Macron toglie il velo all'ipocrisia europeista

Napoleone Macron nel giro di pochi giorni ha mandato tre schiaffoni all'Italia di Renzi-Gentiloni.

Prima ha negato i porti francesi per l'approdo delle navi cariche di migranti, alla faccia della "fraternité", applicando l'accordo voluto da Renzi sul "portarli tutti in Italia"; poi ha concesso ai due litiganti libici, Sarraj e Haftar, quello che l'Italia non era riuscita a dare, cioè armi e mazzette nelle quantità richieste; infine ha comprato con i soldi dello Stato i cantieri navali STX per impedire alla Fincantieri italiana di diventarne proprietaria di maggioranza, alla faccia delle norme europee sulla concorrenza e sui limiti agli interventi nazionali.
I partiti politici italiani hanno gridato allo scandalo, si sono indignati pubblicamente e perfino Alfano ha espresso un velato dissenso da Macron; a qualcuno comincia a venire il dubbio che "la giovane speranza d'Europa" altro non sia che una riedizione della tradizione sciovinista francese, che punta a massimizzare i propri interessi a scapito degli altri paesi.
Anche le decantate capacità tecniche e gestionali dell'ex studente della École nationale d'administration si appannano sotto l'effetto delle dimissioni di ministri scelti frettolosamente e di quelle del capo delle forze armate, con un calo di popolarità che si accoppia alla constatazione che il nuovo Bonaparte è stato eletto con meno del 25% dei cittadini aventi diritto.
La realtà è che Macron ha capito ed esplicitato prima degli altri quello che è lo stato attuale dell'Unione Europea e in particolare dell'area Euro: un sistema di gioco a somma zero, dove i guadagni di uno corrispondono alle perdite di qualcun altro. Fino ad oggi in questo sistema era stata la Germania a beneficiare delle perdite altrui, ora la Francia di Macron cerca di riequilibrare i giochi a scapito soprattutto dell'Italia.
Va dato atto al presidente francese di aver iniziato a rimuovere il velo all'ipocrisia dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte, che continuano a propinare l'immagine di una unione europea che giova agli interessi di tutti e di tutto.
Macron sarà presto emulato da tutti gli altri governanti, in una corsa centrifuga sempre più accelerata.
E' una anticipazione di quello che sarà l'Europa a "due velocita'", che inizierà a prendere forma dopo il voto tedesco di settembre. E quando si voterà in Italia nel marzo del 2018 probabilmente i giochi saranno già fatti.

I veri populisti

Juncker presidente della Commissione europea definisce "ridicoli" i membri del parlamento europeo perché non si degnano di andarlo ad ascoltare quando lui partecipa alle rare sedute del parlamento. Il Tajani italiano rimprovera "moderi i termini" rivolto a Juncker, che termina il suo solitario intervento al grido di Viva l'Italia, minacciata dai carri armati di Austria-ungaria ai confini del Brennero. 

Napoleone Macron chiude le frontiere già chiuse, Minniti l'Africano chiude medici senza frontiere, Renzi cerca qualcosa da chiudere per non essere da meno.

Di fronte a leader populisti di questa levatura, Grillo e Salvini sono dei principianti.

 

 

 

Monotonia tedesca

Il partito della Merkel stravince le regionali del Nordreno-Westfalia, crolla la SPD di Martin Schulz, si ridimensiona il pericolo dell'estrema destra.

 

E' bastato poco alla cancelliera per riprendersi il controllo dell'elettorato: il freno all'immigrazione ha tolto argomenti al AfD, ma soprattutto la proposta di un'Europa a più velocità piace ai tedeschi perchè significa non essere più costretti a subire la zavorra dei paesi mediterranei - Grecia e Italia in testa.

Chi pensava che la vittoria di Macron in Francia avrebbe messo il vento a favore dei socialdemocratici in Germania si è sbagliato di grosso.
Il fenomeno Schulz, costruito in gran parte dai mass media, si è rivelato un fiasco mentre la crisi del modello socialdemocratico rischia di aggravarsi a tal punto che dalle prossime elezioni politiche di settembre potrebbe uscire una maggioranza CDU senza la necessità di Grosse Koalition.

Per Renzi, il quale spera che il vento francesse oltrepassi le Alpi per gonfiare le sue vele, il voto tedesco rappresenta lo snodo più importante per impostare la campagna di propaganda in vista delle elezioni: accentuare le critiche all'Europa governata dalla Merkel per prendere un pò di voti ai 5stelle potrebbe rivelarsi un boomerang pericoloso, perchè i tedeschi non aspettano altro per farci retrocedere in serie B.

ELEZIONI FRANCIA sorpresa Mélenchon

Scontato il risultato che manda al ballottaggio Macron (24%) - Le Pen (22%), la vera sorpresa del primo turno delle presidenziali francesi è l'affermazione di Jean Luc Mélenchon con quasi il 20% dei voti

Perchè i francesi voteranno Macron

 

Si vota per il primo turno delle presidenziali in Francia con quattro candidati in una forbice di 3-4 punti percentuali, ma in realtà l'esito è già scontato: sarà Emmanuele Macron il successore di Hollande, di cui è stato ministro dell'Economia prima di mettersi in proprio.

Nonostante gli attacchi terroristici, l'immigrazione incontrollata, la stagnazione economica e il malessere diffuso che attraversa tutti i paesi dell'Europa, i francesi sceglieranno il finto cambiamento rappresentato da Macron per riaffermare una scelta di continuità.

Il Fronte Nazionale di Marine Le Pen può arrivare al secondo turno ma non ha alcuna possibilità di battere un candidato su cui convergerebbero tutti gli altri, dalla destra moderata di Fillon ai socialisti di Hammon e anche una parte della sinistra di Mélenchon.
E' improbabile una rimonta di Fillon sia su Le Pen che su Macron, così come è impossibile l'impresa generosa di Mélenchon.

Macron è la continuità che rassicura tutti, in un paese impaurito e sfiduciato dal terrorismo, dalla crisi economica e dalla corruzione politica-affaristica. Ha gli amici che contano nell'establishment europeo, sia in Germania che nella BCE, per garantire ai francesi i tanti sussidi con cui vanno avanti da decenni.

La sua missione è tirare a campare, ma con giovialità.

Coprifuoco europeo a Roma

coprifuoco a Roma

Iniziano i riti celebrativi dei Trattati di Roma del 1957 in una città in pieno coprifuoco e in piena confusione.

 

Cortei di centri sociali, chi più estremista e chi meno, cortei di auto di Capi di Stato, cortei di polizia e servizi segreti, cortei di giornalisti.
I cittadini rimarranno chiusi in casa, in attesa che finiscano i riti, sia quelli istituzionali sia quelli violenti. Una giornata da cancellare, perchè i problemi che attraversano l'Europa oggi più che mai non si risolvono con appelli rituali e rituali di distruzione.

Spero che ai terroristi non riesca di aggiungere altre vittime nascondendosi dietro chi protesta legittimamente.

Spero che i rappresentanti discreditati delle istituzioni europee non eccedano nella retorica inutile e fasulla.

Spero che dopo il 25 marzo in Europa si possa dissentire da questa Europa.

Il voto olandese apre la strada dell'Europa a più velocità

Il voto olandese dice che il centro-destra di Rutte perde ma non troppo, la destra xenofoba di Wilders vince ma non troppo, la sinistra laburista perde di parecchio, anzi tracolla, la sinistra verde avanza e diventa la vera sinistra. Il governo sarà formato da quelli di prima e questo è quanto basta per far esultare tutti tranne che Wilders, Le Pen, Salvini e Petry. 

Dietro l'apparente "nulla cambia" in realtà si intravede una nuova strategia del fronte di centrodestra europeo, che trova consenziente anche quello socialista, i quali hanno deciso di fare harakiri pur di difendere la fonte delle loro sconfitte. 

La strategia consiste in due punti: un pò di "estremismo" sia verbale che pratico, sulle questioni che toccano da vicino le corde degli elettori conservatori ed impauriti dall'immigrazione al terrorismo, passando per la difesa della identità nazionale.

Gli insulti di Erdogan all'Olanda hanno finito per avvantaggiare Rutte piuttosto che Wilders, compattando molti olandesi attorno alla difesa della dignità nazionale.

Ma il vero nodo della nuova strategia consiste soprattutto nell'abbandono della difesa a tutti i costi del dogma europeo: non c'è un unica Europa, l'Europa può essere diversa, può marciare "a più velocità", e marciando marciando chissà dove si arriva. 

