Tsipras vende la Grecia al Lussemburgo

    Quello che avevo paventato nel post di qualche giorno fa è accaduto :  https://www.menoopiu.it/post/Tsipras-il-Mendicante-non-caccera-la-Troika-da-Atene Tsipras ha venduto la Grecia, con tutti i Greci, al Lussemburgo che così avrà uno sbocco sul mare per farvi attraccare navi russe e cinesi con cui entrare in affari ed evadere tasse. L'umiliazione subita dal popolo greco è inimmaginabile, il suicidio politico di Syriza è certo. I soldi "prestati" serviranno a pagare gli azionisti delle banche greche che saranno poi fatte confluire nel Fondo da 50 miliardi in mano alla Troika, e a ripagare i crediti di FMI e BCE. Draghi ha dato una prova concreta di cosa significa difendere l'Euro "whatever it takes". Le misure capestro approvate sono recessive e toglieranno altro lavoro alle imprese e ai cittadini. Tra non molto si tornerà a parlare di altri aiuti, altre umiliazioni ... Il Parlamento Greco dovrà ratificare l'annessione e la perdita della sovranità nazionale. Tsipras lo ha già fatto. Per questo riceverà il benservito con un governo di "tecnici" di sorveglianza. i Greci si ritroveranno senza libertà politiche, senza diritti sociali, senza banche e senza porti, ma in cambio avranno più debiti da ripagare e più disoccupati. L'Euroincubo continua.    

GREXIT con buonuscita o commissariamento totale

I termini dell'aut aut che l'Eurogruppo a maggioranza tedesca ha dato alla Grecia. Approvazione entro 3 giorni delle richieste contenute nel memorandum (che impone condizioni più pesanti di quello del 26 giugno) con la novità introdotta da Schaeuble di sequestro una ipoteca sui beni dello Stato greco per un controvalore di 50 miliardi di euro oppure FUORI dall'euro per almeno 5 anni, accompagnata da una possible buonuscita sotto forma di una "ristrutturazione" del debito attuale.  GREXIT è più vicino, a meno di una capitolazione totale e umiliante. Tsipras avrebbe potuto risparmiare agli ellenici l'umiliazione di essere cacciati o sottomessi se avesse utilizzato l'esito del referendum per uscire dall'Euro a testa alta (e un taglio maggiore dei debiti). Ma la novità più importante riguarda l'intera architettura dell'Eurozona: per la prima volta si ammette ufficialmente la possibilità di USCIRE dalla moneta unica, rimanendo nell'Unione Europea. E' un punto di svolta.    

Schaeuble sfiducia Draghi

  Volano gli stracci in quella che doveva essere la riunione decisiva per decidere il terzo piano di aiuti alla Grecia.   Sono stracci pesanti perchè coinvolgono Mario Draghi, presidente-paladino dell'Euro "whatever it takes", e Wolfgang Schaeuble, rappresentante dell'azionista di maggioranza della BCE.   Nel corso delle riunioni interminabili prima dell'elastica deadline, Draghi avrebbe apostrofato Schaeuble con un "forse non hai capito", al quale il ragioniere ministro avrebbe risposto con "Non pensare che sono stupido". Gelo e fine delle trasmissioni.   E' il segno che le fratture del quadretto idilliaco dell'Europa sono a livello di guardia e che gli schieramenti vanno alla conta finale.   Da un lato Draghi, dietro le sembianze impresentabili di Renzie, Hollande e Junker, dall'altro la Germania di Schaeuble, la Finlandia, l'Olanda, i Balcani e persino il Portogallo.   L'oggetto è apparentemente una questione di carattere metafisico, che riguarda il concetto di fede e fiducia, da riporre nelle capacità della Grecia di mantenere le promesse, dopo che Tsipras ha dato prova di grande spregiudicatezza e voltafaccia.   In realtà si tratta di capire chi e come tira fuori un centinaio di miliardi di euro (a fondo perduto) da mettere sul tavolo del piano di aiuti, oltre a quelli a cui bisognerà rinunciare per ristrutturare il debito insostenibile.  Schaeuble, da testardo ragioniere, anzichè chiedere altri soldi ai contribuenti tedeschi preferisce un GREXIT a tempo determinato - almeno 5 anni .   Draghi dice che i soldi alla fine ce li mette lui, con un pò di QE ed ELA in più, facendo finta che le banche greche siano ancora solvibili, ma soprattutto grazie alla sua tassa, l'inflazione "stimolata" che grava su tutti i cittadini dell'Eurozona.   La Merkel si pronuncerà questa notte, ma ancora non ha deciso cosa dire. Non potrà dare torto al suo ministro (che ormai è più popolare di lei nella CDU) ma non vuole passare alla Storia come quella che rovinò il sogno di Kohl. Tecnicamente la mediazione viene trovata imponendo alla Grecia l'approvazione in Parlamento delle misure promesse entro pochi giorni, e il macigno torna di nuovo sui piedi di Tsipras.     

