Perché alla Grecia conviene uscire dall’euro e rimanere in Europa

 https://www.economicvoice.com/elgin-marbles-targeted-in-greek-solidarity-protest-in-british-museum/   A poche ore dal referendum di domenica si moltiplicano le pressioni, gli appelli e i colpi bassi per “convincere” i greci. Si prospettano giorni drammatici per la gente, e molti ancora ce ne saranno, sia se vinceranno i No – perché la Troika non accetterà il verdetto - sia se prevarranno i SI, perché Syriza subirà una rottura difficile da risolvere in tempi brevi. Un primo effetto importante il referendum lo ha già prodotto: il tavolo della discussione è stato sgombrato dalle ipocrisie ed astuzie dei mesi scorsi, portando il centro dell’attenzione sul taglio del debito complessivo (quanto e come) e su quanto “prestare” (nuovi crediti) per i prossimi due anni. IL FMI ha fatto una proposta di almeno 50 miliardi di euro freschi per far sopravvivere la Grecia dentro l’eurozona. il governo greco chiede in aggiunta almeno il 30% di haircut. Se queste proposte fossero state esplicitate qualche mese fa, si sarebbe risparmiato tempo, denaro e sofferenze per i greci. Anche Tsipras ha la sua parte di responsabilità nel non avere posto prima, subito e in modo trasparente sia la discriminante della cancellazione del debito (quando lo ha fatto ha evocato l’esempio della Germania post bellica e quindi si è dato la zappa sui piedi) che l’ipotesi del referendum. A marzo l'esito del referendum non sarebbe stato ricattato con le scene della banche chiuse e dei pensionati svenuti, perché c'erano più soldi in cassa. Ora sembra che tutti siano d’accordo - tranne la Merkel -che DOPO il 5 luglio si parlerà solo di quanto alleggerire il debito, e si potrà trovare rapidamente un compromesso. Anche la speculazione internazionale spinge per questo sbocco. Ma in realtà si prospetta un’altra finta soluzione, come nel 2010 e 2012, che rinvia di due anni ciò che è evidente già ora: la Grecia, allo stato attuale delle cose, se vuole risollevarsi NON deve rimanere nella trappola dell’euro, il taglio del debito poteva bastare 3 anni fa, ora è un palliativo. La Grecia non ha bisogno di altri sussidi gratuiti, bensì di ritrovare un percorso economico che possa davvero darle rapidamente le gambe per camminare con dignità e sicurezza. Questa possibilità può essere trovata solo attraverso una forte competizione con i paesi che le fanno concorrenza negli stessi segmenti di mercato (prodotti e servizi). La Turchia ad esempio ha notevolmente svalutato la sua moneta negli ultimi mesi: per un turista tedesco diventa più conveniente andare in vacanza sulla costa turca anziché su quella dei dirimpettai greci. La Grecia è circondata, sia geograficamente che economicamente, da paesi che non hanno vincoli, costo del lavoro, tassazione, che possono svalutare per rendere competitive merci e servizi. Perché un’azienda dovrebbe investire in Grecia, quando al confine ovest ci sono la Macedonia o l’Albania e ad est c’è la Turchia ? senza tener conto di Bulgaria ecc. Qualcuno ha fatto notare come il salvataggio dell’Irlanda abbia avuto un esito positivo (sia sul piano finanziario che economico), a differenza di quello greco, pur applicando le regole di "austerity". Il motivo sta nel fatto che l’Irlanda ha mantenuto l’impalcatura della propria fiscalità (come sostituto del controllo della moneta) senza cedere alle pressioni della Troika, facendo concorrenza alla vicina Gran Bretagna grazie al deprezzamento dell'euro contro la sterlina. Sovvenzionare la Grecia con altre decine di miliardi, in aggiunta al taglio dei 300 miliardi di prestiti già concessi, senza però ridarle i margini e la responsabilità delle proprie azioni, significa mantenerla in uno stato claudicante e mendicante ancora per i prossimi anni, aggravando la rabbia sociale già ora elevata. Significa inoltre gettare le basi per far si che alle prossime elezioni, tra due o tre anni, vada al potere Alba Dorata facendo rimpiangere “l’estremismo” di Tsipras. La Grecia deve uscire dall’euro, senza uscire dall’Unione, se vuole davvero iniziare a risolvere i suoi problemi economici, ritrovare la serenità e la dignità di popolo. Lungo questo percorso dovrebbe mantenere vivi i legami culturali e di solidarietà con il resto dei paesi europei, per non essere risucchiata dalla sponda mediorientale o da quella russa. Questa opzione le sarà negata dalla Troika, che da 5 anni preferisce scelte miopi, dispendiose e non condivise pur di non infrangere il totem della moneta unica sul quale è stato costruito l’attuale modello di Europa, e dal sistema zombiebancario aggrappato al metadone della BCE. Se non verrà attivata l'opzione "uscita dall'euro", qualsiasi esito del referendum sarà ininfluente e inutilizzabile per risolvere i veri problemi, perché tutti, compreso Tsipras, già ora sperano che sia il punto finale della tormentata crisi, anziché il punto di inizio della possibile soluzione e della riscossa greca. In ogni caso spero che vinca il NO. PostScriptum: se volete sapere la verità su ciò che pensa la Troika dovete ringraziare la NSA (che spia) e Wikileaks (che pubblica).     