Il riconoscimento di questo principio, affiorato quasi casualmente ed ora invece propagandato nei vertici ufficiali dalla Merkel e a cui gli altri si sono prontamente adeguati, smussa gli argomenti degli euroscettici e strizza l'occhio alle critiche moderate, da qualunque parte provengano. 

Il nuovo format "a più velocità" dei tecnocrati di Bruxelles consentirà anche in Francia e poi in Germania di ottenere lo stesso risultato olandese ?

E' molto probabile.

E servirà per delineare un'Europa più unita e attraente ?

E' molto improbabile.

 

 

Perché il regime autoritario di Erdogan non ha diritto di fare propaganda in Europa

In Olanda la destra xenofoba di Wilders ha chiesto e ottenuto che fossero vietati i comizi dei ministri di Erdogan sul territorio europeo in occasione del referendum costituzionale che formalizzerà la nascita del regime islamista turco.

In Francia il governo socialista ha invece respinto una analoga richiesta di Marine Le Pen.
La Germania aveva già negato l'agibilità politica ai comizianti turchi, mentre altri paesi si barcamenano indecisi sul da farsi.

Si contrappongono due posizioni: la prima è formale e si attesta nell'enunciare un principio di libertà di opinione ed espressione sul suolo europeo da parte di legittimi rappresentanti di Stati legalmente riconosciuti, come è il caso della Turchia.
La seconda è sostanziale e variegata, e a mio avviso giustificata, perché parte dalla considerazione di quanto è successo e sta per succedere in Turchia, dove Erdogan ha progressivamente e metodicamente eliminato le libertà democratiche, il diritto di informazione, ha arrestato i militanti e i leader dei partiti di opposizione, ha incarcerato centinaia di migliaia di oppositori, ha licenziato dalle scuole e dai tribunali migliaia di persone colpevoli di non ossequiare il potere, ha militarizzato l'intera nazione.
La Turchia di Erdogan ha perso ogni parvenza di legalità. Come non rendersi conto che i ministri del Sultano che vengono a comiziare in Europa per accaparrarsi il voto delle comunità turche sparse e disinformate, sono un affronto ai principii di legalità e libertà ? Come è possibile che i partiti di tradizione progressista e laica abbiano potuto lasciare nelle mani della destra anti-islamista le bandiere dei diritti di espressione e di agibilità?
Se da un lato i bizantinismi della diplomazia internazionale consentono ad Erdogan di avere ancora formalmente voce in capitolo in molte questioni e situazioni, dalla NATO alla crisi dei profughi siriani, dall'altro è innegabile che c'è una soglia che non può essere oltrepassata.

I rappresentanti del governo turco che vogliono avere accesso alle piazze delle città europee per parlare ai loro connazionali di questioni politiche importanti, hanno un modo molto semplice per ottenerlo: revocare le misure repressive, liberare tutti gli oppositori incarcerati, ridare voce e libertà alla stampa, smetterla di perseguitare e assassinare le minoranze, ripristinare le basi minime di uno Stato di diritto.
I progressisti in Europa hanno avuto una grande occasione per manifestare la solidarietà verso chi in Turchia si oppone alla svolta autoritaria. Purtroppo la miopia congenita di molta parte delle sinistre di governo porta ormai a non vedere neppure i macigni.
Se Renzi avesse avuto davvero la statura di uno statista, avrebbe speso qualche parola al Lingotto per non lasciare una battaglia di civiltà nelle mani di Wilders Le Pen Salvini.

L'Europa ricomincia da due o da tre ?

"Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni che ci potrebbe essere un’Unione Europea con differenti velocità e che non tutti parteciperebbero ogni volta a tutti i passaggi dell’integrazione. Penso che questo potrebbe essere inserito nella Dichiarazione di Roma".

Euro due velocità

Le parole con cui la Merkel ha gettato il sasso di una possibile scissione dell'Europa e quindi dell'eurozona ripropongono in apparenza un tema antico e caro ai tedeschi (e non solo): la presa d'atto delle "divergenze" strutturali tra i vari gruppi di paesi europei - nordici e mediterranei in primis - e quindi della impossibilità di uniformarli attraverso regole e moneta uguali per tutti.
Le reazioni al "sasso" gettato dalla Merkel sono trasversali e ancora poco decifrabili, perchè nessuno ha ben chiaro come il nuovo principio - che rompe il tabù finora dominante e rappresentato dallo slogan di Mario Draghi in difesa dell'euro "whatever it takes" - possa essere attuato in modo ordinato senza scatenare reazioni centrifughe incontrollate.
Plaudono alle parole della Merkel anche alcuni europeisti storici come Romano Prodi ed Enrico Letta, ma sono soddisfatti anche i trumpiani come Le Pen e Salvini e i no-euro di sinistra che le considerano una prima breccia nel muro che loro proveranno a sfondare.
Mario Draghi si è trincerato dietro un no comment che in realtà è un no chiaro - "l'euro è irrevocabile" ha sentenziato appellandosi ai trattati e dimenticandosi che possono essere cambiati - e in generale lo schieramento socialdemocratico vede con diffidenza il progetto merkeliano delle due velocità per motivi elettorali più che per convinzione strategica.

Alcune considerazioni in ordine sparso:
E' triste vedere come gli argomenti che da anni sostengono la critica all'Europa come "gabbia monetaria" siano stati sbeffeggiati anzichè valutati attentamente quando le condizioni sociali e politiche consentivano di fare un esame ordinato e trovare misure corettive senza naufragare sugli scogli. Il dogma dell'unione monetaria ha schiacciato ogni tentativo di ragionamento e rivisitazione, sommergendo anche quegli aspetti, valori e speranze che invece avvicinavano ed accomunavano gran parte delle popolazioni europee, con il risultato tragico che è sotto gli occhi di tutti.

I capi e i tecnocrati europei si sono fatti condizionare pesantemente dalle scelte e dalle pressioni dell'amministrazione Obama, che aveva l'interesse a mantenere lo status quo dell'euro per motivi domestico-finanziari. Ora che il vento trumpiano ha cambiato direzione, prevale la reazione opposta del "tutti liberi" di fare ciò che si vuole. La Germania precede tutti in questa corsa per non perdere le posizioni di vantaggio acquisite in passato.

L'Europa a più velocità (due, tre ecc) è fattibile, come per anni lo è stato il "serpente europeo", ma nel frattempo il vero problema sarà di capire chi e come pagherà i costi enormi di un ritorno al passato. Le politiche monetarie della BCE hanno reso ancora più pesante il conto da pagare per i paesi che si troveranno nella "serie B" tra cui certamente l'Italia al fianco della Grecia, perchè l'ombrello di Draghi ha consentito ai governanti come Renzi di rinviare le questioni del debito e di largheggiare - con soldi finti - in manovre elettorali. Ora lo stock di debito è maggiore di cinque anni fa e un rialzo dei tassi - come sta già avvenendo - aumenterebbe anche la velocità di creazione diulteriore indebitamento.

L'Italia si trova nella condizione di perdere comunque, in ogni caso: se resta nel gruppo con la Germania viene schiacciata dal cambio e dalla concorrenza di un sistema più efficiente (soluzione lunga agonia); se finisce nel gruppo di coda con la Grecia e il Portogallo subisce uno shock inflattivo ed una fuga di capitali che possono rompere il sistema politico-sociale e quindi economico (soluzione schiena rotta).

Forse c'è una via di mezzo, quella di un'Europa a tre velocità, con l'Italia in quella di mezzo, forse da sola o con la Spagna (soluzione febbre altissima e cura da cavallo).

Discorsi teorici, perchè l'Italia non ha un governo per decidere e forse non lo avrà per molto tempo, e questo significa che qualsiasi soluzione sarà subìta anziché scelta.

 

PS

Il Parlamento britannico a larga maggioranza ha approvato la legge che richiede l'uscita dall'Unione Europea - Brexit - anche con il sostegno di una larga parte del partito laburista. E' un voto che sancisce il risultato del referendum popolare e soprattutto ribalta l'orientamento che lo stesso Parlamento aveva un anno fa. Come volevasi dimostrare.