Il 79% dei Greci è contro la proposta del governo sul terzo programma di aiuti

  Secondo un sondaggio pubblicato da Bridging Europe la stragrande maggioranza dei greci è contrario alla proposta presentata dal governo e approvata dal Parlamento per la richiesta di un terzo programma di aiuti sulla base del memorandum della Troika. Un sondaggio di Bridging Europe prima del 5 luglio aveva previsto la vittoria del NO con un largo margine. http://www.bridgingeurope.net/uploads/8/1/7/1/8171506/poll_no15_bref_(en).png

Riflessioni sulla scelta di Tsipras di dire Si alla Troika dopo il No dei greci

  1) L'ipotesi che la scelta di Tsipras di indire il referendum del 5 luglio fosse dettata dalla speranza di perderlo è realistica, ma convalidarla o meno è un esercizio inutile allo stato attuale per capire gli scenari che si sono aperti dopo la vittoria del SI in Parlamento contro quella del NO nelle urne.  2) Il ridimensionamento dell'esito referendario fatto da Tsipras - secondo il quale il voto dei Greci NON era a favore del Grexit ma solo per negoziare un accordo migliore - è un tatticismo inutile quanto opinabile per ovvie ragioni.  3) La forza disvelatrice e contagiosa dell'OXI, nel quadro di un malessere generale, sociale e istituzionale dell'intera Europa, determina scenari nuovi e sconosciuti, che non saranno ricomposti dall'accordo Troika-Tsipras.  4) E' molto probabile un'escalation di effetti e reazioni nel braccio di ferro tra tentativi di normalizzazione da parte dei governi e spinte "populiste" dei movimenti popolari trasversali.  5) I margini di manovra per tenere in piedi l'architettura "dell'Unione dell'Euro" con politiche macroeconomiche e monetarie determinate dalle tecnocrazie europee si sono ridotti, e l'accordo sottoscritto da Tsipras è il paradigma di scelte recessive improntate all'aumento della tassazione sul lavoro - sia delle imprese che dei cittadini.  L'aumento del 2% delle imposte sulle aziende e dell'età pensionabile a 67 anni dei (pochi rimasti) lavoratori non favorisce nè l'insediamento di nuove imprese nè l'ingresso di giovani nel mondo del lavoro. Le privatizzazioni sono scadenzate con tempi immediati e quindi saranno fatte con l'acqua alla gola e in svendita.  La permanenza nell'euro non favorirà la competizione dei servizi e prodotti greci nei confronti dei paesi concorrenti limitrofi (Balcani e Turchia).  6) Il debito accumulato - più di 300 miliardi - non viene tagliato (era una delle richieste fondamentali del "popolo dell'OXI") e pertanto i nuovi fondi messi a disposizione dalla Troika , circa 75 miliardi, serviranno essenzialmente a ripagare le tranche insolute del FMI, le prossime della BCE e soprattutto la ricapitalizzazione delle banche greche (circa 20 mld), che rimarranno in mano agli azionisti privati i quali beneficeranno degli aiuti elargiti. Tra 12 mesi i soldi saranno finiti e le uscite prevedibili supereranno ancora le entrate (incerte), determinando un nuovo strozzamento delle finanze statali e il riaprirsi di tutte le questioni ora eluse. 6 BIS) Gira voce che il taglio del debito sarà ottenuto da Tsipras subito dopo la firma dell'accordo, come "ricompensa" per la buona volontà dimostrata, oltre che sulla base delle necessità riconosciute da tutti. La Germania ed altri fanno già sapere che non se ne parla, anzi. Quello che va rilevato è il meccanismo imperante dei sotterfugi e del "non detto", tipico del modo mafioso-burocratico di condurre le trattative fuori dalla comprensione/controllo dei cittadini.  7) La Germania capeggia il fronte di coloro che chiederanno che l'accordo definitivo in discussione tra sabato 11 e domenica 12 contenga clausole ancora più punitive per la Grecia, con l'obbiettivo politico di rendere più pesante ed esemplare la resa di Tsipras. Si sta verificando puntualmente quello che avevo paventato ieri: "Immaginatevi se ora la Merkel respingesse l'accordo per scarsa affidabilità della controparte. Un leader che mente al suo popolo, come può essere creduto dai suoi nemici?"  8) L'esperienza politica di Syriza esce devastata ed incerta, al di là dei primi pronunciamenti, avviandosi a replicare quella del defunto Pasok tra scissioni e opportunismi. Il nuovo governo di unità nazionale che si profila all'orizzonte creerà più spazi per la destra nazista e i veterocomunisti, oltre ovviamente ad un'ampia fascia di astensionisti delusi e rabbiosi.  9) Quella che era stata salutata, anche dagli scettici moderati, come una grande prova di democrazia e partecipazione di popolo, precipita di nuovo nella valle della delusione e della delega incondizionata, come nell'eterno supplizio di Sisifo.  PS: propongo questa citazione, sul tema assediati - assedianti, a cui Tsipras avrebbe potuto ispirarsi, se ne avesse avuto la conoscenza. Il popolo greco, scegliendo OXI-NO, aveva invece interpretato alla lettera l'esempio del castello di Hochosterwitz. "Quando Margareta Maultasch, duchessa del Tirolo, fece accerchiare nel 1334 il castello di Hochosterwitz, in Carinzia, sapeva benissimo che la fortezza, situata su una rupe fortemente scoscesa che si ergeva alta sulla valle, era inespugnabile con un assalto diretto e avrebbe ceduto soltanto dopo un lungo assedio. Giunse il giorno in cui la situazione dei difensori si fece critica: tutto ciò che restava delle loro provviste era un bue e due sacchi di orzo. Ugualmente pressante, anche se per ragioni diverse, stava però diventando pure la situazione di Margareta: sembrava che l’assedio non dovesse finire mai e le sue truppe, di cui aveva urgente bisogno per impiegarle altrove, cominciavano a essere indisciplinate. A questo punto il comandante del castello decise un’azione disperata: fece macellare l’ultimo bue, con l’orzo che restava gli fece riempire la cavità addominale, e ordinò che la carcassa fosse gettata lungo i ripidi pendii della rupe in un prato antistante al campo nemico. Dopo aver ricevuto questo beffardo messaggio, la duchessa si scoraggiò e tolse l’assedio, allontanandosi con le sue truppe." da CHANGE, di Paul Watzlawick

