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Luigi Di Maio Espelle, Salvini e Zingaretti Lo Ringraziano

02/01/2020

L'espulsione di Gianluigi Paragone dimostra che con Luigi Di Maio la pacchia è garantita, le spoglie del M5S sono a disposizione di tutti.

E’ l’alba del Capodanno del 2020, la gente si è addormentata da poco, i botti e i fuochi ancora fumano nelle strade, la spazzatura non teme di essere raccolta. Ma i tre probiviri Raffaella Andreola, Jacopo Berti e Fabiana Dadone, incuranti della festività devono compiere un gesto eroico da cui dipendono le sorti del Movimento 5 Stelle:  espellere il senatore Gianluigi Paragone, indegno di stare nel movimento dopo essersi rifiutato di obbedire agli ordini del capo politico, il boss, Luigi Di Maio.

L'espulsione - si apprende - è già stata comunicata all'interessato e, tra le altre cose, viene motivata anche con il voto in difformità dal gruppo parlamentare sulla legge di bilancio. Secondo quanto apprende l'Agi, inoltre, a Paragone è stato contestato di essersi astenuto nel voto sulle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte.  Il senatore Paragone ha presentato al Collegio dei probiviri del Movimento 5 stelle una memoria difensiva, che è stata però giudicata insufficiente per evitare l'espulsione. Il testo difensivo non è stato valutato idoneo a superare le contestazioni che gli sono state rivolte

Questa volta i probiviri non si sono fatti sfuggire l’impresa, come invece era accaduto pochi giorni prima con l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti il quale si era dimesso per non subire il disonore dell’espulsione.

La domanda che tutti si sono posti ingenuamente è: ma chi glielo ha detto ai probiviri di espellere Paragone ? – il quale non si è dispiaciuto più di tanto, anzi ha ringraziato per l’utile che ne potrà derivare in futuro, commentando : "Sono stato espulso dal nulla. Quando perdi 2 elettori su 3 ti espelle il nulla. Sono uno dei tanti elettori espulsi dal Movimento di Palazzo".

I probiviri non aspettano ordini dal boss, non si fanno influenzare dalle richieste dei potenti, agiscono in modo disinteressato, pensando solo all'onestà e imparzialità delle loro decisioni. 

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Una persona ragionevole avrebbe raccolto in silenzio l’amara battuta del senatore ex-cinquestelle Sono stato espulso dal nulla sapendo che qualsiasi contraddittorio sarebbe perdente e insostenibile – sono uno dei tanti elettori espulsi dal movimento – ma la ragionevolezza ed il buonsenso hanno smesso da tempo di albergare nel gruppo di potere che si è costituito dentro il Movimento 5 Stelle attorno al boss Luigi Di Maio.

Quest’ultimo, grazie ai collaudati meccanismi di gestione codificati in decenni di partitocrazia, resta al suo posto disponendo di una pletora di sottosegretari e portaborse, di Carlo Sibilia e Nicola Morra, che lo rassicurano ogni giorno davanti allo specchio delle sue brame.

Luigi Di Maio ha portato il Movimento 5 Stelle dal 33 al 9 per cento in meno di due anni, riuscendo a far peggio persino di Matteo Renzi, sia in termini numerici che morali. E non avendo il coraggio di ammetterlo, manda avanti gli oscuri imparziali probiviri per scatenare le ultime convulsioni dei militanti ed elettori del movimento.

Anche Alessandro Di Battista cerca di farsi espellere da qualcosa, manifestando il suo sostegno a Gianluigi Paragone :

 "Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali. Non c'è mai stata una volta che non fossi d'accordo con lui. Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell'ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%. Buon anno a tutti amici miei.”

C’è da scommettere che nel Movimento ci saranno altri casi di “espulsioni” o dimissioni; ormai si è scatenata la corsa ad uscire, in modo da potersi garantire un futuro in uno schieramento o in un altro, con Nicola Zingaretti e Matteo Salvini, che gioiscono alla vista di una torta elettorale di più del 20% da spartirsi.

Con Luigi Di Maio la pacchia è garantita, le spoglie del M5S sono a disposizione di tutti. Anche dell'avvocato Giuseppe Conte