L'Europa è in DEFAULT

La Grecia è in DEFAULT - 3 Precedenti puntate https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT-2    Juncker ha deciso di scendere in campo nel referendum greco. Lo ha fatto a modo suo, con lo stile che già in passato gli è stato riconosciuto dalla stampa internazionale, quando ebbe a dire "when it's serious you have to lie". L'Europa dei 18 (19 - 1) si è divisa i compiti e i ruoli, tra chi fa la voce dura e minaccia ritorsioni contro la Grecia, e chi lascia le porte aperte a ulteriori trattative dopo il referendum ( a maggior ragione se vincerà il SI al memorandum del 25 giugno). La Germania è incerta tra chi più o meno esplicitamente vorrebbe che prevalesse il NO (una quasi maggioranza trasversale) e chi preferisce il Si solo per convenienza, per le centinaia di miliardi di euro di crediti che rischiano di andare in fumo e che potrebbero avere qualche ripercussione anche sulle banche tedesche (la Deutsche Bank in prima fila). La Merkel, per non sbagliarsi, pacatamente drammatizza i toni, dichiarando di non voler influenzare il voto di domenica, purchè gli elettori sappiano che si sceglie tra stare dentro o fuori l'Europa, e che se l'euro fallisce anche l'Europa va in default. Renzi e Padoan, per quello che contano, hanno fatto sapere che l'esposizione diretta al rischio Grecia è di 36 miliardi, come a dire: "italiani, se avete qualche amico greco convincetelo a votare Sì, altrimenti ce li rimettete voi ...". Ci aspetteremmo altrettanta trasparenza sui derivati sottoscritti dall'amico goldman. Intanto il Portogallo viene indicato come il primo tra i paesi papabili a seguire la via della Grecia: i titoli di stato portoghesi sono venduti a valanga nonostante l'intervento della BCE.   Mancano 5 giorni al referendum, ed è ancora possibile leggere qualche opinione sensata, come quella di Joseph Stiglitz http://www.project-syndicate.org/commentary/greece-referendum-troika-eurozone-by-joseph-e--stiglitz-2015-06 Nel frattempo anche Portorico ha dichiarato default su una tranche del proprio debito di circa 70 miliardi di dollari, ma nessuno gli ha dato un gran peso (sbagliando, perché è sintomo di un fenomeno che si allargherà ben presto a macchia d'olio) 

La TROIKA proclama il divieto di voto, nega il referendum ai Greci, invoca il CAOS

La reazione della Troika  - sotto le sembianze del "Eurogruppo" - al referendum chiesto da Tsipras è stata violenta e coerente: la Grecia non può votare e decidere sulle condizioni poste per il suo "salvataggio", deve accettarle oppure uscire. L'Europa dei tecnocrati non eletti non può permettere che vengano messi in discussione i principii e il metodo finora imposto. Meglio correre il rischio di un default finanziario (Draghi stamperà più soldi) piuttosto che quello di un default della propria autorità. Ma la risposta dell'Eurogruppo al referendum greco è un boomerang che avrà ripercussioni enormi sui precari equilibri della costruzione europea. Da lunedì prossimo le banche greche smetteranno di erogare euro ? e la Troika quando smetterà di ricattare la democrazia ?    

