Laudato Si', il manifesto di Papa Francesco

 

" 109 - Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato. "

Dall'Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune

http://www.osservatoreromano.va/it/news/lettera-enciclica-laudato-si-

 Subscribe in a reader

Obama sconfitto dal suo stesso partito

Una sconfitta così Obama non se la aspettava. Aveva chiesto ai membri del Congresso di votare una legge - Fast Track - che desse al Presidente USA i poteri per chiudere l'accordo TPP senza dover passare per il voto del Congresso stesso. Un modo per avere le mani libere, senza i condizionamenti dei gruppi sociali ed economici che si oppongono ai singoli capitoli del trattato.

I Repubblicani gli avevano garantito l'appoggio - facendosi tramite delle potenti Corporates che rappresentano - mentre i Democratici - anche loro pressati dai sindacati e dalle miriadi di associazioni locali - hanno votato contro l'ampliamento dei poteri al loro Presidente. 

il New York Times titola: Washington Dysfunction, With a Twist: Democrats Desert Their President

http://www.nytimes.com/2015/06/13/us/politics/democrats-revolt-on-trade-bill-obama.html

 mentre esultano le organizzazioni per i diritti civili e sociali

Defeat of Fast Track Package Highlights Americans’ Concerns About More of the Same Trade Policy Senate-Passed Bill NOT Adopte

Statement of Lori Wallach, Director, Public Citizen’s Global Trade Watch

http://www.citizen.org/pressroom/pressroomredirect.cfm?ID=5549

 La sconfitta di Obama non pregiudica il percorso del TPP, ma lo rallenta e crea grande imbarazzo tra i governi coinvolti nell'accordo -  cugino del TTIP che interessa l'Europa - che dovranno affrontare le opinioni pubbliche interne più agguerrite che mai.

Sarà stata una coincidenza, ma un piccolo merito per aver sconfitto lo strapotere di Obama potrà prenderselo anche Assange.

Pochi giorni prima del voto del Congresso, Wikileaks ha diffuso alcuni testi segreti del TPP che riguardano le grandi industrie farmaceutiche

ANNEX ON  TRANSPARENCY AND PROCEDURAL FAIRNESS FOR  PHARMACEUTICAL PRODUCTS AND MEDICAL DEVICES

https://wikileaks.org/tpp/healthcare/

 

Più tasse meno pensioni, la ricetta di Tsipras per campare qualche altro mese

Sul filo di lana imposto dai creditori della Troika, Tsipras sforna una bozza di accordo dove quello che conta sono le parole e non i numeri. I tecnocrati chiedevano alla Grecia di rinunciare alla prosopopea anti austerità, a prescindere dai numeri che, tutti sanno, sono il problema minore e più manipolabile della vicenda.

Sembra che nella bozza di accordo il governo greco abbia accettato di aumentare l'IVA, introdurre altre tasse, eliminare agevolazioni e cambiare il sistema pensionistico. Domanda banale: era necessario cambiare governo e votare Syriza per fare un accordo del genere ? La risposta si potrà dare solo dopo aver conosciuto e valutato sia il contenuto che i retroscena dell'accordo.

L'impressione è che si tratti più dell'ennesimo sotterfugio - conveniente a tutte le parti -  per rinviare i tempi di una decisione sul nodo vero della questione greca: tagliare i debiti (verso BCE, FMI e paesi euro) del 30-50% garantendo ai creditori un vero programma "lacrime e sangue", oppure dichiarare default,  uscire dall'euro e provare a riprendersi il proprio destino.

Tsipras propende per la prima ipotesi, il cui corollario però spaccherebbe Syriza e lo costringerebbe a nuove elezioni con probabile sconfitta, ma in suo soccorso ha due alleati formidabili: il segretario al Tesoro USA Lew (e quindi Obama) e Mario Draghi, che sta tenendo in vita il governo greco grazie ai prestiti (a fondo perduto) che la BCE  concede alle banche greche.

Entrambi hanno fatto capire che la soluzione greca deve passare necessariamente per un taglio dei debiti, o in conto capitale o con un ulteriore allungamento della durata dei prestiti (che già ora arrivano al 2050). Per i creditori sarebbe una soluzione migliore del default, ma politicamente aprirebbe una voragine nella costruzione politica europea, per come è stata costruita e gestita.

La Germania ne pagherebbe le conseguenze finanziarie e politiche maggiori e i vantaggi che finora ha tratto dalla gabbia europea andrebbero a ridursi. Meglio accontentarsi di tirare a campare qualche altro mese.