I cittadini americani devono sapere se HILLARY CLINTON è stata ricattata dal maniaco WEINER

La stampa internazionale ancora non riesce ad ammettere la semplice ipotesi che emerge dalle dichiarazioni del capo del FBI sulle email di Hillary Clinton. Ricatto, blackmail, la futura Presidente degli Stati Uniti d'America era ricattata da un banale maniaco sessuale, Anthony Weiner, ex politicante del partito di Obama, marito della collaboratrice più in vista dello staff clintoniano Huma Abedin.

hillary clinton blackmailed


Il ricatto si basava sulla scoperta che il maniaco aveva fatto utilizzando il computer condiviso della moglie, su cui aveva trovato migliaia di email "classificate" cioè segrete della Clinton.
Il politicante Weiner è un personaggio spregevole quanto spregiudicato e ha fiutato subito l'affare: quelle email potevano essergli utili per chiedere favori in cambio della bocca cucita nel pieno della scandalo email e della "leggerezza" o "negligenza" con cui HRC comunicava gli affari di Stato. Quello del possibile uso ricattatorio delle email trafugate dai server privati è sempre stato uno degli argomenti principali sollevati dagli analisti politici. La Clinton è ricattabile, tanto più se eletta Presidente, per via di quelle migliaia di email classificate sparse chissà dove e in quale mani.
Il caso ha voluto che l'FBI abbia spulciato nel computer di Weiner trovandoci le email del ricatto, oltre alle schifezze del maniaco, e James Comey non ha potuto più fare finta di nulla, come ha scritto in un memo inviato al suo staff:


"I feel an obligation to do so given that I testified repeatedly in recent months that our investigation was completed. I also think it would be misleading to the American people were we not to supplement the record."

 


La Clinton, che ha fama di essere una bugiarda seriale, ha reagito incredula, chiedendo che l'FBI dica subito tutto quello che sa, ma si tratta di una mossa dettata più dall'angoscia di sapersi vulnerabile che dalla reale volontà di far rivelare i retroscena.
Nella sua posizione, Hillary Clinton aveva l'obbligo di denunciare il ricatto, anzichè nasconderlo, ma se lo avesse denunciato avrebbe avvalorato le tesi di coloro che denunciavano la pericolosità della sua "negligenza" e quindi l'impossibilità di aspirare alla Casa Bianca. Quale è stata la trattativa tra la ricattata e il ricattatore ? se, e quale prezzo è stato pagato?
L'FBI ha già fatto sapere che le sue indagini non potranno concludersi prima del 8/11, cioè del voto. Significa che prima di quella data non saranno fatte trapelare altre notizie, almeno dai loro uffici, e quindi nessuno sarà autorizzato ad avvalorare l'ipotesi di Hillary Clinton ricattata da un maniaco.

Ma ormai è evidente che la Clinton ha buone probabilità di essere eletta e subito dopo finire in una procedura di impeachment. La prima donna Presidente degli USA seguirebbe le sorti della prima donna Presidente del Brasile...

Doppio colpo di RENZI a quelli del NO

La domenica mattina inizia con il tripudio del PdC: la manovra finanziaria di 27 miliardi dove ce ne è per tutti (alla faccia di chi dice che non "cresciamo") e la promessa della minoranza PD di accontentarsi della promessa di #matteostaiantipatico di modifica della legge elettorale dopo il 4/12, due promesse che sposteranno qualche pò di voti dal NO al SI, quel tanto che basta per farli vincere.

Draghi DeBenedetti renzi

 

La manovra finanziaria - Legge di Stabilità - è in linea con quanto promesso: nel 2017 ce ne sarà per tutti - chi è che non ha una cartellina Equitalia da pagare? - le coperture (spending review, lotta all'evasione, condoni fiscali) sono grandezze labili e variabili a seconda delle necessità, tanto poi nessuno se ne ricorda, il debito pubblico crescerà ancora, tanto c'è Draghi che stampa moneta e compra i titoli di Stato a qualsiasi tasso (basso) di interesse.
Ma a caval donato non si guarda in bocca e gli italiani hanno fatto l'abitudine a prendere oggi e domani si vedrà. I tecnocrati di Bruxelles faranno finta di rimproverare lo straripamento dei debiti italiani (quelli veri sono oltre il 150% del PIL) ma saranno ben felici di inaugurare l'anno elettorale europeo con l'Italia in tasca.

Quelli del PD - Bersani, Cuperlo e pochi altri che minacciavano di votare NO se la legge elettorale non veniva cambiata - sono serviti: l'annuncio di Scalfari, su mandato di De Benedetti, a quelli del PDNO è di fidarsi di Renzi, il quale in una telefonata privata all'ultranovantenne giornalista avrebbe promesso di cambiare la legge dopo il 4 dicembre.
Cuperlo è stato avvisato dallo stesso Scalfari, che garantisce che la promessa è buona, e quindi non c'è più motivo di votare NO e far cadere il governo del PdC e consegnare l'Italia a Beppe Grillo.

L'annuncio di Bersani-Cuperlo a favore del SI è atteso da un momento all'altro, anche se Renzi preme e vorrebbe che tutto fosse fatto mentre si trova a cena da Obama, il quale sarebbe molto contento di congratularsi in mondovisione.

Solo qualche malefico gufo potrà pensare che dopo il 4 dicembre il #matteostaiantipatico si rimangerà le promesse fatte.
E se anche così fosse, chi se ne importa; PdC a quel punto avrà il vento in poppa, Verdini alla prua, e potrà sfidare con successo qualsiasi tempesta.

Oggi dovevo aggiornare i dati sul sondaggio dei sondaggi  ma, alla luce del colpo doppio di Renzi, ho deciso di aspettare qualche giorno per registrarne gli effetti sulle opinioni dei beneficiati. Vedremo se gli italiani saranno così ingrati da non apprezzare i regali di Natale.

 

Post Scriptum

Perché Mario Draghi fa comprare dalla BCE i titoli del debito pubblico italiano e non fa altrettanto con i titoli (passati e futuri) di debito emessi dal comune di Roma o dalle sue partecipate ATAC, AMA e C. ?

DEUTSCHE BANK tracolla, RENZI gufa e DRAGHI sta a guardare

Da mesi il valore della Deutsche Bank (capitalizzazione di Borsa) scende inesorabilmente, toccando i minimi storici. La più grande banca europea sta crollando sotto il peso di quanto è stato nascosto negli ultimi anni, delle bugie raccontate ai risparmiatori e ai cittadini, anche se le cronache finanziarie preferiscono parlare di volta in volta di cause diverse e ora scoprono che DB è al centro dello scontro politico commerciale USA - Europa, con i primi che reclamano una multa di 14 miliardi di dollari per i disastri dei subprime del 2008, e i secondi che contrattaccano per l'evasione fiscale di Apple, Google e company.

 

Per la banca tedesca sta arrivando il redde rationem, si vocifera di salvataggi a carico dei contribuenti, in barba alle norme sul bail in, la Merkel smentisce (forse) e gli altri guardano o tacciono (come la BCE, che aveva il compito di vigilare e intervenire).

Tutto questo non fa che aumentare il tracollo in Borsa, la fuga degli investitori e dei risparmiatori, e rende molto più difficile e problematico arginare la caduta. Molti rivedono il film di Lehman Brother, quando non si pensava che l'irreparabile potesse accadere, e invece accadde trascinandosi dietro il sistema bancario ed economico del pianeta.
Del "rischio Deutsche Bank" e di ciò che significa per l'Europa e la finanza mondiale non si parla, per paura di dover ammettere che non si sa cosa fare e che forse la tedesca è "Too Big To Bail".
Anzi qualcuno, in modo abbastanza irresponsabile (altro che quei dilettanti di Beppe Grillo), utilizza la vicenda per regolare altri conti. E' il caso di Renzi, che ha gufato a lungo contro DB per far apparire meno gravi le sue richieste di salvataggio del Montepaschi e delle banche italiane malmesse. Quello che al PdC sfugge è che il tracollo di DB si trascinerebbe dietro anche Unicredit, oltre che MPS e qualche altra dozzina di banche italiane, francesi, spagnole, tedesche ecc. E siccome l'Europa è una confederazione di Stati fondata sulle banche e sulla moneta, anche il castello della UE e della BCE sarebbe a rischio, con effetti inimmaginabili (anche per lui).
Stupisce che queste banali evidenze siano sottaciute dai politici, dagli economisti e dai banchieri. Mario Draghi preferisce parlare d'altro, va al Parlamento Europeo per ripetere ovvie constatazioni sulla "ripresa debole", sulle divisioni politiche, sul mezzo vuoto che appare mezzo pieno e così via. Non ha dimenticato che la vigilanza per le banche grandi in Europa è compito della BCE, ma si trova nella impossibilità di parlare e agire.
Forse tra le decine di TRILIONI di euro di DERIVATI che pesano sulla Deutsche Bank ce n'è qualcuno che proviene dall'epoca goldmaniana dell'attuale capo BCE? oppure Draghi si trova nella condizione di sapere ma non potere dire o fare nulla? oppure per la BCE non esiste un "rischio Deutsche Bank" ?

