Raggi svegliati, Roma non si vende

Cinquemila manifestanti per le vie del centro di Roma non farebbero notizia se non fosse che i partecipanti erano, quasi un anno fa, in gran parte elettori della sindaca Raggi e ora gridano slogan che la accomunano all'ex Marino.

roma non si vende
"Roma non si vende", la manifestazione del 6 maggio di centri sociali minacciati di sgombero, associazioni in difesa dei beni pubblici, occupanti di case, disoccupati e immigrati - molti a protestare dopo la morte dell'ambulante senegalese Niang Maguette durante un'operazione di "polizia urbana" - è il campanello per suonare la sveglia alla giunta Raggi, immobilizzata dai debiti ma anche dal deficit di idee su come rispondere alle richieste dei cittadini.

Né Macron né Le Pen cambieranno il destino della Francia

A questo punto, archiviato l'orribile duello televisivo, il copione delle elezioni presidenziali francesi prevede la vittoria del candidato salvatutto (Francia, Europa, Mondo) Macron, come lo ha definito entusiasticamente Liberation.
"Dimanche, pensons à la France comme à la Terre du Milieu de la Saga de Tolkien."

Delle presidenziali francesi si è parlato molto in ogni angolo del mondo, molto più di quanto la Francia conti negli equilibri mondiali effettivi. Nonostante una campagna elettorale e il primo turno all'insegna del "tutto previsto" - la fine della quinta repubblica e dei partiti tradizionali che la rappresentavano - qualcuno sta cercando di alzare il tono dello scontro e la posta in gioco. Si tratta di una drammatizzazione irreale e forzata: tutti sanno da almeno due anni che la Le Pen non ha mai avuto la possibilità/capacità di rompere l'isolamento del suo Front Nationale e quindi di diventare Presidente della Repubblica, ma l'effetto è funzionale alla sceneggiatura scritta dagli strateghi delle troike europee, che prevede il trionfo del Bene contro gli antisistema - populisti - nazionalisti.
Polarizzando lo scontro tra la Le Pen e tutto il resto, è stato raggiunto il duplice obbiettivo di isolare la destra e di mettere fuori gioco - per pochi punti pecentuali - un antisistema più credibile e più difficile da battere come Melenchon, per trasformare il ballottaggio Le Pen - Macron in una scelta/ricatto tra la fine del mondo civile e il sentiero luminoso della salvezza.

Melenchon - la France Insoumise - si è sottratto al ricatto ricevendo insulti "europeisti" per essersi dichiarato estraneo sia a Le Pen sia a Macron . Quest'ultimo sarà il presidente di tutti gli altri, il fronte della salvezza gollista-socialista, con una percentuale di votanti attorno al 65% di coloro che si recheranno alle urne del ballottaggio (probabilmente il 60% degli aventi diritto).

Nelle strategie delle forze di potere globale le presidenziali francesi hanno un obbiettivo prioritario: quello di creare l'effetto della remuntada dell'establishment, la sensazione di ritrovato slancio da utilizzare come un grimaldello per creare un effetto leva, dando l'impressione che le forze politiche a difesa della democrazia hanno superato la crisi che le minacciava conseguendo la loro prima importante vittoria dopo le sconfitte della Brexit e delle elezioni USA.

Una sorta di sbarco in Normandia versione 2017, che prefigura la presa di Berlino a settembre (riconferma della grande coalizione a guida Merkel o Schultz) e quella di Roma da ottobre in poi (elezioni anticipate in Italia con il ritorno di Renzi a Palazzo Chigi, magari con Berlusconi).

I problemi interni alla Francia, dalla disoccupazione al terrorismo passando attraverso la corruzione e la decadenza politica, sono in sottofondo e in subordine, oscurati dall'emergenza di difendere il sistema e i suoi valori. Ma è molto probabile che da giugno in poi i francesi si accorgeranno di aver visto un film alquanto brutto e scontato e chiederanno di vederne un altro, come era già successo con Hollande.

Tra sei mesi, finita la stagione delle elezioni e fermata l'ondata populista, si metterà mano all'Europa a più velocità e la Francia dovrà misurare la propria, che è molto lenta, appesantita dai debiti e dalle tasse, bloccata dalle paure e dalle disuguaglianze.

Le Monde
Dans les banlieues, la difficile bascule d’un vote Mélenchon vers Macron
Dans les quartiers populaires, où le candidat de La France insoumise a réalisé ses meilleurs scores, l’ex-ministre de l’économie Macron est perçu comme un homme qui défend « les riches ».

Chi avrà il compito di truccare il tachimetro francese ?