REFERENDUM per caso ? il mistero di Tsipras dopo la vittoria di OXI

Mi associo a quanti iniziano a credere nelle divinità dell'Ellade che assumono sembianze di uomini per compiere azioni altrimenti impossibili, cambiando il corso degli eventi. Un'ipotesi che potrebbe spiegare il mistero di Tsipras. Girano voci che abbia scelto di andare al referendum del 5 luglio convinto di perderlo, in modo da spianare la strada ad un rimpasto di governo e accettare il memorandum imposto dalla Troika. Questa supposizione, forse fatta trapelare da V., potrebbe spiegare l'atteggiamento strano e paradossale di Tispras dopo la vittoria referendaria: perchè ha accettato di negoziare un compromesso molto simile a quanto richiesto dai creditori proprio dopo che il popolo ellenico gli ha conferito un mandato politico forte e chiaro? Forse bisognerebbe conoscere dettagli ancora ignoti, ma il senso politico del discorso al Parlamento Europeo è inequivocabile. Il peso di scelte difficili è ancora più pesante per coloro che mettono passione e disinteresse nel fare politica, e Tsipras è certamente uno di questi, ma dovrebbe rendersi conto che l'esito inaspettato e sorprendente del referendum ha segnato un solco anche per lui. Il contagio dell'OXI è ormai inarrestabile. e non c'è più modo di diluirlo o deviarlo. Il contagio si manifesta soprattutto in soggetti insospettabili, oltre che in quelli naturalmente predisposti. Ho assistito a dibattiti televisivi in cui gli imbalsamati partecipanti, abbrutiti da decenni di talk show soporiferi, improvvisamente confessavano la loro simpatia per gli eventi che hanno portato a rompere il dogma "ce lo chiede l'Europa", ma quale Europa! Perfino D'Alema, in ritardo di qualche anno, si è sfogato contro le banche francesi e tedesche che si sono spartite i prestiti concessi per "aiutare" la Grecia. Un'ondata liberatoria irrefrenabile, contro l'oppressione politica e culturale degli ultimi anni, attraversa la maggioranza dei cittadini dell'Unione Europea. La vittoria di OXI ha improvvisamente cambiato la prospettiva: tanti di coloro che fino a qualche giorno fa ascoltavano e subivano le litanie razionali e dogmatiche dell'europeismo acritico, hanno improvvisamente avuto un sussulto, un'onda emotiva e rivelatrice. Si sono sentiti felici di sentirsi felici e non più incupiti dalla minacciosa accusa di "populista" ! Si può dire di NO e diventare maggioranza, trasformarsi da assediati in assedianti. E questa sensazione sta diventando contagiosa, carica di tanti significati, ancora disarticolati ma in una direzione sicura, verso quello che fino a ieri neanche ci si immaginava che potesse succedere ed esistere: ribaltare il dogma dell'Europa che si costruisce attorno all'Euro. La Grecia / Tsipras potrà anche cedere ai ricatti della Troika e rifugiarsi in un accordo "conveniente": ci sarebbe forse un'ondata di delusione e di riflusso dell'OXI? Non credo, perchè quello che si è messo in moto è una valanga che aspettava solo un pretesto, un bisbiglio, per liberarsi e sommergere il tecnocratismo imperante e subdolo. Qualunque sia stata la divinità mandata dall'Olimpo.   PS: Schäuble non è tipo da barzellette, e allora perché ha offeso Ellenici e Portoricani, considerandoli merce di scambio con il suo collega americano Lew ? anche lui è una divinità sotto altre spoglie?

Wall Street chiama Obama per risolvere la crisi greca

  Il Patriarca di Wall Street Warren Buffett, conosciuto anche come "oracolo di Omaha", dopo la vittoria del NO nel referendum in Grecia ha iniziato ad avere davvero paura, assalito da brutti presentimenti. Quella che sembrava una crisi addomesticabile, utile per creare qualche buona occasione per comprare i ribassi di Borsa sfruttando l'altalena mediatica, sta prendendo una piega imprevedibile e pericolosa. Buffett oggi ha avuto altri segni premonitori - un sondaggio su un campione di popolazione in tutti i paesi rivela che il 55% dei cittadini europei ha "simpatia" per Tsipras -  e non ha perso tempo: ha chiamato il Presidente USA Obama e gli ha chiesto di intervenire, subito e con decisione, prima che Wall Street cominci a perdere la baldanzosa sicurezza di onnipotenza degli ultimi anni. Prima che il contagio greco si diffonda ... Obama non si è fatto pregare due volte e ha chiamato l'EuroMerkel e per telefono, intercettato dalla NSA, gli ha detto di sbrigarsi a dare a quel ragazzotto di Tsipras quello che chiede, tanto i conti saranno regolati dopo, ma Wall Street non può attendere. Poi Obama ha chiamato anche Tsipras e gli ha ripetuto l'ordine: sbrigatevi a scrivere quella pagina di bugie che quei quattro incapaci di Bruxelles vi chiedono da tempo, poi ci metteremo d'accordo tra di noi sul prezzo dell'affitto. Wall Street, dopo aver ricevuto i nastri delle telefonate dalla NSA, ha capito e nel giro di un paio d'ore ha dimostrato la sua gratitudine. L'Europa dei maggiordomi attende di capire meglio. L'oracolo di Omaha è più potente di quello di Delphi ?   

