Alitalia ci de-colla davvero

AGGIORNAMENTO 27-04-2017: Come previsto, i lavoratori avevano ragione a respingere l'accordo sindacale. Il governo Gentiloni-Renzi prepara l'ennesimo esborso di soldi dei contribuenti a fondo perduto sotto forma di "prestito ponte" di 400 milioni per 6 mesi (o forse il doppio per 12 mesi) garantito da nulla, perchè in Alitalia è già tutto ipotecato. Il prestito servirà ad evitare manifestazioni di piazza durante le prossime campagne elettorali, che altrimenti sarebbero disturbate dal video di Renzi che due anni fa annunciava il decollo dell'Italia e dell'Alitalia.

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L'esito del referendum tra i lavoratori Alitalia sul piano aziendale di ristrutturazione si presta a molte interpretazioni. Quella prevalente nell'opinione pubblica sembra sintetizzarsi in "bravi, avete fatto bene a non accettare il ricatto di azienda governo e sindacati, ma ora non chiedete altri soldi ai cittadini che pagano le tasse per salvare i vostri posti di lavoro"
Ai lati estremi di questa opinione - credo alquanto trasversale - ci sono


quelli che reclamano una soluzione tipo Montepaschi di Siena, cioè nazionalizzare di nuovo la compagnia aerea ( ... e questa volta mettendoci manager capaci ... non i soliti amici di politici e sindacalisti ... !?)

e quelli che invece maledicono i referendum (perchè vincono sempre i NO) e chiedono una soluzione tecnocratica ( lo Stato presta i soldi all'ennesimo sceicco privato e in cambio chiede improbabili tagli drastici e cure da cavallo, magari dopo aver fatto un pò di sceneggiata con un commissario liquidatore).

Personalmente suggerisco un'altra soluzione, molto azzardata, impopolare e utopica: commissariare l'Alitalia affidandola ad un comitato di autogestione nominato direttamente dai lavoratori (senza intromissioni sindacalpolitiche) e lanciare un crowdfunding nazionale. Se a qualcuno interessa davvero tenere in vita e far funzionare l'Alitalia, questo è il momento di dimostrarlo.
Ma non credo che esistano le condizioni per una simile dimostrazione.
I lavoratori che hanno votato NO sono esperti di politica, non di economia aziendale. Si ricordano molto bene le promesse e i toni del governo Renzi quando meno di due anni fa annunciava trionfante "allacciatevi le cinture, ora l'Italia decolla davvero" rivolgendosi ai dipendenti di Alitalia nel corso della presentazione della nuova livrea della compagnia aerea. "Ci sono polemiche tutti i giorni, ci dicono 'dovete fermarvi, rallentare'. Ma piaccia o non piaccia, noi stiamo rimettendo il paese Paese come deve correre - ha detto il premier - L'Italia ha bisogno di non fermarsi e di recuperare gli anni che ha perso"
http://video.repubblica.it/politica/alitalia-renzi-allacciate-le-cinture-ora-l-italia-decolla-davvero/203049/202122
Sanno bene che in Italia, tra primarie del PD, elezioni locali e nazionali, nei prossimi mesi ci saranno politici che dovranno sbandierare successi o scongiurare allarmismi e tensioni, pronti ad aprire le tasche dei cittadini per fare altri debiti o a chiedere a Draghi di stampare qualche miliardo in più, come già fatto per le banche e altre situazioni da "salvare".
Lo sanno molto bene anche i manager di Lufthansa o di qualsia altra cordata di salvataggio, a caccia di affari (propri) a spese degli elettori italiani, con un Renzi trionfante pronto ad informarci dei suoi successi e che grazie a lui anche questa volta ci hanno de-collati davvero.
Quando le regole del gioco sono falsate non ci si può meravigliare che qualcuno rovesci il tavolo, come hanno fatto i lavoratori Alitalia.

Nasce il Governo di IRRITAZIONE NAZIONALE

Superando ogni pessimistica previsione, Gentiloni si presenta all'Italia con un governo fatto apposta per insultare tutti quelli che hanno votato NO al referendum. Una decisione grave e carica di implicazioni negative, che approfondisce il solco di sfiducia tra cittadini e istituzioni e genera una ancor più diffusa "irritazione".

