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POPOLARE BARI, Arrestati gli Ex Padroni Jacobini, ma Banca d'Italia Conosceva i Report di Luca Sabetta? Secondo i magistrati SI'


- 31/01/2020

AGGIORNAMENTO: Inchiesta di Repubblica.it "Popolare comprerà Tercas come vuole Palazzo Koch. E «i vertici di Banca d’Italia» — come scrive il gip nell’ordinanza — dimostreranno «un’estrema accondiscendenza non esercitando i poteri di rimozione dei dirigenti della banca pur avendone rilevato la grave e stagnante situazione .." I magistrati di Bari non hanno perso tempo, dopo che Banca d'Italia è stata costretta a commissariare la Banca Popolare di Bari agli inizi di dicembre scorso, ora hanno emesso le ordinanze di arresto domiciliare per gli ex padroni Jacobini, il padre Marco ex presidente e il figlio Gianluca ex vicedirettore generale e l'ex responsabile del Bilancio Elia Cercelli. Decisiva la testimonianza dell'ex Risk Manager Luca Sabetta.


AGGIORNAMENTO: Secondo i magistrati la Banca d'Italia ha avuto «un’estrema accondiscendenza non esercitando i poteri di rimozione dei dirigenti della banca popolare di Bari".

AGGIORNAMENTO: La magistratura indaga sui vertici della Vigilanza di Banca d'Italia.

Il sito repubblica.it  :  Bari, il metodo Jacobini “I risparmiatori? Fottuti” di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, riporta

Questi vanno cacciati tutti (...) Avevano fatto un’associazione a delinquere drammatica». De Bustis ovviamente non lo ha raccontato al mercato. E gli Jacobini hanno fatto finta di non saperlo nelle loro interlocuzioni privilegiate con Banca d’Italia. Come dimostrano i contatti telefonici e gli incontri dell’allora capo della vigilanza Carmelo Barbagallo, con Gianluca e con Marco, cui viene anticipata l’esito di una delle ricorrenti ispezioni alla Popolare.

L’accondiscendente Bankitalia
Lo scambio è chiaro: Popolare comprerà Tercas come vuole Palazzo Koch. E «i vertici di Banca d’Italia» — come scrive il gip nell’ordinanza — dimostreranno «un’estrema accondiscendenza non esercitando i poteri di rimozione dei dirigenti della banca pur avendone rilevato la grave e stagnante situazione dovuta al conflitto di interessi» della famiglia che ne è proprietaria. Marco Jacobini lo racconta alla moglie Giulia proprio dopo aver incontrato Barbagallo. «Mi ha detto di attendere che finisca l’ispezione e che poi dovremo fare un cambio. Gianluca deve fare l’amministratore delegato altrimenti la banca se ne va a puttane, Papa diventa presidente e io presidente onorario. Ci ha detto parole importanti».

In pratica i magistrati pugliesi si sono posti la stessa domanda che riportavo alcuni giorni fa : perchè la Banca d'Italia non ha applicato i poteri gli sono stati conferiti nel "quadro normativo nazionale nel 2015 con il recepimento della CRD4 (cfr. art. 53-bis, comma 1, lett. e) del Testo Unico Bancario - TUB". ?

L'articolo 53 della Legge Bancaria (TUB) dettaglia quali sono i poteri di intervento della Banca d'Italia e in particolare il 53-bis  comma e)

e) disporre, qualora la loro permanenza in carica sia di pregiudizio per la sana e prudente gestione della banca, la rimozione di uno o più esponenti aziendali; la rimozione non è disposta ove ricorrano gli estremi per pronunciare la decadenza ai sensi dell'articolo 26, salvo che sussista urgenza di provvedere.

LA RIMOZIONE DI UNO O PIU' ESPONENTI AZIENDALI!!

