Popolare Bari: Ecco Perché Visco Non Applica i Poteri della Legge sulle Banche


- 14/01/2020

E’ meglio aspettare il peggio, prima di correre il rischio di licenziare ingiustamente qualche banchiere, sembra dire Alessandra Perrazzelli di Banca d’Italia nella sua audizione sullo scandalo della Popolare di Bari


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Le ammissioni di Bankitalia in Commissione Finanze aprono la strada ad azioni di responsabilità da parte dei risparmiatori truffati contro i vertici della Vigilanza per il fallimento della Popolare di Bari?

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C'era una volta una Banca d'Italia che non aveva alcun potere per risolvere le crisi causate dalle perfide banche a danno dei piccoli risparmiatori, ed era costretta ad assistere impotente alle tragedie, e in alcuni casi estreme, di pensionati, lavoratori, famiglie gettate sul lastrico da avidi banchieri. La povera Banca d'Italia cercava con tutti i mezzi (pochi) che aveva a disposizione di salvare questa umanità incolpevole e sofferente, ma quasi sempre la lotta era impari e le buone intenzioni naufragavano.

Fino a quando qualcuno fece notare agli ignari dirigenti della Banca d'Italia, Ignazio Visco in testa, dopo l'ennesima sconfitta registrata nella battaglia per salvare i risparmiatori della Banca Popolare di Bari, che c'erano alcune frecce a disposizione dell'Organo di Vigilanza, previste dalla legge in materia bancaria, che potevano essere utilizzate, volendo.

In particolare la possibilità di rimuovere i vertici delle banche - presidenti, amministratori, direttori generali, dirigenti - che avessero dato prova di incapacità, o condotte truffaldine per interessi personali o della banca, o corruzione ecc ecc - e sui quali ci fossero fatti, non illazioni, a comprova della necessità di sostituirli per non creare danni maggiori e continuativi.

Lo stesso Governatore Visco ignorava di avere questi poteri, come ha ripetuto nell'intervista prenatalizia al Corriere della Sera, ma poi qualcuno ha rivelato l'esistenza di una possibilità, prevista nel "quadro normativo nazionale nel 2015 con il recepimento della CRD4 (cfr. art. 53-bis, comma 1, lett. e) del Testo Unico Bancario - TUB".

Visco quando lo ha saputo si è arrabbiato molto con i membri del suo staff, per avergli nascosto per 4 anni l'esistenza di questa nuova arma di difesa preventiva dei risparmiatori contro i vertici corrotti e incompetenti delle banche vigilate da Bankit.

Si è arrabbiato talmente tanto che ha deciso, da ora in poi, di affidarsi ad un volto nuovo, neoassunta solo da pochi mesi, con un brillante curriculum di manager, con l'incarico di vicedirettrice generale della banca d'italia, la signora Alessandra Perrazzelli.

La signora Perrazzelli il 9 gennaio 2020 si è presentata alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, presieduta da Carla Ruocco, per

rappresentare il punto di vista della Banca d’Italia sulla conversione del decreto legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento. Il decreto, come reso noto dal Governo, contiene misure che si inseriscono nell'azione di sostegno e rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB), al momento in amministrazione straordinaria.

Per capire l'importanza della scelta di Visco nell'affidarsi alla Perrazzelli, anzichè ad un Direttore Generale di lunga esperienza interna, basti sapere che la Consob, altro organo di vigilanza spesso citato nei dissesti bancari, si è presenta alla Commissione con il suo numero Uno presidente, l'ex banchiere e ministro Paolo Savona, e non con un qualsiasi vicedirettore di secondo piano.

Quindi se Visco si affida alla Perrazzelli neoassunta non è perché non abbia rispetto per la Commissione Parlamentare e ciò che rappresenta, ma perché non si fida più dei vertici di alto grado ed anzianità di servizio e nemmeno di se stesso.

Ma se qualcuno sperava che Alessandra Perrazzelli potesse dire cose nuove o diverse rispetto a quanto finora ascoltato, ha dovuto ricredersi.

L’esempio è dato dalle “opinioni” sull’applicazione del 53-bis del TUB.