La lista dei nomi dei ministri è raccapricciante. Quasi tutti gli stessi di prima, con la Boschi "spostata" a vice di Gentiloni, un paio di nuovi impresentabili, e in tutto il Mondo saremo rappresentati dalla faccia di Alfano; "ve lo siete meritati", sghignazzano quelli del PD, così la prossima volta ci pensate due volte prima di votare contro il capetto fiorentino.

Incarico di governo a Gentiloni per cercare di addormentare gli italiani

GOVERNO RENZILONI. Come previsto, Renzi non ha alcuna intenzione di dimettersi: ha creato le condizioni per continuare a governare con la faccia di Paolo Gentiloni e sbeffeggiare Mattarella e tutti gli italiani

 

Il principale obbiettivo del nuovo presidente del consiglio sarà quello di "addormentare" il clima politico, utilizzando il pretesto della legge elettorale da cambiare per prendere tempo e trascinarsi almeno fino al prossimo autunno.

E mentre tutti dormono cullati da Gentiloni, Renzi cercherà di riordinare le fila del suo apparato di potere, rincuorare le truppe del PD, mantenere il controllo della RAI  e proporsi come nuovo per la prossima stagione.

Ma prima di fare finta di tornare a casa, Renzi non ha perso l'occasione di sbeffeggiare il Presidente Mattarella, negandogli la primizia ufficiale dell'incarico a Gentiloni e riservando a se stesso l'annuncio del suo clone. 

Il mancato accordo con Berlusconi è solo una questione di tattica: il capo di FI gli ha chiesto di metterci la sua faccia per un'intesa su una nuova legge elettorale proporzionale, mentre Renzi ha voluto lasciare il compito al suo Gentiloni che dovrà sporcarsi le mani e sottoscrivere un accordo con Forza Italia per mettere fuori gioco i 5 Stelle. 

Dopo Renzi, inizia la ricerca di un accordo PD-Berlusconi

Gli italiani hanno bocciato il tentativo di costruire un nuovo blocco di Potere basato sul narcisismo dinamico di Renzi e il continuismo dell'era Napolitano.

 

 

Dopo l'inequivocabile voto del 4/12 Renzi si dimette - come avrebbe potuto non farlo ? - da presidente del consiglio, ma resta segretario del partito di maggioranza nel parlamento, posizione che cercherà di sfruttare per provocare di fatto una paralisi istituzionale con la quale screditare le opposizioni - in particolare i 5 Stelle - per poi negoziare un accordo di potere con Berlusconi che eviti di qualche mese il necessario ricorso alle elezioni anticipate.

Mattarella è chiamato a scegliere tra due opzioni: assecondare il tentativo Renzi-Berlusconi di arrivare al voto non prima della fine del 2017, caricandosi di una responsabilità notevole rispetto ai desiderata espressi dal voto del 4 dicembre; oppure forzare il parlamento a votare una legge elettorale minima ma organica (Camera e Senato) per andare a votare prima dell'estate del 2017. Quale delle due scelte, lo si capirà da come e a chi darà l'incarico per la formazione del nuovo governo.

Il Movimento 5 Stelle è il vincitore principale del 4 dicembre: è stato suo l'apporto di voti maggiore al fronte del NO, e sulla scia della vittoria ha l'obbligo di indicare un'alternativa al tentativo di Renzi-Berlusconi di ritardare il voto. Senza però cadere nella trappola di utilizzare l'Italicum come scorciatoia per andare al potere.

La stampa di apparato - con il gruppo De Benedetti in testa - esce pesantemente sconfitto dal referendum. Il direttore di "Repubblica" dovrebbe dimettersi?