Varoufakis esce, Tsakalotos entra, lo scenario non cambia

Il ministro delle Finanze Varoufakis, il "toxic", è la prima vittima della rappresaglia tedesca dopo la vittoria del "NO" nel referendum greco. Le sue dimissioni non sono spontanee, e soprattutto non serviranno a facilitare la ricerca di soluzioni dignitose per la Grecia.  Tsipras ha fatto male a richiederle / accettarle, non aveva bisogno di offrire "gesti di buona volontà" per riprendere le trattative. Le dimissioni di Varoufakis non cambiano il quadro delle scelte che la Grecia ha di fronte: uscire dall'euro (contrattando la riduzione del debito e la permanenza nell'Unione) è l'unica prospettiva nella quale la Grecia può sperare di trovare condizioni economiche e sociali migliori. http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11566624/Is-this-the-man-to-replace-Yanis-Varoufakis-as-Greeces-new-finance-minister.html

Referendum Grecia, Financial Times dice OXI al 51%

Da FINANCIAL TIMES :"Last-minute opinion polls indicated a knife-edge result, with voters narrowly favouring Mr Tsipras’s call for a No vote to reject a last-ditch bailout offer by Greece’s creditors, even though it has already expired. Between 51 and 53 per cent of voters would back No, according to one unpublished poll seen by the Financial Times."

Referendum Grecia, primo risultato a favore di Tsipras

E' iniziato il referendum che nessuno dei 18 rappresentanti dell'eurozona voleva, e il primo risultato decreta il successo della scelta di Syriza e dello schieramento del OXI: l'affluenza alle urne è molto alta, a metà giornata il quorum del 40% è superato la democrazia ha già vinto  

Perché alla Grecia conviene uscire dall’euro e rimanere in Europa

 https://www.economicvoice.com/elgin-marbles-targeted-in-greek-solidarity-protest-in-british-museum/   A poche ore dal referendum di domenica si moltiplicano le pressioni, gli appelli e i colpi bassi per “convincere” i greci. Si prospettano giorni drammatici per la gente, e molti ancora ce ne saranno, sia se vinceranno i No – perché la Troika non accetterà il verdetto - sia se prevarranno i SI, perché Syriza subirà una rottura difficile da risolvere in tempi brevi. Un primo effetto importante il referendum lo ha già prodotto: il tavolo della discussione è stato sgombrato dalle ipocrisie ed astuzie dei mesi scorsi, portando il centro dell’attenzione sul taglio del debito complessivo (quanto e come) e su quanto “prestare” (nuovi crediti) per i prossimi due anni. IL FMI ha fatto una proposta di almeno 50 miliardi di euro freschi per far sopravvivere la Grecia dentro l’eurozona. il governo greco chiede in aggiunta almeno il 30% di haircut. Se queste proposte fossero state esplicitate qualche mese fa, si sarebbe risparmiato tempo, denaro e sofferenze per i greci. Anche Tsipras ha la sua parte di responsabilità nel non avere posto prima, subito e in modo trasparente sia la discriminante della cancellazione del debito (quando lo ha fatto ha evocato l’esempio della Germania post bellica e quindi si è dato la zappa sui piedi) che l’ipotesi del referendum. A marzo l'esito del referendum non sarebbe stato ricattato con le scene della banche chiuse e dei pensionati svenuti, perché c'erano più soldi in cassa. Ora sembra che tutti siano d’accordo - tranne la Merkel -che DOPO il 5 luglio si parlerà solo di quanto alleggerire il debito, e si potrà trovare rapidamente