"bacio bacio" al G20

Al G20 di Amburgo assediata da manifestanti e polizia va in scena l'incontro amoroso tra Donald Trump e Vladimir Putin.

Una beffarda sceneggiata, con contorno di spartizione della Siria, preparata da tempo per dare un palcoscenico globale alla verità di Trump sugli "aiutini" ricevuti dalla Russia per farlo diventare presidente degli Stati Uniti.

"Vlady, dimmi la verità, sei stato tu ad hackerare le elezioni presidenziali ?", " No Donald, ti giuro che non sono stato io, come avrei potuto farti una cosa del genere !"

 

Gli altri 18, con relative consorti, erano tutti attorno ad incitarli. Grazie a loro, il noiosissimo ed inconcludente G20, sfilata mondana del Potere e oltraggio alla dignità dell'umanità sofferente, ci ha tenuti tutti con il fiato sospeso.

SALLY YATES for PRESIDENT

La frase con cui Donald Trump "licenzia" Sally Yates, il ministro della Giustizia pro-tempore in attesa della nomina del razzista Jeff Sessions da parte del Congresso, ricorda nella forma e nella sostanza il cupo lessico nazista: "Ha tradito il Dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per difendere i cittadini americani". Le stesse parole con cui i dittatori di ogni epoca hanno liquidato i funzionari che si opponevano ai loro editti.

Le parole "tradimento" e "rifiuto" usate per eliminare politicamente e fisicamente chi esprime un dubbio e non si allinea, trascinandolo davanti al pubblico disprezzo non potendo, per ora, attivare il plotone di esecuzione.

Il delirio di onnipotenza ispirato dal suo capo stratega Steve Bannon sta superando i limiti dell'immaginabile; gli Stati Uniti d'America sono sull'orlo di una crisi epocale del sistema istituzionale e sociale.

Sally Yates era fino ad oggi una oscura funzionaria dell'ex Obama, in carica per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione nell'interim della successione, e il suo nome ora rimbalza in ogni angolo dell'America e del Mondo come un eroe della giustizia, del buon senso e del coraggio di sfidare la stupidità del potere, essendosi rifiutata di accondiscendere supinamente alle direttive contro gli immigrati musulmani.

Sally Yates da oggi è un simbolo di resistenza, contro e oltre gli establishment di qualsiasi colore, un ottimo candidato alla carica di Presidente degli Stati Uniti.

 

Donald TRUMP e i tanti incubi che diventeranno presto realtà - capitolo 1

incubo Trump

Nove novembre, a Roma è mattino e mia figlia da Berlino mi chiede "e adesso"? gli rispondo "è finito un ciclo iniziato 25 anni fa. Se stasera non mi addormento sul pc, scrivo qualcosa, tu mandami le tue opinioni."
E' passato qualche giorno dalla notte in cui Trump ha avuto inizio, e qualcosa si intravede.
Sì, sta finendo un'epoca, quella che ha attraversato la fine del "secolo breve" per proseguire fino a questa decade del terzo millennio, ma sarebbe sbagliato attribuirne le cause alla vittoria di Trump che, al più, è la manifestazione della fine.


Scoprendo l'acqua calda e con il senno di poi, tutti si sono resi conto che la Clinton Foundation ha rappresentato l'apice della crisi politica americana, l'orgia dell'establishment, la scomparsa della stampa libera, il trionfo della manipolazione al servizio del potere, la gestione dell'economia al servizio della finanza. Il sistema politico, e in particolare l'apparato del partito democratico, hanno consentito che la reazione alla crisi prendesse i tratti e il volto di Trump, con tutto l'armamentario ideologico e culturale che ne consegue. Punto.

E adesso ? Per capire cosa succederà nel futuro immediato è necessario separare due aspetti:
quello che accadrà per moto inerziale, cioè gli eventi che già erano prevedibili o determinati nel recente passato, e che però si manifesteranno in un nuovo "ambiente" con risultati imprevedibili e quelli che invece saranno effettivamente il frutto di scelte della gestione Trump.

