Renzi lancia l'allarme sulle Deutsche Banks

Renzi: "Non cambio le banche italiane con quelle tedesche". Potrebbe sembrare una frase ad effetto, buttata là per spavalderia, oppure è un avvertimento esplicito: risparmiatori italiani state attenti, le banche tedesche sono più inguaiate di Banca Etruria ?

La più grande e famosa, la Deutsche Bank, è da tempo al centro dell'attenzione per:

1) malefatte, è stata implicata in tutti gli scandali più importanti, dalla manipolazione del LIBOR ai trucchi sul fixing dei cambi valutari e sui prezzi dell'oro, assieme alle altre big banche internazionali.

2) speculazioni finanziarie, è la banca più esposta ai derivati, una montagna di circa 75 trilioni di dollari che se frana si trascina dietro tutta la Germania.

3) modello di business elefantiaco e poco redditizio per supportare le necessità di adeguatezza patrimoniale.

Però non basta a spiegare la frase di Renzi, che ha ovviamente un sottofondo politico. Il capo del governo italiano ha forse delle notizie riservate in merito alle banche tedesche? tali da giustificare l'allarme lanciato nella conferenza stampa di fine anno?

 Perchè dalle relazioni ufficiali delle istituzioni bancarie europee emerge un quadro ben diverso da quello rappresentato da Renzi. Secondo un recente rapporto del SSM (Single Supervisory Mechanism in capo alla BCE di Draghi) i paesi con le banche più esposte ai crediti deteriorati (Non Performing Loans, NPL), cioè quelli che minacciano l'esistenza di una banca, sarebbero: Grecia, Portogallo, Italia, Austria e Cipro. Non c'è la Germania. Quindi, o la BCE nasconde e manipola i dati, oppure Renzi ha detto una bufala. Oppure entrambe.

 

 

Renzi salva banche, la truffa di tre banche per quattro

Un risparmiatore a cui sono state vendute con raggiri di ogni genere - facilmente documentabili - le obbligazioni subordinate di una delle quattro banche "salvate" dal decreto del governo Renzi di fine novembre, possiede un titolo di credito che alla scadenza dovrebbe essere esercitato nei confronti del soggetto giuridico che lo ha emesso (o di colui a cui è stato ceduto). Se il debitore fallisce, il credito entra a far parte della massa fallimentare che un curatore dovrà gestire nel rispetto delle norme di legge.

Nel caso delle quattro banche, di cui Banca Etruria è la più tristemente famosa, come si applica questa regola ?

Ciascuna delle quattro banche è stata divisa in tre: una fallita e completamente vuota, una "bad" cioè cattiva a cui sono stati conferiti i crediti in default, una buona, cioè in grado di continuare l'opera di quella fallita. Verso quale di queste tre entità può essere esercitato il credito derivante dal possesso di un'obbligazione subordinata? Nessuna delle tre, secondo l'interpretazione corrente, e questo creerebbe un precedente senza precedenti nel diritto societario e bancario.

Prima di Natale i nuovi amministratori delle quattro banche "buone" partorite dal salva banche hanno dichiarato che gli obbligazionisti delle vecchie banche non potranno rivalersi su di loro. Anche le bad bank create artificialmente con la cessione di 8,5 miliardi di crediti in sofferenza delle vecchie (pagati solo per 1,8 miliardi) hanno dichiarato che loro non sono coinvolgibili. Restano le quattro vecchie banche fallite, che però sono scatole vuote perché private di qualsiasi cespite.

Se l'imprenditore di un'azienda in crisi aliena il patrimonio prima del fallimento, scatta il reato di bancarotta fraudolenta e l'azione revocatoria degli atti di alienazione posti in essere, perché la legge tutela i creditori. Nel caso delle quattro banche, il patrimonio è stato alienato con un decreto di cessione dei beni a favore sia delle banche nuove che delle bad banks che lascia i creditori senza la possibilità di rifarsi. In qualsiasi paese in cui esista un principio di legalità a tutela del risparmio e della proprietà un atto del genere sarebbe illegittimo e incostituzionale, mentre in Italia diventa legge dello Stato, emanata dal Governo con firma del Presidente della Repubblica.

Ad aggravare la truffa concorre il fatto che i risparmiatori, espropriati del diritto di rivalersi verso un soggetto giuridico, sono stati palesemente truffati dalle quattro banche e dai soggetti che le amministravano, compresi i commissari della Banca d'Italia.

Se un magistrato darà ragione ai risparmiatori riconoscendo che la vendita delle obbligazioni è nulla perché attuata con raggiri, a chi dovranno rivolgersi per riavere i loro soldi?

