L'acqua come i debiti

Una strana analogia mi è venuta in mente ascoltando le trionfali dichiarazioni governative (compreso Renzi che si è affrettato a prendersi tutto il merito) sulle nuove stime di crescita del PIL italiano da parte del FMI, aumentate da 0,9 a 1,3%.

Per coincidenza negli stessi giorni è esplosa la polemica sull'acqua di Roma, prelevata in parte dal lago di Bracciano e che prima di arrivare negli appartamenti della capitale si disperde per oltre il 45%.

Per far arrivare un litro di preziosissima acqua al rubinetto è necessario prelevarne quasi due all'origine, così come per far crescere il PIL del 1,3% è necessario aumentare il debito pubblico del 2,6%.

Lo spreco dell'acqua dispersa nelle condutture colabrodo è uno scandalo evidente, mentre lo spreco di denaro pubblico - sotto forma di spesa inefficiente, assistenzialismo clientelare, corruzione, privilegi ecc - lungo il percorso del sistema economico e finanziario viene rivendicato come un successo.

E c'è chi chiede di "aumentare ancora di più il debito per far crescere l'economia".

L'analogia tra acqua e debiti non si limita alla dispersione lungo il percorso ma riguarda anche l'utilizzo della materia prima, acqua e denaro, cioè il modello economico di produzione e consumo, sostenuto dal mito della "crescita" e del progresso basato sui debiti.

I debiti, come l'acqua, andrebbero utilizzati con oculatezza e responsabilità e non come fanno i politici e i banchieri che ne incentivano lo spreco oggi a scapito delle generazioni di domani.

Un recente articolo di Satyajit Das su The Indipendent ne mette a fuoco le caratteristiche.

Despite appearances, the idea of social progress is a myth

 

 

L'insalata del ROBOT

Nel giro di pochi anni l'uso dei robot in molteplici attività sostituirà il lavoro umano, in ambiti molto più ampi di quello che si pensa e ad un ritmo esponenziale.

 

insalata - robotIl video mostra la raccolta dell'insalata nell'azienda Taylor Farms. Il "carro" per la raccolta è dotato di un macchinario robotizzato con lame a getto d'acqua per il taglio dei cespi. I "manovali" che si vedono sul carro sembrano far parte degli ingranaggi al servizio del robot.


Le rivoluzioni tecnologiche dei secoli passati si sono sviluppate in intervalli di tempo lunghi, se paragonati all'attuale, consentendo alla società di assorbire e trasformare quello che scompariva da una parte creando nuove opportunità.
Questa volta è diverso, non ci sarà tempo per adattarsi all'uso dei robot e dell'Intelligenza Artificiale.
Milioni di persone saranno espulse dal lavoro senza avere tempo per rientrare.
Un documento di due ricercatori della Banca d'Inghilterra lancia l'allarme, finora sottovalutato da economisti e politici. Qualcuno inizia a preoccuparsi per le conseguenze sociali e, come l'ex capo di Microsoft Bill Gates, vengono fatte proposte per rallentare o rendere meno conveniente la sostituzione del lavoro umano con quello dei robot, ad esempio introducendo una "tassa sui robot" in modo da renderli meno competitivi con il lavoro umano.

 

Bank Underground:

Should economists be more concerned about Artificial Intelligence?
Mauricio Armellini,  Tim Pike.

 
"Questo post mette in evidenza alcune delle possibili implicazioni economiche della cosiddetta "quarta rivoluzione industriale" - per cui l'uso di nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale (AI) - minaccia di trasformare intere industrie e settori.
Alcuni economisti hanno sostenuto che, come per le innovazioni tecniche del passato, questo non creerà disoccupazione su larga scala, perchè il lavoro sarà ridistribuito. Tuttavia, molti tecnologi sono meno ottimisti circa le implicazioni occupazionali di AI.
 In questo post del blog si sostiene che il potenziale di distruzione simultanea e rapida, assieme all'ampiezza delle funzioni umane che l'AI può replicare, potrebbe avere profonde implicazioni per il mercato del lavoro.
Concludiamo che gli economisti dovrebbero prendere in seria considerazione la possibilità che milioni di persone sono a rischio di disoccupazione, se queste tecnologie dovessero essere applicate su larga scala."
 Non c'è settore di attività che si salvi dall'invasione dei robot: dai braccianti agricoli agli operai della manifattura, dagli infermieri ai tassisti, dai cuochi ai camerieri, dai trader della finanza ai consulenti legali, dai camionisti agli addetti di hotel. Ovunque oggi c'è un uomo che lavora, domani potrebbe esserci un robot dotato di intelligenza artificiale.

OXFAM denuncia l'oscenità dei ricchi

La ricchezza di 8 (otto) individui uguaglia quella di tre miliardi e mezzo di persone.

 
OXFAM report
 
"E' osceno che tanta ricchezza sia nelle mani di così pochi, quando il 10% della popolazione mondiale sopravvive con meno di 2 $ al giorno. La disuguaglianza sta intrappolando centinaia di milioni di persone in povertà; sta frantumando le nostre società e minando la democrazia.
In tutto il mondo, i popoli vengono lasciati alle spalle. I loro salari sono stagnanti mentre i manager delle aziende portano a casa milioni di bonus in dollari; i loro servizi sanitari ed educativi sono tagliati mentre le multinazionali e i super-ricchi evadono le tasse; le loro voci vengono ignorate, mentre i governi sono sintonizzati con le grandi imprese e le elite benestanti."
 
La denuncia è di Winnie Byanyima, di Oxfam International, alla presentazione del report  An economy for the 99 percent che illustra il dramma della disuguaglianza e i possibili rimedi che ogni governo si guarderà bene dall'applicare.
Gli otto più osceni del mondo - Bill Gates, Amancio Ortega (Inditex Zara), Warren Buffett, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg - sono l'avanguardia di quel 1% i cui rappresentanti si riuniranno nei prossimi giorni a Davos in Svizzera per filosofeggiare sulle disgrazie altrui.  
A tale proposito, segnalo un articolo dell'economista Satyajit Das "Davos elite promise global solutions, but they’re part of the problem" alla vigilia del Forum annuale dei super-ricchi.
 
This year, the focus, ironically, is on “Responsive and Responsible Leadership” — code for confronting the rise of populism that threatens attendees’ control of their societies and economies.
The conference agenda shows how disconnected attendees are from real life. It is difficult for those who live in a cocoon of wealth or power, generally paid for by others, to understand the concerns of ordinary denizens of the planet. Discussions on economic inequality take place with scant participation from employee representatives or workers.
 
 

Io, Daniel Blake, condannato a morte perchè non sono utente, nè cliente, nè consumatore

I Daniel Blake

Ho visto anch'io, come altri milioni di "cittadini", "I Daniel Blake" l'ultimo capolavoro di Ken Loach, Palma d'Oro a Cannes, e l'ho trovato molto bello, mi chiedo perchè e, avendo letto la recensione di Goffredo Fofi su l'Internazionale , mi permetto di scrivere qualche opinione, da un punto di vista "non cinematografico", per dissentire in parte con l'interpretazione di molti, compreso Fofi secondo il quale "C’è molto di avvocatesco in questo film e nell’opera di Loach, e più di un sospetto di una tradizione retorica appunto avvocatesca, e la regia di Loach è tradizionale, ben fatta, il risultato una confezione senza grinze. Loach non contribuisce certamente a far procedere, chiamiamola così, l’arte cinematografica, ma averne, di questi avvocati, in Italia! Tiene duro abilmente sulla sua strada, e non possiamo, in definitiva che essergliene grati, molto grati."

La vicenda narrata da Loach e dal suo sceneggiatore Paul Laverty non riguarda solo il sistema sociale della Gran Bretagna - qualcuno vi ha visto addirittura una critica alla Brexit - ma tutti i sistemi di welfare dell'occidente attuale, in apparenza cresciuti a dismisura ma la cui funzione non è di assistere e di solidarizzare bensì di omologare al livello più basso, di  creare apparati burocratici e autoreferenziali, una macchina fondamentale del business economico globale.
Da Parigi a Berlino, da Roma a New York, da Tokyo a Pechino, il volto kafkiano del welfare moderno si è imposto dovunque, spinto da un modello economico che ha trasformato i "cittadini", compresi quelli più poveri e disgraziati, in "utenti" della macchina amministrativa, "clienti" di innumerevoli strutture preposte alla loro apparente cura, "consumatori" obbligati a perpetuare il ciclo economico che altrimenti si inceppa a loro discapito. Non sono utente, cliente o consumatore, sono un cittadino, dirà Blake nella sua lettera postuma.
Questi tratti del "welfare moderno" sono espressi nelle regole assurde con cui si scontra Daniel Blake, dichiarato inabile al lavoro da un cardiochirurgo ma non dal funzionario dell'ufficio che si occupa dei sussidi di malattia, il quale applica alla lettera il prontuario di regole che gli è stato ordinato di applicare. Ma la macchina della burocrazia che gli nega l'evidente malattia, si prende "cura" del suo caso - Blake rimarrebbe senza reddito e senza consumi - e gli consiglia di chiedere il sussidio di disoccupazione, a patto però di cercare un lavoro che lo porterebbe all'infarto sicuro. E se Blake prova a sottrarsi al meccanismo bugiardo ed umiliante dei burocrati statali, ci pensa la polizia a farlo tornare sulla strada giusta prevista dal welfare moderno.
Qualcuno dovrebbe ricordarsi la vicenda degli esodati italiani, troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per continuare a lavorare, o dei giovani che non hanno un sussidio di disoccupazione perchè non sono mai stati occupati, o dei neri negli USA a cui si somministra l'esecuzione sommaria preventiva, o dei profughi che devono dimostrare di fuggire dagli orrori della guerra e della fame ...

 

http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2016/10/24/io-daniel-blake-ken-loach-recensione


Alle vicende di Daniel Blake, in malattia per un infarto che ha avuto, ma a cui non si dà aiuto perché non cerca lavoro e perché non conosce le assurde regole e trafile di una schiacciante burocrazia (cui si aggiunge una persecuzione in più, la modernizzazione tecnologica, si aggiunge la digitalizzazione delle domande e dei documenti, si aggiungono le diavolerie dei computer), alla sua quotidianità di vicinato, all’amicizia con chi cerca d’arrangiarsi sfuggendo alla legge e facendosi più furbo della legge o all’inimicizia con i prepotenti, si assommano quelle di Katie, oppressa da altre burocratiche assurdità e che giunge a prostituirsi per poter sfamare i propri figli. Ma è l’amicizia tra Daniel e Katie il cuore del film, e questo cuore è né più né meno che amore del prossimo, interesse per i dolori del prossimo, è solidarietà tra le vittime, tra gli oppressi, tra i poveri come nel lontano ottocento: un punto da cui Loach sa bene che si deve e si può ripartire, ricominciare.

