SALVINI INGOIA DUE ROSPI IN UN GIORNO

09/05/2019

"ingoiare un rospo", cioè registrare una sconfitta importante, era ritenuto un evento impossibile. Figuriamoci doverne ingoiare due in un solo giorno, come è accaduto l'8 maggio.

Nella marcia trionfale intrapresa dal boss leghista da oltre un anno, "ingoiare un rospo", cioè registrare una sconfitta importante, era ritenuto un evento impossibile. Figuriamoci doverne ingoiare due in un solo giorno, come è accaduto l'8 maggio.


Nel consiglio dei ministri convocato dall'avvocato Conte con all'ordine del giorno il caso Siri, il sottosegretario leghista accusato di aver preso tangenti e appartenente al cerchio magico di Salvini, quest'ultimo ha dovuto prendere atto del decreto di revoca del suo pupillo e pur avendo minacciato tuoni e fulmini ha ingoiato il rospo senza far cadere il "suo" governo.

Che resta pur sempre il suo principale trampolino elettorale, ma ora è un pò meno elastico, perché persino Di Maio ha capito il trucco e non perderà occasione di riproporlo. Si tratta in pratica di contrastare le sparate leghiste sul terreno tradizionalmente più favorevole ai cinquestelle, la lotta alla corruzione e all'affarismo politico, su cui persino il nuovo PD di Zingaretti avrebbe nulla da obbiettare. E siccome la corruzione e l'abuso di potere dei partiti è un fenomeno stratificato e consolidato, non mancheranno altre occasioni di scontro e propaganda, a cominciare dalla Lombardia dove il presidente leghista della regione è sfiorato dall'inchiesta che riguarda esponenti di Forza Italia.

Il rospo dell'azzeramento di Siri non è stato però l'unico, e la giornata di Salvini lo ha visto costretto ad ingoiarne un altro, in apparenza più sfumato e meno coinvolgente del primo ma che invece potrebbe alla lunga rivelarsi più indigesto.

A Torino, dove montava una polemica che dilaniava la sinistra sulla presenza della casa editrice di CasaPound al Salone del Libro, si è creato un "fronte unito" tra il presidente della regione Piemonte, il PD Chiamparino, e la sindaca cinquestelle del capoluogo, Chiara Appendino, che con una mossa comune hanno denunciato per apologia di fascismo Polacchi, l'editore del libro-elegia di Salvini, e hanno revocato l'autorizzazione allo stand di AltaForte al Salone.


La valenza politica dell'iniziativa di Appendino e Chiamparino va ben oltre il caso specifico di CasaPound e non sarà certamente sfuggita ai radar del leghista, per due motivi:


- il fronte unito prende corpo su un terreno altamente simbolico e discriminante per la grande maggioranza progressista in Italia, cioè l'antifascismo, in un momento in cui finisce di essere un sermone rituale ma acquista una rinnovata importanza nel contesto storico nazionale e mondiale.

- se il tema dell'antifascismo si somma a quello della lotta alla corruzione e all'affarismo, magari condito con la lotta alla povertà e per i diritti civili, diventa un collante ideale per future alleanze, in grado di superare le tante e profonde differenze tra i populisti cinquestelle e la sinistra imbalsamata.

Ma il delirio di onnipotenza che in genere accompagna coloro che si credono vincenti potrebbe suggerire al leghista, dopo le elezioni europee, di continuare sulla strada già intrapresa del governo Conte, utilizzando il manuale delle marmotte nere di Bannon e le opportune alleanze tattiche con Di Maio e Renzi.

Oppure scatenare la crisi e le elezioni anticipate ?