Referendum Grecia, Financial Times dice OXI al 51%

Da FINANCIAL TIMES :"Last-minute opinion polls indicated a knife-edge result, with voters narrowly favouring Mr Tsipras’s call for a No vote to reject a last-ditch bailout offer by Greece’s creditors, even though it has already expired. Between 51 and 53 per cent of voters would back No, according to one unpublished poll seen by the Financial Times."

Perché alla Grecia conviene uscire dall’euro e rimanere in Europa

 https://www.economicvoice.com/elgin-marbles-targeted-in-greek-solidarity-protest-in-british-museum/   A poche ore dal referendum di domenica si moltiplicano le pressioni, gli appelli e i colpi bassi per “convincere” i greci. Si prospettano giorni drammatici per la gente, e molti ancora ce ne saranno, sia se vinceranno i No – perché la Troika non accetterà il verdetto - sia se prevarranno i SI, perché Syriza subirà una rottura difficile da risolvere in tempi brevi. Un primo effetto importante il referendum lo ha già prodotto: il tavolo della discussione è stato sgombrato dalle ipocrisie ed astuzie dei mesi scorsi, portando il centro dell’attenzione sul taglio del debito complessivo (quanto e come) e su quanto “prestare” (nuovi crediti) per i prossimi due anni. IL FMI ha fatto una proposta di almeno 50 miliardi di euro freschi per far sopravvivere la Grecia dentro l’eurozona. il governo greco chiede in aggiunta almeno il 30% di haircut. Se queste proposte fossero state esplicitate qualche mese fa, si sarebbe risparmiato tempo, denaro e sofferenze per i greci. Anche Tsipras ha la sua parte di responsabilità nel non avere posto prima, subito e in modo trasparente sia la discriminante della cancellazione del debito (quando lo ha fatto ha evocato l’esempio della Germania post bellica e quindi si è dato la zappa sui piedi) che l’ipotesi del referendum. A marzo l'esito del referendum non sarebbe stato ricattato con le scene della banche chiuse e dei pensionati svenuti, perché c'erano più soldi in cassa. Ora sembra che tutti siano d’accordo - tranne la Merkel -che DOPO il 5 luglio si parlerà solo di quanto alleggerire il debito, e si potrà trovare rapidamente un compromesso. Anche la speculazione internazionale spinge per questo sbocco. Ma in realtà si prospetta un’altra finta soluzione, come nel 2010 e 2012, che rinvia di due anni ciò che è evidente già ora: la Grecia, allo stato attuale delle cose, se vuole risollevarsi NON deve rimanere nella trappola dell’euro, il taglio del debito poteva bastare 3 anni fa, ora è un palliativo. La Grecia non ha bisogno di altri sussidi gratuiti, bensì di ritrovare un percorso economico che possa davvero darle rapidamente le gambe per camminare con dignità e sicurezza. Questa possibilità può essere trovata solo attraverso una forte competizione con i paesi che le fanno concorrenza negli stessi segmenti di mercato (prodotti e servizi). La Turchia ad esempio ha notevolmente svalutato la sua moneta negli ultimi mesi: per un turista tedesco diventa più conveniente andare in vacanza sulla costa turca anziché su quella dei dirimpettai greci. La Grecia è circondata, sia geograficamente che economicamente, da paesi che non hanno vincoli, costo del lavoro, tassazione, che possono svalutare per rendere competitive merci e servizi. Perché un’azienda dovrebbe investire in Grecia, quando al confine ovest ci sono la Macedonia o l’Albania e ad est c’è la Turchia ? senza tener conto di Bulgaria ecc. Qualcuno ha fatto notare come il salvataggio dell’Irlanda abbia avuto un esito positivo (sia sul piano finanziario che economico), a differenza di quello greco, pur applicando le regole di "austerity". Il motivo sta nel fatto che l’Irlanda ha mantenuto l’impalcatura della propria fiscalità (come sostituto del controllo della moneta) senza cedere alle pressioni della Troika, facendo concorrenza alla vicina Gran Bretagna grazie al deprezzamento dell'euro contro la sterlina. Sovvenzionare la Grecia con altre decine di miliardi, in aggiunta al taglio dei 300 miliardi di prestiti già concessi, senza però ridarle i margini e la responsabilità delle proprie azioni, significa mantenerla in uno stato claudicante e mendicante ancora per i prossimi anni, aggravando la rabbia sociale già ora elevata. Significa inoltre gettare le basi per far si che alle prossime elezioni, tra due o tre anni, vada al potere Alba Dorata facendo rimpiangere “l’estremismo” di Tsipras. La Grecia deve uscire dall’euro, senza uscire dall’Unione, se vuole davvero iniziare a risolvere i suoi problemi economici, ritrovare la serenità e la dignità di popolo. Lungo questo percorso dovrebbe mantenere vivi i legami culturali e di solidarietà con il resto dei paesi europei, per non essere risucchiata dalla sponda mediorientale o da quella russa. Questa opzione le sarà negata dalla Troika, che da 5 anni preferisce scelte miopi, dispendiose e non condivise pur di non infrangere il totem della moneta unica sul quale è stato costruito l’attuale modello di Europa, e dal sistema zombiebancario aggrappato al metadone della BCE. Se non verrà attivata l'opzione "uscita dall'euro", qualsiasi esito del referendum sarà ininfluente e inutilizzabile per risolvere i veri problemi, perché tutti, compreso Tsipras, già ora sperano che sia il punto finale della tormentata crisi, anziché il punto di inizio della possibile soluzione e della riscossa greca. In ogni caso spero che vinca il NO. PostScriptum: se volete sapere la verità su ciò che pensa la Troika dovete ringraziare la NSA (che spia) e Wikileaks (che pubblica).     

