Grecia, un rinvio mascherato da accordo

  Perché il vertice che doveva essere risolutivo per concedere tempo alla Grecia ha partorito un finto accordo di 4 mesi che in realtà sono solo 2 giorni ? Cosa potranno cambiare due giorni in più di tempo ? Quali miracolose "riforme" potranno essere inventate nel week end in modo tale che il lunedì la Commissione Europea dia il suo assenso alle nuove proposte di Tsipras ? Quali indicibili minacce o lusinghe saranno messe sul tavolo dove, in teoria, si giocano i destini dell'Europa ? Nel braccio di ferro tra Troika e Grecia finora hanno perso coloro che nutrivano speranze di verità e trasparenza, con buona pace di Varoufakis. Le sceneggiate del passato vanno ancora di moda a Bruxelles.  

Grecia, Ucraina, Medio Oriente

Grecia, Ucraina e Medio Oriente non hanno fattori comuni diretti, ma simboleggiano tre epicentri di altrettante crisi internazionali che rischiano di implodere contemporaneamente. La GRECIA è il simbolo della crisi europea. Il voto di domenica dovrebbe sancire la vittoria di Tsipras e del movimento Syriza. I greci diranno che i debiti non sono disposti a pagarli, che sotto il tallone della Troika non hanno futuro e che sono pronti a sfidare la Germania e la BCE, "vediamo chi cede per primo".   L'Ucraina è il terreno di battaglia dello scontro USA - Russia. Putin deve cercare di forzare i tempi, perchè il tempo gli gioca a sfavore e la crisi economica interna, aggravata dal calo del prezzo del petrolio, rischia di indebolirlo sul fronte interno. L'Ucraina non sta messa meglio, l'escalation è inevitabile e imprevedibile.    Il Medio Oriente è una faglia tellurica in movimento. La morte del re saudita, a pochi giorni dal ribaltone sciita in Yemen e lo scontro Iran Israele in Siria si combinano con l'improvviso crollo del prezzo del petrolio. In molti, ad iniziare dagli USA e dalla Russia, avrebbero interesse ad una guerra in Medio Oriente che faccia risalire il prezzo dell'oro nero. 

Mr Draghi, se tu fai QE noi facciamo ....BYE

Immaginate una zona dell'Africa devastata dalle carestie e dalla povertà. Immaginate che qualcuno prometta di inviare un grande quantitativo di generi alimentari alle popolazioni di quelle zone. Immaginate la carovana di camion stracolmi di pacchi e sacchi. Immaginate l'arrivo della carovana nel piazzale polveroso dell'accampamento dove decine di migliaia attendono i viveri. Immaginate che dai camion iniziano le operazioni di scarico  e una moltitudine di persone si spinge, si picchia, si travolge per guadagnare le posizioni più favorevoli vicino ai camion e afferrare i sacchi di farina e quant'altro. Dopo pochi attimi vi rendete conto che un manipolo di energumeni armati si accaparra la quasi totalità degli aiuti scaricati. Gli energumeni si fanno strada con la forza (non hanno sofferto la fame e gli stenti) e non lesinano bastonate a chi cerca di ricevere il tanto desiderato aiuto alimentare. Questa è la metafora del QE - già sperimentato da Bernanke (lui lanciava i soldi dall'elicottero), dalla Yellen, da Carney e dal banchiere di Abe (si chiama Kuroda ma è insignificante e nessuno ne conosce il nome). Ora tocca a Mr Draghi lanciare i soldi ad una moltitudine bisognosa, ma i posti migliori per arraffare tutto li hanno già prenotati i soliti potenti. Come difendersi dall'ennesimo sopruso, mascherato da intenti nobili e salvifici ? Nel solo modo che la dignità umana ci consente: non partecipare, non prestarsi al ricatto. Per questo, Mr Draghi, più voi iniettate denaro fasullo nel sistema e più noi ridurremo le spese e i consumi, preferiremo tenere i risparmi sotto il mattone anzichè comprare titoli di stato di paesi ultraindebitati che non pagano più interessi (anzi, per acquistare la loro monnezza pretendono di essere pagati). Gli esperti finanziari diranno che un simile atteggiamento è stupido e improduttivo, ma non presteremo ascolto. Con le debite proporzioni, più Draghi regala denaro ai soliti sopraffattori e speculatori, più noi ci defileremo dalla ressa.  Good bye, Mr QE.  Forse un giorno anche gli economisti di corte si accorgeranno che la cattiva depressione è figlia di pessimi banchieri.