Bravo TSIPRAS, l'hai fatta grossa, hai riportato la GRECIA al centro della civiltà, o almeno ci hai provato

  Un referendum tra sette giorni per decidere il destino della Grecia e dell'Europa. La scelta di Tsipras non è un azzardo né una mossa disperata: è il punto di arrivo e di ripartenza di una crisi della democrazia e della politica, prima ancora che dell'economia. Il referendum, per quanto drammatizzato e affrettato, (ma sono mesi che se ne discute !) restituisce l'onere e la dignità della democrazia alle piazze in cui è nata e di cui l'Europa dei politicanti e tecnocrati se ne ricorda solo nei musei. Non so se Tsipras abbia calcolato tutti gli effetti della sua decisione -  non credo - ma sono sicuro che se ne parlerà a lungo, non solo per gli effetti "economici". Il referendum in Scozia, il referendum in Irlanda e ora quello in Grecia: la straordinaria compressione dei diritti e delle voci causata dall'infinita emergenza finanziaria inizia a rivoltarsi contro il ceto tecnocratico e il modello di Europa dei banchieri. Comunque vada il referendum in Grecia, di cui ancora non si conosce il quesito, bravo Tsipras, grazie Syriza, per aver rimesso al centro la democrazia.

TUNISIA, una strage che non poteva accadere

  Una tragica coincidenza ha fatto sì che le rassicuranti dichiarazioni del ministro della Difesa tunisino riportate dalla stampa la mattina del 26 giugno, fossero smentite nel pomeriggio da un attacco terroristico sulla spiaggia di Sousse con 28 morti. L'escalation terroristica ha coinvolto anche la Francia, con una macabra decapitazione e l'esplosione di una fabbrica, e il Kuwait con una strage nella Moschea dell'Imam Sadiq dove sono morti 25 sciiti durante la preghiera del venerdì. La simbologia e la sincronia dei tre attentati è inequivocabile.  

LAUDATO SI', quello che la politica non sa dire

http://kids.britannica.com/comptons/art-109541/Garbage-completely-covers-the-surface-of-this-river-in-Jakarta  Jurnasyanto Sukarno—epa/Corbis   Alcuni dei passaggi dell'enciclica di Papa Francesco potrebbero essere facilmente copiati ed inseriti in un programma politico elettorale. Quanti voti prenderebbe quel partito che si presentasse con un simile manifesto contro "Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione" e a favore di "una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti." ? La risposta è scontata.Il testo del capitolo più "radicale" dell'enciclica.  https://www.menoopiu.it/page/LAUDATO-SI            

Chi riempie i bancomat delle banche greche ?