Xi Jinping ha messo milioni di cinesi nelle mani degli speculatori

Anche i pensionati diventeranno polli speculatori:  "The CSRC also said that it would guide more long-term funds to invest in the stock market. An official draft guideline on Monday gave pension funds the nod to invest in the stock market." (Xinhua 3/7/2015) Alla fine del 2013 il Plenum del Partito Comunista Cinese guidato da Xi Jinping lanciava il piano per "riformare" la società e l'economia: ordine, sviluppo, serenità, un quadro della società sulla falsariga dell'America anni 50-60, e Xi Jinping copiò lo slogan "chinese dream" per rafforzare l'immagine di una Cina middle class. Ma nel corso del 2014 l'economia ha iniziato a perdere colpi, per fattori interni (il peso di un indebitamento enorme delle amministrazioni locali, la corruzione,  e il costo del lavoro crescente) e internazionali. La promessa del "sogno cinese" cominciava a farsi difficile da mantenere, bisognava inventarsi qualcosa. Nell'autunno del 2014 viene trovata la soluzione: trasformare i cittadini, anche quelli più poveri, in investitori di borsa, facendoli arricchire e "sognare" con guadagni mai visti in decenni di duro lavoro. Dopo anni di cali e stagnazione delle quotazioni, improvvisamente i titoli di Shanghai cominciano a salire ad un ritmo vertiginoso, e piano piano, attratti dai commenti dei mass media su come guadagnare in modo facile e sicuro, milioni di persone aprono "conti di trading" presso società di brokeraggio spuntate come funghi, investono i risparmi di una vita o prendono a prestito denaro per "giocare in borsa". Due sono i punti fermi propagandati dai mass media: 1) guadagnare in Borsa è facile 2) le perdite sono praticamente impossibili perchè il Governo e la Banca Centrale non lo permetteranno. In un anno l'indice di SHANGHAI sale del 150 %  e ogni volta che si manifesta qualche incertezza o timore, la Banca Centrale e gli apparati finanziari intervengono a sostegno.Le quotazioni delle aziende arrivano a valere 100 volte più dei profitti attesi, il fiume di denaro che si riversa nelle speculazioni non ha confronti neanche con i mercati più "evoluti".Ogni qualvolta una cassandra cerca di mettere in guardia dai rischi di bolla speculativa, la borsa riparte con maggiore intensità. Ormai è evidente che il Governo ha trovato il modo per far crescere "il sogno cinese" e sulla stampa di regime si compongono idilliaci quadretti di contadini analfabeti impegnati a comprare azioni, piccoli artigiani o commercianti che passano più tempo sul computer che non a bottega. Per tenere in vita il sogno, il ministero dell'Informazione arriva a chiedere ai mass media di non diffondere notizie critiche nei confronti dei mercati azionari (vietato parlare di crolli e diffondere panic selling). Ma poi arriva il momento in cui la bolla scoppia ... China stocks plunge Thursday despite favorable policies   English.news.cn   2015-07-02 16:18:44 The benchmark Shanghai index shed 24.29 percent over the course of more than two weeks. It nosedived 7.4 percent on June 26, the sharpest daily drop since June 10, 2008. The slump continued despite a raft of government easing measures. The central bank cut interest rates and the reserve requirement ratio over the weekend. An official draft guideline on Monday gave pension funds the nod to invest in the stock market. On Wednesday night, several favorable policies were rolled out in response to the plunging stock market, which has been on a more than two-week losing streak.  The two exchanges, and China Securities Depository and Clearing Company announced that transaction fees and transfer fees would be reduced on the Shanghai and Shenzhen stock exchanges. China Securities Regulatory Commission (CSRC), the securities watchdog, announced that stock brokerages were allowed to issue bonds to widen funding channels. The previously strict rules on margin trading business of brokerages were also relaxed by the CSRC.   ... ed è troppo tardi per uscire dalla trappola: gli unici che ci guadagnano sono le banche, le "banche ombra" e le migliaia di broker che procacciano clienti da far entrare nel gioco. Le autorità cinesi confidano di avere la capacità di controllare la situazione ed impedire il degenerare della bolla speculativa o del crollo finanziario. Ma fino a quando ? E se fossero anch'esse prigioniere degli speculatori?

Brava signora Merkel !

Quando si recita senza copione, i protagonisti si distinguono dalle comparse. La crisi greca, dopo lo sparigliamento da parte di Tsipras con la decisione di indire il referendum, ha cancellato il prevedibile copione degli ultimi mesi, lasciando ciascuno alle sue responsabilità. Allo scadere del tempo, qualcuno, Junker, Tsipras, Draghi, Hollande, Renzi speravano di poter continuare la stessa recita. Angela Merkel si oppone all'ennesima farsa: per far saltare il referendum, Junker e Tsipras sono disposti alla trattativa no stop, che non porterebbe a nulla se non al rinvio / cancellazione del referendum. Merkel è stata categorica: se ne parla dopo il 5 luglio. La cancelliera tedesca dimostra di essere una protagonista. Comunque vada, la strada della decisione popolare non può essere invocata solo come un trucco tattico della fase negoziale. Ormai il referendum greco è un punto di svolta decisivo del processo di costruzione / distruzione dell'Europa. Se l'esito sarà a favore del Sì la posizione egemonica della Germania sarà rafforzata nel breve periodo, ma si manifesteranno altre spinte centrifughe a medio - lungo termine. Se prevarrà il NO, la Germania potrà comunque invocare un percorso diverso rispetto a quello finora "subito" e non potrà essere incolpata di aver ostacolato una scelta di chiarezza voluta dal popolo greco. Brava, signora Merkel. Gut, Frau Merkel !