un compromesso. Anche la speculazione internazionale spinge per questo sbocco. Ma in realtà si prospetta un’altra finta soluzione, come nel 2010 e 2012, che rinvia di due anni ciò che è evidente già ora: la Grecia, allo stato attuale delle cose, se vuole risollevarsi NON deve rimanere nella trappola dell’euro, il taglio del debito poteva bastare 3 anni fa, ora è un palliativo. La Grecia non ha bisogno di altri sussidi gratuiti, bensì di ritrovare un percorso economico che possa davvero darle rapidamente le gambe per camminare con dignità e sicurezza. Questa possibilità può essere trovata solo attraverso una forte competizione con i paesi che le fanno concorrenza negli stessi segmenti di mercato (prodotti e servizi). La Turchia ad esempio ha notevolmente svalutato la sua moneta negli ultimi mesi: per un turista tedesco diventa più conveniente andare in vacanza sulla costa turca anziché su quella dei dirimpettai greci. La Grecia è circondata, sia geograficamente che economicamente, da paesi che non hanno vincoli, costo del lavoro, tassazione, che possono svalutare per rendere competitive merci e servizi. Perché un’azienda dovrebbe investire in Grecia, quando al confine ovest ci sono la Macedonia o l’Albania e ad est c’è la Turchia ? senza tener conto di Bulgaria ecc. Qualcuno ha fatto notare come il salvataggio dell’Irlanda abbia avuto un esito positivo (sia sul piano finanziario che economico), a differenza di quello greco, pur applicando le regole di "austerity". Il motivo sta nel fatto che l’Irlanda ha mantenuto l’impalcatura della propria fiscalità (come sostituto del controllo della moneta) senza cedere alle pressioni della Troika, facendo concorrenza alla vicina Gran Bretagna grazie al deprezzamento dell'euro contro la sterlina. Sovvenzionare la Grecia con altre decine di miliardi, in aggiunta al taglio dei 300 miliardi di prestiti già concessi, senza però ridarle i margini e la responsabilità delle proprie azioni, significa mantenerla in uno stato claudicante e mendicante ancora per i prossimi anni, aggravando la rabbia sociale già ora elevata. Significa inoltre gettare le basi per far si che alle prossime elezioni, tra due o tre anni, vada al potere Alba Dorata facendo rimpiangere “l’estremismo” di Tsipras. La Grecia deve uscire dall’euro, senza uscire dall’Unione, se vuole davvero iniziare a risolvere i suoi problemi economici, ritrovare la serenità e la dignità di popolo. Lungo questo percorso dovrebbe mantenere vivi i legami culturali e di solidarietà con il resto dei paesi europei, per non essere risucchiata dalla sponda mediorientale o da quella russa. Questa opzione le sarà negata dalla Troika, che da 5 anni preferisce scelte miopi, dispendiose e non condivise pur di non infrangere il totem della moneta unica sul quale è stato costruito l’attuale modello di Europa, e dal sistema zombiebancario aggrappato al metadone della BCE. Se non verrà attivata l'opzione "uscita dall'euro", qualsiasi esito del referendum sarà ininfluente e inutilizzabile per risolvere i veri problemi, perché tutti, compreso Tsipras, già ora sperano che sia il punto finale della tormentata crisi, anziché il punto di inizio della possibile soluzione e della riscossa greca. In ogni caso spero che vinca il NO. PostScriptum: se volete sapere la verità su ciò che pensa la Troika dovete ringraziare la NSA (che spia) e Wikileaks (che pubblica).     

