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COVID-19, Perchè i Numeri Non Ci Fanno Più Paura?

23/04/2020

I numeri di COVID-19 restano piatti ma buoni per far tornare l'Italia per strada dal 27 aprile, checché ne dica Giuseppe Conte, e il 4 maggio si può abolire il bollettino quotidiano della Protezione Civile. Del coronavirus ce ne accorgeremo solo dalle cronache americane dei tg


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Una delle cose che abbiamo imparato in questi mesi di prigionia da coronavirus è che i numeri, tutti i numeri, perdono progressivamente di significato, sotto l'onda d'urto della cruda realtà e della necessità di sopravvivere ai numeri stessi, schiaccianti e inesorabili, che ormai non ci danno nemmeno più il tempo di angosciarci, perchè se li leggiamo vuol dire che ci siamo, e se possiamo parlarne con i nostri cari vuol dire che anche loro ci sono, distanti ma ci sono, e ne siamo ovviamente contenti.


I numeri dei morti dei contagiati degli ammalati dei testati degli intubati dei dimenticati dei guariti e via dicendo ci scorrono tutti i giorni davanti agli occhi e non riusciamo più a capirli. Vogliamo solo capire se domani finisce la prigionia salvifica e iniziamo la fase2, quella del "rischio perchè son vivo".


Ma vorrei capirlo senza guardare i numeri, come un atto di fede, una giocata alla roulette russa, perchè se guardo i numeri e cerco ancora di mantenere un pò di raziocinio, dovrei impormi di stare a casa ancora per molto e al massimo passeggiare un pò attorno.


Un mese fa, quando si usciva per andare a fare la spesa con le mascherine di carta, si avvertiva un'ansia sconosciuta, la paura di non mantenere le giuste distanze, paura di toccare per abitudine qualcosa che era diventato un possibile veicolo di contagio. Ora non c'è quasi più ansia o timore, ma solo tanta frustrazione e inquietudine per quello che accadrà domani, tra un mese, questa estate o il prossimo inverno.


Si sono accumulate tante cose da fare fuori di casa che chissà se e quando riuscirò a smaltirle.

ma i veri decessi da coronavirus sono 40.000

Il numero vero dei morti per COVID-19 in Italia va aumentato di almeno il 60% rispetto ai dati ufficiali. Ad oggi quindi anzichè essere 25.000, i decessi da coronavirus sono 40.000. E' quanto emerge dall'analisi dei dati ISTAT di mortalità comparata, secondo quanto dichiarato dalle anagrafi comunali nel periodo dal 1 gennaio al 4 aprile (ultima data acquisita).
La differenza tra i morti comunicati dalla Protezione Civile e quelli ISTAT deriva dal mancato computo dei decessi avvenuti a domicilio e a quelli ospedalieri ma con altre patologie. E infine i casi di vero e proprio occultamento come al Pio Albergo Trivulzio e in numerose altre RSA

I numeri del COVID-19 di oggi 23 aprile sono sempre uguali e deprimenti, anche se i giornali cercano di trovare la differenza tra le righe per esaltare la speranza.


Il numero dei morti quotidiani non riesce a scendere in modo significativo, sono 10 giorni che oscilla nell'intervallo sotto i 600 e sopra i 400. Quasi tutti al Nord, in Lombardia e dintorni, rilevano le statistiche, ma fa poca differenza, siamo tutti in Italia.
Prendiamo il dato numerico dei "positivi ma vivi" (in osservazione o trattamento) che a loro volta si dividono tra quelli ricoverati, quelli in terapia intensiva e quelli trattati a domicilio.


I "positivi ma vivi" rappresentano un indicatore importante e la variazione giornaliera indica se e quanto l'epidemia, intesa come trasmissione del contagio, cresce o decresce. E' come un lago che, se riceve più acqua di quanto ne esce, straborda. Il differenziale giornaliero di questo numero da 4 giorni è diventato negativo e oggi di ben 851 unità. Peccato però che il totale attuale dei positivi ma vivi da smaltire - facendoli continuare a vivere - è di quasi 107.000.


Immaginandolo come un lago, e ipotizzando che non entri più acqua, quanto tempo impiegherà a prosciugarsi?
In realtà questo lago continua ad essere alimentato dal numero dei nuovi contagi e viene svuotato da quelli che guariscono o che muiono. Quindi se quelli che muoiono non diminuiscono fino ad azzerarsi, e lo svuotamento di questo lago sarà allora imputabile solo ai guariti, il lento decremento dei "positivi ma vivi" non dà grande sollievo o certezze.


Anche gli altri numeri presentano questa ambivalenza. Quello che fa ben sperare, ma sempre con pazienza e prudenza, è il numero dei ricoveri in terapia intensiva, che da una settimana si riduce di un centinaio al giorno. Ora sono 2.267, meno cento al giorno si azzereranno entro 20 giorni. Una parte, speriamo tutti, perchè guarisce, una parte muore e sempre che non ne arrivino altri.


La terapia intensiva comunica direttamente con gli "ammalati non gravi" cioè i "ricoverati con sintomi". Anche il loro numero, 22.871, è in decrescita da quattro giorni, segno che i "contagiati ma vivi" sono di meno e si ammalano di meno? ma anche in questo quanto tempo ci vorrà per portare vicino a zero questo numero? se continua così, dalle due alle tre settimane. Evviva, ho trovato un numero che mi fa sperare con una buona approssimazione.
Il numero dei guariti ovviamente non può azzerarsi ma il suo incremento sì. E questo si verifica o quando non ci sono più ammalati o quando tutti muoiono(scongiuri).


Questa considerazione è d'obbligo se si vuole capire l'andamento beffardo e tragico del numero "totale dei positivi", cioè il totale degli "positivi ma vivi", dei guariti e dei morti.


Affinchè questo numero non cresca più (incremento giornaliero pari a zero, cioè fine completa dell'epidemia) è necessario che tutti e tre gli addendi si azzerino, cioè niente più ammalati, niente guariti niente morti.
Il giorno in cui questo accadrà, perchè dovrà prima o poi accadere, o comunque rimanere sotto un livello minimo fisiologico, potremo dire che l'incubo è finito, o che almeno si è ridotto ad essere un brutto sogno.
Il massimo della speranza sarebbe vedere azzerato il numero dei positivi solo a favore dei guariti, cioè morti zero. Significherebbe aver trovato una cura efficace al 100%.


Quel giorno dicono gli esperti più credibili non è nell'orizzonte di questo anno solare. Per ora il picco è solo un altopiano, con il rischio di altri burroni.

I numeri restano piatti ma buoni per far tornare tutta Italia per strada dal 27 aprile, checchè ne dica Giuseppe Conte, e il 4 maggio ci si prepara ad abolire il bollettino quotidiano della Protezione Civile. Del coronavirus ce ne accorgeremo solo dalle cronache americane dei tg, e li compatiremo nonostante Donald Trump.


Non ci illudiamo troppo però, perchè se i numeri dell'epidemia di COVID non faranno più notizia, ci saranno quelli dell'economia e dei debiti a farci stare svegli di notte.



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