L'Europa è in DEFAULT

La Grecia è in DEFAULT - 3 Precedenti puntate https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT-2    Juncker ha deciso di scendere in campo nel referendum greco. Lo ha fatto a modo suo, con lo stile che già in passato gli è stato riconosciuto dalla stampa internazionale, quando ebbe a dire "when it's serious you have to lie". L'Europa dei 18 (19 - 1) si è divisa i compiti e i ruoli, tra chi fa la voce dura e minaccia ritorsioni contro la Grecia, e chi lascia le porte aperte a ulteriori trattative dopo il referendum ( a maggior ragione se vincerà il SI al memorandum del 25 giugno). La Germania è incerta tra chi più o meno esplicitamente vorrebbe che prevalesse il NO (una quasi maggioranza trasversale) e chi preferisce il Si solo per convenienza, per le centinaia di miliardi di euro di crediti che rischiano di andare in fumo e che potrebbero avere qualche ripercussione anche sulle banche tedesche (la Deutsche Bank in prima fila). La Merkel, per non sbagliarsi, pacatamente drammatizza i toni, dichiarando di non voler influenzare il voto di domenica, purchè gli elettori sappiano che si sceglie tra stare dentro o fuori l'Europa, e che se l'euro fallisce anche l'Europa va in default. Renzi e Padoan, per quello che contano, hanno fatto sapere che l'esposizione diretta al rischio Grecia è di 36 miliardi, come a dire: "italiani, se avete qualche amico greco convincetelo a votare Sì, altrimenti ce li rimettete voi ...". Ci aspetteremmo altrettanta trasparenza sui derivati sottoscritti dall'amico goldman. Intanto il Portogallo viene indicato come il primo tra i paesi papabili a seguire la via della Grecia: i titoli di stato portoghesi sono venduti a valanga nonostante l'intervento della BCE.   Mancano 5 giorni al referendum, ed è ancora possibile leggere qualche opinione sensata, come quella di Joseph Stiglitz http://www.project-syndicate.org/commentary/greece-referendum-troika-eurozone-by-joseph-e--stiglitz-2015-06 Nel frattempo anche Portorico ha dichiarato default su una tranche del proprio debito di circa 70 miliardi di dollari, ma nessuno gli ha dato un gran peso (sbagliando, perché è sintomo di un fenomeno che si allargherà ben presto a macchia d'olio) 

Draghi sta a guardare, la stampa europea si organizza contro il referendum in Grecia

  Il titolo di Repubblica.it lascia intravedere la posizione dei mass media sul referendum indetto da Tsipras e approvato dal parlamento greco. La BCE (Mario Draghi) è buona, il governo greco (Syriza) è confusionario e populista. Tecnicamente il titolo di Repubblica è un abbaglio e uno sbaglio allo stesso tempo.  Il fatto che la BCE abbia lasciato invariato il livello dei fondi ELA alle banche greche è un atto dovuto: ciò che è stato erogato (tramite la Banca centrale greca) è già stato prelevato dai bancomat o trasferito via internet dai cittadini greci. Draghi non ha alcun mezzo, seppure volesse, di riprendersi quei soldi. Il comunicato BCE : ... "Given the current circumstances, the Governing Council decided to maintain the ceiling to the provision of emergency liquidity assistance (ELA) to Greek banks at the level decided on Friday (26 June 2015). (...)" D'altra parte Draghi non può continuare ad aumentare quei fondi, altrimenti verrebbe messo sotto accusa, perché mancano le condizioni tecniche (e mancavano anche prima, da almeno due mesi). Quindi la notizia che "Draghi garantisce la liquidità alle banche" è fuorviante, ma serve per attaccare il governo greco che invece (cattivo) le potrebbe chiudere. La chiusura delle banche è una scelta obbligata: i soldi non ci sono, le transazioni per far emigrare i capitali nel Lussemburgo di Junker sono bloccate, quindi le banche non hanno motivo di "essere aperte". In realtà quello che fa più paura è cio che accadrà sui mercati finanziari: l'inizio delle contrattazioni futures per la giornata di lunedì delle piazze europee indicano ribassi del 2 - 4%. Il temuto panico per effetto del Grexit colpirà le borse ma soprattutto i titoli di Stato dei paesi più esposti: Spagna, Italia e Portogallo.  Repubblica.it ci informerà che, per evirae il contagio, è già pronto il piano di Draghi:con i soldi che non darà alla Grecia (e triplicando la moneta stampata) potrà acquistare più titoli e difendere l'onore dell'Europa. Anche EL PAIS non scherza e scende in campo "El BCE mantiene la liquidez de emergencia para los bancos griegos Atenas se precipita al abismo de salir del euro tras el referéndum"  

Il default di SYRIZA

Issione torturato, olio su tela di Jusepe de Ribera, 1634 ca, Madrid, Museo del Prado.   Se la Grecia eviterà, formalmente, il default sul debito con la Troika, Syriza andrà in default di credibilità verso una parte consistente dei suoi elettori. Il punto di "equilibrio" al tavolo della trattativa europea (pensioni, tasse, vincoli di spesa e nessuna cancellazione di parte del debito) è fuori dagli equilibri interni al movimento che governa la Grecia. Un accordo sottoscritto a Bruxelles, potrebbe essere bocciato ad Atene, perché Tsipras ha una maggioranza di 11 deputati e da 15 ai 30 non voterebbero l'ipotesi di accordo che emerge in queste ore. E se in Parlamento Tsipras dovesse ricorrere ai voti del Pasok o addirittura di Samaras, rischierebbe di mandare in default Syriza ...   http://www.zerohedge.com/news/2015-06-23/unspoken-tragedy-upcoming-third-greek-bailout Su Ekathimerini, Alexis Papachelas scrive:" .. Prime Minister Alexis Tsipras has been caught in a trap of his own making for a while now. Even if he truly wanted a deal, it’s hard for anyone to see how he could achieve it. Finance Minister Yanis Varoufakis is not willing to negotiate, but instead is doing everything in his power to prevent a deal. The minister is burning bridges, developing rivals and raising the bar extremely high. While Tsipras didn’t always follow him in the past, the premier now appears to fully embrace the Varoufakis dogma. The game theory will be put to the test until the very end. It’s difficult for Tsipras to back down and accept a deal without his minister’s seal of approval. " Da Wikipedia : "Contrariamente ai patti, Issione non fece a Deioneo i doni che gli aveva promessi per le nozze, anzi la uccise in modo particolarmente crudele, facendolo cadere in una fossa piena di carboni ardenti. Zeus lo perdonò, ma Issione, invitato ad un suo banchetto, cercò di sfruttare l'occasione per concupire Era; accortosene, il dio gli inviò una donna che aveva creato con le sembianze di Era da una nuvola, chiamata Nefele. Issione provò a toccarla e fu colto in flagrante nel tentativo di amplesso. Zeus, irato, lo consegnò ad Ermes perché lo torturasse, e il dio messaggero obbedì ben volentieri, legando strettamente il re e flagellandolo senza pietà, fino a quando non avesse ripetuto: "I benefattori devono essere onorati". Poi lo legò ad una ruota di fuoco che girava senza sosta nel cielo."  