DRAGHI affonda l'Euro e la Svizzera esce dal gioco

La mossa della banca centrale svizzera di abbandonare il legame di cambio franco/euro ha fatto tremare i mercati finanziari, con conseguenze ancora tutte da valutare. I motivi sono molteplici:  I cambi tra le monete “più importanti” sono un elemento di equilibrio delicatissimo, per le quantità di denaro enormi scambiate (5 trilioni di dollari al giorno) e per le conseguenze sulle economie dei singoli paesi (ricadute sulle importazioni ed esportazioni di merci e servizi, e sui guadagni / perdite delle speculazioni finanziarie). L'oscillazione violenta del cambio euro / franco svizzero equivale ad una scossa tellurica dell'ottavo grado.Draghi aveva basato una buona parte della sua strategia QE sul fatto che gli svizzeri avrebbero continuato a comprare euro per difendere il cambio ad 1,20. Era come se la Svizzera avesse adottato l'euro come propria moneta nazionale, mentre ora ne è uscita e può fare quello che vuole. Per Draghi si tratta di uno smacco politico notevole, una quasi rottura dell'euro: se gli svizzeri non sono più disposti a sopportare i costi della difesa della moneta unica (60 miliardi di euro), perchè dovrebbero esserlo i tedeschi ? La campagna elettorale in Grecia si gioca sulla paura di “essere cacciati dall'euro”. I tecnocrati europei usano questa carta a favore di Samaras contro Syriza, ma l'uscita della Svizzera dimostra che dopotutto “si può fare”, se i costi della permanenza nell'euro superano i vantaggi. Tra pochi giorni Draghi dovrebbe annunciare l'avvio del QE (acquisto di titoli di Stato dei paesi europei pagati con moneta stampata dalla BCE) come manovra salvifica dell'economia europea e dell'euro. Ora circolano voci sul fatto che a comprare i titoli non sarebbe la BCE bensì le banche nazionali, nella misura che ciascuna di esse riterrà possibile. Se la voce è vera si tratta di un ulteriore passo verso il disconoscimento dell'euro e l'inizio di una divergenza tra le politiche monetarie dei singoli paesi. In altre parole si prefigura un ritorno a “prima della BCE”. Sembra che nel programma QE i titoli di stato della Grecia non saranno acquistabili dalla BCE (troppo rischiosi): se questa voce sarà confermata si tratta di una ulteriore ammissione dell'uscita della Grecia dall'Euro. Draghi ha salvato l'euro o lo ha messo in trappola ? https://www.bancafucino.it/Carta-conto-famili/   