Anche Mario Draghi esce indebolito dalla sconfitta di Renzi: nell'immediato dopo-referendum ha dato ordini di comprare BTP e azioni delle banche italiane, per dare l'impressione che i mercati non temono la crisi italiana e che la vita (dell'euro) continua. Ma è solo un bluff, anche per lui la resa dei conti è vicina. Non può passare sotto silenzio il fatto che Renzi ha utilizzato il Quantitative Easing della BCE per aumentare il debito pubblico di altri 100 miliardi, quasi tutti spesi in mance elettorali, e che Draghi ha favorito oggettivamente il "moral hazard" di Renzi, permettendogli anche di rinviare le soluzioni possibili per le banche in crisi, Montepaschi in primis.

 

REFERENDUM ITALIA, primo exit poll

REFERENDUM ITALIA, primo exit poll

 

NO 55%  - -  SI 45%

 

Secondo il primo exit poll il NO vince con una percentuale tra il 54 e il 59% contro il 46- 41% del SI

Ma altre previsioni danno un vantaggio minore per il NO, e quindi diventerebbe decisivo il voto all'estero.

L'unico dato certo è la grande affluenza di elettori, oltre il 65%, che trasforma la vittoria del NO in una cacciata di Renzi a furor di popolo.

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ore 22.00 - manca un'ora alla chiusura dei seggi - e Renzi annuncia che parlerà a mezzanotte da Palazzo Chigi. Brutto segno, vuol dire che già conosce il primo exit poll a lui favorevole?

 

 

REFERENDUM ITALIA, gli scenari del dopo voto

Il dopo referendum non dipende solo da chi vince - se il NO o il SI - ma anche dalle percentuali  con cui il voto si suddividerà.

Ecco cosa potrebbe succedere a seconda dell'esito del voto 

se vince il SI con oltre il 53%

Renzi occupa la RAI e Mediaset, ordina a Mattarella di sciogliere le Camere prima della sentenza sull'Italicum

 

si va a votare subito con l'Italicum, Renzi si fa un partito personale, ottiene più del 40% e si prende tutto. Ai soliti populisti non resta che strillare a vuoto contro il regime di Renzi.

se vince il SI tra il 51% e il 53%

Renzi occupa la RAI e Mediaset, aspetta la sentenza sull'Italicum e si mette d'accordo con Berlusconi per una legge elettorale molto simile all'Italicum

si a votare  prima dell'estate 2017, Renzi vince e si prende tutto ecc ecc

se vince il SI con meno del 51%

Renzi occupa la RAI, aspetta la sentenza sull'Italicum, modifica la legge elettorale con Berlusconi solo in minima parte

si va a votare dopo l'estate 2017, dopo il voto tedesco per capire come butta in Europa ed estorcere un altro pò di soldi per fare le elezioni

se vince il NO con più del 53%

Renzi si dimette, ordina a Mattarella di incaricare  un suo nominato, aspetta la sentenza sull'Italicum e si mette d'accordo con Berlusconi per una legge elettorale quasi-proporzionale.

si va a votare dopo l'estate 2017, si aspetta il voto tedesco e si fa il governo di unità PD-FI

se vince il NO tra il 51 e il 53%

Renzi non si dimette, aspetta la sentenza sull'Italicum ecc ecc

Si va a votare dopo l'estate 2017 e dopo un'altra pioggia di bonus

se vince il NO con meno del 51%

Renzi occupa la RAI, si proclama vincitore morale politico, non si dimette ecc ecc

NON si va a votare prima del 2018

 

Renzi Berlusconi Erdogan Trump Xi-Jinping Putin, il potere non si accontenta di informazioni addomesticate

 

Hanno destato sorpresa, ma non indignazione, le dichiarazioni di Berlusconi che in tv da Vespa ha spiegato che lui è per votare NO al referendum del 4 dicembre, mentre il suo fido Confalonieri, in rappresentanza del gruppo Mediaset, voterà Si.


«Hanno paura - spiega il leader FI dallo studio di Porta a Porta - di una possibile ritorsione di chi ha il potere». «Ho avuto discussioni a questo livello - ha detto a Bruno Vespa che si è riferito alle interviste per il Sì di Fedele Confalonieri - e ho dovuto accettare, essendoci una maggioranza di risparmiatori e di investitori, che certe dichiarazioni del presidente di Mediaset, eccetera, sono attribuibili alla difesa dei risparmiatori».


