Alitalia ci de-colla davvero

AGGIORNAMENTO 27-04-2017: Come previsto, i lavoratori avevano ragione a respingere l'accordo sindacale. Il governo Gentiloni-Renzi prepara l'ennesimo esborso di soldi dei contribuenti a fondo perduto sotto forma di "prestito ponte" di 400 milioni per 6 mesi (o forse il doppio per 12 mesi) garantito da nulla, perchè in Alitalia è già tutto ipotecato. Il prestito servirà ad evitare manifestazioni di piazza durante le prossime campagne elettorali, che altrimenti sarebbero disturbate dal video di Renzi che due anni fa annunciava il decollo dell'Italia e dell'Alitalia.

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L'esito del referendum tra i lavoratori Alitalia sul piano aziendale di ristrutturazione si presta a molte interpretazioni. Quella prevalente nell'opinione pubblica sembra sintetizzarsi in "bravi, avete fatto bene a non accettare il ricatto di azienda governo e sindacati, ma ora non chiedete altri soldi ai cittadini che pagano le tasse per salvare i vostri posti di lavoro"
Ai lati estremi di questa opinione - credo alquanto trasversale - ci sono


quelli che reclamano una soluzione tipo Montepaschi di Siena, cioè nazionalizzare di nuovo la compagnia aerea ( ... e questa volta mettendoci manager capaci ... non i soliti amici di politici e sindacalisti ... !?)

e quelli che invece maledicono i referendum (perchè vincono sempre i NO) e chiedono una soluzione tecnocratica ( lo Stato presta i soldi all'ennesimo sceicco privato e in cambio chiede improbabili tagli drastici e cure da cavallo, magari dopo aver fatto un pò di sceneggiata con un commissario liquidatore).

Personalmente suggerisco un'altra soluzione, molto azzardata, impopolare e utopica: commissariare l'Alitalia affidandola ad un comitato di autogestione nominato direttamente dai lavoratori (senza intromissioni sindacalpolitiche) e lanciare un crowdfunding nazionale. Se a qualcuno interessa davvero tenere in vita e far funzionare l'Alitalia, questo è il momento di dimostrarlo.
Ma non credo che esistano le condizioni per una simile dimostrazione.
I lavoratori che hanno votato NO sono esperti di politica, non di economia aziendale. Si ricordano molto bene le promesse e i toni del governo Renzi quando meno di due anni fa annunciava trionfante "allacciatevi le cinture, ora l'Italia decolla davvero" rivolgendosi ai dipendenti di Alitalia nel corso della presentazione della nuova livrea della compagnia aerea. "Ci sono polemiche tutti i giorni, ci dicono 'dovete fermarvi, rallentare'. Ma piaccia o non piaccia, noi stiamo rimettendo il paese Paese come deve correre - ha detto il premier - L'Italia ha bisogno di non fermarsi e di recuperare gli anni che ha perso"
http://video.repubblica.it/politica/alitalia-renzi-allacciate-le-cinture-ora-l-italia-decolla-davvero/203049/202122
Sanno bene che in Italia, tra primarie del PD, elezioni locali e nazionali, nei prossimi mesi ci saranno politici che dovranno sbandierare successi o scongiurare allarmismi e tensioni, pronti ad aprire le tasche dei cittadini per fare altri debiti o a chiedere a Draghi di stampare qualche miliardo in più, come già fatto per le banche e altre situazioni da "salvare".
Lo sanno molto bene anche i manager di Lufthansa o di qualsia altra cordata di salvataggio, a caccia di affari (propri) a spese degli elettori italiani, con un Renzi trionfante pronto ad informarci dei suoi successi e che grazie a lui anche questa volta ci hanno de-collati davvero.
Quando le regole del gioco sono falsate non ci si può meravigliare che qualcuno rovesci il tavolo, come hanno fatto i lavoratori Alitalia.

Nasce il Governo di IRRITAZIONE NAZIONALE

Superando ogni pessimistica previsione, Gentiloni si presenta all'Italia con un governo fatto apposta per insultare tutti quelli che hanno votato NO al referendum. Una decisione grave e carica di implicazioni negative, che approfondisce il solco di sfiducia tra cittadini e istituzioni e genera una ancor più diffusa "irritazione".

La lista dei nomi dei ministri è raccapricciante. Quasi tutti gli stessi di prima, con la Boschi "spostata" a vice di Gentiloni, un paio di nuovi impresentabili, e in tutto il Mondo saremo rappresentati dalla faccia di Alfano; "ve lo siete meritati", sghignazzano quelli del PD, così la prossima volta ci pensate due volte prima di votare contro il capetto fiorentino.

Incarico di governo a Gentiloni per cercare di addormentare gli italiani

GOVERNO RENZILONI. Come previsto, Renzi non ha alcuna intenzione di dimettersi: ha creato le condizioni per continuare a governare con la faccia di Paolo Gentiloni e sbeffeggiare Mattarella e tutti gli italiani

 

Il principale obbiettivo del nuovo presidente del consiglio sarà quello di "addormentare" il clima politico, utilizzando il pretesto della legge elettorale da cambiare per prendere tempo e trascinarsi almeno fino al prossimo autunno.

E mentre tutti dormono cullati da Gentiloni, Renzi cercherà di riordinare le fila del suo apparato di potere, rincuorare le truppe del PD, mantenere il controllo della RAI  e proporsi come nuovo per la prossima stagione.