La Grecia NON vuole pagare i debiti

Le elezioni in Grecia hanno preso il sopravvento, dopo che la Merkel ha ventilato la possibilità di una uscita della Grecia dall'euro, e sono diventate una battaglia all'ultimo azzardo: "dall'Euro non si esce", proclamano i burocrati di Bruxelles, esasperando la rabbia di chi si sente in trappola e privato della possibilità di scegliere in democrazia. "Vi cacceremo dall'euro, se non pagate i debiti" tuona la Germania della Merkel, ma molti pensano che sia un bluff per spaventare i greci e spingerli a votare il filotedesco Samaras. I banchieri non stanno a guardare, e mandano giù i mercati finanziari per avvisare sia una parte che l'altra che non si scherza con loro, che gli speculatori amano i "rischi calcolati" (grazie ai soldi stampati da Yellen e Draghi) ma non i salti nel buio tipo Lehman Brothers. I Greci che voteranno Tsipras e compagni hanno idee più pragmatiche: "restiamo nell'euro, ma senza debiti da pagare". E' quello che Mario Draghi aveva indirettamente promesso tre anni fa, ed è quello che va ripetendo nella stanze della BCE: il debito greco è insostenibile, a prescindere dai tassi di interesse. O i creditori rinunciano alla loro parte a favore di un abbattimento del debito greco o saranno guai per tutti. Questa posizione è il risultato di quello che si palesava dietro l'azione dei Banchieri Centrali (Bernanke-Yellen, Kuroda, Carney e Draghi): il rischio che tassi a zero e denaro facile potesse far salire l'asticella dell'azzardo. Perché pagare i debiti ? Chi pagherebbe di più le conseguenze di crisi finanziarie al buio ? Chi ha più da perdere, i banchieri di Wall Street e Francoforte o i tassisti e gli agricoltori greci ? Se i greci non pagano i debiti, perché dovrebbero farlo gli spagnoli, i portoghesi, i francesi o gli italiani? Come verrebbero ripartite le perdite del debito greco sui cittadini del resto dell'area euro? Da cosa è garantito il debito greco nei confronti dei suoi creditori?        

La MERKEL inizia la campagna elettorale in GRECIA

Come era prevedibile la Merkel ha dato il via alla vera campagna per le prossime elezioni in Grecia. Lo ha fatto senza retorica e perifrasi, con la pragmaticità teutonica che la contraddistingue: l'uscita della Grecia dall'Euro non è più un tabù e l'unione a tutti i costi non è un valore vincolante. Quindi se i Greci scelgono Syriza, che chiede la rinegoziazione del debito, avranno come risposta la cacciata dall'euro, sprofonderanno nelle fiamme dell'inferno dei FALLITI e i loro debiti rimarranno ESIGIBILI, ovviamente ancorati al cambio dell'euro-marco. L'uscita della Merkel, sostenuta dall'intera opinione pubblica tedesca, punta a togliere a Syriza l'arma principale di ricatto verso l'Europa: la cancellazione di gran parte del debito nominale greco è necessario per salvare l'Europa e la moneta unica. Fino ad oggi quest'arma, la paura della dissoluzione dell'euro, ha funzionato creando un precario equilibrio di richieste di "rigore" e di allentamenti progressivi. La campagna politica di Tsipras è basata su questo equilibrio precario: non siamo noi greci a voler uscire dall'euro, ma se ci costringete ... Questa tattica aveva il suo presupposto che dall'altra parte il fronte dell'Euro a tutti i costi (che ha Mario Draghi come leader indiscusso) avrebbe finito con il concedere qualcosa. Se invece viene meno la paura del salto nel buio del GREXIT, le armi di Syriza si spuntano a favore dello schieramento dell'attuale governo Samaras. Ora si gioca a carte scoperte. Se la Grecia può uscire dall'euro, perché altri Stati non potrebbero fare altrettanto ? La risposta di Tsipras potrebbe essere: se la Grecia non paga i debiti e viene cacciata dall'euro, troverà Putin e l'Unione Eurasiatica pronti ad accoglierla ... Il porto del Pireo sarebbe affollato di navi russe e cinesi ...

Draghi non è un politico?