 

Il dilemma tedesco dopo la vittoria di Podemos in Spagna

 

La vittoria di Podemos e la sconfitta di Rajoy (a cui nessuno credeva) hanno lasciato in profonda depressione tutti coloro che NON hanno voluto vedere i fenomeni sociali e politici degli ultimi anni, preferendo farsi chiudere gli occhi con le fette di prosciutto di Draghi e Junker. Segnalo un bell'articolo di Lucio Caracciolo su Repubblica.it : http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/26/news/spagna_polonia_l_onda_di_populisti_e_indignati_si_abbatte_sull_europa_in_crisi_ma_il_sogno_dell_integrazione_era_gia_anda-115273261/

Le elezioni amministrative in Spagna (quelle politiche sono a novembre) avranno un impatto immediato su tutti gli equilibri europei e in particolare sulla sorte che entro pochi giorni toccherà alla Grecia. L'esito della "trattativa" tra Troika (camuffata) e governo greco per consentire a quest'ultimo di onorare i pagamenti a favore del FMI era già molto incerto, anche se tutti pensavano che all'ultimo minuto si sarebbe trovato un accordo per "salvare l'Europa". Dopo il voto spagnolo gli scenari della trattativa Grecia -Troika cambiano, e rigettano la palla della decisione di cosa fare dell'euro nel campo tedesco, che si trova ad affrontare un dilemma di non facile soluzione.

Accettare, da parte tedesca, una mediazione al ribasso sui vincoli della Grecia significa evitare la crisi nell'immediato ma favorire l'immagine vincente di Syriza, e quindi di Podemos, nella futura tornata elettorale spagnola.

Un accordo oggi con la Grecia significa che anche la Spagna di Podemos e PSOE dopo le elezioni di novembre sarà legittimata a chiedere di rinegoziare gli impegni presi da Rajoy, il quale a sua volta per non perdere le elezioni farà certamente promesse a destra e a manca.

La Germania, pur di non dare alcuna chance ad un simile scenario, ha una sola scelta: far precipitare subito la crisi greca per rendere evidenti a tutti gli altri paesi - compresa la Spagna - quali saranno le conseguenze di una rimessa in discussione degli accordi.
La catastrofe greca innescata da un default e da un'uscita dall'euro servirà a far "ragionare" (intimorire) gli spagnoli, convincendoli a scegliere il PP di Rajoy: farete la fine della Grecia se sceglierete Podemos /Syriza.

Il voto di Madrid e Barcellona "pesa" nell'immediato molto più di quanto appaia: paradossalmente la vittoria di Podemos riduce lo spazio di manovra negoziale di Tsipras e Varoufakis, e potrebbe indurre la Germania ad accettare subito i rischi e le perdite del Grexit per non incorrere in quelle, ben più pesanti, del Espexit.

... Senza sottovalutare l'incognita POLONIA.

Draghi contro Draghi

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Mario Draghi sembra aver cambiato idea: disegna scenari e lancia minacce sul destino della moneta unica. Sono passati i tempi del "whatever it takes", la difesa dell'euro a qualunque costo. Adesso - con un po' di ritardo - Mario Draghi ammette che "In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive", vanificando le politiche monetarie (QE) messe in atto dalla Banca Centrale.

Draghi ha la memoria corta oppure recita la commedia di chi sta al potere senza ammettere le proprie responsabilità. Quando lanciò il famoso "whatever it takes" che lo fece acclamare come salvatore delle sorti europee, gli fu fatto notare da più parti che molti governi dai bilanci incerti e in procinto di campagne elettorali avrebbero usato il suo scudo per allentare i cordoni della borsa e garantirsi  facili promesse elettorali, aumentando le spese improduttive e rinviando le scelte di riduzione del debito : "tanto c'è lo scudo di Draghi".

Se ne accorge solo ora, e lancia moniti e reprimende verso i governi che "non fanno le riforme" e quindi "rischiano di vanificare" gli sforzi della Banca Centrale !!

Il senso di onnipotenza lo spinge a scagliarsi - non troppo velatamente - contro "un paese che approva la riforma del sistema pensionistico e poi cambia idea ogni anno, non ottiene alcun beneficio a breve termine".L'allusione alla Grecia di Syriza e alla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il blocco delle pensioni in Italia è evidente.

1) E' molto grave che il capo della BCE si permetta di attaccare le istituzioni di paesi membri, addossando loro la colpa del fallimento delle politiche economiche.