Dice la vicedirettrice Perrazzelli a proposito dell’articolo 53-bis:

“ … Considerazioni analoghe valgono per il potere di rimozione di uno o più esponenti aziendali, introdotto nel quadro normativo nazionale nel 2015 con il recepimento della CRD4 (cfr. art. 53-bis, comma 1, lett. e) del TUB). Il potere di rimozione rientra nell'ambito del più ampio ventaglio di misure di intervento precoce a disposizione delle autorità di vigilanza; esso può essere esercitato anche nei confronti di esponenti che soddisfino i requisiti di idoneità previsti dall’articolo 26 del TUB. (caspita, allora non è vero che la Vigilanza non ha poteri ! ndr)

 È tuttavia necessaria una rigorosa valutazione circa l’utilizzo di tale strumento, da svolgere caso per caso sulla base di tutte le informazioni rilevanti disponibili. Devono sussistere evidenze oggettive, idonee a provare che la permanenza in carica dell’esponente sia di pregiudizio per la sana e prudente gestione della banca ( le inchieste della Procura di Bari non erano sufficienti ? ndr)  e che la sua rimozione consenta di porre rimedio alla situazione; circostanza, quest’ultima, che non ricorre a fronte di situazioni, come quella della BPB, ( e chi lo ha detto, se non ci avete neanche provato ! ndr) più articolate e complesse, ove i problemi della governance trovavano origine in un contesto di criticità più ampio e diffuso.

Da un punto di vista generale, è necessario inoltre avere ben presente che l’attenzione della Vigilanza a muoversi secondo canoni di scrupoloso rispetto delle norme e delle prerogative ad essa assegnate non risponde solo a esigenze di ossequio formale alle regole ma è una condizione necessaria per garantire la robustezza delle decisioni adottate e, insieme ad essa, la stabilità del sistema su cui esse incidono. (appunto, vista la fine di Tercas e Popolare Bari ! ndr)

In altri termini, un approccio orientato a una eccessiva discrezionalità esporrebbe gli interventi adottati a rischi che possono minare la certezza dell’azione amministrativa e arrecare grave pregiudizio sia alla stabilità del sistema sia alla stessa clientela “ ,

segnatevi quest’ultima frase perché è una mirabile contorsione di parole e concetti che servono a dire in sintesi che è meglio stare fermi e aspettare che le situazioni precipitino piuttosto che correre il rischio di prendere decisioni, valutare le situazioni e le responsabilità.

E’ meglio aspettare il peggio, prima di correre il rischio di licenziare ingiustamente qualche banchiere, sembrerebbe dire la Perrazzelli e potrebbe essere una metodologia condivisibile se non fosse che il peggio nel caso della Banca Popolare di Bari era già arrivato da tempo, praticamente pochi mesi dopo la decisione di accettare il “pacco” Tercas (ottobre 2013) a cui la Banca d’Italia aveva prestato alcune centinaia di milioni di euro (senza che ne avesse i requisiti) che non sapeva come farsi restituire dopo il commissariamento.

Dal 2014 in poi le inchieste della magistratura, le denunce e i dossier che denunciavano corruzione,  incompetenze e malaffare da parte dei vertici della banca pugliese si sono moltiplicate come in un crescendo rossiniano, ma la Vigilanza della Banca d’Italia, pur messa al corrente delle inchieste, non ha mai esercitato quanto previsto nelle sue facoltà dal 53-bis, si è dovuti arrivare a Natale 2019 per regalare agli italiani l’ennesimo, sfacciato dono di una banca da salvare con soldi pubblici, perché altrimenti ecc ecc ….

Signora Perrazzelli, grazie per averci dato un’altra preziosa informazione di cui eravamo all'oscuro: la Banca d’Italia ha volutamente rinunciato ad esercitare le facoltà attribuitegli dalla legge, come Lei ha riferito in Commissione Finanze, per sostituire i manager incapaci, truffatori, corrotti e corruttori (forse anche di suoi colleghi, secondo le indiscrezioni della Procura) della Popolare di Bari e cercare di evitare le perdite e i dolori ai risparmiatori truffati.

Tutto il resto sono opinioni.

Signora Perrazzelli, grazie per averci dato un’altra preziosa informazione di cui eravamo all'oscuro: la Banca d’Italia ha volutamente rinunciato ad esercitare le facoltà attribuitegli dalla legge, come Lei ha riferito in Commissione Finanze.



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