Alle quattro bad bank sono stati conferiti crediti per un valore di 8,5 miliardi di euro. I fondi speculativi che si apprestano ad entrare nell'affare ne pagheranno solo 1,8 e secondo le stime degli esperti potranno ricavarne almeno 3 miliardi, di cui però nemmeno un centesimo sarà disponibile per risarcire gli obbligazionisti truffati.

La truffa si complica.

 

Dall'Etruria al Veneto, come si salva una banca

L'epilogo di Banca Etruria poteva essere diverso da come è stato scritto per colpa di Padoan e Banca d'Italia.

Lo ha dimostrato l'amministratore Cristiano Carrus di Veneto Banca, la popolare di Montebelluna che si trova nelle stesse condizioni di quella di Arezzo ma con una consapevolezza diversa.

Veneto Banca è sull'orlo del fallimento, dopo anni di malagestio degli amministratori e dei manager, di compiacenze e incapacità di chi doveva accorgersi di quanto accadeva. Storie di clienti truffati e azzerati i risparmi di una vita di lavoro.

Da anni Veneto Banca languiva allo stesso modo dell'Etruria, ma messa di fronte alla scelta di chiudere o rilanciare, l'amministratore si è presentato agli azionisti con la sua faccia e le sue proposte, convincendoli a rischiare altri soldi sulla base di un progetto credibile piuttosto che chiudere l'azienda perdendo tutto.

E' quello che gli amministratori dell'Etruria non hanno saputo o voluto fare, in compagnia dei commissari mandati dalla Banca d'Italia.

Le buone intenzioni di Carrus forse non basteranno a risolvere i problemi della ex popolare veneta trasformata in spa (la montagna di crediti in sofferenza ha bisogno di ben altro per essere spalata e i risparmiatori truffati dovranno essere risarciti) e d'altra parte gli azionisti non avevano altra scelta tra la certezza di perdere tutto e la probabilità (non grande) di salvare qualcosa, ma almeno hanno preso atto della realtà e hanno capito cosa rischiano.

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Perchè solo ora si parla di banche italiane in crisi ?

Il grafico di Bloomberg è eloquente: il problema dei crediti "non performing" (cioè non restituiti) era evidente da tempo ma qualcuno quando era a capo della Banca d'Italia non se ne è accorto.

 

truffa salva-banche dove sono i soldi dei risparmiatori ?

 Si inizia a intravedere la vera dimensione della truffa salvabanche: truffa salva banche dove sono i soldi?

 

acclarato che il metodo con cui le obbligazioni subordinate sono state vendute da tutte le banche - non solo le 4 incriminate - è illegale (perchè aggira le leggi sulla tutela del risparmio / Mifid), si tratta ora di capire come le altre centinaia di migliaia di "vittime" possano essere immediatamente tutelate. 

Per quelle "quotate" in teoria basterebbe venderle e intascare il ricavato, ma c'è il particolare tecnico di capire su quale mercato sono valorizzate o se le quotazioni sono fissate direttamente dalla banca che appena si accorge della vostra intenzione di vendere fa scendere il prezzo per scoraggiarvi.

Per quelle non quotate l'unico modo sarebbe quello di presentarsi alla propria banca e farsi ridare il denaro investito, restituendo l'obbligazione. La banca si rifiuta sulla base di quello voi avete sottoscritto, perchè quasi tutti sono titoli non rimborsabili prima della scadenza, e dovrete quindi iniziare il braccio di ferro con gli uffici legali della banca stessa.

Avendo però in entrambi i casi un punto di vantaggio molto importante: il trucco con cui i risparmiatori sono stati intrappolati nelle obbligazioni subordinate è stato ormai ampiamente riconosciuto (persino Padoan ha dovuto ammetterlo) e quindi le banche dovranno pensarci due volte prima di rifiutarsi di riacquistare le vostre obbligazioni.

E' una valanga di soldi - oltre 60 miliardi di euro - che già sta scivolando rovinosamente sotto i piedi del sistema bancario.