 

In questa umiliante dimensione, Dan Blake ha dalla sua parte solo un'altra disgraziata come lui, la giovane Katie disoccupata madre di due figli, - ricorda Fantine nei Miserabili di Hugo - anch'essa vittima di cavilli burocratici che la costringono prima alla fame e poi alla prostituzione, per amore dei suoi figli. Nel film di Loach, come nella realtà delle società moderne, dove sono le schiere di quelli che un tempo erano i combattivi sindacalisti che patrocinavano i diritti dei lavoratori e dei più deboli? Sono stati tutti inglobati nel sistema assistenziale, sono diventati gli integerrrimi ispettori degli uffici del lavoro, più odiosi degli agenti penitenziari.

Il finale disegnato da Loach è disperato: Daniel muore d’infarto poco prima che si ridiscuta il suo caso e viene pianto da pochi proletari come lui, soprattutto da Katie che ne legge le ultime parole, quelle di un cittadino non rispettato dallo Stato perchè non rientra in nessuna delle moderne categorie di assistiti: non è un utente, non è un cliente, non è un consumatore.

 

L'APE di Renzi è il futuro delle pensioni

L'Anticipo PEnsionistico (APE) introdotto dalla Legge di in-Stabilità del governo Renzi è un'idea molto innovativa che cerca di risolvere uno dei maggiori problemi dell'economia mondiale.

APE di RENZI

Come garantire che nel prevedibile futuro fatto di redditi da lavoro sempre più depressi e di progressivo invecchiamento della popolazione ci sia un adeguato e costante livello di consumi che possa sostenere il sistema economico senza gravare sulle già disastrate finanze pubbliche?
I pensionati sono sempre più numerosi, gli Stati sono sempre più indebitati e con sempre meno risorse da destinare a questa parte improduttiva della popolazione.

La bilancia tra risparmio e spesa previdenziale da anni si va drammaticamente squilibrando a causa dell'allungamento delle aspettative di vita (?!) e della riduzione dei redditi reali da lavoro. Venti anni fa si è cercato di colmare lo sbilancio abbandonando il metodo retributivo a favore di quello totalmente contributivo, che secondo la logica finanziaria consente di mettere da parte i soldi durante l'età lavorativa e trasformarlo in rendita pensionistica per gli anni successivi. In Italia il cambiamento è avvenuto a metà degli anni '90 (riforma Dini).

Il sistema contributivo (al netto della quota di solidarietà per le fasce incapienti) è ormai universalmente applicato in tutto il mondo occidentale, con la variabile di quanto debba essere lungo il periodo minimo di contribuzione (35 o 40 anni ecc) e di quale debba essere la soglia di età per l'accesso alla pensione, ormai elevata ad almeno 65 anni in quasi tutti i paesi.

Ma anche questo sistema sta entrando (o è già entrato) in crisi per tre motivi:

1) Il sistema non garantisce più un adeguato assegno pensionistico per tutte le generazioni che entrano in età più avanzata nel mondo del lavoro, e quindi non maturano contributi sufficienti a garantire una pensione dignitosa. Questo significa che una fascia sempre più ampia di cittadini avranno un reddito sempre più basso da spendere e un patrimonio di risparmi più esiguo. L'economia basata sui consumi ne risente ed entra in deflazione permanente.

2) La politica monetaria di"repressione finanziaria" adottata dalle Banche Centrali con i Quantitative Easing per imporre forzatamente tassi di interesse a zero o negativi - in modo da ridurre il peso dei debiti degli Stati e delle imprese - provoca una forte riduzione della rivalutazione dei risparmi previdenziali. Se fino a prima della crisi del 2008 i fondi pensionistici "prestavano" soldi allo Stato / Imprese con tassi che remuneravano i contributi versati, ora si vedono addirittura penalizzati e quindi hanno risorse finanziarie inferiori per pagare le future pensioni. E siccome il tempo della "repressione finanziaria" sarà prolungato all'infinito (come Draghi, Yellen e C. promettono in ogni occasione), il tunnel della depressione si allunga.

3) Il mercato del lavoro è saturo di lavoratori con salari molto bassi e quindi contributi altrettanto insufficienti. E' necessario aumentare il deflusso degli occupati più anziani con retribuzioni più alte per sostituirli con giovani affamati di salari più alti e propensione al consumo / indebitamento più elevata.

A parità di flussi finanziari, la sostituzione di lavoratori anziani con quelli più giovani determina un effetto di leverage molto maggiore.
Sarebbe un errore giudicare il probabile insuccesso dell'APE come risolutivo. L'anticipo pensionistico oggi viene proposto in chiave volontaria, e quindi pocco appetibile, in assenza di fattori esterni, ma domani potrebbe diventare una scelta obbligata se non addirittura imposta, andando magari a sostituire altre forme di "esodazione".

A conti fatti l'APE potrebbe diventare un modo per ridurre sostanzialmente le prestazioni pensionistiche a carico dello Stato spostandolo sui pensionandi stessi: ad esempio, per alleggerire i costi pubblici basterebbe un aumento dell'età pensionabile controbilanciato dall'APE, cioè vai in pensione a 70 anni ma se vuoi andarci prima puoi farlo facendoti anticipare i soldi cioè indebitandoti. E' chiaro che si tratta comunque della perdita di un diritto, in qualche misura però edulcorata.

E' evidente che banche e assicurazione guardino con interesse all'iniziativa. Passata la prima fase di messa a punto, si aprirebbero orizzonti di guadagno nuovi e senza limiti perchè una quantità ingente di flussi finanziari provenienti dalla rendita erogata dagli enti previdenziali pubblici finirebbe nei margini di intermediazione delle banche.


... slow global income growth and low interest rates will dominate the international community and historic investment targets are not expected to be repeated. Thus, we can anticipate a number of changes in the industry, including: the demise of the defined benefit program; younger members having to pony up more in pension contributions; taxpayers topping up state plans; a continual re-assessment of longevity risks; and an downward adjustment to overall investment targets. These changes amount to a significant adjustment to the parameters that guide pension funds going forward.

http://soberlook.com/2016/07/the-big-disconnect-in-pension-industry.html

 

L'APE di Renzi è una idea geniale pensata non per aiutare i pensionati ma per arricchire il sistema finanziario, e rappresenta una sorta di esperimento sociale, una rivoluzione copernicana del concetto di pensione, a cui molti governi guarderanno con interesse. La pensione non sarà più un diritto ma una gentile concessione di finanziamento delle banche, garantito magari da una fideiussione degli eredi. Lo Stato tuttalpiù potrà elargire qualche bonus in occasione di elezioni importanti. Se funziona in Italia, perchè non esportarla altrove ?

DEUTSCHE BANK tracolla, RENZI gufa e DRAGHI sta a guardare

Da mesi il valore della Deutsche Bank (capitalizzazione di Borsa) scende inesorabilmente, toccando i minimi storici. La più grande banca europea sta crollando sotto il peso di quanto è stato nascosto negli ultimi anni, delle bugie raccontate ai risparmiatori e ai cittadini, anche se le cronache finanziarie preferiscono parlare di volta in volta di cause diverse e ora scoprono che DB è al centro dello scontro politico commerciale USA - Europa, con i primi che reclamano una multa di 14 miliardi di dollari per i disastri dei subprime del 2008, e i secondi che contrattaccano per l'evasione fiscale di Apple, Google e company.

 

Per la banca tedesca sta arrivando il redde rationem, si vocifera di salvataggi a carico dei contribuenti, in barba alle norme sul bail in, la Merkel smentisce (forse) e gli altri guardano o tacciono (come la BCE, che aveva il compito di vigilare e intervenire).

Tutto questo non fa che aumentare il tracollo in Borsa, la fuga degli investitori e dei risparmiatori, e rende molto più difficile e problematico arginare la caduta. Molti rivedono il film di Lehman Brother, quando non si pensava che l'irreparabile potesse accadere, e invece accadde trascinandosi dietro il sistema bancario ed economico del pianeta.
Del "rischio Deutsche Bank" e di ciò che significa per l'Europa e la finanza mondiale non si parla, per paura di dover ammettere che non si sa cosa fare e che forse la tedesca è "Too Big To Bail".
Anzi qualcuno, in modo abbastanza irresponsabile (altro che quei dilettanti di Beppe Grillo), utilizza la vicenda per regolare altri conti. E' il caso di Renzi, che ha gufato a lungo contro DB per far apparire meno gravi le sue richieste di salvataggio del Montepaschi e delle banche italiane malmesse. Quello che al PdC sfugge è che il tracollo di DB si trascinerebbe dietro anche Unicredit, oltre che MPS e qualche altra dozzina di banche italiane, francesi, spagnole, tedesche ecc. E siccome l'Europa è una confederazione di Stati fondata sulle banche e sulla moneta, anche il castello della UE e della BCE sarebbe a rischio, con effetti inimmaginabili (anche per lui).
Stupisce che queste banali evidenze siano sottaciute dai politici, dagli economisti e dai banchieri. Mario Draghi preferisce parlare d'altro, va al Parlamento Europeo per ripetere ovvie constatazioni sulla "ripresa debole", sulle divisioni politiche, sul mezzo vuoto che appare mezzo pieno e così via. Non ha dimenticato che la vigilanza per le banche grandi in Europa è compito della BCE, ma si trova nella impossibilità di parlare e agire.
Forse tra le decine di TRILIONI di euro di DERIVATI che pesano sulla Deutsche Bank ce n'è qualcuno che proviene dall'epoca goldmaniana dell'attuale capo BCE? oppure Draghi si trova nella condizione di sapere ma non potere dire o fare nulla? oppure per la BCE non esiste un "rischio Deutsche Bank" ?

Non ai debiti non alle lobby ne al cemento, NO a Roma 2024

 

Il NO definitivo e convinto della sindaca Raggi alla partecipazione di Roma per le Olimpiadi 2024 è un "fatto certo" di portata notevole.
No, non partecipiamo alla giostra finanziaria, affaristica e mediatica chiamata Olimpiadi, metafora della moderna concezione usa e getta degli uomini e dell'ambiente, della falsa rappresentazione di valori, spacciati finanche dietro il volto innocente di ragazzine drogate da anni per poter partecipare all'evento, dell'asservimento dello sport agli interessi dell'industria dell'intrattenimento.
Il movimento 5 Stelle riassume le motivazioni del diniego in una lapidaria quanto efficace frase: "Non vogliamo debiti, lobby e cemento".
Potrebbe essere lo slogan di un programma politico-economico di più ampio orizzonte, oltre la questione delle Olimpiadi, per affrontare i nodi decennali di un modello di sviluppo basato invece esattamente su DEBITI, LOBBY e CEMENTO, il modello che accomuna l'America di Obama all'Europa di Junker, passando per la Cina, l'India, il Brasile e il SudAfrica, ecc.

