Renzi NON ripudia la GUERRA

Fosse stato per lui, anche l'articolo 11 della Costituzione sarebbe stato messo nel tritacarne della riforma costituzionale. L'anacronismo del ripudio della guerra come " ... strumento di risoluzione delle controversie internazionali" è del tutto evidente nel caos della Libia, dove la situazione da cinque anni a questa parte è un groviglio di "controversie" tra le quali la presenza dell'Isis è secondaria e utile a nascondere tutte le altre.


In mancanza di riforma della Costituzione, Renzi è costretto a ricorrere ai sotterfugi, arte in cui non è secondo a nessuno: l'Italia non perderà l'appuntamento della guerra libica e ci andrà con l'esercito mimetizzato dietro i 100 camici di infermiere e dottori, ciascuno dei quali avrà una dotazione iniziale di 2 parà a testa, con aerei, navi e droni pronti ad intervenire "per evacuare i feriti".


Lo scopo della missione è umanitario e di supporto all'esercito libico (quella parte che è stata messa in piedi da USA, Francia, Inghilterra e Italia sotto l'egida dell'ONU) nella lotta contro l'ISIS e quindi per una causa nobile, giusta e che non si configura come "controversia internazionale".
Era più di un anno che Renzi aspettava l'occasione, ma prima per un verso poi per l'altro (elezioni e referendum alle porte non si coniugano con atti militari, gli italiani si sa che sono troppo pupulisti-catto-pacifisti ) aveva sempre tentennato, pur consapevole che gli interessi petroliferi e geopolitici rischischiavano di vanificarsi e che il "governo" Serraj avrebbe distribuito gli affari solo sulla base di atti concreti.


Il timing dell'intervento italiano in Libia non poteva essere più sfortunato: da qualche settimana il problema vero del governo Serraj non è l'ISIS bensì le truppe del generale Khalifa Haftar che rappresenta una parte delle tribù emerse dopo la caduta di Gheddafi e quindi da un punto di vista tecnico è una parte in causa di una "controversia" internazionale che impedirebbe l'intervento militare italiano per effetto dell'articolo 11.


D'altra parte il governo Renzi è con le spalle al muro: o l'Italia si sbriga a decidersi e inventa qualche scusa oppure americani, inglesi e francesi saranno ben contenti di prendere il posto dell'ENI nella spartizione dei pozzi petroliferi.


A Renzi non fa difetto la furbizia ed ecco pronto lo sbarco di medici e infermiere nel pieno rispetto dell'articolo 11 e dell'Italia che ripudia la guerra; "obbligo morale, la Libia ci chiede aiuto" annuncia la ministra Pinotti; gli italiani saranno così beoti da non accorgersi di nulla.

il NAPALM di Renzi contro i CinqueStelle

Sono in macchina e ascolto il giornale radio della RAI, la prima notizia è sulla presunta (poi smentita) critica del Vaticano alla sindaca Raggi per "lo stato di abbandono di Roma". Provo un senso di fastidio, e mi accorgo che sono settimane ormai che la giunta cinquestelle della capitale è sotto i bombardamenti degli organi di stampa, con quelli dei gruppi Espresso, Caltagirone e RAI in prima fila.

Un fuoco incessante, a tappeto, da tutte le direzioni e su ogni cosa che abbia le sembianze pentastellate; televisione, carta stampata, radio, web, tutti sparano all'unisono.
Mi vengono in mente immagini catastrofiche e in particolare i metodi di guerra dell'esercito USA in Vietnam, immortalati in Apocalypse Now: il bombardamento al napalm dei villaggi vietnamiti, per stanare e annientare i vietcong.
Renzi ha lanciato l'ordine di bombardare con tutto quello che c'è di disponibile, senza tregua; i "grillini", e chi li ha votati, devono ricordarsi per sempre della "lezione" ricevuta. Il potere è una cosa seria, non può essere messo nelle mani di chi lo attacca e lo nega, e i cinquestelle si meritano di ricevere il trattamento particolare, i guai se li sono andati a cercare da soli, Renzi non deve fare altro che finire il lavoro che i grillini stessi hanno iniziato ...
Avendo votato per la Raggi alle ultime elezioni, dopo aver votato Marino alle precedenti e Veltroni ecc ecc, ho qualche dubbio sul metodo che Renzi sta utilizzando per distruggere l'immagine del M5S: un conto è la guerra, con i suoi cinismi e violenze ma anche le sue regole, altro è scatenare la distruzione di massa incontrollata. Per essere chiari: se lo scopo fosse quello di convincere quanti hanno votato la Raggi a ravvedersi e in futuro cambiare opinione, sarebbe lecito e comprensibile.
Ma se invece si utilizzano sistemi e argomenti che fanno terra bruciata dell'intelligenza dei cittadini il risultato non sarà altro che l'allontanamento dalla partecipazione politica, l'astensione forzata, il disinteresse.