Ma prima di fare finta di tornare a casa, Renzi non ha perso l'occasione di sbeffeggiare il Presidente Mattarella, negandogli la primizia ufficiale dell'incarico a Gentiloni e riservando a se stesso l'annuncio del suo clone. 

Il mancato accordo con Berlusconi è solo una questione di tattica: il capo di FI gli ha chiesto di metterci la sua faccia per un'intesa su una nuova legge elettorale proporzionale, mentre Renzi ha voluto lasciare il compito al suo Gentiloni che dovrà sporcarsi le mani e sottoscrivere un accordo con Forza Italia per mettere fuori gioco i 5 Stelle. 

Dopo Renzi, inizia la ricerca di un accordo PD-Berlusconi

Gli italiani hanno bocciato il tentativo di costruire un nuovo blocco di Potere basato sul narcisismo dinamico di Renzi e il continuismo dell'era Napolitano.

 

 

Dopo l'inequivocabile voto del 4/12 Renzi si dimette - come avrebbe potuto non farlo ? - da presidente del consiglio, ma resta segretario del partito di maggioranza nel parlamento, posizione che cercherà di sfruttare per provocare di fatto una paralisi istituzionale con la quale screditare le opposizioni - in particolare i 5 Stelle - per poi negoziare un accordo di potere con Berlusconi che eviti di qualche mese il necessario ricorso alle elezioni anticipate.

Mattarella è chiamato a scegliere tra due opzioni: assecondare il tentativo Renzi-Berlusconi di arrivare al voto non prima della fine del 2017, caricandosi di una responsabilità notevole rispetto ai desiderata espressi dal voto del 4 dicembre; oppure forzare il parlamento a votare una legge elettorale minima ma organica (Camera e Senato) per andare a votare prima dell'estate del 2017. Quale delle due scelte, lo si capirà da come e a chi darà l'incarico per la formazione del nuovo governo.

Il Movimento 5 Stelle è il vincitore principale del 4 dicembre: è stato suo l'apporto di voti maggiore al fronte del NO, e sulla scia della vittoria ha l'obbligo di indicare un'alternativa al tentativo di Renzi-Berlusconi di ritardare il voto. Senza però cadere nella trappola di utilizzare l'Italicum come scorciatoia per andare al potere.

La stampa di apparato - con il gruppo De Benedetti in testa - esce pesantemente sconfitto dal referendum. Il direttore di "Repubblica" dovrebbe dimettersi?

Anche Mario Draghi esce indebolito dalla sconfitta di Renzi: nell'immediato dopo-referendum ha dato ordini di comprare BTP e azioni delle banche italiane, per dare l'impressione che i mercati non temono la crisi italiana e che la vita (dell'euro) continua. Ma è solo un bluff, anche per lui la resa dei conti è vicina. Non può passare sotto silenzio il fatto che Renzi ha utilizzato il Quantitative Easing della BCE per aumentare il debito pubblico di altri 100 miliardi, quasi tutti spesi in mance elettorali, e che Draghi ha favorito oggettivamente il "moral hazard" di Renzi, permettendogli anche di rinviare le soluzioni possibili per le banche in crisi, Montepaschi in primis.

 

REFERENDUM ITALIA, primo exit poll

REFERENDUM ITALIA, primo exit poll

 

NO 55%  - -  SI 45%

 

Secondo il primo exit poll il NO vince con una percentuale tra il 54 e il 59% contro il 46- 41% del SI

Ma altre previsioni danno un vantaggio minore per il NO, e quindi diventerebbe decisivo il voto all'estero.

L'unico dato certo è la grande affluenza di elettori, oltre il 65%, che trasforma la vittoria del NO in una cacciata di Renzi a furor di popolo.

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ore 22.00 - manca un'ora alla chiusura dei seggi - e Renzi annuncia che parlerà a mezzanotte da Palazzo Chigi. Brutto segno, vuol dire che già conosce il primo exit poll a lui favorevole?

 

 

REFERENDUM ITALIA, gli scenari del dopo voto

Il dopo referendum non dipende solo da chi vince - se il NO o il SI - ma anche dalle percentuali  con cui il voto si suddividerà.

Ecco cosa potrebbe succedere a seconda dell'esito del voto 

se vince il SI con oltre il 53%

Renzi occupa la RAI e Mediaset, ordina a Mattarella di sciogliere le Camere prima della sentenza sull'Italicum

 

si va a votare subito con l'Italicum, Renzi si fa un partito personale, ottiene più del 40% e si prende tutto. Ai soliti populisti non resta che strillare a vuoto contro il regime di Renzi.

se vince il SI tra il 51% e il 53%

Renzi occupa la RAI e Mediaset, aspetta la sentenza sull'Italicum e si mette d'accordo con Berlusconi per una legge elettorale molto simile all'Italicum

si a votare  prima dell'estate 2017, Renzi vince e si prende tutto ecc ecc

se vince il SI con meno del 51%

Renzi occupa la RAI, aspetta la sentenza sull'Italicum, modifica la legge elettorale con Berlusconi solo in minima parte

si va a votare dopo l'estate 2017, dopo il voto tedesco per capire come butta in Europa ed estorcere un altro pò di soldi per fare le elezioni

se vince il NO con più del 53%

Renzi si dimette, ordina a Mattarella di incaricare  un suo nominato, aspetta la sentenza sull'Italicum e si mette d'accordo con Berlusconi per una legge elettorale quasi-proporzionale.