Perchè la Banca d'Italia non ha utilizzato i suoi poteri, si chiedono i magistrati e tutti i cittadini truffati o costretti a salvare le banche a cui nessuno ha impedito tempestivamente di compiere malaffari e interessi personali?

La risposta che Visco diede in una intervista pre-natalizia al Corriere della Sera era il tentativo di maldestro di coprire una responsabilità decennale, visti i casi del Montepaschi, delle banche venete, etruria, genova, chieti, teramo, marche ecc ecc ecc: le banche sono imprese, non possiamo sostituirci ai banchieri-imprenditori, sostiene Visco.

Anche un studente di ragioneria capirebbe che tecnicamente le banche sono imprese particolari, perchè maneggiano risparmi e denaro e fiducia della gente e per questo non possono permettersi di fare alcune cose, come quelle che invece in molte banche i banchieri fanno, ed è per questo che Bankit deve vigilare e se riscontra malaffare e incompetenza deve intervenire subito, non dopo anni, quando la banca è andata a rotoli, come nel caso della Popolare di Bari, ma anche di quelle precedenti e di altre che verranno agli onori della cronaca.

Se sono vere le intercettazioni pubblicate da Repubblica, e le considerazioni del GIP sulla "accondiscendenza" della Banca d'Italia, assieme ai rumors non smentiti di uno o più dirigenti corrotti da Marco Jacobini affinchè non rilevassero nei verbali ispettivi la realtà vera della Popolare di Bari, allora cosa aspetta il Governatore Ignazio Visco a presentarsi in Parlamento per chiarire quanto accaduto? oppure in alternativa a dimettersi?

Possibile che Visco non sapesse che il whistleblower Luca Sabetta, mobbizzato e licenziato da De Bustis e Jacobini per aver detto cose che avrebbero dovuto dire gli ispettori della Banca d'Italia, era diventato un dirigente di una società controllata al 100% dalla Banca d'Italia, la REV Gestione Crediti Spa a cui erano stati dati i 9 miliardi di crediti in sofferenza delle 4 banche fallite nel 2015, Banca Marche, Banca Etruria, Cassa Chieti e Cassa Ferrara, per la cartolarizzazione e recupero crediti.

Cosa aspetta Ignazio Visco a presentare le dimissioni?

POPOLARE BARI: Indagine su Qualcuno Corrotto in Banca d'Italia

21/12/2019

La notizia-bomba viene diffusa da La Repubblica: "Indagato per corruzione l’ex presidente di Pop Bari. Faro sui legami con Bankitalia"

POPOLARE BARI: Il Governatore di Banca d'Italia Visco all'Oscuro delle Indagini su "Qualcuno" del Suo Staff

23/12/2019

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La magistratura ha le prove della collusione tra gli Jacobini, padroni di Popolare Bari, e i vertici della Vigilanza di Banca d'Italia che hanno consentito l'operazione di acquisizione della Tercas. La denuncia di Repubblica.it: Bari, il metodo Jacobini “I risparmiatori? Fottuti”

E ci potrebbero essere stati altri casi analoghi.

Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco dovrebbe dare spiegazioni o dimissioni.

Qualcuno gli dovrebbe ricordargli i DUE MILIARDI DI EURO che i cittadini italiani dovranno pagare per salvare la Banca Popolare di Bari.

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I magistrati di Bari non hanno perso tempo, dopo che Banca d'Italia è stata costretta a commissariare la Banca Popolare di Bari agli inizi di dicembre scorso, ora hanno emesso le ordinanze di arresto domiciliare per gli ex padroni Jacobini, il padre Marco ex presidente e il figlio Gianluca ex vicedirettore generale e l'ex responsabile del Bilancio Elia Cercelli.


Il supermanager Vincenzo Figarola De Bustis, ex Banca 121, MontePaschi, Deutsche Bank e PopBari, se la cava con l'interdizione di un anno dalle funzioni di direzione di banche o aziende.


