L'acqua come i debiti

Una strana analogia mi è venuta in mente ascoltando le trionfali dichiarazioni governative (compreso Renzi che si è affrettato a prendersi tutto il merito) sulle nuove stime di crescita del PIL italiano da parte del FMI, aumentate da 0,9 a 1,3%.

Per coincidenza negli stessi giorni è esplosa la polemica sull'acqua di Roma, prelevata in parte dal lago di Bracciano e che prima di arrivare negli appartamenti della capitale si disperde per oltre il 45%.

Per far arrivare un litro di preziosissima acqua al rubinetto è necessario prelevarne quasi due all'origine, così come per far crescere il PIL del 1,3% è necessario aumentare il debito pubblico del 2,6%.

Lo spreco dell'acqua dispersa nelle condutture colabrodo è uno scandalo evidente, mentre lo spreco di denaro pubblico - sotto forma di spesa inefficiente, assistenzialismo clientelare, corruzione, privilegi ecc - lungo il percorso del sistema economico e finanziario viene rivendicato come un successo.

E c'è chi chiede di "aumentare ancora di più il debito per far crescere l'economia".

L'analogia tra acqua e debiti non si limita alla dispersione lungo il percorso ma riguarda anche l'utilizzo della materia prima, acqua e denaro, cioè il modello economico di produzione e consumo, sostenuto dal mito della "crescita" e del progresso basato sui debiti.

I debiti, come l'acqua, andrebbero utilizzati con oculatezza e responsabilità e non come fanno i politici e i banchieri che ne incentivano lo spreco oggi a scapito delle generazioni di domani.

Un recente articolo di Satyajit Das su The Indipendent ne mette a fuoco le caratteristiche.

Despite appearances, the idea of social progress is a myth

 

 

L'insalata del ROBOT

Nel giro di pochi anni l'uso dei robot in molteplici attività sostituirà il lavoro umano, in ambiti molto più ampi di quello che si pensa e ad un ritmo esponenziale.

 

insalata - robotIl video mostra la raccolta dell'insalata nell'azienda Taylor Farms. Il "carro" per la raccolta è dotato di un macchinario robotizzato con lame a getto d'acqua per il taglio dei cespi. I "manovali" che si vedono sul carro sembrano far parte degli ingranaggi al servizio del robot.


Le rivoluzioni tecnologiche dei secoli passati si sono sviluppate in intervalli di tempo lunghi, se paragonati all'attuale, consentendo alla società di assorbire e trasformare quello che scompariva da una parte creando nuove opportunità.
Questa volta è diverso, non ci sarà tempo per adattarsi all'uso dei robot e dell'Intelligenza Artificiale.
Milioni di persone saranno espulse dal lavoro senza avere tempo per rientrare.
Un documento di due ricercatori della Banca d'Inghilterra lancia l'allarme, finora sottovalutato da economisti e politici. Qualcuno inizia a preoccuparsi per le conseguenze sociali e, come l'ex capo di Microsoft Bill Gates, vengono fatte proposte per rallentare o rendere meno conveniente la sostituzione del lavoro umano con quello dei robot, ad esempio introducendo una "tassa sui robot" in modo da renderli meno competitivi con il lavoro umano.

 

Bank Underground:

Should economists be more concerned about Artificial Intelligence?
Mauricio Armellini,  Tim Pike.

 
"Questo post mette in evidenza alcune delle possibili implicazioni economiche della cosiddetta "quarta rivoluzione industriale" - per cui l'uso di nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale (AI) - minaccia di trasformare intere industrie e settori.
Alcuni economisti hanno sostenuto che, come per le innovazioni tecniche del passato, questo non creerà disoccupazione su larga scala, perchè il lavoro sarà ridistribuito. Tuttavia, molti tecnologi sono meno ottimisti circa le implicazioni occupazionali di AI.
 In questo post del blog si sostiene che il potenziale di distruzione simultanea e rapida, assieme all'ampiezza delle funzioni umane che l'AI può replicare, potrebbe avere profonde implicazioni per il mercato del lavoro.
Concludiamo che gli economisti dovrebbero prendere in seria considerazione la possibilità che milioni di persone sono a rischio di disoccupazione, se queste tecnologie dovessero essere applicate su larga scala."
 Non c'è settore di attività che si salvi dall'invasione dei robot: dai braccianti agricoli agli operai della manifattura, dagli infermieri ai tassisti, dai cuochi ai camerieri, dai trader della finanza ai consulenti legali, dai camionisti agli addetti di hotel. Ovunque oggi c'è un uomo che lavora, domani potrebbe esserci un robot dotato di intelligenza artificiale.