Mario Draghi, che si dice pronto ad inondare l'Europa di denaro facile (per i pochi fortunati), afferma di non essere un "politico" e pertanto non è interessato alla carica di Presidente della Repubblica italiana che Napolitano lascerà vacante tra poco. Mario Draghi ha ragione: i politici in Europa non contano quasi nulla, perché le vere scelte oggi le fanno i tecnocrati, nazionali e sovranazionali, che non partecipano alla farsa delle elezioni manipolate e delle battaglie in bicchieri d'acqua. Mario Draghi non ha bisogno di chiedere il consenso elettorale per decidere le sorti della moneta europea (e quindi delle economie e dei rapporti sociali nei paesi euro): si sente investito ed illuminato dall'alto e tuttalpiù può chiedere l'opinione di altri banchieri, anch'essi liberi dai condizionamenti della "politica". Mario Draghi tra meno di un mese deve iniziare la sua missione salvifica (QE) che consiste nel CREARE INFLAZIONE per "STIMOLARE la CRESCITA", cioè aumentare la tassazione reale a carico dei cittadini a favore degli Stati indebitati che utilizzeranno il denaro stampato dalla BCE per aumentare i loro debiti e perpetuare le politiche economiche nazionali dimostratesi inutili, improduttive ma funzionali al mantenimento del potere. Mario Draghi ha scelto di pronunciare il suo "rifiuto" alla Presidenza italiana a tre settimane dal voto in Grecia: in tal modo Draghi avvisa i politici che quel voto è inutile, chiunque vinca e che la BCE accoglierebbe con favore anche una eventuale vittoria di Syriza, anzi ... Mario Draghi non deve spiegare a nessuno (e non spiega) perché i duemila miliardi di euro stampati e regalati alle banche per comprare titoli di debito italiano o spagnolo o francese non hanno prodotto alcun cambiamento nelle economie di quei paesi, anzi ... Mario Draghi non deve chiedersi (e spiegare) per quale motivo in Giappone il QE ultras di Abe ha fallito, e il QE di Bernanke-Yellen in USA altrettanto (se si depura la favola dalla realtà di un debito pubblico USA cresciuto fino a 18 trilioni di dollari, di una working class scomparsa e di un tasso di ineguaglianza sociale malcelato). Mario Draghi non deve chiedersi perché l'economia europea non chiede prestiti a tasso zero, e come sia possibile che lo stato italiano (il cui debito pubblico viaggia al 150% del PIL) paga interessi inferiori a quelli degli Stati Uniti o della Gran Bretagna, o che le banche europee nascondano ancora buona parte dei loro bilanci, anche grazie a quegli ABS che lui vorrebbe comprare ... Mario Draghi, in compagnia degli altri banchieri centrali, non verrà mai sfiorato dal dubbio che l'economia mondiale soffra delle scelte monetarie delle ultimi 20 anni e che la DEFLAZIONE sia l'effetto combinato di un indebitamento elevato e di tassi di interesse sottozero. Mario Draghi non sa che il denaro lanciato dall'elicottero non finisce mai nelle tasche di chi ne avrebbe bisogno ma in quelle di chi è più potente, violento e ricco per accaparrarsi la manna che scende dal cielo. Mario Draghi non è un "politico": lui i politici li tiene in pugno.

ABE, la farsa della democrazia

Il Giappone vota per incoronare il metodo ABE - ABENOMICS - in quelle che saranno le elezioni con il minor afflusso di elettori nella storia giapponese. La Camera Bassa è stata sciolta un mese fa da Abe per consentirgli di chiedere ai giapponesi : "se volete che NON vi aumento le tasse sul consumo (IVA) votatemi". I giapponesi risponderanno alla chiamata di Abe in modo scontato, ma con una astensione record, che potrebbe sfiorare il 45%. Già nelle elezioni vinte da Abe nel 2012 si era verificato un forte calo di votanti (da circa 70 milioni a 58). Il voto giapponese sarà una ulteriore dimostrazione della divergenza tra politica e società, che riguarda tutti i continenti dall'Europa all'Asia passando per l'America. Il fenomeno della "inutilità" della democrazia, cioè della partecipazione e della scelta, in un sistema globalizzato ed uniforme di manipolazione, imposizione del consenso, controllo e repressione poliziesca, scelte economiche improntate alla distruzione del lavoro, al sequestro del risparmio, alla massimizzazione dei profitti e delle rendite. L'astensione non è certo un fenomeno consapevole ed organizzato, ma la risposta crescente ed inconsapevole ad una domanda banale: "perché chiedermi di votare, se le decisioni sono state già prese ed imposte ?". Come ha fatto Abe in Giappone, prima rinviando l'aumento delle tasse (necessario a limitare la crescita del gigantesco debito pubblico giapponese sotto il 250% del PIL) e poi chiamando gli elettori a rafforzare la sua decisione. E in ogni caso, prima che fossero evidenti i segni del fallimento della ABENOMICS: dopo due anni di "stimoli" (quelli che Draghi vorrebbe importare in Europa) l'economia è in recessione, le aziende chiudono ad un ritmo crescente, la corruzione e l'apatia dilagano. Meglio votare subito, anche se in pochi, prima che anche questi se ne accorgano.    