si va a votare dopo l'estate 2017, si aspetta il voto tedesco e si fa il governo di unità PD-FI

se vince il NO tra il 51 e il 53%

Renzi non si dimette, aspetta la sentenza sull'Italicum ecc ecc

Si va a votare dopo l'estate 2017 e dopo un'altra pioggia di bonus

se vince il NO con meno del 51%

Renzi occupa la RAI, si proclama vincitore morale politico, non si dimette ecc ecc

NON si va a votare prima del 2018

 

Renzi Berlusconi Erdogan Trump Xi-Jinping Putin, il potere non si accontenta di informazioni addomesticate

 

Hanno destato sorpresa, ma non indignazione, le dichiarazioni di Berlusconi che in tv da Vespa ha spiegato che lui è per votare NO al referendum del 4 dicembre, mentre il suo fido Confalonieri, in rappresentanza del gruppo Mediaset, voterà Si.


«Hanno paura - spiega il leader FI dallo studio di Porta a Porta - di una possibile ritorsione di chi ha il potere». «Ho avuto discussioni a questo livello - ha detto a Bruno Vespa che si è riferito alle interviste per il Sì di Fedele Confalonieri - e ho dovuto accettare, essendoci una maggioranza di risparmiatori e di investitori, che certe dichiarazioni del presidente di Mediaset, eccetera, sono attribuibili alla difesa dei risparmiatori».


Le dichiarazioni di Berlusconi sono state ampiamente ridimensionate dalla stampa nazionale, che le ha riportate alla stregua di esternazioni di un ex imprenditore vecchio e ormai privo di potere persino sulle aziende di famiglia. E invece dovrebbero essere oggetto di una denuncia ben più forte e convinta, se in questo paese, come nel resto del mondo, esistesse ancora un'idea vaga di cosa sia la libertà di stampa e di opinione.

Il gruppo Mediaset - televisioni, giornali e affari - si schiera con il SI non perchè convinto dalla solidità delle argomentazioni ma solo per paura di una possibile ritorsione di chi ha il potere. E perchè ha paura, forse qualcuno ha lanciato oscure minacce, o ha fatto intendere che i possibili scambi di favori prenderebbero un'altra direzione ?

Le dichiarazioni di Berlusconi avrebbero dovuto suscitare denuncia e indignazione anche da parte di coloro che in passato sono state vittime delle "possibili ritorsioni" dell'ex presidente del consiglio; e dovrebbero interessare anche la magistratura, perchè il ricatto o la ritorsione da parte di qualcuno contro un'azienda è pur sempre un'ipotesi di reato. C'era un tempo in cui le rivelazioni su "possibili ritorsioni" di gruppi di potere verso soggetti privati o pubblici venivano catalogate come "mafiose" o "piduiste". Nell'era di Renzi, sono normali metodi di persuasione esplicita.

Qualcuno si potrà consolare affermando che siamo nella media dello standard internazionale per quanto riguarda la libertà di stampa: anche in Turchia avevano inziato con "possibili ritorsioni" contro i mass media che si opponevano ad Erdogan, ed ora non c'è più imbarazzo nel chiudere i giornali e incarcerare i giornalisti. Per non parlare della Cina di Xi Jinping, che senza tanto clamore sta accentuando la repressione su chiunque faccia circolare idee non in linea con il suo pensiero, chiudendo addirittura giornali e siti internet vicini al partito comunista che un tempo servivano a testimoniare un qualche grado di tolleranza. O della Russia di Putin, dove i giornalisti vengono eliminati fisicamente.
E Trump, appena eletto, ha radunato gli editori e direttori delle principali catene di informazione che avevano appoggiato la Clinton per sbeffeggiarli e minacciarli. Anche negli USA qualcuno deciderà di "votare SI a Trump" per paura di "possibili ritorsioni".

Il Potere non si accontenta più dell'informazione addomesticata, ha bisogno della totale sudditanza, e i grandi network non chiedono di meglio. 

REFERENDUM 4 dicembre, lo strano sondaggio che assegna la vittoria al NO per mobilitare quelli del SI

 

Gli ultimi fuochi d'artificio della campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre - sotto forma di sondaggi e pronostici - danno il NO nettamente avanti, ma sembrano fatti più per sollecitare un rush finale del fronte del SI piuttosto che rispecchiare verosimilmente le volontà di voto.

Il NO sarebbe avanti di 6 o 7 punti percentuali, ma per stessa ammissione dei sondaggisti, i numeri sono inaffidabili per almeno tre motivi:

  • I sondaggi non tengono conto del voto degli italiani all'estero, un'incognita che riguarda sia il numero di coloro che andrà a votare sia il come voteranno. E' probabile che ci sarà un'ondata di voti per il SI, determinata dalle iniziative messe in campo come le lettere del PD che stranamente arrivano assieme alle schede elettorali, e le "sollecitazioni" di gruppi e circoli di opinione filogovernativi. Il voto all'estero potrebbe portare nelle casse del SI tra l'1 e il 2 per cento su scala nazionale e quindi ridurre o ribaltare le previsioni dei sondaggi.
  • C'è poi l'incognita degli indecisi, almeno il 20% del totale che, secondo l'opinione degli analisti, alla fine si orienterebbero più per il NO ma che invece potrebbero comportarsi in maniera opposta quando si troveranno di fronte la scheda con il quesito referendario ("vuoi ridurre i costi della politica ?") costruito apposta per "spostare" il voto degli indecisi verso il SI. 
  • E infine l'escalation della drammatizzazione per gli effetti di una vittoria del NO: se all'inizio c'era solo il rischio di un vuoto di governo per le dimissioni di #Matteostaiantipatico in caso di sua sconfitta, ora c'è anche lo spauracchio dello spread, l'aumento dei tassi di interesse che si traduce in nuove tasse per colmare i buchi di bilancio, che alle orecchie degli italiani suona come un ricatto efficace. Vagli a spiegare che per la speculazione finanziaria si tratta di una doppia opportunità perchè, comunque vada il referendum, chi vende ora i titoli di Stato italiani incassa le plusvalenze pagate da Draghi e se dovesse vincere il SI comprerebbe subito dopo a prezzi più bassi per sfruttare il rialzo.

 

A conti fatti, i sondaggi che danno vincente il NO sono molto aleatori ma sono utili a mobilitare tutte le (tante) risorse mediatiche di quelli del SI a pochi giorni dal voto. A che serve l'establishment se non riesce ad esercitare alcun potere persuasivo sui sudditi?

PS:  Ho elaborato l'ultimo sondaggio dei sondaggi, da cui si deduce (40,75 contro 39) che a mio avviso il NO non ha quel gran vantaggio che i sondaggisti gli attribuiscono.

RENZI e la riforma dell'ITALICUM, che fine ha fatto la bozza che nessuno ha ancora visto?

Renzi-Leopolda-Italicum

 

Il 5 novembre - Leopolda in corso - la stampa nazionale annuncia che è stato raggiunto l'accordo sulle modifiche alla legge elettorale "ITALICUM" tra il PD renziano e Gianni Cuperlo della minoranza. Il 6 novembre Renzi chiude la Leopolda in un grande tripudio mediatico senza spendere nemmeno due parole sull'ipotesi di accordo.
La maggioranza del PD e Gianni Cuperlo occupano telegiornali e web per spiegare che adesso - trovato l'accordo sull'Italicum - non c'è più motivo di votare NO al referendum costituzionale del 4 dicembre. La Ditta Bersani e C. è servita, deve arrendersi e sbaraccare, perchè non ci sono più pretesti per opporsi alla riforma.
Chi prova a dubitare sulla buonafede dell'accordo renziani-Cuperlo è solo un ostinato retrogrado populista. Anche Carlo De Benedetti annuncia ufficialmente che dopo la bozza Cuperlo ha capito che bisogna votare per Renzi, schierando il suo giornale e i suoi opinionisti a favore della causa del SI.
Ma che fine ha fatto la promessa di modificare l'ITALICUM ?
La bozza "Cuperlo, Guerini, Orfini, Zanda, Rosato" verrà presentata prima del 4 dicembre all'Assemblea nazionale/Direzione/Gruppi Parlamentari del PD per essere poi sottoposta alle opposizioni e iniziare l'iter parlamentare dopo il voto del 4 dicembre? Oppure se ne comincerà a parlare, forse, solo dopo aver visto l'esito del referendum, e se dovessero vincere i SI chi si azzarderà a parlare di modifiche della legge elettorale ? oppure si attenderà il verdetto della Corte Costituzionale per iniziare a discutere di cosa fare ?

Ho fatto una ricerca su Google da cui emerge che dopo il 6 novembre non c'è più alcuna traccia della famosa bozza annunciata il 5 novembre, neppure sul sito del PD.

RAINEWS 03 novembre 2016 22.34
Italicum, Pd presenta bozza di riforma

Presentata nella Commissione del Pd incaricata di studiare le modifiche alla legge elettorale, riunita al Nazareno,la bozza di riforma dell'Italicum. Lo ha annunciato in una nota diffusa al termine della riunione, Gianni Cuperlo che presiede la Commissione, precisando che a proporre il documento è stato il vicesegretario Pd, Guerini."Mi sono riservato un giudizio politico e di merito sul testo e lo sottoporrò alla valuazione delle minoranze" dem,ha spiegato Cuperlo. "I tempi della verifica saranno necessariamente rapidi".

Sole24Ore 4 novembre 2016
Italicum, Cuperlo: modifiche subito in Parlamento o voto in direzione Pd

L'UnitàTV 6 novembre 2016
Accordo sull’Italicum, minoranza spaccata. Cuperlo: “Non sono io l’incoerente”


Il testo autentico - con le firme - non è stato mai pubblicato. Quello pubblicato da La Repubblica sono poche righe di citazioni non virgolettate o interpretazioni generiche di "indicazioni" su tre "aspetti".