Renzi preso a schiaffi (flessibili) a Bratislava

Renzi pensava di respirare a Bratislava la stessa brezza marina di Ventotene e i profumi del Mediterraneo, che da 500 anni inebriano i tedeschi in vacanza in Italia. Ha trovato invece le prime avvisaglie dell'inverno europeo, il freddo diniego della Merkel alle sue richieste di "flessibilità".

Poi lo schiaffo del "non invito" all'incontro di "quelli che contano" (la coppia franco-tedesca). Questa è la rappresentazione che i media hanno dato della clamorosa rottura del "direttorio" Merkel-Hollande-Renzi, dalle cui gesta sarebbero venute le soluzioni ai mali del continente, che invece si è già dissolto con tanto di conferenze stampa separate e dichiarazioni di fuoco del fiorentino.
E allora a Ventotene era tutta una messa in scena ? con buona pace di quanti avevano già intravisto la crescita della statura europea di Renzi grazie al quale l'Italia cancellava i giorni bui di Berlusconi e tornava alla pari dignità con Francia e Germania?.


Oppure - versione più probabile - Renzi aveva sperato che sulla scia della Brexit si aprisse un varco per le sue richieste di " flessibilità" per ottenere più margini di spesa a debito (prima del referendum) e aveva provato a mascherare l'elemosina con i progetti sul contenimento della migrazione dall'Africa e da ultimo per la ricostruzione delle zone terremotate.

Di fronte all'ennesimo diniego della Merkel - reduce dalla sconfitta elettorale in Pomerania, e più sensibile alle minacce del AfD e della Polonia - Renzi ha accusato lo schiaffo e ha provato a mettere in scena il piano B - che prevede di fare la parte sdegnata, la voce grossa e qualche gesto clamoroso per piegare la resistenza dei tedeschi. Del resto era un copione già utilizzato con successo da Cameron, che però aveva fatto male i conti con le possibilità di vittoria del Leave.


Il fallito vertice di Bratislava ha fatto capire ai cittadini europei che la gestione del post Brexit affidata ai politicanti del pre Brexit non esiste: tutti in ordine sparso, più di prima, peggio di prima.

Post scriptum: ironia ha voluto che alle richieste di maggiore flessibilità di Renzi e Tsipras in tema di spesa pubblica (debito) si sia ispirato anche il gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Rep Ceca, Slovacchia) il quale ha chiesto una "solidarietà flessibile" in tema di immigrazione, in modo da poter evitare la regola delle quote di accoglienza, con la minaccia di respingere i Trattati Europei: la parola flessibilità (tradotta in: ognuno fa come gli pare) è diventata l'unica colla dei 27 paesi dell'unione europea. C'è da scommettere che Renzi farà buon uso dello schiaffo di Bratislava, facendo più "populismo" di Salvini e Grillo messi insieme in vista del referendum. A questo punto, se fosse sincero, Renzi inviterebbe a votare per il NO, anziché continuare a fare il doppio gioco.

Post-post scriptum: domenica 18 settembre si vota nel Land di Berlino, SPD e CDU che governano assieme sono in netto calo, cresce l'AfD ... la Deutsche Bank si rifiuta di pagare la multa di 14 miliardi imposta dagli Stati Uniti ... nel nome della flessibilità.

BAYER compra MONSANTO con i soldi di DRAGHI

Monsanto è la famigerata azienda americana che manipola e impone semi OGM in tutto il mondo; Bayer è il colosso tedesco che condisce con i suoi concimi e pesticidi le piante nate dai semi Monsanto. Entrambi sono attivi nel diffondere il cancerogeno "manontroppo" glifosato (diserbante).

I tedeschi pensano di chiudere il cerchio comprandosi l'azienda americana con più di 60 miliardi: sembrerebbe  un'operazione di tipica finanza industriale, come tante in tutti i paesi ed epoche, ma invece ...

 

 

Ma l'acquisto di Monsanto da parte di Bayer passerà alla storia per una importante novità: i soldi della transazione verranno forniti da una banca centrale, anziché dal mercato finanziario, e precisamente saranno sborsati dalla BCE di Mario Draghi grazie al suo QE, il programma di acquisto di titoli pubblici esteso anche alle obbligazioni di aziende di grandi dimensioni, come per l'appunto la Bayer.

Nel mondo finanziario di una volta le acquisizioni di aziende si facevano utilizzando i mezzi tradizionali del mercato: pochi o niente contanti, scambio di azioni proprie (magari facendole manipolare da qualche analista), prestiti da parte di banche d'affari internazionali (che lucravano sia sui prestiti che sulla consulenza e collocamento).

Ora c'è un sistema molto più semplice e vantaggioso: la Bayer farà un'emissione di obbligazioni con rendimento reale negativo (cioè i creditori dovranno dare soldi al debitore-Bayer anziché il contrario) che saranno vendute alla BCE e con il ricavato saranno pagati gli azionisti di Monsanto.

Se fossi un azionista dell'azienda americana non mi accontenterei dei miserabili  65 miliardi offerti dai tedeschi e chiederei a Draghi di stampare un po' più di soldi, tanto non costa nulla.

E inoltre, se qualcuno dell'antitrust europea o americana provasse a mettere in dubbio l'operazione per motivi di eccessiva concentrazione, monopolio o posizioni dominanti, si potrebbe chiedere a Draghi di parlare con i suoi amici di Bruxelles - ad esempio Junker - per fargli capire che le sorti dell'Europa, dell'euro e del benessere mondiale non possono piegarsi alle vecchie logiche del vecchio capitalismo. Ora c'è il dio QE che decide e domina nel mondo messo sottosopra dai banchieri

Merkel addio alla GROSSE KOALITION

Il voto regionale nel Meclemburgo-Pomerania segna il tracollo dei partiti tradizionali e il successo degli anti-euro di destra del AfD. Perdono i socialdemocratici (-5%, anche se restano il primo partito non hanno più il sostegno dei Verdi e di Linke) e la CDU di Angela Merkel (-4%, sorpassati dal AfD), i Verdi non superano la soglia e non hanno seggi, come i neonazisti), la sinistra Linke perde il 5,5%.

E' una campana, anzi un campanile, d'allarme per il governo centrale, per la Grosse Koalition e per il modello di governo europeo.

 

Tutti i partiti, di ogni collocazione, sono stati "puniti" dagli elettori.

Ma sarebbe riduttivo e sbagliato pensare che l'avanzata di AfD sia solo il frutto delle paure suscitate dai "migranti" e dal terrorismo islamico che serpeggiano in tutti gli strati sociali.

Ci sono almeno altre due ragioni che spingono molti elettori tradizionali di centro e di sinistra verso il cosiddetto "populismo".

1) La politica economica tedesca viene vista come succube della BCE e causa  malumori e ansie tra i pensionati e i piccoli risparmiatori, penalizzati dai tassi negativi e dal "sequestro" dei risparmi.

2) L'esito del referendum sulla BREXIT ha fatto crescere la sensazione che è possibile sconfiggere l'ineluttabile "gabbia" imposta dalla tecnocrazia, dando argomenti e slancio a quanti sostengono i temi dell'identità nazionale (non solo in chiave reazionaria) prima di quella europea.

Non basterà quindi al Cancelliere tedesco annunciare qualche ripiegamento sulle politiche dell'accoglienza dei migranti per riprendersi i voti ceduti a AfD, ma dovrà agire a tutto tondo per riaffermare  i valori tradizionali dei conservatori in vista delle elezioni politiche genearali del 2017.

La Grande Coalizione con l'SPD, ponte strategico verso Bruxelles e la BCE di Draghi sarà la prima vittima del tentativo di riscossa della Merkel.

 

 

RENZI 6-1-0 chiede aiuto alla TROIKA

In Italia la campagna elettorale per il referendum inizia a scaldarsi e a mostrarsi per quello che sarà: uno scontro i cui contenuti non avranno nulla a che fare con la riforma della Costituzione ma un voto pro o contro lo status quo, ovvero il salto nel buio se vincessero i NO contro le speranze di ripresa se vincono i SI. Almeno questa è la tesi del governo Renzi e degli organi di informazione a lui vicini o "avvicinati" per l'occasione.