Renzi ha innovato la lotta politica con il famoso "Enrico stai sereno" mentre pugnalava Letta alle spalle, e ora sta superando se stesso con l'apocalisse di napalm mediatico mentre dice: "Non attacchiamo Virginia Raggi: rispettiamo il voto dei cittadini di Roma, facciamo vedere che siamo diversi da chi pensa che la politica sia guerra nel fango. Che abbiamo uno stile."
Peccato che si era dimenticato di avvisare le truppe di Giorgio Napolitano e Carlo De Benedetti. Ormai le bombe sono state sganciate.

Omicidio Regeni e la mezza verità da far accettare ai genitori

AGGIORNAMENTO: 

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla partenza degli inquirenti egiziani che già si scopre come i tabulati telefonici siano stati manipolati e cancellati di alcuni SMS scambiati da Giulio poco prima di essere sequestrato.

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La verità sulle spaventose torture subite da Giulio Regeni e sulla sua morte è ancora lontana, anche dopo il recente incontro tra il magistrato egiziano e quello italiano che si occupa del caso.
L'unico elemento di "novità" è dato dall'ammissione degli inquirenti egiziani che Giulio sarebbe stato indagato e pedinato per alcuni giorni dalla polizia del Cairo sulla base di una segnalazione - denuncia fatta dal capo del sindacato degli ambulanti, con il quale il giovane ricercatore aveva avuto contatti e contrasti per una presunta promessa di soldi in cambio di informazioni al lavoro di ricerca sui sindacati in Egitto.

L'indagine della polizia egiziana sarebbe durata tre giorni e poi sospesa per mancanza di fatti sostanziali e quindi non ha alcun collegamento con l'uccisione del giovane.

Questa notizia - che dal punto di vista delle indagini è priva di utilità - è invece molto importante nella costruzione di una "mezza verità" che possa accontentare sia l'apparato di regime di Al Sisi sia la parte italiana, il governo, la famiglia di Giulio e il vasto movimento che si è creato attorno alla richiesta di "VERITA' PER GIULIO REGENI".

Si cerca in tal modo di aprire una pista in cui incanalare l'indagine verso soggetti collegati al sindacato degli ambulanti, che notoriamente è una struttura infiltrata dagli apparati di sicurezza interna che li usano come "telecamere viventi" e capillari per scopi repressivi, che possa far intuire senza però ammettere che pezzi impazziti dei servizi abbiano rapito e ucciso Giulio per motivi personali.

Si ritorna in pratica a 7 mesi fa, quando dopo il ritrovamento del corpo di Giulio iniziarono i depistaggi con la costruzione di indizi incredibilmente inverosimili che portarono all'uccisione di cinque egiziani presunti rapitori, che poi si scoprì erano estranei e vittime sacrificali nel tentativo di costruire una "verità" di comodo.

Quello che stupisce, anzi preoccupa, è che questa volta sia la magistratura ma soprattutto i politici italiani abbiano espresso "cauto ottimismo" di fronte alla disponibilità degli egiziani, i quali hanno aggiunto di voler incontrare i genitori di Giulio per esprimere il loro cordoglio.