OXFAM denuncia l'oscenità dei ricchi

La ricchezza di 8 (otto) individui uguaglia quella di tre miliardi e mezzo di persone.

 
OXFAM report
 
"E' osceno che tanta ricchezza sia nelle mani di così pochi, quando il 10% della popolazione mondiale sopravvive con meno di 2 $ al giorno. La disuguaglianza sta intrappolando centinaia di milioni di persone in povertà; sta frantumando le nostre società e minando la democrazia.
In tutto il mondo, i popoli vengono lasciati alle spalle. I loro salari sono stagnanti mentre i manager delle aziende portano a casa milioni di bonus in dollari; i loro servizi sanitari ed educativi sono tagliati mentre le multinazionali e i super-ricchi evadono le tasse; le loro voci vengono ignorate, mentre i governi sono sintonizzati con le grandi imprese e le elite benestanti."
 
La denuncia è di Winnie Byanyima, di Oxfam International, alla presentazione del report  An economy for the 99 percent che illustra il dramma della disuguaglianza e i possibili rimedi che ogni governo si guarderà bene dall'applicare.
Gli otto più osceni del mondo - Bill Gates, Amancio Ortega (Inditex Zara), Warren Buffett, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg - sono l'avanguardia di quel 1% i cui rappresentanti si riuniranno nei prossimi giorni a Davos in Svizzera per filosofeggiare sulle disgrazie altrui.  
A tale proposito, segnalo un articolo dell'economista Satyajit Das "Davos elite promise global solutions, but they’re part of the problem" alla vigilia del Forum annuale dei super-ricchi.
 
This year, the focus, ironically, is on “Responsive and Responsible Leadership” — code for confronting the rise of populism that threatens attendees’ control of their societies and economies.
The conference agenda shows how disconnected attendees are from real life. It is difficult for those who live in a cocoon of wealth or power, generally paid for by others, to understand the concerns of ordinary denizens of the planet. Discussions on economic inequality take place with scant participation from employee representatives or workers.
 
 

Io, Daniel Blake, condannato a morte perchè non sono utente, nè cliente, nè consumatore

I Daniel Blake

Ho visto anch'io, come altri milioni di "cittadini", "I Daniel Blake" l'ultimo capolavoro di Ken Loach, Palma d'Oro a Cannes, e l'ho trovato molto bello, mi chiedo perchè e, avendo letto la recensione di Goffredo Fofi su l'Internazionale , mi permetto di scrivere qualche opinione, da un punto di vista "non cinematografico", per dissentire in parte con l'interpretazione di molti, compreso Fofi secondo il quale "C’è molto di avvocatesco in questo film e nell’opera di Loach, e più di un sospetto di una tradizione retorica appunto avvocatesca, e la regia di Loach è tradizionale, ben fatta, il risultato una confezione senza grinze. Loach non contribuisce certamente a far procedere, chiamiamola così, l’arte cinematografica, ma averne, di questi avvocati, in Italia! Tiene duro abilmente sulla sua strada, e non possiamo, in definitiva che essergliene grati, molto grati."