Aggiudicarsi le Olimpiadi è uno dei riti pseudosportivi sempre più piegati alla logica del modello di sviluppo. Quando Tokio ha vinto la "gara" per aggiudicarsi le Olimpiadi del 2020 gli organizzatori avevano presentato una stima di spesa di 2.3 miliardi di dollari in totale, perchè il copione prevede una dimostrazione di finta sobrietà che, dopo l'assegnazione, scompare e diventa la corsa alla spesa. Per Tokyo 2020 la spesa si è già moltiplicata per 6, arrivando a 15 miliardi di dollari (e siamo ancora all'inzio). Inutile dire che quei soldi saranno coperti con altri debiti (il Giappone è il paese più indebitato del mondo), più lobby (che in Giappone sono presenti in tutti gli schieramenti politici) e più cemento (Tokyo è la capitale del cemento).
Non c'è dubbio che lo stesso trucco si sarebbe realizzato anche per la candidatura di Roma: costi rrelativamente bassi in fase progettuale da gonfiare immediatamente dopo l'aggiudicazione, e non tanto (o non solo) per la corruzione che si impadronisce dell'evento, ma per la logica di sistema connaturata con l'evento stesso.
Le Olimpiadi servono per far ripartire l'economia, il lavoro, la "crescita" e allora se durante il periodo di preparazione c'è bisogno di "stimolare" il sistema economico, quale migliore strumento di quello già in essere, cioè le Olimpiadi, che consente altra spesa, altro cemento altra "crescita" ecc.


Forse, anzi sicuramente, la Raggi non sa di aver pronunciato la frase più efficace, pericolosa e devastante che si poteva concepire per affossare il progetto di Roma Olimpica, proprio nel momento in cui Renzi rilancia, con grande grancassa mediatica, la richiesta di più flessibilità, cioè fare più debiti e più lobby (qualcuno la chiama massoneria) e più cemento (quello di cui erano pieni i tetti delle case crollate ad Amatrice).
Non credo che siamo alla fine dell'era delle Olimpiadi moderne, nè all'inizio delle Colossiadi del futuro, ma il NO a Roma 2024 è comunque un grande successo per chi non vuole debiti, lobby e cemento.

L'americano invisibile che Obama e Renzi non vedono

Al recente vertice ONU sui rifugiati Obama ha utilizzato il palcoscenico per lanciare l'ultimo spot della sua presidenza, promuovendo i presunti grandi successi economici e sociali dell'America grazie alle politiche della sua amministrazione. Renzi ha raccolto la palla, e l'ha lanciata nel campo di quelli che gli impediscono di fare in Italia quello che Obama ha fatto negli USA.

"Un grande, discorso da stampare e rileggere, un discorso contro le paure e il populismo che spero possa ispirare molti leader anche in Europa" ha commentato il fiorentino in cerca di soldi per vincere il referendum.

 

Ma a smentire la favola di Obama e quindi anche quella di Renzi ci ha pensato un autorevole ed imparziale "tecnico" dei dati statistici, il CEO di Gallup, istituto specializzato in statistiche socio-economiche in particolare sulla realtà americana.
The invisible American è il titolo dell'articolo di Jim Clifton che in modo stringato e documentato argomenta:
I've been reading a lot about a "recovering" economy. It was even trumpeted on Page 1 of The New York Times and Financial Times last week.
I don't think it's true.
Il 10% della popolazione adulta america - cioè 25 milioni su 250 milioni - ritiene di essere fuoriuscito dalla classificazione di ceto medio per effetto della crisi.
What the media is missing is that these 25 million people are invisible in the widely reported 4.9% official U.S. unemployment rate.
...........
There are three serious metrics that need to be turned around or we'll lose the whole middle class.
According to the U.S. Bureau of Labor Statistics, the percentage of the total U.S. adult population that has a full-time job has been hovering around 48% since 2010 -- this is the lowest full-time employment level since 1983.
The number of publicly listed companies trading on U.S. exchanges has been cut almost in half in the past 20 years -- from about 7,300 to 3,700. Because firms can't grow organically -- that is, build more business from new and existing customers -- they give up and pay high prices to acquire their competitors, thus drastically shrinking the number of U.S. public companies. This seriously contributes to the massive loss of U.S. middle-class jobs.
New business startups are at historical lows. Americans have stopped starting businesses. And the businesses that do start are growing at historically slow rates.
Here's the crisis: The deaths of small businesses recently outnumbered the births of small businesses. The U.S. Census Bureau reports that the total number of business startups and business closures per year crossed for the first time in 2008. In the nearly 30 years before that, the U.S. consistently averaged a surplus of almost 120,000 more business births than deaths each year. But from 2008 to 2011, an average of 420,000 businesses were born annually, while an average of 450,000 per year were dying.


L'analisi di Jim Clifton è impietosa e si aggiunge alle tante altre che documentano la crescita delle diseguaglianze sociali ed economiche, dell'1% contro il 99%, di Wall Street contro Main Street, dei banchieri impuniti, dello scontro razziale, della corruzione dell'establishment.
Ma sul palcoscenico dei potenti si recitano altre favole, da raccontare la sera nei telegiornali ai milioni di cittadini che si interrogano su come mai la crisi non sia ancora passata: se Renzi potesse fare come Obama ... inventare storie a cui tutti sono obbligati a credere ...
 

RENZI é a ZERO

Il PIL del secondo trimestre dell'Italia di Renzi resta fermo a zero, il debito pubblico supera ogni record.

Le previsioni sbagliate del governo dovrebbero avere come conseguenza una correzione profonda delle politiche economiche fin qui raccontate, che invece non ci sarà.

Renzi ha già iniziato a cercare scuse: Brexit, terrorismo, calo petrolio, migranti ecc.

Gli ostacoli alla "crescita" sarebbero stati superiori agli sforzi del governo (e di Draghi) tali da annullarne gli effetti.

Con questi dati del PIL (che nel terzo trimestre potrebbero addirittura peggiorare) Renzi dovrà spostare ulteriormente la data del referendum costituzionale a non prima del 2018 ... 

Ma come è stato possibile sbagliare così clamorosamente le previsioni economiche ? è sempre colpa di qualche accidente imprevedibile ? perchè Francia e Italia sono ferme e la Spagna cresce ? forse perchè da otto mesi non ha un governo ? chiedetelo a Draghi e al suo QE.

Qualche economista comincia a dubitare di ciò che fanno i banchieri centrali: Roberto Sommella (Direttore Relazioni Esterne Antitrust, fondatore de La Nuova Europa) scrive:

I tassi zero stanno ingrippando il motore dell'economia

 

 

 Muovendosi lungo l'asse delle ascisse (tassi verso zero) l'inflazione decresce, e con essa anche il PIL soprattutto nei paesi con un alto debito pubblico e bassa produttività come l'Italia e il Giappone, con la differenza che il primo resta ingabbiato dall'euro mentre il secondo sopravvive svalutando pesantemente lo yen.

 

Anche il New York Times - giornale notoriamente keynesiano e krugmaniano - è costretto a constatare che le manovre di Draghi sono deludenti e pericolose : 

What Two Years of Negative Interest Rates in Europe Tell Us

It hasn’t worked very well. As many experts predicted at the time, the policy has had only a modest impact on growth. It is also increasingly clear that pushing rates down further wouldn’t help much and could, in fact, increase risks to the global financial system.

 

 

 

RENZI we have a problem with banks but ...

Mentre Renzi spiega alla TV americana CNBC che il problema delle banche italiane e in particolare del Monte dei Paschi is not terrible, i cinici e avidi mercati finanziari lo sbeffeggiano vendendo a man bassa le azioni.
La notizia positiva è che Renzi sta frequentando un corso intensivo di english per farsi capire meglio dai mercati. Per questo motivo farà slittare la data del referendum al mese di novembre.

 

Draghi e la tassa travestita da pecora

Mario Draghi fa l'esattore delle tasse per conto dei governi europei, e consente a Renzi di fare la parte di chi le riduce, in campagna elettorale ...

https://www.stlouisfed.org/on-the-economy/2016/may/negative-interest-rates-tax-sheep-clothing

Una ricerca della Federal Reserve di St. Louis arriva alla stessa conclusione che menoopiu' Blog aveva prospettato quasi due anni fa: https://www.menoopiu.it/post/E-in-arrivo-la-tassa-Draghi

L'incubo di Draghi si chiama Kuroda

Mentre gli opinionisti commentano l'ultima intervista di Mario Draghi alla Bild cercando di interpretarne le implicazioni nello scontro con il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, la vera minaccia alla credibilità della BCE viene dal Giappone.salva banche what ever it takes

Il collega giapponese  di Draghi, Haruhiko Kuroda, ha toccato con mano cosa significa fare promesse e non mantenerle, in particolare quelle che interessano gli squali finanziari assetati di "manovre" che gli permettano di speculare su tutto.

E' bastato che Kuroda lasciasse immutato il quadro di misure monetarie - già oltre livelli mai visti - e i "mercati" delusi dalla mancata pioggia di denaro lo hanno messo sotto pressione.

Non c'è più nessuno tra gli analisti economici che dubiti della incompetenza del giapponese, che da tre anni promette -  a suon di trilioni di dollari - di risolvere la crisi deflattiva senza riuscirci. Non ci crede più nemmeno il suo padrino Abe, che ora dovrà sostituirlo con qualcuno meno imbarazzante.  

L'ultima trovata di Kuroda era stata quella di copiare Mario Draghi con i tassi negativi sui depositi (chi risparmia deve pagare chi si indebita) ma tutto continua come prima. 

Per un banchiere centrale è come ricevere una lettera di licenziamento per giusta causa.

MarketWatch: "Bank of Japan boss Kuroda shocked markets by not launching more stimulus.

“It is hard not to feel sorry for the Bank of Japan,” said IG’s Chris Beauchamp in a note. “It has tried unconventional policy once this year, and it didn’t work. Now it has tried to be unconventionally conventional, sitting on its hands, and this hasn’t worked either.”

Ed ecco allora che sorge il dubbio:  Draghi, che ha fatto le stesse inutili e rischiose manovre di Kuroda, farà la stessa fine del giapponese ?

Fin quando si tratta di rispondere alle melense domande dei giornalisti, Draghi ha vita facile e può persino permettersi di raccontare la favola che lui non fa politica, ma obbedisce alle leggi - e si permette di minacciare gli inglesi in caso di Brexit ! 

Ma ad un certo punto gli squali gli chiederanno di più, come lo hanno chiesto a Kuroda, pronti ad azzannarlo se dovessero rimanere delusi.

 

Lula Rousseff arriveranno alle Olimpiadi?

Si faranno prima le Olimpiadi di Rio ad agosto e poi l'impeachment di Dilma Rousseff con la sua destituzione da Presidente del Brasile, oppure l'inverso ?