http://greece.greekreporter.com/2015/06/19/greece-syriza-as-diogenes-the-cynic/  Lunghe file di greci per prelevare al bancomat o agli sportelli delle banche, in attesa del lunedì fatidico che dovrà porre fine (per qualche mese) alla farsatragedia. Miliardi di euro prelevati dalle banche e finiti sotto i materassi (o nelle banche svizzere), ma da dove vengono tecnicamente ? Chi sta finanziando le banche zombielleniche, consentendogli di erogare euro che non hanno? Il trucco sta in ELA – Emergency Liquidity Assistance – una delle trovate della BCE per stampare soldi. Grazie ad ELA la BCE autorizza/rifornisce la Banca nazionale greca, che a sua volta presta il denaro ai singoli istituti di credito.  ELA prevede che il rischio di insolvenza del finanziamento è a carico della banca nazionale e non della BCE, la quale si limita ad autorizzare l'operazione se sono soddisfatti i requisiti previsti, tra i quali la solvibilità dei prenditori. Se si va a vedere il bilancio dichiarato dalla Banca Nazionale Greca, si scopre il trucco: OFF-BALANCE-SHEET ITEMS april 2015 1. Greek government securities relating to the management of the "Common capital of legal entities in public law and social security funds" according to Law 2469/97 : 26,844,705,275 2. Greek government securities and other debt securities relating to the management and custody of assets of public entities, social security funds and private agents : 5,336,662,861 3. Assets eligible as collateral for Eurosystem monetary policy operations and intraday credit: 40,023,309,209 4. Assets accepted by the Bank of Greece as eligible collateral for emergency liquidity assistance to credit institutions : 145,092,790,656 5. Other off-balance-sheet items : 30,705,625,241 TOTAL OFF - BALANCE - SHEET ITEMS : 248,003,093,242 Si tratta di scritture fuori bilancio per un totale di quasi 250 miliardi di cui 145 – voce 4 – sono gli asset ELA, cioè titoli accettati dalla BNG, presentati dalle banche greche e valutati eligibili. A gennaio 2015 la voce 4 (ELA) era di 35 miliardi di euro, +300% in tre mesi !! In sintesi le banche greche presentano titoli di dubbio valore alla banca centrale, la quale in cambio presta euro dietro autorizzazione della BCE, ma i titoli (e i prestiti) non sono registrati in bilancio ma fuori!! I cittadini ritirano il denaro ottenuto dalle banche e lo trasferiscono in Svizzera (tanto denaro per i pochi che possono) o se lo tengono nel cassetto (poco denaro per i tanti che non possono fare altrimenti) Il trucco salta se la Grecia va in default, e la prima banca a “saltare” sarà la BNG e questo spiega (anche) l'attacco del capo della BNG al governo di Syriza dei giorni scorsi. E la BCE ha consentito il trucco del bancomat sempre pieno (e il trasferimento dei grandi patrimoni all'estero)  

Laudato Si', il manifesto di Papa Francesco

  " 109 - Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato. " Dall'Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune http://www.osservatoreromano.va/it/news/lettera-enciclica-laudato-si-  Subscribe in a reader

Nostalgie della GUERRA FREDDA

foto http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bundesarchiv_Bild_183-R77767,_Berlin,_Rotarmisten_Unter_den_Linden.jpg In Ucraina la tregua di Minsk non regge. L'epicentro degli scontri è Donetsk, dove i filorussi+russi bombardano l'aeroporto per prenderne il controllo. Ma le notizie degli scontri e dei morti sono solo il corollario di uno scenario globale in movimento. Come riportato dal New York Times del 13/6 : "...  In a significant move to deter possible Russian aggression in Europe, the Pentagon is poised to store battle tanks, infantry fighting vehicles and other heavy weapons for as many as 5,000 American troops in several Baltic and Eastern European countries, American and allied officials say. The proposal, if approved, would represent the first time since the end of the Cold War that the United States has stationed heavy military equipment in the newer NATO member nations in Eastern Europe that had once been part of the Soviet sphere of influence. Russia’s annexation of Crimea and the war in eastern Ukraine have caused alarm and prompted new military planning in NATO capitals." Da parte di Putin la mossa americana è ampiamente scontata, e per certi versi auspicata, perché rinfocola la propaganda di regime con l'armamentario da guerra fredda dei bei tempi del KGB. Secondo un sondaggio recente del Pew Research Center, più dei due terzi dei cittadini russi rimpiange il periodo sovietico, e quasi altrettanti pensano che i paesi limitrofi dell'ex impero appartengono alla Russia. Russians are nostalgic for the era of the Soviet Union. Nearly seven-in-ten Russians (69%) say the breakup of the Soviet Union was a bad thing for Russia. Just 17% say it was a good thing. Older Russians, those ages 50 and older, are much more likely to say that the breakup of the USSR was a bad thing (85%). Only 44% of young Russians say the same, though around a quarter (27%) have no opinion, probably owing to the fact that 18- to 29-year-olds were children or not even born when the Soviet Union collapsed in the early 1990s. Additionally, about six-in-ten Russians (61%) agree with the statement that “there are parts of neighboring countries that really belong to us.”      