 


La Repubblica 5/11/2016
"A seguito delle conclusioni assunte dalla Direzione nazionale del Partito nella riunione del 10 ottobre la commissione incaricata di specificare contenuti, percorso e tempi per la possibile modifica della legge elettorale per la Camera dei deputati ha definito i seguenti punti che sottopone alla Direzione e alle assemblee dei gruppi parlamentari". E' quanto si legge nel documento che porta la firma di tutti i membri della commissione Pd sulle modifiche all'Italicum: Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Luigi Zanda, Ettore Rosato e Gianni Cuperlo.
Ecco il testo integrale del documento:
La commissione ha impostato il lavoro sulla base delle indicazioni contenute nella relazione del segretario Matteo Renzi e delle valutazioni emerse dalla discussione.
In particolare con una verifica su tre aspetti:
1. Premio di lista / premio di coalizione
2. Ballottaggio / turno unico
3. Modalità di espressione della volontà degli elettori nella scelta degli eletti.
In merito alla futura elezione dei senatori è confermata l'indicazione espressa dal segretario per assumere la proposta di legge a firma Fornaro Chiti quale riferimento del Pd per il varo della disciplina ordinaria in materia.
La commissione ha tenuto tre riunioni ed è stata avviata una prima ricognizione con le altre forze e gruppi parlamentari sia in merito ai contenuti che ai tempi di eventuali modifiche della legge attuale. La maggioranza dei gruppi interpellati - e nello specifico, la totalità delle opposizioni che si sono espresse anche con dichiarazioni pubbliche in tal senso - si è dichiarata indisponibile a una verifica parlamentare prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.
Sul piano dei contenuti si è riaffermato il perno di un sistema elettorale fondato sull'equilibrio tra i due principi della governabilità e della rappresentanza.
A tale scopo le verifiche realizzate rendono possibile:
* La preferenza per un sistema di collegi inteso come il più adatto a ricostruire un rapporto di conoscenza e fiducia tra eletti ed elettori.
* la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta ai cittadini, oltre alla scelta su chi li deve rappresentare, la chiara indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo del Paese attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio.
La commissione sottopone questo documento all'Assemblea nazionale, alla Direzione e ai gruppi parlamentari del Partito Democratico di Camera e Senato per le relative valutazioni e conseguentemente tradurne l'impianto nei testi di legge (elezione dei senatori secondo il Ddl Fornaro-Chiti e legge elettorale) da portare al confronto con le altre forze politiche e gruppi parlamentari.
http://www.repubblica.it/politica/2016/11/05/news/accordo_italicum_testo_integrale-151398975/

 

Non c'è alcuna traccia -fino ad oggi 13 novembre - di convocazioni degli organi di partito o dei gruppi parlamentari per avviare la discussione sulle proposte di modifica dell'Italicum.

A 20 giorni dal voto, quella che dovrebbe essere la solenne promessa di cambiamento della legge elettorale per superare i legittimi dubbi sulla natura autoritaria della riforma costituzionale è soltanto una trovata propagandistica.

Se il PD impiega così tanto tempo per elaborare e discutere una "bozza" di riforma al suo interno, perchè cambiare la Costituzione per velocizzare i tempi di approvazione delle leggi nei due rami del Parlamento?
Dopo aver ottenuto lo scalpo di Cuperlo, e quello ben più pesante di Carlo De Benedetti, che motivo c'è per Renzi di cambiare l'Italicum ? Qualcuno sente odore di imbroglio?

Doppio colpo di RENZI a quelli del NO

La domenica mattina inizia con il tripudio del PdC: la manovra finanziaria di 27 miliardi dove ce ne è per tutti (alla faccia di chi dice che non "cresciamo") e la promessa della minoranza PD di accontentarsi della promessa di #matteostaiantipatico di modifica della legge elettorale dopo il 4/12, due promesse che sposteranno qualche pò di voti dal NO al SI, quel tanto che basta per farli vincere.

Draghi DeBenedetti renzi

 

La manovra finanziaria - Legge di Stabilità - è in linea con quanto promesso: nel 2017 ce ne sarà per tutti - chi è che non ha una cartellina Equitalia da pagare? - le coperture (spending review, lotta all'evasione, condoni fiscali) sono grandezze labili e variabili a seconda delle necessità, tanto poi nessuno se ne ricorda, il debito pubblico crescerà ancora, tanto c'è Draghi che stampa moneta e compra i titoli di Stato a qualsiasi tasso (basso) di interesse.
Ma a caval donato non si guarda in bocca e gli italiani hanno fatto l'abitudine a prendere oggi e domani si vedrà. I tecnocrati di Bruxelles faranno finta di rimproverare lo straripamento dei debiti italiani (quelli veri sono oltre il 150% del PIL) ma saranno ben felici di inaugurare l'anno elettorale europeo con l'Italia in tasca.

Quelli del PD - Bersani, Cuperlo e pochi altri che minacciavano di votare NO se la legge elettorale non veniva cambiata - sono serviti: l'annuncio di Scalfari, su mandato di De Benedetti, a quelli del PDNO è di fidarsi di Renzi, il quale in una telefonata privata all'ultranovantenne giornalista avrebbe promesso di cambiare la legge dopo il 4 dicembre.
Cuperlo è stato avvisato dallo stesso Scalfari, che garantisce che la promessa è buona, e quindi non c'è più motivo di votare NO e far cadere il governo del PdC e consegnare l'Italia a Beppe Grillo.

L'annuncio di Bersani-Cuperlo a favore del SI è atteso da un momento all'altro, anche se Renzi preme e vorrebbe che tutto fosse fatto mentre si trova a cena da Obama, il quale sarebbe molto contento di congratularsi in mondovisione.

Solo qualche malefico gufo potrà pensare che dopo il 4 dicembre il #matteostaiantipatico si rimangerà le promesse fatte.
E se anche così fosse, chi se ne importa; PdC a quel punto avrà il vento in poppa, Verdini alla prua, e potrà sfidare con successo qualsiasi tempesta.

