Banca d'Italia e Popolare Bari, lo Scandalo ad Orologeria

12/02/2020

if (True) { }

Presidente Mattarella, faccia quello che è in suo potere per ristabilire la fiducia dei cittadini nella Banca d'Italia, dica a Visco di dire la verità e poi di dimettersi, subito dopo lo spazzacorrotti per le banche

____________________

AGGIORNAMENTO: La Repubblica del 20 febbraio 2020 informa che è in arrivo un decreto "spazzacorrotti" solo per le banche.

Dovrebbe servire a colmare il vuoto legislativo che ha impedito alla Banca d'Italia di rimuovere i vertici incapaci o corrotti che poi hanno portato le banche al dissesto. Falso, perchè il TUB articolo 53-bis conteneva già tutti gli elementi che potevano essere azionati dalla Banca d'Italia, se lo avesse voluto.

Il testo del decreto non è ancora noto, ma sembra fatto apposta per assolvere il comportamento passato dei  vertici dell'Istituto di Vigilanza e segnare "un nuovo inizio" con gli stessi vecchi uomini.

A meno che, con l'entrata in vigore del decreto, il governatore della Banca d'Italia Visco rassegni le dimissioni e apra gli armadi sui casi di corruzione interna.

_____________________

Governo, forze politiche, alte cariche dello Stato fanno a gara per evitare di aprire gli occhi su uno scandalo di proporzioni notevoli, che vede coinvolti i vertici della Banca d'Italia nella gestione del caso Popolare Bari. Uno scandalo che costa TRE MILIARDI di euro ai contribuenti italiani.

_____________________

Da circa un mese sul sito della Banca d'Italia è presente una pagina "Domande e risposte sulla crisi della Banca Popolare di Bari (BPB)"

E' la verità raccontata dall'Istituto di via Nazionale sulle principali questioni sollevate dal fallimento della Banca Popolare di Bari.
Tralascio domande e risposte addomesticate e vado alla domanda 13, quella che fin dal mese di dicembre ho posto dalle pagine di questo blog:
13) Perché la Banca d'Italia non ha utilizzato il potere di rimuovere i vertici aziendali della BPB nonostante abbia tale potere dal 2015?


risposta:


Il potere di rimozione di uno o più esponenti aziendali è stato introdotto nel quadro normativo nazionale nel 2015 con il recepimento della CRD4 (cfr. art. 53-bis, comma 1, lett. e) del TUB). Questo potere può essere esercitato anche nei confronti di esponenti che soddisfino i requisiti di idoneità previsti dalla normativa (articolo 26 del TUB).
Devono tuttavia sussistere evidenze oggettive, idonee a provare che la permanenza in carica dell'esponente sia di pregiudizio per la sana e prudente gestione della banca. Nel caso della BPB non vi erano i presupposti per l'utilizzo di questo strumento.

Questa risposta, che già un mese fa sembrava un oltraggio all'intelligenza media dei cittadini, dal 31 gennaio è diventata un falso acclarato dalle indagini della magistratura pugliese, che proprio in quella data ha disposto gli arresti degli ex amministratori di PopBari e dei dirigenti della banca che hanno falsificato bilanci, valutazioni e creato danni enormi ai piccoli azionisti.

Nelle carte di quell'inchiesta che stanno filtrando da più parti sono ricostruite non solo le responsabilità e i reati interni, ma anche quelle di chi dall'esterno doveva e poteva impedire che le cose precipitassero di anno in anno fino al commissariamento e al buco miliardario.


Nelle carte della Procura ci sono tutti gli elementi per smentire le affermazioni riportate sul sito della Banca d'Italia e in particolare l'assurda affermazione che "nel caso della BPB non vi erano i presupposti per l'utilizzo di questo strumento (cioè della rimozione dei vertici, per effetto dell'art 53-bis del TUB)

Da Fanpage.it del 1 febbraio:


Il 9 dicembre 2013 il manager (Luca Sabetta ndr) sollecita nuove informazioni, e scrive sia ai dirigenti di Bpb sia alla società di consulenza PriceWhaterhouseCoopers chiedendo “nuovi aggiornamenti in merito all’avanzamento della procedura di Due Diligence in corso presso Banca Tercas”. Non riceverà nessuna risposta. Ed è a questo punto che, con una inquietante coincidenza di date, Sabetta viene fatto letteralmente saltare dalla propria posizione: non dalla Popolare di Bari, per cui ormai l’operazione Tercas sembra essere diventata questione di vita o di morte, ma dal responsabile della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo.
Il suo nome infatti emerge dalle carte. È il 13 dicembre 2013 e proprio pochi giorni dopo aver sollecitato nuove informazioni su Tercas per decidere se dare l’ok o meno all’operazione, Sabetta viene convocato da De Bustis “il quale gli comunicava di essere stato informato dal Responsabile del Dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, dr. Carmelo BARBAGALLO, dell’esistenza di un conflitto di interesse tra il SABETTA quale C.R.O. e lo stesso DE BUSTIS in qualità di direttore generale in virtù del fatto che i due avessero lavorato insieme in passato in alcune Aziende (Banca del Salento-Banca 121 e Monte dei Paschi di Siena) e indicava pertanto agli esponenti della Banca presenti a quell'incontro con l'altissimo Vertice della Vigilanza di Banca d'Italia, la necessità di una immediata risoluzione del conflitto di interessi”.
In quella stessa occasione De Bustis pronuncia una frase che getta ombre pesanti sul ruolo della Banca d'Italia. Lo scambio intercettato dagli inquirenti tra l'ad e il C.R.O si fa infatti concitato e a quel punto l'ad chiarisce: "No, no, mo prima devo dire ‘sta cosa a te. No, in questa circostanza c'è un po' di protezione in Banca d'Italia, no? Però non voglio creare casini a loro con… per un… proprio quisquilia, capito?".


Il nome di Carmelo Barbagallo compare anche nelle intercettazioni diffuse da Repubblica


Lo scambio è chiaro: Popolare comprerà Tercas come vuole Palazzo Koch. E «i vertici di Banca d’Italia» — come scrive il gip nell’ordinanza — dimostreranno «un’estrema accondiscendenza non esercitando i poteri di rimozione dei dirigenti della banca pur avendone rilevato la grave e stagnante situazione dovuta al conflitto di interessi» della famiglia che ne è proprietaria. Marco Jacobini lo racconta alla moglie Giulia proprio dopo aver incontrato Barbagallo. «Mi ha detto di attendere che finisca l’ispezione e che poi dovremo fare un cambio. Gianluca deve fare l’amministratore delegato altrimenti la banca se ne va a puttane, Papa diventa presidente e io presidente onorario. Ci ha detto parole importanti».

Quindi, dalle notizie filtrate dagli ambienti della magistratura pugliese che sta svolgendo le indagini, rimbalza il nome di Carmelo Barbagallo, ex Responsabile della Vigilanza di Banca d'Italia all'epoca dei fatti, già sulle cronache per i fallimenti delle banche venete, e da qualche mese passato alle dipendenze di Papa Francesco come Responsabile dell'Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano e dell'Antiriciclaggio dello IOR.

Appare anche quello di Salvatore Rossi, ex Direttore Generale di Bankitalia, braccio destro di Ignazio Visco:

“Ma voi avete poi verificato i cambi di questa figura?”. “Immagino di sì. Sì”. La domanda è quella posta dagli inquirenti pugliesi, che nel 2017 indagano sulla Popolare di Bari, a Salvatore Rossi, allora direttore generale della Banca d’Italia. Si tratta di informazioni sommarie rilasciate il 7 novembre di quell’anno ....

Ad esempio per il Pm, Rossi avrebbe dovuto accorgersi che la “figura”, cioè il Chief Risk Officer di BpB, Luca Sabetta, nominato appositamente per garantire maggior indipendenza sulle analisi delle operazioni di rischio, fosse rimasto in realtà appena due mesi in quella posizione e poi scalzato da uno dei manager fedeli all’entourage dei vertici bancari pugliesi, Antonio Zullo. Ma il direttore romano risponde con un “Immagino di sì”, come se Bankitalia dovesse in qualche modo arrendersi alle sole dichiarazioni formali, ufficiali, comunicate di volta in volta dai manager sotto ispezione. Un po’ come se, per riammettere uno studente in corso, fosse sufficiente la sua autocertificazione, il suo “prometto che ho studiato”.

Possibile che Ignazio Visco non legga i giornali e continui a ripetere il ritornello che "non c'erano i presupposti per applicare l'articolo 53-bis" dal 2017 in poi?


Possibile che nessuno, dal Presidente Mattarella in giù, chieda alla Banca d'Italia di dire la verità, nient'altro che la verità, su quanto è a sua conoscenza, e di quello di cui è stata messa a conoscenza (ad esempio, i report di Luca Sabetta consegnati di persona a Via Nazionale), sui rapporti intercorsi tra la Vigilanza e la Popolare di Bari? Se e quali segreti nasconde Carmelo Barbagallo, su questa e su altre vicende?

Cosa aspetta Carla Ruocco, nominata Presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario il 6 febbraio scorso a convocare i vertici della Banca d'Italia?


Per coprire la responsabilità di qualcuno si sta mettendo a rischio la residua credibilità delle istituzioni.


Da Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia, in via Nazionale al Palazzo del Quirinale ci sono meno di duecento metri da fare a piedi.