 

Con la nomina della Commissione di 65 membri, é iniziato in Brasile il procedimento di impeachment lungo, complicato e incerto in un quadro di scontri di piazza, tentativi goffi della coppia Lula-Rousseff di sfuggire alla giustizia civile e alle responsabilità politiche. La Presidentessa nei giorni scorsi aveva nominato Lula suo Ministro, per garantirgli l'immunità contro una probabile richiesta di arresto da parte della magistratura in una inchiesta per corruzione in cui c'è dentro tutta la classe politica brasiliana, passata e presente.

Il colpo di mano da telenovela ha scatenato le proteste di piazza, le controproteste di piazza, e le controingiunzioni di magistrati. Che il Brasile sia ormai un paese allo sbando, tra crisi economica, crisi sanitaria (zika), crisi morale e politica, è sotto gli occhi di tutti.

Quello che è meno evidente è lo sbocco finale di questa situazione e la mancanza totale di una riflessione sull'esperienza politica e sociale del Brasile, la prima lettera del gruppo dei paesi BRICS , la sigla che ha rappresentato il "miracolo" politico-finanziario del nuovo corso keynesiano della globalizzazione dal 2000 in poi.

E' plausibile che la cupola di banchieri e affaristi che governa il mondo non abbia ancora trovato una soluzione per il Brasile ? Oppure è stata già trovata ma per praticarla si aspetta che finiscano le Olimpiadi, che saranno comunque tra le più tragiche e fallimentari di sempre ?

 

 

Il bazooka di Draghi spara all'indietro

Tra le misure annunciate da Draghi per stimolare la crescita e aumentare l'inflazione ce ne sono due in particolare che evidenziano il ruolo prettamente politico che la BCE si è avocato.

La BCE pagherà un interesse alle banche che chiederanno prestiti. Sembra l'ultima trovata per capovolgere il mondo finora conosciuto, quello in cui i debitori pagano un interesse, se pur minimo, ai creditori.

Le banche potranno prendere denaro a prestito dalla BCE e GUADAGNERANNO un interesse a loro favore, pagato dalla BCE stessa ma con quali soldi ?

Se i soldi sono fasulli, cioè stampati per l'occasione, le banche li incasseranno e li lasceranno inutilizzati, perchè tanto paga Draghi. Se i soldi sono buoni, vorrà dire che la BCE dovrà mettere mano ad una parte del suo patrimonio, che poi altro non è che quello conferito dai contribuenti europei. Anche in questo caso le banche si guarderanno bene dal fare prestiti alle imprese, potendo lucrare dalla BCE senza alcun rischio.

Ma la misura più "politica" e contraddittoria è quella che consente alla Banca Europea di acquistare titoli obbligazionari emessi da aziende private o pubbliche con elevato rating.

Si tratta di una pesante interferenza nel campo del libero mercato e della concorrenza.

Grazie alla misura annunciata da Draghi un'azienda che ha già una posizione forte sul mercato, e quindi un rating elevato, potrà indebitarsi per finanziare i suoi piani di espansione a tassi più bassi di quelli che il mercato libero gli chiederebbe.

Un'azienda dello stesso settore, con un rating inferiore, non potrà accedere ai benefici della BCE e pagherà il denaro ad un costo maggiore, perdendo ulteriore competitività.

Con l'acquisto di titoli emessi dalla aziende, la BCE si appresta ad alterare la concorrenza, introducendo fattori discrezionali e discriminanti, con conseguenze politiche e sociali imprevedibili. 

Nell'impeto di strafare, Mario Draghi sta stravolgendo regole e meccanismi che non gli appartengono e non dovrebbero appartenergli. Ma lo lasciano fare, tanto, con questa classe politica, può fare ciò che vuole.

 

Draghi nella terra dei tassi negativi

Mario Draghi whateverittakes prosegue dritto nella wasteland dei tassi negativi, nel mondo rovesciato dai banchieri in cerca dell'inflazione che non c'è.

 

Tutti ormai hanno capito che QE e NIRP non solo non funzionano per riportare l'economia sui binari della crescita ma addirittura sono dannosi e gli effetti collaterali della terapia sono peggiori della malattia stessa

Gli interventi delle Banche Centrali stanno accentuando le dinamiche deflazionistiche, hanno scatenato la guerra valutaria, hanno favorito solo la speculazione fimanziaria, l'aumento dell'indebitamento e il moral hazard dei politici.

Anche l'ultima tesi a sostegno delle politiche  dei tassi negativi, quella che sostiene i presunti benefici per i bilanci statali dei paesi indebitati come l'Italia, crolla sotto l'evidenza dei numeri: i risparmi derivanti dai minori interessi sul debito pubblico si sono trasformati in un aumento dello stock di debito, che avrà conseguenze catastrofiche nel futuro a breve termine, l'economia non riparte perché tutti producono, a debito, quello di cui la gente non ha bisogno.

Ma Draghi va dritto per la sua strada, whateverittakes, perché a nessuno conviene fermarlo.

G20 come creare inflazione e felicità

Lanciando banconote dall'elicottero (o da un drone) come suggeriva Milton Friedman 50 anni fa, e prima ancora Keynes (con altri mezzi).

 

 

Il G20 dei ministri e banchieri più importanti ha preso atto che QE (quantitative easing) e NIRP (negative interest rate policy) non funzionano per combattere la deflazione e il rallentamento dell'economia mondiale. Bisogna fare di più e di diverso, ricorrendo alla distribuzione diretta del denaro ai cittadini, che potranno spenderlo, e aumentando i consumi cresceranno anche i prezzi e la produzione. In due parole : "CRESCITA FELICE".

Come funziona il metodo helicopter money ? In un modo molto semplice e diretto: la banca centrale - nel nostro caso la BCE o tramite le banche nazionali - distribuisce ad ogni cittadino maggiorenne una carta prepagata con un importo prefissato, ad esempio 2.000 euro, che il cittadino deve spendere entro un anno (altrimenti perde il denaro residuo) per acquistare beni e servizi. Il denaro versato sulla carta non è a carico del debito pubblico, perchè è stato stampato dalla banca senza contropartita, e anzi può contribuire anche a far scendere il debito dello Stato, perchè le imposte vanno all'Erario. 

Nel caso dell'Italia moltiplicando 2.000 x 45 milioni di utenti finali, si ottiene una distribuzione di denaro di circa 90 miliardi di euro, di cui 18 vanno allo Stato e il resto alla crescita dei consumi, quindi dell'inflazione, quindi della produzione. Tutti felici: lo Stato che incassa denaro senza più tassare e i cittadini che hanno un bonus regalato. 

Aumentando l'importo del bonus aumenta anche la felicità. Semplice e conveniente, con poche piccole controindicazioni che vi lascio scoprire.

Alle prossime elezioni potreste fondare un movimento che propone il bonus della Crescita Felice, e se qualcuno vi copia l'idea non ci si deve preoccupare, perchè basterà aumentare l'importo del bonus nel programma elettorale del partito. Non costa nulla, anzi fa risparmiare perchè non ci sarebbe nemmeno più bisogno di banchieri come Draghi e Yellen, che devono far finta di essere indipendenti dalla politica, bastando un qualsiasi portaborse del primo ministro in carica.

Ai margini dei lavori del G20 si è anche discusso di MIGRANTI, (con afflato) e di BREXIT (con minacce a chi ne parla).

Il mistero dell'inflazione che non c'è

Banchieri ed economisti si chiedono come mai l'inflazione non c'è, nonostante i tassi a zero (o sotto) e 13mila miliardi di dollari stampati.

Nessuno finora ha trovato una risposta convincente: la discesa del prezzo del petrolio, il rallentamento dei consumi, l'eccesso di produzione, il calo demografico, le tensioni geopolitiche ecc.

Mario Draghi ha lanciato il grido d'allarme contro le "forze globali" che minacciano la crescita e quindi il sistema e quindi il modello di società ecc. ecc.

Secondo i Banchieri Centrali, la risposta a "l'inflazione che non c'è" è: "fare di più". 

Più QE, tassi di interesse ancora più sottozero, più consumi facendo ricorso ai debiti, più debiti degli Stati per finanziare opere pubbliche.

I banchieri conoscono una sola equazione, quella della linea retta: y=+ax, ma sulla base di questa funzione non riescono a spiegare perchè l'inflazione non cresce.

Il più patetico è il banchiere di Abe, il giapponese Kuroda, che ormai è diventato una barzelletta: dopo aver portato sotto zero per la prima volta i tassi giapponesi, si aspettava una forte svalutazione dello yen per avvantaggiare le esportazione e invece lo yen si è inspiegabilmente apprezzato sul dollaro vanificando le previsioni di Kuroda.

Anche gli altri Banchieri ormai sono contornati da un alone di scetticismo. Nessuno crede più alla possibilità che le loro manovre possano risollevare l'occupazione o l'economia, e sempre più ci si affida alla constatazione che "le loro medicine non servono a guarire ma sono meglio di niente".

Meglio fare qualcosa che non fare nulla, è stata la difesa di Draghi alle critiche degli scettici. 

Questa affermazione non è vera, anzi.  Se i fenomeni, sia quelli spontanei che quelli indotti, non sono lineari, allora l'affermazione di Draghi si rivela molto pericolosa.

E' sufficiente dare uno sguardo al grafico (parabola con concavità verso il basso)

Questo grafico spiega il mistero dell'inflazione che non c'è: quando i tassi scendono sotto una certa soglia (ad esempio 0,5%) la crescita dell'inflazione inizia a diminuire (ramo discendente della parabola) e diventa negativa per tassi inferiori allo zero.

Per far crescere l'inflazione sarebbe necessario alzare i tassi almeno fino alla soglia di +0,5 cioè l'opposto di quello che i banchieri stanno facendo.

Ma portare i tassi in alto in questo momento significa deludere la speculazione finanziaria e provocare crolli nei mercati, sia azionari che obbligazionari.

Perchè da un certo punto in poi, la riduzione dei tassi di interesse provoca deflazione anzichè inflazione ? Per lo stesso motivo per il quale non si può ridurre il salario dei lavoratori al di sotto di un livello ottimale per i consumi.

I tassi a zero o negativi delle Banche Centrali sono la vera causa della deflazione.

https://www.menoopiu.it/post/Il-mondo-capovolto-dei-banchieri

 

BANCHE e onde gravitazionali

Cosa hanno in comune le banche europee e le onde gravitazionali previste da Einstein ? Entrambe hanno a che fare con i BUCHI NERI.

Ma mentre nel caso delle onde gravitazionali Einstein le aveva previste senza avere strumenti di rilevazione, per le banche europee la BCE ha fallito ogni previsione, tanto che negli stress test dello scorso anno non si era accorta degli enormi buchi neri di Deutsche Bank o Credit Suisse.

Il mondo capovolto dei banchieri

Avevano raccontato che la crisi era risolta grazie a loro. Ma intanto hanno continuato a stampare denaro e hanno capovolto i tassi di interesse. Ora evocano oscure forze che concorrono a deflazionare l'economia. Dopo aver capovolto il mondo, i banchieri non sanno più rimetterlo dritto.