La vicenda narrata da Loach e dal suo sceneggiatore Paul Laverty non riguarda solo il sistema sociale della Gran Bretagna - qualcuno vi ha visto addirittura una critica alla Brexit - ma tutti i sistemi di welfare dell'occidente attuale, in apparenza cresciuti a dismisura ma la cui funzione non è di assistere e di solidarizzare bensì di omologare al livello più basso, di  creare apparati burocratici e autoreferenziali, una macchina fondamentale del business economico globale.
Da Parigi a Berlino, da Roma a New York, da Tokyo a Pechino, il volto kafkiano del welfare moderno si è imposto dovunque, spinto da un modello economico che ha trasformato i "cittadini", compresi quelli più poveri e disgraziati, in "utenti" della macchina amministrativa, "clienti" di innumerevoli strutture preposte alla loro apparente cura, "consumatori" obbligati a perpetuare il ciclo economico che altrimenti si inceppa a loro discapito. Non sono utente, cliente o consumatore, sono un cittadino, dirà Blake nella sua lettera postuma.
Questi tratti del "welfare moderno" sono espressi nelle regole assurde con cui si scontra Daniel Blake, dichiarato inabile al lavoro da un cardiochirurgo ma non dal funzionario dell'ufficio che si occupa dei sussidi di malattia, il quale applica alla lettera il prontuario di regole che gli è stato ordinato di applicare. Ma la macchina della burocrazia che gli nega l'evidente malattia, si prende "cura" del suo caso - Blake rimarrebbe senza reddito e senza consumi - e gli consiglia di chiedere il sussidio di disoccupazione, a patto però di cercare un lavoro che lo porterebbe all'infarto sicuro. E se Blake prova a sottrarsi al meccanismo bugiardo ed umiliante dei burocrati statali, ci pensa la polizia a farlo tornare sulla strada giusta prevista dal welfare moderno.
Qualcuno dovrebbe ricordarsi la vicenda degli esodati italiani, troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per continuare a lavorare, o dei giovani che non hanno un sussidio di disoccupazione perchè non sono mai stati occupati, o dei neri negli USA a cui si somministra l'esecuzione sommaria preventiva, o dei profughi che devono dimostrare di fuggire dagli orrori della guerra e della fame ...

 

http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2016/10/24/io-daniel-blake-ken-loach-recensione


Alle vicende di Daniel Blake, in malattia per un infarto che ha avuto, ma a cui non si dà aiuto perché non cerca lavoro e perché non conosce le assurde regole e trafile di una schiacciante burocrazia (cui si aggiunge una persecuzione in più, la modernizzazione tecnologica, si aggiunge la digitalizzazione delle domande e dei documenti, si aggiungono le diavolerie dei computer), alla sua quotidianità di vicinato, all’amicizia con chi cerca d’arrangiarsi sfuggendo alla legge e facendosi più furbo della legge o all’inimicizia con i prepotenti, si assommano quelle di Katie, oppressa da altre burocratiche assurdità e che giunge a prostituirsi per poter sfamare i propri figli. Ma è l’amicizia tra Daniel e Katie il cuore del film, e questo cuore è né più né meno che amore del prossimo, interesse per i dolori del prossimo, è solidarietà tra le vittime, tra gli oppressi, tra i poveri come nel lontano ottocento: un punto da cui Loach sa bene che si deve e si può ripartire, ricominciare.

 

In questa umiliante dimensione, Dan Blake ha dalla sua parte solo un'altra disgraziata come lui, la giovane Katie disoccupata madre di due figli, - ricorda Fantine nei Miserabili di Hugo - anch'essa vittima di cavilli burocratici che la costringono prima alla fame e poi alla prostituzione, per amore dei suoi figli. Nel film di Loach, come nella realtà delle società moderne, dove sono le schiere di quelli che un tempo erano i combattivi sindacalisti che patrocinavano i diritti dei lavoratori e dei più deboli? Sono stati tutti inglobati nel sistema assistenziale, sono diventati gli integerrrimi ispettori degli uffici del lavoro, più odiosi degli agenti penitenziari.

Il finale disegnato da Loach è disperato: Daniel muore d’infarto poco prima che si ridiscuta il suo caso e viene pianto da pochi proletari come lui, soprattutto da Katie che ne legge le ultime parole, quelle di un cittadino non rispettato dallo Stato perchè non rientra in nessuna delle moderne categorie di assistiti: non è un utente, non è un cliente, non è un consumatore.

 

L'APE di Renzi è il futuro delle pensioni

L'Anticipo PEnsionistico (APE) introdotto dalla Legge di in-Stabilità del governo Renzi è un'idea molto innovativa che cerca di risolvere uno dei maggiori problemi dell'economia mondiale.

APE di RENZI

Come garantire che nel prevedibile futuro fatto di redditi da lavoro sempre più depressi e di progressivo invecchiamento della popolazione ci sia un adeguato e costante livello di consumi che possa sostenere il sistema economico senza gravare sulle già disastrate finanze pubbliche?
I pensionati sono sempre più numerosi, gli Stati sono sempre più indebitati e con sempre meno risorse da destinare a questa parte improduttiva della popolazione.