La Grecia é in DEFAULT - 2

  Doveva essere il D-Day (Deal Day) dell'accordo Grecia-Troika, e invece si sta rivelando il D-Day (Default Day) 2. I Greci hanno inviato a Bruxelles (per errore !?) una vecchia versione del piano di "riforme", se ne sarebbero accorti la mattina, inviandone una nuova (tra le tante), che i tecnici dei paesi creditori non faranno a tempo a valutare rinviando di altri giorni il D-Day. I capi di Stato europei convenuti per il summit liberatorio, dovranno aspettare anche loro, per rispetto del cerimoniale più che della sostanza. La Grecia è in default da due settimane, ma nessuno lo vuole ufficializzare, perché c'è la possibilità di dare a Tsipras i soldi che servivano ad evitare il default. Male che vada si tratterà di dichiarare un default post-datato. I mercati speculatori finanziari ringraziano. Nel frattempo i greci si sono adeguati e hanno smesso di pagare tasse, bollette, contributi e debiti di qualsiasi genere, e pertanto le previsioni di entrate e uscite alla base delle "trattative" con la troika sono completamente prive di fondamento. Chi potrà mai rilevare le tasse aggiuntive sui redditi sopra i 30.000 euro o quelle sui profitti (?!) delle imprese ? Se la Troika si accontenta di essere ripagata dei suoi crediti con i soldi che il giorno prima ha prestato al debitore, perché altrettanto non dovrebbero fare i cittadini e le aziende ?. I debiti non si pagano, a meno che il vostro creditore non vi presti il denaro per ripagarli. Si potrebbe definire "swap", il gioco preferito di Draghi e Junker.

LAUDATO SI', quello che la politica non sa dire

http://kids.britannica.com/comptons/art-109541/Garbage-completely-covers-the-surface-of-this-river-in-Jakarta  Jurnasyanto Sukarno—epa/Corbis   Alcuni dei passaggi dell'enciclica di Papa Francesco potrebbero essere facilmente copiati ed inseriti in un programma politico elettorale. Quanti voti prenderebbe quel partito che si presentasse con un simile manifesto contro "Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione" e a favore di "una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti." ? La risposta è scontata.Il testo del capitolo più "radicale" dell'enciclica.  https://www.menoopiu.it/page/LAUDATO-SI            

Chi riempie i bancomat delle banche greche ?

http://greece.greekreporter.com/2015/06/19/greece-syriza-as-diogenes-the-cynic/  Lunghe file di greci per prelevare al bancomat o agli sportelli delle banche, in attesa del lunedì fatidico che dovrà porre fine (per qualche mese) alla farsatragedia. Miliardi di euro prelevati dalle banche e finiti sotto i materassi (o nelle banche svizzere), ma da dove vengono tecnicamente ? Chi sta finanziando le banche zombielleniche, consentendogli di erogare euro che non hanno? Il trucco sta in ELA – Emergency Liquidity Assistance – una delle trovate della BCE per stampare soldi. Grazie ad ELA la BCE autorizza/rifornisce la Banca nazionale greca, che a sua volta presta il denaro ai singoli istituti di credito.  ELA prevede che il rischio di insolvenza del finanziamento è a carico della banca nazionale e non della BCE, la quale si limita ad autorizzare l'operazione se sono soddisfatti i requisiti previsti, tra i quali la solvibilità dei prenditori. Se si va a vedere il bilancio dichiarato dalla Banca Nazionale Greca, si scopre il trucco: OFF-BALANCE-SHEET ITEMS april 2015 1. Greek government securities relating to the management of the "Common capital of legal entities in public law and social security funds" according to Law 2469/97 : 26,844,705,275 2. Greek government securities and other debt securities relating to the management and custody of assets of public entities, social security funds and private agents : 5,336,662,861 3. Assets eligible as collateral for Eurosystem monetary policy operations and intraday credit: 40,023,309,209 4. Assets accepted by the Bank of Greece as eligible collateral for emergency liquidity assistance to credit institutions : 145,092,790,656 5. Other off-balance-sheet items : 30,705,625,241 TOTAL OFF - BALANCE - SHEET ITEMS : 248,003,093,242 Si tratta di scritture fuori bilancio per un totale di quasi 250 miliardi di cui 145 – voce 4 – sono gli asset ELA, cioè titoli accettati dalla BNG, presentati dalle banche greche e valutati eligibili. A gennaio 2015 la voce 4 (ELA) era di 35 miliardi di euro, +300% in tre mesi !! In sintesi le banche greche presentano titoli di dubbio valore alla banca centrale, la quale in cambio presta euro dietro autorizzazione della BCE, ma i titoli (e i prestiti) non sono registrati in bilancio ma fuori!! I cittadini ritirano il denaro ottenuto dalle banche e lo trasferiscono in Svizzera (tanto denaro per i pochi che possono) o se lo tengono nel cassetto (poco denaro per i tanti che non possono fare altrimenti) Il trucco salta se la Grecia va in default, e la prima banca a “saltare” sarà la BNG e questo spiega (anche) l'attacco del capo della BNG al governo di Syriza dei giorni scorsi. E la BCE ha consentito il trucco del bancomat sempre pieno (e il trasferimento dei grandi patrimoni all'estero)  