L'ANSA del 11/12 riporta:

"BOND SUBORDINATI, MINE VAGANTI? In circolazione c'e' una massa di oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche italiane, più o meno redditizie, nelle mani di piccoli e piccolissimi risparmiatori o di grandi investitori, scambiabili o meno sul mercato. In un'elenco stilato dagli analisti indipendenti di Consultique, fra le circa 370 emissioni la parte del leone per decine di miliardi la fanno i big (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca ecc. con rischio basso o quasi nullo) ma figurano anche, per importi anche non disprezzabili, titoli di banche medie o piccole e Bcc. Scorrendo i titoli si nota come la gran parte delle obbligazioni subordinate, oltre due terzi, sia sprovvista di rating. Di quelle con rating circa una cinquantina non arriva a un giudizio di 'investment grade'. Altro elemento da considerare e' che oltre un terzo delle emissioni e' potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati quando la situazione inizia a farsi difficile seppure alle volte questo comporti una perdita del valore evitando comunque l'azzeramento totale in caso di perdita."

L'Ansa si è dimenticata del Montepaschi, che secondo alcune stime ne avrebbe emessi circa 5 miliardi.

Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni, prima dell'entrata in vigore delle nuove regole chiamate bail-in: chi ha in portafoglio i titoli rischiosi cercherà di venderli prima possibile.

Ma le banche non hanno né i soldi né le condizioni tecniche per soddisfare le richieste dei risparmiatori. Bisogna infatti tener conto che le subordinate concorrono ad accrescere il patrimonio di vigilanza della banca, che per sostituirle avrebbe bisogno subito di altro capitale.

Il sistema si troverebbe senza liquidità e senza basi patrimoniali contemporaneamente, con il rischio di una crisi di dimensioni notevoli.

Per questo motivo le banche chiuderanno la porta ai risparmiatori che cercano di disfarsi dei titoli subordinati acquistati inconsapevolmente, e inizierà un lungo periodo di controversie legali.

Così facendo le banche avranno rinviato il problema solo di qualche mese: le cause legali a cui andranno incontro le costringeranno in ogni caso ad accantonare da subito in bilancio una quota per la copertura del rischio. 

Senza tenere conto dell'aumento dei costi di raccolta, perchè i risparmiatori si guarderanno bene dal sottoscrivere obbligazioni (anche non subordinate) ai tassi ridicoli imposti da Draghi.

Il circolo vizioso è appena iniziato, per spezzarlo c'è un'unica soluzione (illustrata in un prossimo post)

Salva banche, chi frena la corsa a vendere i titoli rischiosi?

Vietato vendere alle banche i titoli rischiosisalva banche

L'incendio provocato dal decreto salva-banche, che ha portato alla disperazione migliaia di piccoli risparmiatori e all'omicidio del pensionato Luigino, si sta allargando ad altre decine di banche, "sospettate" di essere nelle condizioni di criticità simili alle quattro "salvate" a scapito di azionisti e obbligazionisti.

Il sito della Banca d'Italia in cui sono esposti i provvedimenti sanzionatori a carico delle banche - per quanto non sia aggiornato e facilmente reperibile - è stato visitato da migliaia di cittadini in cerca di informazioni.

Moltissimi altri invece di perdere tempo hanno chiesto direttamente alle loro banche di vendere i titoli subordinati (ma non solo) che hanno in portafoglio, e che magari gli erano stati venduti con lo stesso trucco usato da Banca Etruria e le altre.

Le banche hanno eretto un muro per fronteggiare la corsa a vendere, e sarebbe utile e interessante che i cittadini possano documentare e denunciare gli ostacoli che le banche stanno frapponendo alla vendita dei titoli rischiosi, a pochi giorni dall'entrata in vigore del "bail-in".

"Le nostre obbligazioni sono sicure, non dovete temere nulla", "se vendete ora, rischiate di perdere una parte del capitale e degli interessi", "le obbligazioni subordinate non si possono vendere prima della scadenza" ...

 I risparmiatori vengono trattati come topi in trappola: ormai siete dentro e ci rimanete, se uscite fate la fine di quelli di Banca Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche.

I mass media nazionali fanno a gara per capovolgere la realtà. "la UE approva il piano del governo" dopo che il commissario  Hill aveva bocciato le proposte di Padoan-Renzi, costringendo il governo ad accettare l'impostazione della commissione europea.

Anche Banca d'Italia ci ripensa e si accorge che la vendita dei titoli rischiosi ai piccoli risparmiatori dovrebbe essere vietata, perchè altrimenti le banche ci riprovano.

Peccato che la vendita delle obbligazioni subordinate era di fatto già vietata, ma che i suoi commissari e ispettori non se ne siano accorti. Il ripensamento tardivo della Banca d'Italia è un'ammissione di colpa e di impotenza.