2) E' altrettanto grave che lo stesso Draghi, pur di difendere il proprio operato, lasci intravedere la possibilità di una rottura dell'area euro, dopo averla solennemente negata anche a  costo di favorire "l'azzardo morale" dei politici di qualsiasi schieramento. La fiducia in una moneta non può dipendere dalle affermazioni ondivaghe del suo banchiere.

Draghi dovrebbe prendersela con se stesso, e con il suo eccesso di protagonismo politico - che non poggia su alcun mandato popolare - ma non ne ha il coraggio né la convenienza. Da un lato incita a fare più debiti (e più inflazione) dall'altro se la prende con chi i debiti non può pagarli.

E nel frattempo in Grecia " .. what will happen? Athens will agree to pseudo-reforms, Europe will accept them, these will never be implemented, we will get tiny cash injections and then we’ll wait and see. Behind this plan lies a profound lack of trust in Greece’s politicians and its so-called elite. They believe that no one is really championing reforms and society is unprepared for big changes. What they’re probably thinking is that they should just let Greece stay in the eurozone, barely surviving, sending a cash injection every now and then to keep us going and avoid even worse problems.

While this should come as a relief, it is also infuriating because I know what my country and its people are capable of when not dragging their feet in self-destructive introversion. I cannot bear the idea of Greece being treated as a small problematic state living on charity and fear. This is not to say that I would rather see Greece coming to a rift. There is another way and we Greeks will find it when the time comes." (Alexis Papachelas - Ekathimerini 24/5/2015)

 

 

 

il DRAGHI DEBITO MONSTRE

 

Il Sole 24 Ore rivela in un'inchiesta dettagliata la vera storia dei derivati sottoscritti dallo Stato italiano nei confronti di grandi banche internazionali.

Il debito complessivo generato da quei contratti ammonta a circa 42 MILIARDI di EURO da pagare nei prossimi anni

Ogni anno quei contratti costano ai cittadini italiani dai due ai tre miliardi di euro. Nessuno ha mai spiegato come e perchè quei contratti furono sottoscritti e con quali clausole.

Sappiamo però che furono sottoscritti a metà degli anni '90, e che dal 1991 al 2001 il Direttore Generale del Ministero del Tesoro (l'organo tecnico responsabile di quei contratti) era Mario Draghi, che dal 2002 diventò responsabile Goldman Sachs Europa.

A detta degli esperti consultati dal Sole 24 Ore, i derivati sottoscritti dal Tesoro hanno clausole strane e di cui non si comprende la convenienza per lo Stato italiano, pur tenendo conto delle difficili condizioni di mercato per i titoli pubblici di quegli anni. "...al nostro giornale risulta che la Repubblica Italiana abbia ceduto il diritto a entrare in swap che si sarebbero aperti 15 / 20 anni dopo (e, come detto, sarebbero poi rimasti aperti per altri decenni), un orizzonte temporale inverosimilmente lungo ... Sembra una scelta dettata da una fede nella profezia più che da una previsione analitica .."

Dato l'enorme interesse pubblico su questa vicenda, (42 miliardi di euro, oltre i circa 10 già pagati) sarebbe necessario che l'inchiesta del sole24ore fosse portata sul tavolo di qualche magistrato, e fatta propria da qualche forza politica in Parlamento.

Chi ha valutato e autorizzato quei contratti oggi siede su una poltrona molto più grande e dove i danni che si possono generare da "errori" finanziari sono su scala globale. E' quanto sta accadendo con il QE e i tassi sottozero, giustificati dalla necessità di aiutare l'economia e che stanno invece creando speculazione e distorsione sui mercati, tanto da far dire agli esperti che "la BCE sta guidando al buio, e a fari spenti". E chi c'è al volante ?

Tutto è pronto per l'uscita della Grecia dall'euro

 

Draghi ha sottoposto a Varoufakis le linee guida predisposte dalla Banca Centrale Europea per un'uscita “controllata” della Grecia dall'euro: ci sarà un doppio binario nel sistema dei pagamenti con l'introduzione dello IOU (una promessa di pagamento) negli scambi interni, una sorta di pre-Dracma.

Lo IOU sarà di fatto svalutato (20 o 40% ?) rispetto all'euro (anche se formalmente potrebbe essere introdotto con un cambio 1:1 per essere immediatamente svalutato), saranno bloccate le transazioni in euro interne ed esterne per i privati cittadini , mentre l'uso dell'euro nelle transazioni internazionali sarà consentito solo alle banche e a determinate condizioni. I crediti Target2 delle banche europee saranno svalutati di conseguenza, così come i titoli di stato acquistati dalla BCE, la quale sarà rimborsata delle perdite (almeno 60 miliardi di euro) da parte dei governi dei paesi membri dell'euro.

