L'Europa è in DEFAULT

La Grecia è in DEFAULT - 3 Precedenti puntate https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT-2    Juncker ha deciso di scendere in campo nel referendum greco. Lo ha fatto a modo suo, con lo stile che già in passato gli è stato riconosciuto dalla stampa internazionale, quando ebbe a dire "when it's serious you have to lie". L'Europa dei 18 (19 - 1) si è divisa i compiti e i ruoli, tra chi fa la voce dura e minaccia ritorsioni contro la Grecia, e chi lascia le porte aperte a ulteriori trattative dopo il referendum ( a maggior ragione se vincerà il SI al memorandum del 25 giugno). La Germania è incerta tra chi più o meno esplicitamente vorrebbe che prevalesse il NO (una quasi maggioranza trasversale) e chi preferisce il Si solo per convenienza, per le centinaia di miliardi di euro di crediti che rischiano di andare in fumo e che potrebbero avere qualche ripercussione anche sulle banche tedesche (la Deutsche Bank in prima fila). La Merkel, per non sbagliarsi, pacatamente drammatizza i toni, dichiarando di non voler influenzare il voto di domenica, purchè gli elettori sappiano che si sceglie tra stare dentro o fuori l'Europa, e che se l'euro fallisce anche l'Europa va in default. Renzi e Padoan, per quello che contano, hanno fatto sapere che l'esposizione diretta al rischio Grecia è di 36 miliardi, come a dire: "italiani, se avete qualche amico greco convincetelo a votare Sì, altrimenti ce li rimettete voi ...". Ci aspetteremmo altrettanta trasparenza sui derivati sottoscritti dall'amico goldman. Intanto il Portogallo viene indicato come il primo tra i paesi papabili a seguire la via della Grecia: i titoli di stato portoghesi sono venduti a valanga nonostante l'intervento della BCE.   Mancano 5 giorni al referendum, ed è ancora possibile leggere qualche opinione sensata, come quella di Joseph Stiglitz http://www.project-syndicate.org/commentary/greece-referendum-troika-eurozone-by-joseph-e--stiglitz-2015-06 Nel frattempo anche Portorico ha dichiarato default su una tranche del proprio debito di circa 70 miliardi di dollari, ma nessuno gli ha dato un gran peso (sbagliando, perché è sintomo di un fenomeno che si allargherà ben presto a macchia d'olio)