ORCO TRUMP

Le migliaia di bambini allontanati dai propri genitori e segregati nelle gabbie del Customs and Border Protection USA per ordine di Donald Orco Trump saranno segnati per tutta la vita dal trauma della separazione.

Sono i figli di immigrati che il "senso pratico " trumpiano considera alla stregua di un pacco non recapitato: i genitori vengono rispediti nel paese di origine e i figli - regolarmente nati e registrati negli Stati Uniti - devono farne a meno, in attesa di essere anch'essi spediti nel paese straniero su richiesta dei genitori. 

Il "senso pratico" di Orco Trump lo induce a scommettere che le prime a cedere saranno le madri, che chiederanno di ricongiungersi ai figli ma non negli USA bensì in Guatemala o in Messico; oppure il senso materno di protezione le spingerà ad accettare il distacco ? pur di evitare ai loro figli gli orrori della povertà delle guerre o delle mafie che governano nei loro paesi di origine. 

Il pianto dei bambini separati dai genitori  è musica per le orecchie dell'orco.

Qualcuno (Matteo Salvini ?!) sta studiando attentamente il caso, perchè vorrebbe riproporlo in Italia per risolvere il problema dei Rom: separare i bambini nati in Italia dai genitori nomadi, espellendo quelli di questi ultimi che non abbiano cittadinanza italiana e mettendo i figli in orfanotrofi creati appositamente. Oppure in alternativa, preferibile, far sì che i nomadi espulsi si portino via anche i piccoli potenziali delinquenti.

 

C'era una volta il presidente degli stati uniti d'AMERICA

 AGGIORNAMENTO:    Discutendo alla Casa Bianca con alcuni deputati le modifiche alle leggi sugli immigrati, Trump ha chiesto: "Why are we having all these people from shithole countries come here?”, definendo Haiti, San Salvador e tutta l'Africa in generale come paesi shithole.

 

Donald Trump leader dell'estrema destra mondiale

 

 

 

Ad un anno dall'insediamento alla Casa Bianca Donald Trump conquista l'unanime appellativo di Idiota, mentre e' iniziata la pubblicazione di libri che descrivono il suo stato di totale incapacità.
Michael Wolff lo intitola "Fire and Fury, inside the Trump White House" e diventa subito un best seller globale.

 

Una sintesi delle rivelazioni su The Guardian: Michael Wolff's explosive book on Trump: the key revelations.

A parlar male di The Donald sono soprattutto i suoi ex consiglieri più fidati (quelli ancora in carica tacciono per non correre guai o, come nel caso di Tillerson, rilasciano smentite che sono uguali a conferme) a cominciare dal famigerato stratega similnazista Steve Bannon, il quale tuttavia si è limitato a raccontare episodi già noti, come l'incontro tra il Trump junior e i Russi alla Trump Tower durante la campagna elettorale.

 

Il ritratto del presidente degli Stati Uniti d'America che si ricava dalla lettura del libro di Wolff è quello di un "Nerone Americano" come lo ha definito The New Yorker, un imperatore pazzo, vanaglorioso, incapace, ma ossessionato dal bisogno di raffigurarsi potente e ricco.

Ad un anno dall'inizio della presidenza Trump, l'America scopre di non avere un presidente ma un semplice ingombrante idiota che per altri tre anni userà la Casa Bianca per scolarsi più di 15.000 lattine di coca cola e passare altrettante ore davanti alla televisione.

I Poteri forti militari, finanziari e politici non sembrano molto preoccupati, anzi stanno intravedendo la possibilità di un evento storico incredibile: rendere ufficiale che il ruolo di Presidente degli Stati Uniti non conta assolutamente nulla, anzi dovrà di diritto essere attribuito a persone incapaci e inutili anche se squilibrate.

Questa possibilità è stata ampiamente anticipata ed apprezzata dagli squali di Wall Street che non a caso da un anno festeggiano ogni giorno che passa nei mercati finanziari. Un Presidente inesistente garantisce ampia libertà di manovra e decisione alle lobby più potenti ed occulte.


Dopo un anno, Donald Trump The Idiot è la prova evidente che nè l'America nè il Mondo hanno bisogno di un vero Presidente degli Stati Uniti. Basta un semplice idiota che crede di essere un genio, anzi un "stable genius".