Brava signora Merkel !

Quando si recita senza copione, i protagonisti si distinguono dalle comparse. La crisi greca, dopo lo sparigliamento da parte di Tsipras con la decisione di indire il referendum, ha cancellato il prevedibile copione degli ultimi mesi, lasciando ciascuno alle sue responsabilità. Allo scadere del tempo, qualcuno, Junker, Tsipras, Draghi, Hollande, Renzi speravano di poter continuare la stessa recita. Angela Merkel si oppone all'ennesima farsa: per far saltare il referendum, Junker e Tsipras sono disposti alla trattativa no stop, che non porterebbe a nulla se non al rinvio / cancellazione del referendum. Merkel è stata categorica: se ne parla dopo il 5 luglio. La cancelliera tedesca dimostra di essere una protagonista. Comunque vada, la strada della decisione popolare non può essere invocata solo come un trucco tattico della fase negoziale. Ormai il referendum greco è un punto di svolta decisivo del processo di costruzione / distruzione dell'Europa. Se l'esito sarà a favore del Sì la posizione egemonica della Germania sarà rafforzata nel breve periodo, ma si manifesteranno altre spinte centrifughe a medio - lungo termine. Se prevarrà il NO, la Germania potrà comunque invocare un percorso diverso rispetto a quello finora "subito" e non potrà essere incolpata di aver ostacolato una scelta di chiarezza voluta dal popolo greco. Brava, signora Merkel. Gut, Frau Merkel !

