La Metamorfosi di Giuseppe Conte, da Prestanome a Leader Autorevole

25/08/2019

Giuseppe Conte dopo la lezione politica impartita a Matteo Salvini è diventato il leader dello schieramento patrocinato dal Presidente Mattarella per impedire le elezioni e fermare la Lega. Solo Nicola Zingaretti sembra non averlo capito.

“Per me la stagione politica con la Lega è chiusa e non si può riaprire più per nessuna ragione”


Con una frase breve e secca Giuseppe Conte ha posto fine alle voci che lo volevano al centro di un negoziato tra Di Maio e Salvini per una riedizione del precedente governo.
Una frase che ha nulla dell'improvvisato ma viene come logica conseguenza di un percorso, culminato nel discorso tenuto al Senato per annunciare le sue dimissioni nel quale ha scagliato un attacco micidiale ed efficace contro Salvini.

La frase di Giuseppe Conte mette fuori gioco anche Luigi Di Maio, ormai esautorato dalla guida del M5S dopo che Beppe Grillo ha dettato la linea della trattativa per un accordo di governo con il PD, ma ancora alla ricerca di un appiglio per far naufragare le trattative e tornare al "forno" leghista, magari nelle vesti di primo ministro.

La frase di Conte spiazza anche Nicola Zingaretti, in cerca di pretesti e di "discontinuità" per evitare di siglare un accordo che lo espone alle ovvie critiche di appoggiare un "Conte-bis".

L'avvocato ha dato in questo ultimo mese ripetute prove di autonomia e autorevolezza nei confronti di entrambi i partiti che lo avevano voluto come loro "prestanome". Si era smarcato dai CinqueStelle in occasione del voto sulla TAV, mentre a Salvini le aveva già mandate a dire in occasione dello "sbarco" di Carola Rackete.

Il Presidente del Consiglio sono io, aveva iniziato a sottolineare l'avvocato, ma il boss leghista non lo aveva preso sul serio, anzi lo considerava una presenza fastidiosa quanto inutile. E' stato il suo grande errore, frutto del delirio di onnipotenza accentuato dalla vittoria alle elezioni europee e dai trionfalistici sondaggi che lo davano ormai quasi sulla vetta del 40%.

Per Giuseppe Conte invece le elezioni europee hanno segnato l'inizio della svolta. Ha capito che il suo destino poteva e doveva differenziarsi da quello dei 5Stelle e in particolare da Luigi Di Maio e costruirsi un proprio spazio e una nuova alleanza, quella con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella o meglio con quell'establishment vicino al Quirinale che da mesi si interroga sia sul futuro immediato sia sulla prospettiva verso il 2022 quando scade il mandato presidenziale.

La strategia di Salvini era ormai evidente: tenere Di Maio (e quindi Conte) legati ed imbavagliati fino al momento in cui non avrebbero potuto più nuocere, poi sbarazzarsene per andare alle elezioni anticipate, fare il pieno di voti e parlamentari, un governo tuttoleghista in grado di eleggere nel 2022 un Presidente della Repubblica "ammaestrato" (tipo una Casellati) per poi varare una legge costituzionale per trasformare il sistema italiano in una Repubblica Presidenziale di cui ovviamente Salvini sarebbe stato il primo Presidente, magari per un ventennio.

Dopo le elezioni europee il progetto salviniano ha avuto un'accelerazione che non poteva suscitare un altrettanto allarme. Giuseppe Conte è stato contattato e, date le necessarie garanzie, è stato arruolato come capo missione  per conto del Quirinale. Obbiettivo numero uno, tentare di arginare la marcia di Salvini e dare una sveglia all'ectoplasma di Luigi Di Maio.

Non sappiamo se Matteo Renzi fosse della partita fin dall'inizio (poco probabile) o se sia stato il suo intuito politico a fargli capire che il vento stava cambiando, fatto sta che l'avvocato Conte ha iniziato a piacere anche ai parlamentari PD, dopo il voto per la nomina di Ursula Von Der Leyen grazie ai voti decisivi dei 5Stelle eletti a Bruxelles.

A Matteo Salvini avevano iniziato a fischiare le orecchie ma forse il frastuono del Papeete gli ha impedito di capire quello che stava per accadere. La mozione di sfiducia a Conte, secondo Salvini, aveva un obbiettivo massimo ed uno minimo. Il primo era quello di andare alle elezioni in ottobre, il secondo quello di ottenere quanto meno un rimpasto di governo, un'altra umiliazione di Di Maio e Conte e un'altra carriolata di voti nei sondaggi. Il boss leghista non aveva messo in conto la manovra del Quirinale e la nascita dell'imprevedibile asse Renzi-Grillo. Quando se ne è accorto ha cercato di fare marcia indietro e qui è intervenuto il "nuovo" Giuseppe Conte, bloccando qualsiasi retromarcia, sbeffeggiando pubblicamente Salvini e aprendo le porte al negoziato con il PD.

Tutto questo Conte lo ha fatto con grande dignità e autorevolezza, in parte per meriti suoi in parte per il copione scritto da qualcun altro.

Senza sgomitare e senza indietreggiare Giuseppe Conte è diventato il leader del fronte di salvezza nazionale dal salvinismo, il capo di uno schieramento di moderati progressisti trasversali, un personaggio a cui nessuno può rinfacciare di essere il prestanome di Di Maio e Salvini.

L'avvocato Giuseppe Conte, come sostiene il PD Tommaso Cerno, è la vera discontinuità di questa pagina politica.

Nessuno in buonafede si scandalizzerebbe se fosse di nuovo il Primo Ministro del futuro governo M5S-PD.

Solo Nicola Zingaretti stenta a capirlo.

Giuseppe Conte, Comunicazioni al Senato del 20 agosto 2019

"Quando una forza politica si concentra solo su interessi di parte e valuta le proprie scelte esclusivamente secondo il metro della convenienza elettorale, non tradisce solo la vocazione più nobile della politica, ma finisce per compromettere l'interesse nazionale.
Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali, peraltro sottoscrivendo un contratto di Governo e dando avvio al Governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si assumono specifici doveri e specifiche responsabilità nei confronti dei cittadini e verso lo Stato, che non è possibile accantonare alla prima convenienza utile.
Far votare i cittadini è l'essenza della democrazia. Sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile. Le scelte compiute e i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal Ministro dell'Interno - e mi assumo tutta la responsabilità di quel che affermo - rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale.
Perché aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da molte settimane - certamente già all'esito delle elezioni europee - era chiara l'insofferenza per la prosecuzione di un'esperienza di Governo giudicata evidentemente ormai limitativa delle ambizioni politiche di chi ha chiaramente rivendicato pieni poteri per guidare il Paese?
La scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una decisione evidentemente assunta da tempo - mi duole affermarlo con tanta nettezza - è un gesto di grave imprudenza istituzionale, anzitutto irriguardoso nei confronti del Parlamento, e in ogni caso suscettibile di precipitare il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e instabilità finanziaria.
Peraltro, questa decisione è stata annunciata dal Ministro dell'interno subito dopo aver incassato l'approvazione, con la fiducia, del decreto-legge sicurezza-bis, con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico. Palesemente contraddittorio appare, infine, il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo, non ritiri i propri Ministri. "