Propagande di GUERRA

si consiglia la visione contemporanea dei due video

 

in attesa di una breaking news 

 

2 Maggio:

Trump fa le carezze al boss della Corea del Nord, perché i dittatori gli sono sempre piaciuti: "sarei onorato di poter incontrare Kim Jong-Un". Imbarazzo e precisazioni dello staff della Casa Bianca. Gli psichiatri gioiscono.

http://edition.cnn.com/2017/05/01/politics/donald-trump-meet-north-korea-kim-jong-un/index.html

1 Maggio:

il capo della CIA Mike Pompeo (quello che "Assange è un terrorista") "visita" la Corea del Sud.

Dura reazione della stampa sudcoreana alla richiesta di Trump di far pagare all'alleato i costi del THAAD - sistema di difesa antimissilistico.

http://www.koreaherald.com/view.php?ud=20170430000153, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/05/205_228586.html  

 

Trump peggiora

Alla vigilia del possibile attacco militare alla Corea del Nord, il Presidente USA chiede i soldi alla Corea del Sud per l'uso dei missili THAAD e minaccia la cancellazione dei trattati commerciali con Seul.  

Intervistato dalla Reuter in occasione dei 100 giorni dall'inizio della Presidenza, Donald Trump accentua i segnali di squilibrio già manifestati in altre situazioni con capi di Stato, giornalisti o personaggi dello spettacolo. 

Chiede soldi in modo ossessivo e continua a parlare della campagna elettorale dello scorso autunno. I presenti annuiscono in silenzio, imbarazzati ... qualcuno pensa - senza dirlo - toglietegli la valigetta ...

 

Alitalia ci de-colla davvero

AGGIORNAMENTO 27-04-2017: Come previsto, i lavoratori avevano ragione a respingere l'accordo sindacale. Il governo Gentiloni-Renzi prepara l'ennesimo esborso di soldi dei contribuenti a fondo perduto sotto forma di "prestito ponte" di 400 milioni per 6 mesi (o forse il doppio per 12 mesi) garantito da nulla, perchè in Alitalia è già tutto ipotecato. Il prestito servirà ad evitare manifestazioni di piazza durante le prossime campagne elettorali, che altrimenti sarebbero disturbate dal video di Renzi che due anni fa annunciava il decollo dell'Italia e dell'Alitalia.

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L'esito del referendum tra i lavoratori Alitalia sul piano aziendale di ristrutturazione si presta a molte interpretazioni. Quella prevalente nell'opinione pubblica sembra sintetizzarsi in "bravi, avete fatto bene a non accettare il ricatto di azienda governo e sindacati, ma ora non chiedete altri soldi ai cittadini che pagano le tasse per salvare i vostri posti di lavoro"
Ai lati estremi di questa opinione - credo alquanto trasversale - ci sono


quelli che reclamano una soluzione tipo Montepaschi di Siena, cioè nazionalizzare di nuovo la compagnia aerea ( ... e questa volta mettendoci manager capaci ... non i soliti amici di politici e sindacalisti ... !?)

e quelli che invece maledicono i referendum (perchè vincono sempre i NO) e chiedono una soluzione tecnocratica ( lo Stato presta i soldi all'ennesimo sceicco privato e in cambio chiede improbabili tagli drastici e cure da cavallo, magari dopo aver fatto un pò di sceneggiata con un commissario liquidatore).

Personalmente suggerisco un'altra soluzione, molto azzardata, impopolare e utopica: commissariare l'Alitalia affidandola ad un comitato di autogestione nominato direttamente dai lavoratori (senza intromissioni sindacalpolitiche) e lanciare un crowdfunding nazionale. Se a qualcuno interessa davvero tenere in vita e far funzionare l'Alitalia, questo è il momento di dimostrarlo.
Ma non credo che esistano le condizioni per una simile dimostrazione.
I lavoratori che hanno votato NO sono esperti di politica, non di economia aziendale. Si ricordano molto bene le promesse e i toni del governo Renzi quando meno di due anni fa annunciava trionfante "allacciatevi le cinture, ora l'Italia decolla davvero" rivolgendosi ai dipendenti di Alitalia nel corso della presentazione della nuova livrea della compagnia aerea. "Ci sono polemiche tutti i giorni, ci dicono 'dovete fermarvi, rallentare'. Ma piaccia o non piaccia, noi stiamo rimettendo il paese Paese come deve correre - ha detto il premier - L'Italia ha bisogno di non fermarsi e di recuperare gli anni che ha perso"
http://video.repubblica.it/politica/alitalia-renzi-allacciate-le-cinture-ora-l-italia-decolla-davvero/203049/202122
Sanno bene che in Italia, tra primarie del PD, elezioni locali e nazionali, nei prossimi mesi ci saranno politici che dovranno sbandierare successi o scongiurare allarmismi e tensioni, pronti ad aprire le tasche dei cittadini per fare altri debiti o a chiedere a Draghi di stampare qualche miliardo in più, come già fatto per le banche e altre situazioni da "salvare".
Lo sanno molto bene anche i manager di Lufthansa o di qualsia altra cordata di salvataggio, a caccia di affari (propri) a spese degli elettori italiani, con un Renzi trionfante pronto ad informarci dei suoi successi e che grazie a lui anche questa volta ci hanno de-collati davvero.
Quando le regole del gioco sono falsate non ci si può meravigliare che qualcuno rovesci il tavolo, come hanno fatto i lavoratori Alitalia.