Leggendo tra le righe, se ne deduce che :
1) La verità vera non potrà mai essere accertata, perchè chiama in causa direttamente Al Sisi e i suoi aguzzini più in vista;
2) Le relazioni diplomatiche e di affari tra Italia ed Egitto (ENI, aerei militari, infrastrutture, presenza in Libia, ecc) impongono di trovare una soluzione rapida e accettabile per entrambi;
3) L'ostacolo principale alla soluzione di compromesso è rappresentato dalla famiglia di Giulio e dal movimento di opinione che pretende una "verità vera" sulla terribile morte del giovane.
4) Le prove utili a costruire la "mezza verità" non sono quelle raccolte dalle autorità egiziane, bensì quelle richieste dagli inquirenti italiani (tabulati telefonici e videoregistrazioni).

Solo quando tutti questi elementi saranno combinati e incastrati l'uno con l'altro, non importa se la verità sarà parziale, si potrà chiudere il caso Regeni, con grande soddisfazione di Renzi e di Al Sisi. 

L'importante ora è accreditare l'immagine di un Egitto che "finalmente collabora" alla ricerca della verità, perchè questo consente agli affari(sti) di rimettersi subito in moto, prima ancora che l'inchiesta sia conclusa.

Gli ostacoli che riguardano solo i rispettivi governi sono già superati o superabili: a bloccare tutto resta l'ostinata volontà dei genitori e di quanti non si accontentano delle bugie di Stato.

 

AGGIORNAMENTO: 

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla partenza degli inquirenti egiziani che già si scopre come i tabulati telefonici siano stati manipolati e cancellati di alcuni SMS scambiati da Giulio poco prima di essere sequestrato.

 

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-trattativa-sulla-versione-ufficiale

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-Anonimo-rilancia-laccusa-ai-servizi-segreti-mentre-lENI-annuncia-aver-trovato-altro-gas-in-Egitto

https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni

I 5 STELLE ricominciano da DI PIETRO

In crisi profonda di credibilità per il caos creato dalla giunta Raggi a Roma, il Movimento 5 Stelle prova a risuscitarsi con l'ausilio di Antonio Di Pietro, simbolo della stagione di Mani Pulite che diede inizio alla crisi del sistema dei partiti della Prima Repubblica.

Due storie "populiste" e antipartitiche, nate e cresciute (la prima anche avvizzita) in contesti ed epoche che sembrano distanti anni luce e ora si uniscono, riusciranno a far recuperare i consensi a poche settimane dal voto referendario e a rimettere in carreggiata la corsa dei 5 Stelle?

Non è detto, ma Grillo e Di Pietro hanno il dovere di provarci.

 

 

BAYER compra MONSANTO con i soldi di DRAGHI

Monsanto è la famigerata azienda americana che manipola e impone semi OGM in tutto il mondo; Bayer è il colosso tedesco che condisce con i suoi concimi e pesticidi le piante nate dai semi Monsanto. Entrambi sono attivi nel diffondere il cancerogeno "manontroppo" glifosato (diserbante).

I tedeschi pensano di chiudere il cerchio comprandosi l'azienda americana con più di 60 miliardi: sembrerebbe  un'operazione di tipica finanza industriale, come tante in tutti i paesi ed epoche, ma invece ...

 

 

Ma l'acquisto di Monsanto da parte di Bayer passerà alla storia per una importante novità: i soldi della transazione verranno forniti da una banca centrale, anziché dal mercato finanziario, e precisamente saranno sborsati dalla BCE di Mario Draghi grazie al suo QE, il programma di acquisto di titoli pubblici esteso anche alle obbligazioni di aziende di grandi dimensioni, come per l'appunto la Bayer.

Nel mondo finanziario di una volta le acquisizioni di aziende si facevano utilizzando i mezzi tradizionali del mercato: pochi o niente contanti, scambio di azioni proprie (magari facendole manipolare da qualche analista), prestiti da parte di banche d'affari internazionali (che lucravano sia sui prestiti che sulla consulenza e collocamento).

Ora c'è un sistema molto più semplice e vantaggioso: la Bayer farà un'emissione di obbligazioni con rendimento reale negativo (cioè i creditori dovranno dare soldi al debitore-Bayer anziché il contrario) che saranno vendute alla BCE e con il ricavato saranno pagati gli azionisti di Monsanto.