La bilancia tra risparmio e spesa previdenziale da anni si va drammaticamente squilibrando a causa dell'allungamento delle aspettative di vita (?!) e della riduzione dei redditi reali da lavoro. Venti anni fa si è cercato di colmare lo sbilancio abbandonando il metodo retributivo a favore di quello totalmente contributivo, che secondo la logica finanziaria consente di mettere da parte i soldi durante l'età lavorativa e trasformarlo in rendita pensionistica per gli anni successivi. In Italia il cambiamento è avvenuto a metà degli anni '90 (riforma Dini).

Il sistema contributivo (al netto della quota di solidarietà per le fasce incapienti) è ormai universalmente applicato in tutto il mondo occidentale, con la variabile di quanto debba essere lungo il periodo minimo di contribuzione (35 o 40 anni ecc) e di quale debba essere la soglia di età per l'accesso alla pensione, ormai elevata ad almeno 65 anni in quasi tutti i paesi.

Ma anche questo sistema sta entrando (o è già entrato) in crisi per tre motivi:

1) Il sistema non garantisce più un adeguato assegno pensionistico per tutte le generazioni che entrano in età più avanzata nel mondo del lavoro, e quindi non maturano contributi sufficienti a garantire una pensione dignitosa. Questo significa che una fascia sempre più ampia di cittadini avranno un reddito sempre più basso da spendere e un patrimonio di risparmi più esiguo. L'economia basata sui consumi ne risente ed entra in deflazione permanente.

2) La politica monetaria di"repressione finanziaria" adottata dalle Banche Centrali con i Quantitative Easing per imporre forzatamente tassi di interesse a zero o negativi - in modo da ridurre il peso dei debiti degli Stati e delle imprese - provoca una forte riduzione della rivalutazione dei risparmi previdenziali. Se fino a prima della crisi del 2008 i fondi pensionistici "prestavano" soldi allo Stato / Imprese con tassi che remuneravano i contributi versati, ora si vedono addirittura penalizzati e quindi hanno risorse finanziarie inferiori per pagare le future pensioni. E siccome il tempo della "repressione finanziaria" sarà prolungato all'infinito (come Draghi, Yellen e C. promettono in ogni occasione), il tunnel della depressione si allunga.

3) Il mercato del lavoro è saturo di lavoratori con salari molto bassi e quindi contributi altrettanto insufficienti. E' necessario aumentare il deflusso degli occupati più anziani con retribuzioni più alte per sostituirli con giovani affamati di salari più alti e propensione al consumo / indebitamento più elevata.

A parità di flussi finanziari, la sostituzione di lavoratori anziani con quelli più giovani determina un effetto di leverage molto maggiore.
Sarebbe un errore giudicare il probabile insuccesso dell'APE come risolutivo. L'anticipo pensionistico oggi viene proposto in chiave volontaria, e quindi pocco appetibile, in assenza di fattori esterni, ma domani potrebbe diventare una scelta obbligata se non addirittura imposta, andando magari a sostituire altre forme di "esodazione".

A conti fatti l'APE potrebbe diventare un modo per ridurre sostanzialmente le prestazioni pensionistiche a carico dello Stato spostandolo sui pensionandi stessi: ad esempio, per alleggerire i costi pubblici basterebbe un aumento dell'età pensionabile controbilanciato dall'APE, cioè vai in pensione a 70 anni ma se vuoi andarci prima puoi farlo facendoti anticipare i soldi cioè indebitandoti. E' chiaro che si tratta comunque della perdita di un diritto, in qualche misura però edulcorata.

E' evidente che banche e assicurazione guardino con interesse all'iniziativa. Passata la prima fase di messa a punto, si aprirebbero orizzonti di guadagno nuovi e senza limiti perchè una quantità ingente di flussi finanziari provenienti dalla rendita erogata dagli enti previdenziali pubblici finirebbe nei margini di intermediazione delle banche.