Laudato Si', il manifesto di Papa Francesco

  " 109 - Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato. " Dall'Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune http://www.osservatoreromano.va/it/news/lettera-enciclica-laudato-si-  Subscribe in a reader

Obama sconfitto dal suo stesso partito

Una sconfitta così Obama non se la aspettava. Aveva chiesto ai membri del Congresso di votare una legge - Fast Track - che desse al Presidente USA i poteri per chiudere l'accordo TPP senza dover passare per il voto del Congresso stesso. Un modo per avere le mani libere, senza i condizionamenti dei gruppi sociali ed economici che si oppongono ai singoli capitoli del trattato. I Repubblicani gli avevano garantito l'appoggio - facendosi tramite delle potenti Corporates che rappresentano - mentre i Democratici - anche loro pressati dai sindacati e dalle miriadi di associazioni locali - hanno votato contro l'ampliamento dei poteri al loro Presidente.  il New York Times titola: Washington Dysfunction, With a Twist: Democrats Desert Their President http://www.nytimes.com/2015/06/13/us/politics/democrats-revolt-on-trade-bill-obama.html  mentre esultano le organizzazioni per i diritti civili e sociali Defeat of Fast Track Package Highlights Americans’ Concerns About More of the Same Trade Policy – Senate-Passed Bill NOT Adopte Statement of Lori Wallach, Director, Public Citizen’s Global Trade Watch http://www.citizen.org/pressroom/pressroomredirect.cfm?ID=5549  La sconfitta di Obama non pregiudica il percorso del TPP, ma lo rallenta e crea grande imbarazzo tra i governi coinvolti nell'accordo -  cugino del TTIP che interessa l'Europa - che dovranno affrontare le opinioni pubbliche interne più agguerrite che mai. Sarà stata una coincidenza, ma un piccolo merito per aver sconfitto lo strapotere di Obama potrà prenderselo anche Assange. Pochi giorni prima del voto del Congresso, Wikileaks ha diffuso alcuni testi segreti del TPP che riguardano le grandi industrie farmaceutiche ANNEX ON  TRANSPARENCY AND PROCEDURAL FAIRNESS FOR  PHARMACEUTICAL PRODUCTS AND MEDICAL DEVICES https://wikileaks.org/tpp/healthcare/  

Più tasse meno pensioni, la ricetta di Tsipras per campare qualche altro mese

Sul filo di lana imposto dai creditori della Troika, Tsipras sforna una bozza di accordo dove quello che conta sono le parole e non i numeri. I tecnocrati chiedevano alla Grecia di rinunciare alla prosopopea anti austerità, a prescindere dai numeri che, tutti sanno, sono il problema minore e più manipolabile della vicenda. Sembra che nella bozza di accordo il governo greco abbia accettato di aumentare l'IVA, introdurre altre tasse, eliminare agevolazioni e cambiare il sistema pensionistico. Domanda banale: era necessario cambiare governo e votare Syriza per fare un accordo del genere ? La risposta si potrà dare solo dopo aver conosciuto e valutato sia il contenuto che i retroscena dell'accordo. L'impressione è che si tratti più dell'ennesimo sotterfugio - conveniente a tutte le parti -  per rinviare i tempi di una decisione sul nodo vero della questione greca: tagliare i debiti (verso BCE, FMI e paesi euro) del 30-50% garantendo ai creditori un vero programma "lacrime e sangue", oppure dichiarare default,  uscire dall'euro e provare a riprendersi il proprio destino. Tsipras propende per la prima ipotesi, il cui corollario però spaccherebbe Syriza e lo costringerebbe a nuove elezioni con probabile sconfitta, ma in suo soccorso ha due alleati formidabili: il segretario al Tesoro USA Lew (e quindi Obama) e Mario Draghi, che sta tenendo in vita il governo greco grazie ai prestiti (a fondo perduto) che la BCE  concede alle banche greche. Entrambi hanno fatto capire che la soluzione greca deve passare necessariamente per un taglio dei debiti, o in conto capitale o con un ulteriore allungamento della durata dei prestiti (che già ora arrivano al 2050). Per i creditori sarebbe una soluzione migliore del default, ma politicamente aprirebbe una voragine nella costruzione politica europea, per come è stata costruita e gestita. La Germania ne pagherebbe le conseguenze finanziarie e politiche maggiori e i vantaggi che finora ha tratto dalla gabbia europea andrebbero a ridursi. Meglio accontentarsi di tirare a campare qualche altro mese.  