Se fossi un azionista dell'azienda americana non mi accontenterei dei miserabili  65 miliardi offerti dai tedeschi e chiederei a Draghi di stampare un po' più di soldi, tanto non costa nulla.

E inoltre, se qualcuno dell'antitrust europea o americana provasse a mettere in dubbio l'operazione per motivi di eccessiva concentrazione, monopolio o posizioni dominanti, si potrebbe chiedere a Draghi di parlare con i suoi amici di Bruxelles - ad esempio Junker - per fargli capire che le sorti dell'Europa, dell'euro e del benessere mondiale non possono piegarsi alle vecchie logiche del vecchio capitalismo. Ora c'è il dio QE che decide e domina nel mondo messo sottosopra dai banchieri

Si chiama Eddie Chu il nuovo incubo di Xi Jinping

Eddie Chu Hoi-dick ambientalista e difensore dei diritti dei piccoli contadini contro lo strapotere dei palazzinari di regime, ha vinto le elezioni di Hong Kong, nonostante i meccanismi farraginosi, le divisioni nello schieramento di opposizione, la censura e la manipolazione dei mass media schierati ovviamente a favore dei candidati di Xi Jinping.
Eddie Chu ha avuto il maggior numero di preferenze (oltre 80.000) tra gli aventi diritto al voto. https://www.hongkongfp.com/2016/09/05/kicking-the-hornets-nest-king-of-votes-eddie-chu-to-tackle-rural-gentry-but-expects-political-violence/

Ma chi è Eddie Chu e quali sfide si prospettano per Hong Kong e il sistema cinese ?

 

https://www.hongkongfp.com/2016/09/05/kicking-the-hornets-nest-king-of-votes-eddie-chu-to-tackle-rural-gentry-but-expects-political-violence/

 Quando ha saputo del successo elettorale, Eddie Chu ha avuto un momento di forte emozione e tra le lacrime ha ringraziato la famiglia e quanti lo hanno sostenuto nella campagna elettorale.

“The result shows that Hong Kong people believe we need a paradigm shift in the democratic movement,” the 38-year-old ­independent candidate said. “We should no longer strictly follow the Basic Law.”

 

Anche Nathan Law Kwun-chung,  rappresentante di Demosisto, il partito nato dal movimento studentesco che aveva promosso la Rivoluzione degli Ombrelli, è stato eletto nel nuovo consiglio di Hong Kong

La stagione di #OccupyCentral Hong Kong ha iniziato a dare i suoi frutti.

 

La reazione ufficiale del Partito Comunista Cinese, impegnato a glorificare l'immagine del capo nel G20 che si tiene proprio in Cina, è stata affidata ad una breve news dell'agenzia Xinhua che, senza dare i risultati della votazione, ha lanciato un "avvertimento" a coloro che chiedono indipendenza per Hong Kong:

BEIJING, Sept. 5 (Xinhua) -- The mainland underscored its "resolute opposition" against any form of "Hong Kong independence" activities inside or outside of the special administrative region's (SAR) Legislative Council (LegCo), according to an official statement on Monday.

The statement, issued by the Hong Kong and Macao Affairs Office of the State Council, noted that certain organizations and candidates were publicly advocating for "Hong Kong independence," capitalizing on the exposure afforded to them because of the election for the sixth-term LegCo of the Hong Kong SAR.

The statement reiterated that "Hong Kong independence" was against the Constitution of China, the Basic Law and relevant laws of the Hong Kong SAR, that it was a threat to China's sovereignty and security, damaged the prosperity and stability of Hong Kong, and was counter to the fundamental interests of Hong Kong citizens.

"We firmly support the Hong Kong SAR government to mete out penalties according to law," the statement said.

The election for the sixth-term LegCo of the Hong Kong SAR was held on Sunday.

The elected members are expected to fulfill their duties according to the Basic Law and relevant laws of Hong Kong, and to implement the "one country, two systems" principle, in an effort to protect the prosperity and stability of Hong Kong, according to the statement.