... slow global income growth and low interest rates will dominate the international community and historic investment targets are not expected to be repeated. Thus, we can anticipate a number of changes in the industry, including: the demise of the defined benefit program; younger members having to pony up more in pension contributions; taxpayers topping up state plans; a continual re-assessment of longevity risks; and an downward adjustment to overall investment targets. These changes amount to a significant adjustment to the parameters that guide pension funds going forward.

http://soberlook.com/2016/07/the-big-disconnect-in-pension-industry.html

 

L'APE di Renzi è una idea geniale pensata non per aiutare i pensionati ma per arricchire il sistema finanziario, e rappresenta una sorta di esperimento sociale, una rivoluzione copernicana del concetto di pensione, a cui molti governi guarderanno con interesse. La pensione non sarà più un diritto ma una gentile concessione di finanziamento delle banche, garantito magari da una fideiussione degli eredi. Lo Stato tuttalpiù potrà elargire qualche bonus in occasione di elezioni importanti. Se funziona in Italia, perchè non esportarla altrove ?

DEUTSCHE BANK tracolla, RENZI gufa e DRAGHI sta a guardare

Da mesi il valore della Deutsche Bank (capitalizzazione di Borsa) scende inesorabilmente, toccando i minimi storici. La più grande banca europea sta crollando sotto il peso di quanto è stato nascosto negli ultimi anni, delle bugie raccontate ai risparmiatori e ai cittadini, anche se le cronache finanziarie preferiscono parlare di volta in volta di cause diverse e ora scoprono che DB è al centro dello scontro politico commerciale USA - Europa, con i primi che reclamano una multa di 14 miliardi di dollari per i disastri dei subprime del 2008, e i secondi che contrattaccano per l'evasione fiscale di Apple, Google e company.

 

Per la banca tedesca sta arrivando il redde rationem, si vocifera di salvataggi a carico dei contribuenti, in barba alle norme sul bail in, la Merkel smentisce (forse) e gli altri guardano o tacciono (come la BCE, che aveva il compito di vigilare e intervenire).

Tutto questo non fa che aumentare il tracollo in Borsa, la fuga degli investitori e dei risparmiatori, e rende molto più difficile e problematico arginare la caduta. Molti rivedono il film di Lehman Brother, quando non si pensava che l'irreparabile potesse accadere, e invece accadde trascinandosi dietro il sistema bancario ed economico del pianeta.
Del "rischio Deutsche Bank" e di ciò che significa per l'Europa e la finanza mondiale non si parla, per paura di dover ammettere che non si sa cosa fare e che forse la tedesca è "Too Big To Bail".
Anzi qualcuno, in modo abbastanza irresponsabile (altro che quei dilettanti di Beppe Grillo), utilizza la vicenda per regolare altri conti. E' il caso di Renzi, che ha gufato a lungo contro DB per far apparire meno gravi le sue richieste di salvataggio del Montepaschi e delle banche italiane malmesse. Quello che al PdC sfugge è che il tracollo di DB si trascinerebbe dietro anche Unicredit, oltre che MPS e qualche altra dozzina di banche italiane, francesi, spagnole, tedesche ecc. E siccome l'Europa è una confederazione di Stati fondata sulle banche e sulla moneta, anche il castello della UE e della BCE sarebbe a rischio, con effetti inimmaginabili (anche per lui).
Stupisce che queste banali evidenze siano sottaciute dai politici, dagli economisti e dai banchieri. Mario Draghi preferisce parlare d'altro, va al Parlamento Europeo per ripetere ovvie constatazioni sulla "ripresa debole", sulle divisioni politiche, sul mezzo vuoto che appare mezzo pieno e così via. Non ha dimenticato che la vigilanza per le banche grandi in Europa è compito della BCE, ma si trova nella impossibilità di parlare e agire.
Forse tra le decine di TRILIONI di euro di DERIVATI che pesano sulla Deutsche Bank ce n'è qualcuno che proviene dall'epoca goldmaniana dell'attuale capo BCE? oppure Draghi si trova nella condizione di sapere ma non potere dire o fare nulla? oppure per la BCE non esiste un "rischio Deutsche Bank" ?