I pessimi dati economici (PIL a zero) paradossalmente aiuteranno Renzi a drammatizzare la situazione e a battere cassa per farsi dare da Bruxelles quei margini che gli consentano di elargire bonus e ottimismo alla vigilia del voto.


Lo schema è abbastanza semplice e quindi funzionale: se Renzi perde il referendum, in Italia ci sarà crisi politica, nuove elezioni nel pieno della crisi economica con alte probabilità di successo per il Movimento 5 Stelle e quindi con il rischio di uscita dall'euro, spinte populistiche ecc ecc.


Conviene quindi a Merkel, Hollande e C. sostenere Renzi, anche con qualche decina di miliardi di debiti in più, senza badare troppo al sottile o mettendo da parte altre motivazioni: c'è in gioco il futuro dell'Italia e addirittura dell'intera Europa e della civiltà moderna.
La TROIKA è stata già allertata: come nel caso della Grecia e del recente Brexit, tutti i membri della superstruttura tecnocratica sono chiamati in prima fila a combattere il rischio mortale di una vittoria dello schieramento anti-euro.


La stampa internazionale fa la sua parte: l'Italia di Renzi che affonda e disintegra l'Europa più di Brexit è un argomento che tira e che promette di riscaldare dibattiti e speculazioni (soprattutto finanziarie) per tutto l'autunno. E' la progressione inarrestabile con cui la grande manipolazione tecnocratica cerca di stravolgere ogni manifestazione di residua democrazia: c'è sempre un motivo di ordine superiore per tapparsi il naso e chinare la testa.


L'unico dubbio di Renzi prima di comporre il telefono della Troika riguarda il proprio destino personale, se si guarda agli esempi del passato: Tsipras è un ectoplasma tenuto in vita dalle flebo tedesche, Cameron ha perso quando Junker, Draghi e Lagarde sono intervenuti in suo favore.

Quando si chiama la Troika, il numero da comporre è 6-1-0.


http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-08-16/traders-brace-for-more-turmoil-in-world-s-worst-equity-market
.... Investors in the Mediterranean nation, already suffering the world’s biggest losses this year, are bracing for a vote on political reform expected in November that could decide the fate of Prime Minister Matteo Renzi. They have pushed the price of options protecting against volatility in Italian equities for the next three months to the highest since 2013 versus shorter-term contracts, according to data compiled by Bloomberg. ....
Ratings company DBRS Ltd., which is used by the European Central Bank for grading collateral for its liquidity operations, said on Aug. 5 that it was reviewing Italy’s credit score, citing political risks and the “fragile recovery.”
“There’s the banking issue and then the referendum issue,” said Thomas Haerter, chief investment officer at Zurich-based consultancy firm Wellershoff & Partners Ltd. “It’s difficult to see why stocks should perform without earnings normalization -- we have sluggish growth and low interest rates, so even if you have a credible bank bailout you are still left with a profitability problem. It’s a mess, and it’s difficult to see the way out.”

http://www.repubblica.it/politica/2016/08/17/news/referendum_costituzionale_allarme_usa_ue-146115431
Il referendum italiano è "più importante di Brexit". Lo sostiente il Wall Street Journal nell'edizione di ferragosto. Mette l'Italia al centro della crisi europea: per ragioni di stagnazione economica, e non solo. L'analisi preoccupata del quotidiano Usa s'inserisce in un crescendo di attenzione sulla scadenza d'autunno: anche il New York Times e il Financial Times hanno lanciato segnali simili, additando nell'Italia l'anello debole della crescita europea
...
Un po' di elasticità sulle manovre pubbliche a sostegno della crescita, sarebbe un segnale di rinsavimento per fermare in extremis l'onda anti-europea di tante opinioni pubbliche.
Le esortazioni a Renzi perché prima del referendum si svincoli dalla soggezione verso Bruxelles, si spiegano anche con la delusione per l'operato della Banca centrale europea. I dati di venerdì sulla crescita dell'eurozona, sempre fiacca se paragonata a quella americana (o a maggior ragione se confrontata con gli anni d'oro, dai Sessanta ai Novanta), hanno innescato nuove bordate di giudizi negativi sul "quantitative easing" in versione Bce. Quegli acquisti di titoli, pur mantenendo ai minimi storici i tassi d'interesse, non stanno rianimando la crescita come invece era avvenuto nella prima versione (made in Usa) del "quantitative easing" applicato dalla Federal Reserve tra il 2009 e il 2015. È la conferma di quanto sostengono da tempo gli economisti della sinistra neokeynesiana, da Paul Krugman a Joseph Stiglitz: la politica monetaria da sola non basta, ci vuole anche una manovra di bilancio per rianimare un'economia così malata. Meno tasse, più investimenti pubblici. Renzi dia l'esempio, se non vuol perdere il referendum d'autunno e scatenare un effetto Brexit al quadrato: il messaggio è corale, dagli osservatori stranieri.

PER LA GRAN BRETAGNA ERDOGAN E' UN AFFARE

Mentre in Turchia l'ondata di arresti, epurazioni e torture del golpe post-golpe non si ferma, la diplomazia internazionale inizia a scoprire le carte per evitare le imbarazzanti domande sui diritti politici e civili calpestati dal dittatore turco e riprendere il business as usual nel nuovo contesto di rapporti di forza.

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In prima fila nella corsa ad ingraziarsi le simpatie di Erdogan c'è la Gran Bretagna del neo ministro degli Esteri Boris Johnson, il cui ambasciatore ad Ankara Richard Moore ha rilasciato una incredibile e inquietante intevista al hurriyet daily news- organo di stampa dell'ottomano.


http://www.hurriyetdailynews.com/uk-envoy-gulen-may-be-behind-failed-coup-attempt.aspx

"The Gülen movement led by self-exiled cleric Fethullah Gülen in the United States might have staged the July 15 coup attempt, the United Kingdom’s ambassador to Turkey has said, vowing to cooperate with Turkey against Gülen-affiliated institutions in the kingdom if evidence is provided. "I don’t have any difficulty in accepting what the government is saying; that Gülenists were involved in this coup - dichiara l'ambasciatoreI think there is a quite good deal of understanding that they had infiltrated other institutions, particularly the police and judiciary... in private, I have heard from Turkish ministers that others apart from Gülenists were probably involved in the coup; not every single officer discharged from the army is likely to have been a Gülenist. Clearly there are people involved in the coup for other motivations which should come clearer in the coming weeks

domanda dell'intervistatore: Do you share concerns that the government reaction against the Gülenists within the state, media and elsewhere could turn into a major crackdown on opponents?

risposta:... if people try and infiltrate state institutions and act as a subversive force, then that threat needs to be removed. So there is an understanding; this is the starting point.And then of course any action against anyone has to be proportionate and has to stay within the rule of law. Turkey has to meet their international obligations. And on all of those, the government has given assurances that those are its intentions.

The appointment of Boris Johnson as Britain’s foreign secretary caused skepticism here over his remarks on Turkey. When does he plan to come to Turkey?

Well, I don’t know, but I know he wants to come relatively soon. Probably in the autumn. I found some of the rhetoric during our referendum campaign both ill-informed and unfair about Turkey. But the Turkish leadership absolutely made it clear in conversations with our new U.K. government that that is in the past.International relations are not just about personalities; we should look at the fundamentals of our relationship. Here we are already NATO allies and G-20 partners. [We are] Turkey’s second largest export market, and 2,700 U.K. companies work here. So there is a deep full spectrum relationship and I am very confident that our new foreign secretary and prime minister will get on very well with their counterparts.For our foreign secretary, his connection with Turkey really means something to him. He’s got relatives, cousins here, some of them very eminent Turkish diplomats. It’s not a remote thing to him, it’s a meaningful connection. I think when he comes he will focus on it. But you tell me, is there any foreign secretary in the world who is partly Turk? I think that gives us a unique perspective on Turkey. Turkey is very much in front of his vision at the moment after the attempted coup which was the first crisis with which he had to deal.

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Nel frattempo in Germania Erdogan ha organizzato manifestazioni a suo favore, pretendendo addirittura di poter trasmettere in diretta un suo comizio al raduno di Colonia.
Il permesso non gli è stato accordato dalle autorità tedesche non per l'indecenza della richiesta ma per "motivi di ordine pubblico". L'ottomano ha protestato e ha fatto capire alla Merkel che così facendo Boris Johnson l'avrebbe scavalcata nella classifica delle sue simpatie personali.
Ma la corsa è solo all'inizio.