Obama sconfitto dal suo stesso partito

Una sconfitta così Obama non se la aspettava. Aveva chiesto ai membri del Congresso di votare una legge - Fast Track - che desse al Presidente USA i poteri per chiudere l'accordo TPP senza dover passare per il voto del Congresso stesso. Un modo per avere le mani libere, senza i condizionamenti dei gruppi sociali ed economici che si oppongono ai singoli capitoli del trattato. I Repubblicani gli avevano garantito l'appoggio - facendosi tramite delle potenti Corporates che rappresentano - mentre i Democratici - anche loro pressati dai sindacati e dalle miriadi di associazioni locali - hanno votato contro l'ampliamento dei poteri al loro Presidente.  il New York Times titola: Washington Dysfunction, With a Twist: Democrats Desert Their President http://www.nytimes.com/2015/06/13/us/politics/democrats-revolt-on-trade-bill-obama.html  mentre esultano le organizzazioni per i diritti civili e sociali Defeat of Fast Track Package Highlights Americans’ Concerns About More of the Same Trade Policy – Senate-Passed Bill NOT Adopte Statement of Lori Wallach, Director, Public Citizen’s Global Trade Watch http://www.citizen.org/pressroom/pressroomredirect.cfm?ID=5549  La sconfitta di Obama non pregiudica il percorso del TPP, ma lo rallenta e crea grande imbarazzo tra i governi coinvolti nell'accordo -  cugino del TTIP che interessa l'Europa - che dovranno affrontare le opinioni pubbliche interne più agguerrite che mai. Sarà stata una coincidenza, ma un piccolo merito per aver sconfitto lo strapotere di Obama potrà prenderselo anche Assange. Pochi giorni prima del voto del Congresso, Wikileaks ha diffuso alcuni testi segreti del TPP che riguardano le grandi industrie farmaceutiche ANNEX ON  TRANSPARENCY AND PROCEDURAL FAIRNESS FOR  PHARMACEUTICAL PRODUCTS AND MEDICAL DEVICES https://wikileaks.org/tpp/healthcare/  

Verità e Misteri di Mafia Capitale

La frase intercettata nella telefonata tra Salvatore Buzzi, protagonista di Mafia Capitale, e un suo sodale " ...  sono tutti corrotti, non so se l'hai capito ...  " sembra l'accusa di un leader dell'opposizione populista scagliata contro il potere politico che governa. L'intenzione di Buzzi è invece proprio quella di descrivere, in maniera grezza ma efficace, l'ambiente in cui si muove a suo agio, un mondo di amministratori e politici che aspettano solo di essere corrotti. 1) L'aspetto più impressionante dell'inchiesta è la semplicità con cui i politici potevano farsi corrompere. Segno di un'abitudine antica, profonda e vasta. 2) L'inchiesta sembrava essere nata per denunciare le abitudini della destra romana (Carminati) e la gestione Alemanno. In realtà il principale partito coinvolto è il PD e la sua rete di "cooperative". 3) Almeno due generazioni di politici della sinistra romana hanno partecipato alle prassi corruttive e di malagestione, dall'epoca di Rutelli a quella di Veltroni. L'ideologia della "solidarietà" a servizio della corruzione. 4) Il PD romano è stato un laboratorio permanente, la scuola-quadri erede di quella delle Frattocchie. Anche le pietre del Campidoglio conoscevano le abitudini dei propri amministratori. 5) La parentesi di Alemanno è servita solo ad alzare il livello di competizione destra-sinistra nell'arena della corruzione. 6) Il mistero non ancora chiarito è perché il PD romano si sia dovuto "attaccare" a Marino per la poltrona di sindaco. Ci sono argomenti pro e contro questa scelta, che ovviamente sono speculari rispetto al livello di un possibile coinvolgimento del sindaco Marino nell'inchiesta. Per il momento sembra prevalere l'ipotesi che la piovra romana del PD era talmente sicura della propria capacità di gestione del potere municipale da sottovalutare l'arrivo di un personaggio spaesato a tal punto da muoversi alla cieca. 7) Renzi non sa che pesce prendere: se brandire la spada del giustiziere per rimarcare la propria distanza dal PD romano (ma poi finirebbe con il tagliare la testa anche a De Luca) o se far finta di nulla in attesa che le acque si plachino. Certo che dopo aver visto sbandare il progetto di Partito della Nazione, anche quelli più modesto di "Partito del Sindaco" va a farsi benedire.