Le dichiarazioni di Berlusconi sono state ampiamente ridimensionate dalla stampa nazionale, che le ha riportate alla stregua di esternazioni di un ex imprenditore vecchio e ormai privo di potere persino sulle aziende di famiglia. E invece dovrebbero essere oggetto di una denuncia ben più forte e convinta, se in questo paese, come nel resto del mondo, esistesse ancora un'idea vaga di cosa sia la libertà di stampa e di opinione.

Il gruppo Mediaset - televisioni, giornali e affari - si schiera con il SI non perchè convinto dalla solidità delle argomentazioni ma solo per paura di una possibile ritorsione di chi ha il potere. E perchè ha paura, forse qualcuno ha lanciato oscure minacce, o ha fatto intendere che i possibili scambi di favori prenderebbero un'altra direzione ?

Le dichiarazioni di Berlusconi avrebbero dovuto suscitare denuncia e indignazione anche da parte di coloro che in passato sono state vittime delle "possibili ritorsioni" dell'ex presidente del consiglio; e dovrebbero interessare anche la magistratura, perchè il ricatto o la ritorsione da parte di qualcuno contro un'azienda è pur sempre un'ipotesi di reato. C'era un tempo in cui le rivelazioni su "possibili ritorsioni" di gruppi di potere verso soggetti privati o pubblici venivano catalogate come "mafiose" o "piduiste". Nell'era di Renzi, sono normali metodi di persuasione esplicita.

Qualcuno si potrà consolare affermando che siamo nella media dello standard internazionale per quanto riguarda la libertà di stampa: anche in Turchia avevano inziato con "possibili ritorsioni" contro i mass media che si opponevano ad Erdogan, ed ora non c'è più imbarazzo nel chiudere i giornali e incarcerare i giornalisti. Per non parlare della Cina di Xi Jinping, che senza tanto clamore sta accentuando la repressione su chiunque faccia circolare idee non in linea con il suo pensiero, chiudendo addirittura giornali e siti internet vicini al partito comunista che un tempo servivano a testimoniare un qualche grado di tolleranza. O della Russia di Putin, dove i giornalisti vengono eliminati fisicamente.
E Trump, appena eletto, ha radunato gli editori e direttori delle principali catene di informazione che avevano appoggiato la Clinton per sbeffeggiarli e minacciarli. Anche negli USA qualcuno deciderà di "votare SI a Trump" per paura di "possibili ritorsioni".

Il Potere non si accontenta più dell'informazione addomesticata, ha bisogno della totale sudditanza, e i grandi network non chiedono di meglio. 

REFERENDUM 4 dicembre, lo strano sondaggio che assegna la vittoria al NO per mobilitare quelli del SI

 

Gli ultimi fuochi d'artificio della campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre - sotto forma di sondaggi e pronostici - danno il NO nettamente avanti, ma sembrano fatti più per sollecitare un rush finale del fronte del SI piuttosto che rispecchiare verosimilmente le volontà di voto.

Il NO sarebbe avanti di 6 o 7 punti percentuali, ma per stessa ammissione dei sondaggisti, i numeri sono inaffidabili per almeno tre motivi:

  • I sondaggi non tengono conto del voto degli italiani all'estero, un'incognita che riguarda sia il numero di coloro che andrà a votare sia il come voteranno. E' probabile che ci sarà un'ondata di voti per il SI, determinata dalle iniziative messe in campo come le lettere del PD che stranamente arrivano assieme alle schede elettorali, e le "sollecitazioni" di gruppi e circoli di opinione filogovernativi. Il voto all'estero potrebbe portare nelle casse del SI tra l'1 e il 2 per cento su scala nazionale e quindi ridurre o ribaltare le previsioni dei sondaggi.
  • C'è poi l'incognita degli indecisi, almeno il 20% del totale che, secondo l'opinione degli analisti, alla fine si orienterebbero più per il NO ma che invece potrebbero comportarsi in maniera opposta quando si troveranno di fronte la scheda con il quesito referendario ("vuoi ridurre i costi della politica ?") costruito apposta per "spostare" il voto degli indecisi verso il SI. 
  • E infine l'escalation della drammatizzazione per gli effetti di una vittoria del NO: se all'inizio c'era solo il rischio di un vuoto di governo per le dimissioni di #Matteostaiantipatico in caso di sua sconfitta, ora c'è anche lo spauracchio dello spread, l'aumento dei tassi di interesse che si traduce in nuove tasse per colmare i buchi di bilancio, che alle orecchie degli italiani suona come un ricatto efficace. Vagli a spiegare che per la speculazione finanziaria si tratta di una doppia opportunità perchè, comunque vada il referendum, chi vende ora i titoli di Stato italiani incassa le plusvalenze pagate da Draghi e se dovesse vincere il SI comprerebbe subito dopo a prezzi più bassi per sfruttare il rialzo.

 

A conti fatti, i sondaggi che danno vincente il NO sono molto aleatori ma sono utili a mobilitare tutte le (tante) risorse mediatiche di quelli del SI a pochi giorni dal voto. A che serve l'establishment se non riesce ad esercitare alcun potere persuasivo sui sudditi?

PS:  Ho elaborato l'ultimo sondaggio dei sondaggi, da cui si deduce (40,75 contro 39) che a mio avviso il NO non ha quel gran vantaggio che i sondaggisti gli attribuiscono.

RENZI e la riforma dell'ITALICUM, che fine ha fatto la bozza che nessuno ha ancora visto?

Renzi-Leopolda-Italicum

 

Il 5 novembre - Leopolda in corso - la stampa nazionale annuncia che è stato raggiunto l'accordo sulle modifiche alla legge elettorale "ITALICUM" tra il PD renziano e Gianni Cuperlo della minoranza. Il 6 novembre Renzi chiude la Leopolda in un grande tripudio mediatico senza spendere nemmeno due parole sull'ipotesi di accordo.
La maggioranza del PD e Gianni Cuperlo occupano telegiornali e web per spiegare che adesso - trovato l'accordo sull'Italicum - non c'è più motivo di votare NO al referendum costituzionale del 4 dicembre. La Ditta Bersani e C. è servita, deve arrendersi e sbaraccare, perchè non ci sono più pretesti per opporsi alla riforma.
Chi prova a dubitare sulla buonafede dell'accordo renziani-Cuperlo è solo un ostinato retrogrado populista. Anche Carlo De Benedetti annuncia ufficialmente che dopo la bozza Cuperlo ha capito che bisogna votare per Renzi, schierando il suo giornale e i suoi opinionisti a favore della causa del SI.
Ma che fine ha fatto la promessa di modificare l'ITALICUM ?
La bozza "Cuperlo, Guerini, Orfini, Zanda, Rosato" verrà presentata prima del 4 dicembre all'Assemblea nazionale/Direzione/Gruppi Parlamentari del PD per essere poi sottoposta alle opposizioni e iniziare l'iter parlamentare dopo il voto del 4 dicembre? Oppure se ne comincerà a parlare, forse, solo dopo aver visto l'esito del referendum, e se dovessero vincere i SI chi si azzarderà a parlare di modifiche della legge elettorale ? oppure si attenderà il verdetto della Corte Costituzionale per iniziare a discutere di cosa fare ?

Ho fatto una ricerca su Google da cui emerge che dopo il 6 novembre non c'è più alcuna traccia della famosa bozza annunciata il 5 novembre, neppure sul sito del PD.

RAINEWS 03 novembre 2016 22.34
Italicum, Pd presenta bozza di riforma

Presentata nella Commissione del Pd incaricata di studiare le modifiche alla legge elettorale, riunita al Nazareno,la bozza di riforma dell'Italicum. Lo ha annunciato in una nota diffusa al termine della riunione, Gianni Cuperlo che presiede la Commissione, precisando che a proporre il documento è stato il vicesegretario Pd, Guerini."Mi sono riservato un giudizio politico e di merito sul testo e lo sottoporrò alla valuazione delle minoranze" dem,ha spiegato Cuperlo. "I tempi della verifica saranno necessariamente rapidi".