 

Merkel addio alla GROSSE KOALITION

Il voto regionale nel Meclemburgo-Pomerania segna il tracollo dei partiti tradizionali e il successo degli anti-euro di destra del AfD. Perdono i socialdemocratici (-5%, anche se restano il primo partito non hanno più il sostegno dei Verdi e di Linke) e la CDU di Angela Merkel (-4%, sorpassati dal AfD), i Verdi non superano la soglia e non hanno seggi, come i neonazisti), la sinistra Linke perde il 5,5%.

E' una campana, anzi un campanile, d'allarme per il governo centrale, per la Grosse Koalition e per il modello di governo europeo.

 

Tutti i partiti, di ogni collocazione, sono stati "puniti" dagli elettori.

Ma sarebbe riduttivo e sbagliato pensare che l'avanzata di AfD sia solo il frutto delle paure suscitate dai "migranti" e dal terrorismo islamico che serpeggiano in tutti gli strati sociali.

Ci sono almeno altre due ragioni che spingono molti elettori tradizionali di centro e di sinistra verso il cosiddetto "populismo".

1) La politica economica tedesca viene vista come succube della BCE e causa  malumori e ansie tra i pensionati e i piccoli risparmiatori, penalizzati dai tassi negativi e dal "sequestro" dei risparmi.

2) L'esito del referendum sulla BREXIT ha fatto crescere la sensazione che è possibile sconfiggere l'ineluttabile "gabbia" imposta dalla tecnocrazia, dando argomenti e slancio a quanti sostengono i temi dell'identità nazionale (non solo in chiave reazionaria) prima di quella europea.

Non basterà quindi al Cancelliere tedesco annunciare qualche ripiegamento sulle politiche dell'accoglienza dei migranti per riprendersi i voti ceduti a AfD, ma dovrà agire a tutto tondo per riaffermare  i valori tradizionali dei conservatori in vista delle elezioni politiche genearali del 2017.

La Grande Coalizione con l'SPD, ponte strategico verso Bruxelles e la BCE di Draghi sarà la prima vittima del tentativo di riscossa della Merkel.

 

 

Cosa c'era nelle email cancellate di HILLARY CLINTON

Hillary Clinton candidata alle presidenziali USA 2016 per il Partito Democratico è nella morsa di due "storie" parallele che rischiano di incrociarsi e compromettere una già incerta campagna elettorale contro "pazzo scatenato" Donald Trump.

 

 

La prima storia riguarda le 30.000 email scambiate su un server privato di posta elettronica quando era Segretario di Stato per conto di Obama, "leggerezza" non consentita dalle norme a cui devono attenersi i personaggi governativi per ovvi motivi di sicurezza, tanto più per chi rappresenta la politica estera degli USA. Le email furono cancellate dai computer poco prima che l'FBI aprisse un'inchiesta e solo una metà è stata recuperata, secretata e oggetto di illazioni. Il capo del FBI, nel riferire sulla parte di email acquisite, definì il comportamento della Clinton "non illegale" ma "molto negligente".

L'altra metà, forse più compromettente, sarebbe finita nelle mani degli hacker russi che a loro volta l'avrebbero girata ai servizi segreti di Putin e a Wikileaks di Assange il quale ha dichiarato pochi giorni fa di essere in possesso di migliaia di pagine "interessanti", lasciando intendere che il contenuto delle email cancellate e recuperate potrebbe essere diffuso a poche settimane dal voto di novembre, nel vivo della battaglia elettorale. Assange ha spiegato come Wikileaks sia in possesso di "migliaia di pagine di materiale. Non voglio svelare troppo, ma si tratta di documenti di diverso genere, da istituzioni di diverso tipo associate con la campagna elettorale, alcuni rappresentano un punto di vista inaspettato, alcuni sono piuttosto interessanti, alcuni persino divertenti".