La TURCHIA non incorona Erdogan

Le elezioni in Turchia ruotavano attorno ad un quesito: riuscirà il partito di Erdogan a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e quindi consentire al suo capo di cambiare l'assetto istituzionale del Paese ? Gli unici che potevano impedire il progetto "monarchico" di Erdogan erano i curdi dell'HDP, il partito rinato attorno alla figura di Demirtas con un chiaro accento progressista e popolare. Superando la soglia del 10 % (sbarramento per partecipare alla divisione dei seggi) l'HDP ha tolto la maggioranza numerica al partito di Erdogan, che potrà formare un governo di minoranza ma non cambiare la costituzione. Il successo dei Curdi è strepitoso, perché ottenuto contro le pesanti intimidazioni che hanno provocato morte e paura, con le bombe ai comizi e l'arresto dei giornalisti. Sono lontani i tempi in cui il potere politico turco poteva emarginare e perseguire milioni di Curdi perché "terroristi". La legittimazione politica ed etnica di HDP è un salto di qualità da cui non si torna indietro. Forse gli alberi potranno ricrescere a Gezj Park, a meno che Erdogan, come tutti i dittatori sul viale del tramonto, non voglia cercare la soluzione di forza ... con altra benzina ad alimentare le fiamme che già bruciano dalla Siria all'Ucraina.  

La Grecia è in DEFAULT

La Grecia non ha pagato al Fondo Monetario Internazionale la rata del prestito che scadeva il 5 giugno. Tecnicamente ha sfruttato un escamotage che finora era stato utilizzato solo dallo Zambia nel 1984, che consiste nel "promettere" di ripagare le rate di debito scadenti nel mese in un unica soluzione a fine mese. Questo sotterfugio consente di prendere tempo nella trattativa con la Troika e di far digerire al Parlamento Greco il memorandum dei creditori, che una volta approvato consentirà alla Troika di elargire il prestito. In questo modo la Grecia potrà ripagare il Fondo Monetario con i soldi che lo stesso Fondo gli presterà. Di fatto la Grecia è in default. C'è un memorabile film di Totò che illustra il modo in cui Tsipras  vorrebbe accordarsi con la Troika. https://www.youtube.com/watch?v=yZqYueQfCyU&feature=youtu.be

Renzi si rottama da solo

Un anno dopo aver rottamato l'intera classe politica italiana con il fatidico 41%, Renzi si autorottama e si prepara ai rituali del politichese. Per giustificarsi se la prende con un Pastorino o una Bindi, non si chiede perché l'astensione cresce al 50% e gli eurocritici al 60%. Renzi dimentica che il 41% delle elezioni europee erano il risultato di una sua esplicita critica  ai vincoli tecnocratici europei e degli "80 euro" che erano sembrati a molti l'anticipo di una restituzione piuttosto che un'elemosina preelettorale. A queste elezioni, Renzi si è presentato con come chi ha già finito l'opera e aspetta di incassare il premio. "Ho fatto il Job act, c'è l'EXPO, la ripresa economica è garantita da Draghi, Mattarella è mio amico, la Merkel mi ammira, cosa vogliono di più gli Italiani ?"   Non si è accorto che il racconto è diverso dalla realtà. La vicenda delle pensioni da restituire e invece negate o centellinate ha riproposto l'immagine disinvolta dei soliti governanti. L'euroretorica sulla pelle degli immigrati non gli ha fatto guadagnare né a destra né a sinistra, l'ottimismo spocchioso con cui si aggrappa ad ogni decimale di PIL diventa un boomerang, mentre corruzione, mafie e delinquenza politica restano intatte. Dopo le elezioni amministrative Renzi ha scoperto che il suo Partito della Nazione non c'è per il semplice motivo che non c'è una nazione. E' probabile che la Merkel abbia rottamato anche Renzi. E' certo che Renzi cercherà di contrattaccare, alzando il tono della voce e allargando i cordoni della spesa.  

