L'Algoritmo del Coronavirus, tra Finta Pietà e Cinismo del Potere


- 28/01/2020

106 morti, altri 900 in fin di vita, 4500 contagiati individuati. Secondo alcune fonti e testimonianze, molti decessi non vengono attribuiti al coronavirus ma ad altre cause, per non far crescere troppo velocemente il contatore dell'allarme. I numeri della tragedia partita da Wuhan secondo molti sono sottostimati, anzi sono preventivamente calcolati sulla base di un algoritmo compiacente che tiene conto di diversi fattori, politici, economici, psicologici, diplomatici. Germania, Sri Lanka e Cambogia si aggiungono alla liste dei paesi con casi di infezione.


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I morti di Wuhan, già ora, purtroppo sono molti di più di quelli dichiarati dalle autorità cinesi, e le misure tardive di blocco della megalopoli hanno consentito a 5 milioni di persone di spargersi nel resto della Cina e del mondo e diffondere il virus a velocità maggiore.

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Il bollettino delle prime ore del 28 gennaio, Anno del Ratto, porta a 106 i morti - superata la soglia dei cento - e 4515 i malati di Coronavirus 2019-nCoV, di cui 976 gravi (il giorno prima erano poco più di 300). Si registra anche il primo morto uficiale nella capitale Pechino, un evento tristemente simbolico che accresce il senso di frustrazione in tutta la Cina.


La macabra contabilità dell'epidemia è curata direttamente dal National Health Commission of China , organo centrale di regime a cui tutte le province devono fare riferimento, dopo l'ordinanza di Xi Jinping che ha assegnato al suo proconsole Li Kequiang i pieni poteri per gestire l'emergenza.

Secondo alcune fonti interne e testimonianze, molti decessi non vengono attribuiti al coronavirus ma ad altre cause, per non far crescere troppo velocemente il contatore dell'allarme.


I numeri della tragedia partita da Wuhan, che comunque sono già drammatici, secondo molti sono sottostimati, anzi sono preventivamente calcolati sulla base di un algoritmo compiacente che tiene conto di diversi fattori, politici, economici, psicologici, diplomatici.


Il fattore politico verrebbe da dire che è il meno problematico, data l'enorme concentrazione delle informazioni, il sistema di sorveglianza di massa gestito con i vecchi metodi polizieschi e i nuovi apparati di controllo basati sull'Intelligenza Artificiale, lo scoring del comportamento potenzialmente criminoso o sovversivo a cui sono sottoposti in ogni istante centinaia di milioni di cinesi.


Xi Jinping ha esaltato e perfezionato un sistema di repressione e creazione del consenso che va oltre i confini conosciuti in passato, un accentramento del potere e un culto della personalità superiore a quello di Mao. I cinesi negli ultimi 5 anni hanno accettato più o meno consapevolmente lo scambio tra azzeramento delle libertà e benessere occidentale, dove più cresce quest'ultimo e più devono diminuire le prime, affinchè l'algoritmo si mantenga in equilibrio.


Ma questo è il vero motivo di paura del regime: un'epidemia su vasta scala, anche se fosse di intensità inferiore a quella della SARS del 2003 (e non lo è) creerebbe contraccolpi mortali al modello economico cinese, perchè la dipendenza creatasi con la globalizzazione degli ultimi 20 anni ha aumentato i rischi di squilibri sociali a fronte anche di un modesto rallentamento della crescita economica.


Un arresto improvviso degli scambi economici, sia interni che internazionali, dovuto al perdurare dell'epidemia di coronavirus avrebbe ripercussioni molto più gravi di quelle del 2003, quando i cinesi erano ancora abituati a considerarsi "poveri" con la speranza di diventare "ricchi" e non viceversa come al giorno d'oggi.


Le immagini delle megalopoli deserte e immobilizzate, senza che nulla lasci presagire la fine di questo incubo, generano in un primo momento la reazione di sopravvivenza, la necessità di continuare a "credere e combattere", di aggrapparsi alle verità del regime che mostra centinaia di medici pronti a partire per il fronte di guerra al coronavirus, centinaia di macchine e uomini che in pochi giorni costruiscono ospedali e riempiono i supermercati, sormontati dallo slogan "che la bandiera del partito voli in alto in prima linea nella prevenzione e nel controllo dell'epidemia".