Resta da vedere di quanto e come saranno svalutati i crediti dei paesi che hanno prestato i soldi alla Grecia, perché le ricadute contabili ( e politiche) sui bilanci dei paesi creditori dovranno essere accollate ai contribuenti (maggiori tasse).

La soluzione prevede che i creditori istituzionali extra UE (tipo Fondo Monetario Internazionale) siano rimborsati al 100% (forse ci sarà una rinegoziazione delle scadenze)

La Grecia non uscirà formalmente dall'eurozona, ma potrà beneficiare del DOPPIO BINARIO fino a quando ne saranno verificate le condizioni e le convenienze. E magari anche con un governo greco diverso.

 Il piano è pronto, ma restano da curare gli ultimi “dettagli” prima di renderlo pubblico e operativo.

  

Casino' Cina, tutti esperti di BORSA

 

I mercati azionari cinesi - Hong Kong, Shanghai, Shenzhen - hanno raddoppiato le quotazione in 10 mesi. Ogni settimana in Cina si aprono circa 6 milioni di conti per fare trading, e circa il 75% di questi nuovi "Traders" non ha un livello di istruzione sufficiente a comprendere cosa sta facendo.

La febbre della ricchezza facile ha contagiato anche i minorenni. Non è necessario avere i soldi per speculare in borsa, grazie al meccanismo della "marginazione", il denaro viene preso in prestito dalle banche o dai brokers e il gioco e' fatto, perché a fine giornata il rialzo dei titoli consente di restituire il prestito e guadagnare la differenza, perchè qualcuno disposto a comprare a prezzi crescenti lo si trova di sicuro.

Ma oggi le autorità cinesi, China Securities Regulatory Commission, consapevoli o meno di quanta benzina aggiungono al fuoco, hanno deciso di consentire le "vendite allo scoperto" (short selling), un meccanismo che permette di vendere le azioni senza averle prima acquistate. Lo short selling fa guadagnare quando (se) il valore del titolo azionario scende di prezzo.

L'annuncio dato dalle autorità di mercato cinesi ha creato lo scompiglio sui mercati finanziari mondiali, fino ad ora ben felici di vedere la bolla speculativa cinese gonfiarsi a dismisura.

La paura è che il gioco al rialzo possa incepparsi e provocare una valanga di vendite di realizzo, accentuata dalla spinta speculativa di chi venderà allo scoperto per guadagnare dal ribasso. Il governo centrale dovrà sicuramente intervenire per correggere la rotta, ma potrebbe non essere sufficiente. 

Un calo incontrollato delle Borse cinesi sarebbe un cataclisma sociale di notevole portata, proprio a causa della euforica diffusione della febbre speculativa negli strati sociali medio bassi. Credersi ricchi e ritrovarsi poveri, come al Casinò.

Le responsabilità maggiori delle decisioni di politica economica sono di Li Keqiang, il quale dopo aver cercato circa un anno fa di favorire il rialzo della borsa anche con "incentivi" più o meno ortodossi, si è trovato di fronte al dilemma : lasciar andare la febbre rialzista oltre ogni plausibile livello e aspettare il tonfo, oppure intervenire prima che sia troppo tardi, correndo un rischio calcolato.

A questa seconda ipotesi sembra appartenere l'intervento di oggi, ma le prime reazioni non sembrano avvalorarne il successo.

 

 

Non si accettano scommesse sulla GRECIA

 

 

Perché i bookmakers non accettano più scommesse ? Forse perché l'esito è scontato ... oppure perché sanno quello che altri non sanno ?

No More Bets On Grexit

Bookmakers William Hill have closed their markets on whether Greece will leave the Eurozone during 2015 and on which country would be first to leave the Eurozone.

'Greece had been heavily backed down ro 1/5 to be the first to quit the Eurozone, and we'd also been shortening the odds for Greece to leave during 2015. They'd come down from 5/1 to 3/1.' said William Hill spokesman Graham Sharpe, 'It is now looking increasingly likely that they could begin the process of departing very shortly'

'Noone is interested in backing Greece to stay in the Eurozone until the end of the year, so we decided to pull the plug on the markets until either the decision to leave is taken, or the crisis point passes and a plan is put in place enabling the country to remain in' added Sharpe.