La seconda storia riguarda le ricche donazioni che sarebbero affluite alla Clinton Foundation (l'opera caritatevole della famiglia Clinton già al centro di polemiche per sospette attività di evasione fiscale tipo Panama Papers) proprio negli anni in cui Hillary era Segretario di Stato.
L'indagine giornalistica della Associated Press - Many donors to Clinton Foundation met with her at State - è stata resa nota il 23 agosto e contiene alcuni dati incontrovertibili:

More than half the people outside the government who met with Hillary Clinton while she was secretary of state gave money — either personally or through companies or groups — to the Clinton Foundation. It's an extraordinary proportion indicating her possible ethics challenges if elected president.
At least 85 of 154 people from private interests who met or had phone conversations scheduled with Clinton while she led the State Department donated to her family charity or pledged commitments to its international programs, according to a review of State Department calendars released so far to The Associated Press. Combined, the 85 donors contributed as much as $156 million. At least 40 donated more than $100,000 each, and 20 gave more than $1 million.
...
The meetings between the Democratic presidential nominee and foundation donors do not appear to violate legal agreements Clinton and former president Bill Clinton signed before she joined the State Department in 2009. But the frequency of the overlaps shows the intermingling of access and donations, and fuels perceptions that giving the foundation money was a price of admission for face time with Clinton. Her calendars and emails released as recently as this week describe scores of contacts she and her top aides had with foundation donors.

http://bigstory.ap.org/article/82df550e1ec646098b434f7d5771f625/many-donors-clinton-foundation-met-her-state

 

Le due storie parallele potrebbero ora intersecarsi, perché dalle email cancellate e in possesso di Wikileaks usciranno fuori altri e più "interessanti" particolari riguardanti i "favori" che la Hillary, nella sua carica di rappresentante degli Stati Uniti, elargiva in cambio di "donazioni" alla Clinton Foundation.

Questo spiega perché la futura Presidente degli USA abbia utilizzato un server di posta elettronica privato anziché quello ufficiale del Dipartimento di Stato.
Non sarebbe stata una frivola leggerezza ma una scelta deliberata per occultare gli affari e gli interessi personali durante il periodo di incarico pubblico.

La trappola del TERREMOTO

Dopo il terremoto 6.0 che ha distrutto Amatrice e i borghi vicini - quasi 300 morti - mi hanno colpito le parole del sindaco de L'Aquila Massimo Cialente che in televisione ha espresso un ragionamento identico a quello che mi era venuto in mente subito dopo il tragico evento: come è possibile che in Italia venga imposta per legge la revisione certificata di un'automobile (con multe e sequestri ai trasgressori) ogni due anni, mentre nulla o quasi è richiesto per un edificio privato o pubblico in aree classificate ad alto rischio sismico ?

Le risposte a questa banale domanda possono essere delle più svariate, ma tutte chiamano in causa una responsabilità sia pubblica che privata che, al netto delle considerazioni sulla corruzione e avidità umana, portano alla premessa di ogni ragionamento sulla prevenzione dai rischi: quale sia e come si forma la "percezione" del rischio effettivo di un terremoto, il calcolo "inconscio" delle probabilità di accadimento nel luogo e nel momento in cui si vive, il "costo" che si è effettivamente disposti a pagare per evitare le conseguenze del rischio, e quindi le azioni pubbliche e private da intraprendere per attuare le scelte di prevenzione (o la motivazione delle "non scelte").



Amatrice è un borgo amato e vissuto da centinaia di migliaia di romani come fosse un loro quartiere storico - Trastevere o Garbatella - e non solo per i bucatini omonimi. Migliaia di famiglie della capitale hanno vissuto nel borgo reatino come nel cortile della propria casa, ma questo affetto, costruito anche nel corso di generazioni, non ha impedito che nessuno o quasi si allarmasse più di tanto negli ultimi 20 anni dopo i terremoti dell'Umbria, dell'Emilia e soprattutto dell'Aquila. Il rischio di un terremoto che potesse uccidere e distruggere avrebbe dovuto mobilitare ogni risorsa affettiva ed economica per prevenirlo a qualunque costo.


"La logica dell'incerto riguarda le regole che dovremmo seguire per ragionare e agire in tutte quelle situazioni in cui l'incompletezza delle informazioni a nostra disposizione non ci consentono una predizione certa del futuro. Dunque, essa riguarda la maggior parte dei problemi che incontriamo sia nella vita quotidiana che nella pratica scientifica ..." (prefazione a "La logica dell'incerto" di Bruno de Finetti - 1989).