Il dilemma tedesco dopo la vittoria di Podemos in Spagna

  La vittoria di Podemos e la sconfitta di Rajoy (a cui nessuno credeva) hanno lasciato in profonda depressione tutti coloro che NON hanno voluto vedere i fenomeni sociali e politici degli ultimi anni, preferendo farsi chiudere gli occhi con le fette di prosciutto di Draghi e Junker. Segnalo un bell'articolo di Lucio Caracciolo su Repubblica.it : http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/26/news/spagna_polonia_l_onda_di_populisti_e_indignati_si_abbatte_sull_europa_in_crisi_ma_il_sogno_dell_integrazione_era_gia_anda-115273261/ Le elezioni amministrative in Spagna (quelle politiche sono a novembre) avranno un impatto immediato su tutti gli equilibri europei e in particolare sulla sorte che entro pochi giorni toccherà alla Grecia. L'esito della "trattativa" tra Troika (camuffata) e governo greco per consentire a quest'ultimo di onorare i pagamenti a favore del FMI era già molto incerto, anche se tutti pensavano che all'ultimo minuto si sarebbe trovato un accordo per "salvare l'Europa". Dopo il voto spagnolo gli scenari della trattativa Grecia -Troika cambiano, e rigettano la palla della decisione di cosa fare dell'euro nel campo tedesco, che si trova ad affrontare un dilemma di non facile soluzione. Accettare, da parte tedesca, una mediazione al ribasso sui vincoli della Grecia significa evitare la crisi nell'immediato ma favorire l'immagine vincente di Syriza, e quindi di Podemos, nella futura tornata elettorale spagnola. Un accordo oggi con la Grecia significa che anche la Spagna di Podemos e PSOE dopo le elezioni di novembre sarà legittimata a chiedere di rinegoziare gli impegni presi da Rajoy, il quale a sua volta per non perdere le elezioni farà certamente promesse a destra e a manca. La Germania, pur di non dare alcuna chance ad un simile scenario, ha una sola scelta: far precipitare subito la crisi greca per rendere evidenti a tutti gli altri paesi - compresa la Spagna - quali saranno le conseguenze di una rimessa in discussione degli accordi.La catastrofe greca innescata da un default e da un'uscita dall'euro servirà a far "ragionare" (intimorire) gli spagnoli, convincendoli a scegliere il PP di Rajoy: farete la fine della Grecia se sceglierete Podemos /Syriza. Il voto di Madrid e Barcellona "pesa" nell'immediato molto più di quanto appaia: paradossalmente la vittoria di Podemos riduce lo spazio di manovra negoziale di Tsipras e Varoufakis, e potrebbe indurre la Germania ad accettare subito i rischi e le perdite del Grexit per non incorrere in quelle, ben più pesanti, del Espexit. ... Senza sottovalutare l'incognita POLONIA.

Draghi contro Draghi

__________________________________________ Mario Draghi sembra aver cambiato idea: disegna scenari e lancia minacce sul destino della moneta unica. Sono passati i tempi del "whatever it takes", la difesa dell'euro a qualunque costo. Adesso - con un po' di ritardo - Mario Draghi ammette che "In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive", vanificando le politiche monetarie (QE) messe in atto dalla Banca Centrale. Draghi ha la memoria corta oppure recita la commedia di chi sta al potere senza ammettere le proprie responsabilità. Quando lanciò il famoso "whatever it takes" che lo fece acclamare come salvatore delle sorti europee, gli fu fatto notare da più parti che molti governi dai bilanci incerti e in procinto di campagne elettorali avrebbero usato il suo scudo per allentare i cordoni della borsa e garantirsi  facili promesse elettorali, aumentando le spese improduttive e rinviando le scelte di riduzione del debito : "tanto c'è lo scudo di Draghi". Se ne accorge solo ora, e lancia moniti e reprimende verso i governi che "non fanno le riforme" e quindi "rischiano di vanificare" gli sforzi della Banca Centrale !! Il senso di onnipotenza lo spinge a scagliarsi - non troppo velatamente - contro "un paese che approva la riforma del sistema pensionistico e poi cambia idea ogni anno, non ottiene alcun beneficio a breve termine".L'allusione alla Grecia di Syriza e alla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il blocco delle pensioni in Italia è evidente. 1) E' molto grave che il capo della BCE si permetta di attaccare le istituzioni di paesi membri, addossando loro la colpa del fallimento delle politiche economiche. 2) E' altrettanto grave che lo stesso Draghi, pur di difendere il proprio operato, lasci intravedere la possibilità di una rottura dell'area euro, dopo averla solennemente negata anche a  costo di favorire "l'azzardo morale" dei politici di qualsiasi schieramento. La fiducia in una moneta non può dipendere dalle affermazioni ondivaghe del suo banchiere. Draghi dovrebbe prendersela con se stesso, e con il suo eccesso di protagonismo politico - che non poggia su alcun mandato popolare - ma non ne ha il coraggio né la convenienza. Da un lato incita a fare più debiti (e più inflazione) dall'altro se la prende con chi i debiti non può pagarli. E nel frattempo in Grecia " .. what will happen? Athens will agree to pseudo-reforms, Europe will accept them, these will never be implemented, we will get tiny cash injections and then we’ll wait and see. Behind this plan lies a profound lack of trust in Greece’s politicians and its so-called elite. They believe that no one is really championing reforms and society is unprepared for big changes. What they’re probably thinking is that they should just let Greece stay in the eurozone, barely surviving, sending a cash injection every now and then to keep us going and avoid even worse problems. While this should come as a relief, it is also infuriating because I know what my country and its people are capable of when not dragging their feet in self-destructive introversion. I cannot bear the idea of Greece being treated as a small problematic state living on charity and fear. This is not to say that I would rather see Greece coming to a rift. There is another way and we Greeks will find it when the time comes." (Alexis Papachelas - Ekathimerini 24/5/2015)      