L'unico rimasto in trincea a difendere l'operato delle banche è il ministro Padoan che da un lato ammette e dall'altro nega:"Non si può escludere che i 4 istituti abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento ma questo è quanto andrebbe accertato con un'analisi di ogni singola posizione". Padoan non ha ancora capito che il trucco della MIFID non era un fenomeno sporadico ma un comportamento di massa di tutte le banche (non solo le 4 "salvate") e non ha ancora capito che sarà la magistratura ad occuparsi di "ogni singola posizione". Lui come ministro in questa vicenda è alquanto inutile.

Truffa salva-banche, il ruolo di draghi whateverittakes

salva banche what ever it takesDopo il suicidio del pensionato Luigino D'Angelo di Civitavecchia, indotto al gesto estremo dopo aver perso soldi e dignità a causa del salva-banche, un coro unanime punta il dito dell'accusa nei confronti di chi doveva vigilare e tutelare i piccoli risparmiatori.

E' ormai evidente che c'è stato un concorso di irresponsabilità, colpe e reati che riguardano i vertici delle banche - non solo le quattro fallite ma molte altre - e gli apparati degli organi di vigilanza, Banca d'Italia e Consob in primis.

Ma c'è qualcosa o qualcuno che ha generato il contesto in cui il malaffare degli amministratori bancari si è nascosto dietro le "necessità" dello stato di crisi al punto da giustificare le prassi truffaldine se servivano a nascondere la realtà.

Dal 2008 in poi le banche di ogni paese e dimensione hanno goduto di una "sospensione della legalità" in virtù dello stato di crisi. Le autorità internazionali e locali hanno fatto a gara per evitare dispiaceri ai banchieri con controlli troppo rigorosi: "C'è la crisi" e "dobbiamo salvare il sistema bancario per far ripartire l'economia" sono diventati il motivo conduttore delle politiche monetarie di tutti i governi. Per convincere gli incerti (Tsipras) è bastato chiudere le banche per qualche giorno.

Lo "stato di necessità" ha aumentato l'arroganza e il senso di impunità dei banchieri. I politici hanno fatto a gara per evitargli dispiaceri, chiedendo in cambio la solita merce, favori e consenso.

Nei racconti dei truffati dalle banche emergono le prove di questa supponenza: per convincere i più scettici ad acquistare azioni o obbligazioni, i "consulenti" delle banche sfoderavano l'arma nucleare, il whateverittakes di Mario Draghi.

"Le banche non corrono rischi, non possono fallire perché c'é Draghi che farà qualsiasi cosa per salvarle"

Il whateverittakes è diventato lo scudo del sistema bancario, non solo da un punto di vista tecnico ma soprattutto perchè ha fornito la cornice politica alle strategie finanziarie. Grazie a Draghi le banche sono percepite come più sicure, al punto da potersi permettere il lusso di "risolverne" qualcuna, per poi "salvarla" dimostrando che il sistema è forte e sano.

Il QE di Draghi non ha risollevato l'economia reale dell'Europa ma ha consentito alle banche europee di tornare  fare i soliti affari, come dimostra la vicenda del salva-banche. "Grazie a Draghi, comprare i titoli delle banche è un affare. Ottimi interessi e rischio zero." E' stato questo, fino a pochi giorni fa, il ritornello che le banche hanno raccontato ai risparmiatori. Se l'ostacolo ad un così facile guadagno era rappresentato da un banale questionario MIFID, in pochi minuti lo si poteva superare.

Il QE di Draghi crea un clima di "fiducia" apparente che in realtà maschera l'azzardo morale sia delle banche che dei governi, all'ombra del quale fioriscono le truffe.

La vicenda del salva-banche sta squarciando l'omertà che da molti anni ha garantito il sistema bancario e mette a rischio sia il quadro politico che quello finanziario.

La conseguenza infatti è che Renzi viene visto come l'amico delle banche truffaldine (anche senza scomodare la Boschi)e le banche vengono prese d'assalto dai risparmiatori che voglio disinvestire i titoli "strani". E' una miscela esplosiva in un magazzino di polvere da sparo.

Truffa salva-banche, la UE boccia Bankitalia e Consob

Lo scandalo del salva banche si allarga a macchia d'olio e si aggravano le conseguenze e le sofferenze. Il pensionato suicidatosi dopo aver perso 110.000 euro in obbligazioni Bancaetruria ha lasciato una lettera nella quale ha spiegato come gli sono stati venduti quei titoli rischiosi e di come le funzioni di controllo interno della banca erano a conoscenza della manipolazione dei clienti.