Il terremoto de L'Aquila, che dista 50 chilometri da Amatrice, del 2009 faceva forse ritenere a molti che l'evento non si sarebbe potuto ripetere prima di qualche centinaio di anni.
E poi ad Amatrice il 70% delle case era abitato solo per brevi periodi dell'anno, per le vacanze o i week end, e questo inconsapevolmente riduce la percezione del rischio, e spiega in parte la mancata preoccupazione del singolo, mentre non può giustificare l'irresponsabilità di chi amministra o di chi è chiamato a ristrutturare una scuola, un ospedale o una chiesa, tutti luoghi in cui si concentrano decine di persone in poco spazio.


E qui arrivo alla risposta della domanda di Cialente: le colpe sono del legislatore, che mi impone per legge la revisione dell'auto (per prevenire un rischio di malfunzionamenti che può causare incidenti e danni) ma non costringe nessuno a mettere in sicurezza la propria casa costruita in una zona ad alto rischio sismico.


In assenza di obblighi di legge per le vecchie costruzioni, il singolo cittadino è costretto a fare una valutazione e a prendere una decisione individuale: la certezza di spendere molto di tasca propria, magari per una casa che si utilizza solo per vacanza, oppure aspettare ... e correre il rischio (incerto). E se poi l'esempio dell'amministrazione pubblica è quello offerto dall'ennesimo scandalo di una scuola di Amatrice crollata dopo una ristrutturazione di 4 anni fa ...


E' la trappola - logica - del terremoto che quando arriva purtroppo fa piazza pulita di ogni dubbio e ritardo. La logica dell'incerto ci insegna che anche nel Giappone avanguardia antisismica si può perdere la scommessa contro un terremoto-tsunami 9.0, ma è l'estremo che conferma la regola: quanto si è disposti a "pagare" per vincere i rischi ? 

Quali e quanti dei sindaci dei paesi devastati dal terremoto del 24 agosto sono stati eletti per aver messo al primo posto del programma l'obbiettivo della prevenzione antisismica? e come hanno speso e controllato quel poco che si è fatto ?


Le denunce e il dibattito dopo l'ultimo disastro fanno intravedere che forse questa volta si potrebbe cambiare davvero, ma perchè questo accada non si può sperare nella pioggia di miliardi promessi dal governo.
Far nascere in chi vive nei luoghi a rischio, dal Nord all'estremo Sud, la consapevolezza della necessità di mettere al sicuro la propria casa e la propria vita a qualsiasi costo è il primo vero atto di prevenzione.

Il TERREMOTO in Italia come una roulette russa

Centinaia di morti - 250 al mattino del 25 agosto - e dispersi sotto le macerie dei borghi storici di Amatrice, Accumoli, Arquata, Pescara del Tronto: sono le vittime di un terremoto violento, che nell'Italia centro-meridionale è un evento statisticamente frequente. Eppure ...

 

Eppure, nonostante la consapevolezza del rischio, nonostante il progresso delle tecnologie di manutenzione anti-sismica, le popolazioni e le amministrazioni pubbliche dei territori coinvolti continuano a considerare i terremoti come eventi improbabili e la bilancia tra i rischi catastrofici e i costi elevati di ristrutturazione edilizia continua a pendere, più o meno consapevolmente, per i primi.

 "Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave, - dichiara Enzo Boschi - "eppure l'area colpita oggi dal grave sisma è una zona in cui la Terra si sta come 'lacerando', un'area che è nota per essere ad alto rischio sismico" (La Repubblica, 25/8/2016)

 

Oggi è il momento della solidarietà e del dolore, sperando però che domani arrivi quello della responsabilità e della decisione.

Per non continuare a sfidare i terremoti, come se fossero una "roulette russa".

 

Aggiornamento 26/08/2016:

Da L'Espresso

Giuseppe Zamberletti: “Gli italiani vivono i terremoti come una roulette russa”