TRUMP Bottone grande Cervello piccolo

Donald Trump risponde via Twitter al dittatore nordcoreano Kim Jong Un che lo aveva "informato" di avere un "bottone nucleare" sulla scrivania: "... I too have a Nuclear Button, but it is a much bigger & more powerful one than his, and my Button works! ".

Lo stile smargiasso del Presidente è sempre quello da bettola maschilista, ma ha il pregio di sintetizzare le illusioni dell'America più retriva: il sogno di risolvere qualsiasi problema con un grande fungo atomico, anziché perdere tempo ed energie a trovare soluzioni pacifiche anche le più semplici.

Il tweet di Trump contiene due ovvietà ed una bugia: è evidente, e anche il pazzo coreano lo sa, che il "bottone" nucleare americano è più grande e potente, ma è altrettanto vero che non funziona, almeno nel caso della Corea. E speriamo che non funzioni in nessun luogo del Pianeta, per tutti i secoli a venire. (Se fossi un giapponese, unico popolo ad aver provato il "funzionamento" del bottone americano, chiederei il ritiro dell'ambasciatore a Washington)

Qualcuno dovrebbe informare Donald che il suo omologo di Pyongyang, avendo raggiunto l'obiettivo di sparare un vero missile intercontinentale con eventuale testata nucleare, fa sfoggio di diplomazia riappacificatrice con quelli del Sud, avviando una trattativa lampo per spedire due atleti alle prossime olimpiadi invernali (due atleti, non due missili).

Il "bottone" di Trump sarà pure grande, ma il cervello si dimostra sempre più piccolo ...

L'America è migliore del suo Presidente ? Forse, ma di poco

In Alabama era in palio un seggio per il Senato, già in quota ai Repubblicani che da 25 anni hanno la maggioranza in quello Stato.

A contendersi la vittoria due personaggi che simbolegiano la depressione in cui versa la politica negli Stati Uniti:
 - Roy Moore, candidato repubblicano ultrarazzista, ricco e depravato molestatore seriale di minorenni, appoggiato entusiasticamente da Donald Trump;
 - Doug Jones, avvocato-commercialista-ragioniere-clintoniano del partito democratico, scelto apposta per perdere con dignità nel feudo dei conservatori.

Vince Doug Jones, anzi perde Roy Moore, per una manciata di voti che si interpretano con il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma rappresentano in ogni caso la sconfitta di Trump e la continuazione del caos che lo accompagna.

Il voto in Alabama racconta di un'America che inizia a cercare, faticosamente e senza troppe convinzioni o certezze, un'alternativa a Trump e al trumpismo. E' la reazione de "il troppo è troppo", anche per la coscienza opaca della middle class e dei ricchi più ricchi.

La copertina di Time che nomina "The Silence Breaker" al vertice dei soggetti più importanti nel 2017 è la denuncia di un imbarazzo ed una vergogna ampia e generalizzata.

L'inquilino della Casa Bianca è un fan di Roy Moore, aggressore sessuale di minorenni e sostenitore del KKK, e per questo ne ha appoggiato la candidatura fino a compromettersi.

Ci vorrebbe poco ad essere migliore, ma Trump non ci riesce.

Donald Trump si propone come leader dell'estrema destra mondiale

 

Trump licenzia il Segretario di Stato Tillerson perché troppo moderato.

 

 

I retweet di Donald Trump dei video anti-musulmani dell'estrema destra inglese e la risposta sprezzante alle critiche di Teresa May non sono l'ennesimo scivolone del baraccone americano, ma la sua esplicita candidatura a leader dell'estrema destra internazionale.

 

Le avvisaglie c'erano già tutte negli scontri di questa estate a Charlottesville 

https://www.theguardian.com/us-news/2017/aug/15/donald-trump-press-conference-far-right-defends-charlottesville

ma in quel caso sembrava trattarsi di una vicenda interna agli Stati Uniti.

Questa volta Trump ha voluto "costruire" l'evento mediatico internazionale, anche in modo raffazzonato stando a quanto si è scoperto sui video del British National Party.

Perché lo ha fatto? C'è da preoccuparsi davvero o è il sintomo di una sua debolezza disperata?

Nel dubbio è meglio non sottovalutare il pericolo.

Come non è da sottovalutare l'irruzione dei naziskin nella sede di "Como senza frontiere" e la lettura del farneticante comunicato. Anche i nazifascisti veneti hanno trovato in Trump il loro duce.