Un esempio per capire: la serie spaventosa di omicidi dei blacks da parte della polizia americana è un fenomeno in continua crescita nel corso degli ultimi dieci anni, e quindi non può essere attribuito a Trump, ma certamente il prossimo omicidio, con tanto di video a riprova della brutalità poliziesca, farà divampare rivolte ben più vaste e violente di quelle viste nel recente passato, perchè ci sarà una miscela di sentimenti e condizioni diverse, non ci sarà un presidente nero e il mondo della cultura e della politica a cercare di spegnere gli incendi. La prossima "esecuzione" di un ragazzo di colore sarà la manifestazione evidente dell'anima razzista alla base della vittoria di Trump e sarà il detonatore di rabbia e scontri che nessuno dei blacks moderati avrà la forza o la voglia di spegnere.

Il Ku Klux Klan ha già promesso di accendere la miccia tra poche settimane.

Molti analisti politici stanno iniziando a fare marcia indietro rispetto alle previsioni catastrofiche sulle conseguenze di una vittoria di Trump. Tuttosommato, dicono, il cettolaqualunque presidente si circonderà di uomini dell'apparato repubblicano tradizionale, magari quelli più estremi ma pur sempre politici esperti, banchieri e imprenditori che sanno come mediare e trattare. Una volta vinto, a Trump basterà lasciare la gestione ordinaria al business as usual per realizzare le promesse elettorali nel solco della tradizione di una politica consociativa. Niente traumi quindi, niente cambiamenti e Wall Street che festeggia.

Non credo a questa visione ottimistica, perché le condizioni attuali, di cui pure Trump si è avvantaggiato per attaccare la gestione buffettiana di Obama, non consentono un proseguimento senza scossoni. Il vero problema degli americani non sono le tasse, bensì i debiti, sia quelli privati che quelli pubblici. I giovani che escono da un college, con la prospettiva di fare i barman a part time, sono indebitati per i prossimi trent'anni, la metà dei cittadini ha risparmi per far fronte alle emergenze inferiori ai duemila dollari. I consumi duraturi, dalle auto alle case, sono sostenuti solo dai debiti. Chi li paga questi debiti ? saranno cancellati con un'inflazione a due cifre, oppure da un'ulteriore stampa di dollari a gratis ? E gli altri paesi staranno a guardare ?

Trump-not-my-president


Anche in politica estera molti sono convinti che alla fine Trump si troverà nella necessità di lasciare questa materia ai professionisti del passato, magari qualcuno dell'epoca di Bush con l'aiuto di qualche tecnico di Obama, e quindi opterà per un approccio morbido con le questioni più dirompenti, dalla Siria al mare del Sud della Cina, dall'Ucraina all'Iran.

Azzardo un pronostico, sperando di essere smentito date le implicazioni oscure che ne deriverebbero: gli USA attaccheranno la Corea del Nord entro la primavera prossima, con l'obbiettivo apparente di distruggerne l'arsenale nucleare e quello vero di dare un segnale di inizio forte dell'era Trump.
La Corea del Nord, tra i tanti pretesti possibili per "battere un colpo", è quello a costo minore con il massimo dei risultati: un dittatore con la bomba atomica da eliminare, un'america great again da riecheggiare, la forza da ostentare in un'area in cui la Cina piano piano sta costruendo una notevole influenza militare e politica. Xi Jinping farà la voce grossa, ma alla fine forse anche a lui farà comodo disfarsi del pazzo coreano in cambio del pazzo filippino.
La "liberazione della Corea del Nord" con la destituzione di Kim Jong-un sarebbe per Trump un evento incontrovertibile per far entrare l'america nel futuro degli anni '50. 

Siamo solo al primo paragrafo del primo capitolo dell'incubo Trump.