Euro 2016 calcio di avvio con monnezza

I campionati europei di calcio iniziano con tanti soldati, tante polemiche, tanta monnezza, tanti hooligans, tanti scioperi contro il jobs act alla Hollande/Draghi/Lagarde

 

 E tra meno di due mesi si replica in Brasile, a Rio de Janeiro, con le Olimpiadi. Anche lì ci sarà tanta monnezza, proteste sociali, crisi istituzionale, rischio terrorismo, rischio ZIKA, doping e quant'altro.

Il business dei mega - eventi sportivi/politici/finanziari non attraversa un buon momento. E qualcuno vorrebbe fare le Olimpiadi 2024 a Roma !

Deutsche Bank contro la BCE di Draghi

salva banche what ever it takesLa Deutsche Bank, la più grande ed esposta banca d'Europa (70.000.000.000.000 di euro in derivati), ha lanciato un durissimo ed esplicito attacco alla BCE e a Mario Draghi. In un documento dal titolo "The ECB must change course", la banca tedesca fa un'analisi a tutto tondo delle politiche monetarie messe in campo da Draghi e conclude:

"With its “whatever it takes” stance the ECB has removed incentives for governments to reform and has distorted the market-based pricing of government bond yields. Politicians are also stuck because unpopular reforms would probably see them replaced by more national and euro-sceptic politicians, which poses an even bigger risk for the eurozone."

ECB president Mario Draghi... ignoring the wider consequences of monetary policy led to last crisis. "

Effetto Raggi, in Europa nasce il problema Renzi

 Il secondo turno delle elezioni comunali in Italia si svolgerà 4 giorni prima del referendum in Gran Bretagna e a una settimana dalle ri-elezioni politiche in Spagna. 

Una vittoria della M5S Raggi a Roma e del centrodestra a Milano potrebbe influenzare anche gli altri due eventi successivi, e qualcuno in Europa propone di suonare l'allarme rosso nei prossimi giorni, per isolare o limitare il contagio della sconfitta di Renzi, per non far crescere ulteriormente il senso di impotenza che traspare dai vertici di Merkel, Hollande, Cameron, Junker e Draghi; ma le opinioni su come e cosa fare divergono. 

Una parte dei laburisti inglesi e in generale del gruppo socialista europeo propone di scendere in campo a fianco del governo italiano, cardine della tenuta dei tecnocrati in tutto il continente, magari con l'ennesimo appello contro la "minaccia dei populisti". Qualcuno obietta che una simile discesa in campo sarebbe poco efficace, o addirittura controproducente, vista la bassa considerazione che l'opinione pubblica ha delle istituzioni europee.

Un'altra parte vorrebbe non esporsi troppo in difesa delle sorti di Renzi, che due anni fa si pavoneggiava come il "più votato dei leader europei". La Merkel ha già il suo da fare e non pensa di farsi coinvolgere più di tanto, anche perchè il sostegno che Renzi cerca si traduce in altre concessioni ad allentare i cordoni della borsa per far scendere una pioggia di bonus prima del referendum di ottobre.

Una cosa è certa: il volto tranquillo di Virginia Raggi ha letteralmente squarciato le pagine dei mass media di tutto il mondo, assieme alla notizia della sua probabile elezione a sindaco di Roma. Gli spagnoli e gli inglesi che saranno chiamati al voto dopo il 19 giugno hanno potuto vedere che si tratta di una giovane che ispira simpatia e attenzione anzichè evocare favole e incubi sui "populisti euroscettici assatanati".

Anche per questo la battaglia di Roma non può essere confinata al "semplice voto amministrativo" come ha cercato e cerca di fare Renzi, il quale ora inizia a  diventare, lui sì, un problema grosso per l'Europa. Al prossimo vertice Junker gli chiederà : "Matteo, ma non ci avevi garantito che in Italia era tutto sotto controllo per i prossimi 10 anni?"

 

Referendum in Gran Bretagna, il governo spiega come votare senza trucco e senza inganno

Al referendum del 23 giugno sull'uscita o permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea si può votare per posta, e l'organizzazione elettorale (del Governo Cameron) ti spiega come fare. Milioni di lettere sono state inviate ai cittadini per illustrare le modalità del voto per posta. Ma nelle istruzioni c'è scritto anche CHE COSA VOTARE, cioè quello che il governo vuole. 

Il voto è libero, ma se segui le indicazioni del governo ricevute per posta certamente non puoi sbagliare.  La punta della matita si ferma sul riquadro REMAIN.

In un paese civile non sarebbe potuto accadere ma nella Gran Bretagna del PanamaPapersCameron succede questo ed altro ...

http://www.telegraph.co.uk/news/2016/05/29/voters-in-the-eu-referendum-told-to-vote-for-remain-in-postal-vo

In Francia giorno di mobilitazione generale, Hollande resuscita il sindacato

Cresce la protesta contro il Jobs Act alla francese, il sindacato CGT blocca le raffinerie di petrolio e le centrali nucleari. 

 

Dopo mesi di protesta giovanile, il governo Valls e Hollande riescono a far arrabbiare persino i sindacati, che chiedevano modifiche, non concesse, alla legge sul lavoro.

Le pompe di benzina chiudono per mancanza di carburante, e il governo manda la polizia a sbloccare le raffinerie.

Il più sbeffeggiato Presidente della Repubblica della storia di francia riesce nel miracolo di resuscitare il sindacato.

In Austria regge la stampella Van der Bellen

 In Austria per fermare il pericolo della "giovane estrema destra" di Hofer c'è voluto il vecchio Van der Bellen, oppositore della politica tradizionale richiamato in servizio . 

1) I partiti di governo, socialdemocratici e centristi, che fanno parte dello schieramento che sta governando/manipolando anche le istituzioni europee, sono stati palesemente sconfitti e sfiduciati dalla quasi totalità dell'elettorato.

2) Socialisti e Popolari, cioè gli sconfitti in Austria, cercano di appropriarsi della vittoria di Van der Bellen per nascondere la loro crisi, e anzi farla apparire come una loro vittoria.

3) Il voto austriaco è stato rappresentato come un referendum pro o contro le politiche sull'immigrazione, offuscando i motivi principali del voto di protesta: il peso della crisi economica sul ceto medio tradizionale, la rabbia contro il livello di tassazione crescente, lo scontro tra i ceti meno assistiti dal welfare - come gli anziani pensionati, una parte dei piccoli agricoltori - e quelli che invece vivono di solo welfare, soprattutto nei centri urbani più grandi come Vienna.

4) La destra xenofoba non avrebbe una così larga presa se la classe politica al governo fosse più competente, meno corrotta, più trasparente. Ma purtroppo accade il contrario, in quasi tutti i paesi con sistemi di "democrazia matura", dove i centri di potere  sono  stati occupati in permanenza da apparati sempre più autoreferenziali, voraci e impermeabili alla società esterna, al punto da far credere a molti cittadini che una destra autoritaria e stupida è preferibile ad un centro e/o sinistra bugiardi e disonesti.

5) L'ultranazionalismo è il contraltare dell'ultraeuropeismo, il modo sbagliato di rispondere alla perdità di identità delle comunità locali e alla omologazione forzata, la paura di essere "invasi" contrapposta alla mercificazione della solidarietà e dei diritti. I problemi restano, così come le strumentalizzazioni. Sono ultranazionalisti i giovani francesi che si oppongono alla "riforma del lavoro" imposta in tutta Europa come ricetta alla disoccupazione?

6) Il copione austriaco si era già visto in Grecia o in Francia e si vedrà tra breve anche in Gran Bretagna, dove il referendum sul "brexit" ripropone metodi e schieramenti molto simili. 

7) Il voto austriaco ha un risvolto evidente: i partiti che governavano dal dopoguerra non servono più nè ad amministrare nè a garantire le istituzioni democratiche. In Austria i cittadini hanno fatto emergere nuove forze e nuove idee che, se non vengono imbrigliate e piegate alle logiche di sopravvivenza degli apparati, possono essere utili non solo a fermare l'estrema destra ma anche a far ripartire un idea diversa di democrazia.

 

Grazie a Draghi il denaro fugge via dall'Italia

Un recente studio di Marcello Minenna dimostra che il denaro stampato dalla BCE di Draghi negli ultimi anni non è stato utilizzato per far crescere l'economia reale e l'occupazione 

 

ma è andato ad ingrossare i bilanci delle società finanziarie del centro-nord europa, Lussemburgo in testa. Nei primi 4 mesi del 2016 dall'Italia sono usciti 180 miliardi di euro!!

