Arrestato PUIGDEMONT : Esta Europa es una vergüenza

L'arresto in Germania dell'ex presidente catalano Puigdemont, esponente di punta della rivendicazione indipendentista,  fa esplodere un caso politico senza precedenti che mette allo scoperto l'inconsistenza dell'Europa di fronte al problema catalano e alla vergognosa repressione del regime di Madrid contro decine di leader politici.

 

Carles Puigdemont, da mesi in esilio, stava rientrando dalla Finlandia in Belgio quando è stato fermato e arrestato mentre transitava in auto al confine con la Danimarca.

Decine di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Barcellona e davanti alla sede della rappresentanza del Parlamento Europeo, per protesta contro l'arresto, chiedendo la liberazione dei detenuti politici e un pronunciamento chiaro delle istituzioni europee sulla gravissima situazione in Spagna.

"Esta Europa es una vergüenza", questa Europa è una vergogna, gridano i manifestanti nelle principali città della Catalogna, esprimendo un sentimento di rabbia e delusione contro l'immobilismo e la connivenza delle forze politiche europee di destra e di sinistra.

Come si fa a parlare di Unione Europea, quando un esponente politico democraticamente eletto viene perseguitato nel suo paese e arrestato in un paese membro dell'Unione mentre in altre nazioni europee gli viene concesso il diritto di asilo e la libertà di espressione ?

Puigdemont deve essere liberato, assieme a tutti gli altri politici detenuti nelle carceri di Madrid, e la Spagna di Rajoy e Rivera dovrebbe essere sanzionata per le gravi violazioni alla libertà e alla democrazia, altrimenti il processo di disgregazione europea segnerà un'altra accelerazione.

A chi giova umiliare il popolo catalano ?

 

 

 

JUNQUERAS resta in carcere e si allontana la soluzione politica in Catalogna

La Corte Suprema spagnola ha deciso di respingere la richiesta di libertà per Oriol Junqueras, leader dei repubblicani catalani ERC, rieletto in Parlamento nelle recenti elezioni e detenuto politico da oltre due mesi.
La decisione era attesa come un banco di prova decisivo per iniziare un confronto di mediazione tra gli indipendentisti e il governo Rajoy, dopo che il voto del 21 dicembre aveva riaffermato una maggioranza parlamentare a favore di Puigdemont e Junqueras.

Quest'ultimo, dopo il rifiuto della Corte Suprema, ha lanciato un appello ai catalani:
“Transformad la indignación en coraje y perseverancia”. “Persistid porque yo persistiré” “En estos días que vendrán, manteneros fuertes y unidos. Transformad la indignación en coraje y perseverancia. La rabia en amor. Pensad siempre en los otros. En lo que tenemos que rehacer. Persistid porque yo persistiré. Gracias por todo vuestro apoyo. Os quiero”.

Puigdemont dall'esilio belga ha definito  la sentenza della Corte Suprema uno "scandalo che dovrebbe mettere in imbarazzo qualsiasi democratico con un minimo senso di giustizia". In un messaggio sui social network Puigdemont ritiene che Junqueras è un "ostaggio": "Nel conflitto irrisolto tra la Catalogna e la Spagna ci siamo sempre attenuti a  mezzi pacifici e al dialogo".

La situazione adesso si complica, sia sul piano sociale che su quello istituzionale: la Catalogna resta divisa e frustrata dall'arroganza del PPE e di Ciudadanos e la rabbia potrebbe prendere il sopravvento sui tentativi di mediazione.

Ci saranno nuove elezioni, in un clima più teso di repressione e di limitazione dei diritti politici.

Le centinaia di migliaia di persone che hanno votato per Junqueras, Puigdemont e gli altri detenuti politici dello schieramento indipendentista saranno capaci di superare il senso di umiliazione a cui Madrid li costringe in ogni occasione?

La questione catalana diventa sempre più la frontiera dei diritti politici di tutta l'Europa libera.

voto Catalogna: Barcellona 2 - 1 Real Madrid

Usando una metafora calcistica, il voto in Catalogna è stato come una partita tra Barcellona e Real Madrid, giocata dai catalani in inferiorità numerica ma vinta 2 a 1 dopo un confronto durissimo. Ma la Liga è ancora tutta da giocare.

E' vero che il primo partito risulta Ciudadanos di Ines Arrimadas, ma è una constatazione effimera (nelle scorse elezioni ERC e JxCat si presentavano assieme) ma soprattutto fuorviante.