il DRAGHI DEBITO MONSTRE

  Il Sole 24 Ore rivela in un'inchiesta dettagliata la vera storia dei derivati sottoscritti dallo Stato italiano nei confronti di grandi banche internazionali. Il debito complessivo generato da quei contratti ammonta a circa 42 MILIARDI di EURO da pagare nei prossimi anni.  Ogni anno quei contratti costano ai cittadini italiani dai due ai tre miliardi di euro. Nessuno ha mai spiegato come e perchè quei contratti furono sottoscritti e con quali clausole. Sappiamo però che furono sottoscritti a metà degli anni '90, e che dal 1991 al 2001 il Direttore Generale del Ministero del Tesoro (l'organo tecnico responsabile di quei contratti) era Mario Draghi, che dal 2002 diventò responsabile Goldman Sachs Europa. A detta degli esperti consultati dal Sole 24 Ore, i derivati sottoscritti dal Tesoro hanno clausole strane e di cui non si comprende la convenienza per lo Stato italiano, pur tenendo conto delle difficili condizioni di mercato per i titoli pubblici di quegli anni. "...al nostro giornale risulta che la Repubblica Italiana abbia ceduto il diritto a entrare in swap che si sarebbero aperti 15 / 20 anni dopo (e, come detto, sarebbero poi rimasti aperti per altri decenni), un orizzonte temporale inverosimilmente lungo ... Sembra una scelta dettata da una fede nella profezia più che da una previsione analitica .." Dato l'enorme interesse pubblico su questa vicenda, (42 miliardi di euro, oltre i circa 10 già pagati) sarebbe necessario che l'inchiesta del sole24ore fosse portata sul tavolo di qualche magistrato, e fatta propria da qualche forza politica in Parlamento. Chi ha valutato e autorizzato quei contratti oggi siede su una poltrona molto più grande e dove i danni che si possono generare da "errori" finanziari sono su scala globale. E' quanto sta accadendo con il QE e i tassi sottozero, giustificati dalla necessità di aiutare l'economia e che stanno invece creando speculazione e distorsione sui mercati, tanto da far dire agli esperti che "la BCE sta guidando al buio, e a fari spenti". E chi c'è al volante ?

Tutto è pronto per l'uscita della Grecia dall'euro

  Draghi ha sottoposto a Varoufakis le linee guida predisposte dalla Banca Centrale Europea per un'uscita “controllata” della Grecia dall'euro: ci sarà un doppio binario nel sistema dei pagamenti con l'introduzione dello IOU (una promessa di pagamento) negli scambi interni, una sorta di pre-Dracma. Lo IOU sarà di fatto svalutato (20 o 40% ?) rispetto all'euro (anche se formalmente potrebbe essere introdotto con un cambio 1:1 per essere immediatamente svalutato), saranno bloccate le transazioni in euro interne ed esterne per i privati cittadini , mentre l'uso dell'euro nelle transazioni internazionali sarà consentito solo alle banche e a determinate condizioni. I crediti Target2 delle banche europee saranno svalutati di conseguenza, così come i titoli di stato acquistati dalla BCE, la quale sarà rimborsata delle perdite (almeno 60 miliardi di euro) da parte dei governi dei paesi membri dell'euro. Resta da vedere di quanto e come saranno svalutati i crediti dei paesi che hanno prestato i soldi alla Grecia, perché le ricadute contabili ( e politiche) sui bilanci dei paesi creditori dovranno essere accollate ai contribuenti (maggiori tasse). La soluzione prevede che i creditori istituzionali extra UE (tipo Fondo Monetario Internazionale) siano rimborsati al 100% (forse ci sarà una rinegoziazione delle scadenze) La Grecia non uscirà formalmente dall'eurozona, ma potrà beneficiare del DOPPIO BINARIO fino a quando ne saranno verificate le condizioni e le convenienze. E magari anche con un governo greco diverso.  Il piano è pronto, ma restano da curare gli ultimi “dettagli” prima di renderlo pubblico e operativo.   

Casino' Cina, tutti esperti di BORSA

  I mercati azionari cinesi - Hong Kong, Shanghai, Shenzhen - hanno raddoppiato le quotazione in 10 mesi. Ogni settimana in Cina si aprono circa 6 milioni di conti per fare trading, e circa il 75% di questi nuovi "Traders" non ha un livello di istruzione sufficiente a comprendere cosa sta facendo. La febbre della ricchezza facile ha contagiato anche i minorenni. Non è necessario avere i soldi per speculare in borsa, grazie al meccanismo della "marginazione", il denaro viene preso in prestito dalle banche o dai brokers e il gioco e' fatto, perché a fine giornata il rialzo dei titoli consente di restituire il prestito e guadagnare la differenza, perchè qualcuno disposto a comprare a prezzi crescenti lo si trova di sicuro. Ma oggi le autorità cinesi, China Securities Regulatory Commission, consapevoli o meno di quanta benzina aggiungono al fuoco, hanno deciso di consentire le "vendite allo scoperto" (short selling), un meccanismo che permette di vendere le azioni senza averle prima acquistate. Lo short selling fa guadagnare quando (se) il valore del titolo azionario scende di prezzo. L'annuncio dato dalle autorità di mercato cinesi ha creato lo scompiglio sui mercati finanziari mondiali, fino ad ora ben felici di vedere la bolla speculativa cinese gonfiarsi a dismisura. La paura è che il gioco al rialzo possa incepparsi e provocare una valanga di vendite di realizzo, accentuata dalla spinta speculativa di chi venderà allo scoperto per guadagnare dal ribasso. Il governo centrale dovrà sicuramente intervenire per correggere la rotta, ma potrebbe non essere sufficiente.  Un calo incontrollato delle Borse cinesi sarebbe un cataclisma sociale di notevole portata, proprio a causa della euforica diffusione della febbre speculativa negli strati sociali medio bassi. Credersi ricchi e ritrovarsi poveri, come al Casinò. Le responsabilità maggiori delle decisioni di politica economica sono di Li Keqiang, il quale dopo aver cercato circa un anno fa di favorire il rialzo della borsa anche con "incentivi" più o meno ortodossi, si è trovato di fronte al dilemma : lasciar andare la febbre rialzista oltre ogni plausibile livello e aspettare il tonfo, oppure intervenire prima che sia troppo tardi, correndo un rischio calcolato. A questa seconda ipotesi sembra appartenere l'intervento di oggi, ma le prime reazioni non sembrano avvalorarne il successo.    