Perché le scelte di DRAGHI aggravano la crisi europea

Cadere dal primo piano di un edificio è molto rischioso e comporta nella migliore delle ipotesi gravi ferite. Cadere dal terzo piano è ancora più rischioso e con un'alta probabilità di decesso. Dal quinto piano in poi la morte è certa. I capi delle banche centrali dei paesi più potenti - FED, BCE, BoJ, BoE - hanno da tempo attuato politiche di "stimolo" con tassi a zero a tempo indefinito, immissione di moneta non coperta, acquisto di titoli di Stato (la BCE non direttamente ma per il tramite delle banche commerciali). Così facendo hanno favorito le attività speculative da un lato e hanno innalzato il livello di azzardo sia dei mercati che dei governi degli Stati indebitati dall'altro. Perché ridurre il debito pubblico italiano se Draghi promette che farà qualsiasi cosa per salvare l'euro ? Non c'è bisogno di essere economisti di Harvard per capire che negli ultimi anni le politiche monetarie hanno solo spostato su un piano più alto il rischio di caduta, senza rimuovere le cause di fondo di un sistema economico squilibrato e indebitato e anzi accrescendo il debito degli stati più indebitati ad un livello di bancarotta effettiva. Il debito divora le risorse necessarie a mantenere un livello "sano" di sviluppo e crea un meccanismo perverso - per generare 1 euro di ricchezza è necessario indebitarsi per 1,5 euro. La promessa di Draghi di "quantitative easing" equivale a portare il piano di caduta dal terzo al quinto.  (segue)

ITALIA: con Renzi come la Bulgaria

L'agenzia di rating S&P declassa l'Italia di Renzi a BBB-,  paese quasi a rischio di insolvenza, stesso livello attribuito alla Bulgaria e alla Romania. Le riforme di Renzi non impressionano gli analisti di Standard & Poor's, che invece ritengono che il debito del Paese continuerà a crescere, come la disoccupazione, in un quadro economico stagnante. Eppure la notizia del declassamento dell'Italia NON fa notizia. In altre epoche ci sarebbero stati titoloni e allarme sui tassi dei titoli (e quindi del debito) pubblici. Merito di Draghi, che con i suoi annunci di acquistare titoli anche molto rischiosi come quelli italiani ha praticamente azzerato l'effetto del rating delle agenzie internazionali. Perché anche se i titoli italiani sono rischiosi c'è comunque qualcuno (la BCE con i soldi pubblici dei cittadini europei) che è disposto a comprarli. Quindi il rating è ininfluente e questo consente all'Italia di disinteressarsi del debito e della sua solvibilità. Entro un paio di anni il rapporto Debito/PIL sarà al 150% e se ci saranno elezioni anticipate andrà anche oltre, perché Renzi non le vuole perdere ed è disposto a fare di tutto, con i soldi dei contribuenti (anche quelli tedeschi).

Perché Draghi parla attraverso Scalfari?