Sole24Ore 4 novembre 2016
Italicum, Cuperlo: modifiche subito in Parlamento o voto in direzione Pd

L'UnitàTV 6 novembre 2016
Accordo sull’Italicum, minoranza spaccata. Cuperlo: “Non sono io l’incoerente”


Il testo autentico - con le firme - non è stato mai pubblicato. Quello pubblicato da La Repubblica sono poche righe di citazioni non virgolettate o interpretazioni generiche di "indicazioni" su tre "aspetti".

 


La Repubblica 5/11/2016
"A seguito delle conclusioni assunte dalla Direzione nazionale del Partito nella riunione del 10 ottobre la commissione incaricata di specificare contenuti, percorso e tempi per la possibile modifica della legge elettorale per la Camera dei deputati ha definito i seguenti punti che sottopone alla Direzione e alle assemblee dei gruppi parlamentari". E' quanto si legge nel documento che porta la firma di tutti i membri della commissione Pd sulle modifiche all'Italicum: Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Luigi Zanda, Ettore Rosato e Gianni Cuperlo.
Ecco il testo integrale del documento:
La commissione ha impostato il lavoro sulla base delle indicazioni contenute nella relazione del segretario Matteo Renzi e delle valutazioni emerse dalla discussione.
In particolare con una verifica su tre aspetti:
1. Premio di lista / premio di coalizione
2. Ballottaggio / turno unico
3. Modalità di espressione della volontà degli elettori nella scelta degli eletti.
In merito alla futura elezione dei senatori è confermata l'indicazione espressa dal segretario per assumere la proposta di legge a firma Fornaro Chiti quale riferimento del Pd per il varo della disciplina ordinaria in materia.
La commissione ha tenuto tre riunioni ed è stata avviata una prima ricognizione con le altre forze e gruppi parlamentari sia in merito ai contenuti che ai tempi di eventuali modifiche della legge attuale. La maggioranza dei gruppi interpellati - e nello specifico, la totalità delle opposizioni che si sono espresse anche con dichiarazioni pubbliche in tal senso - si è dichiarata indisponibile a una verifica parlamentare prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.
Sul piano dei contenuti si è riaffermato il perno di un sistema elettorale fondato sull'equilibrio tra i due principi della governabilità e della rappresentanza.
A tale scopo le verifiche realizzate rendono possibile:
* La preferenza per un sistema di collegi inteso come il più adatto a ricostruire un rapporto di conoscenza e fiducia tra eletti ed elettori.
* la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta ai cittadini, oltre alla scelta su chi li deve rappresentare, la chiara indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo del Paese attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio.
La commissione sottopone questo documento all'Assemblea nazionale, alla Direzione e ai gruppi parlamentari del Partito Democratico di Camera e Senato per le relative valutazioni e conseguentemente tradurne l'impianto nei testi di legge (elezione dei senatori secondo il Ddl Fornaro-Chiti e legge elettorale) da portare al confronto con le altre forze politiche e gruppi parlamentari.
http://www.repubblica.it/politica/2016/11/05/news/accordo_italicum_testo_integrale-151398975/

 

Non c'è alcuna traccia -fino ad oggi 13 novembre - di convocazioni degli organi di partito o dei gruppi parlamentari per avviare la discussione sulle proposte di modifica dell'Italicum.

A 20 giorni dal voto, quella che dovrebbe essere la solenne promessa di cambiamento della legge elettorale per superare i legittimi dubbi sulla natura autoritaria della riforma costituzionale è soltanto una trovata propagandistica.

Se il PD impiega così tanto tempo per elaborare e discutere una "bozza" di riforma al suo interno, perchè cambiare la Costituzione per velocizzare i tempi di approvazione delle leggi nei due rami del Parlamento?
Dopo aver ottenuto lo scalpo di Cuperlo, e quello ben più pesante di Carlo De Benedetti, che motivo c'è per Renzi di cambiare l'Italicum ? Qualcuno sente odore di imbroglio?