Oggi dovevo aggiornare i dati sul sondaggio dei sondaggi  ma, alla luce del colpo doppio di Renzi, ho deciso di aspettare qualche giorno per registrarne gli effetti sulle opinioni dei beneficiati. Vedremo se gli italiani saranno così ingrati da non apprezzare i regali di Natale.

 

Post Scriptum

Perché Mario Draghi fa comprare dalla BCE i titoli del debito pubblico italiano e non fa altrettanto con i titoli (passati e futuri) di debito emessi dal comune di Roma o dalle sue partecipate ATAC, AMA e C. ?

#Matteostaiantipatico a molti

Renzi é andato in televisione domenica pomeriggio per spiegarci come votare al referendum.
Scontato che lui è per il SI, ha rimproverato quelli che voteranno NO perché mossi solo da un sentimento di antipatia nei suoi confronti, e "quando uno vota per antipatia dimostra scarso interesse per il bene del Paese".

Dobbiamo essere grati a Renzi per questa sintesi semplice ed efficace sui problemi dell'Italia.
Dobbiamo essere grati a Renzi che, sacrificandosi per la causa del SI, fa di tutto per diventare sempre più antipatico.


Pare che negli ultimi giorni sia molto aumentato il numero delle persone a cui Matteo sta antipatico.

Quando uno vota per antipatia dimostra scarso interesse per il Paese. Agli italiani dico: per una volta lasciate da parte me, ci sono altre occasioni per mandarmi a casa

Matteo ! lasciaci almeno la libertà di sceglierci quando mandarti a casa !

#Matteostaiantipatico

IGNAZIO MARINO e lo sgomento dell'elettore

Come cittadino romano elettore di Ignazio Marino a sindaco di Roma nel 2013, ho provato soddisfazione e sgomento alla notizia della sua assoluzione per le accuse di "peculato gastronomico" e di "parcheggio abusivo".
La soddisfazione nasce dal fatto di essermi riscattato dal dubbio di essere totalmente incapace di riconoscere un malfattore da un normale cittadino, avendolo considerato tale quando l'ho votato.

Anche se, con il senno di poi, penso che i normali cittadini, riconoscendo i propri limiti, non dovrebbero aspirare a diventare sindaci di una metropoli capitale di un paese indebitato, corrotto e decadente. Ci vogliono altri personaggi per quell'impresa. Ma all'epoca della sua elezione la scelta era obbligata, perché dall'altra parte c'era la schiera che da lì a poco sarebbe stata incorniciata nell'inchiesta su Mafia Capitale.

Ignazio Marino

 

Ignazio Marino era stato scelto per fare la foglia di fico su un grande immondezzaio indifferenziato dall'estrema destra alla sinistra, di cui il suo stesso partito era una componente fondamentale, e probabilmente se ne è accorto quasi subito dopo aver vinto. Ha retto per un paio di anni, con le indecisioni tipiche dei normali cittadini molto ambiziosi, poi lo hanno accoltellato con il metodo degli esposti e delle dimissioni dal notaio, che ormai è diventato l'unico sistema di "dibattito" politico in assenza di altri. Abbiamo un "non eletto" a Palazzo Chigi che in tre anni ha raffinato la tecnica, iniziata con #Enricostaisereno.

La soddisfazione nel constatare che non avevo commesso un atto di imbecillità nel votare Marino cede però subito il posto allo sgomento, perchè chiunque si rende ormai conto che il mestiere dell'elettore onesto e disinteressato, possibilmente documentato, in questo paese (come nel resto del mondo) sta ormai definitivamente tramontando, lasciando il posto agli elettori robot, sistemi di algoritmi computerizzati che reagiscono alle notizie diffuse dopo essere state create da altri "algoritmi", determinando reazioni in direzioni opposte in poche frazioni di secondo.

 

Il mercato della politica è identico ai mercati finanziari, dominati anch'essi dagli algoritmi che "scelgono" sulla base di "rumors" e così via, tutti governati da intrecci di potere mediatico, finanziario, corruttivo. 

Anche coloro che decidono di diventare "non elettori" cioè astensionisti, nella speranza di sfuggire al sistema di manipolazione, sono una parte controllata di questo gioco che ci ostiniamo impropriamente a chiamare democrazia.

Dovremo abituarci a vivere nello "sgomento dell'elettore", a convivere con il dubbio costante di essere degli imbecilli manipolati, e nel dubbio cercare di trovare nuovi "algoritmi" non ancora robotizzati.

Fino a prova contraria, che non tarderà ad arrivare perché tra due mesi di vota per il referendum sulla "truffa costituzionale": il mio algoritmo mi dice di votare NO.

 

referendum vota NO

 

RENZI chiama, solo MOSCOVICI risponde

La vera notizia non è quella del commissario UE, il francese Moscovici, che si mette a disposizione di Renzi dichiarando il via libera alla ulteriore "flessibilità condizionata" per sconfiggere la minaccia populista (vittoria dei NO al referendum).
La vera notizia è che SOLO MOSCOVICI, il commesso a Bruxelles del presidente Hollande, il più sbeffeggiato di Francia, abbia raccolto "l'invito" di Renzi a scendere al suo fianco per la campagna referendaria.