La Banca del Giappone ha imitato la BCE di Draghi, la Banca centrale svizzera, danese e svedese portando i tassi da zero a negativi: se prestate i soldi allo Stato dovete pagare voi gli interessi, ovvero i ruoli si sono capovolti. Ma almeno fosse servito a far ripartire l'economia (non la speculazione) !

E invece l'economia mondiale è in crisi, dalla Cina al Brasile, dal Sud Africa alla Russia, gli Stati Uniti si sentono già in recessione e l'Europa affonda sotto il peso dei debiti, dei migranti e della classe politica mediocre.

Draghi ha fallito tutti gli obbiettivi prefissati di inflazione, occupazione, crescita e se la prende con il calo del petrolio e delle nascite. Se un medico vi prescrive medicine che non funzionano e poi da la colpa ai cambiamenti climatici, prima lo guardate strano e poi cambiate medico.

Le banche secondo Draghi erano state risanate, gli stress test della BCE ne avevano individuate solo alcune bisognose di cure particolari, e tra queste non c'era la Deutsche Bank che invece ora viene indicata come sull'orlo del collasso, sotto il peso di sessantamila miliardi di euro di derivati.

La finanza mondiale non si fida più di Kuroda, Yellen, Draghi e C, o meglio, ritiene che abbiano fatto il possibile per garantirgli il pieno di rendite e profitti e che sia giunto il momento di incassarli e metterli al sicuro, in attesa di altri banchieri con altre medicine (più debiti, più soldi stampati e sequestro dei risparmi).

Se negli USA il prossimo presidente sarà Trump, Yellen farà le valigie; e altrettanto accadrà in Giappone per Kuroda, se il consenso di Abe continuerà a scendere.

Anche Draghi in Europa non si sente più sicuro di arrivare a fine mandato nel 2019: la proposta franco-tedesca di creare un ministro delle Finanze europeo in realtà è un tentativo di marginalizzare il ruolo del presidente BCE che adesso, nella latitanza della politica, esercita un potere di supplenza incontrastato, favorendo i paesi più indebitati e corrotti. La Grecia è il solito canarino nella miniera, l'Italia è un problema, ma l'intero sistema mondiale ripiomba nella crisi.

https://www.menoopiu.it/post/Il-dio-QE-non-esiste-i-banchieri-sono-imbroglioni-e-Yellen-e-in-trappola

Ezubao Investors Protest / E 租寶維權

Le vittime cinesi di Ezubao sono quasi un milione. Piccoli risparmiatori derubati dalla società finanziaria "specializzata" in prestiti P2P per un totale di oltre 9 miliardi di euro.

 

La truffa finanziaria  più "popolata" della storia basata sullo "schema Ponzi" o "catena di Sant'Antonio".

Le autorità cinesi, come in casi precedenti, non si erano accorte di nulla: Ezubao aveva lanciato una campagna pubblicitaria sulla TV di Stato e nelle principali stazioni ferroviarie, promettendo tassi di interesse al 15% per i risparmiatori, che ora cercano di organizzarsi per riavere i loro soldi.

Ma il governo cinese li tratta come furfanti pericolosi e manda la polizia a disperdere le manifestazioni di protesta.

guarda il video

 

SUBPRIME alla Padoan

La soluzione alla crisi delle banche italiane non sarà una bad bank ma una "cartolarizzazione assistita" dalla garanzia dello Stato Italiano (cioè dei cittadini contribuenti).

La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria per impacchettare asset tossici (come i crediti in sofferenza delle banche) e rivenderli a qualcun altro sotto forma di titoli obbligazionari che pagano cedole. Se gli asset sottostanti sono crediti di difficile solvibilità, vengono definiti "subprime", perchè hanno un valore inferiore. Dalle ipotesi filtrate sembrerebbe che la proposta di Padoan sarebbe di offrire a questi titoli la garanzia dello Stato  nel caso in cui l'emittente dovesse fallire (come la storia dei subprime ha dimostrato). In tal modo verrebbero aggirati gli ostacoli relativi al divieto di aiuti di Stato e alla mancanza di copertura del bilancio pubblico.

Anche le controindicazioni legate al prezzo / costo dell'operazione sembrano superate. Si tratterà di un buon regalo alle banche che con un piccolo sforzo - un aumento di capitale da far pagare agli azionisti pensionati - si apriranno la porta per fare molti profitti nei prossimi anni, grazie alla possibilità di fare nuovi prestiti senza troppo preoccuparsi della loro qualità.

Per un paio d'anni ci sarà da fare tutti felici: banchieri, speculatori, risparmiatori e governo. Quest'ultimo in particolare avrà il vento in poppa verso le elezioni del 2018 grazie al giro di denari creato dai vecchi e nuovi debiti. Poi, tra due - tre anni - qualcuno (i risparmiatori) si accorgerà che sotto la vernice c'è la solita spazzatura, ma sarà troppo tardi. 

Nel frattempo qualcuno (banchieri/speculatori) avrà fatto molti guadagni e li avrà messi al sicuro, ma non dite di averlo visto a cena con Renzi o con la Boschi.

 

Renzi il piccolo fiorentino

Anche un mese fa sosteneva che le banche italiane erano solide: quando Renzi parla di banche, truffa ci cova.

 

intervista di Renzi al Sole24ore del 21 gennaio 2016 che riporta la data del 21 gennaio 2015.

Renzi ha imbrogliato anche sulla data dell'intervista al Sole 24 Ore.

L'unica cosa interessante che ha detto è che sta cercando un acquirente per Montepaschi, ovviamente tra i suoi amici. Il titolo in Borsa è schizzato, dopo le pesanti perdite dei giorni precedenti. In altri tempi si sarebbe ipotizzata una manovra speculativa. Tra il governo  Renzi e le banche c'è feeling.

 

https://www.menoopiu.it/post/Il-piccolo-sbruffone-fiorentino

Immagini vere della vera crisi in Cina

La crisi in Cina c'è ma non ha immagini. Se c'è un crollo di Borsa o se cala l'export o se lo yuan si svaluta non si "vede" chi ne subisce le conseguenze e se qualcuno protesta. La censura di regime in Cina funziona. 

Negli ultimi 12 mesi le statistiche rilevate da fonti indipendenti parlano di un aumento iperbolico dei micro-conflitti sociali. Operai che protestano perchè non vengono pagati da mesi, contadini che si ribellano all'esproprio delle terre, fabbriche che chiudono, e insegnanti, tassisti, impiegati, tutti hanno un motivo per denunciare un sopruso.

E infine i risparmiatori, trasversali ad ogni ceto sociale e culturale, derubati dalle banche, dalle società di brokeraggio e dall'incitamento governativo ad investire in Borsa.

Per aggirare la censura i cinesi che protestano, pochi o tanti che siano, usano l'unico sistema che ha qualche possibilità di sfuggire alla censura: le immagini con cartelli scritti, fotografati e mescolati con altre foto e postate sui blog. 

 

Lavoratori senza salario

 

 

 

 

Four labour activists have been formally arrested by the authorities in Guangdong. Zeng Feiyang, Zhu Xiaomei and Meng Han of the Panyu Workers Service Centre were charged with “gathering a crowd to disturb social order,” while He Xiaobo of the Nanfeiyan Social Work Service Centre was charged with the “misappropriation of funds.”

Two other labour activists, Peng Jiayong and Deng Xiaoming, who also were detained in early December, were released and escorted back to their home towns on 8 January.

Two weeks before the four activists were even charged, the official Chinese media launched a coordinated smear campaign, accusing them of inciting workers to strike and of accepting funding from foreign organizations.

 

https://www.menoopiu.it/page/ChinaBlog

Cina, chiusa la Borsa, crolla Li Keqiang

Il crollo della Borsa di Shanghai, -7% e quotazioni sospese fino a nuovo ordine, è soltanto un riflesso di quanto sta accadendo e potrà accadere in Cina, e delle ripercussioni che si potranno scatenare su scala globale.Li Keqiang

Senza entrare in tecnicismi, che fanno perdere di vista i motivi fondamentali, il calo "improvviso" degli indici di Borsa cinesi arriva a pochi giorni di distanza dalla solenne dichiarazione del numero due di regime Li Keqiang, che il 31 dicembre aveva convocato una riunione di ministri per redigere un piano quinquennale "scientific, feasible and forward-looking blueprint to guide the country's overall development in the next five years."

http://news.xinhuanet.com/english/2015-12/31/c_134968738.htm

Tradotto in parole semplici, "cari compagni siamo di fronte al fallimento dell'economia, dobbiamo correre ai ripari prima che sia troppo tardi" e soprattutto dobbiamo cercare di promettere meno bugie e più fatti concreti".

Il nuovo piano quinquennale 2016 -2020 dovrà essere "scientifico, fattibile e lungimirante", secondo le intenzioni di Li Keqiang. Per tutta risposta i mercati finanziari cinesi, al primo giorno utile di Borsa del nuovo anno sono crollati, facendo scattare il nuovo meccanismo di sospensione delle quotazioni. A guidare le perdite sono state le grandi banche, cariche di debiti inesigibili, e tutti gli altri settori legati in qualche modo ai piani economici di regime.

L'appello di Li Keqiang ha avuto la risposta "fattibile e scientifica" che si meritava: dopo sei mesi di manipolazione delle quotazioni la corsa a portare via gli yuan è ripresa in modo incontrollabile, segno della sfiducia che regna in Cina sulle capacità del governo di "riformare" l'economia e guidare i cambiamenti scatenati dalle politiche di sviluppo sfrenato.

C'è molto scetticismo sulle capacità del sistema cinese di autoregolarsi per trovare una soluzione "scientifica, fattibile e di lungo respiro": corruzione, accumulazione di ricchezza, speculazione, un modello di consumi basato sui debiti, e sulla previsione di un intervento statale in grado di evitare il fallimento delle aziende e delle banche, degrado ambientale, compressione dei diritti dei lavoratori e rigido controllo dell'opinione pubblica. I mercati finanziari sono cinici e poco scientifici, a dispetto delle richieste dei governanti, e non amano i tempi lunghi dei piani quinquennali. 

L'ottimismo di Xi Jinping  basato sulla scommessa di una transizione indolore verso l'economia di mercato si scontra con la realtà ed è facile prevedere che il numero due Li Keqiang sarà immolato prima che il tracollo dei piani "non scientifici" coinvolga tutto l'apparato fino a coinvolgere il "timoniere ottimista".

 

Truffa Banca Etruria e la lettera segreta di Draghi

Sono ormai evidenti le responsabilità di Banca d'Italia, Consob e Ministero dell'Economia nella tragica vicenda del salva-banche che ha fatto emergere la truffa a danno di migliaia di risparmiatori, salva banche what ever it takesnon solo delle quattro banche fallite ma anche di decine di altri casi in cui i clienti hanno dovuto vendere in perdita le obbligazioni acquistate o le azioni sottoscritte negli aumenti di capitale.