La favola di Draghi, che promuove crescita e sviluppo con i tassi negativi e l'acquisto di titoli di debito degli Stati e di grandi aziende, non incanta nessuno: la disoccupazione non cala, i consumatori non consumano, il denaro stampato finisce nei portafogli dei ricchi che lo investono nelle piazze finanziarie più speculative e incentiva l'aumento dei debiti di chi è già molto indebitato.

As of the beginning of 2016, over € 180 billion has shifted from Italy towards mutual funds located in Luxembourg, Netherlands and Germany. Only 20% of them can be traced back to Italian entities (i.e. round trip funds). The hunt for yield in a unprecedently low-interest-rate environment can only explain part of this sustained capital flight towards Northern Europe. Subtle but persistent redenomination risk (the risk that a euro asset will be redenominated into a devalued legacy currency after a partial or total Euro break-up) affecting Italian assets. Moreover, the fear of adverse effects of the bail-in regulation that came into effect in January 2016 may have had a meaningful role in explaining this massive portfolio readjustment by the private non-banking sector.

 The ECB T-LTROs and the QE efforts are fueling significant outflows toward the core countries, driven by the non-banking sector. 

 Marcello Minenna http://soberlook.com/2016/05/disentangling-nature-of-italys-capital.html

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 New money flows (TLTROs loans and revenues from the selling of government bonds) reached Eurozone banks but only partially were employed to increase the exposure on national government bonds. A new source of capital flows has emerged and become the primary driver of Italy Target2 negative net balance: a shift in Italy’s private non-banking sector from government and banking bonds to foreign shares and mutual funds.  Looking closer at Figure 6, one can infer that the Target2 net balance (blue line) was only affected by the sell-off and the subsequent repurchase of Italian government bonds (green line) until June 2014. Afterward, foreign investment by the non-banking sector (red line) played a larger role in dragging down the Target2 balance.

Claudio Ranieri dilly-ding dilly-dong

Il Leicester City, che fino a due anni fa giocava nel fango della serie B inglese, è a tre passi dalla vittoria in Premiere League, con una squadra di ragazzotti da oratorio allenati da Mr Nemo Propheta in Patria Claudio Ranieri, finanziata da una società asiatica di Vichai Srivaddhanaprabha.

E' la favola di Cenerentola che anche nel calcio miliardario-televisivo qualche volta si trasforma in realtà. La formula magica di Ranieri per mutare i rospi in cavalli bianchi: "dilly-ding, dilly-dong"

The Guardian:

http://www.theguardian.com/football/2016/apr/29/claudio-ranieri-gentle-man-leicester-city-premier-league

Domani Ranieri si gioca la sua favola contro il mito del Manchester United. 

Qualcuno ha cominciato a gufare contro il Leicester, perchè una sua vittoria in Premier League porta pochi soldi all'industria calcistica e potrebbe addirittura favorire lo schieramento del Brexit: dilly-ding, dilly-dong Ranieri, le sorti dell'Europa si incrociano con le speranze di Leicester City.

La Fiera del TTIP ad Hannover

Obama è ad Hannover per piazzare il TTIP agli europei, che da sinistra e da destra non lo vogliono. Ma a lui interessa  solo convincere le burocrazie e gli apparati di governo, prima che scada il suo mandato. 

A vedere sui giornali tedeschi le foto dei teneri sguardi e  abbracci di Merkel-Obama sembrava che il gioco fosse fatto,  e invece è arrivato il siluro contro Obama della BILD, il giornale nazional-popolare di Merkel e soci, che pubblica in prima pagina un'intervista esclusiva a Karl Theodor Zu Guttemberg, ex ministro del governo Merkel dimessosi per lo scandalo della tesi di laurea copiata, ma molto apprezzato nell'elettorato CDU-CSU. 

Il titolo dell'intervista della BILD è uno schiaffo all'ospite americano: Perchè Obama ha deluso il mondo, ed è un'avvertimento alla Merkel: "cerca di non farci perdere altri voti, il TTIP conviene solo ad Obama"

 

L'Austria è già fuori Schengen

La carica di Presidente della Repubblica in Austria conta quasi nulla sul piano dei poteri istituzionali,

ma il voto del 24 aprile ha comunque un significato politico inequivocabile: il cuore benestante e moderato dell'Europa cerca soluzioni estreme o comunque diverse da quelle tradizionali offerte da socialdemocratici e popolari, blocco dominante del Parlamento Europeo e della politica in generale.

Norbert Hofer del FPOE di destra riceve il 36% dei voti, al secondo posto il candidato indipendente - ex Verdi  - Alexander Van der Bellen prende la metà dei suoi voti, e  l'altra candidata indipendente Irmegard Griss - ex socialdemocratica -  arriva terza. E' probabile che al secondo turno di ballottaggio del 20 maggio si creerà un ampio fronte anti-Hofer a favore di Van der Bellen, ma in ogni caso sarà un voto contro i partiti tradizionali, nella scia di molti altri paesi europei, con al centro il problema dei flussi di migranti ( chiusura delle frontiere, fine di Schengen, blocco del Brennero) e la crisi economica che si fa beffe dei soldi fasulli di Draghi.

Il voto austriaco dimostra che la svendita dei diritti dei migranti, come l'accordo UE-Turchia, non solo non serve a placare la paura di essere invasi ma  rafforza chi chiede barriere e muri sempre più alti.

Tra qualche settimana si vota in Gran Bretagna, e il prossimo anno in Germania, senza dimenticare che la Spagna e l'Irlanda, che hanno già votato, sono ancora senza governo.

L'Austria non è di destra, è soltanto molto esasperata, come tutto il resto dell'Europa.

Obama in cerca di un nuovo lavoro

Obama si avvia a chiudere - mancano sei mesi alle elezioni del successore - senza suscitare  rimpianti, con un livello di consenso interno inferiore al 50%.

 

E' probabile che negli ultimi sei mesi cercherà di rimettere in sesto la sua immagine di presidente che ha suscitato tante speranze e altrettante delusioni, non fosse altro perché uscire a testa alta gli gioverebbe nella ricerca di un nuovo lavoro.

Per non smentirsi è andato a fare visita al maggiordomo Cameron, a meno di due mesi dal referendum sull'uscita della Gran Bretagna dall'unione europea - Brexit, pensando di dargli una mano ma scatenando invece un gran putiferio.

"Fuori dall'europa sarete back of the queue - in fondo alla coda - per fare affari con gli Stati Uniti" : in queste poche parole Obama ha riassunto la concezione servile alla base dei trattati economici USA Europa - il TTIP,  in cui gli europei sono visti come dei questuanti ai piedi dell'impero, e Londra deve decidere che posizione occupare nella coda, in testa, in mezzo o in coda alla coda.

Le parole di Obama sono suonate come una minaccia, uno schiaffo alla maestà anglosassone, piuttosto che un aiuto a Cameron, anche se dall'altra parte non mancano gli imbec.... come il sindaco di Londra Boris Johnson, per riequilibrare il gioco di chi le spara più grosse.

President Obama’s Brexit intervention insults the British people, scrive Nile Gardiner , Direttrice del Margaret Thatcher Center for Freedom at the Heritage Foundation in Washington, DC.

"President Obama has been no friend to Britain. His presidency has overseen the weakening of the Special Relationship, a byproduct of Obama’s general lack of respect for America’s allies. In many respects, Barack Obama has been the most anti-British US president of modern times, siding with Argentina over the Falklands, removing a bust of Sir Winston Churchill from the Oval Office, calling France America’s “strongest ally”, and even snubbing the funeral of Margaret Thatcher. .."

In ogni caso Obama ha messo in chiaro, anche ai più ciechi laburisti europeisti, che l'unico interesse che gli USA hanno verso l'Unione Europea con dentro la Gran Bretagna, è il TTIP, il trattato economico che consentirebbe alle aziende multinazionali USA di fare più di quanto stanno già facendo.

La  gran bretagna come base e avamposto USA per occupare l'Europa, ovvero lo sbarco in Normandia del TTIP.Demonstranten versammeln sich auf dem Opernplatz in Hannover und halten Anti-TTIP-Schriftzüge in die Höhe. © dpa - Bildfunk Fotograf: Christian Charisius

 

Prima dello scacchiere europeo, l'imperatore al capolinea aveva fatto tappa in Arabia Saudita, per cercare di mettere una pezza alla disastrosa evoluzione dei rapporti politici ed economici con i tiranni locali. 

Il risultato della visita è stato riassunto nella minaccia degli arabi in merito alla richiesta del congresso USA di desecretare i documenti che proverebbero la complicità saudita nell'attentato delle Torri Gemelle del 11 settembre 2001.