Il fronte monarco-unionista (quelli del 155 ad oltranza) composto dal PP di Rajoy e da Ciudadanos rappresenta meno di un terzo dell'elettorato (in una regione che ha notevoli flussi migratori dal resto della Spagna) e non ha margini significativi di crescita o di alleanza, perché le altre due forze "non-indipendentiste", il Partito Socialista Catalano (che un tempo era la forza politica principale della Catalogna) e EC-Podemos, sono favorevoli al dialogo con gli indipendentisti per trovare soluzioni non traumatiche alla crisi.

Dal voto esce duramente sconfitta la linea di Rajoy, il cui partito popolare viene praticamente "espulso" dalla Catalogna colpevole della umiliazione del 155 e delle violenze poliziesche del 1 ottobre, e rischia di essere indebolito e attaccato anche sul piano nazionale. Il governo Rajoy, essendo di minoranza, si regge sulla benevola astensione del PSOE ma subisce la concorrenza sfrenata di Ciudadanos che si propone come vero rappresentante dei conservatori nazionalisti spagnoli.

La vittoria di Puigdemont, sia come forza politica che come leader, non era scontata e rappresenta un punto di svolta nelle dinamiche interne allo schieramento catalano.

Più che sulla proclamazione immediata dell'indipendenza, la vera partita che i catalani devono riuscire ad aprire è quella delle modifiche costituzionali, tra le quali ad esempio l'abolizione del ruolo della monarchia - che 40 anni fa sembrava una mediazione indispensabile - e il passaggio ad una repubblica federale: una parte dei socialisti e tutta Podemos sarebbe disponibile ad aprire, con l'aiuto dei repubblicani catalani, questo nuovo fronte di battaglia politica contro la destra monarco-unionista. 

 

Ha vinto la Catalogna

Proiezioni: gli indipendentisti arrivano a 70 seggi su 135.

Exit Poll: gli indipendentisti possono avere la maggioranza di almeno 68 seggi.

La destra di Ciudadanos toglie voti al partito di Rajoy, 

 

Una grande partecipazione di popolo alle elezioni per riaffermare la volontà dei catalani di essere indipendenti e repubblicani.

CATALOGNA, sondaggio assegna la vittoria agli indipendentisti

Nonostante lo spiegamento repressivo del regime di Madrid, l'isolamento economico e mediatico, i partiti indipendentisti dovrebbero avere ancora la maggioranza dopo le elezioni del 21 dicembre in Catalogna, secondo un sondaggio a 4 giorni dal voto.

 

La sinistra repubblicana di ERC, il cui leader Junqueras è in carcere come prigioniero politico, avrebbe 30 seggi con il 21% dei voti, mentre a JxCat, partito di Puigdemont (in esilio a Bruxelles) vengono attribuiti dai 28 a 30 seggi. Nelle passate elezioni i due schieramenti si erano presentati uniti ottenendo 62 seggi.

La sinistra radicale indipendentista CUP manterrebbe i suoi 10 seggi, che sommati a quelli di ERC e JxCat consentirebbero di raggiungere quota 68, cioè la maggioranza, sui 135 seggi totali.

I Podemos catalani, che pur non appoggiando la causa indipendentista sono comunque critici verso il governo di Madrid e l'applicazione del 155, scenderebbero da 11 a 8-9 seggi, a vantaggio dei socialisti catalani (unionisti ma a favore del dialogo con gli indipendentisti) che passano da 16 a 17-19.

La sorpresa nello schieramento di destra sarebbe data dal successo di Ciudadanos che passa da 25 a 33 seggi, classificandosi come primo partito e togliendo voti ai Popolari di Rajoy che rischierebbero di scomparire riducendosi da 11 a 5 seggi.

Il sondaggio è il primo di quattro che copriranno le intenzioni degli elettori fino al primo minuto del 21 dicembre, ed è stato pubblicato da un giornale scozzese, aggirando la legge spagnola che vieta la divulgazione di sondaggi in prossimità del voto.

 

Nel frattempo domenica 17 sui ponti e monumenti di 15 principali città europee sono comparsi i fiocchi gialli e i manifesti che chiedono la liberazione dei prigionieri politici catalani

 

Quattro dei prigionieri politici catalani restano prigionieri politici

Secondo i giudici della Corte Suprema di Madrid quattro dei leader catalani arrestati per le loro opinioni politiche indipendentiste devono restare in carcere.

Junqueras, Forn, Jordi Cuixart e Jordi Sanchez sono stati giudicati pericolosi "per il rischio che continuino ad esprimere le loro opinioni", soprattutto prima delle elezioni del 21 Dicembre.