Persino il taciturno Presidente Mattarella è intervenuto per deplorare gli organi di vigilanza che non tutelano il risparmio dei cittadini e ha di fatto dato il via libera a quella commissione di inchiesta parlamentare che il governo Renzi cercava di evitare o annacquare. 

Si capirà subito se la commissione d'inchiesta sarà una cosa seria o un fumo negli occhi, non solo per la sua composizione ma soprattutto per i poteri che le saranno conferiti, primi tra tutti quelli di desecretare la documentazione presso banche, organi di vigilanza, ministeri ecc.

Tra i documenti da desecretare ci sarà anche la lettera segreta che Mario Draghi scrisse nell'autunno del 2013 alle istituzioni europee in merito ai rischi di togliere in parte la rete di protezione statale alle banche fallite (bail in) ?

La lettera segreta di Draghi appare nelle cronache dei giornali a fine ottobre 2013, dopo che La Repubblica ne aveva fatto filtrare il contenuto; il 19 ottobre 2013 Federico Fubini scrive:

"Lettera segreta di Draghi alla Ue: "No al giro di vite sui bond bancari" - Bce contro la Bundesbank: pericolose le nuove regole europee sui bilanci degli istituti di credito. La missiva inviata il mese scorso alla Commissione europea . Il mese scorso, Mario Draghi ha scritto alla Commissione di Bruxelles prendendo precauzioni perché l'esistenza stessa della sua lettera restasse un segreto. Solo pochissimi dovevano saperlo, perché l'iniziativa del presidente della Banca centrale europea tocca il tema oggi più sensibile per l'area euro: come far fronte alle esigenze di capitale delle banche, che potrebbero rivelarsi molto forti, quando l'esame della nascente vigilanza europea le avrà messe a nudo. Si tratta di un tema apparentemente tecnico, ma la sua importanza per interi Paesi sta diventando sempre più evidente. In questo, a ragione o a torto, l'Italia è al centro dell'attenzione. (...)

Secondo varie persone con una conoscenza diretta, la lettera di Draghi a Bruxelles contiene un messaggio di fondo: bisogna evitare di imporre perdite a chi ha investito in obbligazioni delle banche, almeno per il momento, se ciò può destabilizzare il sistema finanziario in Europa. (...)

  la Bce potrebbe impartire agli istituti l'obbligo di rafforzare il capitale anche di decine di miliardi di euro. Il problema è come farlo, perché in Italia, in Spagna o nella stessa Francia ormai è quasi impossibile trovare privati pronti a mettere capitale in banche che rendono così poco.(...)

 Draghi però teme che imporre ora perdite sui bond, potenzialmente per decine di banche europee allo stesso tempo, può destabilizzare i mercati. In Italia ci sono 2,7 miliardi di bond bancari subordinati in scadenza nel 2014 e 4,6 nel 2015. Gli investitori reagirebbero al timore di essere colpiti vendendo i bond, dunque aumentando i costi di finanziamento delle banche; ciò aggraverebbe la stretta al credito per le imprese. In più, gli obbligazionisti potrebbero trascinare le banche e la Bce in una serie infinita di ricorsi in tribunale.

A Bruxelles qualcuno osserva che, con la sua lettera, Draghi ha abbandonato la sua neutralità in difesa interessi italiani. Di certo il presidente della Bce non la vede così, ma conosceva questo rischio e anche per questo voleva mantenere il segreto. Il fatto che abbia agito lo stesso, dà la misura delle sue preoccupazioni.  

Dunque nel 2013 Draghi era a conoscenza che le banche italiane, ma non solo, si stavano patrimonializzando a scapito dei risparmiatori, ma anzichè chiedere agli organi di vigilanza di tutelare i cittadini, scrive segretamente alla commissione UE per perorare uno slittamento o modifica delle norme sul bail in. Il suo ragionamento è che non bisognava creare intralci all'operato delle banche che avevano bisogno disperato di capitali. "What ever it takes" era già allora il suo motto, e Draghi riteneva quindi di vitale importanza che il gioco dei salvataggi rimanesse ancora a carico degli Stati: far emergere il rischio delle obbligazioni bancarie significava impedire alle banche di capitalizzarsi.

Del resto Draghi era ancora in Banca d'Italia quando nel 2011 arrivò Vegas alla Consob e dopo pochi giorni eliminò l'indicatore di rischio dai prospetti di collocamento dei titoli bancari, e prima ancora aveva gestito alcune delle più misteriose vicende del sistema italiano tra cui spicca quella del Montepaschi e dei suoi derivati.

Draghi in BCE sta continuando a fare quello che dagli anni '90 in poi ha sempre fatto, in tutti i suoi passaggi di carriera: risolvere a qualsiasi costo i problemi di oggi scaricandoli su chi li dovrà gestire in futuro: dai derivati che servirono per mascherare il deficit statale prima dell'ingresso nell'euro (di cui ancora paghiamo miliardi senza sapere quanti saranno, perchè la materia è stata secretata) alle crisi bancarie nascoste per convenienze politiche, fino all'azzardo morale creato con le manovre monetarie LTRO, QE e via dicendo, con cui le banche sono tornate all'arrogante baldanza predatoria, whateverittakes.

C'è un filo rosso che lega il fallimento di Banca Etruria alla mancata vigilanza sui rischi bancari e alla gestione delle emergenze degli ultimi 10 anni. La lettera segreta di Draghi sarebbe un tassello molto utile che la futura Commissione d'inchiesta sulla truffa del salvabanche dovrebbe acquisire.

(segue)

 

Dall'Etruria al Veneto, come si salva una banca

L'epilogo di Banca Etruria poteva essere diverso da come è stato scritto per colpa di Padoan e Banca d'Italia.

Lo ha dimostrato l'amministratore Cristiano Carrus di Veneto Banca, la popolare di Montebelluna che si trova nelle stesse condizioni di quella di Arezzo ma con una consapevolezza diversa.

Veneto Banca è sull'orlo del fallimento, dopo anni di malagestio degli amministratori e dei manager, di compiacenze e incapacità di chi doveva accorgersi di quanto accadeva. Storie di clienti truffati e azzerati i risparmi di una vita di lavoro.

Da anni Veneto Banca languiva allo stesso modo dell'Etruria, ma messa di fronte alla scelta di chiudere o rilanciare, l'amministratore si è presentato agli azionisti con la sua faccia e le sue proposte, convincendoli a rischiare altri soldi sulla base di un progetto credibile piuttosto che chiudere l'azienda perdendo tutto.

E' quello che gli amministratori dell'Etruria non hanno saputo o voluto fare, in compagnia dei commissari mandati dalla Banca d'Italia.

Le buone intenzioni di Carrus forse non basteranno a risolvere i problemi della ex popolare veneta trasformata in spa (la montagna di crediti in sofferenza ha bisogno di ben altro per essere spalata e i risparmiatori truffati dovranno essere risarciti) e d'altra parte gli azionisti non avevano altra scelta tra la certezza di perdere tutto e la probabilità (non grande) di salvare qualcosa, ma almeno hanno preso atto della realtà e hanno capito cosa rischiano.

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Perchè solo ora si parla di banche italiane in crisi ?

Il grafico di Bloomberg è eloquente: il problema dei crediti "non performing" (cioè non restituiti) era evidente da tempo ma qualcuno quando era a capo della Banca d'Italia non se ne è accorto.

 

Di corsa a vendere le obbligazioni bancarie, le compra Draghi ?

Solo Draghi può risolvere il pericoloso circolo vizioso che si è creato con il salva-banche acquistando i titoli dai risparmiatorisalva banche - banca d'italia

Dopo aver ascoltato domenica pomeriggio le dichiarazioni del direttore generale della Banca d'Italia Salvatore Rossi intervistato da Lucia Annunziata sul caso "salva-banche", lunedì mattina ci sarà la corsa dei risparmiatori per cercare di vendere i titoli bancari.

Perchè le parole di Rossi sono state tutt'altro che rassicuranti, anche se l'intervistatrice ha cercato di non metterlo in difficoltà.

1) Rossi ha dichiarato che la Banca d'Italia ha fatto tutto quello che la legge gli consente di fare, cioè poco. Se la Banca d'Italia non ha poteri per tutelare i risparmiatori, tanto vale disfarsi immediatamente dei titoli bancari che erroneamente venivano considerati "sicuri" perchè protetti dalla vigilanza delle istituzioni.

2) Rossi ha auspicato che venga emanata quanto prima una legge per impedire alle banche di vendere titoli rischiosi ai propri clienti. Peccato che la stessa Banca d'Italia non abbia mai fatto questa proposta negli anni passati. In ogni caso se l'organo di vigilanza riconosce che i titoli bancari non sono adatti alla clientela, a maggior ragione è necessario vendere subito tutti quelli che sono stati acquistati in passato. E' questo il consiglio indiretto del direttore Rossi.

Il quale ovviamente smentisce se stesso quando poi afferma che i cittadini non hanno nulla da temere perchè il sistema è solido ecc ecc. ma è il ruolo che lo richiede.

Quindi lunedì tutti di corsa a vendere titoli bancari, perchè il sistema è solido, ma la Banca d'Italia dice che sarebbe stato meglio che quei titoli non fossero stati mai acquistati da cittadini ignoranti.

Ma se tutti vendono, chi si compra 60 miliardi di subordinati e altre centinaia di miliardi di obbligazioni ordinarie di banche tipo Montepaschi, Carige, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e centinaia di BCC ? C'è il rischio che la "corsa allo sportello" si trasformi in una "crisi bancaria" che nessuno riesce a controllare ?

La soluzione è Draghi. Mr Whateverittakes ha già dimostrato con il suo QE di poter comprare di tutto, tanto i soldi li stampa a piacimento. Dal momento che il caso delle quattro banche cattive sta diventando l'innesco di una crisi di proporzioni più ampie, Draghi potrebbe lanciare un programma di acquisto dei titoli tossici delle banche italiane, avendo come diretta controparte gli ignari cittadini che li posseggono. Molti, soprattutto in Germania, griderebbero allo scandalo, ma Mr. Whateverittakes c'è abituato e sa come azzittirli. 

Questa volta si tratterebbe di aiutare pensionati, lavoratori, artigiani e casalinghe a disfarsi dei rischi che le banche gli hanno appioppato.

I rischi se li prenderebbe solo lui, che conosce il mestiere più di un semplice pensionato, e se le banche cercassero di fregarlo sa come comportarsi.

Ma per costringere Draghi a scendere in campo è necessaria una forte pressione dal basso: non un appello "umanitario" alla Padoan, bensì una "corsa allo sportello" per vendere tutto e costringere le banche a chiudere le saracinesche. Solo in quel caso Draghi si sentirà investito di una missione salvifica e sarà disposto a stampare euro per risarcire i risparmiatori. 

 

truffa salva-banche dove sono i soldi dei risparmiatori ?

 Si inizia a intravedere la vera dimensione della truffa salvabanche: truffa salva banche dove sono i soldi?