Lo stesso atto d'accusa, manipolazione e aggiramento delle leggi sugli investimenti a piccoli risparmiatori (MIFID), viene lanciato dal Commissario alla Stabilità Finanziaria Jonathan Hill: "Le banche italiane hanno venduto prodotti finanziari non adatti ai risparmiatori".  L'accusa del Commissario ha un implicito riferimento alle autorità di vigilanza cioé Banca d'Italia e Consob, che avrebbero dovuto vigilare e accorgersi prima di quello che stava accadendo. Si trattava di quattro banche commissariate e poste sotto la lente di ingrandimento, non doveva essere difficile accedere agli atti e accorgersi che decine di migliaia di clienti erano stati truffati.

L'intervento del Commissario fa chiarezza quindi sulla logica dei salvataggi di banche: se i titoli rischiosi sono comprati da chi li conosce ed è consapevole dei rischi, anche della perdita totale del capitale investito, non ci può essere risarcimento - pubblico o parapubblico che sia. L'investitore entra nella procedura fallimentare per recuperare quello che sarà possibile.

Ma se i titoli vengono venduti a persone inconsapevoli si tratta di truffa e il risarcimento è dovuto, sia da chi ha commesso il reato (le quattro banche)  sia da chi era preposto a vigilare e non lo ha fatto. In entrambi i casi non possono essere i contribuenti a farsi carico del risarcimento, sia perchè non è giusto e soprattutto perchè incentiva il malaffare anzichè combatterlo.

 

 

Salva banche, dalla truffa alla beffa

Pensionato di 68 anni suicida. Aveva perso 110 mila euro: “Colpa del salva-banche” Spariti i risparmi investiti in obbligazioni emesse da Banca Etruria

I politici sono stati colti di sorpresa dalla reazione popolare nei confronti dello scandalo salva-banche. Cosa si aspettavano ? applausi e ringraziamenti ?

Il ministro Padoan, a riprova della sua impreparazione, ha chiesto una "soluzione umanitaria" al dramma dei piccoli risparmiatori gettati sul lastrico dal suo decreto. L'enfasi lo ha travolto anche nel linguaggio.

In realtà lo slancio di solidarietà che accomuna politici e banchieri italiani a favore delle vittime del salva-banche, nasconde un tentativo goffo e subdolo: scaricarsi di ogni responsabilità, magari gettandola sui burocrati di Bruxelles, colpevoli di non voler autorizzare il salvataggio dei risparmiatori truffati. Il tentativo è di creare confusione nell'opinione pubblica, su una materia tecnicamente complessa, per nascondere la verità su chi ha truffato e chi ha consentito la truffa.

Perchè di truffa si tratta, essendo state infrante leggi e regole. I titoli, sia azionari che subordinati, venduti ai risparmiatori non erano adeguati al loro profilo di rischio, che è stato manipolato e modificato per consentire alle banche di incassare denaro che serviva a creare patrimonio di vigilanza.

Nascondere la realtà dietro la necessità di "salvare le banche per evitare il peggio" è una scelta disastrosa, sia nei confronti di coloro che hanno perso i soldi messi da parte in tutta la vita, sia verso coloro che rischiano in futuro di ritrovarsi nella stessa situazione, se le vere responsabilità non saranno perseguite con chiarezza.

I risparmiatori delle quattro banche, azionisti o subordinati che siano, potranno riavere i loro soldi se individueranno le vere responsabilità e saranno capaci di far emergere il meccanismo truffaldino che li ha indotti ad acquistare i titoli rischiosi. 

Renzi e Padoan, d'accordo con le istituzioni bancarie, pensano invece di cavarsela con qualche milione di euro e con la sceneggiata dell'Europa "che non ci permette di fare quello che vorremmo", cioè lasciare impuniti i colpevoli e scaricare i costi sulla collettività.

Le leggi a tutela dei risparmiatori c'erano e ci sono: farle rispettare è non solo un obbligo ma anche una scelta politica. 

In questi giorni migliaia di piccoli investitori chiedono la restituzione dei soldi investiti in titoli delle banche, che si rifiutano o temporeggiano, perché non sanno cosa fare. Il salva-banche sta diventando lo schiaccia-banche.

 Da il SOLE24ORE del 8/12 :" i casi Popolare Vicenza e Veneto Banca fanno caso a sè nel panorama bancario italiano. I due istituti sono banche non quotate, condizione che ha reso scarsa o impossibile la partecipazione di investitori istituzionali - che per natura cercano investimenti facilmente liquidabili - agli aumenti di capitale. In assenza di grandi investitori, gli aumenti giocoforza sono stati interamente “caricati” sui piccoli soci, ingenerando così comportamenti illeciti da parte delle banche. di Luca Davi - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/aCjS5t".