Gentiloni ha le prove che Trump è pazzo

Da mesi si susseguono voci e battute sulla salute mentale di Donald Trump.


Il New York Times del 13 febbraio scorso titolava: "Mental Health Professionals Warn About Trump"
"Mr. Trump’s speech and actions demonstrate an inability to tolerate views different from his own, leading to rage reactions. His words and behavior suggest a profound inability to empathize. Individuals with these traits distort reality to suit their psychological state, attacking facts and those who convey them (journalists, scientists)."

Pochi giorni fa Independent pubblicava il resoconto di una ricerca di alcuni psichiatri americani
"Donald Trump has 'dangerous mental illness', say psychiatry experts at Yale conference"
Mental health experts say President is 'paranoid and delusional'
Speaking at the conference at Yale’s School of Medicine on Thursday, one of the mental health professionals, Dr John Gartner, a practising psychotherapist who advised psychiatric residents at Johns Hopkins University Medical School, said: “We have an ethical responsibility to warn the public about Donald Trump's dangerous mental illness.”

Opinioni di professori che attaccano Trump per apparire sui giornali ?
Non sembrerebbe, perchè le conferme sul precario stato mentale del Presidente americano arrivano da fonti insospettabili, come dimostra la notizia che Trump avrebbe chiesto a Gentiloni di pagare il conto della NATO.
Da Repubblica del 24/4:
"Con il primo ministro italiano abbiamo scherzato: 'forza, dovete pagare, dovete pagare', gli ho detto. E pagherà". Al tentativo del giornalista di Ap di avere dettagli più concreti ("Glielo ha detto? Glielo ha detto nel vostro incontro privato?"), Trump ha glissato: "Finirà per pagare. Ma prima di me nessuno glielo aveva chiesto. Nessuno. Nessuno gli aveva chiesto di pagare. Questo è quello che intendo quando dico che la mia è un tipo di presidenza diversa dalle altre".
Trump che chiede all'Italia di pagare di più per le spese della NATO - e ci crede davvero - è la prova inconfutabile che le rotelle sono fuori posto.

Gentiloni può testimoniare.

ELEZIONI FRANCIA sorpresa Mélenchon

Scontato il risultato che manda al ballottaggio Macron (24%) - Le Pen (22%), la vera sorpresa del primo turno delle presidenziali francesi è l'affermazione di Jean Luc Mélenchon con quasi il 20% dei voti

Perchè i francesi voteranno Macron

 

Si vota per il primo turno delle presidenziali in Francia con quattro candidati in una forbice di 3-4 punti percentuali, ma in realtà l'esito è già scontato: sarà Emmanuele Macron il successore di Hollande, di cui è stato ministro dell'Economia prima di mettersi in proprio.

Nonostante gli attacchi terroristici, l'immigrazione incontrollata, la stagnazione economica e il malessere diffuso che attraversa tutti i paesi dell'Europa, i francesi sceglieranno il finto cambiamento rappresentato da Macron per riaffermare una scelta di continuità.

Il Fronte Nazionale di Marine Le Pen può arrivare al secondo turno ma non ha alcuna possibilità di battere un candidato su cui convergerebbero tutti gli altri, dalla destra moderata di Fillon ai socialisti di Hammon e anche una parte della sinistra di Mélenchon.
E' improbabile una rimonta di Fillon sia su Le Pen che su Macron, così come è impossibile l'impresa generosa di Mélenchon.

Macron è la continuità che rassicura tutti, in un paese impaurito e sfiduciato dal terrorismo, dalla crisi economica e dalla corruzione politica-affaristica. Ha gli amici che contano nell'establishment europeo, sia in Germania che nella BCE, per garantire ai francesi i tanti sussidi con cui vanno avanti da decenni.

La sua missione è tirare a campare, ma con giovialità.