L'elemento decisivo per mandare sotto accusa i manager della banca barese non sono stati i verbali ispettivi della Banca d'Italia, che i magistrati hanno visionato ma solo per confrontarli con altri elementi di accusa, in particolare due.


1) I report scritti e le registrazioni audio di Luca Sabetta, il capo del Risk Management che era stato assunto come foglia di fico per giustificare nell'ottobre del 2013 la capacità della Popolare di Bari a prendersi la zavorra della fallita Tercas, secondo i desiderata della Banca d'Italia che era esposta versa la banca abruzzese per quasi 300 milioni di euro di un prestito di cui aveva garantito la solvibilità alla BCE.


Dopo pochi giorni dall'assunzione Luca Sabetta si era conto che era caduto in un giro di malaffare e aveva iniziato a scrivere e registrare i collocui che ne determinarono prima l'allontanamento dalla funzione e poi il licenziamento, cui seguì una causa di lavoro ma soprattutto l'inizio delle vicende che lo portarono a parlare con i magistrati che indagavano sulla Popolare di Bari. Infatti, tra i capi d'accusa agli ex vertici c'è anche quello relativo ai maltrattamenti e alle estorsioni nei confronti di Luca Sabetta.


2) La deposizione di Benedetto Maggi ex vicedirettore della Direzione Crediti, quella che istruiva e copriva l'erogazione dei prestiti agli imprenditori e amici della famiglia Jacobini (Fusillo) che poi andavano regolarmente in sofferenza, che dopo il commissariamento ha capito la gravità della situazione creatasi con le rivelazioni del whistleblower Luca Sabetta, in cui lui stesso rischiava e si è messo a collaborare con la giustizia.


Maggi era stato già raggiunto da un provvedimento del nuovo CdA assieme a l’ex amministratore delegato di Popolare di Bari, Giorgio Papa, e altri 2 dirigenti tra cui l’ex condirettore generale, Gianluca Jacobini (uno dei figli del patron Marco che non aveva operatività sui crediti), Nicola Loperfido (ex responsabile crediti).


Nell'inchiesta della Procura di Bari sono finiti sotto accusa anche Roberto Pirola e Alberto Longo, ex presidenti del Collegio sindacale e Giuseppe Marella, ex Responsabile dell’Internal Audit della BPB, quelli a cui la Banca d'Italia chiedeva di autocertificare i "progressi" fatti per risanare i coefficienti patrimoniali in modo da consentirle di acquisire Tercas e di tranquillizzare la Vigilanza sulle azioni intraprese per uscire dalla crisi degli anni successivi (e giustificare quindi l'inerzia della stessa Banca d'Italia).

Nulla trapela invece su un altro fronte di inchiesta, quello per corruzione, a carico di Marco Jacobini che potrebbe vedere coinvolto anche uno o più esponenti della Vigilanza di Banca d'Italia nella veste di corrotti.


Anche in questa inchiesta potrebbero tornare utili le informazioni di Luca Sabetta, che dopo essere stato demansionato dovrebbe aver scritto alla Banca d'Italia mettendola al corrente di quanto stava accadendo e delle false comunicazioni che i vertici della Popolare stavano inviando.


Lo stesso Luca Sabetta dopo il licenziamento venne assunto con l'incarico di Responsabile della Funzione Risk Management da una società posseduta dalla Banca d'Italia al 100%, la REV Gestione Crediti Spa a cui erano stati dati i 9 miliardi di crediti in sofferenza delle 4 banche fallite nel 2015, Banca Marche, Banca Etruria, Cassa Chieti e Cassa Ferrara, per la cartolarizzazione e recupero crediti.


Il rapporto di lavoro di Luca Sabetta con la REV è cessato a maggio del 2018.

La società di recupero crediti gestita dalla Banca d'Italia, dopo appena un anno dall'inizio dell'operatività, aveva già visto la destituzione dei suoi due manager principali

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(in aggiornamento)

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