 

acclarato che il metodo con cui le obbligazioni subordinate sono state vendute da tutte le banche - non solo le 4 incriminate - è illegale (perchè aggira le leggi sulla tutela del risparmio / Mifid), si tratta ora di capire come le altre centinaia di migliaia di "vittime" possano essere immediatamente tutelate. 

Per quelle "quotate" in teoria basterebbe venderle e intascare il ricavato, ma c'è il particolare tecnico di capire su quale mercato sono valorizzate o se le quotazioni sono fissate direttamente dalla banca che appena si accorge della vostra intenzione di vendere fa scendere il prezzo per scoraggiarvi.

Per quelle non quotate l'unico modo sarebbe quello di presentarsi alla propria banca e farsi ridare il denaro investito, restituendo l'obbligazione. La banca si rifiuta sulla base di quello voi avete sottoscritto, perchè quasi tutti sono titoli non rimborsabili prima della scadenza, e dovrete quindi iniziare il braccio di ferro con gli uffici legali della banca stessa.

Avendo però in entrambi i casi un punto di vantaggio molto importante: il trucco con cui i risparmiatori sono stati intrappolati nelle obbligazioni subordinate è stato ormai ampiamente riconosciuto (persino Padoan ha dovuto ammetterlo) e quindi le banche dovranno pensarci due volte prima di rifiutarsi di riacquistare le vostre obbligazioni.

E' una valanga di soldi - oltre 60 miliardi di euro - che già sta scivolando rovinosamente sotto i piedi del sistema bancario.

L'ANSA del 11/12 riporta:

"BOND SUBORDINATI, MINE VAGANTI? In circolazione c'e' una massa di oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche italiane, più o meno redditizie, nelle mani di piccoli e piccolissimi risparmiatori o di grandi investitori, scambiabili o meno sul mercato. In un'elenco stilato dagli analisti indipendenti di Consultique, fra le circa 370 emissioni la parte del leone per decine di miliardi la fanno i big (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca ecc. con rischio basso o quasi nullo) ma figurano anche, per importi anche non disprezzabili, titoli di banche medie o piccole e Bcc. Scorrendo i titoli si nota come la gran parte delle obbligazioni subordinate, oltre due terzi, sia sprovvista di rating. Di quelle con rating circa una cinquantina non arriva a un giudizio di 'investment grade'. Altro elemento da considerare e' che oltre un terzo delle emissioni e' potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati quando la situazione inizia a farsi difficile seppure alle volte questo comporti una perdita del valore evitando comunque l'azzeramento totale in caso di perdita."

L'Ansa si è dimenticata del Montepaschi, che secondo alcune stime ne avrebbe emessi circa 5 miliardi.

Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni, prima dell'entrata in vigore delle nuove regole chiamate bail-in: chi ha in portafoglio i titoli rischiosi cercherà di venderli prima possibile.

Ma le banche non hanno né i soldi né le condizioni tecniche per soddisfare le richieste dei risparmiatori. Bisogna infatti tener conto che le subordinate concorrono ad accrescere il patrimonio di vigilanza della banca, che per sostituirle avrebbe bisogno subito di altro capitale.

Il sistema si troverebbe senza liquidità e senza basi patrimoniali contemporaneamente, con il rischio di una crisi di dimensioni notevoli.

Per questo motivo le banche chiuderanno la porta ai risparmiatori che cercano di disfarsi dei titoli subordinati acquistati inconsapevolmente, e inizierà un lungo periodo di controversie legali.

Così facendo le banche avranno rinviato il problema solo di qualche mese: le cause legali a cui andranno incontro le costringeranno in ogni caso ad accantonare da subito in bilancio una quota per la copertura del rischio. 

Senza tenere conto dell'aumento dei costi di raccolta, perchè i risparmiatori si guarderanno bene dal sottoscrivere obbligazioni (anche non subordinate) ai tassi ridicoli imposti da Draghi.

Il circolo vizioso è appena iniziato, per spezzarlo c'è un'unica soluzione (illustrata in un prossimo post)

Salva banche, chi frena la corsa a vendere i titoli rischiosi?

Vietato vendere alle banche i titoli rischiosisalva banche

L'incendio provocato dal decreto salva-banche, che ha portato alla disperazione migliaia di piccoli risparmiatori e all'omicidio del pensionato Luigino, si sta allargando ad altre decine di banche, "sospettate" di essere nelle condizioni di criticità simili alle quattro "salvate" a scapito di azionisti e obbligazionisti.

Il sito della Banca d'Italia in cui sono esposti i provvedimenti sanzionatori a carico delle banche - per quanto non sia aggiornato e facilmente reperibile - è stato visitato da migliaia di cittadini in cerca di informazioni.

Moltissimi altri invece di perdere tempo hanno chiesto direttamente alle loro banche di vendere i titoli subordinati (ma non solo) che hanno in portafoglio, e che magari gli erano stati venduti con lo stesso trucco usato da Banca Etruria e le altre.

Le banche hanno eretto un muro per fronteggiare la corsa a vendere, e sarebbe utile e interessante che i cittadini possano documentare e denunciare gli ostacoli che le banche stanno frapponendo alla vendita dei titoli rischiosi, a pochi giorni dall'entrata in vigore del "bail-in".

"Le nostre obbligazioni sono sicure, non dovete temere nulla", "se vendete ora, rischiate di perdere una parte del capitale e degli interessi", "le obbligazioni subordinate non si possono vendere prima della scadenza" ...

 I risparmiatori vengono trattati come topi in trappola: ormai siete dentro e ci rimanete, se uscite fate la fine di quelli di Banca Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche.

I mass media nazionali fanno a gara per capovolgere la realtà. "la UE approva il piano del governo" dopo che il commissario  Hill aveva bocciato le proposte di Padoan-Renzi, costringendo il governo ad accettare l'impostazione della commissione europea.

Anche Banca d'Italia ci ripensa e si accorge che la vendita dei titoli rischiosi ai piccoli risparmiatori dovrebbe essere vietata, perchè altrimenti le banche ci riprovano.

Peccato che la vendita delle obbligazioni subordinate era di fatto già vietata, ma che i suoi commissari e ispettori non se ne siano accorti. Il ripensamento tardivo della Banca d'Italia è un'ammissione di colpa e di impotenza.

L'unico rimasto in trincea a difendere l'operato delle banche è il ministro Padoan che da un lato ammette e dall'altro nega:"Non si può escludere che i 4 istituti abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento ma questo è quanto andrebbe accertato con un'analisi di ogni singola posizione". Padoan non ha ancora capito che il trucco della MIFID non era un fenomeno sporadico ma un comportamento di massa di tutte le banche (non solo le 4 "salvate") e non ha ancora capito che sarà la magistratura ad occuparsi di "ogni singola posizione". Lui come ministro in questa vicenda è alquanto inutile.

Truffa salva-banche, il ruolo di draghi whateverittakes

salva banche what ever it takesDopo il suicidio del pensionato Luigino D'Angelo di Civitavecchia, indotto al gesto estremo dopo aver perso soldi e dignità a causa del salva-banche, un coro unanime punta il dito dell'accusa nei confronti di chi doveva vigilare e tutelare i piccoli risparmiatori.

E' ormai evidente che c'è stato un concorso di irresponsabilità, colpe e reati che riguardano i vertici delle banche - non solo le quattro fallite ma molte altre - e gli apparati degli organi di vigilanza, Banca d'Italia e Consob in primis.

Ma c'è qualcosa o qualcuno che ha generato il contesto in cui il malaffare degli amministratori bancari si è nascosto dietro le "necessità" dello stato di crisi al punto da giustificare le prassi truffaldine se servivano a nascondere la realtà.

Dal 2008 in poi le banche di ogni paese e dimensione hanno goduto di una "sospensione della legalità" in virtù dello stato di crisi. Le autorità internazionali e locali hanno fatto a gara per evitare dispiaceri ai banchieri con controlli troppo rigorosi: "C'è la crisi" e "dobbiamo salvare il sistema bancario per far ripartire l'economia" sono diventati il motivo conduttore delle politiche monetarie di tutti i governi. Per convincere gli incerti (Tsipras) è bastato chiudere le banche per qualche giorno.

Lo "stato di necessità" ha aumentato l'arroganza e il senso di impunità dei banchieri. I politici hanno fatto a gara per evitargli dispiaceri, chiedendo in cambio la solita merce, favori e consenso.

Nei racconti dei truffati dalle banche emergono le prove di questa supponenza: per convincere i più scettici ad acquistare azioni o obbligazioni, i "consulenti" delle banche sfoderavano l'arma nucleare, il whateverittakes di Mario Draghi.

"Le banche non corrono rischi, non possono fallire perché c'é Draghi che farà qualsiasi cosa per salvarle"

Il whateverittakes è diventato lo scudo del sistema bancario, non solo da un punto di vista tecnico ma soprattutto perchè ha fornito la cornice politica alle strategie finanziarie. Grazie a Draghi le banche sono percepite come più sicure, al punto da potersi permettere il lusso di "risolverne" qualcuna, per poi "salvarla" dimostrando che il sistema è forte e sano.

Il QE di Draghi non ha risollevato l'economia reale dell'Europa ma ha consentito alle banche europee di tornare  fare i soliti affari, come dimostra la vicenda del salva-banche. "Grazie a Draghi, comprare i titoli delle banche è un affare. Ottimi interessi e rischio zero." E' stato questo, fino a pochi giorni fa, il ritornello che le banche hanno raccontato ai risparmiatori. Se l'ostacolo ad un così facile guadagno era rappresentato da un banale questionario MIFID, in pochi minuti lo si poteva superare.

Il QE di Draghi crea un clima di "fiducia" apparente che in realtà maschera l'azzardo morale sia delle banche che dei governi, all'ombra del quale fioriscono le truffe.

La vicenda del salva-banche sta squarciando l'omertà che da molti anni ha garantito il sistema bancario e mette a rischio sia il quadro politico che quello finanziario.

La conseguenza infatti è che Renzi viene visto come l'amico delle banche truffaldine (anche senza scomodare la Boschi)e le banche vengono prese d'assalto dai risparmiatori che voglio disinvestire i titoli "strani". E' una miscela esplosiva in un magazzino di polvere da sparo.

Truffa salva-banche, la UE boccia Bankitalia e Consob

Lo scandalo del salva banche si allarga a macchia d'olio e si aggravano le conseguenze e le sofferenze. Il pensionato suicidatosi dopo aver perso 110.000 euro in obbligazioni Bancaetruria ha lasciato una lettera nella quale ha spiegato come gli sono stati venduti quei titoli rischiosi e di come le funzioni di controllo interno della banca erano a conoscenza della manipolazione dei clienti.