Eugenio Scalfari si vanta da tempo dell'amicizia di Mario Draghi, e si vanta di averne spesso anticipato le mosse salvifiche in difesa dell'Euro-pa.  Questa domenica si è superato, avvisandoci che Draghi è molto preoccupato del fatto i greci possano votare liberamente dando la maggioranza a Tsipras di Syriza. "I sondaggi danno in testa Tsipras che guida il suo partito Syriza, ma una sua vittoria porterebbe con sé una situazione di estremo pericolo per l'Europa e per la moneta comune perché Tsipras è deciso a ripudiare sia l'euro sia l'Europa." Ma Draghi, ci informa Scalfari, ha pronta la contromossa: stampare moneta per garantire i debiti degli Stati europei tipo Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Francia, e quanti altri ancora. In tal modo i cittadini Greci saranno riconoscenti all'Europa di Juncker e Merkel e NON voteranno per Syriza. Anche i cittadini italiani saranno ben contenti di NON dovere più preoccuparsi del debito pubblico, e il primo tra tutti sarà Renzi, che sta antipatico a Scalfari NON perché abbia strategie alternative, ma solo per narcisismo e calcoli elettorali. Renzi vuole andare alle elezioni regalando pacchi di 80 euro a tutti. Euro stampati da Draghi ma senza che lo si dica in giro, altrimenti lui (Renzi) che figura farebbe, gli italiani potrebbero convincersi ancora di più che non serve andare a votare, tanto i politici non contano nulla, se non per rubare! Dunque i Greci sono avvisati: potranno andare a votare SOLO se la Germania consentirà a Draghi di accollare alla BCE i debiti degli Stati e anzi, aggiunge Scalfari, anche i debiti delle grandi aziende private europee che si finanziano emettendo titoli di debito.  "Di fatto si tratta di quella europeizzazione del bilancio e di quella garanzia dei debiti sovrani della quale ha parlato Draghi che con Juncker ha contatti molto frequenti." Juncker consente alle multinazionali europee di evadere le tasse, Draghi accolla alla BCE i debiti delle stesse multinazionali. Grazie Scalfari per tenerci aggiornati sul Draghi - pensiero.        

E' in arrivo la tassa Draghi

Draghi ha annunciato che la BCE "farà quello che deve fare" per alzare l'inflazione in Europa, perché è troppo bassa e rischia di creare nei cittadini l'abitudine ad avere prezzi stabili o addirittura in decrescita. Cioè la stabilità dei prezzi (e quindi del potere d'acquisto) è un rischio, secondo Draghi e i krugmaniani, che bisogna combattere con ogni mezzo. Per questo comprerà i titoli ABS emessi da banche e finanziarie di ogni sorta, pagandoli con i soldi stampati dalla BCE, in modo da far scendere i tassi (già prossimi allo zero) per invogliare la gente ad indebitarsi per consumare di più e quindi far aumentare i prezzi. Questo schema è stato già applicato in Giappone con effetti disastrosi, senza resuscitare l'economia ma garantendo al governo di poter continuare ad indebitarsi oltre il 250 % del PIL, perché i tassi sono a zero e se l'inflazione è al 1% significa che c'è ancora margine per indebitarsi, perché l'inflazione è una tassa sui risparmi e sui redditi dei lavoratori e pensionati, e siccome mettere tasse dirette è impopolare, meglio tassare con l'aumento dell'inflazione. Poco importa se nessuno ha dato a Draghi e alla BCE l'autorizzazione a tassare i cittadini europei. I banchieri non sono abituati a chiedere il permesso. La speculazione festeggia, perché con i soldi di Draghi e l'evasione di Juncker i guadagni sono assicurati.    

Le banche favoriscono la disonestà

Un esperimento svolto da alcuni ricercatori dell'Università di Zurigo dimostrerebbe quello che la gente comune pensa da centinaia di anni. La cultura d'impresa del sistema bancario favorisce i comportamenti disonesti, anche se i dipendenti delle banche non sarebbero di per sé più disonesti di quelli di altri settori. http://www.mediadesk.uzh.ch/articles/2014/unternehmenskultur-in-der-bankenindustrie-beguenstigt-unehrliches-verhalten_en.html