La cattiveria di Trump contro i figli degli immigrati

Frustrato dal continuo calo di popolarità, sbeffeggiato dalle diplomazie internazionali, minacciato da uno psicopatico nordcoreano, escluso dal suo staff militarizzato sulle decisioni più importanti, Donald Trump non trova nulla di meglio che fare un dispetto ed una cattiveria contro i "Dreamers", i figli degli immigrati irregolari, cresciuti in America e assistiti dalla DACA di Obama.

(CNN)The Trump administration on Tuesday formally announced the end of DACA -- a program that had protected nearly 800,000 young undocumented immigrants brought to the US as children from deportation.
The Department of Homeland Security will stop processing any new applications for the program as of Tuesday and rescinded the Obama administration policy, Deferred Action for Childhood Arrivals.
"I am here today to announce that the program known as DACA that was effectuated under the Obama administration is being rescinded," Attorney General Jeff Sessions said Tuesday at the Justice Department.
In the five years since DACA was enacted, the nearly 800,000 individuals who have received the protections have started families, pursued careers and studied in schools and universities across the United States. The business community and education community at large has joined Democrats and many moderate Republicans in supporting the program, citing the contributions to society from the population and the sympathetic fact that many Dreamers have never known another home than the US.

"bacio bacio" al G20

Al G20 di Amburgo assediata da manifestanti e polizia va in scena l'incontro amoroso tra Donald Trump e Vladimir Putin.

Una beffarda sceneggiata, con contorno di spartizione della Siria, preparata da tempo per dare un palcoscenico globale alla verità di Trump sugli "aiutini" ricevuti dalla Russia per farlo diventare presidente degli Stati Uniti.

"Vlady, dimmi la verità, sei stato tu ad hackerare le elezioni presidenziali ?", " No Donald, ti giuro che non sono stato io, come avrei potuto farti una cosa del genere !"

 

Gli altri 18, con relative consorti, erano tutti attorno ad incitarli. Grazie a loro, il noiosissimo ed inconcludente G20, sfilata mondana del Potere e oltraggio alla dignità dell'umanità sofferente, ci ha tenuti tutti con il fiato sospeso.

SALLY YATES for PRESIDENT

La frase con cui Donald Trump "licenzia" Sally Yates, il ministro della Giustizia pro-tempore in attesa della nomina del razzista Jeff Sessions da parte del Congresso, ricorda nella forma e nella sostanza il cupo lessico nazista: "Ha tradito il Dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per difendere i cittadini americani". Le stesse parole con cui i dittatori di ogni epoca hanno liquidato i funzionari che si opponevano ai loro editti.

Le parole "tradimento" e "rifiuto" usate per eliminare politicamente e fisicamente chi esprime un dubbio e non si allinea, trascinandolo davanti al pubblico disprezzo non potendo, per ora, attivare il plotone di esecuzione.

Il delirio di onnipotenza ispirato dal suo capo stratega Steve Bannon sta superando i limiti dell'immaginabile; gli Stati Uniti d'America sono sull'orlo di una crisi epocale del sistema istituzionale e sociale.

Sally Yates era fino ad oggi una oscura funzionaria dell'ex Obama, in carica per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione nell'interim della successione, e il suo nome ora rimbalza in ogni angolo dell'America e del Mondo come un eroe della giustizia, del buon senso e del coraggio di sfidare la stupidità del potere, essendosi rifiutata di accondiscendere supinamente alle direttive contro gli immigrati musulmani.

Sally Yates da oggi è un simbolo di resistenza, contro e oltre gli establishment di qualsiasi colore, un ottimo candidato alla carica di Presidente degli Stati Uniti.

 

Donald TRUMP e i tanti incubi che diventeranno presto realtà - capitolo 1

incubo Trump

Nove novembre, a Roma è mattino e mia figlia da Berlino mi chiede "e adesso"? gli rispondo "è finito un ciclo iniziato 25 anni fa. Se stasera non mi addormento sul pc, scrivo qualcosa, tu mandami le tue opinioni."
E' passato qualche giorno dalla notte in cui Trump ha avuto inizio, e qualcosa si intravede.
Sì, sta finendo un'epoca, quella che ha attraversato la fine del "secolo breve" per proseguire fino a questa decade del terzo millennio, ma sarebbe sbagliato attribuirne le cause alla vittoria di Trump che, al più, è la manifestazione della fine.