L'Europa è in DEFAULT

La Grecia è in DEFAULT - 3 Precedenti puntate https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT https://www.menoopiu.it/post/La-Grecia-e-in-DEFAULT-2    Juncker ha deciso di scendere in campo nel referendum greco. Lo ha fatto a modo suo, con lo stile che già in passato gli è stato riconosciuto dalla stampa internazionale, quando ebbe a dire "when it's serious you have to lie". L'Europa dei 18 (19 - 1) si è divisa i compiti e i ruoli, tra chi fa la voce dura e minaccia ritorsioni contro la Grecia, e chi lascia le porte aperte a ulteriori trattative dopo il referendum ( a maggior ragione se vincerà il SI al memorandum del 25 giugno). La Germania è incerta tra chi più o meno esplicitamente vorrebbe che prevalesse il NO (una quasi maggioranza trasversale) e chi preferisce il Si solo per convenienza, per le centinaia di miliardi di euro di crediti che rischiano di andare in fumo e che potrebbero avere qualche ripercussione anche sulle banche tedesche (la Deutsche Bank in prima fila). La Merkel, per non sbagliarsi, pacatamente drammatizza i toni, dichiarando di non voler influenzare il voto di domenica, purchè gli elettori sappiano che si sceglie tra stare dentro o fuori l'Europa, e che se l'euro fallisce anche l'Europa va in default. Renzi e Padoan, per quello che contano, hanno fatto sapere che l'esposizione diretta al rischio Grecia è di 36 miliardi, come a dire: "italiani, se avete qualche amico greco convincetelo a votare Sì, altrimenti ce li rimettete voi ...". Ci aspetteremmo altrettanta trasparenza sui derivati sottoscritti dall'amico goldman. Intanto il Portogallo viene indicato come il primo tra i paesi papabili a seguire la via della Grecia: i titoli di stato portoghesi sono venduti a valanga nonostante l'intervento della BCE.   Mancano 5 giorni al referendum, ed è ancora possibile leggere qualche opinione sensata, come quella di Joseph Stiglitz http://www.project-syndicate.org/commentary/greece-referendum-troika-eurozone-by-joseph-e--stiglitz-2015-06 Nel frattempo anche Portorico ha dichiarato default su una tranche del proprio debito di circa 70 miliardi di dollari, ma nessuno gli ha dato un gran peso (sbagliando, perché è sintomo di un fenomeno che si allargherà ben presto a macchia d'olio) 

Draghi sta a guardare, la stampa europea si organizza contro il referendum in Grecia

  Il titolo di Repubblica.it lascia intravedere la posizione dei mass media sul referendum indetto da Tsipras e approvato dal parlamento greco. La BCE (Mario Draghi) è buona, il governo greco (Syriza) è confusionario e populista. Tecnicamente il titolo di Repubblica è un abbaglio e uno sbaglio allo stesso tempo.  Il fatto che la BCE abbia lasciato invariato il livello dei fondi ELA alle banche greche è un atto dovuto: ciò che è stato erogato (tramite la Banca centrale greca) è già stato prelevato dai bancomat o trasferito via internet dai cittadini greci. Draghi non ha alcun mezzo, seppure volesse, di riprendersi quei soldi. Il comunicato BCE : ... "Given the current circumstances, the Governing Council decided to maintain the ceiling to the provision of emergency liquidity assistance (ELA) to Greek banks at the level decided on Friday (26 June 2015). (...)" D'altra parte Draghi non può continuare ad aumentare quei fondi, altrimenti verrebbe messo sotto accusa, perché mancano le condizioni tecniche (e mancavano anche prima, da almeno due mesi). Quindi la notizia che "Draghi garantisce la liquidità alle banche" è fuorviante, ma serve per attaccare il governo greco che invece (cattivo) le potrebbe chiudere. La chiusura delle banche è una scelta obbligata: i soldi non ci sono, le transazioni per far emigrare i capitali nel Lussemburgo di Junker sono bloccate, quindi le banche non hanno motivo di "essere aperte". In realtà quello che fa più paura è cio che accadrà sui mercati finanziari: l'inizio delle contrattazioni futures per la giornata di lunedì delle piazze europee indicano ribassi del 2 - 4%. Il temuto panico per effetto del Grexit colpirà le borse ma soprattutto i titoli di Stato dei paesi più esposti: Spagna, Italia e Portogallo.  Repubblica.it ci informerà che, per evirae il contagio, è già pronto il piano di Draghi:con i soldi che non darà alla Grecia (e triplicando la moneta stampata) potrà acquistare più titoli e difendere l'onore dell'Europa. Anche EL PAIS non scherza e scende in campo "El BCE mantiene la liquidez de emergencia para los bancos griegos Atenas se precipita al abismo de salir del euro tras el referéndum"