclama il divieto di voto, nega il referendum ai Greci, invoca il CAOS

La reazione della Troika  - sotto le sembianze del "Eurogruppo" - al referendum chiesto da Tsipras è stata violenta e coerente: la Grecia non può votare e decidere sulle condizioni poste per il suo "salvataggio", deve accettarle oppure uscire. L'Europa dei tecnocrati non eletti non può permettere che vengano messi in discussione i principii e il metodo finora imposto. Meglio correre il rischio di un default finanziario (Draghi stamperà più soldi) piuttosto che quello di un default della propria autorità.

Ma la risposta dell'Eurogruppo al referendum greco è un boomerang che avrà ripercussioni enormi sui precari equilibri della costruzione europea.

Da lunedì prossimo le banche greche smetteranno di erogare euro ? e la Troika quando smetterà di ricattare la democrazia ?

 

 

Bravo TSIPRAS, l'hai fatta grossa, hai riportato la GRECIA al centro della civiltà, o almeno ci hai provato

 

Un referendum tra sette giorni per decidere il destino della Grecia e dell'Europa.

La scelta di Tsipras non è un azzardo né una mossa disperata: è il punto di arrivo e di ripartenza di una crisi della democrazia e della politica, prima ancora che dell'economia.

Il referendum, per quanto drammatizzato e affrettato, (ma sono mesi che se ne discute !) restituisce l'onere e la dignità della democrazia alle piazze in cui è nata e di cui l'Europa dei politicanti e tecnocrati se ne ricorda solo nei musei.

Non so se Tsipras abbia calcolato tutti gli effetti della sua decisione -  non credo - ma sono sicuro che se ne parlerà a lungo, non solo per gli effetti "economici".

Il referendum in Scozia, il referendum in Irlanda e ora quello in Grecia: la straordinaria compressione dei diritti e delle voci causata dall'infinita emergenza finanziaria inizia a rivoltarsi contro il ceto tecnocratico e il modello di Europa dei banchieri.

Comunque vada il referendum in Grecia, di cui ancora non si conosce il quesito, bravo Tsipras, grazie Syriza, per aver rimesso al centro la democrazia.