Lo stesso atto d'accusa, manipolazione e aggiramento delle leggi sugli investimenti a piccoli risparmiatori (MIFID), viene lanciato dal Commissario alla Stabilità Finanziaria Jonathan Hill: "Le banche italiane hanno venduto prodotti finanziari non adatti ai risparmiatori".  L'accusa del Commissario ha un implicito riferimento alle autorità di vigilanza cioé Banca d'Italia e Consob, che avrebbero dovuto vigilare e accorgersi prima di quello che stava accadendo. Si trattava di quattro banche commissariate e poste sotto la lente di ingrandimento, non doveva essere difficile accedere agli atti e accorgersi che decine di migliaia di clienti erano stati truffati.

L'intervento del Commissario fa chiarezza quindi sulla logica dei salvataggi di banche: se i titoli rischiosi sono comprati da chi li conosce ed è consapevole dei rischi, anche della perdita totale del capitale investito, non ci può essere risarcimento - pubblico o parapubblico che sia. L'investitore entra nella procedura fallimentare per recuperare quello che sarà possibile.

Ma se i titoli vengono venduti a persone inconsapevoli si tratta di truffa e il risarcimento è dovuto, sia da chi ha commesso il reato (le quattro banche)  sia da chi era preposto a vigilare e non lo ha fatto. In entrambi i casi non possono essere i contribuenti a farsi carico del risarcimento, sia perchè non è giusto e soprattutto perchè incentiva il malaffare anzichè combatterlo.

 

 

Salva banche, dalla truffa alla beffa

Pensionato di 68 anni suicida. Aveva perso 110 mila euro: “Colpa del salva-banche” Spariti i risparmi investiti in obbligazioni emesse da Banca Etruria

I politici sono stati colti di sorpresa dalla reazione popolare nei confronti dello scandalo salva-banche. Cosa si aspettavano ? applausi e ringraziamenti ?

Il ministro Padoan, a riprova della sua impreparazione, ha chiesto una "soluzione umanitaria" al dramma dei piccoli risparmiatori gettati sul lastrico dal suo decreto. L'enfasi lo ha travolto anche nel linguaggio.

In realtà lo slancio di solidarietà che accomuna politici e banchieri italiani a favore delle vittime del salva-banche, nasconde un tentativo goffo e subdolo: scaricarsi di ogni responsabilità, magari gettandola sui burocrati di Bruxelles, colpevoli di non voler autorizzare il salvataggio dei risparmiatori truffati. Il tentativo è di creare confusione nell'opinione pubblica, su una materia tecnicamente complessa, per nascondere la verità su chi ha truffato e chi ha consentito la truffa.

Perchè di truffa si tratta, essendo state infrante leggi e regole. I titoli, sia azionari che subordinati, venduti ai risparmiatori non erano adeguati al loro profilo di rischio, che è stato manipolato e modificato per consentire alle banche di incassare denaro che serviva a creare patrimonio di vigilanza.

Nascondere la realtà dietro la necessità di "salvare le banche per evitare il peggio" è una scelta disastrosa, sia nei confronti di coloro che hanno perso i soldi messi da parte in tutta la vita, sia verso coloro che rischiano in futuro di ritrovarsi nella stessa situazione, se le vere responsabilità non saranno perseguite con chiarezza.

I risparmiatori delle quattro banche, azionisti o subordinati che siano, potranno riavere i loro soldi se individueranno le vere responsabilità e saranno capaci di far emergere il meccanismo truffaldino che li ha indotti ad acquistare i titoli rischiosi. 

Renzi e Padoan, d'accordo con le istituzioni bancarie, pensano invece di cavarsela con qualche milione di euro e con la sceneggiata dell'Europa "che non ci permette di fare quello che vorremmo", cioè lasciare impuniti i colpevoli e scaricare i costi sulla collettività.

Le leggi a tutela dei risparmiatori c'erano e ci sono: farle rispettare è non solo un obbligo ma anche una scelta politica. 

In questi giorni migliaia di piccoli investitori chiedono la restituzione dei soldi investiti in titoli delle banche, che si rifiutano o temporeggiano, perché non sanno cosa fare. Il salva-banche sta diventando lo schiaccia-banche.

 Da il SOLE24ORE del 8/12 :" i casi Popolare Vicenza e Veneto Banca fanno caso a sè nel panorama bancario italiano. I due istituti sono banche non quotate, condizione che ha reso scarsa o impossibile la partecipazione di investitori istituzionali - che per natura cercano investimenti facilmente liquidabili - agli aumenti di capitale. In assenza di grandi investitori, gli aumenti giocoforza sono stati interamente “caricati” sui piccoli soci, ingenerando così comportamenti illeciti da parte delle banche. di Luca Davi - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/aCjS5t".

 

 

Scandalo salva-banche, trucchi e colpe

Il trucco che le banche utilizzano per aggirare l'ostacolo MIFID

C'è un aspetto della vicenda del decreto "salva banche" varato dal Governo www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/07/ che nasconde un fenomeno ancora più esplosivo di quanto finora emerso. Come  è potuto accadere che 130.000 risparmiatori di 4 banche  - Banca Etruria, Banca Marche, CaRiChieti, CaRiFerrara - siano stati coinvolti negli ultimi anni nell'acquisto di titoli ad alto rischio e non sono stati protetti dalle norme relative agli investimenti e ai conflitti di interesse ? 

Gli addetti ai lavori sanno che per poter vendere un prodotto rischioso, quali ad esempio le azioni o le obbligazioni subordinate (un tipo di obbligazione il cui rimborso in caso di fallimento della banca emittente è "subordinato" a quello di altri creditori più garantiti), ad un investitore privato è necessario che questi abbia un "profilo di rischio" adeguato, secondo le regole di classificazione della MIFID, la direttiva europea che regola i meccanismi a cui gli intermediari (tra cui le banche) devono sottostare.

In poche parole, non sarebbe stato possibile vendere le obbligazioni subordinate delle quattro banche commissariate e poi di fatto fallite, senza aggirare le normative di legge e quelle emanate dagli organi di vigilanza preposti, cioè Banca d'Italia e Consob. Le norme stabiliscono che prima di procedere alla vendita di quei titoli le banche avrebbero dovuto "profilare" i risparmiatori mediante un questionario scritto dalle cui risposte viene ricavato il profilo di rischio, cioè il grado di conoscenza e di propensione al rischio che quel risparmiatore dichiara di avere nei confronti dei titoli che gli vengono "consigliati". Se dal questionario risulta che il risparmiatore NON conosce un tipo di investimento e/o non è orientato a rischiare, la banca NON gli può vendere quel titolo.

Il trucco che le banche e altri intermediari utilizzano per aggirare l'ostacolo altrimenti insormontabile (quanti conoscono cosa significa "subordinato" e quanti sono in grado di valutare i diversi meccanismi di subordinazione ?) è quello di riformulare il questionario MIFID in modo da modificare il profilo di rischio finale e quindi consentire di vendere titoli rischiosi.

Schematicamente funziona in questo modo: in prossimità dell'emissione dei titoli, la banca individua i clienti con profilo basso (quindi NON adatto all'acquisto del subordinato) e li contatta, descrivendo i vantaggi delle obbligazioni subordinate - "hanno un tasso di rendimento maggiore delle altre e sono ormai "garantite" dalla BCE che compra i titoli delle banche perchè li considera non più a rischio; "grazie alla BCE la crisi è passata e i titoli delle banche sono sicuri". Il cliente a questo punto viene attratto dalla possibilità di guadagno e l'operatore gli dice che per poterle acquistare deve però rifare il questionario MIFID dichiarando di conoscere ed apprezzare i titoli rischiosi. E' una semplice formalità, spiega l'operatore che è "incentivato" dalla banca a raggiungere obbiettivi di vendita, a cui il cliente ignaro si presta volentieri. Una volta modificato il profilo di rischio, il titolo subordinato può essere venduto.

 I risparmiatori si sono trovati ad avere titoli "sicuri" e redditizi, fino a quando ...hanno scoperto di essere stati raggirati legalmente: la MIFID si è trasformata da meccanismo di tutela a trappola.

Scoprire il trucco non sarebbe difficile per un magistrato che volesse indagare sul fenomeno. Basta incrociare i dati che riguardano i periodi di collocamento dei titoli bancari con le date di variazione dei questionari mifid che tracciano i profili di rischio. Si scoprirebbe una "casuale" coincidenza tra i due fenomeni.

Emergono due considerazioni principali:

1) Il caso dei risparmiatori delle banche "salvate" dal decreto del governo è la punta dell'iceberg di un fenomeno dilagante nel sistema bancario che ha scaricato i rischi e le necessità di ricapitalizzazione sui clienti più deboli (con oltre 70 miliardi di euro collocati, le obbligazioni subordinate sono utilizzate per aumentare i coefficienti patrimoniali delle banche, che grazie a questo meccanismo appaiono più solide di quello che in realtà sono). Gli organi di vigilanza (non solo quelli italiani) hanno di fatto avallato questo meccanismo. Basti pensare che le quattro banche "salvate" erano commissariate da tempo e nessuno dei commissari, nè le funzioni interne di controllo dei rischi, si è accorto di quello che era stato venduto ai clienti.

2) Le politiche monetarie delle banche centrali tra cui la BCE incoraggiano deliberatamente l'assunzione di maggiori rischi da parte dei risparmiatori, perchè i titoli di stato ormai rendono pochissimo e addirittura nelle scadenze fino a 5-7 anni hanno tassi negativi. "Se volete far fruttare i risparmi, dovete correre più rischi, e i titoli più rischiosi sono quelli più complicati da capire". 

Nel caso delle quattro banche "salvate" non è necessario ricorrere a soldi pubblici per ripagare i risparmiatori truffati: è sufficiente che la magistratura indaghi e riconosca il meccanismo con cui è avvenuto il raggiro, costringendo le nuove quattro banche a risarcire i malcapitati, e magari anche gli organi di vigilanza che hanno consentito i trucchi.

 

Draghi prevede disastri fino al 2017

"Il paziente non esce dalla sala di rianimazione" almeno fino a marzo 2017.

E' quello che il "chirurgo di fama mondiale" Mario Draghi ha sentenziato, mettendo in allarme i veri "familiari" del paziente, cioè imprese e famiglie che sperano di essere tranquillizzati sulle sorti del sistema economico malato.

Dopo l'annuncio del Presidente della BCE si stanno creando quelle condizioni di estremo disappunto e delusione che caratterizzano gli stati d'animo di chi in precedenza era stato indotto all'ottimismo. La crisi economica non è passata, la "crescita" si misura con gli zerovirgolaqualcosa, e nonostante le centinaia di miliardi stampati solo il 25% è stato utilizzato dalle banche per fare prestiti a imprese e famiglie.

Draghi ha di fatto annunciato che il paziente resta ancora attaccato alle macchine di rianimazione della BCE che gli pompano denaro liquido in gran quantità ma alterano tutte le altre funzioni vitali, in una sorta di "coma farmacologico".

I familiari del paziente iniziano a dubitare delle capacità salvifiche del chirurgo.