Il giornalista Gabriele Del Grande sequestrato da Erdogan

#FreeGabriele

Il giornalista italiano Gabriele Del Grande è sequestrato dal 9 aprile nel carcere turco di Mugla.
Non si conoscono quali siano le accuse, nè quale siano le sue condizioni. I carcerieri non hanno permesso al console italiano di visitare il giornalista.
La famiglia di Gabriele e la stampa italiana hanno lanciato una grande mobilitazione per chiederne la liberazione immediata.
Il sequestro di Gabriele è la riprova del cinismo di Erdogan di cui ne pagano le conseguenze tutti coloro che mettono piede in Turchia, trasformata dal regime in una enorme prigione.

http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2017/04/18/news/parla-del-grande-da-stasera-sciopero-della-fame-1.15212367

 

 

 

Chi si prenderà la Corea del Nord?

Mentre Trump fa girare a vuoto la portaerei Vinson nel Pacifico, la Cina si prende prima la Corea del Nord e poi quella del Sud.

 

 

La logica del potere, sia militare che politico, ci dice che un piccolo stato, organizzato come una caserma, con a capo un pazzo, senza soldi o risorse e con tecnologie distruttive 1000 volte inferiori a quelle dei suoi nemici, non può che soccombere in uno scontro diretto.

E' quello che dovrebbe accadere da un giorno all'altro alla Corea del Nord di Kim Jong Un, non appena farà uno starnuto che possa somigliare ad un gesto di sfida alla "armada" internazionale che Trump e Xi Jinping hanno messo in campo contro di lui.

Ma il pazzo coreano ha il vantaggio che nessuno dei suoi nemici ha una strategia per il "dopo", che sia praticabile e conveniente per tutti, ovvero:
- l'attacco al regime di Pyongyang deve essere limitato in modo da colpire le basi militari e i laboratori dove si accumula l'uranio per le bombe, lasciando il pazzo al suo posto e sperando che si impaurisca per molti lunghi anni (poco probabile) oppure
- un attacco più vasto e distruttivo, con notevoli bombardamenti e "danni collaterali" civili per annichilire la popolazione e cercare di defenestrare il pazzo, lasciando però intatta la struttura di potere, cioè l'esercito e la nomenclatura di partito e sperando che ci sia qualcuno in grado di avviare una transizione di regime (molto probabile) oppure
- ipotesi estrema e dalle ripercussioni incontrollabili, avviare una guerra vera e propria, con distruzione di infrastrutture civili su larga scala, migliaia di vittime, missili in ogni direzione e con un'invasione finale che azzeri completamente il regime per sostituirlo con qualcosa di completamente diverso.

Ciascuna di queste tre ipotesi ha i suoi pro e contro, ma alla fine la domanda è la stessa: chi si avvantaggerà del post Kim Jong Un, cioè sotto quale sfera di influenza andrà a finire la Corea del Nord.

La risposta più ovvia indica nella Cina il vincitore di qualsiasi scenario immaginabile, come dire che Trump ci mette le bombe e Xi Jinping raccoglie i frutti. La Corea del Nord diventerebbe una provincia cinese, confinante con quella del Sud sulla quale potrà esercitare influenza e pressioni, nella prospettiva di una storica riunificazione che farebbe ricadere nell'orbita cinese l'intera penisola.
Con conseguenze imprevedibili anche sul vicino Giappone, al quale una Corea tutta "cinese" fa paura molto più dei missili di Kim Jong Un.
Nel breve termine la Cina ci guadagna anche nel caso di un attacco americano limitato, che lascia al suo posto il pazzo ma rende l'area geopolitica completamente instabile e bisognosa quindi di un autorevole intervento della diplomazia di Pechino.
L'opzione che Trump decida di non intervenire e lasciare ai cinesi il lavoro sporco di eliminare o arginare il pazzo è da escludere, perchè il presidente USA ha un bisogno disperato di sparare missili e bombe almeno quanto il dittatore coreano. La Cina aspetta di raccogliere i frutti.

L'unica variabile incontrollabile è il vento, in che direzione e con quale forza spingerà le nubi radioattive che si sprigioneranno dalla guerra di Corea. Andranno verso il Sud, oppure si dirigeranno verso il Giappone, all'opposto verso la Cina e forse la Russia e finanche la costa californiana.

PS: un amico mi fa notare che c'è anche una quarta possibilità che apre uno scenario da incubo mondiale. Una invasione della Corea del Nord da parte dell'esercito del Sud, ovviamente preceduta e favorita dai bombardamenti americani, che scatenerebbe la conseguente controinvasione dell'esercito cinese nel tentativo di riprendersi quello che è suo.

Altre due portaerei americane, oltre quella già annunciata, si stanno dirigendo verso la zona calda, dove dovrebbero iniziare "esercitazioni congiunte" tra USA e Corea del Sud. Esercitarsi a che cosa?