Il dilemma tedesco dopo la vittoria di Podemos in Spagna

  La vittoria di Podemos e la sconfitta di Rajoy (a cui nessuno credeva) hanno lasciato in profonda depressione tutti coloro che NON hanno voluto vedere i fenomeni sociali e politici degli ultimi anni, preferendo farsi chiudere gli occhi con le fette di prosciutto di Draghi e Junker. Segnalo un bell'articolo di Lucio Caracciolo su Repubblica.it : http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/26/news/spagna_polonia_l_onda_di_populisti_e_indignati_si_abbatte_sull_europa_in_crisi_ma_il_sogno_dell_integrazione_era_gia_anda-115273261/ Le elezioni amministrative in Spagna (quelle politiche sono a novembre) avranno un impatto immediato su tutti gli equilibri europei e in particolare sulla sorte che entro pochi giorni toccherà alla Grecia. L'esito della "trattativa" tra Troika (camuffata) e governo greco per consentire a quest'ultimo di onorare i pagamenti a favore del FMI era già molto incerto, anche se tutti pensavano che all'ultimo minuto si sarebbe trovato un accordo per "salvare l'Europa". Dopo il voto spagnolo gli scenari della trattativa Grecia -Troika cambiano, e rigettano la palla della decisione di cosa fare dell'euro nel campo tedesco, che si trova ad affrontare un dilemma di non facile soluzione. Accettare, da parte tedesca, una mediazione al ribasso sui vincoli della Grecia significa evitare la crisi nell'immediato ma favorire l'immagine vincente di Syriza, e quindi di Podemos, nella futura tornata elettorale spagnola. Un accordo oggi con la Grecia significa che anche la Spagna di Podemos e PSOE dopo le elezioni di novembre sarà legittimata a chiedere di rinegoziare gli impegni presi da Rajoy, il quale a sua volta per non perdere le elezioni farà certamente promesse a destra e a manca. La Germania, pur di non dare alcuna chance ad un simile scenario, ha una sola scelta: far precipitare subito la crisi greca per rendere evidenti a tutti gli altri paesi - compresa la Spagna - quali saranno le conseguenze di una rimessa in discussione degli accordi.La catastrofe greca innescata da un default e da un'uscita dall'euro servirà a far "ragionare" (intimorire) gli spagnoli, convincendoli a scegliere il PP di Rajoy: farete la fine della Grecia se sceglierete Podemos /Syriza. Il voto di Madrid e Barcellona "pesa" nell'immediato molto più di quanto appaia: paradossalmente la vittoria di Podemos riduce lo spazio di manovra negoziale di Tsipras e Varoufakis, e potrebbe indurre la Germania ad accettare subito i rischi e le perdite del Grexit per non incorrere in quelle, ben più pesanti, del Espexit. ... Senza sottovalutare l'incognita POLONIA.

Draghi contro Draghi

__________________________________________ Mario Draghi sembra aver cambiato idea: disegna scenari e lancia minacce sul destino della moneta unica. Sono passati i tempi del "whatever it takes", la difesa dell'euro a qualunque costo. Adesso - con un po' di ritardo - Mario Draghi ammette che "In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive", vanificando le politiche monetarie (QE) messe in atto dalla Banca Centrale. Draghi ha la memoria corta oppure recita la commedia di chi sta al potere senza ammettere le proprie responsabilità. Quando lanciò il famoso "whatever it takes" che lo fece acclamare come salvatore delle sorti europee, gli fu fatto notare da più parti che molti governi dai bilanci incerti e in procinto di campagne elettorali avrebbero usato il suo scudo per allentare i cordoni della borsa e garantirsi  facili promesse elettorali, aumentando le spese improduttive e rinviando le scelte di riduzione del debito : "tanto c'è lo scudo di Draghi". Se ne accorge solo ora, e lancia moniti e reprimende verso i governi che "non fanno le riforme" e quindi "rischiano di vanificare" gli sforzi della Banca Centrale !! Il senso di onnipotenza lo spinge a scagliarsi - non troppo velatamente - contro "un paese che approva la riforma del sistema pensionistico e poi cambia idea ogni anno, non ottiene alcun beneficio a breve termine".L'allusione alla Grecia di Syriza e alla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il blocco delle pensioni in Italia è evidente. 1) E' molto grave che il capo della BCE si permetta di attaccare le istituzioni di paesi membri, addossando loro la colpa del fallimento delle politiche economiche. 2) E' altrettanto grave che lo stesso Draghi, pur di difendere il proprio operato, lasci intravedere la possibilità di una rottura dell'area euro, dopo averla solennemente negata anche a  costo di favorire "l'azzardo morale" dei politici di qualsiasi schieramento. La fiducia in una moneta non può dipendere dalle affermazioni ondivaghe del suo banchiere. Draghi dovrebbe prendersela con se stesso, e con il suo eccesso di protagonismo politico - che non poggia su alcun mandato popolare - ma non ne ha il coraggio né la convenienza. Da un lato incita a fare più debiti (e più inflazione) dall'altro se la prende con chi i debiti non può pagarli. E nel frattempo in Grecia " .. what will happen? Athens will agree to pseudo-reforms, Europe will accept them, these will never be implemented, we will get tiny cash injections and then we’ll wait and see. Behind this plan lies a profound lack of trust in Greece’s politicians and its so-called elite. They believe that no one is really championing reforms and society is unprepared for big changes. What they’re probably thinking is that they should just let Greece stay in the eurozone, barely surviving, sending a cash injection every now and then to keep us going and avoid even worse problems. While this should come as a relief, it is also infuriating because I know what my country and its people are capable of when not dragging their feet in self-destructive introversion. I cannot bear the idea of Greece being treated as a small problematic state living on charity and fear. This is not to say that I would rather see Greece coming to a rift. There is another way and we Greeks will find it when the time comes." (Alexis Papachelas - Ekathimerini 24/5/2015)      