I bei tempi in cui la TROIKA, con in testa Junker - capo di Moscovici a Bruxelles - si mobilitava per impedire i referendum o condizionarli, sono ricordi del passato, e dopo Brexit non si trova più nessuno disposto a metterci la faccia. E poi per chi? per Renzi che fa il bullo a Bratislava e lo sbattono in ultima fila ?
Sotto banco il PdC italiano, quello a cui l'1% di aumento del PIL è roba da ricoverati, perchè a lui basta lo 0,1 per cantare vittoria, elemosina soldi e solidarietà ai suoi compagni di Bratislava, "altrimenti l'Italia finisce nel baratro di Grillo e populisti vari" e "voi a Bruxelles ve ne pentirete di avermi lasciato solo", si lamenta il bullo di Firenze.
Solo con Moscovici.

RENZI MURARO JP MORGAN

Che cosa accomuna lo scandalo dell'assessora Paola Muraro della giunta 5Stelle di Roma al colosso bancario americano Jp Morgan ?

 

1) La monnezza, che nel caso della Muraro è quella prodotta in maniera tangibile dai comuni cittadini e dall'attività umana in genere, come anche nella vicenda Jp Morgan - Monte dei Paschi di Siena, dove ci sono da sistemare i crediti deteriorati - "non performing loans" nel gentile termine bancario - che gravano sulla banca senese da oltre un decennio.

2) La consulenza, che entrambi hanno svolto per i loro rispettivi clienti, anche se quella di Jp Morgan ha dimensioni non paragonabili con l'attività dell'assessora. Si potrà dimostrare che entrambi sono stati scelti per le competenze specifiche nel loro settore, ma quello che mi preme sottolineare è che in entrambi i casi hanno assolto ad un ruolo di "supplenza" per riempire vuoti di conoscenze e responsabilità che accomuna le amministrazioni pubbliche e i carrozzoni bancari.
Quando c'è da svolgere compiti difficili e prendere decisioni rischiose, sia le prime che le seconde si rivolgono a consulenze esterne, anziché avvalersi delle professionalità interne. Nella migliore delle ipotesi, nessuno più si fida delle competenze che ha a disposizione e preferisce pagare somme ingenti per farsi consigliare o coadiuvare nelle scelte più difficili. Gli amministratori si mettono così al riparo dalle possibili critiche, tanto la responsabilità è del consulente le cui parcelle si fanno sempre più pesanti perchè includono anche i rischi imprevedibili della politica.
In sintesi, la Muraro e Jp Morgan possono considerarsi un effetto del moderno fenomeno della de-responsabilizzazione della classe dirigente, al netto delle considerazioni sulle probabilità di corruzione, malaffare, interessi privati che ruotano attorno al mondo delle consulenze nella pubblica amministrazione come nella grandi banche.

3) Anche il tritovagliatore è un elemento comune ai due casi. Quello di Rocca Cencia, per cui è indagata la Muraro, è abbastanza evidente e comprensibile, mentre quello di Jp Morgan appartiene al mondo virtuale della moderna finanza che prende i crediti "monnezza" e li tritura infilandoli in strumenti finanziari (subprime, mezzanine, ABS, CLO ecc) da rivendere a ignari investitori e risparmiatori sotto altre sembianze. Accadrà così anche con i crediti del Monte dei Paschi di Siena, grazie alla consulenza di Jp Morgan.

 

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2016/09/26/news/mps_il_soccorso_della_finanza_globale_vince_jp_morgan_la_banca_dei_governi-148600889/

... La discesa in campo è stata preceduta, come spesso accade quando in gioco ci sono banche di rilevanza mondiale, da un incontro a quattr'occhi tra il numero uno globale, Jamie Dimon, e il premier italiano Matteo Renzi, propiziata, si dice, da un altro banchiere di standing internazionale, Claudio Costamagna, presidente della Cassa Depositi e Prestiti.
....
Il legame con il governo Renzi è talmente forte che su suggerimento di JP Morgan non solo è stato licenziato Fabrizio Viola ma è stato insediato al suo posto Marco Morelli. Tuttavia per mandare in porto l'operazione occorre fare filotto, a partire dal referendum costituzionale sul quale Renzi rischia la poltrona. E il rischio di insuccesso, questa volta, è molto elevato.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/monte-paschi-jp-morgan-e-una-tassa-da-17-miliardi/
di Massimo Mucchetti, giornalista, senatore del Pd, presidente commissione Industria
Di solito i consigli di amministrazione esplorano le alternative. Se non lo fanno, lo devono spiegare. In questo caso, sorge il dubbio che a Dimon sia stata concessa l’esclusiva. Se fosse, il consiglio dovrebbe chiarire quando, come e a quali condizioni. Oppure l’esclusiva è stata concessa de facto dall’azionista di riferimento di Mps, e cioè dal Tesoro? O forse ancora da palazzo Chigi?