Scoprendo l'acqua calda e con il senno di poi, tutti si sono resi conto che la Clinton Foundation ha rappresentato l'apice della crisi politica americana, l'orgia dell'establishment, la scomparsa della stampa libera, il trionfo della manipolazione al servizio del potere, la gestione dell'economia al servizio della finanza. Il sistema politico, e in particolare l'apparato del partito democratico, hanno consentito che la reazione alla crisi prendesse i tratti e il volto di Trump, con tutto l'armamentario ideologico e culturale che ne consegue. Punto.

E adesso ? Per capire cosa succederà nel futuro immediato è necessario separare due aspetti:
quello che accadrà per moto inerziale, cioè gli eventi che già erano prevedibili o determinati nel recente passato, e che però si manifesteranno in un nuovo "ambiente" con risultati imprevedibili e quelli che invece saranno effettivamente il frutto di scelte della gestione Trump.

Un esempio per capire: la serie spaventosa di omicidi dei blacks da parte della polizia americana è un fenomeno in continua crescita nel corso degli ultimi dieci anni, e quindi non può essere attribuito a Trump, ma certamente il prossimo omicidio, con tanto di video a riprova della brutalità poliziesca, farà divampare rivolte ben più vaste e violente di quelle viste nel recente passato, perchè ci sarà una miscela di sentimenti e condizioni diverse, non ci sarà un presidente nero e il mondo della cultura e della politica a cercare di spegnere gli incendi. La prossima "esecuzione" di un ragazzo di colore sarà la manifestazione evidente dell'anima razzista alla base della vittoria di Trump e sarà il detonatore di rabbia e scontri che nessuno dei blacks moderati avrà la forza o la voglia di spegnere.

Il Ku Klux Klan ha già promesso di accendere la miccia tra poche settimane.

Molti analisti politici stanno iniziando a fare marcia indietro rispetto alle previsioni catastrofiche sulle conseguenze di una vittoria di Trump. Tuttosommato, dicono, il cettolaqualunque presidente si circonderà di uomini dell'apparato repubblicano tradizionale, magari quelli più estremi ma pur sempre politici esperti, banchieri e imprenditori che sanno come mediare e trattare. Una volta vinto, a Trump basterà lasciare la gestione ordinaria al business as usual per realizzare le promesse elettorali nel solco della tradizione di una politica consociativa. Niente traumi quindi, niente cambiamenti e Wall Street che festeggia.

Non credo a questa visione ottimistica, perché le condizioni attuali, di cui pure Trump si è avvantaggiato per attaccare la gestione buffettiana di Obama, non consentono un proseguimento senza scossoni. Il vero problema degli americani non sono le tasse, bensì i debiti, sia quelli privati che quelli pubblici. I giovani che escono da un college, con la prospettiva di fare i barman a part time, sono indebitati per i prossimi trent'anni, la metà dei cittadini ha risparmi per far fronte alle emergenze inferiori ai duemila dollari. I consumi duraturi, dalle auto alle case, sono sostenuti solo dai debiti. Chi li paga questi debiti ? saranno cancellati con un'inflazione a due cifre, oppure da un'ulteriore stampa di dollari a gratis ? E gli altri paesi staranno a guardare ?

Trump-not-my-president


Anche in politica estera molti sono convinti che alla fine Trump si troverà nella necessità di lasciare questa materia ai professionisti del passato, magari qualcuno dell'epoca di Bush con l'aiuto di qualche tecnico di Obama, e quindi opterà per un approccio morbido con le questioni più dirompenti, dalla Siria al mare del Sud della Cina, dall'Ucraina all'Iran.

Azzardo un pronostico, sperando di essere smentito date le implicazioni oscure che ne deriverebbero: gli USA attaccheranno la Corea del Nord entro la primavera prossima, con l'obbiettivo apparente di distruggerne l'arsenale nucleare e quello vero di dare un segnale di inizio forte dell'era Trump.
La Corea del Nord, tra i tanti pretesti possibili per "battere un colpo", è quello a costo minore con il massimo dei risultati: un dittatore con la bomba atomica da eliminare, un'america great again da riecheggiare, la forza da ostentare in un'area in cui la Cina piano piano sta costruendo una notevole influenza militare e politica. Xi Jinping farà la voce grossa, ma alla fine forse anche a lui farà comodo disfarsi del pazzo coreano in cambio del pazzo filippino.
La "liberazione della Corea del Nord" con la destituzione di Kim Jong-un sarebbe per Trump un evento incontrovertibile per far entrare l'america nel futuro degli anni '50. 

Siamo solo al primo paragrafo del primo capitolo dell'incubo Trump.