"Se vi azzardate a scoperchiare la verità, metteremo in vendita 750 miliardi di titoli di Stato americani", ovvero, caro Obama, ricordati che non solo abbiamo finanziato Al Qaeda ma tuttora siamo vostri finanziatori/creditori per una montagna di soldi", quindi attento a quello che fai...

Cosa credete che farà Obama, sapendo che tra qualche mese dovrà cercarsi un nuovo lavoro ?

 

MERKEL umilia la Germania

Il caso dello sconosciuto comico Böhmermann che sarà processato per aver fatto satira sul dittatore turco Erdogan è un colpo durissimo alla credibilità politica della Merkel e della Germania.

Der Spiegel Online : 

Erdogan and the Satirist: Inside Merkel's Comedy Conundrum

 Prior to the scandal, Böhmermann had led a niche existence in Germany's media landscape, but now everybody in the country knows who he is. The 35-year-old has triggered an affair of state, one which has served to demonstrate just how limited Chancellor Angela Merkel's power really is. And how absurd German law can be. If Böhmermann intended to show just how powerful satire can be, he has been incredibly successful.

The poem includes references to "goat fucking" and "oppressing minorities." It calls Erdogan "dumb as a post, cowardly and uptight" and "perverse, lice-ridden and a zoophile." "Kicking Kurds, beating Christians all while watching child porno films." It goes on in that vein.

 The satirical verses drove a wedge through the country. Böhmermann managed to demolish a nationwide consensus that hadn't really been up for debate for years: What are the limits of humor? For Böhmermann, though, consensus generally isn't the solution; it is the problem. He views consensus as poison.

The real provocateur, of course, is Erdogan himself, the man who is Böhmermann's target and the man who is making life extremely difficult for Chancellor Merkel. And his provocations have nothing funny about them. It is a context that cannot be forgotten when discussing the insulting poem that Böhmermann composed.

Those who criticize Erdogan are, depending on the circumstances, accused of being "terrorists," "traitors," "provocateurs" or "agents" of a foreign power. In a country where the majority is politically illiterate and gets its information from pro-government television, most people believe the dominant narrative of an evil world trying to keep Turkey in its place. In such an atmosphere, it is even possible for a schoolchild to be prosecuted over an ill-considered Facebook post.

  

A Bruxelles i terroristi uccidono con agghiacciante facilità

La strage all'aeroporto Zaventem e ancor più quella alla metro di Maelbeek sono la tragica riprova che la guerra al terrorismo non ha ancora messo a punto gli strumenti e i metodi per essere condotta sul fronte europeo.

Bruxelles è da mesi la città più sorvegliata d'Europa, ma questo non ha impedito che una cellula terroristica potesse fabbricare, trasportare e far esplodere le bombe dentro l'aeroporto e sui treni della metro.

Sono mancati addirittura i piani di allarme che avrebbero potuto evitare la seconda strage a Maelbeek, dove la bomba è esplosa dopo circa 70 minuti dalla prima esplosione.

Possibile che  nessuno nel frattempo abbia dato l'ordine di bloccare ed evacuare tutti i luoghi e trasporti pubblici ? Le stragi di Parigi avevano già dimostrato che i terroristi utilizzavano una tattica di attacchi dislocati e in successione. Nessuno ha intravisto il rischio di attacchi e nessuno quindi ha avvisato i viaggiatori della metropolitana. Perchè non è scattato un piano di allarme?

Forse l'arresto di Abdeslam Salah (avvenuto in circostanze che denotano un ritardo abnorme) aveva fatto abbassare la guardia alle forze anti-terrorismo ?

Per l'ennesima volta i politici europei emettono proclami che stonano con i sentimenti dell'opinione pubblica: "Siamo in guerra" dichiara Hollande per l'ennesima volta, ma senza chiedersi a cosa sia servito bombardare in Siria se i terroristi vivono, si muovono e uccidono con agghiacciante facilità nelle metropoli europee.

 

Voto shock per la Merkel

Il voto dei tre Land tedeschi va oltre le previsioni della vigilia, che pronosticavano un arretramento della CDU di Merkel e un'avanzata della destra AfD.

La CDU perde più del previsto (soprattutto in Baden-W, quasi dimezzato) a vantaggio sia della AfD che della FDP (Liberali), mentre i socialdemocratici mantengono la Renania ma perdono vistosamente sia in Sassonia che in Baden-W.

I Verdi sono il primo partito nel Baden-Wurttemberg, ma negli altri due Land perdono.

Per la coalizione CDU-SPD (e per la Merkel) è stata una bocciatura senza attenuanti, che non si spiega solo con le polemiche sui profughi e le violenze di Colonia.

 Baden-Württemberg

Trionfo dei verdi, successo AfD che sorpassa SPD in calo, crollo della CDU (Merkel), avanza FDP

 Rheinland-Pfalz

Tiene SPD, arretra CDU, successo AfD, arretrano Verdi, avanza  FDP

Sachsen-Anhalt

Tiene CDU, valanga AfD, crollo Linke e SPD, arretrano Verdi, avanza FDP

 

Il bazooka di Draghi spara all'indietro

Tra le misure annunciate da Draghi per stimolare la crescita e aumentare l'inflazione ce ne sono due in particolare che evidenziano il ruolo prettamente politico che la BCE si è avocato.

La BCE pagherà un interesse alle banche che chiederanno prestiti. Sembra l'ultima trovata per capovolgere il mondo finora conosciuto, quello in cui i debitori pagano un interesse, se pur minimo, ai creditori.

Le banche potranno prendere denaro a prestito dalla BCE e GUADAGNERANNO un interesse a loro favore, pagato dalla BCE stessa ma con quali soldi ?

Se i soldi sono fasulli, cioè stampati per l'occasione, le banche li incasseranno e li lasceranno inutilizzati, perchè tanto paga Draghi. Se i soldi sono buoni, vorrà dire che la BCE dovrà mettere mano ad una parte del suo patrimonio, che poi altro non è che quello conferito dai contribuenti europei. Anche in questo caso le banche si guarderanno bene dal fare prestiti alle imprese, potendo lucrare dalla BCE senza alcun rischio.

Ma la misura più "politica" e contraddittoria è quella che consente alla Banca Europea di acquistare titoli obbligazionari emessi da aziende private o pubbliche con elevato rating.

Si tratta di una pesante interferenza nel campo del libero mercato e della concorrenza.

Grazie alla misura annunciata da Draghi un'azienda che ha già una posizione forte sul mercato, e quindi un rating elevato, potrà indebitarsi per finanziare i suoi piani di espansione a tassi più bassi di quelli che il mercato libero gli chiederebbe.

Un'azienda dello stesso settore, con un rating inferiore, non potrà accedere ai benefici della BCE e pagherà il denaro ad un costo maggiore, perdendo ulteriore competitività.

Con l'acquisto di titoli emessi dalla aziende, la BCE si appresta ad alterare la concorrenza, introducendo fattori discrezionali e discriminanti, con conseguenze politiche e sociali imprevedibili. 

Nell'impeto di strafare, Mario Draghi sta stravolgendo regole e meccanismi che non gli appartengono e non dovrebbero appartenergli. Ma lo lasciano fare, tanto, con questa classe politica, può fare ciò che vuole.

 

Draghi nella terra dei tassi negativi

Mario Draghi whateverittakes prosegue dritto nella wasteland dei tassi negativi, nel mondo rovesciato dai banchieri in cerca dell'inflazione che non c'è.

 

Tutti ormai hanno capito che QE e NIRP non solo non funzionano per riportare l'economia sui binari della crescita ma addirittura sono dannosi e gli effetti collaterali della terapia sono peggiori della malattia stessa

Gli interventi delle Banche Centrali stanno accentuando le dinamiche deflazionistiche, hanno scatenato la guerra valutaria, hanno favorito solo la speculazione fimanziaria, l'aumento dell'indebitamento e il moral hazard dei politici.

Anche l'ultima tesi a sostegno delle politiche  dei tassi negativi, quella che sostiene i presunti benefici per i bilanci statali dei paesi indebitati come l'Italia, crolla sotto l'evidenza dei numeri: i risparmi derivanti dai minori interessi sul debito pubblico si sono trasformati in un aumento dello stock di debito, che avrà conseguenze catastrofiche nel futuro a breve termine, l'economia non riparte perché tutti producono, a debito, quello di cui la gente non ha bisogno.

Ma Draghi va dritto per la sua strada, whateverittakes, perché a nessuno conviene fermarlo.