Al mercato Mps ha presentato un piano targato Jp Morgan che non è stato realizzato. E ora cambia il vertice, su richiesta della stessa Jp Morgan (non di Mediobanca), e cambia pure il “suo” piano, ma tenendone ben fermi i costi sensazionali.
Due parole sui costi by Jp Morgan. Le commissioni per l’aumento di capitale da 5 miliardi peserebbero per 230 milioni. La progettazione e la costruzione del veicolo che compra le sofferenze ne prenderebbe altri 45. Il prestito ponte di 5 miliardi, studiato per 18 mesi ma che, essendo ottimisti, verrà usato per soli 6 mesi, assorbirebbe altri 150 milioni tra interessi e commissione upfront.
L’uomo “nuovo” del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo è Marco Morelli, il capo italiano della banca americana Merrill Lynch. Oggi a Rocca Salimbeni si terrà il consiglio di amministrazione che dovrà dare l’ok definitivo alla nomina di Morelli al posto di Fabrizio Viola.
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http://www.wallstreetitalia.com/mps-nelle-mani-di-jp-morgan-banca-usa-dietro-addio-viola-e-ingresso-ad-morelli/

Dimissioni quelle di Viola che sono state spinte dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Secondo varie fonti, il titolare di via XX Settembre avrebbe telefonato allo stesso ad di Mps, Viola chiedendogli di farsi da parte “d’accordo con la Presidenza del Consiglio”. Lo stesso Padoan, per volere di Renzi, inoltre avrebbe comunicato al presidente della banca senese, Massimo Tononi, il nome del nuovo ad, ossia Marco Morelli. Dietro di tutto la lunga mano della Jp Morgan, la banca d’affari americana, consulente di Mps dallo scorso giugno che, secondo quanto rivelano stretti collaboratori dell’ex ad Fabrizio Viola “è entrata in banca senza bussare” imponendo il nome di Morelli.

 

http://www.corriere.it/opinioni/16_ottobre_03/opaca-vicenda-bancaria-ce60bb2c-88d7-11e6-b4f3-799d61076f6b.shtml
di Ferruccio De Bortoli
.... Tra i tanti dubbi che questo caso solleva, ci rimane da capire quali consigli darà Jp Morgan alla sua clientela nello scegliere tra i titoli dei due istituti, Mps e Unicredit. E se poi, nello sbrogliare la matassa di Siena, non avrà alcun ruolo chi confezionò, in Jp Morgan, ai tempi di Mussari e Vigni, il famoso, o meglio famigerato, strumento finanziario «Fresh» per l’acquisto da parte di Mps di Antonveneta. Uno strumento complicatissimo che permise alla Fondazione Monte Paschi di mantenere il controllo a Siena, però con soldi a debito. Operazione che ottenne l’avallo dello stesso Grilli, allora direttore generale del Tesoro con supervisione delle Fondazioni. I guai cominciarono lì. La memoria del Paese è corta. Quella di risparmiatori, azionisti e lavoratori delle tante banche coinvolte un po’ meno. Rinfrescarla fa bene a tutti.

REFERENDUM, il sondaggio dei sondaggi

In vista del referendum sulle modifiche alla Costituzione del 4 dicembre inizia il balletto dei sondaggi. Chi da in vantaggio il SI, chi il NO, ma soprattutto quanti saranno gli indecisi e quelli che non andranno a votare. Ho provato a elaborare le informazioni ricavate dai sondaggi disponibili e i risultati li potete vedere nel grafico.


Il metodo utilizzato si basa su una stima di quanti andranno sicuramente a votare, quanti non andranno sicuramente a votare e quanti sono indecisi se andare o meno; tra quanti si dichiarano sicuri di andare a votare sono stata elaborate le percentuali di chi vota per uno dei due schieramenti SI/NO e quella degli indecisi.
Altrettanto è stato fatto per quelli che ancora non hanno deciso se andranno a votare, ma se andassero sceglierebbero il SI o il NO oppure sono indecisi sul voto.
Il risultato finale di questa prima elaborazione (ne seguiranno altre prima del voto) è riassunto nel grafico e indica il voto per il NO, 35,5% in vantaggio sul SI, 32,5% , mentre gli indecisi ( se andare a votare e  per come votare) sono il 32%.

Se si tiene conto (erroneamente) solo di coloro che hanno già deciso se votare SI o NO le percentuali danno in vantaggio il NO con il 52% contro il 48% del SI.

Saranno gli indecisi, molti più di altre volte, a determinare l'esito del referendum le cui conseguenze saranno ben più grandi di quello che ora si immagina.

Mentre è scontato che il fronte del NO non ha niente da dare in cambio per conquistare il voto degli indecisi, oltre la forza delle proprie motivazioni,  Renzi ha a disposizione due mesi, tanti giornali e alleati per fare abbastanza promesse ed elargizioni per accaparrarsi il loro voto.

Chi vota NO uccide i bambini

In una trasmissione televisiva che lo vedeva contrapposto al giornalista Marco Travaglio, il PdC Matteo Renzi ha chiarito in modo efficace perchè bisogna votare "si" al referendum costituzionale. Il suo ragionamento non fa una piega:

1) Bisogna mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici d'Italia, per evitare che il prossimo terremoto uccida i nostri figli 2) per raggiungere l'obbiettivo occorrono soldi che l'Italia non ha, e che dovranno quindi essere spesi a debito 3) la Merkel si oppone alla maggiore "flessibilità" chiesta dal nostro PdC per salvare la vita dei nostri figli 4) per sconfiggere l'austerity della Merkel è necessario che in Italia ci sia un PdC "forte" con un ampio consenso popolare 5) se il PdC perde il referendum, in caso di vittoria del NO, l'esercito anti-Merkel si indebolisce e viene sconfitto, quindi niente soldi per rifare le scuole, quindi i nostri figli moriranno sotto le macerie del prossimo sicuro terremoto.

In conclusione, chi vota NO uccide i bambini, così come chi denigra il fertility day  della LoRenzin e le buone abitudini, favorisce i cattivi "compagni" (comunisti, negri, drogati, omosessuali?) e impedisce ai bambini di nascere.