Non si accettano scommesse sulla GRECIA

    Perché i bookmakers non accettano più scommesse ? Forse perché l'esito è scontato ... oppure perché sanno quello che altri non sanno ? No More Bets On Grexit Bookmakers William Hill have closed their markets on whether Greece will leave the Eurozone during 2015 and on which country would be first to leave the Eurozone. 'Greece had been heavily backed down ro 1/5 to be the first to quit the Eurozone, and we'd also been shortening the odds for Greece to leave during 2015. They'd come down from 5/1 to 3/1.' said William Hill spokesman Graham Sharpe, 'It is now looking increasingly likely that they could begin the process of departing very shortly' 'Noone is interested in backing Greece to stay in the Eurozone until the end of the year, so we decided to pull the plug on the markets until either the decision to leave is taken, or the crisis point passes and a plan is put in place enabling the country to remain in' added Sharpe.  

La California è un'emergenza planetaria

      L'orto degli Stati Uniti non ha più acqua. Le precipitazioni invernali sono state scarse, e la neve sulle montagne dell'entroterra si è già sciolta. E' stata emanata una legge per tagliare del 25% il consumo di acqua per uso domestico, pubblico e agricolo, ma è solo un palliativo per allungare l'attesa. La mappa della USDA mostra che la percentuale di territorio in categoria D4 (siccità eccezionale) è raddoppiata in un anno ed ora interessa il 44% del territorio. La siccità in California è il simbolo del cambiamento climatico globale o è solo una fluttuazione secolare ? Quanto incide l'inquinamento di gran parte dell'Asia (Cina e India in primis) ?, e l'utilizzo di acqua per estrarre gas e petrolio con le tecniche di fracking ?, e un sistema agricolo / sociale cresciuto nell'illusione che l'acqua è eterna e senza costi ? In ogni caso l'acqua sta per finire e le conseguenze economiche, culturali e antropologiche di quanto sta accadendo in California saranno un evento da studiare e discutere per i prossimi decenni.

Dalla TROIKA al DIRETTORIO

Il principale sponsor di Draghi presso l'opinione pubblica italiana, Eugenio Scalfari, ci informa su La Repubblica del 22 marzo in merito alla nascita della ennesima "istituzione" europea: Il DIRETTORIO. Si tratta di una creatura non ancora battezzata e nata in modo clandestino, come lo stesso Scalfari racconta: "... A quel punto i membri che non appartenevano all’Eurozona se ne andarono e i diciannove Paesi che condividono la stessa moneta affrontarono il caso greco. Prima però il presidente del Consiglio europeo propose e tutti accettarono la nomina di un comitato ristretto che si incontrasse con il premier greco che già attendeva in un’altra sala. Il comitato ristretto fu nominato e di esso fanno parte il presidente del Consiglio europeo, la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese François Hollande, il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente dell’Eurogruppo e il presidente della Commissione Juncker.L'Europa con un improvviso salto nella procedura ha dunque eletto un direttorio che resterà in carica in permanenza fino a quando il caso greco non sarà interamente risolto e anche dopo, provocando però un palese malcontento in alcuni stati che pensavano di farne parte e ne sono invece esclusi. Il più irritato è il nostro Renzi, che mira ad avere un forte peso sulla politica economica europea. Quel peso non c'è, anche perché è Mario Draghi a tenere i cordoni della borsa ed è Draghi che, attraverso lo strumento monetario, è in grado di indicare le riforme da portare avanti, la politica del debito pubblico di vari Paesi e la flessibilità che l'Europa concede a certe condizioni agli stati che la richiedono. "  Il presidente del Consiglio europeo è colui che presiede e coordina i lavori del Consiglio europeo. L'attuale presidente è il polacco Donald Tusk (scade a giugno :). La Cancelliera Merkel, si sa chi è (!); Il presidente francese F. Hollande, sia sa chi è (?); Il presidente della BCE M. Draghi, si sa chi è (!!); Il presidente dell'Eurogruppo: Jeroen Dijsselbloem è un politico olandese del Partito del Lavoro (PvdA) (??) ; il presidente della Commissione Juncker, si sa chi è (!?)  Le funzioni del neonato DIRETTORIO (che nessuno ha eletto, come erroneamente pensa Scalfari) non sono ancora chiare, ma si possono immaginare come quelle di un "comitato sovranazionale", "extraparlamentare" ed "extraognicosa", da utilizzare a piacimento in qualsiasi situazione.  Con evidente compiacimento, Scalfari ci informa che il vero boss del Direttorio è Draghi, perché è quello che stampa i soldi e decide a chi darli, e soprattutto non ha elettori che possano mandarlo a casa prima del termine - lontano - del 2019. Il Direttorio ha già minacciato risolto i dubbi di Tsipras e Varoufakis, rendendo non necessario il lavoro della TROIKA.        

Il fallimento di Xi Jinping

Il dodicesimo congresso del Partito Comunista Cinese prende atto del fallimento delle promesse di Xi Jinping.  L'economia rallenta (le cifre ufficiali non riescono a nascondere le dimensioni della crisi), i debiti delle imprese e delle amministrazioni locali aumentano, la lotta alla corruzione nasconde le lotte di potere interne al partito, e la "grande campagna contro l'inquinamento" censura un video contro l'inquinamento. Il Wall Street Journal pubblica una catastrofica previsione. Ma anche la censura inizia a non funzionare come si deve, se è vero che questo video - Under the Dome di Chai Jing - è stato visto da almeno 100 milioni di cinesi prima di essere bloccato. "Un giorno lascerò questo mondo, ma mia figlia vivrà ancora su questo pianeta. È per questo che me ne preoccupo. Ecco perché lo guardo allo stesso modo in cui guardo voi. Ecco perché lo proteggerò come proteggo voi."     PaginaInizio.com   z35W7z4v9z8w