Marriage Referendum, la rivoluzione parte dall'Irlanda

http://www.independent.ie/irish-news/referendum/voter-turnout-for-marriage-referendum-expected-to-be-record-high-31245787.html _________________________________________________________ Una sorprendente valanga di SI nella cattolicissima Irlanda introduce  il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Un voto dal valore storico, perché è l'espressione diretta di una volontà popolare, senza mediazioni politiche, ideologiche o religiose, su un diritto che per secoli è stato rimosso e negato. L'effetto del voto irlandese sarà immediato e forte in tutto il mondo, anche in Russia http://liveblog.irishtimes.com/ebbbecc654/LIVE-Marriage-Referendum-/ James Barry @MrJamsB Just heard a mom say to her son at polling station "let's change the future" #ido #voteyes #MarRef 10:16 AM - 22 May 2015 ____________________________________________ Will a Yes vote redefine marriage? The Constitution doesn’t define marriage, and the amendment doesn’t introduce a definition. In the absence of a constitutional definition, the Referendum Commission explains, the generally accepted common law definition of marriage is “the voluntary union of one man and one woman, to the exclusion of all others”. This definition has been adopted by the Irish courts on a number of occasions. A Yes vote would redefine the view as to who can marry by extending the right to same-sex couples.

La sentenza Morsi suggella la nuova dittatura egiziana

___________________ C'era davvero bisogno di costruire un processo kafkiano e mandare a morte l'ex presidente egiziano Mohamed Morsi?, per decretare la fine del sistema egiziano, la primavera araba e tutto quello che ne era scaturito ?. Non erano bastate le repressioni di massa attuate dai militari di Al Sisi, contraltare di quelle messe in atto dai Fratelli Musulmani quando erano al potere ? La condanna a morte di Mohamed Morsi sembra inutile e crudele, ma serve in realtà a riscrivere la storia dell'Egitto degli ultimi anni: la cacciata di Mubarak non è stata mai digerita dalle Forze Armate, che hanno considerato le elezioni e la vittoria di Morsi come un pretesto per dimostrare l'impraticabilità di qualsiasi soluzione democratica. Morsi forse otterrà la grazia dal Gran Mufti, ma è necessaria una forte mobilitazione internazionale per bloccare la sentenza. Nessuno ha in simpatia le idee e i metodi dei Fratelli Musulmani, ma l'omicidio, chiunque sia a subirlo o commetterlo, è un atto odioso e criminale. Se a commetterlo è chi governa una nazione e chi lo subisce rappresenta istanze sociali, politiche o religiose, il potere diventa dittatura. http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2015/05/trials-mohamed-morsi-150502064220435.html