Non ai debiti non alle lobby ne al cemento, NO a Roma 2024

 

Il NO definitivo e convinto della sindaca Raggi alla partecipazione di Roma per le Olimpiadi 2024 è un "fatto certo" di portata notevole.
No, non partecipiamo alla giostra finanziaria, affaristica e mediatica chiamata Olimpiadi, metafora della moderna concezione usa e getta degli uomini e dell'ambiente, della falsa rappresentazione di valori, spacciati finanche dietro il volto innocente di ragazzine drogate da anni per poter partecipare all'evento, dell'asservimento dello sport agli interessi dell'industria dell'intrattenimento.
Il movimento 5 Stelle riassume le motivazioni del diniego in una lapidaria quanto efficace frase: "Non vogliamo debiti, lobby e cemento".
Potrebbe essere lo slogan di un programma politico-economico di più ampio orizzonte, oltre la questione delle Olimpiadi, per affrontare i nodi decennali di un modello di sviluppo basato invece esattamente su DEBITI, LOBBY e CEMENTO, il modello che accomuna l'America di Obama all'Europa di Junker, passando per la Cina, l'India, il Brasile e il SudAfrica, ecc.

Aggiudicarsi le Olimpiadi è uno dei riti pseudosportivi sempre più piegati alla logica del modello di sviluppo. Quando Tokio ha vinto la "gara" per aggiudicarsi le Olimpiadi del 2020 gli organizzatori avevano presentato una stima di spesa di 2.3 miliardi di dollari in totale, perchè il copione prevede una dimostrazione di finta sobrietà che, dopo l'assegnazione, scompare e diventa la corsa alla spesa. Per Tokyo 2020 la spesa si è già moltiplicata per 6, arrivando a 15 miliardi di dollari (e siamo ancora all'inzio). Inutile dire che quei soldi saranno coperti con altri debiti (il Giappone è il paese più indebitato del mondo), più lobby (che in Giappone sono presenti in tutti gli schieramenti politici) e più cemento (Tokyo è la capitale del cemento).
Non c'è dubbio che lo stesso trucco si sarebbe realizzato anche per la candidatura di Roma: costi rrelativamente bassi in fase progettuale da gonfiare immediatamente dopo l'aggiudicazione, e non tanto (o non solo) per la corruzione che si impadronisce dell'evento, ma per la logica di sistema connaturata con l'evento stesso.
Le Olimpiadi servono per far ripartire l'economia, il lavoro, la "crescita" e allora se durante il periodo di preparazione c'è bisogno di "stimolare" il sistema economico, quale migliore strumento di quello già in essere, cioè le Olimpiadi, che consente altra spesa, altro cemento altra "crescita" ecc.


Forse, anzi sicuramente, la Raggi non sa di aver pronunciato la frase più efficace, pericolosa e devastante che si poteva concepire per affossare il progetto di Roma Olimpica, proprio nel momento in cui Renzi rilancia, con grande grancassa mediatica, la richiesta di più flessibilità, cioè fare più debiti e più lobby (qualcuno la chiama massoneria) e più cemento (quello di cui erano pieni i tetti delle case crollate ad Amatrice).
Non credo che siamo alla fine dell'era delle Olimpiadi moderne, nè all'inizio delle Colossiadi del futuro, ma il NO a Roma 2024 è comunque un grande successo per chi non vuole debiti, lobby e cemento.

L'americano invisibile che Obama e Renzi non vedono

Al recente vertice ONU sui rifugiati Obama ha utilizzato il palcoscenico per lanciare l'ultimo spot della sua presidenza, promuovendo i presunti grandi successi economici e sociali dell'America grazie alle politiche della sua amministrazione. Renzi ha raccolto la palla, e l'ha lanciata nel campo di quelli che gli impediscono di fare in Italia quello che Obama ha fatto negli USA.

"Un grande, discorso da stampare e rileggere, un discorso contro le paure e il populismo che spero possa ispirare molti leader anche in Europa" ha commentato il fiorentino in cerca di soldi per vincere il referendum.

 