Ma Xi Jinping sa benissimo che se a queste immagini non dovesse corrispondere quanto prima una diversa contabilità dei morti e malati, allora la speranza si tramuterebbe in una rabbia 100 volte maggiore che si rivolterebbe direttamente contro i simboli del regime e delle sue false verità.
L'algoritmo del coronavirus invece disegna una curva esponenziale che non lascia intravedere il momento e il valore del picco massimo, è necessario in qualche modo addomesticarlo, ma come? se si eccede nella manipolazione qualcuno se ne accorgerebbe scatenando un effetto boomerang. L'algoritmo va manipolato con cautela.


La finanza globale, quella di cui Trump si vanta di essere il "comandante in capo" e Wall Street il suo quartier generale, ha anch'essa il terrore di una curva esponenziale e imprevedibile. E' abituata ormai da decenni alle rassicurazioni dei banchieri centrali, che hanno il pieno controllo della situazione mondiale e intervengono all'unisono quando c'è il rischio, anche lieve, che il sistema finanziario possa incepparsi. La crisi del 2008 ha generato la più grande corsa delle banche centrali a stampare moneta e ad aumentare il debito complessivo dell'umanità. Non c'è crisi o fattore che possa minacciare la potenza di fuoco delle banche centrali a cui i politici governanti chiedono solo di "stampare di più" per creare più consenso ed evitare che la macchina a vapore rallenti.


Il virus di Wuhan è un "fattore" non controllabile dai banchieri e dalla finanza internazionale e dalla rete di potere che intercorre tra New York e Shangai, tra Tokyo e Francoforte, tra Londra e Singapore.


A meno di prendere tempo, essere preoccupati ma senza allarmismi, cercando di contenere gli aspetti e le notizie più drammatiche e far intravedere qualche spiraglio di speranza.


Per questo motivo è stato chiesto, con molti mezzi convincenti, all'Organizzazione Mondiale della Sanità, o meglio, al suo direttore generale l'etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus , di non proclamare subito la pandemia, l'allarme globale che farebbe innalzare ancora di più la psicosi del coronavirus e costringerebbe tutti i paesi del mondo ad adottare dei protocolli di sicurezza sanitaria che limiterebbero molto gli scambi commerciali e turistici internazionali, in un momento in cui c'è già un rallentamento economico generale.


Potrebbe scatenarsi l'inizio di una recessione profonda. Scenari apocalittici improbabili, ma che comunque turberebbero i sonni dei potenti.
Trump è terrorizzato almeno quanto Xi Jinping, e non perchè gli interessino le vite di qualche migliaio di cinesi - tanto sono un miliardo e mezzo, chi se ne accorge, ha commentato in privato.


Una recessione con annessa crisi finanziaria e rivolte sociali che dovessero partire da Pechino per coinvolgere tutto il mondo sarebbe un disastro imprevisto per la sua campagna elettorale presidenziale, di cui si sente già vincitore, una volta archiviato il fastidio dell'impeachment. Il mantra di Trump è "l'America non è mai stata così ricca, sicura e felice come in questo momento", guai a smentirlo!
Fa comodo a tutti in questo momento avere un algoritmo "addomesticato" che dica giorno per giorno quanti morti possono essere dichiarati, quanti malati, quanti e dove ...


Tutti ci auguriamo che l'epidemia cinese non si estenda, finisca presto, non faccia altri morti.


Ma per poter sconfiggere il terribile virus non serve nascondere o addomesticare la realtà, come purtroppo è stato fatto per troppi giorni, quando si poteva intervenire diversamente. Gli scienziati anzi avvertono che l'epidemia dovrebbe durare fino all'estate e che un vaccino efficace non sarà pronto prima della fine di marzo. 


Un esempio del cinismo del regime è fornito dalla ostinata negazione nel proclamare lo stato di emergenza ad Hong Kong, in cui la popolazione chiede il blocco della circolazione di uomini e mezzi dalla terraferma cinese per ridurre i rischi di contagio. Anche in queste ore drammatiche, i governanti fedeli a Xi Jinping si rifiutano di prendere decisioni sgradite al loro capo, perchè la chiusura di Hong Kong avrebbe anche significati politici sgraditi.


I morti di Wuhan, già ora, purtroppo sono molti di più di quelli dichiarati dalle autorità cinesi, e le misure tardive di blocco della megalopoli hanno consentito a 5 milioni di persone di spargersi nel resto della Cina e del mondo e diffondere il virus a velocità maggiore.


Verità e consapevolezza sono le principali misure per prevenire e bloccare la diffusione del coronavirus. Sono due elementi che provocano molto fastidio a Xi Jinping e Donald Trump.

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