Ma a smentire la favola di Obama e quindi anche quella di Renzi ci ha pensato un autorevole ed imparziale "tecnico" dei dati statistici, il CEO di Gallup, istituto specializzato in statistiche socio-economiche in particolare sulla realtà americana.
The invisible American è il titolo dell'articolo di Jim Clifton che in modo stringato e documentato argomenta:
I've been reading a lot about a "recovering" economy. It was even trumpeted on Page 1 of The New York Times and Financial Times last week.
I don't think it's true.
Il 10% della popolazione adulta america - cioè 25 milioni su 250 milioni - ritiene di essere fuoriuscito dalla classificazione di ceto medio per effetto della crisi.
What the media is missing is that these 25 million people are invisible in the widely reported 4.9% official U.S. unemployment rate.
...........
There are three serious metrics that need to be turned around or we'll lose the whole middle class.
According to the U.S. Bureau of Labor Statistics, the percentage of the total U.S. adult population that has a full-time job has been hovering around 48% since 2010 -- this is the lowest full-time employment level since 1983.
The number of publicly listed companies trading on U.S. exchanges has been cut almost in half in the past 20 years -- from about 7,300 to 3,700. Because firms can't grow organically -- that is, build more business from new and existing customers -- they give up and pay high prices to acquire their competitors, thus drastically shrinking the number of U.S. public companies. This seriously contributes to the massive loss of U.S. middle-class jobs.
New business startups are at historical lows. Americans have stopped starting businesses. And the businesses that do start are growing at historically slow rates.
Here's the crisis: The deaths of small businesses recently outnumbered the births of small businesses. The U.S. Census Bureau reports that the total number of business startups and business closures per year crossed for the first time in 2008. In the nearly 30 years before that, the U.S. consistently averaged a surplus of almost 120,000 more business births than deaths each year. But from 2008 to 2011, an average of 420,000 businesses were born annually, while an average of 450,000 per year were dying.


L'analisi di Jim Clifton è impietosa e si aggiunge alle tante altre che documentano la crescita delle diseguaglianze sociali ed economiche, dell'1% contro il 99%, di Wall Street contro Main Street, dei banchieri impuniti, dello scontro razziale, della corruzione dell'establishment.
Ma sul palcoscenico dei potenti si recitano altre favole, da raccontare la sera nei telegiornali ai milioni di cittadini che si interrogano su come mai la crisi non sia ancora passata: se Renzi potesse fare come Obama ... inventare storie a cui tutti sono obbligati a credere ...
 

RENZI é a ZERO

Il PIL del secondo trimestre dell'Italia di Renzi resta fermo a zero, il debito pubblico supera ogni record.

Le previsioni sbagliate del governo dovrebbero avere come conseguenza una correzione profonda delle politiche economiche fin qui raccontate, che invece non ci sarà.

Renzi ha già iniziato a cercare scuse: Brexit, terrorismo, calo petrolio, migranti ecc.

Gli ostacoli alla "crescita" sarebbero stati superiori agli sforzi del governo (e di Draghi) tali da annullarne gli effetti.

Con questi dati del PIL (che nel terzo trimestre potrebbero addirittura peggiorare) Renzi dovrà spostare ulteriormente la data del referendum costituzionale a non prima del 2018 ... 

Ma come è stato possibile sbagliare così clamorosamente le previsioni economiche ? è sempre colpa di qualche accidente imprevedibile ? perchè Francia e Italia sono ferme e la Spagna cresce ? forse perchè da otto mesi non ha un governo ? chiedetelo a Draghi e al suo QE.

Qualche economista comincia a dubitare di ciò che fanno i banchieri centrali: Roberto Sommella (Direttore Relazioni Esterne Antitrust, fondatore de La Nuova Europa) scrive:

I tassi zero stanno ingrippando il motore dell'economia

 

 

 Muovendosi lungo l'asse delle ascisse (tassi verso zero) l'inflazione decresce, e con essa anche il PIL soprattutto nei paesi con un alto debito pubblico e bassa produttività come l'Italia e il Giappone, con la differenza che il primo resta ingabbiato dall'euro mentre il secondo sopravvive svalutando pesantemente lo yen.

 

Anche il New York Times - giornale notoriamente keynesiano e krugmaniano - è costretto a constatare che le manovre di Draghi sono deludenti e pericolose : 

What Two Years of Negative Interest Rates in Europe Tell Us

It hasn’t worked very well. As many experts predicted at the time, the policy has had only a modest impact on growth. It is also increasingly clear that pushing rates down further wouldn’t help much and could, in fact, increase risks to the global financial system.

 

 

 

RENZI we have a problem with banks but ...

Mentre Renzi spiega alla TV americana CNBC che il problema delle banche italiane e in particolare del Monte dei Paschi is not terrible, i cinici e avidi mercati finanziari lo sbeffeggiano vendendo a man bassa le azioni.
La notizia positiva è che Renzi sta frequentando un corso intensivo di english per farsi capire meglio dai mercati. Per questo motivo farà slittare la data del referendum al mese di novembre.